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 ego... di paola
 
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Nemmeno il calvinismo più rigoroso può cambiare la natura maschile. Gli uomini olandesi saranno anche due release sopra gli italiani, ma non c'è verso di fargli capire che i vestiti sporchi non volano da soli nella cesta della biancheria.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di paola (del 29/09/2013 @ 20:20:20, in diario, linkato 847 volte)

Gli italiani non finiranno mai di stupirmi. Pretendono che il Papa sdogani aborto e omosessualità e vogliono costringere Barilla a mettere una famiglia gay nei suoi spot pubblicitari, ma non si sognano nemmeno di fare sit-in davanti a Montecitorio per costringere il parlamento ad approvare una legislazione dignitosa per le coppie di fatto, omo o etero che siano. Tantomeno vanno a manifestare di fronte a Palazzo Madama per esortare il senato a non fare melina sulla decadenza di Berlusconi. No, gli italiani hanno imparato l'arte della protesta e del boicottaggio e la usano per obiettivi totalmente futili. Lo stato italiano è in mano a una banda di delinquenti corrotti che si stanno spartendo gli ultimi centesimi del denaro pubblico ma i miei compatrioti si indignano perché il ministro Kyenge propone di eliminare la dicitura mamma e papà nei documenti ufficiali - cosa che fralaltro sarebbe solo in linea con le pratiche degli stati del Nord Europa e anche il primo micropassettino nel riconoscimento delle coppie di fatto.

E' in momenti come questo che ringrazio il destino di avermi fatto emigrare e conoscere paesi dove le priorità governative sono un filo più strutturate e gli apparati pubblici un filo meno corrotti. Paesi dove la mobilitazione popolare è un filo più pragmatica e i boicottaggi sono mirati alle pratiche industriali che attentano alla nostra salute.

Per mettere le cose nella giusta prospettiva, vi ricordo che l'Olanda ha il primato nell'adozione di legislazione a favore di minoranze etniche, gay, coppie di fatto, eutanasia, aborto, droghe leggere e prostituzione ma qui nessuno si sogna di chiedere all'Unilever di cambiare la propria strategia di comunicazione: vi posso assicurare che in nessuno spot televisivo di produzione olandese i prodotti vengono presentati da una coppia gay, ma nemmeno musulmana, indonesiana o antillana. Al massimo gli attori hanno occhi e capelli scuri, ma con moderazione. All'Unilever è stato invece richiesto che smetta di usare uova e polli di batteria nei suoi prodotti, insieme alla riduzione di sale, zucchero e conservanti. Dopo cinque anni di continuo pressing e discreto boicottaggio da parte delle associazioni dei consumatori e quelle animaliste, da quest'anno su tutte le confezioni di prodotti alimentari Unilever appare la rassicurazione che le richieste sono state esaudite.

Al Papa l'unica cosa che viene richiesta è il pagamento dei danni per gli abusi sessuali commessi dai rappresentanti della Chiesa e quello che il Papa dichiara a proposito di aborto e omosessualità non viene nemmeno pubblicato, a meno che non siano dichiarazioni di apertura e queste meritano al massimo un trafiletto di dieci righe. Invece al governo viene richiesto di tutto e di più, tanto che la recentissima nozione per cui se ti si rompe la lavatrice non puoi più chiedere un sussidio statale per ricomprarla è attualmente fonte di grande indignazione. Su argomenti più seri, come la salute pubblica, basta che un solerte giornalista della TV di stato mandi in onda un servizio-denuncia per far scatenare una valanga di dimostrazioni, proteste, interpellanze e interrogazioni che puntualmente finiscono con l'annuncio ministeriale di opportuni provvedimenti riparatori.

Mentre vi parlo è in corso una battaglia sui controlli alimentari e in particolare l'industria della carne è sotto accusa. I primi siluri mediatici sono stati lanciati due settimane fa e il telegiornale di ieri annunciava una petizione delle associazioni dei consumatori per il ripristino di controlli più severi, quei controlli che nel corso dell'ultimo quinquennio sono spariti dal protocollo governativo con la scusa dei tagli alla spesa pubblica unita all'azione indefessa delle lobby industriali. State sicuri che tra un paio d'anni i protocolli verranno ripristinati: è solo questione di tempo e tenacia e agli olandesi la tenacia non manca certo.

Prendiamo il caso delle biciclette. E' noto che l'Olanda vanta la rete ciclistica più capillare d'Europa, quel che è meno noto è che la situazione attuale ha radici recentissime. Dalla metà degli anni cinquanta all'inizio degli anni settanta le automobili, incoraggiate dalla nota multinazionale di origine olandese Shell, hanno progressivamente invaso tutte le strade e gli automobilisti si comportavano da padroni arroganti, proprio come oggi in Italia. All'ennesima notizia di un ciclista ucciso da un pirata della strada, gli olandesi sono scesi in piazza: hanno formato catene umane e si sono sdraiati sulle strade di maggior traffico per impedire alle auto di passare. Lo hanno fatto sistematicamente per quasi un decennio, finché il governo ha ceduto alla pressione popolare e ha varato una serie di provvedimenti che hanno portato alla costruzione di piste ciclabili su tutte le strade cittadine. La Shell ha avuto come contropartita la costruzione di molte autostrade e l'esclusiva della distribuzione di carburante su queste, perché sia ben chiaro che l'Olanda è tutto fuorché un paese socialista: qui regnano le banche e la suddetta Shell, insieme alle altre multinazionali meno note al pubblico italiano ma non meno letali. Qui le decisioni vengono prese sempre e solo in nome del dio denaro e dei suoi sacerdoti in giacca e cravatta e gli olandesi - a ben guardare -non sono nemmeno più onesti di un italiano medio: una recente quanto spiritosa ricerca dimostra che la probabilità di vedersi restituire un portafoglio smarrito è più alta a Bombay che ad Amsterdam.

Scherzi a parte,la criminalità organizzata è floridissima anche in Olanda, con tanto di cartelli della droga e famiglie criminali, ma esiste anche un apparato che la combatte veramente e un apparato che si occupa di sanzionarla in base alle leggi in vigore: law & order senza effetti speciali ma con apprezzabli risultati.In altre parole, qui c'è abbastanza gente che rispetta l'etica professionale e ancora abbastanza educazione civica e coscienza sociale per limitare gli abusi al minimo fisiologico.

Ma che parlo a fare? Mentre scrivo questo articolo Guido Barilla è stato costretto a fare autodafé televisivo nella migliore tradizione della Santa Inquisizione e Berlusconi sta dettando le condizioni di governo come da vent'anni a questa parte. I tweets del M5S parlano di notte dei lunghi coltelli e tutti sono pronti a tornare alle urne col porcellum.

Vi meritate quello che avete. Da Tulipland passo e chiudo.

 
Di paola (del 22/09/2013 @ 13:31:13, in diario, linkato 3241 volte)

Il terzo martedì di settembre in Olanda è Prinsjesdag: una tradizione che deriva dall'Inghilterra, dove la regina è membro del parlamento e apre ufficialmente i lavori ogni anno con appropriata cerimonia. Nella politica olandese invece il re non conta ormai un beato cazzo e viene usato solo come simpatico soprammobile dello Stato, ovvero, ha una funzione puramente cerimoniale e diplomatica. Tra i suoi obblighi c'è quello di introdurre la presentazione del piano finanziario che il governo ha preparato - definito con tipica ironia anglosassone miljoenennota - con un discorso che sta a metà tra lo State of the Nation americano e la predica dei pastori protestanti la domenica mattina.

Quest'anno per la prima volta è toccato al neoinvestito Willem-Alexander, accompagnato dalla sempre impeccabile Mxima, in una creazione di Jan Taminiau di color oro che forse si voleva richiamare al colore della carrozza cerimoniale ma che formava un contrasto stridente con il contenuto del discorso e quello della già ampiamente trapelata miljoenennota. Anche questo fa parte della tradizione: il contenuto della miljoenennota viene sempre "accidentalmente" scoperto da qualche solerte giornalista pochi giorni prima della pubblicazione; addirittura l'anno scorso si poteva leggere "per errore" sul sito del ministero. Tutta la nazione era stata quindi ampiamente preparata ad ascoltare le parole di scarna consolazione del re, propedeutiche alla richiesta di maggiori sacrifici per fronteggiare la crisi.

E quali sarebbero questi sacrifici? La solita macedonia di tagli all'istruzione, alla cultura, alla sanità e alle pensioni con accise e tasse a pioggia per colmare le casse della macchina statale sempre più avida, con la promessa che questa sarebbe stata davvero l'ultima volta e che il deficit statale sarebbe stato fatto rientrare con tagli alla difesa e alla burocrazia. Grosso sbadiglio. Credibilità zero. Commenti prevedibili da parte dell'opposizione e dei giornalisti. Anche in Olanda è passato l'acquisto di una ventina di F35 in nome della necessità di contribuire alle operazioni di pace, mentre si chiudono caserme e si licenziano migliaia di militari. Anche in Olanda non è stata modificata alcuna norma strutturale, per cui i proprietari di case di lusso continuano a ricevere spropositati rimborsi sugli interessi dei mutui astronomici concessi dagli stessi banchieri che hanno causato la crisi, mentre gli handicappati non hanno più diritto all'assistenza sociale. Fin qui nulla di nuovo e vi prego di notare che - vicende giudiziarie di Berlusconi a parte - il governo di larghe intese olandese non ha nulla da invidiare a quello italiano in quanto a inettitudine. Ma quello che a me personalmente ha fatto sganasciare dalle risate (a denti stretti) è stato lo slogan lanciato prima dal WimLex e poi ribadito dal ministro delle finanze: oggi passiamo dallo stato assistenziale allo stato partecipativo. Che vorrebbe dire in parole povere: i soldi son finiti, arrangiatevi! Quindi gli ottantenni incontinenti non avranno più diritto all'assistenza di una nurse professionista pagata dallo stato ma si dovranno far cambiare il pannolone dai figli. Basta andare in giro con le scootermobile sovvenzionate perché le gambe non ti reggono più: da adesso se vuoi uscire di casa ti fai sorreggere dalla vicina oppure fai in time sharing con lo scooter del vicino invalido. Insomma, l'Olanda si sta italianizzando a tempo record. I giornali del weekend hanno naturalmente speso pagine e pagine sull'argomento e pubblicizzano i network sociali di mutua assistenza, come la banca del tempo e i siti di scambio di cortesie per cui, se ti si è scaricata la batteria dell'auto, ti iscrivi all'apposito club di quartiere virtuale, inoltri la tua richiesta e aspetti fiducioso che il vicino di casa si connetta, legga il messaggio e accetti di aiutarti in cambio di un altro favore da riscuotere in futuro, il tutto regolato da un apposito listino prezzi.

Qui mi sorgono spontanee un paio di osservazioni. Primo: a che cosa ci siamo ridotti se per chiedere al vicino di casa di darti una mano con l'auto che non parte invece di suonare il campanello devi iscriverti ad un sito internet e monetizzare il suo aiuto? Vorrei che tutti noi facessimo un minuto di silenzio e riflettessimo su questa ennesima aberrazione della cosiddetta società civile.

Secondo: quando ero piccola, rimanevo sempre affascinata dal cartello che trovavo appeso nei negozietti e nei bar di provincia, quei locali poveri che esponevano polverosi cagnolini di ceramica e altri soprammobili altrettanto kitsch: "Per colpa di qualcuno non si fa più credito a nessuno". Un fulgido esempio di come la saggezza popolare antica sia ancora perfettamente in grado di spiegare le complessità moderne. Lo stato assistenziale olandese è stato distrutto dalla miopia degli amministratori e dall'ingordigia (senza arrivare alla disonestà) dei beneficiari, che hanno per decenni approfittato di concessioni regali, in base alle quali chiunque in possesso di appropriati requisiti di età e reddito poteva fruire di servizi gratuiti anche se non ne aveva bisogno. Come dice la mia amica Anita, oriunda olandese emigrata dopo l'università e rientrata pochi anni fa in patria, in Olanda vivi bene solo se sei molto ricco o molto povero. Per cui per assurdo, io che lavoro full-time mi son sempre dovuta pagare asilo e doposcuola a prezzo pieno, mentre genitori che possono dichiarare un reddito inferiore perché lavorano part-time hanno finora potuto richiedere il rimborso delle spese per un servizio di cui non fruivano! Io mi tengo il mio paio di occhiali pagati a caro prezzo finché non cadono a pezzi mentre la mia donna delle pulizie finora poteva cambiarne uno all'anno gratis. Pensionati perfettamente capaci di reggersi sulle proprie gambe andavano a far la spesa in scootermobile sovvenzionati dallo stato solo perché ne avevano diritto (se pensate che stia esagerando vi invito a venire qui e contare gli scootermobile parcheggiati all'uscita di un qualunque supermarket, ma dovete fare in fretta perché la revoca della concessione è già entrata in vigore), per non parlare di tutti gli anziani perfettamente in salute che per decenni hanno avuto diritto a una nurse gratuita che si occupava anche delle pulizie di casa e che adesso reagiscono indignati alla nozione che l'aspirapolvere se lo devono passare da soli o pagarsi la colf come fanno tutti gli altri. Infine - e questo è l'esempio più scandaloso - la lobby dei proprietari di case di lusso è riuscita ancora una volta a tenersi tutti i vantaggi fiscali acquisiti su mutui astronomici contratti prima della crisi mentre chi deve comperare una casa adesso si deve impegnare a restituire il mutuo in tempi brevi e con rimborsi sempre più ridotti.

Personalmente il mutuo l'ho già estinto perché la pratica olandese di vivere a credito mi ha sempre ripugnato e la disfatta dello stato sociale mi lascia blandamente indifferente: era ampiamente prevedibile e posso dire di non aver avuto alcuna parte in essa, avendo sempre pagato lo scaglione più alto di tutte le tasse grazie al mio reddito supermodale. Mi dispiace solo di dover constatare la fine del sogno americano che è stato anche nostro e che si è infranto contro la realtà di un popolo sempre più abituato a godere di privilegi acquisiti e che ora di fatto impedisce a qualsiasi governo di implementare le riforme strutturali che sarebbero necessarie. Mi dispiace di dover constatare la mancanza di coraggio dei vari governi ormai palesemente schiavi delle lobby industriali internazionali: lo scandalo degli F35 ne è solo l'ultima rappresentazione e quella che accomuna la mia nuova e vecchia patria. Potrei dissertare ancora per pagine sulla mancanza di una chiara politica ambientale che ci costringe a cercare gas col fracking mettendo a rischio sismico intere regioni invece di sfruttare le enormi distese di tetti per impianti di sfruttamento dell'energia solare, ma so per esperienza che l'argomento non interessa nessuno dei miei lettori per cui mi fermo qui e vi fornisco la lista degli articoli correlati, scritti in tempi non sospetti, per opportuna meditazione.

(articoli correlati: Royalty, Equità fiscale, Schiavitù, Elenchi, Italiaanse toestanden, C'è poco da ridere, Malcostume mezzo gaudio)

 
Di paola (del 10/09/2013 @ 22:22:22, in diario, linkato 847 volte)
E così la Microsoft si è pappata la Nokia. Non c’entra niente con quello di cui originariamente volevo parlarvi ma la notizia mi ha colpito come un fulmine a ciel sereno e da allora sono in lutto profondo manco fossi finlandese. In realtà il test sulla mia cittadinanza interiore su facebook ha dato come risultato svedese, quindi un po’ scandinava dentro (ma molto dentro) devo pur essere. Tornando alla Nokia, il torcicollo non mi sta passando e a questo punto sono praticamente sicura che non si tratti di torcicollo ma di RSI provocata dal maledetto touchscreen dell’iPhone che il diavolo se lo porti. In quindici anni di sms selvaggi sul mio fedele Nokia non ho mai avuto un disturbo che fosse uno, mentre un anno scarso di iPhone mi ha ridotto a implorare la fisioterapista di staccarmi la spalla per non sentire più il dolore.
Ancora non riesco a capacitarmi dell’accaduto. Solo cinque anni fa la Nokia era il produttore di GSM più fighi al mondo, come ha fatto a prendere una serie di cantonate così grosse, una dietro l’altra? L’accanimento su Symbian ha del masochismo puro: perfino la modestissima sottoscritta consigliava ai suoi clienti nel 2010 di realizzare le apps in Android oltre che IOS e allora non avevo nemmeno visto un iPhone o un Galaxy da vicino!
Sarà perché per me la distinzione tra telefono e netbook palmare è sempre ben chiara e infatti, come dichiaravo a gennaio, per telefonare uso il mio Nokia 6500c e per lavorare l’iPhone quando non posso usare l’iPad, che tra i due è sicuramente il prodotto migliore. Ormai sto tenendo insieme il Nokia con lo scotch per non dovermi arrendere all’egemonia del touchscreen anche nel weekend. Sabato scorso ho fatto un lunghissimo giro in centro per trovare una degna sostituzione del telefono, ma più che scatole nere di dimensioni sempre più grandi non ho visto. E dire che la conquista più grande della Nokia (e anche della Motorola a dire il vero) è stata la miniaturizzazione del GSM: gli ultimi modelli prima della rivoluzione iPhone erano veri e propri gioielli, adesso siamo tornati ai livelli dei primi cellulari: ci manca solo la batteria a tracolla e poi il cerchio sarà completo (questione di mesi, con quel che succhiano le apps e lo streaming). La mia unica speranza è che la Microsoft lasci Nokia libera di continuare a produrre i GSM (o come si chiamano adesso «feature phones») per il terzo mondo: ho già adocchiato un negozio libanese nella zona meno chic di Nijmegen che ha in vetrina reperti assolutamente vintage in colori improbabili. Tralaltro sembra che i biechi manager Apple stiano per fare uscire un iPhone 5S in versione gold e platinum e una serie di iPhone 5C in colori sgargianti apposta per il terzo mondo: roba che Steve Jobs si sta rivoltando nella tomba. A questo punto tanto vale prendersi un Nokia 301 o anche 105 silver, che fralaltro ha l’opzione dual SIM e una batteria che dura una settimana, alla faccia della mela avvelenata che dura tre ore scarse.
Ma non vi annoio ulteriormente con la mia nostalgia per i bei cellulari di una volta e invece passo subito alla novità che sta tenendo tutti gli olandesi con la lingua fuori, ovvero Netflix. In quanto a teaser, Netflix ha fatto tesoro delle lezioni di marketing di San Steve e ci titilla da prima dell’estate con l’annuncio della rivoluzione televisiva, ovvero la TV on Demand: all-you-can-watch film e serie TV per 10 euro al mese. Capirai che novità! E’ dal 1992 che gli americani ci martellano i coglioni con l’annuncio della TVoD e abbiamo dovuto aspettare la bellezza di vent’anni e la banda larga per avere un servizio che ci è stato promesso quando ancora il PM Di Pietro interrogava Mario Chiesa sulle tangenti per gli appalti edilizi milanesi. Mi vien da dire: fusse che fusse la vorta ‘bbona! Così smetto una buona volta di pagare il canone e aspettare che la televisione di stato si degni di comprare i diritti dei programmi che mi piacciono e mi guardo Dexter direttamente dall’iPad come il 50% delle famiglie olandesi. Ho già scaricato la app e aspetto che si apra la vendita online di abbonamenti. Scommetto che entro cinque anni a partire da domani la televisione farà la fine della Nokia. Coraggio, ex compatrioti, c’è speranza anche per voi. Controllate quando apre Netflix in Italia e correte a comperarvi il tablet se non lo avete ancora fatto.
 
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