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 ego... di paola
 
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In equilibrio su un filo di seta è una storia di donne. Donne che non cercano guai ma che ne trovano a pacchi. Donne in cerca di se stesse e di un significato per la loro vita sempre più vuota e allo stesso tempo sempre più frenetica. Donne idealiste, donne materialiste, madonne, angeli, streghe e puttane.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 29/03/2013 @ 17:17:17, in diario, linkato 2259 volte)
Credo di potermi definire un’esperta di turpiloquio. Del resto faccio parte della generazione che per prima ha letto Porci con le Ali, Frigidaire e il Male. A diciotto anni ero già in grado di esprimere i miei concetti intercalando un cazzo ogni tre parole, a ventitré avevo già sostituito il cazzo con la minchia in quanto, nelle immortali parole del mio primo fidanzato e maestro di perversioni assortite, la minchia è più grande. Non ero un’eccezione, semmai una late adopter, in quanto i miei coetanei usavano un vocabolario ben peggiore fin dalla prima liceo. A trentaquattro anni il mio turpiloquio era così leggendario che nel regalarmi il libro «English as a Second F*cking Language» (Sterling Johnson, ESFL University Press 1995), il mio collega americano ha detto: “Surely more a memory aid than learning material for you.” Ho scansito la copertina per gli increduli.
In uno dei primi post da Tulipland, quando ancora questo blog era una newsletter, dichiaravo “Semi-lingua madre o no, fatto sta che adesso posso mandare a cagare chi voglio in cinque lingue e non mi pare male.” Adesso i miei amici italiani mi chiamano la Littizzetto dei poveri e se fossero fans di Dexter mi chiamerebbero Debra f*cking Morgan. I miei colleghi olandesi sono molto meno spiritosi e ho già ricevuto svariate note di demerito dalla direzione per le mie espressioni politically incorrect.
Stabilite con ciò le mie credenziali in materia e spazzato via ogni dubbio che la sottoscritta sia una puritana, il dispiegamento di turpiloquio cui assisto da ormai troppo tempo nelle più disparate sedi istituzionali italiane mi disgusta e irrita oltre ogni limite, ovvero, mi ha profondamente scassato i coglioni (che come tutti sanno sono più pesanti delle balle).
Il mio disagio è cominciato quando per la prima volta sono tornata in vacanza in Italia dopo anni di Cote d’Azur e ho avuto modo di rivedere tutte le serie americane del XXI secolo doppiate in italiano. Sono rimasta di stucco nel sentire i doppiatori pronunciare parole come vaffanculo (traduzione di f*ck you), cazzo (traduzione di W.T.F.) e fottuto bastardo (traduzione di motherf*cker) in prima serata. Mai prima avevo udito pronunciare queste parole in televisione, sebbene i telefilm americani ne siano abbondantemente infarciti – cosa che ho appreso solo quando sono emigrata in Olanda dove non viene doppiato niente. Ho chiesto delucidazioni a mia madre, che al contrario di me è una vera signora e ignora il significato degli insulti più basici e lei, con un gran sospiro di rassegnazione, mi ha detto che questo era il contributo delle televisioni commerciali alla cultura italiana. Ora, è vero che io lasciato l’Italia ormai 13 anni fa, ma è anche vero che ho assistito in prima persona alla nascita e all’affermazione delle televisioni commerciali italiane: posso vantare (se questo è un vanto) di aver stretto la mano a S.B. alla presentazione del palinsesto Publitalia dell’autunno 1983, quando era solo il proprietario di Canale 5 e Italia 1. Vi posso assicurare che fino a quando sono emigrata, alla fine del 2000, i doppiatori Mediaset non si sognavano nemmeno di tradurre letteralmente le F-words, ma usavano le parole più politically correct che il vocabolario italiano consente. Ricordo però che proprio nel 2000 è stato trasmesso per la prima volta in Italia il primo reality show della storia: il Grande Fratello (nota bene – creazione olandese di John de Mol). Appuntatevi questa osservazione e proseguiamo.
Con l’avvento di facebook ho fatto conoscenza con il popolo del web e il blog di Grillo e con l’avvento di rai.it ho potuto finalmente vedere i monologhi di Luciana Littizzetto di cui tutti mi parlavano. Si era nel lontano 2008. Arriviamo al 2012, dove in una mail privata esprimevo il mio sdegno per il linguaggio di Grillo con queste parole: “Ho solo molto ma molto fastidio per [Grillo] perché preferirei che il portavoce del partito a cui darò il mio voto non mi ricordi Bossi. Tu che hai lavorato in comunicazione come me sai quanto è importante l'immagine pubblica e anche (non far finta di no) che Grillo e il M5S non sono due cose disgiunte. Il fatto che lo faccia gratis, per amore ecc. ecc. non è un'attenuante ai suoi modi. Nemmeno a casa mia permetterei che si esprimesse così, figurati in un comizio. Glielo scrivo anche sul blog, se serve a farlo smettere.”
Che cosa mi aveva fatto indignare in questo modo? L’ineffabile facebook m’informa che il link allegato al messaggio è stato cancellato o i miei diritti di visione sono stati revocati, ma credo non sia difficile scegliere nel robusto campionario di insulti con cui il messia di Genova durante i suoi comizi apostrofava praticamente tutti quelli che non erano in piazza in quel momento. Dal Vaffanculo Day in poi è stato un crescendo d’improperi che sono solo meno fastidiosi delle battute di S.B. perché non denigrano la figura femminile. Ci ha pensato Battiato a sfondare il divisorio che separa la volgarità generica da quella maschilista con l’invito in sede parlamentare europea alle meretrici parlamentari italiane di andare a esercitare il mestiere altrove. Grillo ha subito specificato sul suo blog quali sarebbero stati i loro primi clienti e la ciliegina sulla torta gliel’ha messa quel grandissimo saccente di Marco Travaglio, informando dalle pagine web del suo giornale noi poveri ignoranti che Battiato, quale intellettuale, ha il diritto sacrosanto di épater le bourgeois con il linguaggio che ritiene più appropriato. Dunque se S.B. dice alla Merkel che è una culona inchiavabile diventiamo gli zimbelli d’Europa mentre F.B. può permettersi di dare delle troie a tutte le parlamentari italiane (sia pure della legislatura scorsa) impunemente. Questo è interessante perché in un colpo solo sdogana l’uso del turpiloquio in sede istituzionale e ne stabilisce le categorizzazioni: espressione artistica se proviene da intellettuali, altrimenti volgare.
Ora, già faccio fatica a coniugare Battiato con intellettuale, perché tirarsela da intellettuale non ne dà automaticamente la qualifica; se così fosse allora io me la tiro da strafiga e domani Dior mi offre un contratto pubblicitario in sostituzione di Charlize Theron. Transeat.
Invece trovo curioso che un giornalista – in particolare uno che ha la puzza sotto il naso permanente come Travaglio – non trovi niente di strano nell’utilizzo del turpiloquio in luoghi istituzionali e/o da parte di rappresentanti istituzionali. Soprattutto perché nella stessa frase si riferisce agli italiani con il simpatico epiteto di cloroformizzati.
A Ma’, che sta addì?
Sei cloroformizzato anche tu da un decennio abbondante di reality shows, telefilm americani fedelmente tradotti, Luciana Littizzetto, barzellette di S.B. e linguaggio elettorale di Bossi e Grillo, per non parlare del popolo del web, se non ti accorgi della differenza che c’è tra dire porca troia quando ti pesti un pollice nella portiera dell’Audi e dare della troia alla Gelmini di fronte ai membri del parlamento europeo. Guarda che stai confondendo il parlamento con il MOMA e gli interventi dei deputati con le installazioni di Yoko Ono.
Ho avuto modo di dire qualche mese fa che l’italiano medio è talmente privo del più basilare senso di educazione civica che nemmeno si accorge della monumentale quantità di infrazioni che commette quotidianamente, per cui è diventato normale parcheggiare in divieto di sosta, davanti ai passi carrai, sulle strisce pedonali, non rispettare le precedenze, guidare contromano, buttare rifiuti vari  per terra o dal finestrino fino ad arrivare all’evasione fiscale e allo sversamento di rifiuti tossici in mare. Ora costato che lo stesso italiano medio è stato talmente diseducato dai mezzi di comunicazione di massa nell’ultimo decennio che addirittura giustifica un linguaggio da scaricatore di porto (senza offesa per la categoria) perfino in parlamento.
La colpa non è – si badi bene – dei reality shows e dei telefilm americani, perché quelli sono trasmessi da tutte le televisioni europee, ma in nessun paese europeo (almeno, non del Nord Europa) il turpiloquio esce dal confine di questi programmi anzi, non appare nei sottotitoli e viene censurato nei reality. La colpa è di chi ha il potere e la capacità di fare da cassa di risonanza a questo linguaggio su tutti i possibili mezzi di comunicazione di massa, dal (tele)giornale al talk show fino ad arrivare ai dibattiti pubblici in parlamento. La colpa è dei rappresentanti dello spettacolo, della cultura e della politica che non si fanno scrupolo di moderare il linguaggio di fronte a microfoni e telecamere e – fatemelo dire – dei giornalisti avidi che collezionano ogni soundbyte volgare e lo buttano in pasto all’audience web, televisiva, radiofonica o di carta stampata invece di – fatemelo dire - CENSURARLO.
Si è fatto un gran parlare in questi mesi di moralizzazione della politica. E a ragione. A quando la discussione sulla moralizzazione dei mezzi di comunicazione? Forse dovremo sacrificare le battute della Littizzetto - che io adoro - ma se questo è il prezzo da pagare perché a nessuno venga in mente di prendere le difese di Battiato come ho visto fare in questi giorni, è un prezzo che vale la pena di pagare.
 
Di paola (del 13/03/2013 @ 19:30:19, in diario, linkato 822 volte)
Quando pensi di aver vissuto a sufficienza in Olanda per conoscerne abitudini e idiosincrasie principali, l’Olanda ti sorprende con effetti speciali. Mi sto ancora riprendendo dall’ultimo shock culturale e non sono proprio sicura di avere il coraggio di riportare fedelmente quello che mi ero proposta di fare, segno che la mia italianità è più forte di qualunque decondizionamento. Mi faccio forza pensando ai cardinali in conclave e vi parlo del programma propedeutico all’adolescenza prodotto dalla sanità locale, ovvero: ecco dove vanno a finire i soldi delle nostre tasse.
La prendo alla larga, raccontando prima il programma propedeutico alla scelta della scuola superiore, che qui – a differenza dell’Italia - segue immediatamente la scuola elementare, senza l’intermezzo della scuola media. Nel 2009 avevo illustrato i metodi educativi della scuola elementare, ripromettendomi di parlarvi della scuola superiore non appena Matteo fosse stato ammesso al CITO toets del groep 8: un questionario che tutti I bimbi devono completare a metà dell’ultimo anno di scuola elementare e il cui esito è determinante ai fini della carriera scolastica successiva. Tanto per darvi un’idea, solo il punteggio massimo dà diritto alla frequentazione del liceo classico o scientifico. Basta un decimo di differenza nel punteggio per essere indirizzati a una scuola professionale, che a sua volta non consente l’accesso all’università. Il CITO toets è fonte di enorme stress tra genitori e figli e le mie amiche beneinformate hanno già cominciato a massaggiarmi come allenatori di pugilato con consigli su come allenare il pargolo a ottenere il punteggio massimo. Per la cronaca, Matteo frequenta ancora il groep 7, ma come dicono tutti qui, non è mai abbastanza presto per cominciare l’allenamento e infatti la scuola di Matteo sottopone periodicamente gli alunni del groep 7 a CITO toets di prova. Oltre a ciò, per lo stesso principio che è meglio portarsi avanti col lavoro, i pargoli vengono caldamente invitati (= obbligati) a visitare gli open day delle scuole superiori della città per cominciare ad orientarsi nella scelta. Fortunatamente per me è il vikingo che si sciroppa le procedure bizantine di questo evento, comunque io sono rimasta a bocca aperta quando Matteo è tornato da uno di questi open day con le braccia cariche di dépliant illustrativi e gadget promozionali di qualità professionale: più che dépliant illustrativi alcuni sembravano il catalogo del club med e tra i gadget c’erano giocattoli elettrici, USB sticks, berretti, borse portadocumenti, copri sellini per bicicletta e altri articoli di cancelleria di qualità nettamente superiore a quelli che diamo noi ai nostri clienti.
Nella serata propedeutica all’open day, i rappresentanti di tutte le scuole superiori si sono organizzati in veri e propri stand fieristici all’interno di una di queste. La visita di quattro stand è durata tre ore!
Nell’open day vero e proprio, il vikingo mi ha telefonato stremato due ore dopo la partenza con l’annuncio che avevano appena finito il giro della prima scuola e che ci sarebbero volute almeno altre due ore per visitare la seconda, per cui la visita delle altre due scuole in programma avverrà l’anno prossimo. Le amiche beneinformate mi dicono che questa è la norma.
A me è bastato leggere un paio di pagine di un dépliant illustrativo per essere sparata nell’iperspazio. Non solo veniva spiegato - dettagliatamente e con linguaggio altamente divulgativo - tutto il programma didattico semestre per semestre, ma veniva illustrato con dovizia di particolari e materiale fotografico tutto l’apparato di supporto a partire dalla biblioteca, la sala informatica, la mensa , il bar e la palestra – inutile dire – tutto nuovissimo e sfavillante, con arredamento e attrezzature che io finora ho solo visto nei telefilm americani. In una di queste scuole c’era perfino la piscina olimpionica; mancava solo il beauty center, ma non il personal trainer, in quanto la prassi prevede che ogni neostudente venga assegnato ad un docente-mentor che si occupa di seguirne il progresso educativo e di consigliarlo nella scelta del pacchetto delle materie più idonee alle sue capacità. Ah, stavo quasi dimenticando di dire che queste sono tutte scuole pubbliche, cioè finanziate con i soldi delle nostre tasse, gratuite e aperte a tutti i residenti.
Non mi ero ancora ripresa dal viaggio nell’iperspazio scolastico che Matteo veniva convocato dal pediatra dei servizi sociali per la visita obbligatoria (se ne fa una a 5 anni e una nel groep 7). La lettera accompagnatrice spiegava per filo e per segno che cosa sarebbe stato visitato e chiedeva espresso consenso ai genitori, cui veniva inoltre richiesto di compilare un questionario di due pagine sullo stato di salute psicofisica del bambino.
Al ritorno dalla visita, Matteo ha prodotto tre libriccini di cui era stato omaggiato. Il più piccolo informa il pre-adolescente sui rischi dell’alcol sul cervello in crescita, con esplicite illustrazioni e dati scientifici, il più grosso è dedicato ai genitori e contiene tutte le istruzioni per l’uso di un ragazzo nel periodo di transizione tra infanzia ed età adulta, senza lasciare alcuno spazio all’immaginazione e all’iniziativa personale. Come dire: se anche dopo aver letto questo non ce la fai, è meglio che tuo figlio venga affidato ai servizi sociali.
L’ultimo di questi libriccini, subito ribattezzato da Matteo e dai suoi compagni di classe «Spermaboekje» (Il manuale dello sperma), spiega dettagliatamente che cosa succede al corpo e alla psiche di un ragazzo durante l’adolescenza. Vi dico solo che ho avuto una vampata di rossore alla seconda pagina e all’ultima ho controllato di non aver messo per sbaglio una pasticca di XTC al posto del dolcificante nel the che si stava raffreddando sul tavolo. Vi traduco fedelmente alcuni passaggi salienti che corredo con le corrispettive pagine scansite dal libretto, a riprova della fedeltà della traduzione.
Che è quest’umidità? La tua prima eiaculazione.
Sogno bagnato: molti ragazzi hanno la loro prima eiaculazione di notte. Questo si chiama anche «sogno bagnato». Il tuo pisello diventa duro mentre dormi, per esempio perché stai sognando qualcosa di eccitante, ma anche no. E allora viene fuori un po’ di sperma dal tuo pisello, che provoca una sensazione di umido nel letto quando ti svegli.
Erezione: un pisello duro si chiama anche un’erezione. A partire dall’adolescenza hai molto spesso un’erezione. Per esempio se pensi a qualcosa di eccitante, ma alle volte anche così di colpo, magari nei momenti in cui assolutamente non vuoi che succeda. In quei casi ti puoi sentire a disagio perchè hai paura che qualcuno ti veda. Ma è una cosa che capita a molti ragazzi.
Masturbazione: Giocare col tuo pisello si chiama masturbazione, sesso con te stesso o autoerotismo. I ragazzi la chiamano anche farsi una sega. Tiri indietro la pelle del prepuzio e poi la tiri avanti e da questo movimento ricavi una piacevole sensazione. Il tuo pisello diventa duro (hai un’erezione). Se vai avanti col movimento puoi venire. Masturbarsi è molto comune e non fa affatto male.
Venire: se stai giocando col tuo pisello perché ti dà una piacevole sensazione, puoi avere un orgasmo. Questo significa che la sensazione di piacere diventa sempre più forte finché non hai una scarica elettrica. Questo si chiama venire. A partire dalla tua prima eiaculazione, dal tuo pisello fuoriesce sempre sperma quando vieni.
Batticuore.
C’è qualcuno che ti piace più degli altri? Un ragazzo o una ragazza? Qualcuno che guardi spesso, magari di nascosto, e a cui pensi continuamente? Forse sei innamorato?!
Come ci si sente? Se sei innamorato, puoi sentirti pieno d’energia. Oppure diventi svagato. Vuoi stare vicino a lei (o lui) continuamente, ma puoi diventare anche molto nervoso quando ti trovi vicino a lei o a lui.
Innamorato di un ragazzo.
Non tutti i ragazzi s’innamorano delle ragazze. Si possono innamorare allo stesso modo di un ragazzo. Oppure certe volte di un ragazzo e altre volte di una ragazza.
Omo o bisessuale. I ragazzi che s’innamorano di altri ragazzi vengono chiamati omosessuali. […] Se ti innamori a volte di una ragazza e a volte di un ragazzo, questo si chiama essere bisessuali.
Sono omosessuale? La maggior parte dei ragazzi scoprono durante l’adolescenza se si sentono più attratti dai maschi o dalle femmine Alcuni ragazzi sanno già da quando sono piccoli che si sentono attratti dai maschi, altri no. Può darsi benissimo che tu non lo sappia ancora. Prendi tutto il tempo che ti serve per scoprirlo! Pensi di essere omosessuale? E’ un pensiero normale in questa fase della tua vita. Spesso lo sai con certezza solo dopo l’adolescenza. In ogni caso prova a godere del fatto di essere innamorato, sia che si tratti di un ragazzo o di una ragazza.
Non c’è niente di male. L’omosessualità è tanto normale quanto l’eterosessualità. Solo ci sono meno omosessuali che eterosessuali. Alcune persone possono reagire in modo strano se dici di essere omosessuale. Forse puoi avere paura che i tuoi amici comincino a darti fastidio o non ti accettino? Prendi tutto il tempo che ci vuole per gestire consapevolmente quello che senti e che pensi e raccontalo ai tuoi amici solo quando sei sicuro di sentirtela. Rifletti: non stai facendo niente di sbagliato se t’innamori di un ragazzo.
Lascio anche a voi il tempo di riprendervi e non faccio ulteriori commenti. Poi mi dite chi sono il nuovo papa, il nuovo presidente della repubblica e il nuovo primo ministro: magari gli mando il link di questo articolo, così, tanto per aggiornarli sulla realtà parallela in cui vive il resto dell’Europa.
 
Di paola (del 02/03/2013 @ 20:29:50, in diario, linkato 880 volte)
Adesso mettetevi nei miei panni. Come faccio a spiegare agli olandesi che il M5S ha la maggioranza dei voti ma la metà dei seggi del PD alla camera e che Berlusconi ha meno voti di Bersani al senato ma più seggi? E soprattutto, come faccio a spiegargli che Grillo non ha vinto niente non essendo nemmeno candidato?
Son tornata in ufficio martedì mattina, totalmente scombussolata dai risultati delle elezioni italiane, e ad aspettarmi c’erano tutti i miei colleghi col sorrisetto ironico che sfoggiano ogni volta che possono denigrare qualche straniero. L’ultima volta era stato ai mondiali del 2008, ma questa volta la situazione è indifendibile.
Vi stupirà sapere che lo shock principale qui non è tanto che abbia vinto un clown, come simpaticamente viene definito nel giro dell’Europa-bene il M5S, ma che Monti sia stato votato solo dal 10% degli elettori e Berlusconi sia stato votato dal doppio. E’ questo che gli olandesi (e il resto del mondo anglosassone, se interpreto bene gli articoli apparsi nell’ultima settimana) non capiscono. Il resto per loro è colore locale: l’ennesima prova che gli italiani sono dei simpatici burloni e si meritano di essere commiserati e commissariati dall’Europa calvinista.
Fortunatamente, spiegare perché Monti è stato punito dall’elettorato italiano più di Berlusconi non è stato difficile, peccato che non sia pubblicabile: tengo famiglia e mi piacerebbe arrivare viva al prossimo giro elettorale.
V’intrattengo invece sul perché ho votato M5S e fino ad ora non me ne sono ancora pentita.
Intendiamoci molto ma molto bene. A me Beppe Grillo, nella sua veste politica, sta profondamente sui coglioni. Lo considero un sessantottino vaneggiante, non sopporto le sue esternazioni infarcite d’insulti ed evito accuratamente di leggere il suo blog, ascoltare i suoi comizi e reagire allo spam di post con cui inonda facebook. Se Beppe Grillo si fosse candidato alla Camera o al Senato in questo giro elettorale non lo avrei mai votato. Ma Beppe Grillo non si è candidato e il M5S non è l’immagine di Beppe Grillo. Il M5S è un esperimento politico estremamente interessante, promettente e soprattutto necessario a cui ho deciso di dare la mia adesione con il voto. Non so se avrà successo, non lo sa nessuno: gli esperimenti servono proprio a questo. Il punto è un altro.
Ho votato M5S principalmente perché è dal 1981 che do il mio voto alla sinistra laburista in tutte le sue fantasiose sigle e coalizioni, ma in tutti questi anni mai una volta mi sono sentita rappresentata dalle scelte parlamentari, governative e politiche di chi ho votato. Al contrario, ho avuto la netta percezione di essere presa per il culo. Percezione che negli ultimi anni è diventata una certezza.
Io non so se il PD sia in combutta col PDL come sostiene Grillo. Diciamo anche che preferisco non saperlo, almeno per non sentirmi ulteriormente presa per i fondelli. In ogni caso la dirigenza del PD è una manica d’incapaci, Bersani in primis, che sarà anche un galantuomo, ma non sa da che parte si comincia a fare politica.
La sinistra laburista, dopo le battaglie degli anni settanta culminate nella débâcle delle BR, ha completamente perso la sua identità. Non è stata in grado di cavalcare l’onda della moralizzazione provocata da Di Pietro ai tempi di Tangentopoli, lasciando campo libero al materialismo capitalista rappresentato da Berlusconi, non è stata in grado di rispondere adeguatamente alle pulsioni xenofobe della Lega e se Fini non avesse deciso di sfasciare il partito vetero-fascista che aveva ereditato, non sarebbe stata in grado nemmeno di contrastare l’onda dell’ultradestra che puntualmente fa capolino nei paesi germanici.
In particolare, negli ultimi cinque anni, non è mai stata in grado di sfruttare le opportunità che le sono state servite su un vassoio d’argento da tutta la società civile e perfino dal presidente della repubblica. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il governo-Monti.
Napolitano aveva saggiamente diviso i compiti: ha incaricato Monti di fare il lavoro sporco necessario per ridarci credito in Europa e Bersani di riformare la politica interna in modo da presentarsi alle elezioni con il merito di aver fatto sparire il porcellum e aver introdotto tutte quelle regole che avrebbero favorito una classe politica meno corrotta. Risultato? Monti ha fatto tutti i suoi compiti e Bersani non è riuscito a far passare nemmeno una delle leggi che andavano modificate. Siamo andati a votare col porcellum, stipendi e benefici di parlamentari e senatori sono rimasti inalterati, non abbiamo una legge anti corruzione, non abbiamo una legge contro il conflitto di interessi. Come ciliegina sulla torta, l’inettitudine di Bersani ha consentito a Berlusconi di ripresentarsi come se nulla fosse e di prendersi pure 10 milioni di voti alla camera.
In qualunque holding privata il consiglio d’amministrazione avrebbe licenziato Bersani a calci in culo e probabilmente anche chiuso l’azienda-PD. In Italia ora si pretende che il M5S gli dia la fiducia, altrimenti Bersani sarà costretto a fare il governissimo con Berlusconi.
Ma siete rincoglioniti?
Alla domanda di una possibile alleanza con il PD, il portavoce M5S di turno ha risposto: ”Nessuna fiducia a priori. Se Bersani vorrà proporre l'abolizione dei contributi pubblici ai partiti sin dalle ultime elezioni lo voteremo di slancio (il M5S ha rinunciato ai 100 milioni di euro che gli spettano), se metterà in calendario il reddito di cittadinanza lo voteremo con passione.”
Risposta esatta!
In quanto al PDL – se non l’ha già detto Grillo lo dico io – invece di pensare al governissmo fa meglio a cominciare mettersi a 90º e pregare che il M5S usi la vaselina.
Chi ha votato M5S non ha votato i vaneggiamenti di un saltimbanco, ha votato la speranza che questi deputati facciano quello che il PD è palesemente incapace di fare: restituire dignità alla classe politica italiana. Dopodiché, se riusciranno anche a far passare le leggi sociali che ci traghetteranno dal medioevo al ventunesimo secolo, meglio ancora. Ma io non arrivo a sperare tanto. Perché so bene com’è insidiosa la politica italiana e so ancora meglio che nessuno si può far garante dell’onestà e della morigeratezza di tutti i neo-senatori e neo-parlamentari del Movimento.
A me basta la soddisfazione di sapere che mi sento finalmente rappresentata da gente che ha i miei stessi problemi e obiettivi, walks the talk, ha un codice di comportamento rigoroso e misure di sicurezza per garantire l’applicazione delle norme condivise, è guidata da passione politica e non da interessi privati e si riterrà soddisfatta solo se riuscirà a cambiare le regole della politica italiana.
Sono inesperti? Meglio. Saranno più motivati a imparare. E per far peggio di quel che han fatto i cosiddetti politici esperti dell'ultimo ventennio come minimo questi devono davvero mangiare i bambini.
Un’ultima cosa: non si chiamano grillini. Questo è il nome che i giornalisti gli hanno dato. Chiedete loro come preferiscono essere chiamati. Li trovate tutti su facebook, twitter e sui siti web del M5S. Alzate il culo e aiutateli a fare la rivoluzione: fate almeno questo.
 
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