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 ego... di paola
 
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Sono emigrata in Olanda per amore quindici anni fa. Nei primi dieci anni ho intrattenuto i miei amici sulle usanze olandesi, poi ho cercato di far loro vedere come sono assurde le vicende italiane viste da qui. Adesso racconto semplicemente quello che mi succede.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 18/01/2015 @ 09:09:09, in diario, linkato 794 volte)
Questa mattina mi sono svegliata (da cui il titolo) e invece di trovare l’invasore ho trovato una persona diversa dentro di me. Una persona che guarda all’Italia col divertito distacco degli autoctoni e con il bonus di chi ha superato la paura di un rimpatrio forzato. Una persona che non soffre più per le dichiarazioni di Salvini, ma legge con piacere commenti di giornalisti indipendenti – ovviamente olandesi - sull’evoluzione del sentiment nazionale verso gli immigrati musulmani.

Dai fatti di Parigi è evidente che l’integrazione sociale in Olanda è molto più evoluta del resto d’Europa. Non è sempre stato così. Nel 2004 abbiamo avuto anche noi un attacco alla libertà d’opinione: un manipolo di fanatici armati ha ucciso a sangue freddo Theo van Gogh, colpevole di aver diretto e co-prodotto Submission, un cortometraggio non favorevole alla cultura islamica la cui autrice – Ayan Hirsi Ali – è stata prontamente messa sotto scorta per evitare ulteriori drammi. Allora le reazioni sono state tali da portare un consistente quantitativo di voti a Geert Wilders e ad autorizzare Rita Verdonk a dare un bel giro di vite alle politiche migratorie. Oggi, dopo soli dieci anni, Rita Verdonk è sparita dall’orizzonte politico e a Wilders non viene più data la minima copertura mediatica. Le sue dichiarazioni a proposito di Charlie Hebdo non sono state rese note, in compenso dai newssites ai talk shows passando per giornali e telegiornali è tutto un tripudio di condanna, unità e ora e sempre resistenza: atei, cristiani, ebrei e musulmani tutti abbracciati in piazza contro il nazismo jihadista. Atei, già, perché la notizia del weekend è che per la prima volta in Olanda ci sono più atei che credenti e sebbene il 53% creda in una vita dopo la morte, solo il 17% si dichiara fedele a un culto religioso contro 25% di atei dichiarati.

Come non essere fiera di vivere in un paese del genere? Come non essere ottimista di fronte a un popolo che innalza un bel dito medio corale di fronte all’emergenza terroristica? Che poi, quale emergenza terroristica? Perfino il nostro premier ha rassicurato tutti che le misure antiterroristiche già in vigore sono perfettamente adeguate al pericolo di attentati e poi in Olanda mica abbiamo agents provocateurs del livello di Charlie Hebdo, quindi al massimo ci dobbiamo preoccupare di rimpatriare gli ultimi militari dall’Irak e dall’Afghanistan e siamo a posto. Militari il cui compito – si badi bene – è quello di impartire alla polizia locale un training antiterrorismo, mica altro.

E che dire delle nostre periferie? Dei nostri terreni di incubazione per potenziali terroristi? Dall’attentato a Theo van Gogh il lavoro sotterraneo dell’apparato statale è stato indefesso: senza proclami e fanfare sono state isolate le moschee a rischio, espulsi gli ayatollah estremisti, iniziati corsi di integrazione culturale nei quartieri problematici e la preoccupazione principale del governo resta quella di evitare ogni possibile radicalizzazione.

Non so voi, ma io mi sento molto più sicura in un paese dove l’apparato statale fa di tutto per evitare i conflitti potenziali e neutralizza scientemente, in modo non violento e non coercitivo, tutti i potenziali troublemakers. La capacità di autoigiene di questo popolo è assolutamente ammirevole, anche se il prezzo da pagare è il cronico sottosviluppo di agents provocateurs.

Non fraintendiamoci, in Olanda Charlie Hebdo non sarebbe proibito, semplicemente sarebbe morto di morte naturale, per totale assenza di interesse e di lettori o - in caso estremo - per un deciso e pacifico intervento legislativo. In Olanda non è proibito quasi niente per cui abbiamo avuto fino a pochissimo tempo fa anche un partito dichiaratamente pedofilo. Finché questo si è tenuto nei ranghi invisibili del bon ton lo si è tollerato, ma appena gli scandali dei preti e dei maestri pedofili hanno cambiato la direzione dell’opinione pubblica, il partito è stato messo al bando senza troppe discussioni con una sentenza della Corte Suprema. Lo stesso vale per associazioni più o meno discutibili che sono sopravvissute solo fino a che le azioni dei loro membri non hanno causato danni alla società.

La vicenda di Ayan Hirsi Ali è emblematica. A seguito dell’assassinio di Theo van Gogh, questa è stata protetta dallo stato per molti anni, ma constatato che la sua unica ragione d’essere sembrava quella di avvelenare il dibattito sull’integrazione con dichiarazioni anti-islamiche assolutiste, in chiaro contrasto con le politiche governative, le è stato detto chiaramente che non si poteva più considerare persona da proteggere a carico dello stato e che le spese per la scorta armata e l’appartamento sorvegliato se le doveva pagare da sé. Al che la nostra, offesissima, è emigrata negli Stati Uniti: good riddance.

Lo stesso vale per Geert Wilders: agent provocateur di professione. Lo si è tollerato non senza molto imbarazzo fino a che le sue dichiarazioni xenofobe (vedi Gemeenteraadverkiezingen) hanno messo in pericolo la pacifica convivenza multiculturale a cui il governo tanto tiene. Da allora è in totale discredito e tutti gli hanno voltato le spalle, compresi i suoi elettori. Idem ditto per Rita Verdonk che si è autoaffondata con una campagna elettorale fondata esclusivamente sulla paura del diverso e sulla criminalizzazione degli immigrati.

È bello vivere in un paese dove le regole sono chiare. È bello sapere che ti è permessa qualunque cosa non sia contraria alle politiche e alle leggi in vigore, leggi e politiche peraltro di un liberismo fin troppo sfrenato, unito però a un rigidissimo codice di comportamento. È bello anche sapere che grazie a ciò, forse, ci sarà risparmiato l’orrore di una strage.

Ma soprattutto è bello sapere che, stamattina, mi sono svegliata per la prima volta sentendomi olandese e quindi anche questo diario è giunto al suo naturale compimento.

Addio Tulipland. Tot ziens in Nederland.
 
Di paola (del 09/01/2015 @ 10:10:10, in diario, linkato 822 volte)
Avrebbe dovuto essere un articolo sulle nefaste conseguenze dei botti di capodanno ma da mercoledì pomeriggio i morti di capodanno hanno lasciato il podio ai morti di Parigi.

Per cui.
Chiariamo subito una cosa.

Le vignette di Charlie Hebdo sono volgari, offensive e personalmente non mi fanno nemmeno ridere. Forse non sono abbastanza sofisticata per capirle, forse sono troppo vecchia o forse non sono abbastanza francese. Whatever.

Detto questo.
L’attentato di mercoledì è mostruoso e ingiustificabile. Punto.

I colpevoli vanno arrestati e puniti secondo le leggi in vigore in Francia e solo perché mi ritengo una persona sufficientemente civilizzata non propongo di applicare la legge del taglione. I mandanti dei colpevoli vanno ricercati, arrestati e puniti secondo le leggi in vigore nella Comunità Europea. Punto.

Tutto il resto è chiacchiera oziosa. E in questi due giorni non ho sentito altro che chiacchiere oziose, ma soprattutto dichiarazioni da far rizzare i capelli e prudere le mani. E dire che pensavo di aver selezionato con cura i miei amici di Facebook.

Ho letto cose che voi umani non potete capire. Ho letto che dare la vita per difendere opinioni che non si condividono sembra un po’ troppo, ho letto che quelle vignette erano davvero troppo irrispettose e che forse un po’ i vignettisti se la sono cercata. Ho letto anche che siamo in guerra con l’Islam, popolo di barbari che vogliono distruggere la nostra civiltà con la loro religione di m….

La fiera dell’egoismo e della xenofobia insomma.

Poi è arrivato Ahmed Aboutaleb e mi ha riportato nel mondo dei sani.

Chi è Ahmed Aboutaleb? E’ il sindaco di Rotterdam, laburista, di origine marocchina, musulmano e figlio di un imam. Ahmed Aboutaleb, poche ore dopo la notizia dell’attentato, ha dichiarato alla stampa che se qualcuno dei musulmani residenti in Olanda non condivide i nostri principi e le nostre leggi tra cui la libertà di espressione o trova la satira troppo offensiva è caldamente invitato a fare le valigie e andarsene a quel paese. Dopodiché ha riunito tutti gli imam delle moschee di Rotterdam e gli ha strizzato ben bene i coglioni ottenendo la promessa di massima collaborazione con le autorità e infine ha tenuto un discorso in una piazza gremita di cittadini, condannando l’attentato senza mezzi termini e dichiarando la sua solidarietà con il sindaco e i cittadini di Parigi: normalement je suis le maire de Rotterdam mais aujourd’hui je suis Charlie, ha detto. Tutto è stato ripreso dalle telecamere e tutto è disponibile su YouTube alla voce Aboutaleb, oltreché sul mio account di Facebook. Non stiamo a sprecare altri link.

Ahmed Aboutaleb ha detto quello che ogni musulmano olandese (jihadisti esclusi) pensa ma non ha il coraggio di dire. Ci vogliono più persone come lui in Europa e spero per la Francia che ce ne siano abbastanza anche lì. Sull’Italia, no comment.

Ai miei amici che fanno ancora fatica a capire perché è importante arrivare a dare la vita – se necessario – per difendere la libertà, anche quella di pubblicare vignette volgari e offensive, non citerò ne’ Voltaire ne’ Brecht ma rivolgo l’invito a (ri)vedere un film del 1988 di Jonathan Kaplan: The Accused. Il film è ispirato ad un fatto autentico avvenuto in un bar di New Bedford, Massachusetts, nel 1983 (Wikipedia). La trama: Sarah Tobias è una ragazza della classe meno abbiente e meno istruita che beve, fuma, parla come uno scaricatore di porto, si veste come una zoccola e la dà via a destra e a manca. Il suo comportamento induce tre ragazzotti altrettanto stupidi a pensare che una gang bang sul flipper del bar locale le farebbe piacere e procedono a violentarla per quindici lunghissimi minuti tra le urla di incitamento degli avventori che non sono scappati via. I quindici minuti vengono ripresi dal regista in tutto il loro orrore e il film prosegue con il tormentato percorso legale di Sarah per riuscire a far riconoscere il reato di stupro per i tre aggressori e il reato di istigazione a delinquere per gli avventori. La ragione per cui questo film è importante è che Sarah Tobias non è una donna di buon senso e il suo comportamento non è ne’ prudente ne’ esemplare. Ma nessun comportamento, per quanto offensivo, può mai autorizzare a pensare che sia giusto ricorrere alla violenza come ritorsione e il compito della società civile in cui ci vantiamo di vivere è di difendere il diritto di Sarah Tobias di darla via a chi vuole e di vestirsi da zoccola, non di giustificare i suoi aggressori. Se non siamo d’accordo, come dice Aboutaleb, possiamo fare le valigie e trasferirci in uno dei paesi dove le norme morali, civili e legali sono più consone al nostro sentire. Ce ne sono abbastanza a questo mondo, nella mia modesta opinione pure troppi.

I vignettisti di Charlie Hebdo sapevano benissimo quello che facevano. Sapevano benissimo che cosa rischiavano. Il minimo che possiamo fare è schierarci dalla loro parte, anche se non ci hanno mai fatto ridere e anche se ci hanno offeso. Non c’è altro da dire.

Normalement je suis Paola Cassone, mais aujourd’hui je suis Charlie.

 
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