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 ego... di paola
 
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In equilibrio su un filo di seta è una storia di donne. Donne che non cercano guai ma che ne trovano a pacchi. Donne in cerca di se stesse e di un significato per la loro vita sempre più vuota e allo stesso tempo sempre più frenetica. Donne idealiste, donne materialiste, madonne, angeli, streghe e puttane.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 25/03/2015 @ 22:03:15, in diario, linkato 532 volte)
Intendiamoci bene. Se avessi voluto fare la madre casalinga mi sarei sposata a 21 anni e avrei sfornato almeno 3 marmocchi prima dei 30. Il fatto che mi sia sposata a 44, abbia avuto il mio unico figlio a 39 e sia dirigente aziendale da quando avevo 27 anni mi pare sia un indicatore sufficiente delle mie priorità. Pertanto considero questo weekend lungo una punizione per peccati che devo aver commesso in vite precedenti.

Vikingo a Montreal da giovedì. Colf malata da martedì. Entrambi tornano - se tutto va bene - tra martedì e mercoledì prossimo. E quindi io devo prontamente improvvisarmi madre casalinga e pure single per tutto il weekend e buona vacanza. Poi vediamo come torno in ufficio mercoledì.

Giovedì: corsa col cardiopalma al treno dopo l'ultima riunione per accogliere il pargolo di ritorno da scuola e costringerlo a fare i compiti mentre contemporaneamente finivo i lavori con scadenza ravvicinata. Poi correre a fare la spesa, cucinare la cena, mettere a nanna il pargolo, dare da mangiare ai gatti, pulire la cassettina.

Venerdì: fare tutte le pulizie arretrate, tre bucati, la spesa grossa, la manutenzione dei gatti, portare il pargolo dal dottore, sgolarsi inutilmente per fargli fare i compiti. Preparare la cena e mettere a letto il pargolo.

Stamattina: andare al mercato e preparare il pargolo per la partita di calcio settimanale.

Ora.

Qui si dice: tot hier en niet verder (fino a qui e non oltre).

Se fossi veramente madre single, delle due l'una: o Matteo a calcio non ci andrebbe proprio o sarebbe una di quelle attività che si gestirebbe in totale autonomia come i videogames e Youtube. Avendo invece un regolare marito, questa è una delle cose che spettano a lui. Io non ne voglio sapere proprio niente. Al massimo lavo le divise sporche.

Invece.

Stamattina mi sono staccata le tonsille per staccare Matteo dall'iPad e poi dal Topolino e costringerlo a vestirsi. All'ennesimo tentativo inutile sono dovuta scendere all'unica tattica che funziona: "Va bene. A me del calcio non me ne frega un cazzo. Tu fai quello che vuoi ma stasera niente sushi, iPad e iPhone sequestrati e a papà lo spieghi tu perché non sei andato alla partita."

Dopo 5 minuti Matteo era vestito, la borsa era pronta e siamo arrivati al campetto con ben 5 minuti di anticipo. Adesso però a me serve un litro di Lexotan. Non ce la posso fare.

 
Di paola (del 08/03/2015 @ 20:30:30, in diario, linkato 602 volte)
Signore, amiche, sorelle,

Gli americani dicono: There ain't such a thing as a free lunch. Infatti la cena di stasera è a carico delle commensali. L’aperitivo lo offre Traianus ma nemmeno quello è gratis, perché dovete sopportare il mio discorso di benvenuto. Tranquille: sarò breve.

La giornata internazionale delle donne, che celebriamo oggi, è una festa recente. E’ stata istituita nel 1911 in Europa e commemora la morte di 123 operaie nell’incendio della fabbrica di Triangle (NY). L’incendio è in realtà avvenuto il 25 marzo, ma non stiamo a sottilizzare. In questa giornata ci soffermiamo a valutare la nostra fortuna di essere emigrate in un paese in cui la parità di diritti tra uomini e donne è sancita dalla legge. Un paese in cui il soffitto di cristallo è uno dei più alti in Europa (c’è sempre margine di miglioramento) e in cui l’approvazione della Risoluzione Tarabella, calendarizzata per domani al parlamento europeo, è solo una conferma delle norme in vigore. Infatti qui le donne hanno “il pieno controllo dei loro diritti sessuali e riproduttivi, attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all'aborto; con misure e azioni volte a migliorare l'accesso delle donne ai servizi di salute sessuale e riproduttiva e a meglio informarle sui loro diritti e sui servizi disponibili.” Tutte cose che la risoluzione Tarabella auspica per quei paesi della UE che sono rimasti indietro.

In questa giornata ci soffermiamo anche a considerare quanto la nostra situazione sia unica nel panorama mondiale, che vede la maggioranza delle donne ancora trattate come proprietà dell’uomo e merce di scambio e non mi soffermo sulle atrocità commesse in nome di presunte norme morali o religiose ma voglio solo ricordare che le atrocità sono di tutti i tempi e di tutte le religioni, come testimonia l’omicidio di Ippazia, filosofa e matematica martire della ragione nelle lotte tra Vescovo Cristiano e Prefetto pagano, assassinata nel marzo 415 ad Alessandria d'Egitto dai jihadisti di allora: i parabolani, un gruppo di partigiani cristiani sostenitori del vescovo Cirillo: un uomo che “prese a dominare la cosa pubblica oltre il limite consentito all’ordine episcopale.”

I maschi dominatori sono una costante della nostra specie: ha evidentemente a che fare con il testosterone, ci tocca farcene una ragione. Farcene una ragione non vuol dire però assolutamente assecondare o peggio ancora approvare le idee e i comportamenti di questi ricettacoli di testosterone in eccesso. Questo è essenzialmente il messaggio femminista. Non sono i maschi dominatori che ci devono spaventare: le armi per combatterli le abbiamo, fosse anche solo perché li abbiamo prodotti noi. Quello che ci deve preoccupare, oggi come ai tempi di Ippazia, sono le donne che li approvano, li sostengono e così facendo perpetuano il modello femminile passivo, succube e schiavo.

Ho sempre pensato che se le donne di Alessandria fossero scese in strada contro i parabolani o avessero anche solo aperto le porte per accoglierla, forse Ippazia non sarebbe stata fatta a pezzi. Invece se ne sono state chiuse in casa, molte di loro avranno pensato che quella puttana di Ippazia aveva quello che si meritava e quelle che non lo pensavano sono state prese a sberle dalle madri. Per questo ci sono voluti mille e seicento anni di lotte femministe per avere, almeno sulla carta e solo in una piccola parte del mondo, gli stessi diritti degli uomini.

Ricordiamoci che i diritti acquisiti, pagati col sangue delle generazioni precedenti alla nostra, sono fragili come ragnatele e si possono spezzare in qualunque momento. Non diamo nulla per scontato e proteggiamo la nostra situazione privilegiata. Non consentiamo ad alcun vescovo Cirillo di farci ripiombare nel medioevo da cui siamo con tanta fatica uscite.

Grazie e buon appetito.

 
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