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 ego... di paola
 
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In equilibrio su un filo di seta è una storia di donne. Donne che non cercano guai ma che ne trovano a pacchi. Donne in cerca di se stesse e di un significato per la loro vita sempre più vuota e allo stesso tempo sempre più frenetica. Donne idealiste, donne materialiste, madonne, angeli, streghe e puttane.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 30/12/2013 @ 13:31:13, in diario, linkato 746 volte)
Nella mia vita precedente, quella della donna in carriera milanese, la palestra occupava uno spazio rilevante nei miei rituali giornalieri. Nella mia vita attuale invece mi arrabatto come posso e in tredici anni ho cambiato almeno quattro palestre prima di gettare la spugna e arrendermi all’evidenza che la possibilità di una soddisfacente sessione giornaliera in una palestra vicino a casa o meglio ancora al posto di lavoro proprio non c’è. C’è invece la possibilità di fare lunghe corse nei numerosi e tranquilli parchi intorno casa e così il mio rituale giornaliero adesso prevede una bella camminata a passo sostenuto (mi dicono che adesso si chiama mindful walking) sul circuito da 3,5 km nel parco tra casa e scuola di Matteo prima di fare colazione. Per più di quattro anni mi sono puntualmente indignata ogni mattina e specialmente la mattina della domenica nel rilevare la presenza di sempre più frequenti rifiuti abbandonati sul percorso dalla gioventù adolescente e spensierata che passa le ore serali sulle panchine mangiando, bevendo e fumando abbondantemente. Il fatto che ogni piazzola preveda un paio di cestini dei rifiuti accanto alle suddette panchine non sembra essere stato registrato dalle loro coscienze civiche, oppure i codici adolescenziali odierni prevedono lo sprezzo dell’educazione a priori. In ogni caso il parco è sempre più sporco e questo è anche in buona parte dovuto al taglio dei costi comunali: se fino alla crisi finanziaria del 2008 gli spazzini comunali pulivano con solerzia svizzera ogni mattina tutte le strade della ridente cittadina che mi ospita, oggi lo fanno con molta meno frequenza e anche molta meno solerzia a giudicare dallo stato di abbandono di certe aiuole un po’ defilate nei quartieri popolari. A queste sconsolanti premesse si aggiunge il degrado progressivo e inesorabile del controllo sociale grazie al quale chi butta rifiuti per terra o peggio ancora fuori dal finestrino può contare anche qui su una crescente impunità.
Devo dire che la tentazione di mettermi a raccogliere i rifiuti abbandonati si è fatta in questi anni sempre più forte, ma solo pochi mesi fa si è trasformata in pratica, molto probabilmente grazie alla combinazione dei nostri pranzi filosofici del venerdì e di un innocente volantino dell’associazione di quartiere che ci esortava ad adottare un pezzo del parco e a tenerlo pulito, stante la conclamata situazione di degrado. Fatto sta che una domenica mattina di qualche mese fa, al dispiego usuale di lattine abbandonate ai piedi delle panchine della piazzola dove si trovano anche i giochi per i bambini piccoli e numerosi cestini dei rifiuti, mi è salita la rabbia e ho cominciato a raccogliere e buttare nei cestini tutto quello che trovavo sul mio cammino. L’esperienza mi ha talmente gratificato che il giorno dopo ho allargato il mio raggio d’azione alla piazzola successiva, poi ho progressivamente mappato la locazione di tutti i cestini dei rifiuti nel parco e adattato il mio percorso in modo da raccogliere rifiuti sulla maggiore superficie possibile, fino ad arrivare ad invertire il senso di marcia per rendere la raccolta più efficiente (ci sono infatti più cestini nel verso opposto a quello da cui partivo). Una domenica mi sono fatta accompagnare da Matteo e insieme abbiamo bonificato un pezzo di parco notoriamente dimenticato perfino dagli spazzini più solerti e infine, il 25 dicembre, mi sono armata di guanti di gomma e numerosi sacchetti e ho raccolto sistematicamente tutti i rifiuti sparpagliati dalla tempesta del 24 sera: è stato il mio regalo di natale al quartiere.
A questo punto vi aspetterete un lieto fine o una conclusione col botto. Mi dispiace deludervi. Vorrei potervi dire che il mio esempio è stato seguito da altri volontari o che i giovani si sono accorti della presenza dei cestini, ma non è così. Nessuno mi ha ringraziato e tutti quelli che mi vedono all’opera fanno del loro meglio per ignorarmi. Da parte mia limito la raccolta al weekend, quando non ho l’angoscia di dover correre a lavorare, e limito il mio raggio d’azione ad un pezzo ben preciso del parco dove la presenza dei cestini è tale da non farmi fare chilometri carica di detriti. E questo è quanto.
 
Di paola (del 22/12/2013 @ 12:40:40, in diario, linkato 782 volte)
Venerdì scorso io e il vikingo siamo andati a pranzo da Brood op de Plank, una panetteria biologica che fa lavorare solo handicappati - concetto molto popolare a Nijmegen che vanta ben tre locali: la pasticceria Coffyn, il caffè Blixem e la panetteria di cui sopra. Abbiamo preso il menù del giorno che prevedeva zuppa di cipolle, sandwich integrale ai quattro cereali con formaggio e pastrami, panino ai semi di girasole con burro e marmellata di lamponi, accompagnato da tapenade, micro-insalata e micro-macedonia di frutta, il tutto per la modica cifra di 10 euro a persona.
Mentre aspettavamo l’ordinazione, abbiamo intavolato un discorso sulla politica, partendo dal concetto ormai trito e ritrito che stiamo vivendo in diretta il crollo del capitalismo e che tirando le somme dell’ultimo secolo c’è da dar ragione a Kent Brockman (The Simpsons) nella celebre battuta: “I’ve said it before and I’ll say it again: democracy simply doesn’t work!”
Del resto anche Platone non riteneva la democrazia la forma migliore di governo, essendo questa costantemente a rischio di degenerare nel populismo. E la democrazia di Platone era molto diversa dalla democrazia odierna, dato che il voto era consentito solo ai maschi adulti e non schiavi: praticamente un 20% scarso della popolazione totale. Nei tempi sempre più lontani della mia gioventù si inneggiava invece alla democrazia proletaria, cioè al governo da parte di quelli che per Platone erano gli schiavi. L’Unione Sovietica e la Cina ci hanno fatto vedere i risultati pratici dell’applicazione della teoria e non c’è da state allegri.
O no?
Il 9 dicembre sono stati pubblicati i risultati di una ricerca della Gapminder Foundation, chiamata Il test dell’ignoranza. Dieci semplicissime domande sullo stato di avanzamento della civiltà mondiale a cui meno dell1% degli intervistati – tutti occidentali con istruzione superiore alla media – ha saputo dare una risposta esatta. Se volete cimentarvi col test il link è qui. Io ho azzeccato 4 domande su 10, il vikingo solo una.
La verità (se esiste una verità) è che la nostra visione del mondo è distorta dalla disinformazione mediatica che non ha nulla da invidiare alla propaganda di orwelliana o staliniana memoria. Ignoriamo quindi che l’80% dei bambini NEL MONDO viene vaccinato contro le malattie più gravi entro il primo anno di età, che l’istruzione scolastica femminile è solo mediamente di un anno inferiore a quella maschile, il che vuol dire che solo il 20% della popolazione mondiale è analfabeta e lo stesso 20% vive in condizioni di estrema povertà. Ignoriamo che il reddito medio giornaliero pro-capite si trova nell’intorno dei 10 dollari e che il tasso di natalità è stabile, non in crescita, perché la combinazione di alfabetizzazione e elevamento dalle condizioni di povertà estrema porta al controllo delle nascite in tutto il mondo. Ignoriamo soprattutto che la popolazione dell’Asia è il 50% della popolazione mondiale e quindi nelle statistiche ha un peso molto superiore a quello dell’Europa e dell’America messe insieme. Noi invece tendiamo a pensare che il modello coloniale Euroamericano sia ancora il modello sociopolitico dominante e questo è il nostro enorme errore di valutazione. Mentre l’Europa si avvita in una spirale di pessimismo e xenofobia come ai tempi della guerra dei 100, 80 e 30 anni, l’Asia si è evoluta in modo alternativo e pacifico, con forme di governo molto più simili all’utopia platonica e oggi è il modello di riferimento a cui dovremmo guardare, con buona pace di tutti coloro che sono ancora schiavi dell’ideologia democratico-proletaria e anche con buona pace dei pochissimi che ancora credono nel modello capitalistico. Io personalmente non ho mai creduto ne’ nell’una ne’ nell’altro e sebbene il modello cinese non rappresenti il mio ideale non ho mai fatto mistero della mia predilezione per il modello della “dittatura illuminata” (la definizione è quella del Lonely Planet e la dice lunga sui nostri pregiudizi) che vige a Singapore e che rispecchia tutto sommato il modello della polis ateniese dei tempi d’oro. Il vikingo è anarchico di natura e quindi preferisce il modello indonesiano-thailandese di caos entropico all’asetticità di Singapore, ma ci siamo trovati d’accordo sull’idea di aggiungere a tutte le prossime schede elettorali l’opzione NONE OF THE ABOVE (nessuno dei soprascritti) che, se risultasse vincente, obbligherebbe a ripetere le elezioni con nuovi candidati. L’idea non è nostra ma è quello che noi personalmente voteremo alle prossime elezioni politiche.
Buon 2014.
 
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