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 ego... di paola
 
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Nemmeno il calvinismo più rigoroso può cambiare la natura maschile. Gli uomini olandesi saranno anche due release sopra gli italiani, ma non c'è verso di fargli capire che i vestiti sporchi non volano da soli nella cesta della biancheria.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 25/08/2013 @ 12:12:12, in diario, linkato 1787 volte)

Non so voi, ma a me questa storia che i 50 sono i nuovi 40 non convince per niente. Mi sono svegliata ieri con un accenno di sciatica, un feroce torcicollo e una simpatica varietà di disturbi associati alla menopausa tra cui l'abituale cistite. Dieci anni fa non avevo niente di tutto questo e se mi veniva la cistite non era certo per scompensi ormonali.

In verità vi dico che, senza il conforto del botox e delle drastiche cure anti-age cui le attrici holliwoodiane si sottopongono, avere cinquant'anni oggi equivale ad averli avuti dieci, venti, trenta e forse perfino quaranta anni fa: son sempre dieci anni più di quaranta e la drammatica soglia della terza età. Negare gli acciacchi ostentando comportamenti giovanili non fa altro che peggiorare i sintomi e mascherare le rughe dietro chili di make-up correttivo e chirurgia plastica serve solo a farsi compatire da figli e amiche - queste ultime naturalmente lo faranno alle nostre spalle, mentre ai primi si riconosce almeno il merito dell'onestà.

Ma non è il decadimento fisico che mi preoccupa, anche se la lotta ai suoi sintomi ormai occupa il 99% del mio tempo libero, quanto l'invecchiamento spirituale che mi terrorizza e che combatto ancora più strenuamente. Sono circondata da ex ragazzi degli anni settanta che tuonano da tutti i possibili podi al decadimento dei costumi nei giovani d'oggi, paragonando i loro comportamenti scellerati a quelli esemplari della nostra generazione e ne resto sgomenta. Che cosa ha fatto sì che i miei coetanei abbiano potuto rimuovere tutti gli orrori della nostra adolescenza ricordando solo i pochissimi aspetti dignitosi ed edificanti che oltretutto ai tempi consideravamo solo delle enormi scocciature?

Voglio dire, non è che noi si passasse il tempo a studiare i diari di Che Guevara e ripassare i discorsi di Martin Luther King. Chi si dedicava all'impegno politico lo faceva in massima parte perché le compagne la davano più facilmente delle sanbabiline, senza pretendere di essere portate a cena in costosi ristoranti alla moda e senza l'obbligo dei regali che le altre invece attaccavano alla figa come un cartellino del prezzo al pari delle odierne veline. In quanto ai rapporti sociali, noi non avevamo a disposizione tutta la tecnologia odierna e invece di nasconderci dietro un iPhone molto più semplicemente facevamo uno spropositato uso di alcol e droghe: leggetevi le statistiche. Quanti dei compagni di scuola dei vostri figli sono morti di overdose? Quanti stanno in comunità di recupero? Confrontate i dati con quelli dei vostri compagni di scuola. La discriminazione per gli omosessuali e il bullismo ai nostri tempi erano semmai molto più diffusi di adesso, non certo meno. L'unica differenza è che le vittime della discriminazione e della violenza si comportavano da vittime: stavano zitte e si portavano dentro il fardello sempre più grande dell'emarginazione e se la disperazione le portava fino al suicidio, le ragioni del gesto non venivano pubblicate su facebook ma morivano con loro.

E per finire con la tiritera classica contro videogames e serie televisive che istigherebbero alla violenza, vi esorto a ricordare che gli anni della nostra adolescenza sono stati puntellati da incredibile violenza ad ogni livello, dalle bombe indiscriminate alle sparatorie mirate alle semplici missioni punitive a base di sprangate e catenate in faccia con cui i nostri compagni di classe si dilettavano quotidianamente (e non apro il capitolo delle violenze carnali). Il fatto che gli atti di violenza si nascondessero dietro un colore politico non li edifica e non li rende migliori dell'assassinio random di un passante ad opera di tre debilitati che non avevano niente di meglio da fare. Semmai c'è di positivo che adesso l'orrore della vacuità esistenziale di questi individui è esposto di fronte agli occhi di tutti per quello che è e non può millantare alibi ideologici fragili come carta velina.

Ecco, io accetto le rughe, i chili in più, i capelli grigi e tutte le paturnie della menopausa ma non posso accettare di trasformarmi in mia nonna e nelle nonne di tutte le generazioni, che leggono ossessivamente la cronaca nera per trovare conferma delle loro paranoie, terrorizzate da un mondo che non gli appartiene e non capiscono più. Non facciamo finta di non sapere che anche trent'anni fa eravamo terrorizzati dal mondo che ci circondava; l'unica differenza è che allora avevamo energia fisica e mentale in esubero per buttarci nella mischia e qualche volta uscirne anche vincitori. Mi piacerebbe spendere la poca energia che mi rimane per conservare lo spirito battagliero e critico della mia adolescenza: piuttosto che farmi clisteri al caffè per combattere la cellulite mi impegno a combattere il culto di un'era idilliaca che non è mai esistita e vi invito a fare altrettanto.

 
Di paola (del 11/08/2013 @ 22:44:22, in diario, linkato 810 volte)

Subito dopo aver scritto l'articolo del 28 aprile ho avviato le pratiche per la naturalizzazione olandese, un'intenzione che avevo da anni ma che la costituzione del governo di larghe intese PD-PDL con la connivenza del M5S da me votato ha trasformato in azione concreta. Ho quindi consultato l'apposito website governativo e preso appuntamento al comune di Nijmegen per l'espletamento della pratica, che grazie alle nuove leggi comunitarie non è più automatica per i residenti da 15 anni e/o coniugati con un cittadino olandese da 5 ma prevede una lunghissima e costosa procedura burocratica.

Come indicatomi al telefono mi sono diligentemente presentata allo sportello comunale con un documento d'identità e l'attestato di conoscenza della lingua olandese a livello quasi madrelingua conquistato nel lontano 2001. L'impiegato preposto ha per prima cosa testato la mia idoneità alla richiesta; verificato che sono effettivamente residente a Nijmegen dal 15 dicembre 2000 e che sono sposa di un autoctono dal 23 febbraio 2007 come da me dichiarato, mi ha informato ufficialmente che in base agli accordi in vigore potrò conservare il passaporto italiano (ho diplomaticamente evitato di rivelargli la mia intenzione di non avvalermi del diritto) e infine mi ha chiesto l'attestato di conoscenza della lingua. Esaminato il certificato della scuola ha fatto un sorrisetto satanico e ha gettato il foglio sul tavolo con un chiaro gesto di disprezzo. "Questo attestato non vale niente." mi ha comunicato trionfale. Alla mia domanda di spiegazioni mi ha pomposamente informato che l'unico attestato di conoscenza della lingua olandese riconosciuto ai fini della naturalizzazione è quello rilasciato da una scuola superiore olandese al termine del regolare corso di studi quinquennale oppure dal DUO. Alla mia domanda di che cosa fosse il DUO non è stata data alcuna spiegazione se non l'indirizzo e il numero di telefono della sede di Nijmegen e l'impiegato ha concluso la conversazione con la richiesta di ripresentarmi in possesso di un certificato adeguato, senza il quale lui non avrebbe potuto inoltrare la richiesta al servizio immigrazione. A nulla sono valse le mie proteste e richieste di aggiramento dell'ostacolo con eventuali dichiarazioni giurate del mio datore di lavoro sulle mie abilità linguistiche, anzi, ho avuto la netta impressione che l'impiegato in questione provi un piacere sadico nell'informare gli aspiranti cittadini olandesi dei loro doveri linguistici solo al termine dell'appuntamento.

Siccome la burocrazia olandese quando ci si mette riesce ad essere peggiore di quella italiana e per di più gli impiegati statali olandesi sono diversamente corruttibili (nel senso che se lo sono, seguono codici diversi da quelli mediterranei, quindi a noi ignoti), piena di frustrazione repressa ho dovuto ripigliare la bicicletta e cercare la sede DUO di Nijmegen, che fortunatamente è a poche centinaia di metri dal comune. Qui arrivata ho avuto un'ulteriore doccia fredda: un sobrio cartello dattiloscritto mi avvertiva che dal 13 febbraio 2013 Nijmegen non è più sede di esami e che i candidati debbono rivolgersi alle sedi di Eindhoven, Zwolle, Rijswijk, Rotterdam o Amsterdam - tutte distanti più di 100 km da Nijmegen. Di conseguenza all'interno della sede, la cui funzione principale sembra quella di fornire un finanziamento agli studi della scuola superiore e universitaria olandese a studenti indigenti, nessuno sapeva darmi informazioni sulle modalità degli esami ai fini della naturalizzazione e mi sono dovuta accontentare di leggere una serie di brochure divulgative tra loro contraddittorie.

Alla fine della lettura ero talmente confusa che ho annotato il numero di telefono del servizio informazioni e ho aspettato che l'ufficio riaprisse il giorno dopo per chiedere delucidazioni verbali. Una gentile signorina mi ha consigliato di candidarmi agli esami di inburgering (= integrazione culturale) in quanto egualmente validi ai fini della richiesta di cittadinanza ma molto più facili degli esami di lingua veri e propri. L'esistenza di tali esami non risultava dalle brochure e deve essere ricercata su un apposito sito di istituzione talmente recente da non essere noto neppure all'impiegato comunale. Questo si spiega perché la questione è tuttora molto delicata e complessa. L'introduzione degli esami di inburgering è stata fortemente voluta dai partiti xenofobi che hanno preso seggi in parlamento dal 2002 al 2010 e implementata dal ministro Rita Verdonk (equivalente della Gelmini) in tempi strettissimi con il risultato prevedibile che ogni anno le modalità di esecuzione devono essere modificate a seguito delle proteste dei candidati. Una mia amica che lavora all'istituto nazionale di lingua olandese e tiene regolarmente conferenze sull'argomento è apertamente scettica sulla capacità di tali esami di dimostrare l'effettiva conoscenza della lingua e della civiltà olandese da parte di uno straniero. Inizialmente le domande erano talmente difficili che nemmeno un olandese nato ed educato qui sapeva le risposte. Modificate, queste sono risultate talmente facili che perfino una casalinga marocchina analfabeta appena immigrata aveva più del 60% di probabilità di fornire risposte esatte. La versione odierna è un tale Frankenstein che Windows al confronto è un sistema operativo elegante. Purtroppo però tutti noi aspiranti sudditi di sua maestà Alex dobbiamo passare sotto le forche caudine del rituale che prevede ben cinque materie (cultura generale, scrittura, lettura, pronuncia e comprensione uditiva) al costo di 50 euro per materia, da pagare anticipatamente e non rimborsabili. Per ulteriori 63 euro a materia si può acquistare un manuale con esempi di domande e risposte e infine chi vuole può seguire un corso della durata di sei mesi propedeutico all'esame di cultura generale. Quando i miei amici e conoscenti olandesi hanno saputo che avrei dovuto sostenere l'esame la loro reazione standard è stata di irrefrenabile ilarità, seguita dal commento che sarei passata a occhi chiusi (qui si dice con due dita nel naso) e probabilmente avrei segnalato agli esaminatori tutti gli errori nel testo. Questo mi ha molto confortato, ma non del tutto rassicurato.

La trafila burocratica di iscrizione ha occupato tutto il mese di maggio e buona parte della mia scarsa pazienza. Anche qui ho avuto la netta impressione che la difficoltà burocratica fosse studiata appositamente per saggiare la motivazione degli aspiranti candidati perché di fatto senza ottima conoscenza della lingua, dedizione caparbia e nervi d'acciaio non si può arrivare alla fine della procedura. A metà giugno ho ricevuto la lettera che mi indicava le modalità di pagamento a seguito del quale avrei ricevuto la comunicazione della data dell'esame, che è arrivata con studiato sadismo durante le vacanze estive e con tono perentorio mi convocava il 9 agosto ad Amsterdam per una maratona di otto ore in cui tutte le materie sarebbero state passate in rassegna. Il tono di voce della lettera era un'altra prova di forza: se il testo fosse stato scritto in tedesco sarebbe stato giudicato un crimine nei confronti dell'umanità. La sequela di minacce iniziava dalla prima frase e terminava con l'ultima, dove si dichiarava che se non ci si fosse presentati mezz'ora prima dell'orario stabilito ogni diritto all'esame sarebbe decaduto. Tale evenienza si sarebbe verificata anche in caso di disturbo durante lo svolgimento dell'esame stesso, di presenza di materiale elettronico o scritto nella sala dell'esame e così via.

Il giorno dell'esame mi sono trovata in compagnia di una ventina di aspiranti candidati di cui solo un altro occidentale di mezza età, probabilmente slavo o scandinavo e un misto di antilliani, indocinesi e mediorientali tra cui anche l'immancabile casalinga in burka, accompagnata dalla vicina di casa olandese e dotata di un iPhone in custodia bling bling con cui comunicava al marito lo svolgimento della giornata. Rinchiuso tutti i nostri averi negli apposti armadietti siamo stati chiamati nell'aula dell'esame e abbiamo iniziato con il famigerato questionario di cultura generale. Qui la mia indignazione ha raggiunto nuove vette. Tanto per cominciare non c'era nessuna domanda di cultura vera e propria ma solo domande di vita pratica (tipo se il medico di base è pagato dalla mutua e quale assicurazione copre i danni provocati a terzi), poi i protagonisti delle scenette di vita quotidiana su cui le domande sono basate erano tutti marocchini immigrati scarsamente integrati visto che dimostravano di non conoscere le convenzioni più basilari della società in cui vivevano. Infine tutte le domande erano altamente suggestive e alcune di queste non potevano per definizione avere una risposta giusta perché si basavano su situazioni in cui solo il buon senso e l'educazione personale fornivano il codice di comportamento. Emblematica la situazione di Mohamed che si ferisce ad una mano durante un lavoro di falegnameria domestica per il quale è chiaramente non qualificato e va al pronto soccorso. Nella sala d'attesa attacca discorso con il vicino di sedia e gli racconta dell'infortunio. Il suo interlocutore dichiara che Mohamed è stato poco furbo e la domanda è: che cosa è meglio che faccia Mohamed? a) cambia posto b) dà ragione al suo interlocutore c) risponde che sarà poco furbo il suo interlocutore. Nelle parole del mio vicino di casa, la situazione è totalmente irreale perché un olandese non attaccherebbe mai discorso con un vicino di sedia al pronto soccorso e tantomeno gli racconterebbe la ragione del suo infortunio. In quanto al resto, come previsto dai miei conoscenti ho dato tutte le risposte alle scarsamente impegnative domande in un quarto del tempo previsto e ho avuto il piacere di notare che anche un buon numero di indocinesi e mediorientali era nella mia stessa situazione. In particolare un giovanotto di chiarissima intelligenza superiore alla norma e di fattezze somatiche che lo stigmatizzano come indonesiano delle Molucche, soffriva visibilmente all'idiozia della procedura cui è stato indubbiamente costretto per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno (questa è la mia ipotesi personale perché da buoni olandesi non abbiamo scambiato nemmeno una parola nelle lunghe pause tra una materia e l'altra che ci vedevano vicini di sedia nella sala d'aspetto). Solo il test di pronuncia mi ha messo a dura prova perché a differenza degli altri doveva essere ancora la versione originale e quindi di un livello di difficoltà decisamente superiore.

Qui ho avuto l'impressione che la volontà del governo sia quella di impedire la promozione al primo colpo per poter fare ancora un po' di soldi a spese dei candidati. Saprò infatti solo fra quattro settimane se sono stata promossa o se devo ripetere alcune materie e non mi stupirei di dover ripetere l'esame di pronuncia. Wordt vervolgt (= continua).

(articoli correlati: Verkiezingen 2010 e integratie)

 
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