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 ego... di paola
 
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In equilibrio su un filo di seta è una storia di donne. Donne che non cercano guai ma che ne trovano a pacchi. Donne in cerca di se stesse e di un significato per la loro vita sempre più vuota e allo stesso tempo sempre più frenetica. Donne idealiste, donne materialiste, madonne, angeli, streghe e puttane.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
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Di paola (del 18/11/2012 @ 20:28:08, in diario, linkato 2485 volte)
Nel supplemento LUX del sabato, tra i tanti articoli di opinione e approfondimento dell’NRC Handelsblad, c’è sempre una doppia pagina intitolata “A pranzo con” dedicata all’intervista di un personaggio noto negli ambiti più disparati, dalla politica alla cultura, dal design alla scienza. L’intervista si tiene in un ristorante scelto dall’intervistato, nel testo viene sempre fatto riferimento a quel che si è mangiato e in un riquadro al centro della pagina viene mostrato il conto del pranzo in questione. Leggo spesso con piacere le interviste, soprattutto se riconosco il nome dell’intervistato o se il colofon solletica la mia curiosità. Quel che invece leggo invariabilmente è il nome del ristorante e il conto. Lo confesso: sapere quel che mangiano a pranzo i potenti del nostro tempo m’intriga assai.
E che cosa mangiano? In maggioranza le stesse cose che mangiamo noi plebei alla mensa aziendale, però in brasserie del centro o ristoranti con vista sulle dune, dal che possiamo dedurre ingredienti di prima scelta e piatti cucinati da chef di alto livello, come testimonia quel ministro alla cultura della UE di cui mi sfugge il nome, che ha giustificato così la sua scelta: “il Beemster [formaggio simile al gouda NdA] che servono qui proviene da allevamenti biologici e il pane è fatto in casa”. Il ministro in questione ha mangiato un panino al formaggio e ha bevuto un’acqua minerale: mi ricordo che sono rimasta colpita dal conto, che doveva essere sotto i 20 euro, compreso il pranzo del giornalista intervistatore, e che dice in poche, asciutte righe, tutto quello che c’è da dire sulla morigeratezza olandese.
Marloes KrijnenNon si pensi che il ministro sia un’eccezione: Marloes Krijnen, direttrice del FOAM (museo di fotografia) di Amsterdam, ha voluto mangiare al caffè del FOAM e ha ordinato una zuppa di fave, una spremuta d’arancia e un’acqua minerale. L’intervistatore ha aggiunto a questo pasto francescano un toast al prosciutto crudo e fichi e non ha nemmeno osato ordinare il caffè. Il conto: 22 euro e 80 centesimi. Lo scrittore Frans Thomése si è accontentato di mangiare un nasi goreng al ristorante indonesiamo Kam Kee di Amsterdam, accompagnandolo con una tazza di the; l’intervistatore ha fatto altrettanto e il conto è stato di 26 euro. Lo scrittore Tommy Wieringa, all’Eye Bar Restaurant di Amsterdam, si è lanciato in un panino con crocchetta di vitello e un toast al prosciutto cotto, accompagnato da un succo d’arancia e finito con un espresso. L’intervistatore gli ha tenuto compagnia sulla crocchetta, ma ha preferito l’insalata al toast e l’acqua minerale al succo d’arancia. Il conto ammonta a 29 euro e 35 centesimi. Libby Purvis, intervistata a Londra nel ristorante Özer, ha scelto un antipasto misto e un caffè. L’intervistatore ha fatto altrettanto e si è pure bevuto una minerale, portando il conto – servizio incluso - alla sorprendentemente contenuta cifra di 26,38 sterline, equivalenti a 33,86 euro.
L’eccezione è costituita semmai da qualche buongustaio, solitamente maschio e della generazione che ricorda ancora le privazioni del dopoguerra, che si concede un bicchiere di vino e un piatto di pesce al posto del panino. Gijs Bakker, la settantenne icona del Dutch Design, ha accompagnato il tonno albacore del ristorante Zouthaven al porto di Amsterdam con un bicchiere di Sauvignon Blanc; l’intervistatore ha fatto altrettanto e il conto è stato di 34 euro. Jelmer Steenhuijs, il Bartezzaghi olandese, ha ordinato un menù del giorno di ben tre portate da Jacques Jour ad Amsterdam, accompagnandolo con un bicchiere di vino bianco della casa, un succo d’arancia e un caffè. Lo stesso (meno il succo d’arancia, che evidentemente non gli piace) è stato consumato dall’intervistatore e il conto è stato di 47 euro, che tutto considerato mi è sembrato un buon affare.
L’ottantenne coreografo Hans van Manen, nonostante l’età, si è bevuto ben due bicchieri di Chardonnay St. Rita insieme all’acqua Badois, al caffè e al tonno albacore che all’Amstel Bar en Brasserie di Amsterdam costa il doppio che da Zouthaven; il conto perciò è stato di 98 euro e 50 centesimi e io ho pensato istintivamente che il giornalista avrebbe dovuto informare il dottor Steenhuijs che sui docks il pesce è migliore e costa meno.
Fred de la BretonniereMa il pranzo che mi ha fatto sollevare il sopracciglio e l’indignazione è stato quello con lo stilista e produttore di borse, calzature e accessori in pelle Fred de la Bretonniere (olandesissimo nonostante il nome) al ristorante De Doelen di Muiden, che non conosco ma puzza di stella Michelin. Il nostro ha ordinato per sé e per l’intervistatore un antipasto di coquilles e gamberi e un pesce del giorno, innaffiandolo con una bottiglia di Gevrey Chambertin Premier Cru che da sola costa la bellezza di 125 euro. Insieme all’immancabile acqua minerale e caffè – nota bene: con friandises - il conto ammonta alla vertiginosa cifra di 248 euro e 40 centesimi.
Orbene, non avevo fatto in tempo a riprendere fiato di fronte alla spudoratezza del Bretonniere che la redazione dell’NRC veniva inondata di lettere di lettori indignati che si chiedevano perché il loro giornale avesse permesso ad un simile gaglioffo di approfittare in modo talmente indecoroso dell’ospitalità della redazione. Il giornale si è giustificato pubblicamente con le argomentazioni che si usano in questi casi, citando la libertà di stampa e definendo la scelta del Bretonniere “caratterizzante del personaggio e testimone delle sue debolezze accanto alle sue qualità.” Ma una debolezza da 248 euro e 40 centesimi per pranzo non va assolutamente giù al palato calvinista olandese e la polemica continua, tanto che la rubrica appare sempre meno e credo anche, a giudicare dai conti delle ultime settimane, sempre più censurata. Non mi stupirei di vedere tra qualche settimana l’annuncio che la rubrica si terrà solo in ristoranti approvati dalla redazione (leggi, con prezzi ragionevoli) per placare la pubblica indignazione. Perché in Olanda nessuno obietta alla ricchezza altrui, ma si esige che questa non sia ostentata. Sarà anche ipocrisia, ma di questi tempi, per un italiano, è ipocrisia rinfrescante.
 
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