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 ego... di paola
 
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Nemmeno il calvinismo più rigoroso può cambiare la natura maschile. Gli uomini olandesi saranno anche due release sopra gli italiani, ma non c'è verso di fargli capire che i vestiti sporchi non volano da soli nella cesta della biancheria.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 15/06/2014 @ 20:20:20, in diario, linkato 682 volte)

Siamo globalmente entrati nelle quattro settimane più merdose dell’anno: i campionati mondiali di calcio, in inglese World Cup, da cui il mio affezionato epiteto - WC.

Ho sempre pensato che, se fondassi un partito politico, il secondo punto del mio programma sarebbe l’abolizione dei campionati professionali di calcio: lo metterei tra il divieto di circolare con automobili che non siano alimentate a energia solare e la liberalizzazione delle droghe di ogni tipo. Questo non tanto perché non mi piaccia il gioco in sé, ma perché aborro sia lo spettacolo inverecondo del tifo con il suo corollario hooligan che l’abominio del calciomercato che ha fatto di questo sport un ricettacolo di corruzione. Se perfino il capo della FIFA viene invitato a dimettersi dopo l’assegnazione dei prossimi mondiali a Dubai non credo di aver bisogno di aggiungere altro. Se aggiungiamo la considerazione che tutti i miliardari sotto i 30 anni sono calciatori e che Cassano e Balotelli sono tra questi, c’è da chiedersi perché gli elettori dei partiti estremisti e i black box non siano già insorti. Poi si ritorna al punto del tifo e degli hooligans e tutto si spiega.

Ho già scritto diffusamente nel 2002 e nel 2010 di come vengono vissute queste quattro settimane a Tulipland e non intendo ripetermi, anche se il comportamento collettivo più scandaloso si è verificato in occasione degli europei del 2008 ed è forse proprio grazie a quell’esperienza che mi pare di notare una maggiore sobrietà dei nativi, sobrietà che spero si conservi almeno finché l’Olanda passerà (se passerà) gli ottavi. A giudicare dai piani di contingenza dei nostri spettabili clienti nessuno sembra avere una gran fiducia nella possibilità che ciò si verifichi, tanto che i giornalisti di settore si stanno interrogando preoccupati sul motivo della disaffezione delle aziende per la sponsorizzazione dell’evento. Sarebbe troppa grazia sperare in serie analisi di rendimento che abbiano una volta per tutte fatto capire l’enorme bolla di sapone che questi eventi calcistici rappresentano, purtroppo finché milioni di spettatori guarderanno le partite in TV e chatteranno sui social la giostra continuerà.

L’aspetto che più mi sconforta quest’anno è il riscontro del tifo da parte di un sempre più nutrito numero di donne che non solo non se ne vanno sdegnate al cinema durante le partite ma stanno pervicacemente attaccate col culo sul divano insieme ai loro uomini, per l’occasione regrediti di vari livelli evolutivi, magari ruttando e grugnendo al par loro. Sono momenti come questi che mi fanno capire come le donne stiano collettivamente e scientemente mandando in vacca decenni di lotte femministe e sono momenti come questi che mi fanno ringraziare la mia veneranda età e l’assenza di prole femminile che mi risparmierà dal ruolo di vittima della società patriarcale di ritorno paventata da Margaret Attwood e Peggy Orenstein.

Purtroppo anche qui sono circondata da appassionati del calcio: sia il vikingo che Matteo sono soci del locale club calcistico e mi deliziano i weekend con levatacce invereconde e montagne di uniformi biancoazzurre da lavare, più una serie di allenamenti infrasettimanali che precludono ogni altra attività ludica o sociale. Vero è che il vikingo accompagna Matteo in tutte queste attività, ma a me è bastato doverlo sostituire in un paio di occasioni per disprezzare ancora di più il calcio anche a livello amatoriale. Non so da voi, ma qui i genitori dei piccoli pulcini si dividono tra repressi che sfogano le loro frustrazioni a bordo campo e ambiziosi che arrostirebbero i figli vivi se questo servisse a farli salire nella graduatoria. In quanto ai dirigenti, è chiarissimo che considerano tutti i pulcini un male necessario e sono solo interessati a selezionare i potenziali giocatori di divisione. Quindi, con buona pace di Salvatores e della Nike, è inutile che il calcio millanti un’origine bucolica e un ruolo affratellante: la realtà odierna è competitiva e corrotta a partire proprio dalle radici.

Per quel che mi riguarda sto occupando le serate di questo mondiale vedendomi gli arretrati di House of Cards e andando a letto presto con i tappi nelle orecchie per non essere svegliata dagli eventuali boati. L’unico aspetto positivo di tutta la faccenda è che durante le partite cala sull’intera nazione un silenzio da coprifuoco e si dorme veramente bene tra il cinguettio degli uccelli, il gracidio delle rane e il frinire delle cicale. Adesso speriamo che l’Olanda venga eliminata agli ottavi e siamo a posto fino a che non ricomincia il campionato.

 
Di paola (del 08/06/2014 @ 13:33:33, in diario, linkato 741 volte)

Gli amici che mi hanno seguito su Facebook sanno che la settimana appena trascorsa a New York è stata un tuffo nell’immaginario collettivo della mia generazione. Per Matteo invece ha rischiato di essere una scocciatura pari al viaggio a Berlino dell’anno scorso, poi siamo andati sulla cima dell’Empire State Building e ho avuto il piacere di vedere mio figlio per la prima volta genuinamente sopraffatto dalla maestosità di Manhattan. Anche senza torri gemelle e il bagaglio di un lustro di film hollywoodiani, New York resta uno spettacolo affascinante e riuscire ad andare ad abitare nel Village continua ad essere il sogno della mia vita. A Matteo andrebbe benissimo perché ha scoperto che nel parco di Washington Square abitano un centinaio di scoiattoli che si affollano curiosi intorno a chiunque abbia un sacchetto di noccioline da offrire, il vikingo ha espresso parere favorevole all'operazione, quindi adesso si tratta solo di ricevere un'offerta di lavoro che ci permetta di pagare gli affitti astronomici in vigore. 

Scherzi a parte, dalla mia ultima visita pre 9/11 New York è diventata una città pulita, curata e soprattutto accogliente: tutti aggettivi che nessuno di noi associa spontaneamente alla capitale morale degli USA. Invece la combinazione di due sindaci illuminati e del trauma nazionale causato dal crollo delle torri ha fatto sì che la popolazione si interrogasse seriamente sulla causa di tanto odio nei confronti di un popolo che crede sinceramente di essere il migliore, il più libero e il più democratico del mondo; il risultato è stato un radicale cambiamento di mentalità per cui oggi i newyorkesi sono dannatamente gentili e si fanno in quattro per aiutarti e farti sentire a casa. Abbiamo alloggiato in un appartamento nella sezione di Harlem sopra la 125º strada, che è ancora abbastanza popolare al contrario della sezione sotto la 125º che è ormai totalmente restaurata e gentrificata; nonostante fossimo gli unici tre visi pallidi in un oceano di sfumature di marrone ci siamo trovati benissimo e non abbiamo mai avuto problemi, anzi, siamo perfino riusciti a farci assegnare un tavolo al Red Rooster, una brasserie dove bisogna prenotare con un mese di anticipo e che vale la pena di visitare solo per farsi risvegliare gli ormoni sopiti dalla menopausa dal nutrito campionario di camerieri color ebano.

Alle attrazioni standard si è aggiunta recentemente (2011) la High Line e a breve sarà possibile visitare il nuovo WTC, l’area devastata dall'attentato interamente restaurata e adibita a centro permanente della memoria. Il nuovo grattacielo Freedom 1, eretto a fianco delle due Pools che segnano il perimetro delle due torri crollate, è quasi completato e le arcologie corollarie saranno probabilmente agibili nel 2015. A parte ciò ho avuto il piacere di notare che le abitudini alimentari locali sono sempre più influenzate dai trend salutistici: non solo il caffè è perfettamente bevibile, ma le brasserie hanno definitivamente soppiantato i fast-food: non ho visto un Mc Donald’s, KFC e Dunking Donut in tutta la settimana, in compenso il nuovo quartiere di Chelsea, con il suo enorme mercato scavato nelle viscere di una vecchia fabbrica, è un omaggio alle calle mediterranee e si trova un Le Pain Quotidien a ogni angolo di strada. Perfino nel popolare supermercato della 129º strada a Harlem il banco della verdura organic è più lungo del banco della verdura regular. Di fatto la ricchezza e la povertà ora si misura in chili: solo le big mamas di Harlem sfoggiano posteriori pachidermici, man mano che si scende lungo la Fifth i posteriori diventano sempre più contenuti e al raffinatissimo ristorante italiano Gigino di Wagner Park (Battery) elegantissimi scheletri pagano trenta dollari per una caprese che resta praticamente intatta a fine pasto.

Infine, mentre in Europa la Le Pen trionfava e Farage parlava con Grillo, qui a New York si celebrava il giorno dei veterani di guerra e la settimana delle forze armate. La seconda notizia nei telegiornali era lo stato della guerra civile in Ucraina e la terza lo scandalo dell’ospedale per i veterani di guerra che ha condotto alle dimissioni di un segretario di stato, il terzo del governo Obama. E concludo con le parole di Luca, un italiano emigrato recentemente a NY: mentre in Europa cambiano i governi ma la politica non cambia mai, qui il presidente fa davvero la differenza. Siamo devastati da otto anni di governo Bush, non abbiamo più nemmeno uno stipendio minimo e l’Obamacare è una grandissima rivoluzione.

So dove andrò quando l’unione europea sarà distrutta dai nuovi fascisti.

 
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