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 ego... di paola
 
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Nemmeno il calvinismo più rigoroso può cambiare la natura maschile. Gli uomini olandesi saranno anche due release sopra gli italiani, ma non c'è verso di fargli capire che i vestiti sporchi non volano da soli nella cesta della biancheria.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 25/12/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 1540 volte)
Mentre Sarah sta ordinando il suo sandwich da Bell’s, Eliza Bennet ha appena concluso la quotidiana riunione di redazione e si accascia sulla sedia ergonomica. Ci vorrebbe proprio una sigaretta, pensa desolata pescando l’immancabile liquerizia nella tasca della giacca. Grazie all’ennesima notte brava dell’erede al trono e alle ultime rivelazioni-shock sul decesso di Amy Winehouse, l’affaire Carter-Barnes è uscito definitivamente dal menabò di stampa e dall’edizione online. Amy rivolge una silenziosa preghiera di ringraziamento a Sant’Harry e Santa Amy senza i quali la situazione si sarebbe fatta davvero precaria, poi si concentra sulle prossime mosse. La cupola non ha prodotto idee degne di essere prese in considerazione ed Elly si chiede con amarezza se Megan e Amy non stiano perdendo colpi con l’età che avanza inesorabile. Per inevitabile associazione d’idee scruta pensierosa la sua faccia nello specchio e si chiede se è il caso di refillare il botox e a quel punto ha l’illuminazione che cercava. Ma certo! Una serie di weekend rigeneranti nel centro benessere Aveda con le amiche è quello che ci vuole per distrarre Laura e dare filo da torcere ai giornalisti, se solo Basil potesse organizzare le sue battute di caccia negli stessi giorni e a walking distance da Aveda. Elly apre l’agenda elettronica e, dopo uno scrupoloso controllo dei weekend fino a Natale, alza il telefono e compone il numero di Basil. La trattativa è rapida e soddisfacente come sempre e ad Elly non resta che prenotare i trattamenti da Aveda e spedire una lunga serie di inviti ad altrettanti conoscenti prima di chiudere il PC per la giornata e scendere in garage a riprendere la Mini Morris. Il suo dito è sul tasto recall di Laura appena la porta del garage si apre e la Mini Morris balza fuori terrorizzando i radi passanti come al solito.
“Laura, hai impegni per il prossimo weekend? ... E tra due? ... Ascolta, ho deciso che è ora di dare una rinfrescata al nostro look e ho prenotato Aveda a weekend alterni da qui a Natale. Naturalmente ho invitato anche Amy e Megan e – tu non ci crederai – Basil ha deciso di riaprire il capanno di caccia proprio il prossimo weekend, quindi non siamo nemmeno obbligate a restare al centro il sabato sera ma possiamo andare a cena da me. ... Sì, certo che ci saranno anche gli amici di Basil. ... No, certo che non inviterà William, per chi mi prendi? ... Allora, siamo d’accordo?”
All’altro capo del telefono Laura tenta qualche debole protesta ma Elly è implacabile.
“No, per favore, non tirarmi fuori la scusa dei soldi. Nell’ultimo anno non hai comprato nemmeno un vestito e hai fatto una vita da reclusa ... No che non ti faccio i conti in tasca ... E basta con questa storia del lavoro! ... Senti, mi hai stufato, facciamo una scommessa: se ti licenziano entro sei mesi, ti rimborso tutti i weekend al centro Aveda da qui a Natale, OK? ... D’accordo? ... Guarda, dammi il tempo di arrivare a casa e te lo metto in una mail che mando in cc anche ad Amy e Megan. E non voglio più sentire storie! ... Sì, certo che ti voglio bene, disgraziata. ... ma di niente, figurati, ciao.”
Terminata la conversazione con Laura, Elly chiama il numero di casa per parlare con la governante.
“Masters, il signor Bennet vuole riaprire il capanno per questo weekend, ci pensa lei? ... Benissimo ... Sì, i soliti invitati ma tenga conto che sabato sera ci saranno quattro persone in più ... Mi raccomando, controlli la lista e tenga conto che i Cooper sono personae non gratae. Il resto lo discutiamo quando arrivo ... Grazie Masters, sarò a casa tra un quarto d’ora al massimo.” 
Il più è fatto. Convincere Megan e Amy sarà facilissimo, soprattutto con la prospettiva di cenare con una selezione di scapoli tra i più ambiti della nazione. Vero è che Amy intrattiene una relazione alquanto singolare con Angus Green da ormai quattro anni, ma la parola matrimonio non è ancora stata pronunciata e per quanto riguarda Elly, finché non si è fidanzati si è liberi di frequentare chiunque ad oltranza. Tra l’altro, Angus non è proprio quel che si dice un partito promettente: rientra nella categoria di spensierati eterni ragazzi immaturi a cui appartiene William Cooper e purtroppo anche Gregory Carter.
Elly sospira pensando a Greg: si conoscono da quando erano bambini e già allora il suo carattere prometteva solo disgrazie alla sfortunata che lo avrebbe sposato. Il fatto che Elly abbia lasciato una persona deliziosa come Laura legarsi per la vita a Greg senza nemmeno tentare di dissuaderla è una cosa che ancora non si perdona. Forse per questo si è presa così a cuore la situazione e adesso si sta facendo in quattro per tirare Laura fuori dai guai ed espiare così la sua colpa originale. Certo, il divorzio è una prospettiva inaccettabile ma il comportamento di Gregory ha passato ogni ragionevole limite e a questo punto, per quanto inaccettabile, la richiesta di divorzio è un atto dovuto da parte di Laura. A parte ciò, c’è sempre la speranza che un’istanza di divorzio sia terapeutica e convinca Greg a crescere e ad assumersi le proprie responsabilità. A questo punto Elly ha la seconda illuminazione della giornata e nell’entusiasmo passa col rosso schivando per un pelo una BMW che inchioda con un lungo gemito dell’ABS.
Incurante del coro di clacson che accompagna l’attraversamento dell’incrocio, Laura cerca un numero nelle viscere dell’agenda elettronica: un numero che giace inchiamato da almeno un anno. Il telefono squilla cinque volte prima che una profonda voce maschile annunci: “Residenza Carter, chi devo annunciare prego.”
“Buona sera Coldwell. Eliza Bennet.”
“Lady Bennet, che insperato piacere. Milady sarà felicissima di parlare con lei. Abbia la cortesia di attendere.”
Elly sorride divertita. Quanti anni avrà Coldwell? Aveva già i capelli bianchi quando Greg andava alla scuola materna; a occhio e croce ha superato la boa degli ottanta. Se Eddie è nel salotto giallo, ci vorrà almeno un quarto d’ora prima che risponda.
Infatti, Elly fa in tempo ad azionare il meccanismo di apertura del cancello di casa quando la temibile voce della madre di Greg, nonché zia di Basil, Lady Edwina Bennet-Carter, rimbomba nell’abitacolo.
“Eliza! Che cosa ha combinato quel disgraziato di Basil questa volta?”
Elly deglutisce e fa un profondo respiro prima di rispondere. Sarà una conversazione irta di ostacoli.
 
Di paola (del 18/12/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 856 volte)
Sarah ha appena lasciato Lawrence alla scuola materna e si affretta a tornare a casa per stendere il programma della giornata. La sua pur breve assenza ha lasciato uno strascico di lavoro incompiuto o malamente eseguito dalla ragazza mandata dalla signora Bennet: Sarah deve ricordarsi di parlarne alla governante di casa Bennet e soprattutto deve trovare il modo di parlare con Jack, sia pure in luogo pubblico, del futuro della loro relazione. Il suo biglietto infatti ha sollevato una speranza lieve come il battito delle ali di una farfalla, che da ieri sta danzando nel subconscio di Sarah. Ma si tratta di una speranza così assurda, così inverosimile che Sarah non osa lasciarla libera di scorrazzare nella sua coscienza. Si deve concentrare, come un equilibrista sul filo, guardare avanti, respirare regolarmente e muovere un passo alla volta. Per cui si costringe a seguire la sua routine giornaliera e solo quando ha finito tutto il lavoro domestico arretrato si concede di andare in centro a fare la spesa. Lascia volutamente il macellaio per ultimo; quando entra nel negozio affollato, ha la certezza che anche Jack sta camminando su un filo molto sottile e la speranza batte le ali più forte.
“Buongiorno Sarah, in che cosa posso servirti?” chiede Jack compunto e con la coda dell’occhio registra i movimenti dei clienti che si sono improvvisamente congelati ed ora si accomodano per osservare bene la scena.
“Buongiorno Jack. Hai per caso del filetto di vitello? Poi mi serve mezzo chilo di macinato magro e un etto di quel prosciutto nuovo che avevi settimana scorsa, mi sfugge il nome.”
Jack annuisce e si affretta ad eseguire l’ordine. Poi, con un tono che vuole essere casuale e riesce solo a far drizzare le antenne ai pochi clienti ancora distratti: “Era buono il roastbeef che ho mandato ieri?” chiede e i suoi occhi chiedono molto di più. Sarah sorride e risponde calma e controllata: “Oh, sì, grazie. Il migliore che abbia mangiato in settimane. Mi devi promettere che me ne metterai via un paio d’etti ogni volta che ne hai. D’accordo?”
“Certo, con piacere!” esclama Jack con un entusiasmo che fa repentinamente tossicchiare un paio di signore. Sarah guarda ostentatamente l’orologio e annuncia: “Mi mandi tutto a casa prima delle sei? Adesso devo scappare altrimenti non farò in tempo a mangiare nemmeno un boccone prima di andare a prendere Lawrence. Con tutto quello che c’era da fare in casa ho saltato il pranzo e ora non mi resta che fare uno spuntino veloce da Bell’s.”
Jack assorbe l’informazione insieme a tutti i clienti e Sarah ha la matematica certezza che fra meno di un quarto d’ora Bell’s sarà affollato più di Harvey Nichols durante i saldi. Dominando un sorriso malizioso, allunga il passo e si aggiudica il tavolino più in vista dietro la vetrata di Bell’s. Mary, la cameriera, arriva subito al tavolo con un gran sorriso.
“Ciao Sarah, sei tornata? Che cosa ti porto? Il piatto del giorno è tofu piccante con germogli di soia e fagiolini.”
Bell’s deve la sua esistenza alla caparbietà di Amy Bell, che si ostina a servire esclusivamente spuntini vegetariani, tisane, thè verde e pasticceria biologico-dinamica ad un pubblico sempre più sparuto. Fortunatamente i suoi cosmetici naturali e i trattamenti anti-age a base di erbe hanno una clientela fissa e affezionata che compensa le perdite del ristorante e consente ad Amy uno stile di vita decoroso. Sarah declina l’offerta del tofu e ripiega su un più neutrale sandwich al formaggio di capra e miele selvatico, poi si accomoda in attesa degli eventi. Come previsto, nel giro di pochi minuti il campanello della porta d’entrata ha già suonato almeno una dozzina di volte e quando Jack arriva trafelato si trova davanti tutte le comari del paese che fingono di interessarsi alla composta di rabarbaro e chiedono informazioni sui biscotti di farro alla sempre più stralunata Mary. Jack sospira rassegnato e si avvicina al tavolo di Sarah come un condannato alla gogna.
“Proprio qui?” le sussurra e poi ad alta voce: “Mi permetti di tenerti compagnia?”
Sarah sorride e indica la sedia davanti a lei. Dopo aver goduto della sua espressione costernata durante la consultazione del menù, che si conclude con l’ordinazione di un caffè d’orzo e una fetta di torta integrale alle uvette, decide che il supplizio è durato abbastanza.
“E’ il mio locale preferito.” dice con deliberata lentezza guardando Jack fisso negli occhi. “Qui mi sento bene. Forse lo troverai stupido, ma quando sono qui ho come la sensazione di essere al sicuro, protetta, con la certezza che non mi può succedere niente di male.”
“No, no, ti capisco.” si affretta a confermare Jack mentre almeno quindici paia di occhi seguono ogni suo movimento e quindici paia d’orecchie non perdono una battuta. “E’ quello che dice sempre anche mia madre. E’ merito della signora Bell: i suoi trattamenti hanno del miracoloso. L’anno scorso mi ha dato una tisana per una ferita infetta che non voleva guarire e nel giro di due giorni si è perfettamente rimarginata.”
“Noi usiamo le sue pomate per le scottature: basta un’applicazione per non sentire più il dolore.” ribatte Sarah amabilmente.
A quel punto anche le comari più incallite devono arrendersi e lasciare il negozio, cariche di barattoli che finiranno nella prima riffa di beneficienza. Sarah aspetta che il locale torni al suo stato abituale di silenzio prima di parlare di nuovo.
“Ti ringrazio Jack. Voglio credere che tu sia veramente pentito e del resto non sono stata completamente onesta con te perché non ti ho detto qualcosa di me che a questo punto devi sapere. Ho fatto un voto di castità. Non potrò mai essere tua moglie o la tua amante.”
Jack quasi stritola la tazza del caffè nelle sue mani grosse come badili. Grosse gocce di sudore gli imperlano la fronte.
“Non importa Sarah. Non importa. Io non cerco un’amante. Io voglio stare con te. Quello ... quello che è successo l’altra volta ... è ... difficile ... io non volevo ... ma loro … mi hanno detto che alle ragazze piace essere prese con la forza ... e io ci sono cascato ... e ... ho rovinato tutto. Ma io ... io non sono così ... io non sono come gli altri ... capisci quello che voglio dirti?”
La farfalla comincia a volare libera nello stomaco di Sarah.
“Non so se capisco esattamente quello che vuoi dirmi, Jack.” dice piena di tenerezza. “Ma non c’è fretta. Tu hai capito che cosa vuol dire voto di castità?”
Jack annuisce e deglutisce ripetutamente. “Sì, certo, come le suore ... cioè ... insomma ...”
“Come le suore, Jack. Se tu mi prometti di proteggere il mio voto, io proteggerò il tuo segreto, quello che ti fa diverso dagli altri uomini. Siamo d’accordo?”
 
Di paola (del 11/12/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 957 volte)
“Ma perché sei così ossessionata? Sai bene che non ti licenzieranno mai!”
Eliza e Laura stanno pranzando insieme come ogni settimana nel bistrot alla moda del momento e, come ogni settimana, Elly ordina il caffè senza aver toccato la sua insalata.
“Levami una curiosità, mangi mai qualcosa tu?” chiede Laura, che ha finito il suo panino e ora attacca la macedonia. Elly alza le spalle: “Occasionalmente, quando non posso proprio farne a meno. Ma non sviare il discorso. Dovresti canalizzare le tue energie fuori dal tuo lavoro che – ti ripeto – non è in pericolo.”
“Come fai ad essere così sicura, mi chiedo. Sai qualcosa che io non so?”
“Abitualmente sì, in questo caso non so nulla di più di quel che sai tu e proprio per questo ti dico che non hai niente di cui preoccuparti. Si sa che il primo giro di licenziamenti riguarda solo quei lavativi che tra vacanze, maternità, malattie e congedi vari non hanno mai lavorato un giorno in vita loro ma hanno santi in paradiso. Santi che gli hanno girato le spalle appena l’aria è cambiata. Vero o no?”
Suo malgrado Laura deve annuire. Eliza continua implacabile:
“Nel secondo giro verranno eliminati tutti i ladri che hanno dissanguato l’agenzia, forti di protezioni meno effimere, ma troppo stupidi per rendersi conto che in questo momento l’amministrazione ha cominciato a contare anche le graffette e che quindi continueranno a rubare finché non saranno colti in flagrante. Vero o no?”
Laura continua ad annuire e le scappa una mezza risata. Elly ha ragione, come sempre.
“Nel terzo giro andranno via tutti quelli che rendono meno di quel che costano e tu mia cara non appartieni nemmeno a questa categoria. Senza contare che il tuo livello di stipendio comporta una buonuscita esagerata, per cui il direttore finanziario si taglierà un’orecchia piuttosto che pagare gente come te. No, mia cara, sei in quel che si dice la classica botte di ferro.” conclude trionfalmente Elly portando la tazzina del caffè alle labbra in un unico gesto fluido ed elegante.
“Ma certo, in quelle botti di ferro che vengono rosolate a fuoco lento. La campagna di Amber per rendermi la vita impossibile è già cominciata. Ho già visto questo film: ti ricordo che sono sopravvissuta a tre recessioni e ne porto ancora i segni.”
Recessione: la parola d’ordine che i governi tirano fuori ogni volta che le banche hanno sperperato tutta la liquidità a disposizione e hanno bisogno di più roba per soddisfare la loro sete perenne. Laura conosce a memoria i passi di danza che seguono la prima dichiarazione di crisi finanziaria e la perdita di un cliente come la Maddington è l’equivalente di una recessione per il microcosmo dell’agenzia in cui Laura lavora. Ma la conoscenza del futuro non le dà alcuna tranquillità, al contrario! I giri di licenziamenti così accuratamente descritti da Eliza si trasformano in una spirale ascendente di delirio lavorativo per i superstiti, costretti ad addossarsi anche il lavoro dei licenziati e contemporaneamente a contribuire alla ricerca spasmodica di nuovi clienti per colmare il buco nel bilancio. Ovvero: niente permessi, disponibilità 24/7, riunioni fino a mezzanotte, sabato e domenica compresi.
“Mi dispiace – continua Laura – ma non ho alcuna intenzione di finire nel tritacarne. Se non mi licenziano entro Natale mi licenzio io. Non sono ne’ psicologicamente ne’ fisicamente in grado di contemplare l’idea di dover lavorare fino a notte fonda finché non arriva un nuovo cliente a rimpiazzare la Maddington: ho già dato.”
“E quale sarebbe il tuo piano?” chiede Elly battagliera. “Sentiamo un po’.”
“Ci sto pensando.“ risponde Laura colta in flagrante. “Per adesso ti basti sapere che Sarah mi ha giurato eterna fedeltà anche a stipendio ridotto.”
“Un nobile gesto, ma non risolve il problema primario, giacché non si può far conto su Greg e anche gli avvocati andranno pagati.” conclude Elly guardando l’orologio. Laura capisce l’antifona e si alza. Le amiche si accomiatano senza il calore abituale.
Sarebbe tutto molto più semplice – pensa Laura mentre torna in ufficio - se riuscisse a cambiare settore di lavoro. Se riuscisse a staccarsi per sempre da quel mondo fatto di castelli di carte e trame occulte, anche se questo comporterà sicuramente una diminuzione del suo potere d’acquisto attuale. Ma qual è il valore monetario di non dover più interagire quotidianamente con la gang di Prozac-dipendenti isteriche di cui Evelyn, Amber e Violet sono gli alfieri, magari di non dover più nemmeno prendere il treno tutti i dannati giorni feriali? E che possibilità reali ci sono di trovare un lavoro in un altro settore, magari in paese o comunque ad una distanza accettabile da casa? Se solo Laura avesse un minimo di cultura botanica potrebbe convertire il giardino in un orto biologico, allevare galline e vendere verdure e uova al mercato del sabato. Ma siccome non sa distinguere il basilico dalla menta questa è chiaramente una strada a fondo chiuso. Forse basterebbe fare una ricerca delle piccole agenzie locali che hanno nella lista clienti solo produttori etici, peccato che nessun vero produttore etico metterebbe mai piede in un’agenzia per farsi promuovere. OK, allora semplicemente ditte che vogliono acquisire l’immagine di produttori etici. Quelle hanno sicuramente bisogno di un’agenzia e si postula che l’agenzia sia situata in una fattoria convertita ben lontana dalla city per essere credibile. Un paio di nomi emergono dal subconscio e galleggiano nel mare dei suoi pensieri come piccoli tappi di sughero. Google search, mail, call-back: al massimo un’ora di tempo. Si può fare, decide Laura e appunta per sicurezza nell’agenda elettronica un appuntamento-fantasma all’ora di pranzo di domani, quando nessun collega ha diritto di romperle i coglioni e nessun cliente si aspetta che lei risponda al telefono: una bellissima convenzione in via di estinzione, da sfruttare finché dura.
Quando la lunghissima serie di obblighi, impegni e appuntamenti del pomeriggio finalmente le consente di correre a prendere un treno tardivo, Laura si ritrova a fare i conti con la consapevolezza di trovarsi di nuovo prigioniera di una relazione impossibile e di un lavoro disumano, paralizzata dal terrore di perdere tutto quello che ancora le rimane: Lawrence, la casa e il denaro che ha messo da parte per fronteggiare le emergenze, come il divorzio che sembra ormai inevitabile. Basta una sola mossa sbagliata e tutte le sue sicurezze crolleranno come in un gioco di Mikado.
 
Di paola (del 04/12/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 755 volte)
Sarah e la signora Carter siedono al tavolo della cucina con due tazze fumanti di thè e il giornale spiegato tra loro, immerse nella calma che segue il quotidiano rituale preposto a far dormire Lawrence. Sarah è felice di essere tornata in quella che considera sempre più la sua casa, anche se la sua assenza è stata solo di pochi giorni e al rientro la situazione che l’aveva costretta all’assenza non è affatto migliorata.
La notizia dell’epidemia di (presunta) febbre gialla nel campo della spedizione del signor Carter è solo un trafiletto in una pagina interna, ma è bastata a far riprendere l’assedio dei giornalisti e le chiacchiere delle comari. L’unica nota positiva di tutta la frenetica giornata è il mazzo di fiori con allegato bigliettino di scuse da parte di Jack, che Sarah ha trovato davanti alla porta di servizio insieme al roastbeef ordinato prima della sua partenza. Nel biglietto, Jack dichiara il suo pentimento offrendosi come chaperon di Sarah in ogni occasione sociale da lei prescelta per debellare qualsiasi maldicenza sul suo conto e dimostra così di avere un cuore e una coscienza ben più nobile dei borghesi del paese.  
Le scuse di Jack non potevano arrivare in un momento più propizio: la signora Carter ha profonde occhiaie e sembra invecchiata di colpo. La notizia dell’epidemia l’ha naturalmente sconvolta ma Sarah sente che sotto la notizia pubblicata dal giornale c’è molto altro di non detto ed è di questo altro che la signora adesso vuole parlarle. Infatti comincia a parlare con un lungo sospiro.
“Sarah, non so da dove cominciare. Le cose vanno male sia al lavoro che qui. Talmente male che non so se potrò permettermi di vivere in questa casa e di potermi permettere una governante residente, nel prossimo futuro.”
Sarah, che si era aspettata qualcosa del genere, non si scompone e guarda la signora con tranquilla serenità.
“Quanto prossimo è questo futuro?” chiede con il massimo distacco di cui è capace.
“Dopo Natale.” Annuncia la signora Carter gravemente e continua. “Sai che abbiamo perso un grosso cliente in agenzia e le teste stanno cominciando a cadere. Il mio contratto prevede quattro mesi di preavviso e mi aspetto di ricevere una lettera di licenziamento alla fine del mese. Indipendentemente da ciò, si rende necessario che io avvii una pratica di divorzio e questo può avere conseguenze logistiche e finanziarie inaspettate. In ogni caso, dal momento del licenziamento, non avrei più ne’ la possibilità ne’ la necessità di una governante residente che si occupi di Lawrence.”
Sarah cerca di rimanere impassibile. Aveva calcolato la possibilità di un disastro finanziario, ma non quella di un divorzio. Decide di ignorarla e di concentrarsi sull’ostacolo principale.
“Con rispetto parlando, signora, avevo considerato questa possibilità dal momento in cui mi ha reso partecipe della decisione della Maddington e pertanto ho avuto tempo di pensare ad una possibile soluzione.” Dice cercando di dominare le emozioni che le affollano la mente. Lo sguardo interrogativo e francamente sorpreso della signora Carter le infonde abbastanza coraggio da continuare.
“Veda, signora, la situazione non è migliore per me. Le posizioni di governante residente sono sempre più scarse da quando c’è la recessione e molte famiglie abbienti hanno dovuto mandare via gran parte del personale. Inoltre, la signora Brown mi ha chiesto più volte di andare a lavorare per lei e infine, se mi perdona la franchezza, penso che l’educazione e lo sviluppo di Lawrence potranno trarre più beneficio dall’esperienza e dalla professionalità di una governante come me accanto all’indispensabile presenza di sua madre. Specialmente – aggiunge con un lampo di genio - se l’assenza del signor Carter è destinata a diventare ... permanente.”
Negli occhi stanchi della signora Carter appare un luccichio divertito. “Se stai cercando di dirmi che sarei un disastro come madre a tempo pieno non farti problemi. Lo so anch’io ma non è questo il punto. Non posso pretendere che tu lavori senza stipendio.”
“E perché no?” esclama Sarah con slancio. “In questa casa non mi manca nulla. Il mio stipendio è quasi tutto depositato in banca: non riesco a spenderne nemmeno un quarto. Non ho uno stile di vita stravagante e posso permettermi di guadagnare meno o niente del tutto per un po’. Posso chiedere alla signora Brown di lavorare part-time, solo mentre Lawrence è alla scuola materna e l’anno prossimo andrà comunque in prima elementare; si tratterebbe di far fronte al periodo tra gennaio e settembre. E lei potrebbe trovare un altro lavoro nel frattempo, mentre se dovesse occuparsi a tempo pieno di Lawrence non ne avrebbe la possibilità.” dice tutto d’un fiato e si ferma solo quando nota lo sguardo stralunato della signora Carter.
“Sarah, sono confusa. Ti ringrazio ma sai bene che non posso accettare la tua offerta. Sai che cosa si dice in giro di noi due oggi, come pensi che potremmo sopravvivere ai pettegolezzi se si venisse a sapere che non ti pago e che sei costretta a lavorare da Megan per mantenere me e Lawrence? Inoltre, so benissimo come sai anche tu che Megan non è l’unica ad averti offerto un lavoro. Sia la Lloyd che la von Trapp ti hanno offerto il doppio di quello che prendi qui per occuparti dei loro figli.”
E’ la volta di Sarah di sorridere con gli occhi. Tira fuori dalla tasca del cardigan il bigliettino di Jack e lo mette sulla tavola, sopra il giornale.
“Il mio supplizio di due settimane fa non è stato invano. Da ora in poi non ci saranno più pettegolezzi. In quanto ai nostri accordi finanziari, nessuno è tenuto a conoscerli. Infine, non c’è alcuna somma in denaro che potrebbe convincermi ad andare a lavorare per la signora Lloyd o Lady von Trapp. Non ho nessuna intenzione di farmi maltrattare da isteriche arroganti schiave del Prozac, ne’ dai loro marmocchi viziati e maleducati – con rispetto parlando. Piuttosto sposerei Jack, se questo sacrificio si rendesse necessario per farmi restare qui. Signora, la prego di capire che questo è il primo impiego in cui mi trovo bene, questa è la prima casa in cui mi sento rispettata e al sicuro. Inoltre adoro Lawrence e non potrei sopportare di abbandonarlo proprio in un momento di grande incertezza. La prego, mi faccia restare. Lo faccia per Larry se non per me.”
Con questo argomento Sarah sa di aver vinto ogni residua resistenza della signora Carter e si rilassa: il pericolo è passato – per ora.
 
 
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