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 ego... di paola
 
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Nemmeno il calvinismo più rigoroso può cambiare la natura maschile. Gli uomini olandesi saranno anche due release sopra gli italiani, ma non c'è verso di fargli capire che i vestiti sporchi non volano da soli nella cesta della biancheria.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 30/12/2014 @ 11:11:11, in diario, linkato 679 volte)
Anche quest’anno sta per finire. Mi torna in mente l’unica canzone di Dalla che mi piace: L’anno che verrà. L’anno che sta arrivando tra un anno passerà. Io mi sto preparando: è questa la novità.

Per la prima volta in quattordici anni di convivenza il vikingo mi ha chiesto che cosa voglio fare l’anno prossimo, quali mete voglio raggiungere. E io, dopo una pausa riflessiva di qualche decina di secondi, gli ho risposto gravemente: voglio un nuovo forno perché questo cuoce sempre meno bene e non mi posso permettere una prestazione subottimale per le mie ricette.

Penso che in questa risposta sia racchiuso tutto il consuntivo di quest’anno, delle mete che abbiamo raggiunto insieme e del cammino che ancora ci resta da fare. E’ stato un anno interessante, nell’accezione cinese del termine. E’ stato un anno di forti alti e bassi e un anno in cui, per citare Jep Gambardella, la più sorprendente scoperta che ho fatto è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare. Girata in positivo, questa scoperta diventa: devo cercare di occupare tutto il tempo che mi resta a fare solo cose che mi piacciono. Viaggiare, cucinare, passare tempo coi miei M&M’s, i miei gatti e i miei amici che - grazie a Facebook - sono ormai tutti sempre con me quando voglio. Non ho più tempo da dedicare a persone e cose che detesto e infatti, appena preso coscienza di ciò, ho preso la cittadinanza olandese, ho prenotato due viaggi all’estero invece di tornare a San Remo e infine ho fatto decluttering tra i miei impegni: dalla fine dell’estate mi rifiuto categoricamente di stare nella stessa stanza con persone di cui non condivido ne’ ideali ne’ stile di vita ne’ modus operandi in nome di una convivialità formale. Li ho definiti jihadisti e la definizione comprende una gamma eterogenea di individui accomunata dal fanatismo o anche solo dalla devozione nei confronti di missions che non condivido. Basta. Fuori dalla mia vita.

Per tornare al forno, questo è un modello Neff del 1980, ereditato insieme alla casa e sopravvissuto alla ristrutturazione della cucina per la sua provata resa e qualità. Ma è un modello ormai anacronistico: consuma una quantità di energia smisurata, non prevede la cottura microonde, oltre al timer non funziona più nemmeno la luce interna e le guarnizioni sono talmente logorate che mantenere la temperatura di cottura costante è impossibile. La sua era è chiaramente finita e sostituire guarnizioni e lampadina (ammesso sia possibile) non lo renderà un forno adeguato alle esigenze del terzo millennio.

Questa è stata la seconda scoperta di quest’anno. Il XX secolo è definitivamente morto. Sepolto. Non tornerà più. Inutile affollare la casa e la memoria di reliquie senza senso. Non sono ancora arrivata a buttare via gli LP di vinile ma sarà il prossimo passo. Ho già regalato all’esercito della salvezza tutte le mie gonne a tubo e i tailleur strizzati degli anni novanta, perché se anche tornassero di moda la mia veneranda età mi impedirebbe di metterli. Ho fatto piazza pulita della vecchia elettronica, delle cassette a nastro, dei walkman, delle vecchie radio e dei vecchi GSM, ancora perfettamente funzionanti ma resi obsoleti dal progresso; anche il Sony Trinitron e il video 4:3 han preso il viale del tramonto. Del XX secolo mi rimangono, oltre ai suddetti LP, solo i libri di carta a cui non rinuncerò finché l’alternativa non sarà altrettanto eterna: gli e-books attuali sono pratici ma non ancora sostitutivi. Proprio oggi, per accontentare il vikingo che ancora rimane pervicacemente aggrappato al secolo scorso, sono andata nel suo negozio di dischi preferito e ultimo baluardo rimasto a Nijmegen della musica su supporto materiale. Appena entrata mi ha preso una tristezza infinita, la stessa tristezza che mi prende quando entro in un negozio di paese con derrate impolverate e cagnolini di ceramica. Basta: è finita l’era delle molecole e siamo entrati nell’era dei bits. Resistance is futile. Perfino l’NRC Handelsblad si sta arrendendo all’idea che non ci sarà mai più una ripresa dell’economia materiale: i consumi di beni materiali calano, la richiesta di beni virtuali cresce, l’economia di scambio, di condivisione, di time sharing è una realtà che non è più possibile ignorare.

E quindi via il vecchio forno: il 2 gennaio andremo alla showroom Neff di Kleve per vedere che cosa offre la tecnologia oggi. Magari non sarà nemmeno un forno quello che compreremo, magari sarà l’abbonamento a un forno virtuale gestito in time sharing. Op naar de volgende! (avanti verso quel che verrà).  

 
Di paola (del 12/12/2014 @ 15:15:15, in diario, linkato 726 volte)
Mai come quest’anno sono stata ansiosa che passasse il 5 dicembre, la pakjesavond (sera dei pacchetti) di una tradizione che l’80% degli olandesi reputa irrinunciabile e una minoranza sempre più agguerrita bolla come intollerabile razzismo (ref: Luxe Problemen). La magia di Sinterklaas è sparita nella nostra famiglia ben prima che i dimostranti invadessero le piazze e si facessero arrestare in nome di un colore – devo dire per fortuna – così al nostro Matteo sono state risparmiate le risse hooligans e gli insulti sui social in tenera età. Non ho invidiato i bambini che a Gouda e Amsterdam sono stati costretti a fare da spettatori della follia dei loro genitori.

Una follia che sembra ormai segnare questo inizio del terzo millennio e che si esplicita in una sempre più marcata intolleranza per qualunque infimo dettaglio che non sia esattamente confome alle nostre aspettative, mentre intorno a noi crolla la società costruita dai nostri nonni dopo l’ecatombe di due guerre e il fanatismo religioso fa più vittime dell’ebola. Ormai non si boicottano le industrie perché avvelenano i cittadini, si boicottano i supermercati che decidono di non vendere cioccolato a forma di testa di moro. Si esigono le pubbliche scuse di un nerd che osa indossare una camicia hawaiana con donnine nude al posto delle palme in nome di un femminismo che tollera i soprusi ben peggiori del maschilismo di ritorno (ref: Parliamo di sesso) e si minaccia di morte – di MORTE – la presentatrice di un programma per bambini rigorosamente politically correct mentre politici che istigano l’odio razziale continuano ad avere spazio nelle piazze e sui mezzi di comunicazione. E’ di oggi la notizia che il nostro Salvini locale, il famigerato Wilders, ha confermato ai giudici che lo stanno processando per istigazione all’odio razziale di non aver fatto o detto nulla di male quando alla vigilia di elezioni (sonoramente perse) ha promesso ai suoi seguaci meno marocchini in Olanda (ref: Gemeenteraadverkiezingen).

Oggettivamente, volendo evitare polemiche, il nerd avrebbe potuto scegliere un’altra camicia per presentare al mondo il suo successo scientifico e i supermercati avrebbero potuto astenersi dal diramare comunicati stampa sui dettagli delle loro politiche commerciali. Come pure avrebbe fatto bene il sindaco di Maastricht, già coinvolto in uno scandalo a causa della sua passione per giovinotti di discrezione più scarsa della loro età, a mantenere la promessa di morigerare i suoi costumi invece che farsi beccare in flagrante con un giovinotto più giovane del precedente ancorché maggiorenne. Trattavasi di una trappola abilmente tesa al sindaco infoiato dall’editore di un programma televisivo senza scrupoli, ma questa non è un’attenuante. In un mondo dove ogni fotogramma della nostra vita viene inchiodato per sempre nella capiente memoria della cloud, il minimo che si possa pretendere è il ritorno al pudore vecchio stile quantomeno in apparizioni pubbliche e, per chi riveste cariche pubbliche, anche in privato. Se invece si ambisce ad essere perennemente sotto i riflettori mediatici, il comportamento da seguire è quello di Wilders e delle sorelle Kardashian. Senza naturalmente scusarsi mai e sopportando stoicamente le conseguenze dei propri atti.

Come ha infatti puntualmente fatto il sindaco di Maastricht, che ha deciso di dimettersi dalla carica nonostante il suo comportamento non costituisca reato e nonostante il suo partito gli avesse rinnovato ufficialmente la fiducia. Come dire: mi avete incastrato, andate a quel paese e vediamo se adesso che non sono più sindaco mi lasciate trombare in pace chi voglio io. Da allora è costantemente sulla prima pagina di tutti i quotidiani e ha un posto fisso in tutti i talk show televisivi. Praticamente un eroe. Un paladino del diritto alla privacy e alla libertà di scelta sessuale.

Tutti noi naturalmente sappiamo che le dimissioni sono state tutt’altro che spontanee e che il rischio di ricaduta con un giovinotto dalla parte sbagliata della maggiore età ha pesantemente condizionato le scelte del partito e del personaggio. La morale è salva, la forma anche, siamo tutti felici e buon natale.

E invece no, perché l’azienda che ha pagato di tasca sua uno spot televisivo di ben 3 minuti con un remake all’olandese di We are the World e l’invito a regalare una cena di natale ai senzatetto è stata puntualmente crocifissa dall’opinione pubblica, indignata dal presunto astronomico compenso pagato agli artisti olandesi per la produzione dello spot. L’opinione pubblica olandese avrebbe potuto anche indignarsi per il costo della trasmissione dello spot, che come sanno tutti i miei ex colleghi pubblicitari è almeno il doppio di tutta la produzione compensi compresi e a nulla sono valse le proteste degli artisti che giurano di aver ricevuto solo poche migliaia di euro - praticamente un rimborso spese.

Perché anche se il costo della pubblicità televisiva è ancora un’informazione riservata a pochi addetti ai lavori, siamo tutti abbastanza scafati per capire che anche con le poche migliaia di euro che gli artisti dichiarano di aver ricevuto si sarebbero potute comperare centinaia di cene di natale per i senzatetto, si sarebbero potuti filmare i senzatetto che mangiavano e si sarebbe potuto chiedere alle emittenti televisive di mandare in onda il film senza pretendere di essere pagate al secondo come per i normali spot pubblicitari.

E forse è proprio questa la chiave dell’intolleranza dilagante. Ci siamo accorti che la nostra sfera di influenza è diventata troppo piccola per poter ancora operare i cambiamenti profondi nella società che sono stati possibili nel dopoguerra e negli anni settanta. Quindi siamo coralmente e inconsciamente impegnati in uno step change pragmatico: scegliamo i bersagli più facili e ci accaniamo su quelli. Gli ossi duri come Wilders li lasciamo alla giustizia e intanto non li votiamo. L’imprenditore che fa il furbo invece lo mandiamo affanculo e boicottiamo le sue promozioni, il politico colto in flagrante atto impuro lo facciamo dimettere, al nerd un paio di schiaffi così magari comincia a pensare come si sentirebbe lui se la sua capa si presentasse in laboratorio con una camicetta fantasia di cazzi, tutti più grossi del suo. In quanto al colore degli aiutanti di Sinterklaas, come dicono gli inglesi, the cat is out of the bag: non saranno mai più neri. E’ solo un dettaglio, ma un dettaglio importante.

Solo il futuro ci dirà se l’intolleranza a oltranza sarà in grado di operare cambiamenti positivi a livelli più alti. Negli anni ottanta a New York la polizia ha cominciato ad arrestare chiunque non pagava il biglietto in metropolitana e nel giro di due anni la criminalità è tornata sotto il livello fisiologico. Fa ben sperare.

 
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