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 ego... di paola
 
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Sono emigrata in Olanda per amore quindici anni fa. Nei primi dieci anni ho intrattenuto i miei amici sulle usanze olandesi, poi ho cercato di far loro vedere come sono assurde le vicende italiane viste da qui. Adesso racconto semplicemente quello che mi succede.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 26/02/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 925 volte)
“Bevi questo, sei gelata: non vorrai mica prenderti un raffreddore sotto Natale, vero?” ingiunge Eliza premurosa versando Jamaica Blue Mountain bollente dalla sua personale cafétière. Laura accetta grata: la passeggiata sotto la neve le ha snebbiato la testa ma adesso sta tremando come una foglia.
“Non è il freddo, è la reazione di shock ritardata.” dice Laura battendo i denti.
“OK, allora ti faccio portare anche dei biscotti al cioccolato. Bevi e raccontami tutto.” ribatte Elly e si accomoda, silenziando perfino l’iPhone per ascoltare senza interruzioni. Alla fine della relazione della turbolenta mattinata rimane pensierosa e poi si schiarisce la gola.
“Sei stata vittima di un gioco politico che la Maddington sta portando avanti da anni. La ragione per cui cambia agenzia così spesso è perché è totalmente paranoica sugli investimenti di marketing. Siccome non ci capisce niente, ha sempre paura che il suo direttore marketing in combutta con l’agenzia la derubi. No, Laura, non m’interrompere, lo so che cosa stai per dire ma qui si tratta di percezione e nel caso di Violet la percezione è tutto. Ha ereditato un impero economico gestito da ragazzi della vecchia scuola, tutti laureati a Oxford nel collegio del padre e soprattutto tutti maschi: puoi capire la sua frustrazione.”
“Ma è proprio Violet che impedisce l’implementazione delle raccomandazioni che le facciamo e ti posso assicurare che Amber ha messo insieme un team di donne della Economic School proprio perché conosce bene la sua frustrazione.”
“Sì, ma Amber – e guarda che questo le fa onore – non fa l’ultimo miglio. Da quando è in menopausa, Violet vuole solo cuties che siano disposte a fare gli straordinari nella sua sauna, non so se mi spiego.”
“Ti spieghi benissimo, ma non mi puoi assolutamente convincere che Evelyn sia una cutie.”
“Nemmeno la più fervida immaginazione alimentata da stupefacenti può fare di Evelyn una cutie, ma in quanto a straordinari in sauna non ha rivali. Soprattutto, Evelyn non si fa alcuno scrupolo di rubare informazioni riservate e passarle alla concorrenza, come ha fatto in questo caso e potrei scommettere che non è stata ne’ la prima ne’ l’ultima volta. Evelyn è il marito che Violet ha sempre cercato, lo squalo che farà fuori Amber; un paragone della generazione del nuovo millennio: ipertrofica, viziata e amorale. E quando dico amorale ti assicuro che uso il termine con cognizione di causa. Noi giocavamo a fare le anime perse, loro lo sono davvero.”
“Mi sta venendo la nausea.” commenta Laura con una smorfia.
“Adesso capisci perché non mangio mai in orario di lavoro.” ribatte Eliza ridendo, “Ma a parte gli scherzi Laura, la nostra epoca è finita: il mondo è in mano alle Violet e alle Evelyn e che il cielo aiuti i nostri figli. E’ una cosa che mi toglie il sonno, mi sento così impotente.”
“Detto dalla regina della manipolazione dell’opinione pubblica!”
Eliza alza le spalle: “Noi ci limitiamo a tenere buono il popolo mostrando le miserie dei ricchi e famosi: è un gradino dell’evoluzione superiore alle esecuzioni pubbliche e ai giochi nell’arena e soprattutto ha una sua stiracchiata etica. Ma anche noi abbiamo i giorni contati: temo che Murdoch sia solo la punta dell’iceberg; i suoi metodi sono tutt’altro che eccezionali.”
“Ma fortunatamente non sono legali e Murdoch è stato screditato.” ribatte Laura con veemenza. “Non è una novità: la lotta tra il bene e il male è eterna e anch’io oggi ho imparato una nuova lezione di realpolitik, ma ti posso assicurare che la prossima Evelyn avrà pane per i suoi denti. Non mi farò mai più cogliere alla sprovvista, di questo puoi essere sicura, e ti giuro che la prima che ci prova si ritroverà in galera prima di poter dire inside trading.”
“Quello che ti rende assolutamente adorabile è questo tuo innato ottimismo.” risponde Elly con un gran sorriso. “E’ per questo che sei andata a parlare con Fanella Summers?”
“Non ti si può nascondere nulla!” ride Laura. “Dio mio, che vergogna, che delusione e soprattutto che perdita di tempo! Ma da dove arriva questa deficiente?”
“Fanella? Dallo stesso posto da cui arriva Violet, ma al contrario di Violet è una cretina. Suo padre le ha regalato la newbalance per il suo ventunesimo compleanno e lei ha potuto scegliere l’arredamento. Fanella gioca a fare l’amministratore delegato e papà manda avanti la baracca. Che vuoi che ti dica: un tempo si mandavano le figlie femmine alle feste da ballo con il cartellino della dote appeso al collo finché non trovavano marito, adesso si mette la loro dote in un’azienda e si aspetta che arrivi il compratore. Comunque, seriamente, la tua non è stata una mossa sbagliata.”
“In che senso? Mi è sembrato di parlare con una trota!”
“Una trota con una marea di conoscenze che arrivano fino alle porte di Buckingham Palace. Non dimenticare che dietro Fanella c’è papà Summers e tutto si può dire di Patrick Summers tranne che sia un cretino.”
“Vecchia scuola?”
“Possiede i mattoni del Christ College. Non è un caso che la newbalance si occupi solo di aziende e progetti etici: è il modo di Patrick di espiare i peccati di gioventù che – credimi – sono molti più di quelli che ti faccia piacere sapere.”
Laura riflette qualche istante, poi sospira.
“Elly, non hai la sensazione anche tu alle volte che anche le più piccole e insignificanti cose siano in realtà pezzi di un mosaico molto più grande di quanto possiamo vedere?”
Elly guarda lo schermo lampeggiante del suo iPhone e la sua espressione cambia di colpo, tanto che quando risponde è evidente che la sua testa è già altrove ed è solo la rigida educazione della sua classe sociale a parlare.
“Lo diceva anche Edwin Abbot, ma giacché non possiamo vederlo, è inutile preoccuparsi di quale disegno ci sia sul mosaico. Adesso, se non ti dispiace, ti devo lasciare per una mezz’ora, poi ti riaccompagno a casa, sempre che sia passato lo spazzaneve, d’accordo?”
“Grazie Elly: sei una vera amica.” risponde Laura commossa.
Più di quanto tu sappia, pensa Eliza chiudendosi nel sancta sanctorum della redazione, il dito sul pulsante della richiamata.
 
Di paola (del 19/02/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 899 volte)
Il ritorno in ufficio lunedì mattina è traumatico. Durante la notte ha nevicato e nessun treno è stato in grado di raggiungere la city prima delle 10. In ufficio le linee telefoniche fisse sono saltate e nonostante ripetute assicurazioni della telecom non saranno ripristinate prima dell’ora di pranzo. Dulcis in fundo, l’influenza virale ha colpito la già decimata popolazione lavorativa per cui a Laura tocca preparare tutta la riunione trimestrale dal caffè alle fotocopie in un ufficio spettralmente deserto e silenzioso. Evelyn e Amber arrivano con il solito quarto d’ora di ritardo, imprecando ad alta voce contro l’ingorgo sulla M25, ingorgo peraltro solo marginalmente peggiore del solito, in quanto è noto che tra le otto e le dieci dei giorni feriali sulla M25 si viaggia a 10km/h. La considerazione non mitiga il pessimo umore del board, il che dà un tono di deciso pessimismo alla presentazione di risultati trimestrali peraltro non disastrosi come si sarebbe potuto temere. Laura conclude la sua presentazione con distacco e senza commenti e torna al suo posto rassegnata più che pronta ad ascoltare il resoconto di Amber sui new business in corso e la distribuzione degli obiettivi per il prossimo trimestre ma a sorpresa Evelyn prende la parola.
“Ho chiesto ad Amber di poter fare un annuncio prima di lasciare questa riunione.” esordisce Evelyn con uno sguardo che trasuda orgoglio e soddisfazione allo stato puro.
“Violet Maddington mi ha chiesto di diventare direttore marketing ad interim con effetto immediato per assicurare la perfetta implementazione del piano d’investimento dopo il passaggio di consegne alla Whithestone.” A questo punto Evelyn fa una pausa a effetto per assorbire tutto lo stupore e l’invidia dei colleghi. Laura cerca di creare il grande ohm dentro di se e alzare la barriera spirituale che la protegge dagli atti d’inenarrabile violenza che la sua mente le suggerisce in queste occasioni.
“Inutile dire che questo è il più grande ringraziamento che la Maddington ci può fare per il lavoro finora svolto.” continua Evelyn tronfia come un tacchino. “Devo anche aggiungere che la ragione per cui sono stata specificamente richiesta da Violet è che dopo la presentazione del nostro piano d’investimento si è resa conto che la Whithestone non sarebbe mai riuscita a raggiungere i risultati da noi stimati. La mia personale assicurazione che i risultati sono ottenibili l’ha convinta ad affidarmi questo compito.”
A queste parole la mente di Laura fa un balzo nel vuoto cosmico dell’incredulità e il viso si paralizza in un’espressione di pura indignazione. Fortunatamente Amber interviene cercando di buttare acqua sul fuoco: “Siamo giustamente tutti molto orgogliosi di questa richiesta e fiduciosi che Evelyn sarà assolutamente all’altezza del compito affidatole, ma a questo punto è doveroso un sentito ringraziamento a Laura per il suo indispensabile e ottimo lavoro di analisi e supporto al piano d’investimento Maddington.” E Amber schiaccia un pulsante sul suo Blackberry. Come evocata appare la segretaria di Amber reggendo due enormi mazzi di fiori che deposita con malagrazia davanti a Laura e ad Evelyn. Dietro di lei un’assistente interinale terrorizzata trasporta un enorme vassoio su cui troneggiano una bottiglia di Crystal e una decina di bicchieri. Amber si alza e libera l’assistente della bottiglia cosicché possa depositare il vassoio e i bicchieri sul tavolo e ritirarsi di corsa.
“Propongo un brindisi a Evelyn e Laura” declama Amber versando lo champagne nei bicchieri.
“A Evelyn e Laura.” echeggiano i direttori di reparti sempre più sparuti. Laura butta giù il suo bicchiere senza fiatare, sperando che sia sufficiente ad ammortizzare i sentimenti contrastanti che l’annuncio di Evelyn le ha scatenato. E’ quasi mezzogiorno e un bicchiere di champagne a mo’ di aperitivo non sarebbe niente di male se non fosse che dopo il brindisi e i convenevoli di rito che accompagnano l’uscita trionfale di Evelyn dalla sala riunioni e dall’agenzia, Amber deve ancora fare la sua relazione sui new business in corso e discutere i targets. Laura combatte contro il senso crescente di nausea per un’ora prima di scusarsi e andare ad assicurare il futuro dello champagne fuori dal suo stomaco. Poi appoggia la fronte sullo specchio freddo della toilette direzionale e lascia libero sfogo alla rabbia repressa. Mentre la parte razionale della sua mente cerca di festeggiare la mossa che ha liberato la sua esistenza della sgradevole e ingombrante presenza di Evelyn, il suo senso di giustizia e il suo orgoglio ferito gridano vendetta. Perché Evelyn si è appropriata del lavoro di Laura e con la connivenza di Amber lo ha usato per fare carriera. Nessuno si lascia abbindolare dall’accezione interinale della nuova posizione di Evelyn: in capo a sei mesi è destinata a prendere il posto del direttore generale, un pupazzo di Violet in odore di prepensionamento. Amber crede di aver piazzato Evelyn in un posto-chiave per garantire il rientro della Maddington quando diventerà palese che la Whithestone non è in grado di portare a termine il piano d’investimento proposto, ma Laura sa bene che Evelyn si è già preparata per assicurarsi tutto il merito della riuscita del piano. E’ molto semplice perché Evelyn ha avuto libero accesso a tutti i files di lavoro Maddington, compresi i calcoli e gli appunti di Laura: una copia di quei files è sicuramente in suo possesso da ben prima che Violet Maddington le offrisse la posizione e non c’è assolutamente nulla che Laura possa fare per bloccare quello che è già successo. Amber ha comunicato con grande enfasi che l’accesso alla casella di posta e all’intranet da parte di Evelyn è stato bloccato la sera prima, ma tutti sanno per esperienza che questo equivale a chiudere la stalla dopo che i buoi sono usciti. Adesso Laura si maledice per non aver messo protezioni ai files di calcolo, poi pensa che qualunque protezione potesse aver messo sarebbe stata crackata da un hacker medio in meno di un’ora. Riesce a calmarsi solo dopo dieci minuti buoni di respirazione profonda e tamponi freddi sulle tempie. Quando torna al suo posto le linee telefoniche non sono ancora state ripristinate e l’intranet è lentissimo. L’ufficio è sempre vuoto e silenzioso: a parte Laura e una manciata di assistenti sembra che tutti siano spariti dopo la pausa pranzo. Con lenta deliberazione Laura spegne l’inutile PC, prende cappotto e guanti ed esce dall’agenzia. Cammina lentamente assaporando ogni passo e ogni boccata d’aria gelida fino alla stazione, dove non sorprendentemente il servizio è sospeso fino a sera. Allora Laura richiama un numero dalla memoria e guarda nel vuoto mentre il telefono squilla.
“Ciao Elly, disturbo? Posso fare un salto da te? Ho appena finito una riunione nei paraggi e non ho altri impegni per il pomeriggio. OK, arrivo.”
Qualcosa si è rotto dentro Laura, qualcosa di permanente. Nessun dolore, solo un grande vuoto la accompagna per le strade innevate fino al grattacielo dove Elly la aspetta.
 
Di paola (del 12/02/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 1129 volte)
“Se sei paranoica puoi sempre mettere i tuoi gioielli più preziosi nel caveau di una banca con status AAA+, ma non c’è caveau a prova di bomba che possa proteggere le persone che ami. Nessuna banca ti può certificare la loro sicurezza, nessuna polizza ti può assicurare contro la loro perdita o il loro danneggiamento. E a meno di essere totalmente paranoica, non puoi pretendere che stiano sempre con te, non puoi tenerli in gabbia come ostaggi. Devi lasciarli liberi e sperare che il tuo amore sia una protezione sufficiente quando sono lontani da te.” conclude Laura con un sospiro.
Nel secondo weekend rigenerante le amiche hanno deciso di seguire programmi personalizzati e questo ha generato un curioso minuetto d’incontri in ambienti sempre più improbabili. Amy e Laura si trovano a condividere lo stesso trattamento (rivitalizzazione organica profonda) sotto la luce demoniaca della sauna a raggi infrarossi e la conversazione, dopo la doverosa relazione degli avvenimenti salienti della settimana, sta dipanandosi pigramente senza una direzione precisa. 
“Sembri il testo di una canzone pop, te ne rendi conto?” ribatte Amy dopo un grosso sbadiglio.
“E con ciò? Il pop è l’unica cultura che ci appartiene veramente. Siamo cresciute con i Doors, i Genesis, i Police, gli U2 e i Cure. Jim Morrison e Bono sono gli Shelley e Byron della nostra generazione. E ci assomigliano pure.”
“Hai ragione. La cultura classica è altamente sopravvalutata. Non posso sopportare quella manica di stronzi che va in visibilio per l’Aida e non conosce una strofa di Hair.”
“Io conosco ancora a memoria tutti i testi di Jesus Christ Superstar. Non si può dire altrettanto di Paradise Lost.” ribatte Laura.
“Tu sei sempre stata una fanatica della musica pop. Mi ricordo che sei stata la prima nella nostra classe a possedere un walkman.”
Laura assume immediatamente uno sguardo sognante: “Il Walkman rosso! Ti ricordi che ho saltato il pranzo per un anno per potermelo comprare?”
“Mi ricordo più che altro che tua madre a momenti ti ha scotennato quando ha scoperto che avevi quell’aggeggio infernale.” ribatte Amy ridendo.
“Il Walkman. Ho giusto buttato via le ultime cassette quest’estate, quando anche il mangianastri dello stereo ha dato forfait. Del resto erano inascoltabili: un fruscio continuo.”
“E pensare che erano l’arma di seduzione principale di ogni maschio adolescente. Io ho ancora in solaio una scatola da scarpe piena di compilation su cassetta, omaggio dei vari aspiranti fidanzati. Passavo pomeriggi interi ad ascoltarle, fruscio o no.”
“Anche io ho sedotto Greg con una compilation, in formato mp3.”dice Laura con un sospiro.
“Non mi stupisco per niente – ribatte Amy – anche Greg è sempre stato un fanatico. Mettendo insieme le vostre proprietà salta fuori un negozio di dischi. Quanti ne avete?”
“Senza contare i doppioni e le edizioni speciali, milletrecentosessantasette LP, seicentoventinove CD e il resto non lo so, ho smesso di fare l’inventario da quando abbiamo aperto l’account su iTunes.”
 “Oh no, you have joined the dark side!”
 “Ma che dici?”
“Ma sì, anche tu sei diventata una delle iPeople. Una di quelle dementi che compra le versioni beta di Jobs a prezzi esorbitanti. Credevo che solo Eliza fosse affetta dal virus.”
“Non offendiamo. Io ho ancora l’iPod Classic originale di cinque anni fa – che funziona benissimo - mentre Elly è al quinto iPhone, senza contare i due iPad e tutte le versioni dell’iMac che Steve manda in terra.”
“Eh, per forza, ce ne fosse una di quelle trappole che funziona! L’ultimo iPhone perde il segnale ogni tre minuti.”
“Ma dai! Il segnale lo perde perché Elly si ostina a telefonare ovunque e in qualunque condizione. Anche se non sei una fan dell’iPhone, non puoi negare che iTunes sia stata una rivoluzione nel mercato della musica. Da un momento all’altro abbiamo avuto a disposizione tutta la musica mai pubblicata in formato digitale e in tempo reale! Se pensi che solo dieci anni fa stavamo ore in coda da Virgin per aggiudicarci il primo import giapponese degli EBTG, sembra un’altra vita.”
“Era una vita migliore, se chiedi a me. I giocattoli di Jobs e compagnia bella ci hanno trasformato in una manica di nerds asociali. Tu non vai più in centro a fare shopping ed Elly passa più ore attaccata a qualche iProduct che con noi comuni mortali. E meno male che la nostra veneranda età ci impedisce di avere troppi amici su Facebook, altrimenti saremmo conciati come quei ragazzi che postano le peggio porcate sulle bacheche ma non hanno il coraggio di guardarsi negli occhi.”
“Siamo chiaramente in una fase di transizione.” dice Laura conciliante. “Le innovazioni tecnologiche sono troppo grosse e incalzanti per noi, ma la nuova generazione le gestisce benissimo. Guarda Larry: non solo usa Skype come noi usavamo il mangianastri, ma fa cose col mio PC che nemmeno io sono in grado di fare. E non dimentichiamo che è stato lui a insegnarmi a usare l’iPod! E scusa se te lo ricordo, ma nemmeno noi avevamo il coraggio di guardarci negli occhi e usavamo le compilations autoprodotte per esprimere i nostri sentimenti, come i nostri nonni si mandavano bouquet nel linguaggio dei fiori. Non è cambiato niente e se avessimo avuto Facebook e YouTube ci saremmo postati a vicenda video sulle bacheche anziché nascondere cassette nei rispettivi zainetti.”
Ma Amy non ha alcuna intenzione di arrendersi e sbotta: “Va bene, però sarai almeno d’accordo che quelli che si mettono in coda per avere il privilegio di pagare cinquecento sterline per un prototipo di un aggeggio che funzionerà veramente solo dopo quindici releases sono dei coglioni! Il tuo iPod Classic di cinque anni fa funziona solo perché milioni di babbioni prima di te hanno pagato una marea di soldi comprando le versioni precedenti e rapportando diligentemente tutti i bugs alla Apple, gratis, invece di pretendere i soldi indietro!"
“Amy, dì la verità: a te fa solo rabbia che l’idea di marketing geniale per la quale Jobs è diventato miliardario non l’hai avuta tu. Se riuscissi a usarci come cavie paganti per i tuoi prodotti di bellezza non esiteresti un secondo. Anzi, ogni tanto abbiamo l’impressione che tu lo faccia pure. Ma ti vogliamo bene ugualmente.” conclude Laura con un gran sorriso e ha il piacere di vedere Amy diventare ancora più rossa della lampada che sta rigenerando i loro organi in profondità, se è vero quel che la brochure del centro benessere promette.
 
Di paola (del 05/02/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 923 volte)
L’atrio dell’agenzia che proclama di occuparsi esclusivamente della promozione di aziende etiche è un campionario di luoghi comuni a cominciare dal logo: newbalance.org, ovviamente tutto minuscolo e senza spazi, inciso a fuoco in una variante custom-made di Berlin sans FB su una base di frassino grezzo. Di frassino grezzo sono anche tutti gli infissi e i mobili in uno stile misto Ikea e convento trappista che ha fatto la fortuna di qualche studio di design emergente. Piante rampicanti, tubi a vista ed enormi vetrate effetto-serra rifiniscono il look e un silenzio ovattato avvolge il tutto come in una bolla di sapone. Dietro la vetrata che separa l’atrio dal workfloor (guai a chiamarli uffici), impiegati impeccabilmente vestiti con grande ostentazione di cotone organico in colori naturali si muovono con apparente scioltezza, armati di laptop wireless dell’ultima generazione, tutti rigorosamente bianchi e griffati dalla mela di Jobs. Laura silenzia lo smartphone e si accomoda con un sospiro represso sulla scomodissima panca ricoperta di cuscini di juta e crine. Nonostante la profusione di piante e fiori, nell’aria aleggia lo sgradevole bouquet di vernice, legno e umanità dolente tipico del nuovo millennio, da quando dormire sul posto di lavoro per rispettare le deadline è diventato una consuetudine. Laura comincia a pentirsi di aver accettato il colloquio con Fanella (!) Summers, amministratore delegato dell’agenzia e - a giudicare dal profilo su LinkedIn - appena uscita da Oxford con i soldi di papà. Ma Fanella era stata l’unica ad aver risposto alla mail che Laura aveva inviato a otto agenzie offrendo i suoi servigi, per cui una visita di cortesia si era resa obbligatoria. Appena Fanella appare, una faccia piena di lentiggini e capelli rossi sopra un tailleur di cachemire Nicole Fahri color sabbia, il cuore di Laura salta un battito. La ragazza non può avere più di due anni di esperienza lavorativa e molti più soldi di quanto le giovi a giudicare dalla chincaglieria di design finto-etnico casualmente drappeggiata sul cachemire.  
“Laura Schiaffino? Piacere, Fanella Summers.” Dice la post-adolescente che deciderà se dare un lavoro a Laura, tendendole una mano che non ha mai toccato una spugnetta o uno straccio per la polvere in tutta la sua esistenza. Laura deglutisce e si fa forza per soggiogare il suo corpo che sta dando sempre più chiari segnali di disagio. Stringe la mano con un saluto misurato sperando ardentemente di venir liquidata in dieci minuti. Invece Fanella la scorta nel mezzanino open-space, arredato solo da uno spartano tavolo rotondo con quattro sedie su cui tronegga l’immancabile tablet bianca accanto all’iPhone e un vassoio di tartine.
“Considerando l’ora e il fatto che probabilmente non ha fatto in tempo a pranzare, se vuole tenermi compagnia, si serva pure.” Esordisce Fanella con un tono amichevole. Laura ringrazia e accetta una tartina e un bicchiere di San Pellegrino, preparandosi alla prima stoccata che arriva puntuale.
“Lei è per caso parente di Giancarlo Schiaffino?”
“Mio padre.” dice Laura asciutta. Maledetto orgoglio che le ha fatto decidere di tenere il suo cognome da ragazza nonostante le ripetute preghiere di sua madre e delle amiche. Lo stesso orgoglio che le ha fatto decidere di tornare a lavorare invece di accettare l’offerta di aiuto economico del padre. Ma il pensiero dei compromessi indissolubilmente legati ai soldi di famiglia le fa stringere i denti in attesa della scure che sta per abbattersi sul suo capo.
“Che combinazione! Sono stata proprio settimana scorsa al negozio di Fulham Road. Molto ben fornito, come sempre.” commenta Fanella neutra e Laura si rilassa: ovviamente la ragazza è troppo giovane per conoscere il modesto ristorantino di Soho con le tovaglie a quadri rossi e i fiaschi di Chianti classico che ha aiutato la giovane famiglia Schiaffino a sopravvivere nella Londra degli anni sessanta. Fanella conosce solo la raffinata catena di negozi di delicatessen che il padre di Laura ha aperto grazie al boom della cucina italiana iniziato con Conran e Oliver alla fine degli anni ottanta e che ha permesso a Laura di studiare a Cambridge.
“Ma veniamo al motivo della sua visita – continua Fanella totalmente ignara della tempesta che si è scatenata per un attimo nella testa di Laura. Mi pare di capire dalla sua mail che è interessata a proseguire la sua carriera nel settore etico. Posso sapere perché?”
Perché il tuo ufficio è a soli cinque chilometri da casa mia e perché nella home page del tuo sito dichiari che i tuoi collaboratori sono liberi di lavorare a casa se vogliono, pensa Laura e ad alta voce dice: “Dopo più di vent’anni al servizio di grosse multinazionali mi accorgo di essere diventata disincantata nei loro confronti e sento di avere bisogno di occuparmi di qualcosa che mi dia più soddisfazione morale e soprattutto che sia una garanzia per le generazioni future. Credo che la mia recente maternità abbia contribuito in modo determinante a portarmi in questa direzione.”
“Capisco le motivazioni – dice Fanella asciutta – ma pensa di avere sufficienti qualifiche per occuparsi del settore etico? Lo sviluppo dell’etico è molto diverso dal marketing delle multinazionali per cui lei ha lavorato.”  
E questo lo vieni a raccontare a una con venticinque anni di esperienza e tre pubblicazioni. Sei più cretina di quel che pensavo o vuoi solo provocarmi, pensa Laura e sorride. “Sono certa di poter sviluppare strategie alternative basandomi sul minimo comun denominatore delle analisi econometriche e dei consumer insights. Le multinazionali per cui lavoro si occupano di etico – in modo del tutto discutibile e in alcuni casi contro produttivo – ma la assicuro che il lavoro di preparazione da me svolto finora è stato del tutto rigoroso. Il fatto che non si sia tradotto in decisioni di rottura è inerente alla natura delle multinazionali e la causa del mio disincanto.”
Il viso di Fanella non tradisce alcuna emozione e a questo punto Laura ha la matematica certezza di trovarsi di fronte ad un’idiota figlia di papà che non sa distinguere un fondo etico da una mina antiuomo. Infatti l’amministratore delegato dell’agenzia etica più quotata del momento sorride a trentadue denti e declama: “Ne sono certa ma vede, nel nostro settore le sue credenziali non hanno un’immagine positiva. Ho parlato con i nostri clienti più rappresentativi e sono dolente di dire che la menzione del suo nome non ha incontrato l’entusiasmo che mi aspettavo. Nonostante questo, il suo curriculum è davvero impressionante e ci tenevo a conoscerla perché penso che la sua esperienza ci sarebbe di grande beneficio qualora decidessimo di estendere le nostre attività. In questo momento l’unica posizione che le posso offrire è a progetto, non so se incontra le sue aspettative.”
No, una posizione senza contratto e senza garanzie non è quello che avevo in mente, pensa Laura e ad alta voce dice: “In questo momento una posizione di freelance non rientra nelle mie ambizioni ma vorrei pensarci e darle una risposta definitiva dopo Natale se per lei va bene. In ogni caso è stato un vero piacere conoscerla”.
Una conclusione elegante e vacua come l’interlocutore, pensa Laura di nuovo in strada, respirando a pieni polmoni l’aria carica di promesse di abbondanti nevicate per questo Natale. Next.
 
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Tutti i post della sezione FEUILLETON sono un'opera di fantasia. Ogni riferimento a persone, situazioni, avvenimenti reali o realmente accaduti è puramente casuale nonchè involontario.

Disclaimer 2

Invece tutti i post della sezione DIARIO si riferiscono a persone, situazioni e avvenimenti reali.





21/07/2018 @ 15:54:19
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