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 ego... di paola
 
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Sono emigrata in Olanda per amore quindici anni fa. Nei primi dieci anni ho intrattenuto i miei amici sulle usanze olandesi, poi ho cercato di far loro vedere come sono assurde le vicende italiane viste da qui. Adesso racconto semplicemente quello che mi succede.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 29/12/2015 @ 13:56:58, in diario, linkato 693 volte)
E siamo arrivati anche alla fine di quest’anno. Grazie ai buoni propositi formulati l’anno scorso sono ora orgogliosa proprietaria di un futuristico forno con più funzioni di una navicella spaziale grazie al quale ho potuto regolarmente confezionare manicaretti molto apprezzati dai residenti. Come tutte le cose importanti della mia vita l’acquisizione del forno è stata un’impresa intricatissima, durata mesi pieni di intoppi, rinvii, attese snervanti, minacce e ultimatum. Un po’ come la mia vita con un adolescente in crescita e un adolescente di ritorno. Il vikingo infatti impiega il suo tempo libero nella reiterazione dei riti della sua gioventù, ovvero serate in discoteca (si chiama ancora così?) al ritmo della musica del secolo scorso e concerti di gruppi emergenti in compagnia dei suoi amici coetanei e altrettanto in crisi di mezza età. Fortunatamente per me la loro gioventù non ha compreso moto sportive o Harley Davidson, altrimenti sarei già costretta a strizzarmi in una tutina di pelle che perfino nella mia gioventù più anoressica non ha mai valorizzato il mio fisico.

In quanto alle serate in discoteca, già ai tempi le consideravo una noia mortale e di gruppi emergenti ho fatto il pieno per almeno altre due vite. Basta così. Lascio il vikingo galoppare nelle verdi praterie della memoria e mi dedico all’esplorazione della gastronomia più esotica mentre penso a cosa mi piacerebbe fare da grande.

Ma invece di parlarvi del futuro come tutti, vi intrattengo sulla gastronomia.

Viviamo in tempi molto interessanti, gastronomicamente parlando. Anno 2015 perfino nel buco del culo del polder si possono trovare tutti gli ingredienti necessari a deliziare palati di qualunque provenienza. L’economia dell’eccesso in cui siamo immersi fa sì che negozi e mezzi di comunicazione trabocchino di programmi, libri, attrezzature e corsi di cucina. Si trovano ristoranti etnici a ogni angolo, soup kitchens che preparano la zuppa di lenticchie libanese, gelatai con un bancone di trenta gusti, pizzerie, coffee bars con macchine Faema e delicatessen dove il pastrami è più venduto dei wurstel. Ieri ero a far colazione con un cappuccino più che dignitoso e la lavagna del menù proponeva il panino del muratore. Adesso devono solo imparare a fare le brioches e poi non noterò più la differenza tra il Blonde Pater e Panariello. All’Albert Heijn – sempre all’avanguardia - vendono da anni panettone, scamorze, mozzarella di bufala, farro e cavolo nero e sul loro mensile dedicato all’ispirazione culinaria campeggiano ricette di Russo, Robuchon, Oliver e Ottolenghi.

Ogni anno preparo il cenone della vigilia per gli amici del vikingo, rigorosamente vegetariano non per tradizione (che prevedrebbe almeno il pesce) ma per accontentare le idiosincrasie di Loes. La tradizione è nata spontaneamente tredici anni fa, quando mi sono trovata prigioniera di un neonato e impossibilitata a condurre una vita normale. Inizialmente offrivo location e logistica e tutti contribuivano alla composizione della cena con un piatto a scelta; progressivamente l’onere della preparazione si è coagulato intorno a me e a Loes, che oltre a essere caparbiamente vegetariana è una cuoca estremamente creativa e volonterosa, ma soffre di una forma estrema di stress da scelta che la porta a iperventilare anche solo alla scelta del formaggio da usare nel soufflé. Per questo motivo ho innestato una tradizione nella tradizione: tutte le pietanze del cenone collettivo sono basate sulle precisissime ricette del mensile di Albert Heijn, che produce uno speciale Natale con servizio all-in, ovvero gli ingredienti di qualunque ricetta sono facilmente reperibili in ogni supermercato, oppure ordinabili online e consegnabili a domicilio. Con questo semplice stratagemma tengo buona Loes e tutti gli altri invitati si divertono intere settimane a indovinare che ci sarà per cena sfogliando le pagine della rivista.

Quest’anno a sorpresa Loes ha dato buca, nel senso che non si è offerta di preparare nulla, ne’ io l’ho sollecitata per timore di scatenare un attacco di panico. Ho dovuto quindi lavorare indefessamente all’intero menù di cinque portate per un giorno intero e sono arrivata all’ora di cena piuttosto provata. Anche il mio tentativo di coinvolgere il vikingo nella preparazione degli antipasti è tornato indetro come un boomerang. L’ho pregato di volermi sostituire nel preparare il ripieno di avocado e wasabi per le uova sode con gli ingredienti elencati nella ricetta mentre io mi concedevo una pausa di dieci minuti sul divano e dopo esattamente 31 secondi sono stata richiamata in cucina a sbucciare uova particolarmente riottose. A ciò si è aggiunta una litania di domande che mi ha fatto rimpiangere le telefonate convulse di Loes e mi ha precipitato nell’agghiacciante consapevolezza che il vikingo ignora la dislocazione e l’uso dei più elementari strumenti in cucina, a partire dai misurini per arrivare al tritatutto elettrico.

Colpa mia naturalmente, come abbiamo appurato la mattina dopo a colazione. Perché in questi ultimi tre anni mi sono talmente appassionata alla cucina da farlo impigrire al punto che nemmeno apre più il libro di ricette da lui espressamente chiesto in regalo a Sinterklaas proprio tre anni fa. Libro dal quale lui ha eseguito due ricette ed io più di venticinque.

Sono rimasta troppo scioccata per ribattere, ma ho formulato il mio unico buon proposito per l’anno che verrà: basta cucinare. Vivremo di avanzi fino a Capodanno e poi la rituale dieta di gennaio mi farà approdare alla quaresima senza necessità di rimettere mano ai fornelli. Se tengo duro sarà bistecca e insalata fino al prossimo cenone di Natale.

Buon anno!
 
Di paola (del 05/12/2015 @ 16:15:25, in diario, linkato 690 volte)
Abbiamo fatto un miracolo. Abbiamo portato la magia di Sinterklaas nel campo profughi di Heumensoord. Abbiamo dato a settecento bambini, ai loro genitori, a tutti gli abitanti del campo un’ora di assoluta felicità, di lettere di cioccolato, biscotti di spekulaas e regali, come vuole la tradizione olandese. Quale tradizione olandese? Ne ho parlato praticamente tutti gli anni: potete googlarla, consultare wikipedia o semplicemente rileggervi un articolo random del mio blog. È la tradizione olandese più sentita, più importante e più determinante per capire la nostra società. È un regalo collettivo all’infanzia e come tale non ci è sembrato giusto escludere l’infanzia che è ospite sul suolo nazionale.

Ci sono caratteristiche della personalità olandese che vanno apprezzate. La determinazione nel portare a termine missioni impossibili è una di queste. Un italiano medio penserebbe quello che abbiamo pensato tutti noi e cioè: sarebbe bello poter dare a questi bambini che hanno perso tutto e vivono in condizioni terribili un po’ di magia, un momento di distensione e magari anche qualche deroga alla triste dieta del catering più spartano dei francescani, poi si fermerebbe lì. Un olandese medio invece mette un messaggio su Facebook, apre un crowdfunding e comincia a percorrere con infinita pazienza la montagna burocratica e logistica che l’impresa implica. È così che ho incontrato Karin Stultiens. Un’olandese assolutamente indistinguibile dalla marea di facce e gattini su Facebook. Un’olandese con un’idea, che era anche la mia. Ho accettato di aiutarla a realizzarla e quando, dopo una stringa infinita di messaggi, ci siamo incontrate insieme alle altre due olandesi altrettanto determinate ad aiutarla, ci siamo riconosciute, capite e integrate senza nemmeno presentarci. Non era necessario.

Quello che invece è stato necessario potrebbe tranquillamente riempire un romanzo di proporzioni Dumasiane. Non è detto che un giorno non lo scriva. Per adesso quello che mi interessa condividere è la sensazione di avere finalmente fatto qualcosa di grande nella mia vita. Qualcosa che le ha finalmente dato senso. Qualcosa che ha occupato le mie notti e i miei weekend di novembre e di cui adesso sento la mancanza. Ho aperto una porta che non si chiuderà più.

E adesso un po’ di cronaca.


Il crowdfunding ha raccolto 2000 euro in 3 settimane. Con questi abbiamo comperato 600 lettere di cioccolato, 600 pacchetti di pepernoten, 600 palloni di plastica gonfiabile, 3 pompe per gonfiare i palloni e 600 sacchetti di plastica per contenere i regali. Una fabbrica di biscotti ci ha regalato 600 biscotti di spekulaas a forma di Sinterklaas, in più ha offerto il rinfresco ai sessanta volontari che il 3 dicembre si sono impegnati a fare i pacchetti e a distribuirli. La biblioteca civica ha regalato 160 valigette contenenti un libro di cartone e uno di stoffa per i bambini più piccoli. Tre professori universitari e nove studenti hanno accettato di interpretare Sinterklaas e i suoi Pieten. Perché tre? Perché Heumensoord è diviso in tre villaggi (Green, White e Purple) a cui fanno capo tre aree ricreative e il COA (Organo Centrale per l’Accoglienza dei rifugiati) ha messo come conditio sine qua non che la distribuzione dei regali avvenisse simultaneamente nelle aree ricreative di tutti i tre villaggi. Il COA da parte sua ha fornito il supporto logistico, la security e il servizio di pulizia prima e dopo. Sette profughi siriani che abitano a Heumensoord ci hanno affiancato e hanno aiutato sia nell’assemblaggio dei pacchetti che nella loro distribuzione e posso tranquillamente affermare che senza di loro non saremmo riusciti a combinare un bel niente, perché il 90% dei profughi non parla inglese e tantomeno olandese mentre il 100% del COA e dei volontari incluse noi del comitato non parla ne’ arabo, ne’ aramaico e tantomeno farsi.

All’alba del 3 dicembre abbiamo formato una carovana di auto cariche di tutto il necessario e siamo partite alla volta di Heumensoord. Arrivate al cancello principale una valchiria della security si è avvicinata alla prima auto con fiero cipiglio. Non ho sentito che cosa le ha detto Karin ma la metamorfosi è stata sconvolgente. L’espressione ostile e minacciosa si è stemperata in un sorriso beato e la robusta valchiria si è trasformata in una leggiadra ballerina che con passo aggraziato ha danzato fino alla mia auto. “En u bent?” (e lei è?) ha chiesto soavemente e alla mia risposta: “Ik ben de Piet” si è sciolta in una ridarella incontenibile. A formalità disbrigate siamo entrate nel campo e abbiamo cominciato a scaricare tutti gli scatoloni. Uno ad uno sono arrivati anche i volontari del mattino che senza tante cerimonie si sono messi a aprire scatoloni, pompare i palloni e impacchettare i regali. Dopo il rinfresco di biscotti e caffè abbiamo aspettato l’arrivo del secondo turno di volontari e li abbiamo brieffati sulle attività del pomeriggio. Poi è arrivata l’impiegata del COA con i facchini e a poco a poco i pacchetti sono spariti nei portacarichi, seguiti dai volontari.
Quando siamo arrivate ai rispettivi villaggi i volontari erano già in postazione dietro ai tavoli dei regali con l’elenco dei bambini. Abbiamo installato amplificatori, CD players e casse acustiche e abbiamo fatto partire la musica. Insieme a noi c’erano due agenti della sicurezza e due host del COA che si sono tenuti in disparte, pronti a intervenire in caso di bisogno. Fuori dalle porte intanto si stava materializzando una sempre più robusta folla di bambini e genitori che si sono riversati nella sala appena abbiamo dato il segnale di via libera. Le volontarie non addette ai regali hanno cominciato a far ballare e cantare i bambini in attesa dell’arrivo di Sinterklaas e nel giro di un quarto d’ora tutti i bambini si stavano divertendo un mondo. Ero impegnata in un trenino con un gruppo di seienni scalmanati al suono di “Hij komt, hij komt” quando con la coda dell’occhio ho visto arrivare Karin e il Sinterklaas assegnato al mio villaggio. Di nuovo la metamorfosi è stata sconvolgente: in un battito di ciglia i bambini si sono trasformati in una folla di teenagers isterici alla vista dei Beatles e sono corsi urlando verso la porta. Per mezz’ora abbiamo cercato di riportare ordine in un allegro caos, tra un muro di bambini urlanti e genitori invasati col telefonino in posizione selfie. Finalmente Sinterklaas è riuscito a sedersi davanti ai tavoli dei regali e i bambini si sono seduti in cerchio intorno a lui. Abbiamo avuto ben cinque minuti di calma, nei quali Sinterklaas ha espresso in tre lingue tutta la sua gioia di essere arrivato a Heumensoord per il suo compleanno e di aver portato i regali. Alla parola regali si è scatenato di nuovo l’inferno ma questa volta le vittime dell’entusiasmo sono state le volontarie addette alla distribuzione. Abbiamo di nuovo impiegato mezz’ora per riuscire a mettere i bambini in fila e il vero miracolo è stato che nessuno si è fatto male e tutti sono usciti dalla sala stringendo l’agognato pacchetto.

A cose fatte, quando tutti i volontari si sono dileguati con la stessa semplicità con cui erano arrivati, ci è arrivata anche una lettera di ringraziamento del COA che dice testualmente: “Jullie hebben iedereen een onvergetelijk geschenk bezorgd, bewoners, collega's, vrijwilligers: allemaal verbonden!” (avete fatto un regalo indimenticabile a tutti i residenti, i colleghi, i volontari: tutti affratellati!).

Queste cose, signore e signori, sono possibili solo in Olanda e solo nel nome di Sinterklaas. Domani il mondo tornerà l’orrore che è sempre stato ma per me, per Karin e per tutti i volontari che ci hanno aiutato sarà indelebilmente migliore di prima.
 
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