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 ego... di paola
 
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Sono emigrata in Olanda per amore quindici anni fa. Nei primi dieci anni ho intrattenuto i miei amici sulle usanze olandesi, poi ho cercato di far loro vedere come sono assurde le vicende italiane viste da qui. Adesso racconto semplicemente quello che mi succede.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 28/04/2012 @ 22:02:22, in diario, linkato 981 volte)
La settimana appena trascorsa è stata, come dicono i cinesi, interessante. Si è aperta con l’annuncio della caduta del governo di minoranza VVD-CDA (liberali e democristiani), incagliato dopo sette settimane di trattative sulla finanziaria 2013 per colpa di quel grandissimo figlio di mignotta (senza offesa per le mignotte) di Geert Wilders (PVV) e si è chiusa con l’accordo di massima sulla finanziaria e l’annuncio delle elezioni per il prossimo 12 settembre.
L’aspetto maggiormente interessante della settimana è che l’accordo è stato stretto in meno di quarantott’ore nei corridoi di palazzo tra un ministro delle finanze dai nervi d’acciaio e tutti i partiti dell’opposizione tranne PvdA (laburisti) e SP (socialisti), che si trovano adesso nell’imbarazzante situazione di essere d’accordo con Wilders.
E quali provvedimenti contiene la finanziaria, che deve garantire all’Olanda un disavanzo sotto 3% come richiesto dalla UE? Innalzamento graduale dell’età della pensione da 65 a 67 anni nel 2024, cioè un anno prima dell’accordo in vigore, innalzamento dell’IVA al 21%, congelamento degli stipendi degli impiegati statali e prelievo una tantum sui redditi alti, (= >€54.000 lordi/anno), introduzione di un’imposta sul traffico automobilistico, raddoppio della prevista imposta sui redditi bancari, incremento dell’onere delle imprese in caso di licenziamento, incremento dell’imposta su alcool tabacco e bibite (!), incremento dell’equo canone e infine una diminuzione delle agevolazioni fiscali sui mutui per la casa, parzialmente compensata dall’abbassamento della tassa sull’acquisto. In cambio, i partiti dell’opposizione hanno ottenuto l’eliminazione delle nuove imposte su cultura e sanità (ticket) e di quasi tutti tagli di spesa sulla cultura, sull’istruzione pubblica, sui mezzi pubblici e sull’aiuto ai paesi in via di sviluppo, in altre parole tutte le concessioni fatte da Rutte a Wilders dalle elezioni del 2010 a oggi.
Di seguito un sunto dei commenti degli oppositori e della nuova coalizione informale.
Wilders (PVV) “Abbiamo detto no alle imposizioni dei burocrati di Bruxelles che pesano solo sul portafoglio dei pensionati. Questo accordo raffazzonato va bene solo ai mulini a vento e agli attivisti ambientali sussidio-dipendenti.
Samsom (PvdA) “Non abbiamo potuto contribuire a questo compromesso, che è iniquo, che pesa solo sugli impiegati statali e sui pensionati. Se avessimo potuto contribuire a questo accordo, il pacchetto di misure sarebbe stato ben diverso.”
Roemer (SP) “Propongo che il ministro specifichi nella sua lettera a Bruxelles: valido fino al 12 settembre (le prossime elezioni n.d.r.).”
Rutte (VVD) “La politica olandese ha mostrato il suo lato migliore in questo momento di estrema difficoltà. I miei più sentiti complimenti al ministro delle finanze e ai rappresentanti dei cinque partiti e che hanno reso possibile questo accordo.”
Anonimo CDA: “Quello che a Rutte non è riuscito in sette settimane è riuscito a Jan-Kees (CDA, ministro delle finanze) in due giorni.”
Sap (Groenlinks) “Siamo estremamente felici di aver potuto porre fine al vento di destra che soffia nel nostro paese.”
I sindacati sono unanimi con SP, PvdA (e PVV, ma nessuno lo fa notare) nel dichiararsi contrari all’innalzamento dell’età pensionistica che rischia di creare un nutrito gruppo di esodati e al congelamento degli stipendi che impoverisce ulteriormente la classe impiegatizia che non vede un aumento da due anni e che secondo questo accordo non lo vedrà per i prossimi due.
Imprenditori e finanzieri invece sono unanimi con Rutte e i suoi nuovi alleati nello sperticarsi a lodare il senso di responsabilità dei parlamentari nonostante un buon numero di nuove imposte li colpiscano direttamente. E’ evidente che lasceranno ai lobbysti il compito di far scivolare nell’oblio le misure meno favorevoli e scaricheranno su clienti e impiegati tutto il resto. Intanto l’indice AEX è salito e lo spread è calato e questo è tutto quello che importa qui per tirare avanti.
Il secondo aspetto interessante di questa settimana è stato il repentino rovesciamento di fortuna di Wilders, la cui ascesa sembrava inarrestabile e che ora si trova in un pozzo nero da cui sarà difficile emergere. Il suo populismo sta mostrando le corde e i suoi cavalli di battaglia sono caduti uno dopo l’altro di fronte al pragmatismo olandese.
Nessuno condivide la sua visione folle di uno sganciamento dell’Olanda dalla UE, soprattutto dopo i fiumi di inchiostro spesi in propaganda negativa sui ‘mangiatori d’aglio’ (= PIGS = Portogallo Italia Grecia Spagna) che rischiano di mandare a puttane l’Euro con il loro disavanzo di spesa. Che l’Olanda debba attenersi alle regole della UE è fuori discussione, che queste regole si traducano in lacrime e sangue per i cittadini è altrettanto scontato: gli olandesi sono profondamente calvinisti e non bastano certo vent’anni di capitalismo sfrenato per sopprimere secoli di sacrifici per il bene comune.
Che qualcosa andasse modificato nelle agevolazioni fiscali sui mutui per la casa lo sanno anche i bambini: dalla crisi del 2008 siamo qui tutti con le chiappe strette pensando a che cosa succederebbe se anche qui la classe media non potesse più pagare gli altissimi mutui, incoraggiati esclusivamente dalle aberranti agevolazioni fiscali finora godute in un gioco perverso che ha indebitato i privati cittadini e ha arricchito le banche. Nessun olandese sano di mente oggi si azzarda a stipulare un mutuo del 130% sul valore della casa come avrebbe fatto vent’anni fa senza battere ciglio e le banche hanno già rispolverato i vecchi mutui a riscatto lineare, spariti negli anni novanta e ora incoraggiati da costose campagne pubblicitarie. Il fatto che dall’anno prossimo per legge non sarà più possibile stipulare un mutuo superiore al 100% del valore d’acquisto e il riscatto lineare sarà obbligatorio per poter fruire delle agevolazioni fiscali è il minimo sindacale per arginare l’anomalia che rischia di far crollare le banche come tessere del domino.
Che l’innalzamento dell’aspettativa di vita stia mandando a puttane i fondi pensione è una realtà che a quanto pare solo pensionati e sindacati si rifiutano di accettare. Eppure è stata spiegata con linguaggio da prima elementare dagli economisti americani già negli anni novanta. I calcoli sui contributi pensione sono stati fatti negli anni sessanta e si basavano su un’aspettativa di vita media di 76 anni. Oggi l’aspettativa di vita media è di 79 anni e in Olanda si parla addirittura di 82 anni. Morale: ci mancano da tre a sei anni di contributi a testa, ergo dobbiamo lavorare da tre a sei anni in più per pagare le pensioni attuali. Più terra terra di così non si può ed è perfettamente inutile impuntarsi (anche se io per prima contavo di andare in pensione l’anno prossimo e potete capire quanta gioia provi nel sapere che dovrò lavorare ancora diciotto anni). In alternativa, o riduciamo le pensioni attuali del 10% oppure smettiamo di curare le malattie a tutti i pensionati così muoiono prima. E non pensiate che queste opzioni non siano al vaglio dei governi. In Olanda per esempio la mutua non è più sovvenzionata dallo stato dal 2006, i costi delle assicurazioni private salgono esponenzialmente ogni anno e l’accesso a medicine e ospedali è contingentato. Se va avanti così, un pensionato con la minima non potrà più usufruire di cure specialistiche entro cinque anni. In quanto alla riduzione delle quote pensionistiche attuali, qui la propaganda è già iniziata, per cui è solo questione di tempo.
Per finire, la lotta contro l’Islam su cui adesso Wilders punta tutte le sue carte ha smesso di interessare l’opinione pubblica da quando Al Qaida e Bin Laden non possono più essere usati come capri espiatori di tutti i mali del mondo ed è diventato evidente che i veri terroristi sono ariani come Breitvik.
Ma io ho scritto questo articolo per invitare i miei lettori a cercare le differenze tra la situazione italiana e quella olandese. Scrivo un pezzo sull’argomento a scelta di chi ne trova più di dieci. Meditate gente, meditate!
 
Di paola (del 23/04/2012 @ 22:22:22, in diario, linkato 1016 volte)
Sembra che non ci sia alcun fondamento storico per la frase con cui Marie Antoinette è passata alla storia dopo essere passata per la ghigliottina di Place de la Revolution il 16 ottobre 1793, alla fine di tre anni di arresti domiciliari e uno di carcere duro. Sembra al contrario che la giovane regina avesse iniziato una campagna morigerante alla corte di Versailles ben prima che il sentimento ostile del popolo nei confronti della dissennata amministrazione di Louis XVI si manifestasse in tutta la sua violenza. E’ altrettanto palese che i suoi sforzi fossero stati totalmente inadeguati alla gravità della situazione, del resto che cosa si poteva pretendere da una principessa educata nella corte asburgica del XVIII secolo e usata come merce di scambio in nome dell’alleanza franco-austriaca? Il suo unico compito era procreare numerosi figli preferibilmente maschi e usare le posate giuste ai banchetti di corte; la politica era un affare riservato ai maschi e in particolare a quelli di sangue blu.
Ma non tutti i mali vengono per nuocere. Proprio grazie al marito di Marie Antoinette i francesi hanno capito che il fatto di avere un pisello cui affluisce occasionalmente sangue blu non costituisce una condizione sufficiente per il buon governo della nazione. Gli inglesi ci erano arrivati un secolo prima e gli italiani ci sarebbero arrivati un buon secolo dopo. Il resto è storia ed è noto che il processo di democratizzazione delle nazioni è durato svariati secoli e ha avuto paurose ricadute nel lungo ed arduo cammino.
La sto prendendo molto alla larga per non usare il linguaggio da camionista che le notizie italiane delle ultime settimane mi suscitano spontaneo. Ringrazio anche il cielo che la caduta del governo olandese sponsorizzata dalla dissennata politica dell’amministrazione Rutte/Wilders impedisca ai giornalisti locali di sbattere gli scandali italiani in prima pagina.
Lo spettacolo che i politici di professione della seconda repubblica italiana stanno dando farebbe arrossire di vergogna perfino Madame de Pompadour e Madame du Barry. Lo spettacolo che stanno dando i commentatori non è da meno e non so se la mia sensibilità è più urtata dall’assenza di morale dei rappresentanti del popolo o dallo sprezzo della semantica dei responsabili dell’informazione, che usano a vanvera il termine antipolitica. Ma quale antipolitica? La realtà molto più banale è che gli italiani sono nauseati da QUESTA classe politica, da QUESTI rappresentanti della politica che stanno facendo veramente di tutto per provocare una guerra civile. La mia unica sorpresa è che la guerra civile non sia ancora scoppiata e mi piacerebbe credere che questo dipenda esclusivamente dal livello di civiltà raggiunto dalla maggioranza silenziosa e non dalla sua connivenza con la minoranza corrotta.
E’ mai possibile che neanche di fronte allo spread, agli esodati, ai suicidi e ai tagli alle pensioni la casta politica italiana riesca a dare un segnale, anche solo di facciata, anche solo per non farsi tirare sassi (le monetine, grazie a Monti, sono finite)? Perfino la casa reale inglese paga le tasse su redditi e proprietà e ostenta comportamenti da middle class da quando il popolo ha cominciato a mostrare chiari segni di disaffezione per la monarchia. Per non parlare dei politici olandesi che vorrebbero morigerare l’industria dello spettacolo e della finanza con l’introduzione della Balkenende norm, che sarebbe la regola per la quale lo stipendio massimo dei top manager non può essere superiore a quello del primo ministro e cioè meno di 200.000 euro l’anno.
Vi lascio digerire l’informazione. Sì, il primo ministro olandese guadagna meno di 200.000 euro l’anno. Lordi.
A quali azioni coercitive bisogna arrivare per convincere il parlamento italiano ad arginare stipendi da calciatori e benefit da top manager bancari, a eliminare i finanziamenti che avrebbero dovuto già essere eliminati a seguito del referendum del 2002 e a far passare la legge contro la corruzione che l’Europa ci chiede dal 2008? Dovete forse assaltare il Pirellone e montare la forca in Piazza Loreto per convincere gli inquisiti della Regione Lombardia a dimettersi?
E pensare che nei primi mesi di governo Monti sentivo solo indignate proteste per quello che veniva definito ‘il golpe di Napolitano’: un non eletto dal popolo al governo, un uomo della BCE, signora mia, dove stiamo andando a finire. Mi son chiesta per mesi perché i miei compatrioti stessero a spaccare il capello in quattro su un governo formato da professionisti che stanno cercando unicamente di salvare l’Italia dal tracollo finanziario e non avessero obiezioni sul fatto che il detto governo fosse tenuto in ostaggio da un parlamento di corrotti inquisiti arroccati sui loro scranni nello sprezzo più totale del popolo che li ha eletti e che è costretto a mantenerli fino alla prossima legislatura. Da quel che leggo adesso mi sembra di capire che l’Italia s’è finalmente desta e se ancora dell’elmo di Scipio non si è cinta la testa, almeno comincia ad interrogarsi sul suo stato di schiava di Roma.
Giacché l’unica arma democratica che ancora resta agli italiani sono le prossime elezioni amministrative, vorrei di nuovo credere che queste siano l’occasione del segnale forte che farà finalmente cadere i politici italiani dal pero delle loro posizioni indifendibili.
C’è solo da sperare che il segnale sia nella direzione di un allargamento della base democratica e non nel suo contrario, perché mentre tutti schiamazzano come oche sui voti che andranno alle liste civiche del Movimento 5 Stelle - che tutto sono fuorché antipolitica e con una buona dose di fede ideologica, olio di gomito e sospensione dell’incredulità potrebbero pure contribuire a traghettarci fuori dallo stagno della casta – nessuno pare preoccuparsi che l’attuale dissolutezza dei costumi spalanchi le porte ai nostalgici del leader forte, che alla luce dei fatti hanno facile gioco nel sostenere che l’Italia non è pronta per la democrazia.
Invece è proprio di questo che la parte sana dell’attuale classe politica – se ancora esiste -farebbe bene ad occuparsi. La citazione di Oliver Cromwell che gira allegramente su Facebook in questi giorni è altamente preoccupante: Cromwell ha pronunciato quelle parole un attimo prima di sciogliere il parlamento inglese con la forza e imporre una dittatura militare durata sette anni e finita nella restaurazione della monarchia, proprio come la rivoluzione francese.
Che iddio ce la mandi buona.
 
Di paola (del 09/04/2012 @ 22:02:02, in diario, linkato 981 volte)
E’arrivato il temuto traguardo dei cinquant’anni per i nati nel 1962, quindi per tutti i miei compagni di classe e amici del tempo che fu. Pur essendo nata un anno dopo, mi identifico al 100% con questa annata che potremmo definire l’ultima dei mohicani, perchè ha raccolto le ultime briciole stantie del ’68 e ha vissuto sulla propria pelle il passaggio tra gli anni settanta e gli anni ottanta, cioè tra l’impegno politico coatto e la Milano da bere.
E’ arrivato il momento di guardare indietro e fare una valutazione del nostro contributo alla società e questo non perchè ci prepariamo a godere i frutti di tale contributo, ma perché proprio grazie quest’ultimo siamo ora condannati a spendere i prossimi vent’anni della nostra vita nel cercare di arginare i danni che abbiamo fatto. Sì, compagni, è arrivato il momento dell’autocritica: recuperate gli appunti della terza liceo e cominciamo insieme il doloroso e necessario percorso che farà di noi persone migliori. Dove abbiamo sbagliato? Che cosa è andato storto?
Tranquilli, sto scherzando, lo sappiamo benissimo dove abbiamo sbagliato: avremmo dovuto stoicamente resistere alle sirene del consumismo e non mangiare i fiori del loto televisivo. Saremmo dovuti insorgere come esortavano i Clash in The Guns of Brixton invece di andare al Leoncavallo agghindati come Robert Smith. Ma diciamocelo francamente, chi si sarebbe aspettato di arrivare a cinquant’anni? Ci hanno lavato il cervello fin dalla culla con l’olocausto nucleare e la terza guerra mondiale, non per niente ci siamo autodefiniti no future generation: nessuno di noi si aspettava di arrivare al duemila! Pensa l’ironia della sorte: la no future generation ha la prospettiva di vita più lunga nella storia dell’umanità e la certezza che sarà una lunghissima vita di merda. Rimbocchiamoci le maniche, compagni: da adesso in poi ci tocca solo spalarla, la merda che abbiamo contribuito a creare.
A cominciare dai beni di consumo che abbiamo accumulato in tutti questi anni. Avete notato che ci ritroviamo le case piene d’inutili gadgets che consumano un’ira d’iddio in eletticità, oppure assemblati negli sweat shops pakistani da bambini più giovani dei nostri adorati e viziatissimi figli unici? Facciamo piazza pulita di queste costosissime inutilità e visto che ci siamo proviamo a togliere i vari nintendo, wii, playstations, iPod, iPhone, iPad e tutti gli altri iPirls alla nostra prole per vedere quanti secondi resiste prima di entrare in rota.
Contiamo poi le auto che abbiamo in garage – pardon – parcheggiate in terza fila e divieto di sosta sul marciapiede pubblico. Eliminiamo tutte le auto >1. Vediamo anche quanto beve l’unica auto che ci possiamo d’ora in poi permettere: con la benza a 3 euro, se non fa almeno 20 km con un litro non tiriamo la fine del mese. Diamoci peraltro come obiettivo – se già non lo stiamo facendo – di utilizzare l’auto familiare esclusivamente per percorsi non coperti dai mezzi pubblici e/o dai nostri piedi e/o dalla bicicletta.
Adesso contiamo le scarpe, i vestiti firmati e gli accessori da 300+ euro al pezzo. Facciamo un bel pacco di tutto quello che non ci siamo mai messi negli ultimi due anni e mettiamolo all’asta su eBay. In alternativa diamolo alla vicina di casa col marito in cassa integrazione e la figlia laureata che non riesce a trovare lavoro: se lo rivendesse lei su eBbay e si mettesse un po’di soldi in tasca che ne ha sicuramente più bisogno di noi.
Dopodichè eliminiamo l’impianto di aria condizionata che deturpa da un decennio i nostri infissi. Non è più ambientalmente e moralmente sostenibile: se ancora non ci siamo adattati alle condizioni climatiche da noi prodotte, ci meritiamo darwinianamente di morire asfissiati sotto il solleone.
Adesso che abbiamo ripulito le nostre case dal ciarpame superfluo, possiamo spegnere il televisore e riaccendere lo stereo per riappropriarci del piacere di guardarci intorno e in faccia invece di guardare un monitor come iloti. Forse guardandoci in faccia ci verrà anche in mente come possiamo aiutare il prossimo meno fortunato di noi, quali azioni eversive possiamo pianificare per realizzare il sogno di Occupy senza necessariamente picchettare i templi del denaro che si è visto che non serve a un cazzo e ci rimedi solo mangnellate e lacrimogeni (e dire che questa lezione al liceo ce l’avevano ben insegnata: manco quella siamo riusciti ad imparare e trasmettere ai nostri figli). Fortunatamente ormai la voglia di rimediare la scopata clandestina nel sacco a pelo ci è passata (e se non ci è passata è bene che ci facciamo visitare da uno specialista) quindi possiamo mettere a profitto le lezioni di vita imparate negli intervalli tra le copiose canne che ci siamo fatti o, se proprio non ci viene in mente niente, racimolare i dieci euro che servono a comprare Prepariamoci di Mercalli, magari in versione eBook, così evitiamo di contribuire ulteriormente alla distruzione della foresta amazzonica.
Fortunatamente per noi, che fin dal tempo di Ecce Bombo ce la meniamo a sangue sulla nostra immagine pubblica, il consuminderen (consumare meno) è uno dei trend emergenti dal 2010 nel Nord Europa, dove le marche iconiche perdono sempre più terreno a favore delle scelte responsabili, per cui rischiamo pure di fare bella figura con le amiche che ancora spulciano i mercatini alla ricerca del perfetto vero-falso Luis Vuitton e ci possiamo permettere di tirare fuori dalla naftalina senza vergogna i terribili poncho autoprodotti nell’ultima occupazione della nostra adolescenza.
Giacchè siamo coattati a lavorare 24/7 fino al 2039 con il miraggio sempre più fioco della pensione minima, il tempo per coltivare le verdure biodinamiche nell’orto comunale e farci le marmellate in casa non ci avanza, però possiamo sempre svuotare la dispensa e il frigo di tutti i prodotti industriali carichi di conservanti, coloranti, aromi artificiali, grassi idrogenati e zuccheri occulti e donarli alla banca del cibo per i poveri. Dopodichè andiamo in bicicletta al più vicino negozio di prodotti biodinamici e facciamoci piacere le verdure di stagione, il bulghur integrale e lo yogurt di capra addolcito con miele selvatico. Se ci sentiamo particolarmente avventurosi, facciamo un accordo con la più vicina fattoria biologica per l’approvvigionamento settimanale di carne, uova, latte, formaggio, verdura e frutta: praticamente la versione lusso della banca del cibo e un altro trend emergente nel Nord Europa.
Come dite? Troppo sbattimento? Vergogna, compagni! L’Italia è l’unico paese in Europa che si ostina ancora ad acquistare i prodotti industriali dalle multinazionali, pagandoli il doppio delle marche private. L’Italia è l’ultimo paese rimasto in Europa dove si fanno ancora le risse davanti a Mediaworld per un iPhone. E l’Italia è il paese europeo con l’export di prodotti biologici più alto d’Europa e coi consumi interni più bassi. Personalmente non credo a quest’ultima statistica, perchè fa a pugni con i miei ricordi d’infanzia, ma sono passati troppi anni e anche la fattoria dove ci rifornivamo noi è stata sostituita da un quartiere dormitorio con annesso centro commerciale Auchan.
Ecco che cosa è andato storto.
Diamoci come obiettivo di far tornare la fattoria al posto del centro commerciale entro i prossimi vent’anni. Questo sì che è un obiettivo concreto, realizzabile e pure coerente con gli ideali anticapitalistici. Se ci riusciremo, potremo morire con la coscienza a posto.
 
Di paola (del 08/04/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 1298 volte)
Larry sta colorando il disegno astratto con grande impegno e movimenti misurati del piccolo pennello che continua a inzuppare nella ciotolina di vernice ad acqua blu. Blu è il suo colore preferito del momento e si è lamentato con Sarah tutta la settimana che non esista altro cibo blu se non il gelato e le caramelle al gusto di Puffo, che è anche l’unico cibo che vuole mangiare. Per convincerlo che il verde è una sfumatura di blu e fargli mangiare un passato di verdura, Sarah ci ha messo un giorno intero. Appena Sarah è partita per la sua vacanza con Jack, il trenino di legno si è incastrato nella porta e Laura ha dovuto correre ai ripari con colla e nastro adesivo. Poi Doggy si è perso e Larry si è quasi fatto venire le convulsioni perché senza Doggy non riesce a dormire. Dopo un’ora di spasmodica ricerca Doggy è stato ritrovato, incollato tra il sedile e lo schienale del divano nel salotto da una caramella al gusto Puffo. Così Laura ha dovuto lavare sia Doggy che i cuscini del divano prima di potersi vestire per andare alla cena di Eliza e meno male che la babysitter è arrivata in tempo per fare il bagnetto e raccontare la storia della buona notte al piccolo principe, consentendo a Laura di truccarsi e dare un colpo di phon ai capelli prima di uscire.
La mattina di Natale è cominciata niente male: Larry ha svegliato Laura alle sette e mezza e si è fatto lavare, vestire e pettinare in un tempo ragionevole. Laura è perfino riuscita a convincerlo che il porridge con le banane è solo una tonalità di blu un po’ slavato e la colazione ha potuto procedere senza incidenti. Alle nove è arrivata la babysitter e Laura è riuscita a lavare, vestire e pettinare se stessa, rendendosi pronta ad affrontare gli impegni della giornata, che iniziano con la telefonata di auguri obbligatoria a sua madre.
“Oh, finalmente sei sveglia! Avremo l’onore di vederti oggi a pranzo?” esordisce la signora Schiaffino, bellicosa come sempre.
“Buongiorno anche a te e buon Natale.” risponde Laura rassegnata. “Ti ho già detto di non contarmi per il pranzo: sto aspettando che mi chiami Greg da Heathrow.”
“Ah, viene anche Milord?”
“No mamma, sarà sicuramente stanco del viaggio e l’ultima cosa che vorrà è essere trascinato a un pranzo di Natale italiano.”
Il battibecco si protrae per dieci minuti e Laura deve inventare una telefonata immaginaria per riuscire a troncare la comunicazione.
L’ascesa sociale degli Schiaffino, poveri emigrati italiani che si sono conquistati un posto nella casta dei Lloyd, Carter e Bennet lavorando duramente e investendo tutti i sudati risparmi nell’emancipazione dell’unica figlia, suscita da sempre sentimenti ambivalenti di orgoglio e vergogna in Laura. L’orgoglio per l’achievement professionale di suo padre – da semplice cuoco di trattoria a fornitore di delicatessen ai migliori ristoranti del regno - le ha fatto mantenere il suo cognome da ragazza nell’ambito lavorativo; la vergogna per l’arrivismo sfrenato e la mania di controllo di sua madre le hanno fatto ridurre i rapporti con la sua famiglia d’origine al minimo sindacale. Il cocktail di orgoglio e vergogna impedisce da sempre a Laura di chiedere a suo padre un mensile per il mantenimento suo e di Lawrence, un mensile che in questo momento risolverebbe tutti i suoi problemi, ma la costringerebbe a tornare nella sfera d’influenza di sua madre e questa condizione è inaccettabile.
La seconda telefonata di auguri obbligatoria è per Lady Edwina, la quale se non altro ha il merito di durare pochi secondi. Poi lo smartphone comincia a squillare ma il numero chiamante non è quello sperato.
“Laura Schiaffino? Buon giorno, sono Fanella Summers, newbalance. Mi scuso per il disturbo e con l’occasione le porgo i miei più sentiti auguri di buon Natale.”
Laura è talmente interdetta che si limita a ricambiare gli auguri e tace, aspettando che Fanella le spieghi il motivo della chiamata.
“Si chiederà certo perché l’ho chiamata proprio oggi. Bene, ieri sera il suo nome è venuto fuori in una conversazione con sir Branson. Non sapevo che avesse letto le sue pubblicazioni ma mi creda, ne è rimasto assolutamente impressionato e mi ha pregato di contattarla per organizzare un incontro.”
“Un incontro? Con sir Branson? A che titolo, mi scusi?” riesce a rispondere Laura - che è rimasta senza fiato – con sufficiente aplomb.
“Per discutere eventuali possibilità di collaborazione nell’ambito di un progetto che stiamo curando per suo conto. Sir Branson ha insistito particolarmente sulla sua presenza a questo incontro, anche se sa che lei è al momento legata da contratto con la Lloyd.”
“Quando sarebbe questo incontro?” chiede Laura che ha recuperato il fiato ma sta cercando di dominare la vampa di rossore che le ha invaso il viso, anche se è improbabile che Fanella possa vederla dall’altra parte del telefono.
“Domani mattina alle sette a Brook Green. E’ un breakfast meeting.”
Il rossore si intensifica mentre una rabbia cieca prende il sopravvento su Laura che si sente rispondere con tono glaciale: “Domani mattina alle sette mi è del tutto impossibile essere a Brook Green. Temo che sir Branson debba fare a meno di me o acconsentire a incontrarmi in un’altra occasione.”
Dall’altro capo del telefono, è la volta di Fanella Summers di rimanere senza fiato.
“E’ sicura? Capisco che sia un po’ last minute ma sir Branson ha molti impegni; non credo gli sarà possibile spostare l’incontro di domani.”
“Non ho detto che sir Branson debba spostare l’incontro di domani; ho solo detto che io non sono disponibile per un incontro di lavoro alle sette di mattina il giorno di Santo Stefano.” dice Laura mantenendo il tono glaciale che le è del tutto nuovo e una strana ebbrezza comincia a serpeggiarle nelle vene come bollicine di champagne: l’ebbrezza dell’irresponsabilità.
Prima che Fanella abbia il tempo di reagire, la porta si spalanca e Larry entra urlando come un invasato: “E’ arrivato papà, è arrivato papà!”
Laura si gira di scatto e il suo sguardo incontra l’azzurro degli occhi di Greg incorniciato da un viso spiegazzato, smagrito, abbronzato e sorridente. Assolutamente irresistibile.
 “Hi honey: I’m home.”
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Di paola (del 06/04/2012 @ 22:03:14, in diario, linkato 3023 volte)
Mi ha colpito molto che questa notizia, apparsa con un certo rilievo nei quotidiani e nelle trasmissioni televisive olandesi di questa settimana, non abbia meritato nemmeno un trafiletto nella sezione esteri della stampa italiana. Per dovere di cronaca ve la riporto traducendo direttamente dall’NRC Handelsblad di martedì 3 aprile.
Economisti, attenzione! L’undicenne Jurre Hermans ha una soluzione per la crisi dell’euro.
Lord Wolfson of Aspley Guise, magnate britannico padrone della catena di abbigliamento Next [e politico conservatore n.d.t.], è talmente preoccupato della crisi dell’euro che ha indetto un concorso, il Wolfson Economic Prize. La migliore proposta sulla soluzione della crisi finanziaria europea riceverà un premio di 250.000 sterline (297.000 euro).
Nei mesi scorsi la fondazione del premio Wolfson ha ricevuto ben 452 proposte, tra cui figurano quelle di economisti della Capital Economics, della Nomura Securities e della London School of Economics. E quella di Jurre Hermans, undicenne olandese di un piccolo paese nella regione del Gelderland [di cui fa parte anche Nijmegen n.d.t.].
In una lettera tradotta dal padre, Jurre ha scritto:
Dear Sir and Madam,
My name is Jurre Hermans. I am 10 years old and live in the Netherlands. I am quite worried about the eurocrisis and look at the TV news daily. The eurocrisis is a big problem. I think about solutions. Since I read in the newspaper about your price, I thought that I would like to submit my idea. The idea might fit. So here it is: I made a picture of my solution and I will explain it to you.
Greece should leave the Euro. How do you do that?
All Greek people should bring their Euro to the bank. They put it in an exchange machine (see left on my picture). You see, the Greek guy does not look happy!! The Greek man gets back Greek Drachme from the bank, their old currency. The Bank gives all these euro's to the Greek Government (see top left on my picture). All these euros together form a pancake or a pizza (see on top in the picture). Now the Greek government can start to pay back all their debts, everyone who has a debt gets a slice of the pizza. You see that all these euro's in the pizza's go the companies and banks who have given loans in Greece (see right in my picture)
Now here comes the clever part of my idea:
The Greek people do not want to exchange their Euro's for Drachmes because they know that this Drachme will lose its value dramatically. They try to keep or hide their Euro's. They know that if they wait a while they will get more Drachmes. So if a Greek man tries to keep his Euros (or bring his euros to a bank in another country like Holland or Germany) and it is discovered, he gets a penalty just as high or double as the whole amount in euros he tried to hide!!! In this way I ensure that all Greeks bring their euros to a Greek bank and so the Greek government can pay back all the debts. I hope my idea helps you!!!!
Of course if a country has paid back all his debts, he can return to the eurozone.
A bit more about myself: I am 10, love animals since I have a dog and a bird. I live in a family of 5 in Holland. I have 5 friends with whom I play all day, mostly outside.
PS: My father helped me with my English translation as I speak Dutch.
Greetings from Holland,
Jurre Hermans
Jurre ha scritto la sua proposta dopo aver visto il TG dei ragazzi che parlava del concorso. Non ha vinto il primo premio – comunica la portavoce della fondazione – ma ha ricevuto 100 sterline e una menzione speciale della giuria per il suo sforzo.
I finalisti del Wolfson Economics Prize, il più grande premio monetario riconosciuto a un economista dopo il premio Nobel, sono:
Catherine Dobbs – The NEWNEY approach to unscrambling the Euro
Roger Bootle – Leaving the euro: A practical guide
Jonathan Tepper – A Primer on the Euro Breakup: Default, Exit and Devaluation as the Optimal Solution
Jens Nordvig – Planning for an orderly break-up of the European Monetary Union
Neil Record – If member states leave the Economic and Monetary Union, what is the best way for the economic process to be managed to provide the soundest foundation for the future growth and prosperity of the current membership?
Mi limito a commentare – senza aver letto le opere dei finalisti e quindi necessariamente in modo sommario e superficiale – che la soluzione eventualmente adottata dalla comunità europea per buttare fuori dall’eurozona i membri indesiderati non si distanzierà molto nella sostanza dalla proposta di Jurre Hermans e che a mio parere la giuria del premio ha inteso riconoscere proprio questa grandissima e semplice verità.
Sono sicura che ci vorranno ancora molti anni, molti dibattiti, molti documenti, fiumi di parole e soprattutto valanghe di finanziamenti per arrivare all’accordo finale sulla spinosa questione e il mio unico desiderio è che, per tutto il tempo che ci vorrà, le parole di Jurre Hermans continuino a rimanere vive nella memoria collettiva. Condividete, per favore.
 
Di paola (del 03/04/2012 @ 22:22:22, in diario, linkato 1003 volte)
Lo confesso: a me Montblanc – come lo chiama la Littizzetto – sta simpatico. Non per questo mi sento obbligata a condividere ogni sua opnione e tantomeno ogni suo provvedimento, ma non posso fare a meno di ammirare il suo fermo cipiglio e la sua sublime dialettica. Ho riascoltato il suo intervento a Che Tempo Che Fa almeno tre volte per assaporare lo stile impeccabile delle sue risposte. Come si dice qui: non ci puoi mettere uno spillo in mezzo, anche se il tuo istinto ti dice che qualcosa nella logica non funziona. E come non fare un applauso alle incursioni della guardia di finanza nei luoghi sacri dell’evasione fiscale proprio nei giorni in cui è al suo massimo splendore? Di facciata, dicono i detrattori. Io dico: una brillante dimostrazione di efficienza di stampo manageriale con il retrogusto di un avvertimento di stampo mafioso, che poi è l’unica cosa che funziona in Italia. Bravo! Ancora!
Trovo invece piuttosto fastidioso il comportamento dell’agit prop sociale aizzato dai mass media, che in Italia - com’è noto - se non son faziosi non se li fila nessuno. Mi pare un po’ troppo demagogico criticare i provvedimenti dolorosi quanto inevitabili che sono stati presi dal governo ‘strano’ perché i politici precedenti, peraltro lautamente pagati proprio per decidere in merito a tali provvedimenti, non hanno trovato il tempo di discuterli: troppo impegnati a spartirsi il malloppo sottobanco scannandosi a vicenda sopra i banchi di Montecitorio se non – questa è davvero troppo facile – provati dai continui bunga bunga e dagli attacchi alla magistratura. E’ un tipico caso della mentalità italiana che se la prende col messaggero invece che prendersela con i responsabili del messaggio, ovvero se stessi.
Non è colpa di Monti e del suo governo se in Italia sopravvivono ancora leggi medievali sul lavoro e sullo stato sociale; leggi che nel resto d’Europa – Germania inclusa - sono state spazzate via dalla prima ondata dei governi di destra negli anni ottanta e definitivamente affossate dalle tre recessioni degli ultimi vent’anni. Fare finta che l’Italia non faccia parte di un sistema-Europa fondato sul capitalismo è da imbecilli. Pensare che mandare al governo un imprenditore avrebbe aiutato l’emancipazione della classe operaia è da idioti e pensare che un governo tecnico formato da professori della Bocconi potesse essere l’equivalente di un colpo di stato leninista è da somari.
Il sistema-Italia che tanto fa scandalizzare gli anglosassoni è proprio questo. Il ministro Fornero commette forse una semplificazione nel dire che l’articolo 18 frena gli investimenti esteri, ma non pensiate che tutto il corollario burocratico cresciuto come un cancro attorno a quel maledetto articolo sia altro da sé. E siccome io non ho il dovere istituzionale della political correctedness mi posso permettere di essere d’accordo con la Marcegaglia quando dice che i sindacati farebbero meglio a smettere di difendere ladri e assenteisti. Me lo posso permettere anche perché porto ancora le cicatrici delle nefaste conseguenze dell’equivalente scolastico dell’articolo 18 che ho dovuto subire nei tre anni di Liceo Sperimentale Lussana da me frequentati con dubbio profitto negli anni di piombo: un mirabile esperimento pedagogico fallito proprio grazie alle pratiche che hanno permesso a ladri (di voti) e assenteisti di essere ammessi agli esami di maturità senza aver mai studiato un giorno in vita loro, contemporaneamente impedendo a noialtri di seguire il programma educativo che avevamo scelto e a cui avevamo diritto con continue occupazioni e manifestazioni assolutamente inutili se non architettate proprio per impedire ai vari capetti dei movimenti studenteschi di subire le prove scritte e orali previste dal programma.
Ma chi volete prendere in giro? Credere che il resto dell’Europa sia un paradiso fiscale e sociale è quanto di più distante dalla realtà ci possa essere. Pensate forse che gli operai tedeschi portino i calzini bianchi sotto i birkenstock per scelta stilistica? Pensate che coi loro regali stipendi si possano permettere Porsche e barca a vela? Che facciano la settimana bianca a Innsbruck? Che vivano tutti in quelle maestose ville con ettari di parco che tutti possiamo ammirare ai bordi del Reno e della Mosella? Venite a vedere i quartieri in cui abitano gli operai tedeschi, venite a cena da loro come ho fatto io da studente e poi ne riparliamo.
Come dice anche Gramellini, per pretendere regole tedesche bisogna essere tedeschi e quello che manca agli italiani e che ai tedeschi invece viene martellato in testa da quando sono nell’utero materno (come mirabilmente descritto da Huxley in Brave New World) è l’educazione civica e sociale.
Quello che mi ha colpito di più all’inizio del mio esilio volontario è l’insulto squisitamente olandese usato contro tutti coloro che buttano carte per terra, parcheggiano in doppia fila, parlano al telefono in treno e hanno insomma un comportamento che disturba la quiete pubblica: ASOCIAAL. Anche senza traduzione lo capite.
Ecco, io sono convinta che gli Italiani siano profondamente e caparbiamente asociaal. Urlano in continuazione - al telefono e a viva voce – gli affari propri, buttano per terra - da finestre e finestrini - di tutto e di più, piantano la macchina in mezzo alla strada nel più completo sprezzo delle regole del traffico e del prossimo, non si sognano di pretendere la fattura dall’idraulico e dal medico specialista, che a sua volta si rifiuta di riceverli in ospedale attraverso la mutua e li visita la sera stessa nel suo studio privato. Pubblicamente si lamentano dell’iniquità della pressione fiscale e privatamente pagano tutto quello che possono in nero, compreso il commercialista creativo che si occupa della loro dichiarazione dei redditi. Oltre che antisociale, questo comportamento è estremamente stupido perché assicura che la pressione fiscale diventi sempre più iniqua. Questo gli anglosassoni l’hanno capito già da un pezzo e, infatti, qui per evadere il fisco devi avere quantomeno la residenza a Montecarlo o un commercialista del calibro di Lusi. Il 99% - per usare l’espressione cara a Occupy – dopo aver pagato tutte le salatissime tasse sul reddito previste dalla legge, l’IVA su tutte le fatture e gli scontrini regolarmente emessi, i numerosi quanto onerosi contributi di previdenza sociale, i servizi pubblici, le spese per la casa e per i figli, con quello che gli resta può solo andare al bar sotto casa a bersi una birra. Le canne no: quelle se le fanno solo i turisti. Se qui ti fai una canna, non contare sulla comprensione di capo e colleghi il giorno dopo, non so se mi sono spiegata.
Se Monti ha un merito, è quello di stare tentando di cambiare la mentalità antisociale degli italiani e già solo questa è una vera rivoluzione per l’Italia, da troppo tempo omologata alle pratiche corrotte e depravate della sua classe dirigente. Sta tentando di cambiarla con un cronometro che ha già iniziato il countdown e gli strumenti che ha a disposizione: la sua esperienza alla Bocconi, alla BCE e alla UE. Gli strumenti di un conservatore che crede nel capitalismo, nell’Euro e nella comunità europea. Gli strumenti di un politico di altissima caratura, rispettato e temuto a Bruxelles come nessun altro politico Italiano è mai stato – basta leggere gli articoli reverenti della stampa di qui che gli italiani, tanto ossessionati dalla loro immagine pubblica, sembrano improvvisamente ignorare adesso che cominciano a vedere qual’è il prezzo da pagare per far parte del club esclusivo dei padroni del mondo.
Non vi sta bene? Volevate la rivoluzione proletaria? Alzate il culo e fatevela!
 
Di paola (del 01/04/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 965 volte)
“Dove hai parcheggiato Angus stasera?” chiede Eliza appena Amy entra con le gote rosse e una corona di vischio per il centrotavola. La cena della vigilia di Natale a casa Bennet è una tradizione che tutte le amiche rispettano, a qualunque costo, tanto che Laura quest’anno si è perfino piegata al suggerimento di Eliza di invitare l’ottuagenario Lord Huntington a farle da cavaliere.
“Angus non c’è più.” risponde Amy asciutta.
In un secondo sia Megan che Laura si materializzano e fanno quadrato intorno a Amy. “Che cosa dici?” chiede Megan esterrefatta.
“Ci siamo lasciati.”
“Ma … non capisco!” esclama Laura. “Quando ti ho sentito – quando è stato? Lunedì scorso? Hai detto che avresti chiesto ad Angus se aveva voglia di venire … che cosa è successo in meno di una settimana?”
“Beh, ci pensavo da un po’ più di una settimana. Avevo cominciato ad avere dubbi sulla nostra relazione, sapete com’è.”
“No, a dire il vero non lo sappiamo, ma continua.” risponde Eliza per tutte.
“Massì, dai. Che razza di relazione è quando non condividi niente: non frequentiamo la stessa gente, non abbiamo gli stessi gusti, negli ultimi anni non andavamo nemmeno più in vacanza insieme e francamente a parte il sesso, il calcio e le vacanze all-inclusive in costa Brava non gli è mai interessato altro. E dato che notoriamente io odio sia calcio che vacanze all-inclusive, non mi sono nemmeno sorpresa quando si è messo a fare le valigie e se n’è andato.”
“Come sarebbe a dire? Ha fatto le valigie e se n’è andato, così, all’improvviso?”
“Esattamente. Ieri mattina. Stavo facendo la doccia e con la coda dell’occhio lo vedevo trafficare con le braccia cariche di biancheria, vestiti, roba così. Tra il vetro appannato e il sapone negli occhi non ho capito bene che cosa stava combinando, ma quando sono uscita dalla doccia, lui era in camera, tutta la sua roba era stesa sul letto e lui stava cercando di fare entrare tutto nel trolley da viaggio perché non era riuscito a trovare la valigia grande. Io ho guardato la scena e gli ho detto – ti servono mica un paio di buste di plastica per le camicie?”
“No!” è il coro compatto delle tre amiche.
“Sì, sì invece.”
“Ma come hai potuto?” chiede Laura.
“Ma non lo so, mi sono profondamente irritata, tipo, manco è capace di programmare la sua uscita di scena! Manco riesce a pensare che gli conviene prima trovare la maledetta valigia grande e poi fare i bagagli! E poi non ti dico il casino che aveva fatto sul letto! Lo so che può sembrare tutto molto freddo e distaccato … “
“Eh, beh, direi! Sono qui che non riesco nemmeno a respirare!”
“Sì beh, comunque ho pensato che era perfettamente inutile discutere la sua decisione, ti pare? Eravamo già oltre il punto di non ritorno. Mi aspettavo qualcosa del genere da un giorno all’altro ma voglio dire – è così tipico delle cose che odio di lui – vuol fare la scena madre e manco riesce a trovare le valigie giuste!”
“E poi?”
“E poi ho tirato fuori dall’armadio le buste di plastica e finalmente è riuscito a mettere via tutto dicendo che se ne andava perché era evidente che io non lo volevo più. Poi naturalmente mi ha chiamato stamattina per sapere se per caso avevo cambiato idea e volevo che tornasse.”
“No!”
“Sì, invece: non ti dico il nervoso! Ovviamente pensava che con la sua scena madre mi avrebbe terrorizzato, che appena andato via mi sarei buttata a singhiozzare sul letto implorando il suo ritorno e che non avrei resistito più di una notte senza di lui. Coglione! In quattro anni non c’è mai stato quando avevo bisogno di lui, che diavolo pensava che mi mancasse? Il suo fottuto cazzo?”
“Beh … se il sesso a quanto pare era l’unica cosa che facevate insieme - azzarda Laura guardinga - forse lui è convinto che avere una relazione significhi fare sesso con la stessa donna in maniera continuativa.“
”Ah, questa è buona!”
“No, guarda che non scherzo. William è lo stesso tipo.”
“Oddio, non ci avevo mai pensato! Ma è disgustoso! Occazzo, adesso sono ancora più contenta che si sia scavato dai coglioni. A dir la verità ho sempre sospettato che ci fosse qualcosa di perverso nella sua ossessione per il sesso. Voglio dire, i primi mesi l’abbiamo fatto come conigli ma non ci ho trovato nulla di strano: si sa che la passione iniziale poi si stempera. Invece, col passare del tempo è diventato evidente che l’unica a stemperare ero io e Angus ha cominciato a lamentarsi che lo facessimo solo tre volte a settimana anziché tutti i giorni. Al che gli ho detto – ma come, stai a contare i giorni? Datti una calmata che alla nostra età è già tanto se si scopa nel weekend!”
“Mah, non saprei. Secondo William ...”
“Ma dai, William non è esattamente il tipo che definiresti nella media. E comunque stiamo parlando di relazioni, non di maratone del sesso.”
“Sì, lo so, ma quello che sto cercando di dirti è che certi uomini non vedono lo scopo di una relazione con una donna che vada oltre il sesso. Per quel tipo di relazione hanno i loro amici maschi e se non fosse che per il sesso si sentono in dovere di usare una donna, sarebbero perfettamente felici così.”
“Oddio, mi stai dicendo che ho vissuto per quattro anni nella giornata ideale dell’uomo!”
“Prego?”
“Ma sì che la sai, dai, ha girato su Facebook per anni. La giornata ideale dell’uomo: sveglia, pompino, scorreggia, birra, rutto, partita a golf con gli amici, sesso con tre fotomodelle di tendenza lesbo e poi la sequenza si ripete con limitate variazioni sul tema fino all’ora di andare a letto. Che schifo. Presto: un bicchiere di vino, qualcosa di alcolico – subito.”
“Se posso permettermi – interviene Megan – io non capisco perché, avendo preso coscienza del tipo che è Angus, hai aspettato che fosse lui a fare la prima mossa invece di buttarlo fuori casa tu.”
“A dir la verità è da ieri che me lo sto chiedendo. L’unica spiegazione che mi sono data è che inconsciamente avevo paura che se avessi fatto io la prima mossa lui sarebbe potuto diventare violento.”
Le amiche meditano in silenzio qualche secondo su questo concetto e poi Eliza commenta pragmatica: “In questo caso ti conviene tenere un profilo molto basso e astenerti dal condividere le tue opinioni su di lui urbi et orbi. Non dico di fare la vedova inconsolabile ma chiuditi in un dignitoso silenzio e lascia che lui sparga la voce che si è stufato di te. Se è il tipo che dici, deve essere già alla ricerca di una ... com’è la tua espressione favorita? Passera solitaria?”
“Già: una ninfomane che sia felice di far la parte del buco per il resto della sua vita. Mi si dice che esistono, anche se ne devo ancora conoscere una sopra i trenta e Angus non ha abbastanza soldi per una troietta di venti.”
“Amen. - conclude Eliza - Andiamo a tavola? La cena è servita.”
 
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