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 ego... di paola
 
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Nemmeno il calvinismo più rigoroso può cambiare la natura maschile. Gli uomini olandesi saranno anche due release sopra gli italiani, ma non c'è verso di fargli capire che i vestiti sporchi non volano da soli nella cesta della biancheria.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 01/06/2017 @ 23:59:59, in diario, linkato 343 volte)
Circa un mese fa questo blog è sparito. Da un momento all’altro gli articoli non sono più stati visibili in homepage benché regolarmente presenti in archivio. La homepage era una pagina vuota con stringhe di #### al posto dei titoli e dell’indice. Dopo i primi attimi di panico, questo incidente mi ha fatto riflettere. La prima riflessione è stata che nessun lettore mi aveva scritto segnalandomi l’anomalia. La seconda riflessione è stata che nell’ultimo anno ho scritto pochissimo e mai veramente ispirata. Entrambe le riflessioni mi hanno portato ad accettare la sparizione del blog come un segno del destino; evidentemente lo scopo del blog si era compiuto: dopo sedici anni di vita in Olanda quanto ancora posso intrattenervi sulle usanze di qui senza cadere in noiose ripetizioni? E quanto può interessare quel che faccio ad amici sempre più lontani? Soprattutto perché qualunque evento oggi è comprimibile in un post su facebook, o peggio ancora in un tweet. Ho passato quindi l’ultimo mese a vivere la mia vita serenamente, senza darne relazione ad alcuno.

Poi, com’era sparito, dopo un mese il blog è ritornato. A questo punto ho sviluppato due certezze: la prima è che il mio blog è governato da un’AI palesemente umorale e la seconda è che l’AI mi sta comunicando qualcosa.

Dai Paole’, facce ridere.

Viviamo a un passo dall’apocalisse. Se non sarà Kim Jong Un a sterminarci ci penserà il morbillo. O lo tsunami dal Polo Nord. O il meteorite dallo spazio. E non abbiamo ancora inventato i viaggi interstellari che ci porteranno in salvo su qualche altro pianeta; insomma, non c’è scampo. In questo delirio da fine del mondo l’unica cosa che possiamo fare è ridere: una risata ci seppellirà.

A me in questo momento più che una risata sta seppellendo la biancheria sporca. Letteralmente. Ho due adolescenti maschi in casa (il vikingo conta come adolescente di ritorno) che passano la loro vita a cambiarsi più frequentemente di Brachetti. Ho due ceste della biancheria perennemente traboccanti di tenute da calcio, judo, ciclismo, jogging e atletica, che emanano un bouquet olfattivo composto da un fondo di spogliatoio maschile con note da discarica di rifiuti tossici. Più svariati asciugamani, accappatoi e strofinacci da cucina che il vikingo cambia compulsivamente. Se ci aggiungiamo i regolari cambi di biancheria, di vestiti e di calzini regolamentari faccio prima ad aprire una lavanderia. Quando arriva la mia colf il venerdì mattina e mi trova inginocchiata tra mucchi di biancheria sporca di fronte alla lavatrice ci scambiamo uno sguardo in cui si racchiude tutto il nostro rimpianto per non essere nate lesbiche o rimaste single. La colf è ovviamente mediterranea tanto quanto me perché se fosse olandese non si farebbe toccare da simili quisquilie ma vivrebbe felice in mezzo alla discarica. Recentemente una mia amica mi raccontava sconvolta di essere stata invitata a bere un caffé a casa di una conoscente e di essere stata accolta in un salotto dove troneggiava un'enorme cesta di biancheria sporca che la padrona di casa ha semplicemente spostato per far posto a un’altra cesta di biancheria fortunatamente pulita e per tutto il tempo della visita ha piegato imperturbabile calzini e magliette. E il vikingo stenta ancora a capire perché sia così importante togliere regolarmente vestiti, suppellettili usate e scarpe da tutte le superfici piane e riporli nelle appropriate sedi: un giusto contrappasso per chi come me è affetto da una leggera forma di OCD (vi ho già parlato delle mollette da bucato spaiate e della sequenza delle posate nella lavapiatti vero?). Tornando alla biancheria, ho imparato a meditare (in apnea) mentre smisto colori e tessuti, mentre cerco in tutti i luoghi e in tutti i laghi calzini spaiati e perfino mentre recupero dal mucchio della biancheria lavata le mie poche cose sommerse da chili di maschie magliette, canotte e calzoncini: tutte attività che sfiorano tempi tantrici senza il sesso. E il risultato delle mie meditazioni mi ha portato a prendere una decisione epocale.

Chiudo questo blog.

È stato bello, è stato utile, è stato perfino terapeutico ma ormai non ha più senso. Nell'epoca in cui tutti sono tracciabili e visibili online 24/7, l'invisibilità è diventata un lusso. E, come ci ricorda Banksy, un superpotere. Intendo riappropriamene.

Potete leggere tutti i miei articoli sul sito alla voce DIARIO e se avrò ancora qualcosa da dire lo metterò lì. Questa pagina rimarrà aperta finché l’AI non deciderà di richiuderla.

Doei.
 
Di paola (del 01/06/2017 @ 10:21:44, in diario, linkato 418 volte)
Questa è la traduzione - a grande richiesta - del mio articolo apparso il 30 maggio su una rivista di settore olandese.

I memes sociali sono sempre divertenti e talvolta contengono anche verità profonde. Qualche tempo fa ho trovato questo sulla mia bacheca di Facebook: "Perché non vi fidate dei professionisti, dei medici e degli scienziati, ma credete in qualsiasi idiota che scrive su facebook?". Avrei potuto lasciarlo per quello che era, invece mi ha fatto pensare. Davvero: perché?

Il rapporto Edelman sulla fiducia (Edelman Trust Barometer) offre una possibile risposta. Nell’introduzione all'edizione 2017 Edelman descrive la situazione attuale come un’implosione di fiducia senza precedenti nelle istituzioni e addita come ragione il fallimento del sistema capitalista a seguito del crollo finanziario del 2008. Questo avrebbe alimentato un crescente scetticismo sulla sostenibilità dei nostri valori e in particolare delle nostre condizioni di vita, insieme alla percezione che il sistema capitalista premi soltanto certe élites a scapito di tutti gli altri.

Leggo il rapporto Edelman ogni anno, ma non ho mai percepito un tono così cupo come quest'anno. Sembra che il modello politico ed economico creato dopo la seconda guerra mondiale sia stato definitivamente affossato da parte di tutta la popolazione interessata. La crisi finanziaria ha aperto il vaso di Pandora e ora tutti si sentono traditi dal sistema. Questo spiega la prima parte del meme, la seconda parte è più difficile da spiegare. Non riesco a trovare alcuna ricerca quantitativa che spieghi perché le notizie false (fake news) siano diventate più credibili di fatti oggettivi, sostenuti da un’ampia base di ricerca scientifica.

E quindi non mi resta che speculare.

Negli anni novanta, The X-Files era una delle serie TV più popolari. In questa serie americana il protagonista Mulder – nota bene un agente dell'FBI – è ossessionato dalla perdita di sua sorella, che lui crede fermamente essere stata rapita dagli alieni. Nel suo ufficio è appeso un poster raffigurante un UFO e le parole "voglio credere". Questa è l'essenza della storia: non importa quello che è realmente accaduto. Quello che è veramente importante per Mulder è la prova della sua fede, che egli persegue senza sosta fino a quando non soccombe all’avversità della realtà.

Questo fenomeno è di tutti i tempi: fino al XIX secolo le madri dei neonati morti in culla credevano che il loro bambino fosse stato rapito dalle streghe. La credenza nelle streghe, negli elfi, nei fantasmi, nei demoni e negli alieni ostili come la causa di tutti i mali della nostra vita dà conforto; la scienza e i fatti oggettivi invece non sono quasi mai confortanti. La scienza ci costringe a pensare che tutto ciò che facciamo ha delle conseguenze e che nessun deus ex machina ci salverà. I fatti oggettivi ci dicono che tutto ha un prezzo e che c'è sempre un conto da pagare alla fine della festa. E questo è esattamente ciò che non vogliamo sentirci dire. Noi preferiamo credere alle favole. Non per nulla la Chiesa cattolica è riuscita a prosperare per più di due millenni attraverso lo sfruttamento sistematico di un paio di favole ben scritte.

Da ciò possiamo concludere che l’umanità sia collettivamente alla ricerca di conforto, non necessariamente della verità. E noi - proprio come Mulder – preferiamo sempre credere a chi ci offre conforto rispetto agli ambasciatori di brutte notizie: le promesse di uno spacciatore di droga piuttosto che gli avvertimenti di uno scenziato. Ogni idiota che diffonde notizie false su Facebook può contare su un gruppo abbastanza grande di persone che vogliono credere alla notizia e la copertura di massa dei social network ne facilita la diffusione virale fino a quando la notizia non viene accettata da tutti come verità. Questo fenomeno è di tutti i tempi: fin dal Medioevo la vox populi del villaggio è stata sufficiente a mandare decine di ragazze innocenti al rogo come streghe. Forse oggi noi non siamo più in grado di comprendere come la vista di una ragazza innocente che brucia possa dare conforto al villaggio, ma i social-idioti lo capiscono ancora perfettamente. I tedeschi hanno perfino una parola per definire questo fenomeno: Schadenfreude.

E prima di incupirmi come Edelman, provo a evocare il mio pusher interiore per offrire conforto. Se seguo il mio ragionamento, la soluzione è a portata di mano: abbiamo bisogno di una nuova fede, qualcosa che ci dia conforto, speranza e fiducia nel futuro. Non deve necessariamente essere qualcosa di scientificamente provato, ma deve suonare credibile e soprattutto non contenere brutte notizie, solo buone intenzioni. Una visione, una missione. Suona familiare? E’ il nostro mestiere (di comunicatori di marketing n.d.t.). L'essenza del nostro mestiere è tradurre bisogni primari inespressi in esperienze soddisfacenti che si ancorino il più saldamente possibile alla nostra vita quotidiana e infine diventino parte della nostra cultura. O almeno, questo è quello che voglio credere.
 
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