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 ego... di paola
 
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Sono emigrata in Olanda per amore quindici anni fa. Nei primi dieci anni ho intrattenuto i miei amici sulle usanze olandesi, poi ho cercato di far loro vedere come sono assurde le vicende italiane viste da qui. Adesso racconto semplicemente quello che mi succede.

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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 23/04/2012 @ 22:22:22, in diario, linkato 1016 volte)
Sembra che non ci sia alcun fondamento storico per la frase con cui Marie Antoinette è passata alla storia dopo essere passata per la ghigliottina di Place de la Revolution il 16 ottobre 1793, alla fine di tre anni di arresti domiciliari e uno di carcere duro. Sembra al contrario che la giovane regina avesse iniziato una campagna morigerante alla corte di Versailles ben prima che il sentimento ostile del popolo nei confronti della dissennata amministrazione di Louis XVI si manifestasse in tutta la sua violenza. E’ altrettanto palese che i suoi sforzi fossero stati totalmente inadeguati alla gravità della situazione, del resto che cosa si poteva pretendere da una principessa educata nella corte asburgica del XVIII secolo e usata come merce di scambio in nome dell’alleanza franco-austriaca? Il suo unico compito era procreare numerosi figli preferibilmente maschi e usare le posate giuste ai banchetti di corte; la politica era un affare riservato ai maschi e in particolare a quelli di sangue blu.
Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Proprio grazie al marito di Marie Antoinette i francesi hanno capito che il fatto di avere un pisello cui affluisce occasionalmente sangue blu non costituisce una condizione sufficiente per il buon governo della nazione. Gli inglesi ci erano arrivati un secolo prima e gli italiani ci sarebbero arrivati un buon secolo dopo. Il resto è storia ed è noto che il processo di democratizzazione delle nazioni è durato svariati secoli e ha avuto paurose ricadute nel lungo ed arduo cammino.
La sto prendendo molto alla larga per non usare il linguaggio da camionista che le notizie italiane delle ultime settimane mi suscitano spontaneo. Ringrazio anche il cielo che la caduta del governo olandese sponsorizzata dalla dissennata politica dell’amministrazione Rutte/Wilders impedisca ai giornalisti locali di sbattere gli scandali italiani in prima pagina.
Lo spettacolo che i politici di professione della seconda repubblica italiana stanno dando farebbe arrossire di vergogna perfino Madame de Pompadour e Madame du Barry. Lo spettacolo che stanno dando i commentatori non è da meno e non so se la mia sensibilità è più urtata dall’assenza di morale dei rappresentanti del popolo o dallo sprezzo della semantica dei responsabili dell’informazione, che usano a vanvera il termine antipolitica. Ma quale antipolitica? La realtà molto più banale è che gli italiani sono nauseati da QUESTA classe politica, da QUESTI rappresentanti della politica che stanno facendo veramente di tutto per provocare una guerra civile. La mia unica sorpresa è che la guerra civile non sia ancora scoppiata e mi piacerebbe credere che questo dipenda esclusivamente dal livello di civiltà raggiunto dalla maggioranza silenziosa e non dalla sua connivenza con la minoranza corrotta.
E’ mai possibile che neanche di fronte allo spread, agli esodati, ai suicidi e ai tagli alle pensioni la casta politica italiana riesca a dare un segnale, anche solo di facciata, anche solo per non farsi tirare sassi (le monetine, grazie a Monti, sono finite)? Perfino la casa reale inglese paga le tasse su redditi e proprietà e ostenta comportamenti da middle class da quando il popolo ha cominciato a mostrare chiari segni di disaffezione per la monarchia. Per non parlare dei politici olandesi che vorrebbero morigerare l’industria dello spettacolo e della finanza con l’introduzione della Balkenende norm, che sarebbe la regola per la quale lo stipendio massimo dei top manager non può essere superiore a quello del primo ministro e cioè meno di 200.000 euro l’anno.
Vi lascio digerire l’informazione. Sì, il primo ministro olandese guadagna meno di 200.000 euro l’anno. Lordi.
A quali azioni coercitive bisogna arrivare per convincere il parlamento italiano ad arginare stipendi da calciatori e benefit da top manager bancari, a eliminare i finanziamenti che avrebbero dovuto già essere eliminati a seguito del referendum del 2002 e a far passare la legge contro la corruzione che l’Europa ci chiede dal 2008? Dovete forse assaltare il Pirellone e montare la forca in Piazza Loreto per convincere gli inquisiti della Regione Lombardia a dimettersi?
E pensare che nei primi mesi di governo Monti sentivo solo indignate proteste per quello che veniva definito ‘il golpe di Napolitano’: un non eletto dal popolo al governo, un uomo della BCE, signora mia, dove stiamo andando a finire. Mi son chiesta per mesi perché i miei compatrioti stessero a spaccare il capello in quattro su un governo formato da professionisti che stanno cercando unicamente di salvare l’Italia dal tracollo finanziario e non avessero obiezioni sul fatto che il detto governo fosse tenuto in ostaggio da un parlamento di corrotti inquisiti arroccati sui loro scranni nello sprezzo più totale del popolo che li ha eletti e che è costretto a mantenerli fino alla prossima legislatura. Da quel che leggo adesso mi sembra di capire che l’Italia s’è finalmente desta e se ancora dell’elmo di Scipio non si è cinta la testa, almeno comincia ad interrogarsi sul suo stato di schiava di Roma.
Giacché l’unica arma democratica che ancora resta agli italiani sono le prossime elezioni amministrative, vorrei di nuovo credere che queste siano l’occasione del segnale forte che farà finalmente cadere i politici italiani dal pero delle loro posizioni indifendibili.
C’è solo da sperare che il segnale sia nella direzione di un allargamento della base democratica e non nel suo contrario, perché mentre tutti schiamazzano come oche sui voti che andranno alle liste civiche del Movimento 5 Stelle - che tutto sono fuorché antipolitica e con una buona dose di fede ideologica, olio di gomito e sospensione dell’incredulità potrebbero pure contribuire a traghettarci fuori dallo stagno della casta – nessuno pare preoccuparsi che l’attuale dissolutezza dei costumi spalanchi le porte ai nostalgici del leader forte, che alla luce dei fatti hanno facile gioco nel sostenere che l’Italia non è pronta per la democrazia.
Invece è proprio di questo che la parte sana dell’attuale classe politica – se ancora esiste -farebbe bene ad occuparsi. La citazione di Oliver Cromwell che gira allegramente su Facebook in questi giorni è altamente preoccupante: Cromwell ha pronunciato quelle parole un attimo prima di sciogliere il parlamento inglese con la forza e imporre una dittatura militare durata sette anni e finita nella restaurazione della monarchia, proprio come la rivoluzione francese.
Che iddio ce la mandi buona.
 
Di paola (del 09/04/2012 @ 22:02:02, in diario, linkato 981 volte)
E’arrivato il temuto traguardo dei cinquant’anni per i nati nel 1962, quindi per tutti i miei compagni di classe e amici del tempo che fu. Pur essendo nata un anno dopo, mi identifico al 100% con questa annata che potremmo definire l’ultima dei mohicani, perchè ha raccolto le ultime briciole stantie del ’68 e ha vissuto sulla propria pelle il passaggio tra gli anni settanta e gli anni ottanta, cioè tra l’impegno politico coatto e la Milano da bere.
E’ arrivato il momento di guardare indietro e fare una valutazione del nostro contributo alla società e questo non perchè ci prepariamo a godere i frutti di tale contributo, ma perché proprio grazie quest’ultimo siamo ora condannati a spendere i prossimi vent’anni della nostra vita nel cercare di arginare i danni che abbiamo fatto. Sì, compagni, è arrivato il momento dell’autocritica: recuperate gli appunti della terza liceo e cominciamo insieme il doloroso e necessario percorso che farà di noi persone migliori. Dove abbiamo sbagliato? Che cosa è andato storto?
Tranquilli, sto scherzando, lo sappiamo benissimo dove abbiamo sbagliato: avremmo dovuto stoicamente resistere alle sirene del consumismo e non mangiare i fiori del loto televisivo. Saremmo dovuti insorgere come esortavano i Clash in The Guns of Brixton invece di andare al Leoncavallo agghindati come Robert Smith. Ma diciamocelo francamente, chi si sarebbe aspettato di arrivare a cinquant’anni? Ci hanno lavato il cervello fin dalla culla con l’olocausto nucleare e la terza guerra mondiale, non per niente ci siamo autodefiniti no future generation: nessuno di noi si aspettava di arrivare al duemila! Pensa l’ironia della sorte: la no future generation ha la prospettiva di vita più lunga nella storia dell’umanità e la certezza che sarà una lunghissima vita di merda. Rimbocchiamoci le maniche, compagni: da adesso in poi ci tocca solo spalarla, la merda che abbiamo contribuito a creare.
A cominciare dai beni di consumo che abbiamo accumulato in tutti questi anni. Avete notato che ci ritroviamo le case piene d’inutili gadgets che consumano un’ira d’iddio in eletticità, oppure assemblati negli sweat shops pakistani da bambini più giovani dei nostri adorati e viziatissimi figli unici? Facciamo piazza pulita di queste costosissime inutilità e visto che ci siamo proviamo a togliere i vari nintendo, wii, playstations, iPod, iPhone, iPad e tutti gli altri iPirls alla nostra prole per vedere quanti secondi resiste prima di entrare in rota.
Contiamo poi le auto che abbiamo in garage – pardon – parcheggiate in terza fila e divieto di sosta sul marciapiede pubblico. Eliminiamo tutte le auto >1. Vediamo anche quanto beve l’unica auto che ci possiamo d’ora in poi permettere: con la benza a 3 euro, se non fa almeno 20 km con un litro non tiriamo la fine del mese. Diamoci peraltro come obiettivo – se già non lo stiamo facendo – di utilizzare l’auto familiare esclusivamente per percorsi non coperti dai mezzi pubblici e/o dai nostri piedi e/o dalla bicicletta.
Adesso contiamo le scarpe, i vestiti firmati e gli accessori da 300+ euro al pezzo. Facciamo un bel pacco di tutto quello che non ci siamo mai messi negli ultimi due anni e mettiamolo all’asta su eBay. In alternativa diamolo alla vicina di casa col marito in cassa integrazione e la figlia laureata che non riesce a trovare lavoro: se lo rivendesse lei su eBbay e si mettesse un po’di soldi in tasca che ne ha sicuramente più bisogno di noi.
Dopodichè eliminiamo l’impianto di aria condizionata che deturpa da un decennio i nostri infissi. Non è più ambientalmente e moralmente sostenibile: se ancora non ci siamo adattati alle condizioni climatiche da noi prodotte, ci meritiamo darwinianamente di morire asfissiati sotto il solleone.
Adesso che abbiamo ripulito le nostre case dal ciarpame superfluo, possiamo spegnere il televisore e riaccendere lo stereo per riappropriarci del piacere di guardarci intorno e in faccia invece di guardare un monitor come iloti. Forse guardandoci in faccia ci verrà anche in mente come possiamo aiutare il prossimo meno fortunato di noi, quali azioni eversive possiamo pianificare per realizzare il sogno di Occupy senza necessariamente picchettare i templi del denaro che si è visto che non serve a un cazzo e ci rimedi solo mangnellate e lacrimogeni (e dire che questa lezione al liceo ce l’avevano ben insegnata: manco quella siamo riusciti ad imparare e trasmettere ai nostri figli). Fortunatamente ormai la voglia di rimediare la scopata clandestina nel sacco a pelo ci è passata (e se non ci è passata è bene che ci facciamo visitare da uno specialista) quindi possiamo mettere a profitto le lezioni di vita imparate negli intervalli tra le copiose canne che ci siamo fatti o, se proprio non ci viene in mente niente, racimolare i dieci euro che servono a comprare Prepariamoci di Mercalli, magari in versione eBook, così evitiamo di contribuire ulteriormente alla distruzione della foresta amazzonica.
Fortunatamente per noi, che fin dal tempo di Ecce Bombo ce la meniamo a sangue sulla nostra immagine pubblica, il consuminderen (consumare meno) è uno dei trend emergenti dal 2010 nel Nord Europa, dove le marche iconiche perdono sempre più terreno a favore delle scelte responsabili, per cui rischiamo pure di fare bella figura con le amiche che ancora spulciano i mercatini alla ricerca del perfetto vero-falso Luis Vuitton e ci possiamo permettere di tirare fuori dalla naftalina senza vergogna i terribili poncho autoprodotti nell’ultima occupazione della nostra adolescenza.
Giacchè siamo coattati a lavorare 24/7 fino al 2039 con il miraggio sempre più fioco della pensione minima, il tempo per coltivare le verdure biodinamiche nell’orto comunale e farci le marmellate in casa non ci avanza, però possiamo sempre svuotare la dispensa e il frigo di tutti i prodotti industriali carichi di conservanti, coloranti, aromi artificiali, grassi idrogenati e zuccheri occulti e donarli alla banca del cibo per i poveri. Dopodichè andiamo in bicicletta al più vicino negozio di prodotti biodinamici e facciamoci piacere le verdure di stagione, il bulghur integrale e lo yogurt di capra addolcito con miele selvatico. Se ci sentiamo particolarmente avventurosi, facciamo un accordo con la più vicina fattoria biologica per l’approvvigionamento settimanale di carne, uova, latte, formaggio, verdura e frutta: praticamente la versione lusso della banca del cibo e un altro trend emergente nel Nord Europa.
Come dite? Troppo sbattimento? Vergogna, compagni! L’Italia è l’unico paese in Europa che si ostina ancora ad acquistare i prodotti industriali dalle multinazionali, pagandoli il doppio delle marche private. L’Italia è l’ultimo paese rimasto in Europa dove si fanno ancora le risse davanti a Mediaworld per un iPhone. E l’Italia è il paese europeo con l’export di prodotti biologici più alto d’Europa e coi consumi interni più bassi. Personalmente non credo a quest’ultima statistica, perchè fa a pugni con i miei ricordi d’infanzia, ma sono passati troppi anni e anche la fattoria dove ci rifornivamo noi è stata sostituita da un quartiere dormitorio con annesso centro commerciale Auchan.
Ecco che cosa è andato storto.
Diamoci come obiettivo di far tornare la fattoria al posto del centro commerciale entro i prossimi vent’anni. Questo sì che è un obiettivo concreto, realizzabile e pure coerente con gli ideali anticapitalistici. Se ci riusciremo, potremo morire con la coscienza a posto.
 
Di paola (del 06/04/2012 @ 22:03:14, in diario, linkato 3023 volte)
Mi ha colpito molto che questa notizia, apparsa con un certo rilievo nei quotidiani e nelle trasmissioni televisive olandesi di questa settimana, non abbia meritato nemmeno un trafiletto nella sezione esteri della stampa italiana. Per dovere di cronaca ve la riporto traducendo direttamente dall’NRC Handelsblad di martedì 3 aprile.
Economisti, attenzione! L’undicenne Jurre Hermans ha una soluzione per la crisi dell’euro.
Lord Wolfson of Aspley Guise, magnate britannico padrone della catena di abbigliamento Next [e politico conservatore n.d.t.], è talmente preoccupato della crisi dell’euro che ha indetto un concorso, il Wolfson Economic Prize. La migliore proposta sulla soluzione della crisi finanziaria europea riceverà un premio di 250.000 sterline (297.000 euro).
Nei mesi scorsi la fondazione del premio Wolfson ha ricevuto ben 452 proposte, tra cui figurano quelle di economisti della Capital Economics, della Nomura Securities e della London School of Economics. E quella di Jurre Hermans, undicenne olandese di un piccolo paese nella regione del Gelderland [di cui fa parte anche Nijmegen n.d.t.].
In una lettera tradotta dal padre, Jurre ha scritto:
Dear Sir and Madam,
My name is Jurre Hermans. I am 10 years old and live in the Netherlands. I am quite worried about the eurocrisis and look at the TV news daily. The eurocrisis is a big problem. I think about solutions. Since I read in the newspaper about your price, I thought that I would like to submit my idea. The idea might fit. So here it is: I made a picture of my solution and I will explain it to you.
Greece should leave the Euro. How do you do that?
All Greek people should bring their Euro to the bank. They put it in an exchange machine (see left on my picture). You see, the Greek guy does not look happy!! The Greek man gets back Greek Drachme from the bank, their old currency. The Bank gives all these euro's to the Greek Government (see top left on my picture). All these euros together form a pancake or a pizza (see on top in the picture). Now the Greek government can start to pay back all their debts, everyone who has a debt gets a slice of the pizza. You see that all these euro's in the pizza's go the companies and banks who have given loans in Greece (see right in my picture)
Now here comes the clever part of my idea:
The Greek people do not want to exchange their Euro's for Drachmes because they know that this Drachme will lose its value dramatically. They try to keep or hide their Euro's. They know that if they wait a while they will get more Drachmes. So if a Greek man tries to keep his Euros (or bring his euros to a bank in another country like Holland or Germany) and it is discovered, he gets a penalty just as high or double as the whole amount in euros he tried to hide!!! In this way I ensure that all Greeks bring their euros to a Greek bank and so the Greek government can pay back all the debts. I hope my idea helps you!!!!
Of course if a country has paid back all his debts, he can return to the eurozone.
A bit more about myself: I am 10, love animals since I have a dog and a bird. I live in a family of 5 in Holland. I have 5 friends with whom I play all day, mostly outside.
PS: My father helped me with my English translation as I speak Dutch.
Greetings from Holland,
Jurre Hermans
Jurre ha scritto la sua proposta dopo aver visto il TG dei ragazzi che parlava del concorso. Non ha vinto il primo premio – comunica la portavoce della fondazione – ma ha ricevuto 100 sterline e una menzione speciale della giuria per il suo sforzo.
I finalisti del Wolfson Economics Prize, il più grande premio monetario riconosciuto a un economista dopo il premio Nobel, sono:
Catherine Dobbs – The NEWNEY approach to unscrambling the Euro
Roger Bootle – Leaving the euro: A practical guide
Jonathan Tepper – A Primer on the Euro Breakup: Default, Exit and Devaluation as the Optimal Solution
Jens Nordvig – Planning for an orderly break-up of the European Monetary Union
Neil Record – If member states leave the Economic and Monetary Union, what is the best way for the economic process to be managed to provide the soundest foundation for the future growth and prosperity of the current membership?
Mi limito a commentare – senza aver letto le opere dei finalisti e quindi necessariamente in modo sommario e superficiale – che la soluzione eventualmente adottata dalla comunità europea per buttare fuori dall’eurozona i membri indesiderati non si distanzierà molto nella sostanza dalla proposta di Jurre Hermans e che a mio parere la giuria del premio ha inteso riconoscere proprio questa grandissima e semplice verità.
Sono sicura che ci vorranno ancora molti anni, molti dibattiti, molti documenti, fiumi di parole e soprattutto valanghe di finanziamenti per arrivare all’accordo finale sulla spinosa questione e il mio unico desiderio è che, per tutto il tempo che ci vorrà, le parole di Jurre Hermans continuino a rimanere vive nella memoria collettiva. Condividete, per favore.
 
Di paola (del 03/04/2012 @ 22:22:22, in diario, linkato 1003 volte)
Lo confesso: a me Montblanc – come lo chiama la Littizzetto – sta simpatico. Non per questo mi sento obbligata a condividere ogni sua opnione e tantomeno ogni suo provvedimento, ma non posso fare a meno di ammirare il suo fermo cipiglio e la sua sublime dialettica. Ho riascoltato il suo intervento a Che Tempo Che Fa almeno tre volte per assaporare lo stile impeccabile delle sue risposte. Come si dice qui: non ci puoi mettere uno spillo in mezzo, anche se il tuo istinto ti dice che qualcosa nella logica non funziona. E come non fare un applauso alle incursioni della guardia di finanza nei luoghi sacri dell’evasione fiscale proprio nei giorni in cui è al suo massimo splendore? Di facciata, dicono i detrattori. Io dico: una brillante dimostrazione di efficienza di stampo manageriale con il retrogusto di un avvertimento di stampo mafioso, che poi è l’unica cosa che funziona in Italia. Bravo! Ancora!
Trovo invece piuttosto fastidioso il comportamento dell’agit prop sociale aizzato dai mass media, che in Italia - com’è noto - se non son faziosi non se li fila nessuno. Mi pare un po’ troppo demagogico criticare i provvedimenti dolorosi quanto inevitabili che sono stati presi dal governo ‘strano’ perché i politici precedenti, peraltro lautamente pagati proprio per decidere in merito a tali provvedimenti, non hanno trovato il tempo di discuterli: troppo impegnati a spartirsi il malloppo sottobanco scannandosi a vicenda sopra i banchi di Montecitorio se non – questa è davvero troppo facile – provati dai continui bunga bunga e dagli attacchi alla magistratura. E’ un tipico caso della mentalità italiana che se la prende col messaggero invece che prendersela con i responsabili del messaggio, ovvero se stessi.
Non è colpa di Monti e del suo governo se in Italia sopravvivono ancora leggi medievali sul lavoro e sullo stato sociale; leggi che nel resto d’Europa – Germania inclusa - sono state spazzate via dalla prima ondata dei governi di destra negli anni ottanta e definitivamente affossate dalle tre recessioni degli ultimi vent’anni. Fare finta che l’Italia non faccia parte di un sistema-Europa fondato sul capitalismo è da imbecilli. Pensare che mandare al governo un imprenditore avrebbe aiutato l’emancipazione della classe operaia è da idioti e pensare che un governo tecnico formato da professori della Bocconi potesse essere l’equivalente di un colpo di stato leninista è da somari.
Il sistema-Italia che tanto fa scandalizzare gli anglosassoni è proprio questo. Il ministro Fornero commette forse una semplificazione nel dire che l’articolo 18 frena gli investimenti esteri, ma non pensiate che tutto il corollario burocratico cresciuto come un cancro attorno a quel maledetto articolo sia altro da sé. E siccome io non ho il dovere istituzionale della political correctedness mi posso permettere di essere d’accordo con la Marcegaglia quando dice che i sindacati farebbero meglio a smettere di difendere ladri e assenteisti. Me lo posso permettere anche perché porto ancora le cicatrici delle nefaste conseguenze dell’equivalente scolastico dell’articolo 18 che ho dovuto subire nei tre anni di Liceo Sperimentale Lussana da me frequentati con dubbio profitto negli anni di piombo: un mirabile esperimento pedagogico fallito proprio grazie alle pratiche che hanno permesso a ladri (di voti) e assenteisti di essere ammessi agli esami di maturità senza aver mai studiato un giorno in vita loro, contemporaneamente impedendo a noialtri di seguire il programma educativo che avevamo scelto e a cui avevamo diritto con continue occupazioni e manifestazioni assolutamente inutili se non architettate proprio per impedire ai vari capetti dei movimenti studenteschi di subire le prove scritte e orali previste dal programma.
Ma chi volete prendere in giro? Credere che il resto dell’Europa sia un paradiso fiscale e sociale è quanto di più distante dalla realtà ci possa essere. Pensate forse che gli operai tedeschi portino i calzini bianchi sotto i birkenstock per scelta stilistica? Pensate che coi loro regali stipendi si possano permettere Porsche e barca a vela? Che facciano la settimana bianca a Innsbruck? Che vivano tutti in quelle maestose ville con ettari di parco che tutti possiamo ammirare ai bordi del Reno e della Mosella? Venite a vedere i quartieri in cui abitano gli operai tedeschi, venite a cena da loro come ho fatto io da studente e poi ne riparliamo.
Come dice anche Gramellini, per pretendere regole tedesche bisogna essere tedeschi e quello che manca agli italiani e che ai tedeschi invece viene martellato in testa da quando sono nell’utero materno (come mirabilmente descritto da Huxley in Brave New World) è l’educazione civica e sociale.
Quello che mi ha colpito di più all’inizio del mio esilio volontario è l’insulto squisitamente olandese usato contro tutti coloro che buttano carte per terra, parcheggiano in doppia fila, parlano al telefono in treno e hanno insomma un comportamento che disturba la quiete pubblica: ASOCIAAL. Anche senza traduzione lo capite.
Ecco, io sono convinta che gli Italiani siano profondamente e caparbiamente asociaal. Urlano in continuazione - al telefono e a viva voce – gli affari propri, buttano per terra - da finestre e finestrini - di tutto e di più, piantano la macchina in mezzo alla strada nel più completo sprezzo delle regole del traffico e del prossimo, non si sognano di pretendere la fattura dall’idraulico e dal medico specialista, che a sua volta si rifiuta di riceverli in ospedale attraverso la mutua e li visita la sera stessa nel suo studio privato. Pubblicamente si lamentano dell’iniquità della pressione fiscale e privatamente pagano tutto quello che possono in nero, compreso il commercialista creativo che si occupa della loro dichiarazione dei redditi. Oltre che antisociale, questo comportamento è estremamente stupido perché assicura che la pressione fiscale diventi sempre più iniqua. Questo gli anglosassoni l’hanno capito già da un pezzo e, infatti, qui per evadere il fisco devi avere quantomeno la residenza a Montecarlo o un commercialista del calibro di Lusi. Il 99% - per usare l’espressione cara a Occupy – dopo aver pagato tutte le salatissime tasse sul reddito previste dalla legge, l’IVA su tutte le fatture e gli scontrini regolarmente emessi, i numerosi quanto onerosi contributi di previdenza sociale, i servizi pubblici, le spese per la casa e per i figli, con quello che gli resta può solo andare al bar sotto casa a bersi una birra. Le canne no: quelle se le fanno solo i turisti. Se qui ti fai una canna, non contare sulla comprensione di capo e colleghi il giorno dopo, non so se mi sono spiegata.
Se Monti ha un merito, è quello di stare tentando di cambiare la mentalità antisociale degli italiani e già solo questa è una vera rivoluzione per l’Italia, da troppo tempo omologata alle pratiche corrotte e depravate della sua classe dirigente. Sta tentando di cambiarla con un cronometro che ha già iniziato il countdown e gli strumenti che ha a disposizione: la sua esperienza alla Bocconi, alla BCE e alla UE. Gli strumenti di un conservatore che crede nel capitalismo, nell’Euro e nella comunità europea. Gli strumenti di un politico di altissima caratura, rispettato e temuto a Bruxelles come nessun altro politico Italiano è mai stato – basta leggere gli articoli reverenti della stampa di qui che gli italiani, tanto ossessionati dalla loro immagine pubblica, sembrano improvvisamente ignorare adesso che cominciano a vedere qual’è il prezzo da pagare per far parte del club esclusivo dei padroni del mondo.
Non vi sta bene? Volevate la rivoluzione proletaria? Alzate il culo e fatevela!
 
Di paola (del 28/08/2011 @ 12:36:37, in diario, linkato 821 volte)

Cari lettori e soprattutto care lettrici,

Dopo undici anni di cronaca della mia vita ho deciso di tornare a scrivere la storia che si sta dipanando nel teatro della mia mente da molti anni. Questa storia è come un feto che è giunto al termine dello sviluppo e adesso sta premendo per vedere la luce e continuare a svilupparsi fuori di me. La mia vita a Tulipland finisce con l'ultimo articolo di giugno e da settembre vi prego di dare il benvenuto al mio nuovo lavoro.

Grazie a tutti per la partecipazione e spero di incontrarvi ancora su questo sito. Gli aficionados di Tulipland troveranno tutti gli articoli nella sezione diario di www.paolacassone.com

 

 
Di paola (del 23/06/2011 @ 12:42:48, in diario, linkato 818 volte)
Siccome ero partita con l’idea di parlarvi delle ultime esternazioni del ministro Donner, oggi che tutti sono a Cannes per il festival del film pubblicitario mi prendo il lusso di farlo, così poi posso andare in vacanza tranquilla.
Allora, venerdì scorso il nostro ministro dell’interno ha battuto il pugno sul tavolo e ha chiuso il rubinetto dei sussidi agli immigrati (anzi, scusate, migranti) in quanto secondo lui il dovere di integrarsi nella cultura olandese non può essere a spese dello stato ma deve essere a carico del migrante stesso. Il quale migrante deve pagarsi i necessari corsi di lingua, cultura e galateo e procurarsi i vestiti consoni alla società da cui desidera essere accolto. Solo i migranti che dimostrano di essersi perfettamente integrati a loro spese verranno accettati, per gli altri è pronto il foglio di via.
Prima di dare libero sfogo alle battute che mi sono venute in mente vi devo dare un piccolo quadro del problema dell’immigrazione qui. Che è effettivamente diventato un grosso punto di imbarazzo governativo in quanto causato dal governo stesso. Negli idealistici e naif anni settanta, capro espiatorio di qualunque male contemporaneo, il governo socialista (ma egualmente opportunista) ha promulgato una serie di leggi a sostegno dell’immigrazione dalle colonie, in particolare Suriname, Antille e Indonesia, al tempo devastate dalle guerre civili che concludono invariabilmente il ciclo coloniale e/o dittatoriale.
Gli immigrati, sbarcati dai Boeing della KLM sovvenzionati dal governo olandese, venivano accolti a braccia aperte da gentili hostess che fornivano loro vestiti e scarpe pesanti e li indirizzavano ai pullman che li avrebbero condotti ai villaggi cui erano stati predestinati. Qui, ospitati in graziose case popolari con tanto di giardinetto e bicicletta, altre gentili assistenti sociali si occupavano di fornirgli corsi di lingua e cultura sovvenzionati con l’obiettivo di renderli produttivi il prima possibile e mandarli a lavorare nelle fabbriche sottooccupate di allora. Il problema è che son passati trent’anni e mentre le fabbriche progressivamente chiudevano, gli immigrati progressivamente aumentavano e nessun governo si è ricordato modificare le leggi ormai divenute anacronistiche. Inoltre, le nuove generazioni di immigrati, in particolare nordafricani, non ci pensano nemmeno ad integrarsi e importano dalla madrepatria mogli analfabete in burka con tutta la famiglia appresso, formando vere e proprie enclave musulmane radicali accanto ai mulini a vento dei polder. Come al solito, finchè è convenuto ai datori di lavoro si è chiuso un occhio sui palesi abusi della legge in nome della multiculturalità su cui si fonda la società olandese, ma le ripetute crisi finanziarie degli anni novanta hanno aperto gli occhi agli ariani e il resto è tristemente noto.
Solo che io mi chiedo, che intende il ministro Donner per integrazione? Posso permettermi di parlare olandese mettendo gli articoli determinativi a caso e pronunciando la G molle o devo anche fare un corso di fonetica e imparare a memoria tutte le eccezioni alle regole grammaticali per evitare il foglio di via? E devo mettermi gli zoccoletti o vanno bene anche le scarpe di Pollini? Devo farmi piacere per forza hagelslag e pindakaas o posso continuare a spalmare la mia baguette di brie? Anzi, posso mangiare la baguette del fornaio turco o devo per forza spalmare il brie sul roggebrood frisone? E devo conoscere a memoria la formazione del governo e l’inno nazionale o bastano i nomi dei capoluoghi di provincia e delle isole del mare del Nord? Posso ancora chiedere alla cassiera dell’Albert Heijn di passarmi un divider o devo usare l’ostico vocabolo olandese (buurtbalkje). Vi si gelerà il sorriso sulle labbra se vi dico che la ex ministra dell’immigrazione Verdonk ha avuto il coraggio di approvare un ‘inburgeringtest’ (test d’integrazione) in cui la risposta a tutte queste domande e molte altre ancor più specifiche è determinante ai fini del permesso di soggiorno. Come al solito, il test sta a prendere polvere in qualche cassetto ministeriale ma ci vuole un niente perchè venga opppotunisticamente tirato fuori e in un colpo solo l’Olanda si libererebbe non solo del 90% degli immigrati ma anche del 30% degli olandesi che ignora sia i nomi dei suoi ministri che il significato di buurtbalkje.
 
Di paola (del 21/06/2011 @ 23:53:19, in diario, linkato 962 volte)
A volte non c’è niente da dire per settimane e poi ci arrivano una serie di chicche imperdibili. Manco avevo finito di leggere le ultime dichiarazioni del ministro Donner sulla questione dell’immigrazione che l’NRC apriva l’edizione di ieri sera con il listino prezzi degli abusi sessuali a carico della chiesa cattolica. Tutto sommato mi conviene partire da qui, prima di tutto perchè, oltre ad essere freschissima, la notizia si presta ad infiniti giochi e sarcasmi assortiti con cui da ieri ci intratteniamo allegramente, poi perchè sicuramente in Italia non viene dato il giusto rilievo a questo tipo di notizie, mentre sull’immigrazione anche Maroni non scherza un cazzo (ma si parlano, mi chiedo). Allora, il listino prezzi. Non vi chiedo di credermi sulla parola: ho provveduto ad allegare il download della pagina in questione e anche se non sapete l’olandese le cifre le capite.
Per atti impuri non meglio specificati, che abbiano compromesso l’integrità morale della vittima senza comprometterne l’integrità fisica è previsto un rimborso danni di 5.000 euro. Invece per palpeggiamenti specifici delle parti intime con specifica di che cosa si intenda per parti intime (tette, culo e genitali) il rimborso sale a 7.500 euro. Se i palpeggiamenti sono stati ripetuti e protratti nel tempo si possono reclamare tra 10 e 20.000 euro. Stupro, occasionale o ripetuto: 25.000 euro e solo in casi eccezionali di di gangbang o altra scelleratezza sessuale che abbia definitivamente compromesso la salute fisica e/o psichica delle vittime – per la lista completa dei casi vi rimando al classico ‘I diavoli’ di Ken Russel - le vittime possono reclamare un rimborso danni di 100.000 euro. Il cronista procede quindi – nel modo clinico che si addice ad un quotidiano finanziario - a calcolare quanto questo costerà a Santa Madre Chiesa nel caso in cui solo il 25% delle vittime chieda effettivamente il rimborso e ci comunica che la cifra ammonta a 5 milioni di euro, di cui 1 coperto da assicurazione e 4 a carico della comunità cattolica. Il che è noccioline in confronto a quello che è stato sborsato dalla chiesa cattolica americana (1 miliardo di euro) e da quella irlandese (500 milioni di euro). E con ciò sapete anche dove va il vostro otto per mille. Battuta facile.
 Analizzando spassionatamente il listino prezzi si evince che la partecipazione ad un bunga bunga rende di più e che il divario in compensazione tra palpeggiamenti e stupro è oltraggioso. Come si fa a rimborsare 20.000 euro a chi si è fatto palpare culo e tette tutte le domeniche dopo la messa e solo 5.000 euro in più per chi è stato stuprato – magari analmente e pure ripetutamente?  A parte il fatto che le escort di Arcore prendono di più per due colpi e via e sono pure consenzienti nonchè quasi maggiorenni, come si fa a mettere il danno derivante da uno stupro e una mano sul culo sullo stesso piano? Sarà la mia mala educacion mediterranea e il ricordo di tutte le mani sul culo che mi son trovata gratis ogni volta che prendevo l’autobus a Milano negli anni ’80, ma a me pare che bisognerebbe sottoporre i membri della commissione Lindenbergh, autrice del listino, alla dimostrazione di entrambe le pratiche a cura di un volontario della Curia e poi, come si fa nelle ricerche di mercato, risottoporgli il listino e chiedere se alla luce dell’esperienza vogliono riconsiderare il punteggio dato. Anche senza arrivare a tanto, lo studio legale che rappresenta le vittime in Olanda ha già fatto sapere al signor Lindenbergh dove può mettersi il listino e promette una lotta all’ultimo euro anche per le vittime degli abusi non sessuali. E io mi chiedo, ma se è così allora posso chiedere anche io il rimborso danni per le sevizie psicologiche subite dalle suore del Beato Cuore all’asilo e in prima elementare? Nessuna mi ha mai toccato le pudenda, ma in quanto a danni permanenti alla mia psiche ne avrei da dire, peccato che son stata troppo poco in analisi per tirar fuori tutte le turbe di quel periodo. E con chi si va a parlare, nel caso?
 
Di paola (del 13/06/2011 @ 15:31:32, in diario, linkato 1061 volte)
Non mi ero mai accorta di quanto la mia vita assomigli al famoso quanto vecchio videogame che va sotto il nome di SuperMario Bros, disponibile su tutte le piattaforme Xbox, Nintendo e Playstation.
Nel gioco il nostro eroe Mario – un idraulico baffuto e paffuto – deve liberare la bella Peach dal castello dove è tenuta prigioniera con l’aiuto del fratello Luigi e altri simpatici personaggi di fantasia che mio figlio conosce a memoria e io mi dimentico trenta secondi dopo averli visti. Per arrivare al castello, Mario deve attraversare nove mondi e su ogni mondo deve sottoporsi a prove sansoniche per poter salire di livello fino ad uscire dal mondo in questione e passare al prossimo. Non mi chiedete quanti livelli ci sono in ogni mondo ma spero che il concetto sia chiaro. Tutto sommato un gioco estremamente ripetitivo e totalmente incommensurato alla ricompensa finale: Peach liberata scende dalla gabbia aperta tra cori angelici e dà un casto bacio a Mario – the end, mentre nei racconti della mia adolescenza il cavaliere dopo aver ammazzato il drago sposava la principessa o quantomeno ci stava una sveltina.
Adesso sovrapponete la vostra vita a questa trama e ditemi in scala da uno a dieci quanto vi ci ritrovate. Io 10.
Venerdì scorso ho passato tutti i livelli del mondo-Milano e ne sono definitivamente uscita con la vendita della mia quota dell’appartamento in cui abitavo al mio ex e alla sua gentile consorte. Con ciò non ho più nulla che mi lega alla città che per ben diciotto anni mi ha ospitato e che ha fatto da sfondo alla maggior parte dei miei amori e dei miei racconti. L’ultimo livello del mondo-Milano, ovvero la vendita delle mie proprietà, mi è costato ben tre anni, trenta telefonate, trecento mails e aspetto la parcella dell’avvocato per fare il saldo del danno economico. Ne esco con un tesoretto che teoricamente mi sarà utile nel proseguimento del gioco nei prossimi mondi e che da buona SuperMaria ho chiuso nella cassaforte virtuale della mia banca in attesa di decidere il da farsi.
Nel corso di tutta la giornata di venerdì ero in preda ad una grande stanchezza: eseguivo le mosse in pilota automatico, come vedo fare a mio figlio quando per l’ennesima volta si accinge a passare attraverso la palude infuocata del mondo 6 schivando tutte le trappole in essa contenute con un atteggiamento blasé che avrebbe fatto impazzire Oscar Wilde.
Mi sento vuota e aspetto il calo di adrenalina che invece non arriva perchè proprio come in SuperMario il gioco prosegue parallelo su almeno altri due mondi.
Nel mondo-lavoro sono a metà esatta della traiettoria che mi farà approdare ad un contratto a tempo indeterminato o al mondo della disoccupazione mentre il vikingo ha superato brillantemente tutti i livelli che gli consentono di operare come massaggiatore sportivo e adesso deve decidere se spendere il capitale virtuale o tenerlo in cassaforte. Il mondo-Matteo è uscito dal livello 5 e dopo la pausa estiva entrerà al livello 6: con il vikingo abbiamo constatato che ancora nove anni, quattro mesi e undici giorni ci separano dalla maggiore età del pargolo e quindi dalla riappropriazione della nostra vita di coppia ora inesorabilmente incagliata nel raggio trattore delle esigenze della nostra discendenza.
 
Siamo anche stati in vacanza, ma mi è sembrato di aver solo schiacciato il tasto pausa: appena ritornata a casa mi son trovata di nuovo nella palude e ho dovuto ricominciare a correre per schivare le sfere di fuoco lanciate dai cattivi. Cheppalle!
 
Se aggiungiamo che la nostra versione di SuperMario si svolge in un contesto che assomiglia sempre meno al divano del salotto riscaldato e protetto dove Matteo manovra il suo nintendo si capisce perchè l’adrenalina non cala. Il batterio E-Coli di nuova generazione sta mietendo vittime a pochi chilometri dalla frontiera e ancora non se ne sa la causa; le vendite di cetrioli, germogli di soia e cavolfiori sono colate a picco e sommate alla mucca pazza, l’aviaria e la suina siamo ridotti a pane e acqua. L’Olanda dura e pura modello Wilders è gravemente imbarazzata dall’ultimo scandalo pedo-sessuale che ha per protagonisti scellerati genitori di Hardinxveld-Gissendam (Zuid-Holland) che hanno offerto i favori sessuali della loro figlia di otto (!) anni ad un trentenne di Heusden (Noord-Brabant) in cambio di denaro - forse non per la prima volta. Per non parlare del processo DSK (Dominique Strauss-Kahn) che qui ha addirittura meritato l’intero supplemento domenicale dell’NRC Handelsblad, forse per farci dimenticare che anche se i nostri politici non hanno una vita sessuale da processo penale tagliano i fondi alla cultura, alla ricerca, all’istruzione e all’assistenza sociale come e meglio di un qualunque vecchio satiro mediterraneo al potere. Quale sarà il prossimo livello in questo mondo?
 
Di paola (del 14/05/2011 @ 21:28:02, in diario, linkato 1047 volte)
Una domanda del mio professorie di storia del cinema al liceo sperimentale mi è sempre rimasta in testa: “Perchè a diciotto anni sono tutti rivoluzionari e votano DP e a quaranta diventano tutti conservatori e votano DC?” La domanda non era retorica: mi era stata rivolta in quanto una delle (rare) studentesse che leggeva tutti i testi previsti dal programma e anche quelli opzionali, infatti ero andata a casa del professore in questione a prendere un libro fuori stampa e avevo ricevuto la domanda come bonus di riflessione. Non penso che il prof si aspettasse una risposta diretta ma fedele e me stessa gliel’ho fornita comunque. Ho risposto che a diciotto anni l’unico possedimento che si ha è la propria gioventù e nessun diciottenne ha paura di perderla perchè si crede immortale. A quaranta si hanno molte più proprietà materiali ed è dolorosamente evidente come la gioventù e la vita in generale sia precaria, per cui si tende a difendere quel che ancora si possiede. Il prof aveva sorriso come la Gioconda, con gli occhi tristi e gli angoli della bocca appena sollevati e mi aveva congedato.
 
Da allora, ad intervalli regolari, faccio un check-up della mia posizione ideologica, che è rimasta singolarmente stabile. Non ho mai votato DP, nemmeno a diciotto anni, ma non mi sono ancora convertita alla DC e non solo perchè non esiste più. Non avendo mai creduto nella lotta armata non ho avuto disillusioni epocali e non ho sentito il bisogno di andare ad ingrossare le file di Forza Italia per reazione. Le radici borboniche della mia famiglia mi hanno reso immune alle lusinghe xenofobe della Lega, tanto quanto il ferreo imprinting del liceo sperimentale col corollario degli amici intellettuali di mia madre mi impedisce di prendere sul serio qualunque ideologia di stampo conservatore e di giustificare le dittature di qualunque colore ideologico.
 
Eppure.
 
Nonostante appoggi ideologicamente la sinistra laburista, mi sorprendo sempre più spesso a condividere le affermazioni di politici dell’area di centro conservatrice e filocristiana. Mi risulta sempre più difficile essere garantista nei confronti di (presunti) pedofili e di sostenere gli operai che lottano per mantenere diritti (anacronistici) acquisiti prima della liberalizzazione dell’economia. Devo sforzarmi di ricordare i motivi per cui difendo la libertà di espressione ogni volta che sento parlare Wilders o la Santanchè e oggi con mia enorme sorpresa mi sono trovata in pieno accordo con le argomentazioni contro il matrimonio omosessuale di un parlamentare olandese del CDA (locale DC). Il parlamentare in questione, a sua volta omosessuale e felicemente convivente da 28 anni con lo stesso compagno, dice che il matrimonio è un contratto sociale creato per coppie eterosessuali che desiderano formare una famiglia e assicurare le necessarie protezioni sociali alla progenie; per tutti gli altri casi è prevista la convivenza registrata e qui devo fare una robusta precisazione onde evitare equivoci.
 
In Olanda la convivenza registrata è stata accuratamente progettata per assicurare gli stessi diritti di un matrimonio civile alle coppie omosessuali e le differenze legali tra l’una e l’altro ne sono la dimostrazione: un’eventuale separazione consensuale in assenza di prole è più agevole con la convivenza registrata e i figli di una convivenza registrata sono automaticamente attribuiti alla madre mentre il padre – se vuole - deve chiedere la patria potestà. Capite quindi come queste differenze legislative siano state studiate esclusivamente a beneficio delle coppie senza figli (o figli di uno dei due), al contrario del matrimonio che è il contratto sociale standard per le coppie che prevedono una numerosa prole, tanto che quando io e il vikingo al tempo ci siamo informati ci è stato consigliato di sposarci perchè una convivenza registrata avrebbe complicato la burocrazia nei confronti del nascituro.
Quel che manca alla convivenza registrata è la coreografia, in quanto non è prevista una cerimonia nuziale civile e la chiesa non è obbligata a celebrare il matrimonio religioso. Tale obbligo è previsto – se desiderato dagli sposi - nel caso del matrimonio civile. Per chi si vuole cimentare con il testo originale della legge qui c’è il link.
 
Ebbene, chiamatemi reazionaria ma seguo perfettamente la logica del parlamentare CDA. Un matrimonio gay – nell’accezione di cerimonia nuziale - non rispetta le regole del gioco e citiamo il mitico Samuel L. Jackson in Pulp Fiction a proposito della differenza tra cunnilingus e massaggio ai piedi: “ain’t the same f****n’ ballpark, it ain’t the same league, it aint even the same f****n’sport!”
 
Che gli stessi diritti sociali vengano garantiti a coppie omo- ed eterosessuali è sancito dalla legge e non sta in discussione. Che si voglia usare la cerimonia nuziale, magari religiosa, anche per chi non può procreare insieme al partner francamente mi pare scorretto e riduce la cerimonia nuziale ad una parodia da marriage chapel di Las Vegas, dove è noto che ci si sposa in 10 minuti con qualunque abbigliamento e con qualunque partner. Allora tanto vale eliminare la cerimonia nuziale del tutto e io per prima sono favorevole a questa eventuale mozione.
 
Il matrimonio gay – sempre nell’accezione di cerimonia nuziale e fermo restando i diritti sociali – mi sembra un’aberrazione alla pari del garantismo che ha consentito e tuttora consente ai pedofili – per quanto presunti – di continuare a perseguire attività in cui vengono a contatto con minorenni e che consente in nome della libertà d’espressione di insultare impunemente le minoranze etniche che non si possono difendere o usare scientemente menzogne, calunnie e falsità nel dibattito mediatico in modo che diventino verità. Ditemi per favore che non ho bisogno di fare esempi e che ci siamo capiti. Qui non si tratta di mettere in dubbio i diritti sanciti dalla costituzione o dal codice penale, si tratta solo di prevenire e limitare gli abusi alla legge da parte di personaggi senza morale o coscienza.
 
A me pare che in nome della libertà e dell’uguaglianza siamo scivolati pericolosamente verso una forma di convivenza sociale che ci lascia totalmente indifesi di fronte a soprusi sempre piu frequenti da parte di dialettici e demagoghi spregiudicati. San Tommaso d’Aquino, che per i tempi in cui viveva era sicuramente progressista, era un sostenitore del libero arbitrio, perchè lo riteneva regolato da coscienza, prudenza, volontà e virtù. Ebbene, chiediamoci dove sono finiti questi quattro fondamentali pilastri del libero arbitrio e se in base a coscienza, prudenza, volontà e virtù i gay si possano sposare in chiesa coll’abito lungo, i presunti pedofili possano continuare a fare gli insegnanti di nuoto e Wilders possa contestare i giudici che lo stanno processando (per istigazione all’odio razziale) di faziosità. Ditemi che non devo continuare con gli esempi e soprattutto non fatemi citare le uscite della Santanchè che ancora devo fare training autogeno per calmarmi.
 
Mi piacerebbe che la sinistra laburista si facesse portavoce di queste istanze, perchè non posso credere che siano solo preoccupazioni mie, invece riscontro un atteggiamento quantomeno ambiguo al riguardo. Mi stupisco che siano apparentemente solo i rappresentanti del centro democristiano ad esprimersi in questo senso e mi chiedo se sono io che sto diventando reazionaria come aveva predetto il mio prof o se invece è la sinistra laburista che ha perso il treno.
 
Di paola (del 26/04/2011 @ 19:52:50, in diario, linkato 3382 volte)
Per la serie ‘forse non tutti sanno che’ vi intrattengo oggi sui gusti musicali popolari olandesi che si rivelano sorprendentementi simili ai nostri e quando dico nostri non mi riferisco ai miei gusti personali o a quelli dei miei amici ma alla top 40 delle radio private, alla canzone popolare da Canzonissima al festival di Sanremo e ai fenomeni tipo Nino d’Angelo, Casadei e Claudio Villa. Not my cup of tea, ma ognuno di loro vende molti più dischi di tutti gli autori che affollano i miei scaffali, tanto per intenderci.
Non ho nominato Claudio Villa a caso, infatti il cantante olandese ad oggi più famoso tanto da essere il paragone di tutti gli altri è un tal André Hazes che era in grado di produrre le stesse melodie e gli stessi vocalizzi della buonanima  e se non fosse che non ho abbastanza competenza per affermarlo potrei azzardare l’ipotesi di plagio – una bestemmia per gli olandesi. La fama di Hazes dura da più di trent’anni e non si è spenta con la sua morte nel 2004, tanto che gli è stata dedicata una statua nel suo quartiere natale ad Amsterdam ed è in cantiere un musical sulla sua vita – che in cantiere resterà secondo la mia modesta opinione fino a quando aver sposato una minorenne a quarant’anni tornerà ad essere moralmente accettabile. Quello che trovo più agghiacciante della sua vita privata è la qualità delle sue melodie, che invece manda regolarmente in estasi legioni di olandesi insospettabili. Dello stesso stile sono i più giovani ma non meno famosi Frans Bauer e Jan Smit, entrambi miliardari quasi prima ancora di aver conseguito la patente di guida. Il paragone con Casadei e Nino D’Angelo è di rigore per quanto riguarda la qualità ed i contenuti delle loro opere musicali.
Di plagio vero e proprio invece posso accusare Marco Borsato, un italiano di seconda generazione che è arrivato alla fama traducendo in olandese tutto il repertorio dei migliori (cant)autori pop italiani degli anni ’70 e spacciandolo per suo. Wikipedia le definisce covers ma vi sfido a trovare un olandese che sappia che ‘Ik leef niet meer voor jou’  è ‘Cervo a Primavera’ di Riccardo Cocciante e che il primo single di Marco Borsato ‘Dromen zijn bedrog’, per il quale è pure finito nel guinness dei primati (12 settimane di permanenza al 1º posto della locale Top 40), non è altro che ‘Storie di tutti i giorni’ di Riccardo Fogli. L’elenco delle covers è lunghissimo e ha consentito al nostro di ascendere tutte le scale dell’olimpo musicale senza dover scrivere una sola nota. Adesso che ha prosciugato gli archivi italiani si è dovuto dare alla beneficienza per nascondere il fatto di non aver materiale originale degno di nota ed è diventato ambasciatore di Warchild.
Oltre alla fama, le cosiddette covers hanno fruttato al Marco nazionale doppi, tripli e perfino sestupli dischi di platino, quindi spero bene che il nostro abbia almeno pagato le royalties agli autori italiani perchè dubito che si accontentino della soddisfazione morale per la stima indiretta in cui la canzone italiana è tenuta qui.
Ad onor del vero anche alcuni autori italiani sono apprezzati qui senza bisogno di traduzione: Laura Pausini, Eros Ramazzotti ma soprattutto Paolo Conte fanno regolarmente il tutto esaurito nelle serate olandesi ed un certo Tiziano Ferro, a me totalmente sconosciuto, qualche anno fa ha dominato le classifiche con la hit ‘Perdono’ (la conoscete? È famosa?).
Gusti italiani a parte, il panorama olandese prevede anche gruppi e cantanti rock autoctoni che nulla hanno da copiare o invidiare a Ligabue &C, solo che qui sono prevalentemente donne: Ilse de lange, Anouk e Jaqueline Govaert sono rock chicks con i controcoglioni. Rigorosamente maschi sono invece i polderrappers tra i quali spiccano – oltre ai prevedibili immigrati marocchini – perfino biondissimi anglosassoni tipo Vanilla Ice. E per concludere in bellezza, l’Olanda vanta i DJ più pagati del momento: Tiesto, Armin van Buuren e DJ Jean per citare i top 3 e citiamo anche Junkie XL altrimenti il vikingo si risente.
 
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