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 ego... di paola
 
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Sono emigrata in Olanda per amore quindici anni fa. Nei primi dieci anni ho intrattenuto i miei amici sulle usanze olandesi, poi ho cercato di far loro vedere come sono assurde le vicende italiane viste da qui. Adesso racconto semplicemente quello che mi succede.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 28/04/2013 @ 23:23:23, in diario, linkato 846 volte)
Secondo le statistiche del paese in cui vivo, data la mia ormai veneranda età, ci sono otto possibilità su dieci che io sappia navigare su internet, una su tre che usi i social network quotidianamente e una su venticinque che abbia un blog. Inoltre sono una donna e per di più alloctona, il che alza significativamente la soglia probabilistica. Più della metà dei miei lettori residenti in Olanda di fatto non ha un profilo facebook e legge questo articolo sul PC di lavoro o dei figli. Questo in un paese dove solo il 3% delle famiglie non ha accesso a internet. In Italia invece l’Audiweb riporta che ben un terzo delle famiglie non ha alcun accesso a internet, che il 90% degli utenti internet ha un’età inferiore ai 35 anni e che infine solo 14 milioni di italiani dichiarano di usare internet quotidianamente.
Stando così le cose, parlare di democrazia del web in Italia mi pare una vera e propria castroneria: il popolo del web è una casta tanto quanto la sua tanto deprecata classe politica. Una casta sulla cui onestà intellettuale si possono esprimere gli stessi dubbi che costantemente vengono esternati sull’onestà tout court degli esponenti delle istituzioni.
Potrei fermarmi qui se non fosse che da due mesi ho un groppo alla gola sempre più grosso e un nodo allo stomaco sempre più grande e siccome la ragione per cui scrivo è che solo attraverso la scrittura riesco a trovare la pace, continuo.
In questi due mesi ho litigato con quasi tutti i miei “amici” italiani. Le virgolette sono de rigueur, in quanto ormai i miei rapporti con gli italiani sono mediati da facebook e quindi mi trovo ad interagire con persone che normalmente avrei considerato semplici conoscenti e che invece grazie alla regola transitiva di Zuckenberg sono diventati amici. Facebook è una livella: tutti si possono permettere di commentare su tutto, a proposito e a sproposito, e lo fanno con un accanimento e una mancanza di pudore che non ritenevo possibile. Ho passato una quantità sconsiderata di tempo a spiegare le mie ragioni a perfetti sconosciuti prima di rendermi conto dell’assurdità della situazione e poi ho dovuto imparare molto alla svelta come censurare gli interventi indesiderati sui miei post. Adesso ho anche imparato a non rispondere alle provocazioni e, se riesco a mettere un filtro sul contenuto degli aggiornamenti automatici che mi arrivano, troverò finalmente la pace. Mi permetto di esprimere, una volta per tutte, la mia opinione urbi et orbi sul mio blog, che non si prefigge nemmeno lontanamente di essere democratico e tantomeno obiettivo, poi chiuderò per sempre questo discorso.
L’invereconda bagarre scatenata intorno all’elezione del capo dello stato, finita con lo stupro di Napolitano, per il quale tutti i rappresentanti di parlamento e senato dovranno rendere conto a Dio (se ci credono) e alle proprie coscienze (se ce le hanno) mi ha definitivamente dissociato da una patria che già da anni sento sempre più lontana. Il nome di Rodotà su cui i grillini hanno centrato la loro campagna è stato puramente strumentale: Rodotà è semplicemente il primo della lista che ha accettato di essere candidato. Se avesse rifiutato, come saggiamente hanno fatto sia Gabanelli che Strada, i grillini avrebbero urlato il nome di Zagrebelsky, o Imposimato, o Bonino, o Caselli, e perfino il nome di Prodi con la stessa convinzione, totalmente impassibili al dato numerico ridicolmente basso dietro ai nomi proposti. Chiamare Rodotà la volontà del popolo è semplicemente da idioti, non solo perché l’elezione del capo dello stato non è una decisone popolare ma parlamentare, ma perché 4677 voti rappresentano lo 0.0096% di quel popolo che il M5S dice di rappresentare.
Sia chiaro che, personalmente, non ho un’opinione negativa o positiva su Rodotà. Non me ne frega niente - con rispetto parlando – di Rodotà. Allo stesso modo non ho un’opinione su tutti gli altri candidati, salvo che non avrei appoggiato l’elezione di Gabanelli, Strada o Fo alla presidenza della repubblica per ovvi motivi di competenza e nel caso di Fo anche di età. Opinione a quanto pare condivisa anche dagli stessi candidati.
Sia chiaro anche che con questo non voglio assolutamente giustificare il comportamento altrettanto strumentale del PD, che ha dato prova di essere totalmente indegno della fiducia accordatagli – spero per l’ultima volta - dai suoi elettori. Ho già espresso la mia opinione su Bersani in tempi non sospetti; ho trovato incomprensibile la sua elezione alle primarie del PD e questo – fra le altre cose – mi ha portato alla decisione di non dare il mio voto a quel partito. Dal PD non mi aspettavo niente, dal M5S, francamente, molto di più.
Per un movimento che proclama di essere espressione dei cittadini che gli hanno dato i voti grazie ai quali ora si trova alla camera e al senato, trovo alquanto singolare la reazione alla richiesta dei suddetti di un dialogo con il PD per evitare il governo di larghe intese con il PDL. La richiesta è stata spazzata via con irritazione e il corollario allucinante che i cittadini che si esprimevano in questo senso sono degli imbecilli che non hanno capito nulla del M5S e che hanno sbagliato a votarlo. Di questo sicuramente ci ricorderemo alle prossime elezioni – se e quando ci saranno.
Con questa singolare manifestazione di chiusura, il M5S si è dimostrato alquanto selettivo nell’ascolto della sua base e pertanto non può proprio permettersi di accusare il PD di non aver ascoltato la propria sulla candidatura di Rodotà.
Allo stesso modo, un movimento che ha dichiarato fin dall’inizio di non gradire appoggi da parte di nessun’altra forza parlamentare in quanto tutte egualmente colpevoli di far parte della casta, non si può stupire della compattezza del parlamento di fronte alle proposte, anche condivisibili, fatte però in un clima di aut aut in cui il M5S non rappresenta nemmeno un quarto del potere contrattuale.
Come diceva l’immortale Totò: acchi nisciuno è fesso. I 738 voti su 997 per Napolitano sono uno schiaffo al M5S dato all’unisono da tutto il parlamento, perfino da chi forse avrebbe pure votato Rodotà e sicuramente da chi aveva votato Prodi e si aspettava che i grillini appoggiassero la sua candidatura. Uno schiaffo che era a quel punto anche l’unica risposta possibile a un gruppo di potere congelato su una posizione non condivisa da nessun altro, nemmeno da Rodotà, che infatti, di fronte alla candidatura di Prodi, si è prontamente offerto di fare un passo indietro. Inutile dire che il M5S non ha ascoltato nemmeno Rodotà, perché il M5S apparentemente non ascolta nessuno che non sia Grillo o Casaleggio più una non meglio precisata posse di fanatici scarsamente rappresentativa del suo elettorato e ancor meno dell’Italia.
E quindi spazziamo il campo dagli specchietti per le allodole e dalle cortine di fumo. Quello che gli elettori del M5S non hanno capito, la ragione per cui hanno sbagliato a votarlo, è che nell’agenda del M5S non c’è mai stata la presa di responsabilità di formare un governo, da soli o insieme a chicchessia. Il M5S è una banda di guastatori mandata da Grillo&C in parlamento all’unico scopo di dimostrare il teorema dell’inciucio tra PD e PDL. Solo così il M5S può assicurarsi un futuro di opposizione a oltranza, in barba a tutti i commentatori che hanno accusato il M5S di non avere strategie ma solo tattiche. La strategia c’è: eccome! Solo che non è mai stata spiegata se non agli eletti della casta grillina.
Inoltre, sempre per fare chiarezza, il M5S non è antiberlusconiano. Nonostante gli insulti e gli epiteti all'indirizzo dello psiconano, i grillini si guardano bene dall’attaccare il PDL direttamente perché sanno bene di non essere all’altezza della sfida. Perciò hanno già accettato la sopravvivenza di Berlusconi come collateral damage necessario per dimostrare il teorema e costringere gli elettori del PD bona fide ad abbandonare la nave dell’inciucio e unirsi alle fila del movimento.
E a questo punto mi fermo e chiudo per sempre il discorso. Il teorema è stato dimostrato. Il governo PD-PDL è una realtà. Da questo momento Grillo ha sulla coscienza le conseguenze della valanga che ha liberato e spero solo che viva abbastanza per vederne l’epilogo. Da Tulipland: good night and good luck.
 
Di paola (del 24/04/2013 @ 18:18:18, in diario, linkato 871 volte)
Mentre in Italia continuano le prove di guerra civile, qui in Olanda ci si prepara per l'incoronazione del nuovo re. Che è stata decisa e preparata da 45 anni, cioè da quando la allora principessa Beatrix, figlia primogenita della regina Juliana, partorì un bel maschietto biondo e rubicondo a cui venne dato il nome di Willem-Alexander.
Per noi sudditi c’è un che di rassicurante nel sapere che il nostro futuro re è stato messo in condizione  fin dalla più tenera infanzia di poter esercitare il suo ruolo di leader della nazione con tutti gli strumenti educativi che il denaro dei contribuenti hanno permesso. Il pargolo è stato educato nelle migliori scuole pubbliche olandesi, ha fatto due anni di servizio militare nella Regia marina più un corso di specializzazione per diventare ufficiale, dopodichè ha seguito un corso di laurea in storia alla prestigiosa università di Leiden, dove si è laureato con una tesi sulla risposta dell’Olanda alla decisione della Francia di De Gaulle di lasciare il comando della NATO. Inoltre, da quando è maggiorenne, è anche membro del Consiglio di Stato, sotto la direzione della madre. Infine è un portavoce a livello mondiale del patrimonio idrico, recentemente  in qualità di chairman del consiglio dell’ONU per il l’igiene idrica (General's Advisory Board on Water and Sanitation).
Quando una quindicina di anni fa è stato evidente che, nonostante tutti gli sforzi congiunti degli apparati monarchici, il (ormai non più tanto) giovane erede al trono manteneva un comportamento privato dissennato e poco consono al ruolo che gli sarebbe spettato, tanto da meritarsi il nomignolo di prins pils (principe della birra), la madre – si dice consigliata da un ex primo ministro molto vicino alla casa reale – ha fatto quello che fanno tutte le madri: gli ha trovato una moglie che lo mettesse in riga. La principessa Máxima néé Zorreguieta Cerruti, oltre a essere bellissima è anche singolarmente intelligente e carismatica e ha fatto innamorare in un batter d’occhio una nazione per natura scettica e poco incline alle emozioni. Già all’annuncio del fidanzamento nel 2001 è stato chiaro che il principe Alex non avrebbe mai più toccato un boccale di birra e dopo il matrimonio si è messo a lavorare sodo per dimostrare che la sua scatola cranica conteneva almeno la metà dei neuroni di quella della moglie, la quale mieteva intanto successi internazionali con la sua incessante attività nel campo dell’integrazione degli immigrati in Olanda e dell’emancipazione femminile, armata di un sorriso irresistibile e un accento accattivante.  
La regina Beatrix appartiene a quella generazione di nati prima della Guerra che antepone il dovere a qualunque altra cosa. La sua vita non è stata facile: ha dovuto ridare credibilità ad una casa reale provata dai molti scandali legati alla controversa figura di suo padre e dalla demenza precoce di sua madre, che aveva sfoggiato un comportamento talmente eccentrico da costringerla all’abdicazione nel 1980. Certo, in confronto alle prove a cui è stata sottoposta la sua compagna generazionale Elizabeth II, Beatrix se l’è cavata con un paio di crisi economiche, un fallito attentato, sette o otto cadute di governo e la vergogna di dover stringere la mano a Geert Wilders nel primo governo Rutte. La sua vita privata però non le è stata amica. A parte le marachelle di Alex, il secondogenito principe Friso è quello che le ha dato i maggiori grattacapi e il dolore infinito di vederlo diventare un vegetale a seguito di un incidente sciistico, a conclusione dell’ecatombe che aveva visto spegnersi nel giro di un anno il suo amatissimo marito Claus, la madre e il padre. Nonostante la sua sempre impeccabile linea di governo, le fotografie degli ultimi anni mostrano una Beatrix provata dalla vita, che stringe metaforicamente i denti di fronte ad un compito ormai per lei privo di significato. Già dopo la morte di Claus tutti si aspettavano che abdicasse, ma Alex si era appena sposato e la sua immagine pubblica non era ancora matura. Beatrix ha stretto i denti e si è concentrata sulla prima delle tante crisi di governo che hanno contrassegnato l’ultimo decennio. Dopo l’incidente sciistico di Friso la sua abdicazione era non solo scontata ma un atto dovuto. Purtroppo Beatrix si stava ancora lavando le mani dopo averle strette a Wilders e in uno dei suoi comunicati ufficiali del periodo è stato chiaramente non-detto che sarebbe morta piuttosto che vedere l’Olanda in mano ai barbari. E così ha dovuto sopportare un altro annus horribilis, terminato quando il governo Rutte è crollato grazie all’inevitabile sgambetto di Wilders sulla finanziaria e le nuove elezioni hanno chiaramente indicato un governo di larghe intese tra partito liberale e partito laburista, che è stato formato senza tante storie e sta proseguendo indisturbato nella linea dell’ultimo ventennio, ovvero, non decidere niente di fondamentale salvo modi sempre più creativi per aumentare le tasse riducendo al contempo i servizi sociali e generalmente tirare a campare sulle spalle di quanto fatto dai governi laburisti degli anni settanta.
Una delle prime mozioni totalmente superflue passata dal nuovo governo è stata quella di ridurre ancora di più i già ristretti poteri politici della casa reale, escludendola di fatto da qualsiasi ruolo nella nomina del premier e dei suoi ministri e a questo punto Beatrix ha pensato che il suo dovere era davvero finito e che adesso la forbice per tagliare i nastri alle inaugurazioni dei musei la poteva tenere anche Alex.
Così il 30 aprile prossimo festeggeremo per l’ultima volta il compleanno della regina (Koniginnedag) e dall’anno prossimo festeggeremo il compleanno del re il 27 aprile, data di nascita di Willem-Alexander. Il nostro futuro re ha insistito moltissimo su questo dettaglio, tanto per far vedere chi porta i pantaloni in casa reale da adesso in poi. Sua madre, nata il 31 gennaio, aveva invece deciso di non cambiare la data della festa di compleanno della regina in omaggio alla madre nel cui regno la festa era stata istituita: così vi potete rendere conto della differenza di stile tra madre e figlio. Alex inoltre ha rilasciato insieme alla moglie un’intervista televisiva, seguita dal 50% della popolazione (l’annuncio dell’abdicazione di Beatrix invece dal 73%), nella quale il ruolo di Máxima è stato chiaramente ridimensionato, tanto che tutti i commentatori non hanno potuto non sottolineare quanto William-Alexander sia stato dominante e perfino condiscendente nei confronti della moglie, il cui accento straniero sembrava un filino più forte del solito e che si è dovuta perfino far aiutare dal marito su una domanda difficile. Un grandissimo teatrino ad usum delfini, tristemente necessario, cui Máxima si è dovuta piegare in nome della ragion di stato anche se ha chiaramente non-detto in tutta l’intervista che la contropartita per il suo ruolo di moglie sottomessa era già in tasca.
Infatti la futura regina aveva dichiarato ben prima della trasmissione dell’intervista che non vedeva l’ora di proseguire nel ruolo che era stato di Beatrix; una dichiarazione che ha sollevato un discreto polverone, in quanto Máxima potrà sì fregiarsi del titolo di regina ma certamente non del ruolo di Beatrix, che spetta al marito. La dichiarazione è stata subito ritrattata e corretta, ma Máxima è troppo intelligente per aver usato le parole a caso. E questo ci rassicura moltissimo. Perchè parliamoci chiaro, William-Alexander è e resterà sempre nei nostri cuori il principe della birra.
Comincio a rivalutare la monarchia. Perlomeno, quella olandese.
 
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