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 ego... di paola
 
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Sono emigrata in Olanda per amore quindici anni fa. Nei primi dieci anni ho intrattenuto i miei amici sulle usanze olandesi, poi ho cercato di far loro vedere come sono assurde le vicende italiane viste da qui. Adesso racconto semplicemente quello che mi succede.

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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 08/04/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 1298 volte)
Larry sta colorando il disegno astratto con grande impegno e movimenti misurati del piccolo pennello che continua a inzuppare nella ciotolina di vernice ad acqua blu. Blu è il suo colore preferito del momento e si è lamentato con Sarah tutta la settimana che non esista altro cibo blu se non il gelato e le caramelle al gusto di Puffo, che è anche l’unico cibo che vuole mangiare. Per convincerlo che il verde è una sfumatura di blu e fargli mangiare un passato di verdura, Sarah ci ha messo un giorno intero. Appena Sarah è partita per la sua vacanza con Jack, il trenino di legno si è incastrato nella porta e Laura ha dovuto correre ai ripari con colla e nastro adesivo. Poi Doggy si è perso e Larry si è quasi fatto venire le convulsioni perché senza Doggy non riesce a dormire. Dopo un’ora di spasmodica ricerca Doggy è stato ritrovato, incollato tra il sedile e lo schienale del divano nel salotto da una caramella al gusto Puffo. Così Laura ha dovuto lavare sia Doggy che i cuscini del divano prima di potersi vestire per andare alla cena di Eliza e meno male che la babysitter è arrivata in tempo per fare il bagnetto e raccontare la storia della buona notte al piccolo principe, consentendo a Laura di truccarsi e dare un colpo di phon ai capelli prima di uscire.
La mattina di Natale è cominciata niente male: Larry ha svegliato Laura alle sette e mezza e si è fatto lavare, vestire e pettinare in un tempo ragionevole. Laura è perfino riuscita a convincerlo che il porridge con le banane è solo una tonalità di blu un po’ slavato e la colazione ha potuto procedere senza incidenti. Alle nove è arrivata la babysitter e Laura è riuscita a lavare, vestire e pettinare se stessa, rendendosi pronta ad affrontare gli impegni della giornata, che iniziano con la telefonata di auguri obbligatoria a sua madre.
“Oh, finalmente sei sveglia! Avremo l’onore di vederti oggi a pranzo?” esordisce la signora Schiaffino, bellicosa come sempre.
“Buongiorno anche a te e buon Natale.” risponde Laura rassegnata. “Ti ho già detto di non contarmi per il pranzo: sto aspettando che mi chiami Greg da Heathrow.”
“Ah, viene anche Milord?”
“No mamma, sarà sicuramente stanco del viaggio e l’ultima cosa che vorrà è essere trascinato a un pranzo di Natale italiano.”
Il battibecco si protrae per dieci minuti e Laura deve inventare una telefonata immaginaria per riuscire a troncare la comunicazione.
L’ascesa sociale degli Schiaffino, poveri emigrati italiani che si sono conquistati un posto nella casta dei Lloyd, Carter e Bennet lavorando duramente e investendo tutti i sudati risparmi nell’emancipazione dell’unica figlia, suscita da sempre sentimenti ambivalenti di orgoglio e vergogna in Laura. L’orgoglio per l’achievement professionale di suo padre – da semplice cuoco di trattoria a fornitore di delicatessen ai migliori ristoranti del regno - le ha fatto mantenere il suo cognome da ragazza nell’ambito lavorativo; la vergogna per l’arrivismo sfrenato e la mania di controllo di sua madre le hanno fatto ridurre i rapporti con la sua famiglia d’origine al minimo sindacale. Il cocktail di orgoglio e vergogna impedisce da sempre a Laura di chiedere a suo padre un mensile per il mantenimento suo e di Lawrence, un mensile che in questo momento risolverebbe tutti i suoi problemi, ma la costringerebbe a tornare nella sfera d’influenza di sua madre e questa condizione è inaccettabile.
La seconda telefonata di auguri obbligatoria è per Lady Edwina, la quale se non altro ha il merito di durare pochi secondi. Poi lo smartphone comincia a squillare ma il numero chiamante non è quello sperato.
“Laura Schiaffino? Buon giorno, sono Fanella Summers, newbalance. Mi scuso per il disturbo e con l’occasione le porgo i miei più sentiti auguri di buon Natale.”
Laura è talmente interdetta che si limita a ricambiare gli auguri e tace, aspettando che Fanella le spieghi il motivo della chiamata.
“Si chiederà certo perché l’ho chiamata proprio oggi. Bene, ieri sera il suo nome è venuto fuori in una conversazione con sir Branson. Non sapevo che avesse letto le sue pubblicazioni ma mi creda, ne è rimasto assolutamente impressionato e mi ha pregato di contattarla per organizzare un incontro.”
“Un incontro? Con sir Branson? A che titolo, mi scusi?” riesce a rispondere Laura - che è rimasta senza fiato – con sufficiente aplomb.
“Per discutere eventuali possibilità di collaborazione nell’ambito di un progetto che stiamo curando per suo conto. Sir Branson ha insistito particolarmente sulla sua presenza a questo incontro, anche se sa che lei è al momento legata da contratto con la Lloyd.”
“Quando sarebbe questo incontro?” chiede Laura che ha recuperato il fiato ma sta cercando di dominare la vampa di rossore che le ha invaso il viso, anche se è improbabile che Fanella possa vederla dall’altra parte del telefono.
“Domani mattina alle sette a Brook Green. E’ un breakfast meeting.”
Il rossore si intensifica mentre una rabbia cieca prende il sopravvento su Laura che si sente rispondere con tono glaciale: “Domani mattina alle sette mi è del tutto impossibile essere a Brook Green. Temo che sir Branson debba fare a meno di me o acconsentire a incontrarmi in un’altra occasione.”
Dall’altro capo del telefono, è la volta di Fanella Summers di rimanere senza fiato.
“E’ sicura? Capisco che sia un po’ last minute ma sir Branson ha molti impegni; non credo gli sarà possibile spostare l’incontro di domani.”
“Non ho detto che sir Branson debba spostare l’incontro di domani; ho solo detto che io non sono disponibile per un incontro di lavoro alle sette di mattina il giorno di Santo Stefano.” dice Laura mantenendo il tono glaciale che le è del tutto nuovo e una strana ebbrezza comincia a serpeggiarle nelle vene come bollicine di champagne: l’ebbrezza dell’irresponsabilità.
Prima che Fanella abbia il tempo di reagire, la porta si spalanca e Larry entra urlando come un invasato: “E’ arrivato papà, è arrivato papà!”
Laura si gira di scatto e il suo sguardo incontra l’azzurro degli occhi di Greg incorniciato da un viso spiegazzato, smagrito, abbronzato e sorridente. Assolutamente irresistibile.
 “Hi honey: I’m home.”
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Di paola (del 01/04/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 965 volte)
“Dove hai parcheggiato Angus stasera?” chiede Eliza appena Amy entra con le gote rosse e una corona di vischio per il centrotavola. La cena della vigilia di Natale a casa Bennet è una tradizione che tutte le amiche rispettano, a qualunque costo, tanto che Laura quest’anno si è perfino piegata al suggerimento di Eliza di invitare l’ottuagenario Lord Huntington a farle da cavaliere.
“Angus non c’è più.” risponde Amy asciutta.
In un secondo sia Megan che Laura si materializzano e fanno quadrato intorno a Amy. “Che cosa dici?” chiede Megan esterrefatta.
“Ci siamo lasciati.”
“Ma … non capisco!” esclama Laura. “Quando ti ho sentito – quando è stato? Lunedì scorso? Hai detto che avresti chiesto ad Angus se aveva voglia di venire … che cosa è successo in meno di una settimana?”
“Beh, ci pensavo da un po’ più di una settimana. Avevo cominciato ad avere dubbi sulla nostra relazione, sapete com’è.”
“No, a dire il vero non lo sappiamo, ma continua.” risponde Eliza per tutte.
“Massì, dai. Che razza di relazione è quando non condividi niente: non frequentiamo la stessa gente, non abbiamo gli stessi gusti, negli ultimi anni non andavamo nemmeno più in vacanza insieme e francamente a parte il sesso, il calcio e le vacanze all-inclusive in costa Brava non gli è mai interessato altro. E dato che notoriamente io odio sia calcio che vacanze all-inclusive, non mi sono nemmeno sorpresa quando si è messo a fare le valigie e se n’è andato.”
“Come sarebbe a dire? Ha fatto le valigie e se n’è andato, così, all’improvviso?”
“Esattamente. Ieri mattina. Stavo facendo la doccia e con la coda dell’occhio lo vedevo trafficare con le braccia cariche di biancheria, vestiti, roba così. Tra il vetro appannato e il sapone negli occhi non ho capito bene che cosa stava combinando, ma quando sono uscita dalla doccia, lui era in camera, tutta la sua roba era stesa sul letto e lui stava cercando di fare entrare tutto nel trolley da viaggio perché non era riuscito a trovare la valigia grande. Io ho guardato la scena e gli ho detto – ti servono mica un paio di buste di plastica per le camicie?”
“No!” è il coro compatto delle tre amiche.
“Sì, sì invece.”
“Ma come hai potuto?” chiede Laura.
“Ma non lo so, mi sono profondamente irritata, tipo, manco è capace di programmare la sua uscita di scena! Manco riesce a pensare che gli conviene prima trovare la maledetta valigia grande e poi fare i bagagli! E poi non ti dico il casino che aveva fatto sul letto! Lo so che può sembrare tutto molto freddo e distaccato … “
“Eh, beh, direi! Sono qui che non riesco nemmeno a respirare!”
“Sì beh, comunque ho pensato che era perfettamente inutile discutere la sua decisione, ti pare? Eravamo già oltre il punto di non ritorno. Mi aspettavo qualcosa del genere da un giorno all’altro ma voglio dire – è così tipico delle cose che odio di lui – vuol fare la scena madre e manco riesce a trovare le valigie giuste!”
“E poi?”
“E poi ho tirato fuori dall’armadio le buste di plastica e finalmente è riuscito a mettere via tutto dicendo che se ne andava perché era evidente che io non lo volevo più. Poi naturalmente mi ha chiamato stamattina per sapere se per caso avevo cambiato idea e volevo che tornasse.”
“No!”
“Sì, invece: non ti dico il nervoso! Ovviamente pensava che con la sua scena madre mi avrebbe terrorizzato, che appena andato via mi sarei buttata a singhiozzare sul letto implorando il suo ritorno e che non avrei resistito più di una notte senza di lui. Coglione! In quattro anni non c’è mai stato quando avevo bisogno di lui, che diavolo pensava che mi mancasse? Il suo fottuto cazzo?”
“Beh … se il sesso a quanto pare era l’unica cosa che facevate insieme - azzarda Laura guardinga - forse lui è convinto che avere una relazione significhi fare sesso con la stessa donna in maniera continuativa.“
”Ah, questa è buona!”
“No, guarda che non scherzo. William è lo stesso tipo.”
“Oddio, non ci avevo mai pensato! Ma è disgustoso! Occazzo, adesso sono ancora più contenta che si sia scavato dai coglioni. A dir la verità ho sempre sospettato che ci fosse qualcosa di perverso nella sua ossessione per il sesso. Voglio dire, i primi mesi l’abbiamo fatto come conigli ma non ci ho trovato nulla di strano: si sa che la passione iniziale poi si stempera. Invece, col passare del tempo è diventato evidente che l’unica a stemperare ero io e Angus ha cominciato a lamentarsi che lo facessimo solo tre volte a settimana anziché tutti i giorni. Al che gli ho detto – ma come, stai a contare i giorni? Datti una calmata che alla nostra età è già tanto se si scopa nel weekend!”
“Mah, non saprei. Secondo William ...”
“Ma dai, William non è esattamente il tipo che definiresti nella media. E comunque stiamo parlando di relazioni, non di maratone del sesso.”
“Sì, lo so, ma quello che sto cercando di dirti è che certi uomini non vedono lo scopo di una relazione con una donna che vada oltre il sesso. Per quel tipo di relazione hanno i loro amici maschi e se non fosse che per il sesso si sentono in dovere di usare una donna, sarebbero perfettamente felici così.”
“Oddio, mi stai dicendo che ho vissuto per quattro anni nella giornata ideale dell’uomo!”
“Prego?”
“Ma sì che la sai, dai, ha girato su Facebook per anni. La giornata ideale dell’uomo: sveglia, pompino, scorreggia, birra, rutto, partita a golf con gli amici, sesso con tre fotomodelle di tendenza lesbo e poi la sequenza si ripete con limitate variazioni sul tema fino all’ora di andare a letto. Che schifo. Presto: un bicchiere di vino, qualcosa di alcolico – subito.”
“Se posso permettermi – interviene Megan – io non capisco perché, avendo preso coscienza del tipo che è Angus, hai aspettato che fosse lui a fare la prima mossa invece di buttarlo fuori casa tu.”
“A dir la verità è da ieri che me lo sto chiedendo. L’unica spiegazione che mi sono data è che inconsciamente avevo paura che se avessi fatto io la prima mossa lui sarebbe potuto diventare violento.”
Le amiche meditano in silenzio qualche secondo su questo concetto e poi Eliza commenta pragmatica: “In questo caso ti conviene tenere un profilo molto basso e astenerti dal condividere le tue opinioni su di lui urbi et orbi. Non dico di fare la vedova inconsolabile ma chiuditi in un dignitoso silenzio e lascia che lui sparga la voce che si è stufato di te. Se è il tipo che dici, deve essere già alla ricerca di una ... com’è la tua espressione favorita? Passera solitaria?”
“Già: una ninfomane che sia felice di far la parte del buco per il resto della sua vita. Mi si dice che esistono, anche se ne devo ancora conoscere una sopra i trenta e Angus non ha abbastanza soldi per una troietta di venti.”
“Amen. - conclude Eliza - Andiamo a tavola? La cena è servita.”
 
Di paola (del 25/03/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 1009 volte)
I segreti di Pulcinella sono i più pericolosi, perché chi ne è a parte si comporta come se tutto il resto del mondo condividesse la sua conoscenza e così facendo si rende involontariamente responsabile di una serie di inutili e potenzialmente pericolose complicazioni.
Il fatto che Gregory Carter abbia dilapidato il patrimonio di famiglia e viva dei soldi della moglie è ampiamente noto nella sfera sociale in cui la famiglia Carter si muove. Sfera sociale alla quale Marcia Barnes non appartiene e questo semplice fatto ha costituito la condizione necessaria e sufficiente per attivare l’operazione di seduzione che ha creato tanto scandalo e ha rischiato di distruggere un matrimonio. E’ bastato che Eliza accogliesse la Barnes nella conoscenza del segreto per farla istantaneamente desistere dall’impresa, assicurare la sua cooperazione nell’operazione di copertura della verità e soprattutto evitare l’inevitabile ostracizzazione dell’intera famiglia Carter – sorte che aveva inesorabilmente colpito William Cooper a seguito del suo insensato matrimonio con quella cosiddetta attrice.
Il fatto che il padre di Jack abbia per anni violentato moglie e figli indistintamente quando si trovava in stato di ubriachezza – un’occorrenza tanto regolare quanto prevedibile - è noto a tutti gli abitanti residenti in paese all’epoca dei fatti e non solo non ha mai costituito un deterrente per la clientela della macelleria, ma non è stato giudicato sufficientemente rilevante da costituire materiale d’informazione per i nuovi arrivati. Le violenze sono terminate quando Jack è stato in grado di atterrare il padre con un pugno ben assestato, ma hanno lasciato un trauma indelebile sul ragazzo, che ha impedito il suo normale sviluppo emotivo e sessuale. Sarebbe bastato includere Sarah nella conoscenza di fatti noti a tutta la comunità per evitare l’increscioso incidente che ha rischiato di compromettere la relazione dei due giovani, attratti da una comunione spirituale molto più profonda di quello che loro stessi potessero capire.
Il segreto di Sarah invece è un autentico segreto, cioè qualcosa che riguarda solo lei e la cui conoscenza non può beneficiare nessun altro. Ora però è arrivato il momento di condividere questo segreto con Jack, perché quando due persone decidono di passare il resto della loro vita insieme è bene che gli avvenimenti fondamentali accaduti prima della reciproca conoscenza siano condivisi per evitare che il matrimonio, da impresa impegnativa, si trasformi in una missione impossibile. E così, quando Jack viene a consegnare la spesa a casa Carter dopo la chiusura della macelleria, Sarah lo invita ad entrare nella cucina calda e illuminata, piena di profumi deliziosi e rassicuranti, lo fa accomodare al tavolo carico di biscotti appena sfornati e gli offre una tazza di the. Poi, senza smettere di decorare i biscotti con nastri di cioccolato fuso e granella colorata, racconta la sua storia. La sua voce è tranquilla, misurata, scevra di emozioni mentre dipana gli orrori della sua breve infanzia senza padre conosciuto, in compagnia di una madre che si vendeva per una dose di eroina e che non ha esitato a vendere l’innocenza di Sarah non ancora adolescente per poco più. Dimostrando un coraggio superiore alla sua età, Sarah era riuscita a sottrarsi agli ulteriori orrori che la madre aveva in serbo per lei, solo per iniziare un calvario poco meno obbrobrioso a cura dei servizi sociali. Nell’interminabile serie di orfanatrofi e famiglie cui era stata affidata aveva fatto conoscenza con tutte le bassezze dell’animo umano così magistralmente descritte da Dickens nel XIX secolo e passate indenni attraverso tutte le riforme sociali del XX secolo, fino al giorno in cui il caso o il destino l’aveva portata all’abbazia delle suore benedettine di Stanbrook, dove finalmente era iniziata la lenta e laboriosa ricostruzione della sua personalità devastata. Anche nel caso di Sarah il trauma infantile aveva impedito un normale sviluppo sessuale e il voto di castità era la soluzione migliore che le suore le avevano potuto offrire.
Alla fine del racconto, le mani di Jack sono talmente strette intorno alla tazza di thè che Sarah teme si possa stritolare. Invece improvvisamente la morsa si allenta e gli occhi di Jack, pieni di lacrime inespresse, cercano quelli di Sarah.
“Sarah, a mio modesto parere è arrivato il momento che noi due ci prendiamo una vacanza.” dice Jack quietamente. Sarah è talmente colta alla sprovvista dalla reazione del fidanzato che per poco si rovescia il cioccolato fuso sulle dita.
“Una vacanza? Stai scherzando, Jack?”
“Per niente. Il negozio può andare avanti anche senza di me per una settimana e ho sentito dire in paese che il signor Carter è sta per tornare, quindi anche la tua presenza qui non è più indispensabile. Oltretutto è ora che la signora Carter si abitui all’idea che non potrà più averti a disposizione ventiquattr’ore su ventiquattro, dal momento che ci sposiamo.” conclude Jack gravemente. Sarah lo guarda con tenerezza e sorride.
“Hai ragione, ma non posso mollare tutto e correre via come un ladro nella notte: mi devi dare almeno il tempo di chiedere il permesso alla signora Carter e trovare una sostituta per Lawrence, poi dove avresti intenzione di andare, così su due piedi?”
“Non lo so, dove ti piacerebbe andare con me per una settimana?” chiede Jack con la spontaneità di un bambino. Sarah si ferma a riflettere per alcuni secondi e quando riprende a parlare il suo tono è di nuovo neutrale.
“Il periodo più bello della mia vita fino a quando sono venuta a lavorare per la signora Carter è stato quello che ho trascorso a Stanbrook Abbey. Non riesco a pensare a un posto migliore per trascorrere una settimana con te prima del nostro matrimonio e credo che la badessa sarà felice di fare la tua conoscenza. Ogni tanto ci scriviamo e nell’ultima lettera mi ha detto che il convento è stato trasferito nello Yorkshire, in un parco meraviglioso, pieno di pace e serenità. Che te ne pare?”
“Pace e serenità mi sembrano un ottimo inizio della nostra vita insieme, signora Stone: quando partiamo?” risponde Jack e la sua mano grossa come un badile copre la mano bianca e delicata di Sarah in un gesto semplice ed eterno, carico di felicità.
 
Di paola (del 18/03/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 1258 volte)
Quando la sveglia suona il mondo è bianco e silenzioso. Durante la notte è caduto più di mezzo metro di neve e uscire in strada è un’impresa quasi impossibile.
“Sarah, abbiamo una vanga spalaneve da qualche parte?” chiede Laura alla sempre impeccabile governante, che indossa il suo sorriso efficiente sopra il grembiule da cucina anche alle sette di mattina.
“Sì, è nel capanno degli attrezzi, ma ho sentito alla radio che è stato dato lo stato di emergenza meteorologica e la popolazione è invitata a rimanere in casa almeno fino a che non saranno passati gli spazzaneve sulle vie principali.” risponde Sarah continuando tranquillamente a rimestare il porridge per Lawrence.
“Che cosa vuol dire stato di emmeggenza, mamma?” chiede Larry senza alzare gli occhi dalla sua avveniristica costruzione di Lego.
“Vuol dire che la mamma non va a lavorare e resta a casa con te.” risponde Laura sorridendo.
“Come quando sei in vacanza?” chiede Larry di colpo interessato.
“Una specie di vacanza, tesoro. La vera vacanza comincia a Natale, lo sai quand’è?”
“Certo, fra due giorni!” esclama Larry orgoglioso puntando il calendario dell’avvento appeso al muro.
Laura sorride e abbraccia il suo amatissimo piccolo principe, scompigliandogli i riccioli d’oro e perdendosi nell’azzurro intenso dei suoi occhi: lo stesso colore di Greg, ma di colpo si riscuote come se avesse preso una scossa ed esclama agitata: “Oddio, Greg! Sarah, che cosa hanno detto alla radio degli aeroporti?”
“Tutti chiusi, voli annullati fino a domani, perché?” chiede Sarah allarmata dal repentino cambiamento del tono di voce di Laura.
“Greg sarebbe dovuto partire col volo di stasera da Johannesburg.” risponde Laura cercando di dominare il tono della sua voce per non inquietare Larry che la sta già guardando pieno di interrogativi. “Ti ricordi tesoro che papà ti ha promesso di tornare per Natale, vero?” Larry annuisce compunto: quando la mamma comincia a ricordargli cose che lui si ricorda benissimo da solo è segno che qualcosa non va e adesso Larry sta aspettando che arrivi la brutta notizia.
“Ecco, papà deve fare un viaggio molto lungo in aereo e atterrare a Heathrow, ti ricordi, è il posto dove lo abbiamo accompagnato quando è partito.” Larry annuisce comincia a capire che la brutta notizia riguarda il viaggio aereo. “Mamma, l’aereo di papà non è caduto vero? Hai detto che non poteva cadere.” balbetta terrorizzato.
“Ma no, che dici, certo che non è caduto. Ma se l’aeroporto è chiuso l’aereo non può atterrare e quindi il pilota deve aspettare che l’aeroporto riapra per partire. Hai capito?”
Larry annuisce ancora incerto e fa l’unica domanda possibile: “Quando apre l’aeroporto?”
“Forse domani. Adesso mamma controlla su internet. Poi telefoniamo a papà e sentiamo cosa dice il pilota, OK?”
Larry annuisce vigorosamente: parlare a suo padre attraverso il monitor del PC di mamma è il massimo del cool. Tutti i suoi compagni di scuola lo invidiano moltissimo perché loro al massimo telefonano ai loro papà con il cellulare della mamma, ma nessuno ha Skype.
Avuta conferma che la partenza da Johannesburg è rimandata di ventiquattr’ore, Laura lascia Greg e Larry in animata conversazione e chiama l’ufficio, dove le risponde solo il messaggio preregistrato. Allora controlla le mails e tra le quotidiane inutilaggini assortite scopre una mail di Amber dal sospettoso titolo ‘retention plan’. Curiosa la apre e non fa in tempo a indignarsi che lo smartphone trilla e il nome di Amber appare sullo schermo.
“Laura, ciao, sei bloccata a casa anche tu?”
“Ciao Amber, sì, c’è mezzo metro di neve davanti alla porta di casa: stiamo aspettando lo spazzaneve.”
“Tutto ciò è molto deplorevole e mi costringe a dirti per telefono quello che avrei voluto dirti a voce. Non so se hai già controllato la mail, ti ho appena spedito una proposta che mi piacerebbe tu prendessi in considerazione.”
“Se ti riferisci al piano di ritenzione, l’ho appena letto.” risponde Laura asciutta.
“Sì, quello. Laura, non credo di doverti ripetere quanto ti sia grata per il lavoro che svolgi e in questi tempi difficili le tue qualità sono emerse in maniera spettacolare. Questo piano di ritenzione è il mio modo di ringraziarti e di dirti che voglio che tu rimanga a bordo.”
Laura rimane silenziosa. In questo anno senza Greg si è mossa come un’equilibrista su un filo di seta: a piccoli passi, guardando avanti e cercando di non pensare quanto tempo ancora il filo può reggere il suo peso prima di spezzarsi. Adesso sente che il filo si sta spezzando ed è arrivato il momento di fare un salto nel vuoto. Respira profondamente e chiude gli occhi prima di saltare.
“Ti ringrazio dell’offerta Amber, ma non posso accettare.”
Dall’altra parte del telefono l’ansia è palpabile.
“Hai un’altra offerta? Whithestone?”
Laura riapre gli occhi e rimane interdetta. Il filo non si è spezzato e i suoi piedi stanno toccando qualcosa di più solido. Prendere tempo, adesso, prendere tempo!
“Questo non è il punto Amber. Whithestone o chiunque altro non fa la differenza. Non posso accettare la tua offerta perché è eticamente inaccettabile. Hai appena licenziato trenta persone e i targets dell’anno prossimo sono inarrivabili, come sai molto bene. Questo è un gioco al massacro che io non intendo più giocare.”
Laura si ascolta attonita: non sa da dove le viene il coraggio, o l’incoscienza, di buttare via il bonus di ritenzione che Amber le sta offrendo. E’ stata per troppo tempo paralizzata dal terrore di perdere Greg, Lawrence, la casa, il lavoro; prigioniera del gioco di mikado creato da lei stessa. Adesso che finalmente si è decisa a togliere un bastoncino dalla catasta, l’ebbrezza del rischio prende istantaneamente il sopravvento sulla sua innata prudenza. Dall’altra parte del telefono Amber è palesemente spiazzata.
“Che cosa mi stai cercando di dire Laura? Non vuoi il bonus o non vuoi rimanere con noi?”
“Ti sto cercando di dire che non voglio lavorare a queste condizioni. Sarò felice di discutere con te le condizioni alle quali posso lavorare per te d’ora in poi e fino a quel momento ti prego di considerarmi in congedo maternità.”
“Congedo maternità? A che titolo? Lawrence ha cinque anni!.” ritorce Amber con inaspettata quanto inutile violenza.
“Secondo la legge entrata in vigore il mese scorso ho diritto a un massimo di ventisei settimane di congedo maternità fino all’ottavo anno di mio figlio, da ripartire come meglio credo in base alle necessità contingenti. Considerando che il padre di mio figlio si trova in Africa da oltre un anno, la necessità mi pare più che contingente.”
Ventisei settimane. Il tempo che mi sono presa per pensare a come organizzare il resto della mia vita, pensa Laura con una strana euforia. Il filo si è spezzato e la valanga di bastoncini ha iniziato a rotolare.
 
Di paola (del 11/03/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 926 volte)
“Tu ci credi a questa nuova versione della storia?” chiede Megan ad Amy senza preamboli appena la porta di casa si richiude dietro Laura.
 “Ma figurati! Sono semplicemente rimasta a bocca aperta quando Laura ha fatto la sua boutade contro la povera Eliza, che oltretutto non ha nessuna colpa e ha sempre e solo cercato di aiutare Laura a uscire dal guano in cui quel bastardo di Greg l’ha mollata.”
“E a proposito di Eliza, hai notato il cambiamento repentino del suo atteggiamento?” aggiunge Megan sussiegosa. “Secondo me di questa storia ne sa molto più di quanto dice.”
“Sicuramente e stai serena che non dirà una parola.” ribatte Amy alzando le spalle. “Nemmeno le tenaglie bollenti potrebbero tirare fuori un’espressione meno che politically correct alla nostra Elly.”
“Certo che Laura non è stata proprio fortunata nella scelta dei suoi uomini.” riflette Megan gravemente, totalmente ignara dello sguardo di commiserazione che Amy le lancia. “Voglio dire, passare da William Cooper a Gregory Carter è come passare dalla padella alla brace.”
“In questo non posso darti ragione: William è l’assoluto fondo del barile della perversione maschile. Quando era giovane se la poteva ancora tirare da Dorian Gray, ma adesso è solo un vecchio porco.” ribatte Amy a sua volta ignara dello sguardo di commiserazione di Megan.
“Non per difendere William …”
“Che è indifendibile.”
“… che è indifendibile, ma un uomo come lui è totalmente prevedibile e facilmente gestibile. Voglio dire: un infedele cronico ha solo bisogno di una fornitura costante di puttanelle che una moglie attenta può addirittura selezionare in modo da evitare spiacevoli complicazioni.”
“Come quella storia con la minorenne?”
“ …come quella storia con la minorenne. Se Laura fosse stata meno naif, avrebbe potuto dirottare le attenzioni di William sulla sorella, altrettanto zoccola ma meno idiota e soprattutto maggiorenne.”
“Credo che Laura in quel momento fosse ancora impegnata a curarsi dall’herpes che William le aveva attaccato.” risponde Amy soavemente. “Mi dispiace ma sai bene che uomini come William sono la ragione per cui le donne diventano lesbiche.”
“Ma figurati! Se fosse così saremmo tutte vicendevolmente avvinte come l'edera. Al contrario, uomini come William sono sempre pieni di donne: facci caso.”
“Non certo per il loro fascino mia cara: per i soldi di papà.”
 “Mi dispiace, ma nel caso di William il fascino gioca un ruolo determinante. Nel caso di Stephen Lloyd invece ti dò ragione. Se gli togli i soldi non scopa più neanche a pagamento.”
“A proposito di Stephen Lloyd, è vero che la sua ultima squinzia va ancora all’università?”
“Terzo anno di giurisprudenza: si sta assicurando il posto nello studio di Sullivan & Sullivan. Come puoi darle torto? Ha un fisico da top model ma una carriera nella legge è più redditizia sul lungo periodo: la ragazza è intelligente oltre che bella – una combinazione più unica che rara. Però guarda com’è furba Amber: lascia il marito nell’illusione che la squinzia sia invaghita di lui e intanto sta molto attenta che non superi la linea gialla.”
“E come?”
“Semplice, le ha fatto sapere che, se solo si azzarda a entrare in competizione matrimoniale, certe notizie riservate sul comportamento della signorina alle feste studentesche saranno rese note e a quel punto non potrà fare più neanche la cameriera al pub nella via di Sullivan & Sullivan.”
“Sì ma scusa, se diventasse la terza moglie di Stephen a che cosa le servirebbe avere anche una carriera nella legge?”
“Scusami tu, ma per diventare la moglie di Stephen Lloyd devi avere credenziali a prova di bomba e le amichette di Stephen sono decisamente e – nota bene - invariabilmente fallate in quel senso.”
“Diabolica. Laura non sarebbe mai in grado neanche di pensare a una cosa del genere!”
“E infatti non solo non è stata in grado di gestire William, ma è caduta vittima di quella pappamolla di Greg, che oltretutto non ha nemmeno un soldo. Guarda che uomini come Gregory Carter sono letali. Acque chete: sguardo innocente, grandi ideali e in men che non si dica ti ritrovi in strada senza le mutande.”
“Se lasci da parte William ti posso dar ragione. Anch’io sono stata abbindolata dallo sguardo da cerbiatto di Greg. Non avrei mai pensato che avrebbe mollato Laura per quella grandissima troia di Marcia. Lo credevo superiore a certe cose.”
“Proprio per questo è così pericoloso! Tra l’altro, secondo me le due cose non sono collegate. Greg è scappato in Africa perché il peso della responsabilità di una famiglia lo stava schiacciando e Marcia ha approfittato di questo momento di confusione mentale per fare breccia. Greg è un immaturo, un bambino mai cresciuto. In questo senso è innocente: nel senso di pirla.”
“Però, se è vero quello che dici, anche Marcia non è molto furba. Quale vantaggio può trarre una come Marcia Barnes dal portare via Greg a Laura? Non ha ne’ arte ne’ parte, solo un titolo nobiliare vuoto che può far comodo esclusivamente a chi ha un sacco di soldi e ambisce all’entrata in società.”
“Come la famiglia Schiaffino.”
“Adesso la linea gialla l’hai passata tu, Megan; come osi?” Esclama Amy indignata. “Sai bene che Laura ha sposato Greg solo per amore e che sua madre la sta ancora insultando perché ha lasciato un vero duca per un finto conte! Puoi accusare Laura di essere naif e poco accorta nella scelta dei suoi uomini, ma mai e poi mai di essere un’arrivista!”
“Scusa, mi hai frainteso, non stavo accusando nessuno, stavo solo riflettendo ad alta voce. Il mio punto è che una relazione con Gregory Carter non può portare alcun vantaggio a Marcia Barnes. Lei è la tipica gold digger, perché perde tempo con Greg?”
Amy e Megan ponderano lungamente il quesito, poi simultaneamente si guardano negli occhi e un lampo d’illuminazione passa tra di loro. Non occorrono altre parole e Amy cambia immediatamente argomento.
“Certo che tra tutte noi Eliza ha fatto la scelta migliore. Di Basil non si può dire assolutamente nulla: è un marito ideale e un vero gentleman. Venera la terra su cui Eliza mette i piedi e non ha mai nemmeno guardato un’altra donna.”
“Sai che cosa si dice in paese? Eliza non ha mai potuto avere un barboncino e così ha sposato Basil Bennet.” commenta Megan asciutta.
“Megan Brown, sei disgustosa. Se non fossimo già ferme sotto casa tua, ti butterei fuori dall’auto in corsa. Buona notte!” conclude Amy ridendo.
Ha poco da ridere, pensa Megan tra se aprendo la porta di casa. La relazione con quel cretino di Angus non sta andando da nessuna parte: lo sanno anche i sassi.
Ha poco da far la spiritosa, pensa Amy ingranando la marcia. Sarebbe ora che si prendesse lei un barboncino, visto che da quando Charles se n’è andato non batte chiodo.  
 
Di paola (del 04/03/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 1010 volte)
L’ultimo weekend al centro benessere, in occasione del solstizio d’inverno, è iniziato male e rischia di finire peggio. L’atmosfera è burrascosa: Elly è nervosa, Laura depressa, Amy stressata e Megan dolorante a seguito di una brutta storta alla caviglia. Nemmeno il massaggio disintossicante con aromaterapia riesce a distendere i visi crucciati, tanto che l’estetista propone un trattamento antirughe d’urto, che non aiuta a migliorare l’umore generale ma almeno costringe le quattro amiche a rilassare i muscoli facciali.
“Che orribile inverno!” sbotta Eliza appena liberata dalla maschera. “Non si vede il sole da una settimana e anche oggi sta nevicando! Altro che trattamento antirughe, abbiamo bisogno di un lettino UV-A!”
“Ottima idea – ritorce Amy acida – perché non alzi il culo e lo chiedi all’estetista? Hai organizzato tu il programma.”
Prima che Eliza abbia il tempo di ribattere, l’addetta all’accoglienza entra silenziosa e annuncia compunta: “Signora Carter, sono desolata di doverla disturbare ma c’è suo marito al telefono e dice che è urgente.”
L’annuncio ha se non altro il merito di far passare istantaneamente il malumore. Laura balza con agilità insospettata dalla poltrona e segue l’inserviente senza parole. Rimaste sole, le tre amiche passano immediatamente alla modalità cospiratoria.
“Che cosa è successo? Elly, sai qualcosa?” chiede Megan avida.
“A parte il fatto che la quarantena sta per finire e finora non ci sono stati sviluppi preoccupanti dell’epidemia, no, niente.” Risponde Elly mettendo automaticamente una mano nella tasca dell’accappatoio per rianimare l’iPhone. “Adesso guardo se ci sono notizie.” aggiunge scrutando il piccolo monitor come se avesse poteri divinatori. Poi si lascia scappare un’imprecazione soffocata e a questo punto Amy e Megan scattano come un sol uomo e si accalcano alle spalle di Elly per cercare di vedere.
“Che c’è?” sbotta Megan. “Dai, non tenerci in sospeso!”
 “Una conferenza stampa, tra due ore. La direzione MSF di Johannesburg annuncerà la fine della quarantena e della spedizione. Greg potrebbe tornare a casa per Natale.”
“E Marcia? Dice qualcosa della troia?” incalza Amy.
“Non in questo comunicato stampa, chiamo la redazione.” sibila Elly, il dito già sul tasto della richiamata automatica. Appena riceve una risposta, si chiude nella cabina spogliatoio e inizia una fitta conversazione a bassa voce. Nel frattempo Laura rientra: è stralunata e confusa. Meg e Amy le si gettano addosso come avvoltoi.
“Che cosa è successo?”
“Parla, ti prego, niente di grave spero!”
“No, tutto bene.” risponde Laura come in trance. “Greg torna a casa. Sta bene, stanno tutti bene: non era febbre gialla. Anche la spedizione è stata un successo: stasera ci sarà una conferenza stampa, probabilmente la trasmettono al telegiornale delle dieci.”
Amy e Megan si guardano cercando di capire chi sarà la prima a fare la domanda che brucia sulle labbra di entrambe, ma in quel momento Elly riemerge dalla cabina ed esclama: “Notizia bomba: Marcia Barnes resta a Johannesburg, ha …” prima di accorgersi che Laura è tornata. Elly si ferma a mezza frase, deglutisce e si accascia sulla prima poltrona che trova. Laura si gira lentamente e la guarda con un’espressione a metà tra disprezzo e incredulità.
“Sì, continua pure. Marcia Barnes ha stipulato un contratto con Vanity Fair per seguire lo sviluppo dell’epidemia di AIDS tra le donne del bush sudafricano e smentisce categoricamente le illazioni di certa stampa scandalistica su una sua presunta relazione con Gregory Carter.”
“Aspetta Laura, non sai il …” cerca di intervenire Elly ma Laura stringe i pugni e la interrompe con veemenza.
“Quelle foto erano photoshoppate. Marcia non le ha mai fatte e tantomeno spedite al tuo giornale. Marcia era tornata al campo per far firmare a Greg una liberatoria in relazione al suo contratto con Vanity Fair, contratto i cui dettagli non potevano essere comunicati fino alla chiusura ufficiale della spedizione.”
“Sì, questa è la versione …” cerca di intervenire di nuovo Elly ma Laura si è definitivamente risvegliata dalla trance e si sta infiammando sempre di più.
“Questa è la verità! E per colpa di certi cosiddetti giornalisti che non sanno o non vogliono riconoscere una foto ritoccata ho passato due mesi d’inferno e ho quasi divorziato da mio marito! E in tutto questo tu non hai fatto altro che soffiare sul fuoco invece di controllare le tue fonti! Eliza Bennet, come hai potuto farmi questo?”
A Eliza non resta che abbassare la testa e sospirare. Poi si alza e guarda Laura negli occhi.
“Ti chiedo scusa. Mi sono sbagliata. Ho già sospeso il redattore che si è occupato del servizio e domani sarà pubblicata la smentita ufficiale. Credimi se ti dico che ho fatto tutto quello che ho fatto in buona fede. Ovviamente la dichiarazione di Marcia cambia tutto e sono molto felice che tu non abbia avviato la pratica di divorzio che ti avevo consigliato.”
A queste parole la rabbia di Laura si smonta e Laura inizia a singhiozzare di sollievo. Eliza le tende le braccia e le due amiche si abbracciano ridendo e piangendo sotto lo sguardo attonito di Amy e Megan che hanno seguito lo scambio di battute a bocca aperta e senza osare respirare. Megan si riscuote per prima e declama che adesso ci vuole davvero qualcosa da bere, specificando che sarà meglio andare al pub del villaggio perché le occorre qualcosa di più forte del succo di sedano e carota. Dietro suggerimento di Amy, il soggiorno al centro benessere viene sospeso e le amiche si affrettano a tornare in città.
Ci vorrebbe una sigaretta, pensa Eliza sconsolata innescando la marcia e pescando automaticamente una liquerizia dallo scomparto del cruscotto. Poi schiaccia un tasto sull’handsfree dell’iPhone e si fa annunciare. Mentre aspetta di essere messa in comunicazione un sorriso sempre più grande le illumina il viso.
“Eliza, che cosa ha combinato quel disgraziato di Basil questa volta?” tuona la voce di Lady Edwina Bennet-Carter nell’abitacolo della Mini Morris.
“Niente Eddie, tutto bene: la Barnes è stata neutralizzata.” risponde Elly.
 “Ero sicura che Gregory avrebbe fatto il suo dovere.” ribatte Lady Edwina. “Quando torna?”
“Se tutto va bene a Natale.” risponde Elly cercando di non scoppiare a ridere. Il suo dovere! Greg non ha mai fatto il suo dovere da quando ha imparato a camminare. L’unico merito di Greg in questa sordida faccenda è stato quello di mettersi in condizioni finanziarie tanto disastrose da non poter rappresentare una preda appetibile per l’avida Barnes. Il resto è stato un capolavoro di diplomazia orchestrato da Eliza con la collaborazione inconsapevole di Lady Edwina e quella attiva della caporedattrice di Vanity Fair, che con questa operazione ha saldato un vecchio debito di riconoscenza. Un capolavoro che resterà segreto per sempre, per il bene di Laura e soprattutto di Lawrence.
“What happens in Johannesburg stays in Johannesburg.” dice Eliza tra se, sprizzando soddisfazione da tutti i pori, con effetto rigenerante largamente superiore a qualunque trattamento cosmetico d’urto.
 
Di paola (del 26/02/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 925 volte)
“Bevi questo, sei gelata: non vorrai mica prenderti un raffreddore sotto Natale, vero?” ingiunge Eliza premurosa versando Jamaica Blue Mountain bollente dalla sua personale cafétière. Laura accetta grata: la passeggiata sotto la neve le ha snebbiato la testa ma adesso sta tremando come una foglia.
“Non è il freddo, è la reazione di shock ritardata.” dice Laura battendo i denti.
“OK, allora ti faccio portare anche dei biscotti al cioccolato. Bevi e raccontami tutto.” ribatte Elly e si accomoda, silenziando perfino l’iPhone per ascoltare senza interruzioni. Alla fine della relazione della turbolenta mattinata rimane pensierosa e poi si schiarisce la gola.
“Sei stata vittima di un gioco politico che la Maddington sta portando avanti da anni. La ragione per cui cambia agenzia così spesso è perché è totalmente paranoica sugli investimenti di marketing. Siccome non ci capisce niente, ha sempre paura che il suo direttore marketing in combutta con l’agenzia la derubi. No, Laura, non m’interrompere, lo so che cosa stai per dire ma qui si tratta di percezione e nel caso di Violet la percezione è tutto. Ha ereditato un impero economico gestito da ragazzi della vecchia scuola, tutti laureati a Oxford nel collegio del padre e soprattutto tutti maschi: puoi capire la sua frustrazione.”
“Ma è proprio Violet che impedisce l’implementazione delle raccomandazioni che le facciamo e ti posso assicurare che Amber ha messo insieme un team di donne della Economic School proprio perché conosce bene la sua frustrazione.”
“Sì, ma Amber – e guarda che questo le fa onore – non fa l’ultimo miglio. Da quando è in menopausa, Violet vuole solo cuties che siano disposte a fare gli straordinari nella sua sauna, non so se mi spiego.”
“Ti spieghi benissimo, ma non mi puoi assolutamente convincere che Evelyn sia una cutie.”
“Nemmeno la più fervida immaginazione alimentata da stupefacenti può fare di Evelyn una cutie, ma in quanto a straordinari in sauna non ha rivali. Soprattutto, Evelyn non si fa alcuno scrupolo di rubare informazioni riservate e passarle alla concorrenza, come ha fatto in questo caso e potrei scommettere che non è stata ne’ la prima ne’ l’ultima volta. Evelyn è il marito che Violet ha sempre cercato, lo squalo che farà fuori Amber; un paragone della generazione del nuovo millennio: ipertrofica, viziata e amorale. E quando dico amorale ti assicuro che uso il termine con cognizione di causa. Noi giocavamo a fare le anime perse, loro lo sono davvero.”
“Mi sta venendo la nausea.” commenta Laura con una smorfia.
“Adesso capisci perché non mangio mai in orario di lavoro.” ribatte Eliza ridendo, “Ma a parte gli scherzi Laura, la nostra epoca è finita: il mondo è in mano alle Violet e alle Evelyn e che il cielo aiuti i nostri figli. E’ una cosa che mi toglie il sonno, mi sento così impotente.”
“Detto dalla regina della manipolazione dell’opinione pubblica!”
Eliza alza le spalle: “Noi ci limitiamo a tenere buono il popolo mostrando le miserie dei ricchi e famosi: è un gradino dell’evoluzione superiore alle esecuzioni pubbliche e ai giochi nell’arena e soprattutto ha una sua stiracchiata etica. Ma anche noi abbiamo i giorni contati: temo che Murdoch sia solo la punta dell’iceberg; i suoi metodi sono tutt’altro che eccezionali.”
“Ma fortunatamente non sono legali e Murdoch è stato screditato.” ribatte Laura con veemenza. “Non è una novità: la lotta tra il bene e il male è eterna e anch’io oggi ho imparato una nuova lezione di realpolitik, ma ti posso assicurare che la prossima Evelyn avrà pane per i suoi denti. Non mi farò mai più cogliere alla sprovvista, di questo puoi essere sicura, e ti giuro che la prima che ci prova si ritroverà in galera prima di poter dire inside trading.”
“Quello che ti rende assolutamente adorabile è questo tuo innato ottimismo.” risponde Elly con un gran sorriso. “E’ per questo che sei andata a parlare con Fanella Summers?”
“Non ti si può nascondere nulla!” ride Laura. “Dio mio, che vergogna, che delusione e soprattutto che perdita di tempo! Ma da dove arriva questa deficiente?”
“Fanella? Dallo stesso posto da cui arriva Violet, ma al contrario di Violet è una cretina. Suo padre le ha regalato la newbalance per il suo ventunesimo compleanno e lei ha potuto scegliere l’arredamento. Fanella gioca a fare l’amministratore delegato e papà manda avanti la baracca. Che vuoi che ti dica: un tempo si mandavano le figlie femmine alle feste da ballo con il cartellino della dote appeso al collo finché non trovavano marito, adesso si mette la loro dote in un’azienda e si aspetta che arrivi il compratore. Comunque, seriamente, la tua non è stata una mossa sbagliata.”
“In che senso? Mi è sembrato di parlare con una trota!”
“Una trota con una marea di conoscenze che arrivano fino alle porte di Buckingham Palace. Non dimenticare che dietro Fanella c’è papà Summers e tutto si può dire di Patrick Summers tranne che sia un cretino.”
“Vecchia scuola?”
“Possiede i mattoni del Christ College. Non è un caso che la newbalance si occupi solo di aziende e progetti etici: è il modo di Patrick di espiare i peccati di gioventù che – credimi – sono molti più di quelli che ti faccia piacere sapere.”
Laura riflette qualche istante, poi sospira.
“Elly, non hai la sensazione anche tu alle volte che anche le più piccole e insignificanti cose siano in realtà pezzi di un mosaico molto più grande di quanto possiamo vedere?”
Elly guarda lo schermo lampeggiante del suo iPhone e la sua espressione cambia di colpo, tanto che quando risponde è evidente che la sua testa è già altrove ed è solo la rigida educazione della sua classe sociale a parlare.
“Lo diceva anche Edwin Abbot, ma giacché non possiamo vederlo, è inutile preoccuparsi di quale disegno ci sia sul mosaico. Adesso, se non ti dispiace, ti devo lasciare per una mezz’ora, poi ti riaccompagno a casa, sempre che sia passato lo spazzaneve, d’accordo?”
“Grazie Elly: sei una vera amica.” risponde Laura commossa.
Più di quanto tu sappia, pensa Eliza chiudendosi nel sancta sanctorum della redazione, il dito sul pulsante della richiamata.
 
Di paola (del 19/02/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 899 volte)
Il ritorno in ufficio lunedì mattina è traumatico. Durante la notte ha nevicato e nessun treno è stato in grado di raggiungere la city prima delle 10. In ufficio le linee telefoniche fisse sono saltate e nonostante ripetute assicurazioni della telecom non saranno ripristinate prima dell’ora di pranzo. Dulcis in fundo, l’influenza virale ha colpito la già decimata popolazione lavorativa per cui a Laura tocca preparare tutta la riunione trimestrale dal caffè alle fotocopie in un ufficio spettralmente deserto e silenzioso. Evelyn e Amber arrivano con il solito quarto d’ora di ritardo, imprecando ad alta voce contro l’ingorgo sulla M25, ingorgo peraltro solo marginalmente peggiore del solito, in quanto è noto che tra le otto e le dieci dei giorni feriali sulla M25 si viaggia a 10km/h. La considerazione non mitiga il pessimo umore del board, il che dà un tono di deciso pessimismo alla presentazione di risultati trimestrali peraltro non disastrosi come si sarebbe potuto temere. Laura conclude la sua presentazione con distacco e senza commenti e torna al suo posto rassegnata più che pronta ad ascoltare il resoconto di Amber sui new business in corso e la distribuzione degli obiettivi per il prossimo trimestre ma a sorpresa Evelyn prende la parola.
“Ho chiesto ad Amber di poter fare un annuncio prima di lasciare questa riunione.” esordisce Evelyn con uno sguardo che trasuda orgoglio e soddisfazione allo stato puro.
“Violet Maddington mi ha chiesto di diventare direttore marketing ad interim con effetto immediato per assicurare la perfetta implementazione del piano d’investimento dopo il passaggio di consegne alla Whithestone.” A questo punto Evelyn fa una pausa a effetto per assorbire tutto lo stupore e l’invidia dei colleghi. Laura cerca di creare il grande ohm dentro di se e alzare la barriera spirituale che la protegge dagli atti d’inenarrabile violenza che la sua mente le suggerisce in queste occasioni.
“Inutile dire che questo è il più grande ringraziamento che la Maddington ci può fare per il lavoro finora svolto.” continua Evelyn tronfia come un tacchino. “Devo anche aggiungere che la ragione per cui sono stata specificamente richiesta da Violet è che dopo la presentazione del nostro piano d’investimento si è resa conto che la Whithestone non sarebbe mai riuscita a raggiungere i risultati da noi stimati. La mia personale assicurazione che i risultati sono ottenibili l’ha convinta ad affidarmi questo compito.”
A queste parole la mente di Laura fa un balzo nel vuoto cosmico dell’incredulità e il viso si paralizza in un’espressione di pura indignazione. Fortunatamente Amber interviene cercando di buttare acqua sul fuoco: “Siamo giustamente tutti molto orgogliosi di questa richiesta e fiduciosi che Evelyn sarà assolutamente all’altezza del compito affidatole, ma a questo punto è doveroso un sentito ringraziamento a Laura per il suo indispensabile e ottimo lavoro di analisi e supporto al piano d’investimento Maddington.” E Amber schiaccia un pulsante sul suo Blackberry. Come evocata appare la segretaria di Amber reggendo due enormi mazzi di fiori che deposita con malagrazia davanti a Laura e ad Evelyn. Dietro di lei un’assistente interinale terrorizzata trasporta un enorme vassoio su cui troneggiano una bottiglia di Crystal e una decina di bicchieri. Amber si alza e libera l’assistente della bottiglia cosicché possa depositare il vassoio e i bicchieri sul tavolo e ritirarsi di corsa.
“Propongo un brindisi a Evelyn e Laura” declama Amber versando lo champagne nei bicchieri.
“A Evelyn e Laura.” echeggiano i direttori di reparti sempre più sparuti. Laura butta giù il suo bicchiere senza fiatare, sperando che sia sufficiente ad ammortizzare i sentimenti contrastanti che l’annuncio di Evelyn le ha scatenato. E’ quasi mezzogiorno e un bicchiere di champagne a mo’ di aperitivo non sarebbe niente di male se non fosse che dopo il brindisi e i convenevoli di rito che accompagnano l’uscita trionfale di Evelyn dalla sala riunioni e dall’agenzia, Amber deve ancora fare la sua relazione sui new business in corso e discutere i targets. Laura combatte contro il senso crescente di nausea per un’ora prima di scusarsi e andare ad assicurare il futuro dello champagne fuori dal suo stomaco. Poi appoggia la fronte sullo specchio freddo della toilette direzionale e lascia libero sfogo alla rabbia repressa. Mentre la parte razionale della sua mente cerca di festeggiare la mossa che ha liberato la sua esistenza della sgradevole e ingombrante presenza di Evelyn, il suo senso di giustizia e il suo orgoglio ferito gridano vendetta. Perché Evelyn si è appropriata del lavoro di Laura e con la connivenza di Amber lo ha usato per fare carriera. Nessuno si lascia abbindolare dall’accezione interinale della nuova posizione di Evelyn: in capo a sei mesi è destinata a prendere il posto del direttore generale, un pupazzo di Violet in odore di prepensionamento. Amber crede di aver piazzato Evelyn in un posto-chiave per garantire il rientro della Maddington quando diventerà palese che la Whithestone non è in grado di portare a termine il piano d’investimento proposto, ma Laura sa bene che Evelyn si è già preparata per assicurarsi tutto il merito della riuscita del piano. E’ molto semplice perché Evelyn ha avuto libero accesso a tutti i files di lavoro Maddington, compresi i calcoli e gli appunti di Laura: una copia di quei files è sicuramente in suo possesso da ben prima che Violet Maddington le offrisse la posizione e non c’è assolutamente nulla che Laura possa fare per bloccare quello che è già successo. Amber ha comunicato con grande enfasi che l’accesso alla casella di posta e all’intranet da parte di Evelyn è stato bloccato la sera prima, ma tutti sanno per esperienza che questo equivale a chiudere la stalla dopo che i buoi sono usciti. Adesso Laura si maledice per non aver messo protezioni ai files di calcolo, poi pensa che qualunque protezione potesse aver messo sarebbe stata crackata da un hacker medio in meno di un’ora. Riesce a calmarsi solo dopo dieci minuti buoni di respirazione profonda e tamponi freddi sulle tempie. Quando torna al suo posto le linee telefoniche non sono ancora state ripristinate e l’intranet è lentissimo. L’ufficio è sempre vuoto e silenzioso: a parte Laura e una manciata di assistenti sembra che tutti siano spariti dopo la pausa pranzo. Con lenta deliberazione Laura spegne l’inutile PC, prende cappotto e guanti ed esce dall’agenzia. Cammina lentamente assaporando ogni passo e ogni boccata d’aria gelida fino alla stazione, dove non sorprendentemente il servizio è sospeso fino a sera. Allora Laura richiama un numero dalla memoria e guarda nel vuoto mentre il telefono squilla.
“Ciao Elly, disturbo? Posso fare un salto da te? Ho appena finito una riunione nei paraggi e non ho altri impegni per il pomeriggio. OK, arrivo.”
Qualcosa si è rotto dentro Laura, qualcosa di permanente. Nessun dolore, solo un grande vuoto la accompagna per le strade innevate fino al grattacielo dove Elly la aspetta.
 
Di paola (del 12/02/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 1129 volte)
“Se sei paranoica puoi sempre mettere i tuoi gioielli più preziosi nel caveau di una banca con status AAA+, ma non c’è caveau a prova di bomba che possa proteggere le persone che ami. Nessuna banca ti può certificare la loro sicurezza, nessuna polizza ti può assicurare contro la loro perdita o il loro danneggiamento. E a meno di essere totalmente paranoica, non puoi pretendere che stiano sempre con te, non puoi tenerli in gabbia come ostaggi. Devi lasciarli liberi e sperare che il tuo amore sia una protezione sufficiente quando sono lontani da te.” conclude Laura con un sospiro.
Nel secondo weekend rigenerante le amiche hanno deciso di seguire programmi personalizzati e questo ha generato un curioso minuetto d’incontri in ambienti sempre più improbabili. Amy e Laura si trovano a condividere lo stesso trattamento (rivitalizzazione organica profonda) sotto la luce demoniaca della sauna a raggi infrarossi e la conversazione, dopo la doverosa relazione degli avvenimenti salienti della settimana, sta dipanandosi pigramente senza una direzione precisa. 
“Sembri il testo di una canzone pop, te ne rendi conto?” ribatte Amy dopo un grosso sbadiglio.
“E con ciò? Il pop è l’unica cultura che ci appartiene veramente. Siamo cresciute con i Doors, i Genesis, i Police, gli U2 e i Cure. Jim Morrison e Bono sono gli Shelley e Byron della nostra generazione. E ci assomigliano pure.”
“Hai ragione. La cultura classica è altamente sopravvalutata. Non posso sopportare quella manica di stronzi che va in visibilio per l’Aida e non conosce una strofa di Hair.”
“Io conosco ancora a memoria tutti i testi di Jesus Christ Superstar. Non si può dire altrettanto di Paradise Lost.” ribatte Laura.
“Tu sei sempre stata una fanatica della musica pop. Mi ricordo che sei stata la prima nella nostra classe a possedere un walkman.”
Laura assume immediatamente uno sguardo sognante: “Il Walkman rosso! Ti ricordi che ho saltato il pranzo per un anno per potermelo comprare?”
“Mi ricordo più che altro che tua madre a momenti ti ha scotennato quando ha scoperto che avevi quell’aggeggio infernale.” ribatte Amy ridendo.
“Il Walkman. Ho giusto buttato via le ultime cassette quest’estate, quando anche il mangianastri dello stereo ha dato forfait. Del resto erano inascoltabili: un fruscio continuo.”
“E pensare che erano l’arma di seduzione principale di ogni maschio adolescente. Io ho ancora in solaio una scatola da scarpe piena di compilation su cassetta, omaggio dei vari aspiranti fidanzati. Passavo pomeriggi interi ad ascoltarle, fruscio o no.”
“Anche io ho sedotto Greg con una compilation, in formato mp3.”dice Laura con un sospiro.
“Non mi stupisco per niente – ribatte Amy – anche Greg è sempre stato un fanatico. Mettendo insieme le vostre proprietà salta fuori un negozio di dischi. Quanti ne avete?”
“Senza contare i doppioni e le edizioni speciali, milletrecentosessantasette LP, seicentoventinove CD e il resto non lo so, ho smesso di fare l’inventario da quando abbiamo aperto l’account su iTunes.”
 “Oh no, you have joined the dark side!”
 “Ma che dici?”
“Ma sì, anche tu sei diventata una delle iPeople. Una di quelle dementi che compra le versioni beta di Jobs a prezzi esorbitanti. Credevo che solo Eliza fosse affetta dal virus.”
“Non offendiamo. Io ho ancora l’iPod Classic originale di cinque anni fa – che funziona benissimo - mentre Elly è al quinto iPhone, senza contare i due iPad e tutte le versioni dell’iMac che Steve manda in terra.”
“Eh, per forza, ce ne fosse una di quelle trappole che funziona! L’ultimo iPhone perde il segnale ogni tre minuti.”
“Ma dai! Il segnale lo perde perché Elly si ostina a telefonare ovunque e in qualunque condizione. Anche se non sei una fan dell’iPhone, non puoi negare che iTunes sia stata una rivoluzione nel mercato della musica. Da un momento all’altro abbiamo avuto a disposizione tutta la musica mai pubblicata in formato digitale e in tempo reale! Se pensi che solo dieci anni fa stavamo ore in coda da Virgin per aggiudicarci il primo import giapponese degli EBTG, sembra un’altra vita.”
“Era una vita migliore, se chiedi a me. I giocattoli di Jobs e compagnia bella ci hanno trasformato in una manica di nerds asociali. Tu non vai più in centro a fare shopping ed Elly passa più ore attaccata a qualche iProduct che con noi comuni mortali. E meno male che la nostra veneranda età ci impedisce di avere troppi amici su Facebook, altrimenti saremmo conciati come quei ragazzi che postano le peggio porcate sulle bacheche ma non hanno il coraggio di guardarsi negli occhi.”
“Siamo chiaramente in una fase di transizione.” dice Laura conciliante. “Le innovazioni tecnologiche sono troppo grosse e incalzanti per noi, ma la nuova generazione le gestisce benissimo. Guarda Larry: non solo usa Skype come noi usavamo il mangianastri, ma fa cose col mio PC che nemmeno io sono in grado di fare. E non dimentichiamo che è stato lui a insegnarmi a usare l’iPod! E scusa se te lo ricordo, ma nemmeno noi avevamo il coraggio di guardarci negli occhi e usavamo le compilations autoprodotte per esprimere i nostri sentimenti, come i nostri nonni si mandavano bouquet nel linguaggio dei fiori. Non è cambiato niente e se avessimo avuto Facebook e YouTube ci saremmo postati a vicenda video sulle bacheche anziché nascondere cassette nei rispettivi zainetti.”
Ma Amy non ha alcuna intenzione di arrendersi e sbotta: “Va bene, però sarai almeno d’accordo che quelli che si mettono in coda per avere il privilegio di pagare cinquecento sterline per un prototipo di un aggeggio che funzionerà veramente solo dopo quindici releases sono dei coglioni! Il tuo iPod Classic di cinque anni fa funziona solo perché milioni di babbioni prima di te hanno pagato una marea di soldi comprando le versioni precedenti e rapportando diligentemente tutti i bugs alla Apple, gratis, invece di pretendere i soldi indietro!"
“Amy, dì la verità: a te fa solo rabbia che l’idea di marketing geniale per la quale Jobs è diventato miliardario non l’hai avuta tu. Se riuscissi a usarci come cavie paganti per i tuoi prodotti di bellezza non esiteresti un secondo. Anzi, ogni tanto abbiamo l’impressione che tu lo faccia pure. Ma ti vogliamo bene ugualmente.” conclude Laura con un gran sorriso e ha il piacere di vedere Amy diventare ancora più rossa della lampada che sta rigenerando i loro organi in profondità, se è vero quel che la brochure del centro benessere promette.
 
Di paola (del 05/02/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 923 volte)
L’atrio dell’agenzia che proclama di occuparsi esclusivamente della promozione di aziende etiche è un campionario di luoghi comuni a cominciare dal logo: newbalance.org, ovviamente tutto minuscolo e senza spazi, inciso a fuoco in una variante custom-made di Berlin sans FB su una base di frassino grezzo. Di frassino grezzo sono anche tutti gli infissi e i mobili in uno stile misto Ikea e convento trappista che ha fatto la fortuna di qualche studio di design emergente. Piante rampicanti, tubi a vista ed enormi vetrate effetto-serra rifiniscono il look e un silenzio ovattato avvolge il tutto come in una bolla di sapone. Dietro la vetrata che separa l’atrio dal workfloor (guai a chiamarli uffici), impiegati impeccabilmente vestiti con grande ostentazione di cotone organico in colori naturali si muovono con apparente scioltezza, armati di laptop wireless dell’ultima generazione, tutti rigorosamente bianchi e griffati dalla mela di Jobs. Laura silenzia lo smartphone e si accomoda con un sospiro represso sulla scomodissima panca ricoperta di cuscini di juta e crine. Nonostante la profusione di piante e fiori, nell’aria aleggia lo sgradevole bouquet di vernice, legno e umanità dolente tipico del nuovo millennio, da quando dormire sul posto di lavoro per rispettare le deadline è diventato una consuetudine. Laura comincia a pentirsi di aver accettato il colloquio con Fanella (!) Summers, amministratore delegato dell’agenzia e - a giudicare dal profilo su LinkedIn - appena uscita da Oxford con i soldi di papà. Ma Fanella era stata l’unica ad aver risposto alla mail che Laura aveva inviato a otto agenzie offrendo i suoi servigi, per cui una visita di cortesia si era resa obbligatoria. Appena Fanella appare, una faccia piena di lentiggini e capelli rossi sopra un tailleur di cachemire Nicole Fahri color sabbia, il cuore di Laura salta un battito. La ragazza non può avere più di due anni di esperienza lavorativa e molti più soldi di quanto le giovi a giudicare dalla chincaglieria di design finto-etnico casualmente drappeggiata sul cachemire.  
“Laura Schiaffino? Piacere, Fanella Summers.” Dice la post-adolescente che deciderà se dare un lavoro a Laura, tendendole una mano che non ha mai toccato una spugnetta o uno straccio per la polvere in tutta la sua esistenza. Laura deglutisce e si fa forza per soggiogare il suo corpo che sta dando sempre più chiari segnali di disagio. Stringe la mano con un saluto misurato sperando ardentemente di venir liquidata in dieci minuti. Invece Fanella la scorta nel mezzanino open-space, arredato solo da uno spartano tavolo rotondo con quattro sedie su cui tronegga l’immancabile tablet bianca accanto all’iPhone e un vassoio di tartine.
“Considerando l’ora e il fatto che probabilmente non ha fatto in tempo a pranzare, se vuole tenermi compagnia, si serva pure.” Esordisce Fanella con un tono amichevole. Laura ringrazia e accetta una tartina e un bicchiere di San Pellegrino, preparandosi alla prima stoccata che arriva puntuale.
“Lei è per caso parente di Giancarlo Schiaffino?”
“Mio padre.” dice Laura asciutta. Maledetto orgoglio che le ha fatto decidere di tenere il suo cognome da ragazza nonostante le ripetute preghiere di sua madre e delle amiche. Lo stesso orgoglio che le ha fatto decidere di tornare a lavorare invece di accettare l’offerta di aiuto economico del padre. Ma il pensiero dei compromessi indissolubilmente legati ai soldi di famiglia le fa stringere i denti in attesa della scure che sta per abbattersi sul suo capo.
“Che combinazione! Sono stata proprio settimana scorsa al negozio di Fulham Road. Molto ben fornito, come sempre.” commenta Fanella neutra e Laura si rilassa: ovviamente la ragazza è troppo giovane per conoscere il modesto ristorantino di Soho con le tovaglie a quadri rossi e i fiaschi di Chianti classico che ha aiutato la giovane famiglia Schiaffino a sopravvivere nella Londra degli anni sessanta. Fanella conosce solo la raffinata catena di negozi di delicatessen che il padre di Laura ha aperto grazie al boom della cucina italiana iniziato con Conran e Oliver alla fine degli anni ottanta e che ha permesso a Laura di studiare a Cambridge.
“Ma veniamo al motivo della sua visita – continua Fanella totalmente ignara della tempesta che si è scatenata per un attimo nella testa di Laura. Mi pare di capire dalla sua mail che è interessata a proseguire la sua carriera nel settore etico. Posso sapere perché?”
Perché il tuo ufficio è a soli cinque chilometri da casa mia e perché nella home page del tuo sito dichiari che i tuoi collaboratori sono liberi di lavorare a casa se vogliono, pensa Laura e ad alta voce dice: “Dopo più di vent’anni al servizio di grosse multinazionali mi accorgo di essere diventata disincantata nei loro confronti e sento di avere bisogno di occuparmi di qualcosa che mi dia più soddisfazione morale e soprattutto che sia una garanzia per le generazioni future. Credo che la mia recente maternità abbia contribuito in modo determinante a portarmi in questa direzione.”
“Capisco le motivazioni – dice Fanella asciutta – ma pensa di avere sufficienti qualifiche per occuparsi del settore etico? Lo sviluppo dell’etico è molto diverso dal marketing delle multinazionali per cui lei ha lavorato.”  
E questo lo vieni a raccontare a una con venticinque anni di esperienza e tre pubblicazioni. Sei più cretina di quel che pensavo o vuoi solo provocarmi, pensa Laura e sorride. “Sono certa di poter sviluppare strategie alternative basandomi sul minimo comun denominatore delle analisi econometriche e dei consumer insights. Le multinazionali per cui lavoro si occupano di etico – in modo del tutto discutibile e in alcuni casi contro produttivo – ma la assicuro che il lavoro di preparazione da me svolto finora è stato del tutto rigoroso. Il fatto che non si sia tradotto in decisioni di rottura è inerente alla natura delle multinazionali e la causa del mio disincanto.”
Il viso di Fanella non tradisce alcuna emozione e a questo punto Laura ha la matematica certezza di trovarsi di fronte ad un’idiota figlia di papà che non sa distinguere un fondo etico da una mina antiuomo. Infatti l’amministratore delegato dell’agenzia etica più quotata del momento sorride a trentadue denti e declama: “Ne sono certa ma vede, nel nostro settore le sue credenziali non hanno un’immagine positiva. Ho parlato con i nostri clienti più rappresentativi e sono dolente di dire che la menzione del suo nome non ha incontrato l’entusiasmo che mi aspettavo. Nonostante questo, il suo curriculum è davvero impressionante e ci tenevo a conoscerla perché penso che la sua esperienza ci sarebbe di grande beneficio qualora decidessimo di estendere le nostre attività. In questo momento l’unica posizione che le posso offrire è a progetto, non so se incontra le sue aspettative.”
No, una posizione senza contratto e senza garanzie non è quello che avevo in mente, pensa Laura e ad alta voce dice: “In questo momento una posizione di freelance non rientra nelle mie ambizioni ma vorrei pensarci e darle una risposta definitiva dopo Natale se per lei va bene. In ogni caso è stato un vero piacere conoscerla”.
Una conclusione elegante e vacua come l’interlocutore, pensa Laura di nuovo in strada, respirando a pieni polmoni l’aria carica di promesse di abbondanti nevicate per questo Natale. Next.
 
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