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 ego... di paola
 
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Nemmeno il calvinismo più rigoroso può cambiare la natura maschile. Gli uomini olandesi saranno anche due release sopra gli italiani, ma non c'è verso di fargli capire che i vestiti sporchi non volano da soli nella cesta della biancheria.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 19/10/2014 @ 13:13:13, in diario, linkato 712 volte)
Uno dei miei rituali preferiti è leggere i titoli dei principali quotidiani il mattino presto in treno. A quell'ora sono sufficientemente sveglia per distinguere le parole scritte ma ancora troppo insonnolita per aver voglia di leggere l'intero articolo. Colleziono così una serie di umori giornalistici, trending topics che mi riservo di approfondire col primo caffè. Siccome abbiamo il bene di vivere nell'epoca dello streaming, assisto divertita dal browser al fluido continuum della loro mutazione nel corso della giornata e prelevo la coagulazione su carta dal banco della reception per il viaggio di ritorno.

Ho seguito quindi la ormai annuale diatriba su Zwarte Piet fin dal suo incipit alla fine di agosto, quando un noto grande magazzino ha annunciato che avrebbe rinunciato alla vendita dei rituali dolciumi con la forma del simpatico aiutante di Sinterklaas per rispetto a chi li considera una forma intollerabile di razzismo. Non posso pretendere che vi ricordiate chi sono Sinterklaas e Zwarte Piet quindi, nella migliore tradizione giornalistica, ho provveduto a riassumere i fatti principali nel rettangolo qui sotto. Quello che a me interessa sottolineare non è tanto la validità della diatriba - di cui ho diffusamente scritto un anno fa - quanto il furore con cui il popolo olandese si sta scannando sull'argomento. Non solo il suddetto grande magazzino è stato ricoperto di contumelie via social networks, ma si è addirittura formato un gruppo di boicottaggio che conta centinaia di supporters. Lo stesso trattamento è stato puntualmente riservato al noto supermercato che ha dichiarato di avere nel suo assortimento dolciumi con e senza l'effigie incriminata per rispetto della libera scelta, ma di togliere l'effige di Zwarte Piet dagli addobbi dei negozi per non creare inutili polemiche. Col senno di poi, mi azzardo a dire che entrambe le istituzioni avrebbero fatto meglio ad attuare le modifiche nel più totale silenzio stampa, cosa di cui indubbiamente stanno prendendo coscienza anche i loro responsabili PR. Nel frattempo la polemica ha assunto toni da tragedia greca, con le dichiarazioni di vari sindaci che si schierano pro e contro la tradizione per l'Intocht del 15 novembre e perfino la corte suprema è stata tirata in ballo per sentenziare una volta per tutte se mandare in giro per scuole e piazze atletici ragazzi vestiti da paggetti del XVII secolo col viso integralmente verniciato di nero o marrone scuro a distribuire dolciumi ai bambini rappresenti un'intollerabile forma di razzismo. All'esame della corte suprema ci sono le seguenti alternative: a) viso annerito dalla fuliggine per sottolineare la natura da spazzacamino del Piet b) viso verniciato in un colore dell'arcobaleno a scelta per promuovere la multiculturalità dell'evento. La parrucca coi ricci e l'orecchino alla creola sono già stati eliminati dall'Associazione Amici di Sinterklaas (comitato preposto alla corretta esecuzione del rito) l'anno scorso insieme a una serie di altre caratteristiche considerate altamente denigratorie della razza africana, quindi ormai siamo al giro finale. Qualunque sarà il giudizio della corte suprema, i fanatici della tradizione hanno già perso e si dovranno rassegnare a fare incetta delle ultime parafernali razziste nei negozi che ancora le vendono per conservarle religiosamente. A Gouda appariranno Pieten col viso verniciato da formaggio coi buchi o stroopwafel e tutti ci adegueremo pigramente al nuovo corso delle cose.

Sinterklaas e Zwarte Piet

Ogni anno, per un mese, l’Olanda si trasforma nel paese dei balocchi. La tradizione di Sinterklaas ha origine nel XV secolo, si è evoluta nel Nuovo Mondo in Santa Claus ed è l’equivalente della tradizione di Santa Lucia e/o Gesù Bambino e/o Befana, con interessanti variazioni locali.

Sinterklaas vive in un castello in Spagna e ogni anno arriva in Olanda insieme al suo seguito di aiutanti di origine africana, detti Zwarte Pieten e vestiti come ciambellani di corte del XVII secolo e al suo cavallo bianco Amerigo, a bordo di un vaporetto traboccante di regali. I bimbi scrivono i loro desideri in una letterina che viene lasciata nella scarpa vicino al camino. Gli Zwarte Pieten entrano in casa passando dal camino, prelevano la lettera, lasciano nella scarpa dolci e mandarini e portano la lettera al santo che decide in base alla bontà del bimbo quanti e quali regali gli spettano. La sera del 5 dicembre i bimbi rimettono la scarpa accanto al camino insieme ad una carota per Amerigo e il 6 dicembre mattina la carota è sparita e al suo posto ci sono i regali. Durante la notte il santo, a cavallo di Amerigo, passa in tutte le case - le cui porte sono state nel frattempo aperte dagli Zwarte Pieten con il sistema del camino - lascia i regali e poi riparte per la Spagna. Grazie all’evoluzione della tecnologia e alla diffusione del benessere, la tradizione ha assunto i connotati di una festa nazionale di importanza paragonabile al compleanno della regina e dagli anni cinquanta del secolo scorso l’intero rituale è un evento paragonabile ad un matrimonio della casa reale o ad un’incoronazione. Con la differenza che la casa reale d’Oranje esiste, mentre Sinterklaas è un personaggio totalmente fittizio e per tenerlo in piedi per un intero mese occorre una quantità di determinazione e follia collettiva che è possibile a mio parere solamente qui. Da quando poi l’esistenza di Sinterklaas è stata decretata dalla corte suprema il santo è diventato l’eroe nazionale olandese e ogni freno morale è stato rotto.

La follia collettiva inizia quando nel palinsesto della terza rete di stato viene introdotto il Sinterklaasjournaal (TG Sinterklaas): 15 minuti alle 17:30 da lunedì a sabato con riassunto settimanale la domenica. La concorrente rete commerciale trasmette Club van Sinterklaas in diretta dal castello in Spagna: tre ore al giorno dal 6 novembre al 5 dicembre, maratona non stop la domenica. Le due trasmissioni sono totalmente indipendenti e occorre una robusta sospensione d’incredulità per ignorare le continue discontinuità. Infine Sesame Street – qui talmente popolare da meritarsi una versione con pupazzi e storie autoprodotte – trasmette sempre almeno una puntata in cui i pupazzi interagiscono con Sinterklaas ed i suoi Zwartepieten principali. Gli attori che interpretano Sinterklaas e i suddetti Zwartepieten in tutte le occasioni ufficiali sono attori teatrali di chiara fama.

L’arrivo del santo a metà novembre è un evento live a cui assistono migliaia di persone, ripreso dalla terza rete di stato con anchorman in studio e inviato sul posto, centinaia di comparse in costume, vaporetto, cavallo bianco e sindaco della città-ospite dell’evento (quest’anno Gouda), senza contare le migliaia di repliche dell’evento in ogni paese con più di 5000 abitanti, messe in scena con meno dispiego di mezzi e senza il beneficio delle riprese televisive, ma non per questo meno seguite dalla popolazione locale. Nei supermercati intanto vengono allestite apposite gondole contententi i dolci rituali, nei negozi di giocattoli vengono esposti i cataloghi speciali nei quali i bimbi sceglieranno i regali e le commesse chiedono discretamente agli acquirenti adulti se il giocattolo acquistato è “per il cinque”. A risposta affermativa il giocattolo viene rapidamente impacchettato in una speciale carta da regalo con le effigi di Sinterklaas e Zwarte Piet e fatto sparire in una busta molto anonima.

Nel corso degli anni la tradizione è stata progressivamente adeguata alla morale corrente. Nella versione originale, Zwarte Piet aveva un sacco in cui venivano messi i bambini cattivi che il Sint riportava con lui in Spagna e i bambini cattivi venivano anche minacciati con punizioni corporali, come recita una canzoncina ormai proibita: “Chi è bravo riceve i dolci, chi è cattivo la frusta”. L’uso del sacco e della frusta è stato dismesso negli anni settanta, ma le connotazioni degli Zwarte Pieten sono state messe in discussione solo recentemente, nello specifico da un rapporto di una sedicente collaboratrice dell’ONU nel 2013. In questo rapporto si dichiara che Zwarte Piet viene presentato come l’assistente negro idiota di Sinterklaas. A seguito della polemica, il personaggio è stato modificato in modo da eliminare tutti i tratti caricaturali e denigratori: nel Sinterklaasjournal e in tutte le trasmissioni televisive viene omessa la parola Zwart (nero), dal costume sono state eliminate le labbra pronunciate, l’orecchino alla creola e la parrucca afro. Inoltre è proibito agli attori che interpretano il personaggio parlare con accento caricaturale africano e mostrarsi in alcun modo impacciati o stupidi. I detrattori di Zwarte Piet chiedono che il colore nero/marrone scuro della pelle sia abolito.



Si può leggere l'intera faccenda in svariati modi, si possono tracciare paralleli con altri dibattiti sociali in corso in altri paesi, ci si può schierare con un partito o con l'altro, ma a me viene da pensare che un popolo che occupa il tempo della corte suprema col colore del viso di un personaggio della pantomima natalizia non ha veramente niente di meglio da fare. Evidentemente mi trovo in un Paese in cui il benessere è talmente diffuso e i diritti civili sono talmente evoluti che abbiamo anche il tempo di spaccare il culo ai passeri (qui si dice alle formiche - mieren neuken) sui dettagli più minuti della convivenza sociale. A riprova di quanto questo sia vero è uscito proprio ieri un articolo di ben due pagine sulla decisione di un noto luminare della medicina di rinunciare al diritto di prolungare la sua vita oltre i 75 anni. Il noto luminare, nota bene: dichiaratamente contro l'eutanasia assistita, argomenta che la medicina degli ultimi decenni non migliora più la qualità della vita ma prolunga solo l'attesa della morte e conclude dichiarando che lui rifiuterà ogni controllo preventivo su cancro e altre malattie fatali a partire dai 75 anni e che accetterà solo medicine palliative.

Anche qui mi limito a sottolineare solo la quantità di spazio riservata alla dichiarazione di un singolo individuo, sia pure opinion leader: due pagine con foto al centro del quotidiano. Lo stesso spazio riservato a Ebola, ISIS e alla fine dell'asse franco-germanico nell'assetto del parlamento europeo.

Abbiamo ormai solo problemi di lusso (luxe problemen), come gli imperatori romani che eleggevano cavalli al senato e mettevano orecchini d'oro alle carpe. Sappiamo come è andata a finire.

(articoli correlati: Zwartepiet)
 
Di paola (del 05/10/2014 @ 23:23:23, in diario, linkato 782 volte)
Il 17 settembre 1944 partiva l’operazione più complessa della seconda guerra mondiale. Denominata Operation Market Garden, aveva lo scopo di attraversare di sorpresa il Reno con le truppe alleate arrivate in Europa in seguito allo sbarco in Normandia, partendo dall’Olanda per occupare la regione industriale della Ruhr, allo scopo di provocare un crollo definitivo del nemico e di concludere la guerra entro il Natale del 1944. L’operazione non ebbe successo a causa della scarsa coordinazione delle truppe alleate e delle temperature polari nel tremendo inverno del 1944 che è ricordato con orrore fino ai giorni nostri. In ogni caso, Market Garden ha dispiegato il più alto numero di truppe aviotrasportate dell'intera seconda guerra mondiale e ha segnato l’inizio della liberazione dei Paesi Bassi, occupati praticamente dal primo minuto di guerra nel 1939. Fa niente che nell’operazione gli americani hanno confuso Nijmegen con Kleve e hanno lanciato ben quattro bombe dalla parte sbagliata del confine; gli olandesi annoverano l’episodio nel collateral damage e preferiscono ricordare la traversata della Waal (de Oversteek), avvenuta proprio dietro casa mia e commemorata domenica 20 settembre con spiegamento di mezzi e coordinazione paragonabile all’originale. Credevo di essermi persa la cerimonia del 2004 ma sono stata informata che l’ultima commemorazione risale al 1994 per il cinquantenario. Ecco spiegata l’imprepaprazione degli organizzatori e delle forze dell’ordine che evidentemente contavano su un’affluenza paragonabile a vent’anni fa e si sono trovati di fronte a una fiumana di proporzioni bibliche. E’ stato un miracolo che la cerimonia si sia svolta senza incidenti, ma già alle 16 la polizia invitava la popolazione via TV e radio a non recarsi in città e l’avviso è stato ripetuto in ogni notiziario fino a sera inoltrata. A parte questo mi sono sorpresa a pensare che il bagno di folla finora riservato ad avvenimenti sportivi e ludici fa ben sperare per il futuro. Finché ricorderemo le ragioni della resistenza forse eviteremo gli orrori di un’altra guerra fratricida: un pensiero particolarmente confortante di questi tempi. A questo proposito è stato di grande sollievo leggere proprio stamattina l’intervento di un’esperta di politica russa che argomenta come e qualmente Putin, nella questione ucraina, si sia autorinchiuso in un angolo di impopolarità e impotenza dal quale sarà difficile uscire. E l’Europa lo ha diplomaticamente aiutato passo dopo passo a finire proprio dove volevamo che finisse, in barba agli incitamenti bellicosi di un Obama che si è riscoperto guerriero watusso adesso che perfino l’IS(IS) ha scoperto il potere dei social media.

 

I veterani della seconda guerra mondiale hanno ormai 90 e passa anni: la loro testimonianza si fa sempre più debole e fioca, ma finché centinaia di migliaia di persone in Europa continueranno a celebrare lo sbarco in Normandia, Market Garden e la Liberazione come gli americani riveriscono il ricordo di 9/11, forse la nostra identità non sarà perduta.

 
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