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 ego... di paola
 
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Sono emigrata in Olanda per amore quindici anni fa. Nei primi dieci anni ho intrattenuto i miei amici sulle usanze olandesi, poi ho cercato di far loro vedere come sono assurde le vicende italiane viste da qui. Adesso racconto semplicemente quello che mi succede.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 31/10/2012 @ 22:19:57, in diario, linkato 695 volte)
Mentre in Italia la Fornero è stata ricoperta d’insulti e contumelie per aver osato dire che i giovani di questi tempi non si possono permettere di fare gli schizzinosi nella scelta del posto di lavoro - una frase che immagino sia stata strappata dal suo contesto e trasformata in soundbite senza alcun significato se non quello di dare cibo ai giornalisti - qui da noi il neoeletto governo lib-lab ha varato il pacchetto di misure che dovrà portare il disavanzo di bilancio olandese entro le norme della comunità europea.
Il pacchetto prevede una serie di tagli alle spese in vari settori, l’innalzamento dell’IVA al 23% (nota bene: è stata appena aumentata al 21%), la riduzione delle agevolazioni fiscali sui mutui, la riduzione degli assegni familiari contemporaneamente all’aumento delle spese scolastiche a carico delle famiglie e per finire la ridistribuzione del contributo individuale alla sanità in base al reddito. Attualmente tutti gli olandesi maggiorenni pagano circa 110 euro al mese a persona (= 1300 euro/anno), per usufruire dei servizi sanitari statali di base, nota bene: con una franchigia individuale di 250 euro/anno che dal 2013 viene elevata a 350 euro.
Se la proposta di legge sarà approvata, lo scaglione di reddito più basso pagherà in futuro solo 20 euro al mese a persona (= 240 euro/anno) e lo scaglione di reddito più alto circa 440 euro al mese a persona (= 5300 euro/anno). Vi ricordo che lo scaglione di reddito più alto è quello che percepisce più di 56 mila euro lordi/anno e lo scaglione di reddito più basso è quello che percepisce meno di 19 mila euro lordi/anno. Vi ricordo anche che lo scaglione di reddito più alto paga 52% d’imposta sul reddito e quello più basso 34% (tra €19K e €56K l’imposta sul reddito è 42%).
Naturalmente giornalisti e parlamentari hanno sollevato una bagarre invereconda sull’ultimo punto: da tre giorni non si parla d’altro in TV, radio e sui giornali. Nessun e dico nessun partito è d’accordo con le scelte del governo. I liberali - e tutto il fronte dell’opposizione di destra - accusano Rutte di aver fatto troppe concessioni ai laburisti: l’argomentazione è che adesso l’Olanda lavoratrice si deve sobbarcare anche le spese sanitarie dei lavativi che preferiscono percepire un sussidio statale invece che andare a lavorare. I laburisti – e tutto il fronte dell’opposizione di sinistra - accusano Samsom di aver caricato le maggiori imposte sulle spalle della classe media e non abbastanza sui veri ricchi: l’argomentazione è che chi guadagna 100 e passa mila euro lordi pagherebbe tanto quanto chi ne guadagna 60 mila. Non faccio commenti e non esprimo giudizi: riferisco il sentiment media(poli)tico.
E il sentiment degli elettori nonché diretti interessati? Le interviste fatte nell’enclave dello scaglione >€56K, di fronte a scuole rigidamente bianche, con genitori impeccabilmente pettinati ed elegantemente vestiti, ma senza ostentazione, come usa qui (= no SUV, no Armani, no Gucci), hanno restituito una raffica di commenti pacati sulle seguenti linee:
1)    Ho fiducia che il governo stia lavorando per varare le misure necessarie a farci uscire dalla crisi.
2)    Sappiamo tutti che il contributo alla sanità va rivisto: così non si poteva andare avanti.
3)    Finora siamo stati veramente coccolati dallo stato: i tempi sono cambiati, dobbiamo abituarci a pagare di più per tutti i servizi che riceviamo.
4)    E’ giusto che chi guadagna di più contribuisca di più. Io guadagno abbastanza, posso sobbarcarmi la spesa aggiuntiva richiesta.
Non ho altro da aggiungere. Ah, sì, invece. La Fornero ha perfettamente ragione. Gli italiani non dovrebbero fare gli schizzinosi di questi tempi. Se lo sono, vuol dire che se lo possono ancora permettere.
 
Di paola (del 14/10/2012 @ 19:49:54, in diario, linkato 941 volte)

Dopo quasi dodici anni nel polder mi sono ribellata: basta con la stramaledetta convenzione sociale olandese che accompagna il compleanno dal primo all’ultimo anno di vita e vuole una maratona di feste e celebrazioni che neanche all’epoca dell’impero romano. Convenzione che ho puntualmente relazionato da quando son qui e iconizzato nell’articolo del 2009, articolo non a caso nella top 10 degli articoli più letti.

Ebbene, da quest’anno si fa all’italiana! Quindi niente festa di compleanno per me e per il vikingo: entrambi abbiamo abbondantemente superato la quarantina e non sta bene ricordarci quanto rapidamente stiamo invecchiando. Siamo andati a cena al ristorante in entrambe le occasioni e chi ha voluto aggregarsi è stato il benvenuto. In quanto a Matteo, frequentando la basischool (scuola materna/elementare/media), il pargolo ha diritto a tutta la parafernalia ancora quest’anno e il prossimo, dopodiché se tutto va bene andrà al liceo e mi dicono che il primo atto di emancipazione dei neoliceali è proprio il rigetto delle feste di compleanno, senza contare che il rinfresco a scuola è assolutamente out of the question. Abbiamo quindi stretto i denti e siamo passati sotto le forche caudine delle trenta tortine autoprodotte per il rinfresco scolastico e le due torte con annessi e connessi per l’immancabile festa sleep-over che ha trasformato il nostro solaio mansardato in un dormitorio nella notte tra giovedì e venerdì. Inutile dire che gli otto scalmanati invitati di età compresa tra dieci e undici anni hanno dormito sì e no cinque ore e schiamazzato molestamente tutto il resto del tempo. Dopo un’abbondante colazione sono stati ripresi dai rispettivi genitori, grati della pacifica nottata appena trascorsa e già pregustando la calma della giornata a venire, dato che la prole esausta si sarebbe sicuramente schiantata sul divano di casa fino al pomeriggio inoltrato. Io invece ho scodellato il pupo ancora adrenalinico dall’amichetto del cuore e, ampiamente rodata da dieci anni di feste di compleanno all’olandese, sono andata a ritirare le ordinazioni preventivamente fatte, consistenti in torte, quiches, focacce, sfilatini, formaggi italiani assortiti e il mio asso nella manica: Aperol, Campari e Crodino, contornati da prosecco, soda e succo d’arancia e accompagnati da olive, salatini e patatine come se piovesse. Dopodiché ho passato il pomeriggio in piacevolissima compagnia di una giovane collega olandese amante della cucina italiana e insieme abbiamo preparato le lasagne e le verdure che sono ormai diventate il mio marchio di fabbrica. Ho notato con piacere che finalmente mi è venuta la mano in cucina, per cui ho prodotto ragù e besciamella in scioltezza e alle cinque ero rilassata, docciata, vestita, truccata e pronta a ricevere gli ospiti. Che differenza rispetto all’angoscia di cinque anni fa!

A costo di farmi ridere dietro da tutti gli autoctoni (e chissenefrega), per non correre rischi avevo preventivamente inviato agli invitati una mail divulgativa che recitava:

Cari amici e familiari, quest’anno abbiamo deciso di festeggiare il compleanno di Matteo all’italiana, dato che coincide con l’inizio della vacanza scolastica e probabilmente sarete impegnati nel weekend. Saremo pertanto lieti di ricevervi a casa nostra venerdì 12 ottobre dalle 17. Cominceremo con un aperitivo, seguito da una cena in piedi alle 18.30 e taglieremo la torta di compleanno verso le 20. Compatibilmente con i vostri impegni, potete scegliere di rimanere solo per l’aperitivo, per la cena o per la torta e naturalmente per tutta la serata. RSVP.

Ebbene, questa semplicissima mail ha prodotto l’effetto che per tutti questi anni ho vanamente cercato. Il 100% degli invitati si è presentato puntualmente tra le 17 e le 17.30; chi è arrivato in ritardo si è pure scusato. Il 96% ha docilmente scelto una delle tre alternative di aperitivo proposto: Crodino, Spritz, Campari Orange. Solo il padre del vikingo ha ostinatamente preteso una birra e si è bevuto i campioni promozionali Heineken che avevamo in casa dall’anno scorso. Dopodiché tutti hanno ordinatamente aspettato che venisse loro servita una porzione di lasagne con contorno di verdure al forno e nemmeno hanno osato chiedere il bis. Alle 19.30 la famiglia del vikingo se n’è andata compatta causa altro impegno improrogabile, alle 20 in punto sono arrivati i vicini di casa per la torta e infine tutti gli invitati rimasti si sono scavati appena mangiata la torta senza nemmeno chiedere un altro caffè. Conclusione: alle 21 in punto la casa era di nuovo nostra.

Miracolo? Forse solo grande congiuntura astrale positiva.

Innanzitutto l’aver organizzato la festa di sera e non di pomeriggio ha fatto sì che tutte le famiglie con bambini piccoli non si trattenessero oltre l’orario di cena per mettere a letto i pargoli: questa è un’usanza olandese che va apprezzata. A differenza dei sadici italiani che trascinano i bambini di ogni età in giro per la città fino a notte fonda, qui i genitori sono rigidissimi sugli orari dei pasti e del sonno della loro prole. Solo a partire dal bovenbouw (quarta elementare) è consentito ai bimbi di stare in piedi «dopo Carosello» - che qui è alle 19.30 - e noi per anni siamo stati guardati con sospetto perché consentivamo a Matteo di andare a letto alle 20.30; in realtà Matteo non ha mai chiuso occhio prima delle 21 e adesso siamo fortunati se dorme entro le 22, ma ci guardiamo bene dal divulgare questa notizia tra gli autoctoni.

Poi l’aver organizzato la festa in un giorno feriale ha automaticamente precluso la possibilità di partecipare agli abitanti fuori porta. Solo una famigliola di Haarlem (140 km da Nijmegen) ha avuto il fegato di presentarsi, tutti gli altri amici del vikingo che non abitano nei dintorni si son guardati bene dal venire, il che ha di molto alleviato lo svolgimento delle cose: alcuni amici fuori porta avrebbero sicuramente guardato il Crodino con sospetto e preteso torta di mele e caffè lungo con latte condensato in barba a tutte le mail divulgative.

Infine l’aver ufficialmente etichettato la festa come «italiana» ha dato un determinante tocco di esotismo all’evento tale per cui più che pretendere la ripetizione del rito conosciuto, gli invitati sono arrivati con la curiosità di sapere come è diverso il rito italiano e gli xenofobi irriducibili di cui sopra hanno avuto una buona scusa per non venire.

Concludo constatando che l’Italia dev’essere tornata di moda: l’improvviso battage pubblicitario di Aperol e Campari che hanno finalmente deciso di introdurre il rito dell’aperitivo tra queste lande desolate non è un caso, secondo me. Per dieci anni ho prodotto lasagne, risotti e altre delicatessen italiane senza che a nessuno venisse in mente di chiedermi nemmeno la ricetta. Quest’anno addirittura una collega olandese è venuta da Amsterdam a Nijmegen solo per seguire un «seminar» di cucina italiana della sottoscritta! Non vi dico poi che successo ha avuto qui l’iniziativa «Red een kaas» (salva un formaggio), che ha visto una coppia di intraprendenti imprenditori locali portare in Olanda e rivendere un TIR di Parmigiano Reggiano rovinato dal terremoto di quest’estate. L’operazione ha avuto un tale seguito che la coppia sta pensando di ripeterla tra un mese.

Io non sono un’intraprendente imprenditrice e quando ho provato a comprare Parmigiano Reggiano dai caseifici toccati dal terremoto, mi sono scontrata con la ben nota burocrazia e disorganizzazione italiana, tanto che dopo un mese di inutili tentativi son tornata al pizzicagnolo locale, ma se a qualcuno viene in mente un’idea di business, me lo faccia sapere.

 
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