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 ego... di paola
 
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Sono emigrata in Olanda per amore quindici anni fa. Nei primi dieci anni ho intrattenuto i miei amici sulle usanze olandesi, poi ho cercato di far loro vedere come sono assurde le vicende italiane viste da qui. Adesso racconto semplicemente quello che mi succede.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 25/03/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 1009 volte)
I segreti di Pulcinella sono i più pericolosi, perché chi ne è a parte si comporta come se tutto il resto del mondo condividesse la sua conoscenza e così facendo si rende involontariamente responsabile di una serie di inutili e potenzialmente pericolose complicazioni.
Il fatto che Gregory Carter abbia dilapidato il patrimonio di famiglia e viva dei soldi della moglie è ampiamente noto nella sfera sociale in cui la famiglia Carter si muove. Sfera sociale alla quale Marcia Barnes non appartiene e questo semplice fatto ha costituito la condizione necessaria e sufficiente per attivare l’operazione di seduzione che ha creato tanto scandalo e ha rischiato di distruggere un matrimonio. E’ bastato che Eliza accogliesse la Barnes nella conoscenza del segreto per farla istantaneamente desistere dall’impresa, assicurare la sua cooperazione nell’operazione di copertura della verità e soprattutto evitare l’inevitabile ostracizzazione dell’intera famiglia Carter – sorte che aveva inesorabilmente colpito William Cooper a seguito del suo insensato matrimonio con quella cosiddetta attrice.
Il fatto che il padre di Jack abbia per anni violentato moglie e figli indistintamente quando si trovava in stato di ubriachezza – un’occorrenza tanto regolare quanto prevedibile - è noto a tutti gli abitanti residenti in paese all’epoca dei fatti e non solo non ha mai costituito un deterrente per la clientela della macelleria, ma non è stato giudicato sufficientemente rilevante da costituire materiale d’informazione per i nuovi arrivati. Le violenze sono terminate quando Jack è stato in grado di atterrare il padre con un pugno ben assestato, ma hanno lasciato un trauma indelebile sul ragazzo, che ha impedito il suo normale sviluppo emotivo e sessuale. Sarebbe bastato includere Sarah nella conoscenza di fatti noti a tutta la comunità per evitare l’increscioso incidente che ha rischiato di compromettere la relazione dei due giovani, attratti da una comunione spirituale molto più profonda di quello che loro stessi potessero capire.
Il segreto di Sarah invece è un autentico segreto, cioè qualcosa che riguarda solo lei e la cui conoscenza non può beneficiare nessun altro. Ora però è arrivato il momento di condividere questo segreto con Jack, perché quando due persone decidono di passare il resto della loro vita insieme è bene che gli avvenimenti fondamentali accaduti prima della reciproca conoscenza siano condivisi per evitare che il matrimonio, da impresa impegnativa, si trasformi in una missione impossibile. E così, quando Jack viene a consegnare la spesa a casa Carter dopo la chiusura della macelleria, Sarah lo invita ad entrare nella cucina calda e illuminata, piena di profumi deliziosi e rassicuranti, lo fa accomodare al tavolo carico di biscotti appena sfornati e gli offre una tazza di the. Poi, senza smettere di decorare i biscotti con nastri di cioccolato fuso e granella colorata, racconta la sua storia. La sua voce è tranquilla, misurata, scevra di emozioni mentre dipana gli orrori della sua breve infanzia senza padre conosciuto, in compagnia di una madre che si vendeva per una dose di eroina e che non ha esitato a vendere l’innocenza di Sarah non ancora adolescente per poco più. Dimostrando un coraggio superiore alla sua età, Sarah era riuscita a sottrarsi agli ulteriori orrori che la madre aveva in serbo per lei, solo per iniziare un calvario poco meno obbrobrioso a cura dei servizi sociali. Nell’interminabile serie di orfanatrofi e famiglie cui era stata affidata aveva fatto conoscenza con tutte le bassezze dell’animo umano così magistralmente descritte da Dickens nel XIX secolo e passate indenni attraverso tutte le riforme sociali del XX secolo, fino al giorno in cui il caso o il destino l’aveva portata all’abbazia delle suore benedettine di Stanbrook, dove finalmente era iniziata la lenta e laboriosa ricostruzione della sua personalità devastata. Anche nel caso di Sarah il trauma infantile aveva impedito un normale sviluppo sessuale e il voto di castità era la soluzione migliore che le suore le avevano potuto offrire.
Alla fine del racconto, le mani di Jack sono talmente strette intorno alla tazza di thè che Sarah teme si possa stritolare. Invece improvvisamente la morsa si allenta e gli occhi di Jack, pieni di lacrime inespresse, cercano quelli di Sarah.
“Sarah, a mio modesto parere è arrivato il momento che noi due ci prendiamo una vacanza.” dice Jack quietamente. Sarah è talmente colta alla sprovvista dalla reazione del fidanzato che per poco si rovescia il cioccolato fuso sulle dita.
“Una vacanza? Stai scherzando, Jack?”
“Per niente. Il negozio può andare avanti anche senza di me per una settimana e ho sentito dire in paese che il signor Carter è sta per tornare, quindi anche la tua presenza qui non è più indispensabile. Oltretutto è ora che la signora Carter si abitui all’idea che non potrà più averti a disposizione ventiquattr’ore su ventiquattro, dal momento che ci sposiamo.” conclude Jack gravemente. Sarah lo guarda con tenerezza e sorride.
“Hai ragione, ma non posso mollare tutto e correre via come un ladro nella notte: mi devi dare almeno il tempo di chiedere il permesso alla signora Carter e trovare una sostituta per Lawrence, poi dove avresti intenzione di andare, così su due piedi?”
“Non lo so, dove ti piacerebbe andare con me per una settimana?” chiede Jack con la spontaneità di un bambino. Sarah si ferma a riflettere per alcuni secondi e quando riprende a parlare il suo tono è di nuovo neutrale.
“Il periodo più bello della mia vita fino a quando sono venuta a lavorare per la signora Carter è stato quello che ho trascorso a Stanbrook Abbey. Non riesco a pensare a un posto migliore per trascorrere una settimana con te prima del nostro matrimonio e credo che la badessa sarà felice di fare la tua conoscenza. Ogni tanto ci scriviamo e nell’ultima lettera mi ha detto che il convento è stato trasferito nello Yorkshire, in un parco meraviglioso, pieno di pace e serenità. Che te ne pare?”
“Pace e serenità mi sembrano un ottimo inizio della nostra vita insieme, signora Stone: quando partiamo?” risponde Jack e la sua mano grossa come un badile copre la mano bianca e delicata di Sarah in un gesto semplice ed eterno, carico di felicità.
 
Di paola (del 18/03/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 1258 volte)
Quando la sveglia suona il mondo è bianco e silenzioso. Durante la notte è caduto più di mezzo metro di neve e uscire in strada è un’impresa quasi impossibile.
“Sarah, abbiamo una vanga spalaneve da qualche parte?” chiede Laura alla sempre impeccabile governante, che indossa il suo sorriso efficiente sopra il grembiule da cucina anche alle sette di mattina.
“Sì, è nel capanno degli attrezzi, ma ho sentito alla radio che è stato dato lo stato di emergenza meteorologica e la popolazione è invitata a rimanere in casa almeno fino a che non saranno passati gli spazzaneve sulle vie principali.” risponde Sarah continuando tranquillamente a rimestare il porridge per Lawrence.
“Che cosa vuol dire stato di emmeggenza, mamma?” chiede Larry senza alzare gli occhi dalla sua avveniristica costruzione di Lego.
“Vuol dire che la mamma non va a lavorare e resta a casa con te.” risponde Laura sorridendo.
“Come quando sei in vacanza?” chiede Larry di colpo interessato.
“Una specie di vacanza, tesoro. La vera vacanza comincia a Natale, lo sai quand’è?”
“Certo, fra due giorni!” esclama Larry orgoglioso puntando il calendario dell’avvento appeso al muro.
Laura sorride e abbraccia il suo amatissimo piccolo principe, scompigliandogli i riccioli d’oro e perdendosi nell’azzurro intenso dei suoi occhi: lo stesso colore di Greg, ma di colpo si riscuote come se avesse preso una scossa ed esclama agitata: “Oddio, Greg! Sarah, che cosa hanno detto alla radio degli aeroporti?”
“Tutti chiusi, voli annullati fino a domani, perché?” chiede Sarah allarmata dal repentino cambiamento del tono di voce di Laura.
“Greg sarebbe dovuto partire col volo di stasera da Johannesburg.” risponde Laura cercando di dominare il tono della sua voce per non inquietare Larry che la sta già guardando pieno di interrogativi. “Ti ricordi tesoro che papà ti ha promesso di tornare per Natale, vero?” Larry annuisce compunto: quando la mamma comincia a ricordargli cose che lui si ricorda benissimo da solo è segno che qualcosa non va e adesso Larry sta aspettando che arrivi la brutta notizia.
“Ecco, papà deve fare un viaggio molto lungo in aereo e atterrare a Heathrow, ti ricordi, è il posto dove lo abbiamo accompagnato quando è partito.” Larry annuisce comincia a capire che la brutta notizia riguarda il viaggio aereo. “Mamma, l’aereo di papà non è caduto vero? Hai detto che non poteva cadere.” balbetta terrorizzato.
“Ma no, che dici, certo che non è caduto. Ma se l’aeroporto è chiuso l’aereo non può atterrare e quindi il pilota deve aspettare che l’aeroporto riapra per partire. Hai capito?”
Larry annuisce ancora incerto e fa l’unica domanda possibile: “Quando apre l’aeroporto?”
“Forse domani. Adesso mamma controlla su internet. Poi telefoniamo a papà e sentiamo cosa dice il pilota, OK?”
Larry annuisce vigorosamente: parlare a suo padre attraverso il monitor del PC di mamma è il massimo del cool. Tutti i suoi compagni di scuola lo invidiano moltissimo perché loro al massimo telefonano ai loro papà con il cellulare della mamma, ma nessuno ha Skype.
Avuta conferma che la partenza da Johannesburg è rimandata di ventiquattr’ore, Laura lascia Greg e Larry in animata conversazione e chiama l’ufficio, dove le risponde solo il messaggio preregistrato. Allora controlla le mails e tra le quotidiane inutilaggini assortite scopre una mail di Amber dal sospettoso titolo ‘retention plan’. Curiosa la apre e non fa in tempo a indignarsi che lo smartphone trilla e il nome di Amber appare sullo schermo.
“Laura, ciao, sei bloccata a casa anche tu?”
“Ciao Amber, sì, c’è mezzo metro di neve davanti alla porta di casa: stiamo aspettando lo spazzaneve.”
“Tutto ciò è molto deplorevole e mi costringe a dirti per telefono quello che avrei voluto dirti a voce. Non so se hai già controllato la mail, ti ho appena spedito una proposta che mi piacerebbe tu prendessi in considerazione.”
“Se ti riferisci al piano di ritenzione, l’ho appena letto.” risponde Laura asciutta.
“Sì, quello. Laura, non credo di doverti ripetere quanto ti sia grata per il lavoro che svolgi e in questi tempi difficili le tue qualità sono emerse in maniera spettacolare. Questo piano di ritenzione è il mio modo di ringraziarti e di dirti che voglio che tu rimanga a bordo.”
Laura rimane silenziosa. In questo anno senza Greg si è mossa come un’equilibrista su un filo di seta: a piccoli passi, guardando avanti e cercando di non pensare quanto tempo ancora il filo può reggere il suo peso prima di spezzarsi. Adesso sente che il filo si sta spezzando ed è arrivato il momento di fare un salto nel vuoto. Respira profondamente e chiude gli occhi prima di saltare.
“Ti ringrazio dell’offerta Amber, ma non posso accettare.”
Dall’altra parte del telefono l’ansia è palpabile.
“Hai un’altra offerta? Whithestone?”
Laura riapre gli occhi e rimane interdetta. Il filo non si è spezzato e i suoi piedi stanno toccando qualcosa di più solido. Prendere tempo, adesso, prendere tempo!
“Questo non è il punto Amber. Whithestone o chiunque altro non fa la differenza. Non posso accettare la tua offerta perché è eticamente inaccettabile. Hai appena licenziato trenta persone e i targets dell’anno prossimo sono inarrivabili, come sai molto bene. Questo è un gioco al massacro che io non intendo più giocare.”
Laura si ascolta attonita: non sa da dove le viene il coraggio, o l’incoscienza, di buttare via il bonus di ritenzione che Amber le sta offrendo. E’ stata per troppo tempo paralizzata dal terrore di perdere Greg, Lawrence, la casa, il lavoro; prigioniera del gioco di mikado creato da lei stessa. Adesso che finalmente si è decisa a togliere un bastoncino dalla catasta, l’ebbrezza del rischio prende istantaneamente il sopravvento sulla sua innata prudenza. Dall’altra parte del telefono Amber è palesemente spiazzata.
“Che cosa mi stai cercando di dire Laura? Non vuoi il bonus o non vuoi rimanere con noi?”
“Ti sto cercando di dire che non voglio lavorare a queste condizioni. Sarò felice di discutere con te le condizioni alle quali posso lavorare per te d’ora in poi e fino a quel momento ti prego di considerarmi in congedo maternità.”
“Congedo maternità? A che titolo? Lawrence ha cinque anni!.” ritorce Amber con inaspettata quanto inutile violenza.
“Secondo la legge entrata in vigore il mese scorso ho diritto a un massimo di ventisei settimane di congedo maternità fino all’ottavo anno di mio figlio, da ripartire come meglio credo in base alle necessità contingenti. Considerando che il padre di mio figlio si trova in Africa da oltre un anno, la necessità mi pare più che contingente.”
Ventisei settimane. Il tempo che mi sono presa per pensare a come organizzare il resto della mia vita, pensa Laura con una strana euforia. Il filo si è spezzato e la valanga di bastoncini ha iniziato a rotolare.
 
Di paola (del 11/03/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 926 volte)
“Tu ci credi a questa nuova versione della storia?” chiede Megan ad Amy senza preamboli appena la porta di casa si richiude dietro Laura.
 “Ma figurati! Sono semplicemente rimasta a bocca aperta quando Laura ha fatto la sua boutade contro la povera Eliza, che oltretutto non ha nessuna colpa e ha sempre e solo cercato di aiutare Laura a uscire dal guano in cui quel bastardo di Greg l’ha mollata.”
“E a proposito di Eliza, hai notato il cambiamento repentino del suo atteggiamento?” aggiunge Megan sussiegosa. “Secondo me di questa storia ne sa molto più di quanto dice.”
“Sicuramente e stai serena che non dirà una parola.” ribatte Amy alzando le spalle. “Nemmeno le tenaglie bollenti potrebbero tirare fuori un’espressione meno che politically correct alla nostra Elly.”
“Certo che Laura non è stata proprio fortunata nella scelta dei suoi uomini.” riflette Megan gravemente, totalmente ignara dello sguardo di commiserazione che Amy le lancia. “Voglio dire, passare da William Cooper a Gregory Carter è come passare dalla padella alla brace.”
“In questo non posso darti ragione: William è l’assoluto fondo del barile della perversione maschile. Quando era giovane se la poteva ancora tirare da Dorian Gray, ma adesso è solo un vecchio porco.” ribatte Amy a sua volta ignara dello sguardo di commiserazione di Megan.
“Non per difendere William …”
“Che è indifendibile.”
“… che è indifendibile, ma un uomo come lui è totalmente prevedibile e facilmente gestibile. Voglio dire: un infedele cronico ha solo bisogno di una fornitura costante di puttanelle che una moglie attenta può addirittura selezionare in modo da evitare spiacevoli complicazioni.”
“Come quella storia con la minorenne?”
“ …come quella storia con la minorenne. Se Laura fosse stata meno naif, avrebbe potuto dirottare le attenzioni di William sulla sorella, altrettanto zoccola ma meno idiota e soprattutto maggiorenne.”
“Credo che Laura in quel momento fosse ancora impegnata a curarsi dall’herpes che William le aveva attaccato.” risponde Amy soavemente. “Mi dispiace ma sai bene che uomini come William sono la ragione per cui le donne diventano lesbiche.”
“Ma figurati! Se fosse così saremmo tutte vicendevolmente avvinte come l'edera. Al contrario, uomini come William sono sempre pieni di donne: facci caso.”
“Non certo per il loro fascino mia cara: per i soldi di papà.”
 “Mi dispiace, ma nel caso di William il fascino gioca un ruolo determinante. Nel caso di Stephen Lloyd invece ti dò ragione. Se gli togli i soldi non scopa più neanche a pagamento.”
“A proposito di Stephen Lloyd, è vero che la sua ultima squinzia va ancora all’università?”
“Terzo anno di giurisprudenza: si sta assicurando il posto nello studio di Sullivan & Sullivan. Come puoi darle torto? Ha un fisico da top model ma una carriera nella legge è più redditizia sul lungo periodo: la ragazza è intelligente oltre che bella – una combinazione più unica che rara. Però guarda com’è furba Amber: lascia il marito nell’illusione che la squinzia sia invaghita di lui e intanto sta molto attenta che non superi la linea gialla.”
“E come?”
“Semplice, le ha fatto sapere che, se solo si azzarda a entrare in competizione matrimoniale, certe notizie riservate sul comportamento della signorina alle feste studentesche saranno rese note e a quel punto non potrà fare più neanche la cameriera al pub nella via di Sullivan & Sullivan.”
“Sì ma scusa, se diventasse la terza moglie di Stephen a che cosa le servirebbe avere anche una carriera nella legge?”
“Scusami tu, ma per diventare la moglie di Stephen Lloyd devi avere credenziali a prova di bomba e le amichette di Stephen sono decisamente e – nota bene - invariabilmente fallate in quel senso.”
“Diabolica. Laura non sarebbe mai in grado neanche di pensare a una cosa del genere!”
“E infatti non solo non è stata in grado di gestire William, ma è caduta vittima di quella pappamolla di Greg, che oltretutto non ha nemmeno un soldo. Guarda che uomini come Gregory Carter sono letali. Acque chete: sguardo innocente, grandi ideali e in men che non si dica ti ritrovi in strada senza le mutande.”
“Se lasci da parte William ti posso dar ragione. Anch’io sono stata abbindolata dallo sguardo da cerbiatto di Greg. Non avrei mai pensato che avrebbe mollato Laura per quella grandissima troia di Marcia. Lo credevo superiore a certe cose.”
“Proprio per questo è così pericoloso! Tra l’altro, secondo me le due cose non sono collegate. Greg è scappato in Africa perché il peso della responsabilità di una famiglia lo stava schiacciando e Marcia ha approfittato di questo momento di confusione mentale per fare breccia. Greg è un immaturo, un bambino mai cresciuto. In questo senso è innocente: nel senso di pirla.”
“Però, se è vero quello che dici, anche Marcia non è molto furba. Quale vantaggio può trarre una come Marcia Barnes dal portare via Greg a Laura? Non ha ne’ arte ne’ parte, solo un titolo nobiliare vuoto che può far comodo esclusivamente a chi ha un sacco di soldi e ambisce all’entrata in società.”
“Come la famiglia Schiaffino.”
“Adesso la linea gialla l’hai passata tu, Megan; come osi?” Esclama Amy indignata. “Sai bene che Laura ha sposato Greg solo per amore e che sua madre la sta ancora insultando perché ha lasciato un vero duca per un finto conte! Puoi accusare Laura di essere naif e poco accorta nella scelta dei suoi uomini, ma mai e poi mai di essere un’arrivista!”
“Scusa, mi hai frainteso, non stavo accusando nessuno, stavo solo riflettendo ad alta voce. Il mio punto è che una relazione con Gregory Carter non può portare alcun vantaggio a Marcia Barnes. Lei è la tipica gold digger, perché perde tempo con Greg?”
Amy e Megan ponderano lungamente il quesito, poi simultaneamente si guardano negli occhi e un lampo d’illuminazione passa tra di loro. Non occorrono altre parole e Amy cambia immediatamente argomento.
“Certo che tra tutte noi Eliza ha fatto la scelta migliore. Di Basil non si può dire assolutamente nulla: è un marito ideale e un vero gentleman. Venera la terra su cui Eliza mette i piedi e non ha mai nemmeno guardato un’altra donna.”
“Sai che cosa si dice in paese? Eliza non ha mai potuto avere un barboncino e così ha sposato Basil Bennet.” commenta Megan asciutta.
“Megan Brown, sei disgustosa. Se non fossimo già ferme sotto casa tua, ti butterei fuori dall’auto in corsa. Buona notte!” conclude Amy ridendo.
Ha poco da ridere, pensa Megan tra se aprendo la porta di casa. La relazione con quel cretino di Angus non sta andando da nessuna parte: lo sanno anche i sassi.
Ha poco da far la spiritosa, pensa Amy ingranando la marcia. Sarebbe ora che si prendesse lei un barboncino, visto che da quando Charles se n’è andato non batte chiodo.  
 
Di paola (del 04/03/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 1010 volte)
L’ultimo weekend al centro benessere, in occasione del solstizio d’inverno, è iniziato male e rischia di finire peggio. L’atmosfera è burrascosa: Elly è nervosa, Laura depressa, Amy stressata e Megan dolorante a seguito di una brutta storta alla caviglia. Nemmeno il massaggio disintossicante con aromaterapia riesce a distendere i visi crucciati, tanto che l’estetista propone un trattamento antirughe d’urto, che non aiuta a migliorare l’umore generale ma almeno costringe le quattro amiche a rilassare i muscoli facciali.
“Che orribile inverno!” sbotta Eliza appena liberata dalla maschera. “Non si vede il sole da una settimana e anche oggi sta nevicando! Altro che trattamento antirughe, abbiamo bisogno di un lettino UV-A!”
“Ottima idea – ritorce Amy acida – perché non alzi il culo e lo chiedi all’estetista? Hai organizzato tu il programma.”
Prima che Eliza abbia il tempo di ribattere, l’addetta all’accoglienza entra silenziosa e annuncia compunta: “Signora Carter, sono desolata di doverla disturbare ma c’è suo marito al telefono e dice che è urgente.”
L’annuncio ha se non altro il merito di far passare istantaneamente il malumore. Laura balza con agilità insospettata dalla poltrona e segue l’inserviente senza parole. Rimaste sole, le tre amiche passano immediatamente alla modalità cospiratoria.
“Che cosa è successo? Elly, sai qualcosa?” chiede Megan avida.
“A parte il fatto che la quarantena sta per finire e finora non ci sono stati sviluppi preoccupanti dell’epidemia, no, niente.” Risponde Elly mettendo automaticamente una mano nella tasca dell’accappatoio per rianimare l’iPhone. “Adesso guardo se ci sono notizie.” aggiunge scrutando il piccolo monitor come se avesse poteri divinatori. Poi si lascia scappare un’imprecazione soffocata e a questo punto Amy e Megan scattano come un sol uomo e si accalcano alle spalle di Elly per cercare di vedere.
“Che c’è?” sbotta Megan. “Dai, non tenerci in sospeso!”
 “Una conferenza stampa, tra due ore. La direzione MSF di Johannesburg annuncerà la fine della quarantena e della spedizione. Greg potrebbe tornare a casa per Natale.”
“E Marcia? Dice qualcosa della troia?” incalza Amy.
“Non in questo comunicato stampa, chiamo la redazione.” sibila Elly, il dito già sul tasto della richiamata automatica. Appena riceve una risposta, si chiude nella cabina spogliatoio e inizia una fitta conversazione a bassa voce. Nel frattempo Laura rientra: è stralunata e confusa. Meg e Amy le si gettano addosso come avvoltoi.
“Che cosa è successo?”
“Parla, ti prego, niente di grave spero!”
“No, tutto bene.” risponde Laura come in trance. “Greg torna a casa. Sta bene, stanno tutti bene: non era febbre gialla. Anche la spedizione è stata un successo: stasera ci sarà una conferenza stampa, probabilmente la trasmettono al telegiornale delle dieci.”
Amy e Megan si guardano cercando di capire chi sarà la prima a fare la domanda che brucia sulle labbra di entrambe, ma in quel momento Elly riemerge dalla cabina ed esclama: “Notizia bomba: Marcia Barnes resta a Johannesburg, ha …” prima di accorgersi che Laura è tornata. Elly si ferma a mezza frase, deglutisce e si accascia sulla prima poltrona che trova. Laura si gira lentamente e la guarda con un’espressione a metà tra disprezzo e incredulità.
“Sì, continua pure. Marcia Barnes ha stipulato un contratto con Vanity Fair per seguire lo sviluppo dell’epidemia di AIDS tra le donne del bush sudafricano e smentisce categoricamente le illazioni di certa stampa scandalistica su una sua presunta relazione con Gregory Carter.”
“Aspetta Laura, non sai il …” cerca di intervenire Elly ma Laura stringe i pugni e la interrompe con veemenza.
“Quelle foto erano photoshoppate. Marcia non le ha mai fatte e tantomeno spedite al tuo giornale. Marcia era tornata al campo per far firmare a Greg una liberatoria in relazione al suo contratto con Vanity Fair, contratto i cui dettagli non potevano essere comunicati fino alla chiusura ufficiale della spedizione.”
“Sì, questa è la versione …” cerca di intervenire di nuovo Elly ma Laura si è definitivamente risvegliata dalla trance e si sta infiammando sempre di più.
“Questa è la verità! E per colpa di certi cosiddetti giornalisti che non sanno o non vogliono riconoscere una foto ritoccata ho passato due mesi d’inferno e ho quasi divorziato da mio marito! E in tutto questo tu non hai fatto altro che soffiare sul fuoco invece di controllare le tue fonti! Eliza Bennet, come hai potuto farmi questo?”
A Eliza non resta che abbassare la testa e sospirare. Poi si alza e guarda Laura negli occhi.
“Ti chiedo scusa. Mi sono sbagliata. Ho già sospeso il redattore che si è occupato del servizio e domani sarà pubblicata la smentita ufficiale. Credimi se ti dico che ho fatto tutto quello che ho fatto in buona fede. Ovviamente la dichiarazione di Marcia cambia tutto e sono molto felice che tu non abbia avviato la pratica di divorzio che ti avevo consigliato.”
A queste parole la rabbia di Laura si smonta e Laura inizia a singhiozzare di sollievo. Eliza le tende le braccia e le due amiche si abbracciano ridendo e piangendo sotto lo sguardo attonito di Amy e Megan che hanno seguito lo scambio di battute a bocca aperta e senza osare respirare. Megan si riscuote per prima e declama che adesso ci vuole davvero qualcosa da bere, specificando che sarà meglio andare al pub del villaggio perché le occorre qualcosa di più forte del succo di sedano e carota. Dietro suggerimento di Amy, il soggiorno al centro benessere viene sospeso e le amiche si affrettano a tornare in città.
Ci vorrebbe una sigaretta, pensa Eliza sconsolata innescando la marcia e pescando automaticamente una liquerizia dallo scomparto del cruscotto. Poi schiaccia un tasto sull’handsfree dell’iPhone e si fa annunciare. Mentre aspetta di essere messa in comunicazione un sorriso sempre più grande le illumina il viso.
“Eliza, che cosa ha combinato quel disgraziato di Basil questa volta?” tuona la voce di Lady Edwina Bennet-Carter nell’abitacolo della Mini Morris.
“Niente Eddie, tutto bene: la Barnes è stata neutralizzata.” risponde Elly.
 “Ero sicura che Gregory avrebbe fatto il suo dovere.” ribatte Lady Edwina. “Quando torna?”
“Se tutto va bene a Natale.” risponde Elly cercando di non scoppiare a ridere. Il suo dovere! Greg non ha mai fatto il suo dovere da quando ha imparato a camminare. L’unico merito di Greg in questa sordida faccenda è stato quello di mettersi in condizioni finanziarie tanto disastrose da non poter rappresentare una preda appetibile per l’avida Barnes. Il resto è stato un capolavoro di diplomazia orchestrato da Eliza con la collaborazione inconsapevole di Lady Edwina e quella attiva della caporedattrice di Vanity Fair, che con questa operazione ha saldato un vecchio debito di riconoscenza. Un capolavoro che resterà segreto per sempre, per il bene di Laura e soprattutto di Lawrence.
“What happens in Johannesburg stays in Johannesburg.” dice Eliza tra se, sprizzando soddisfazione da tutti i pori, con effetto rigenerante largamente superiore a qualunque trattamento cosmetico d’urto.
 
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Di Anna Berardesca

Titolo
Baci da Tulipland o seguito del feuilleton?

 Tulipland!
 Il feuilleton!
 entrambi
 nessuno dei due

Titolo

Disclaimer 1

Tutti i post della sezione FEUILLETON sono un'opera di fantasia. Ogni riferimento a persone, situazioni, avvenimenti reali o realmente accaduti è puramente casuale nonchè involontario.

Disclaimer 2

Invece tutti i post della sezione DIARIO si riferiscono a persone, situazioni e avvenimenti reali.





21/07/2018 @ 15:53:49
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