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 ego... di paola
 
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In equilibrio su un filo di seta è una storia di donne. Donne che non cercano guai ma che ne trovano a pacchi. Donne in cerca di se stesse e di un significato per la loro vita sempre più vuota e allo stesso tempo sempre più frenetica. Donne idealiste, donne materialiste, madonne, angeli, streghe e puttane.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 30/10/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 920 volte)
Quello che Evelyn ignora, poiché in virtù di un bizzarro quanto tacito accordo non viene pubblicamente divulgato, è che in una vita precedente Amber e Laura erano compagne di giochi. Un tipo di giochi che Amber ha accuratamente cancellato dal suo curriculum quando ha deciso di iniziare la sua scalata ai vertici dell’azienda di cui ora è CEO. Con l’avanzare della carriera le sue scelte sono diventate sempre più inaccettabili per Laura e questo ha causato una frattura che col tempo è diventata sempre più grande. Inoltre, Laura non sopporta il marito di Amber e tutto il suo entourage di nani, pagliacci e ballerine. Per concludere, Laura non approva nemmeno il modo in cui Amber si è procurata il marito: rubandolo ad un’altra. E passi se Stephen Lloyd fosse almeno quel che si dice una personalità intrigante, invece è solo un gran coglione pieno di soldi e di potere, precisamente le qualità che Amber cercava in un marito e per le quali non ha esitato a sfasciare una famiglia e ad affrontare una battaglia legale per tre lunghissimi anni, lottando con le unghie e coi denti per aggiudicarsi status e patrimonio di spettanza della prima moglie.
Da parte sua Amber non ha mai capito le scelte di Laura, che ha rinunciato ad una sicura carriera per andarsi ad impelagare con un’idealista ingenuo e sprovveduto che in pochi anni ha dilapidato il patrimonio familiare per costruire pozzi, acquedotti ed impianti sanitari in Africa. Un business colossale nelle mani di chiunque altro, ma in quelle di Gregory Carter solo acqua nel deserto. L’unico legame che ancora c’è tra le due amiche di un tempo è il loro comune passato, quel breve periodo pieno di aspettative ancora da realizzare in cui erano partners in crime e cavalcavano gioiosamente il drago della vita. Adesso che tutte le aspettative sono state realizzate e la sua vita ha più passato che futuro, Amber ha ricominciato a cercare la compagnia di Laura, unico testimone rimasto del periodo in cui non c’erano obblighi sociali e nessun bisogno di fingere di divertirsi in compagnia di gente insopportabile. Per questo non l’ha mai tolta dalla lista degli invitati alle sue cene mondane e per questo ha insistito tanto con Evelyn per la sua presenza stasera.
Così Laura va alla cena di Amber, come Anne Boleyn al patibolo. Quando arriva ci sono già quattro persone nel salone, una di queste sta aprendo una magnum di Crystal. Amber sta discutendo con la cameriera la disposizione dei posti e del centrotavola e il suo bambino – coetaneo di Lawrence – sta guardando la TV nella nursery. Laura ha portato un piccolo regalo per il bambino: una macchinina di Lego che anche Larry ha. Con la scusa del regalo chiede al maggiordomo di farsi portare nella nursery dove passa un quarto d’ora di pura beatitudine aiutando il piccolo a costruire la macchinina, fino a che Amber arriva e la ghermisce tra cinguettii di gioia assolutamente spropositati.
“Laura, finalmente ti si rivede! Lavori troppo, non ti fa bene. E Gregory come sta?”
“Greg sta bene.” risponde laura a denti stretti. “E’ ancora nel deserto del Kalahari per un mese, poi andrà a Johannesburg.”
“Ma non mi dire! Beato lui. Conosci Petunia e Herbert? Ann e Charles? Christine e William? Ciurma, vi presento Laura Carter che mi aiuta a mandare avanti la baracca nella city – giuro che non so come farei senza di lei.”
Sei teste si girano pigramente e dopo un saluto di circostanza tornano immediatamente alla loro conversazione e al Crystal. Arriva altra gente e viene portato altro Crystal. Anche Laura viene corredata di una flûte e comincia a circolare sorridendo random e captando brandelli di conversazione.
“… andato a pesca di barracuda con Momo, ma hanno preso solo …
“… e io: ma non puoi prenderti una puttana come fanno tutti? Santo dio, siamo a Bangkok!
“… così ci siamo messi i jeans e un maglione e siamo andati a vedere le stelle cadenti …
“… Fifi e Mimi erano ancora in smoking, da morir dal ridere!
“… e lui dice: ma questo lo metto sempre in aereo!
“… ma con quel giubbotto l’unica cosa che puoi guidare è una Vespa ...
“… se partiamo alle otto siamo lì per mezzanotte …
“… se ci stringiamo ci stiamo tutti.
“… come le patate con i piselli: stan sempre bene insieme.”
Tutto il gruppo ride all’infantile gioco di parole, già eccitati alla prospettiva di una fugace intimità casuale. Laura comincia a boccheggiare. Odiava questo tipo di persone già vent’anni fa e constata che in vent’anni non si sono affatto evoluti. Come se il tempo si fosse fermato ai tempi dell’università: una ghirlanda infinita di regate, gite in barca, sesso casuale, soprannomi stupidi e molto, troppo alcol per dimenticare il vuoto esistenziale. Come se non fossero già al secondo o terzo giro di matrimoni e di figli. Figli con gli stessi soprannomi stupidi dei loro genitori, che passano sera dopo sera nelle loro magioni deserte con l’unica compagnia delle loro costose governanti e baby sitter finché non vengono spediti in collegio dove perpetueranno la tradizione familiare di cazzoni.
Violet ed Evelyn appartengono a questa razza, probabilmente sono state in collegio con una buona dozzina dei presenti e sicuramente i loro figli vanno allo stesso esclusivo kindergarten di Belgrave Square. Amber invece circola in pilota automatico: bicchiere in una mano, sigaretta nell’altra, sorriso artificiale da perfetta padrona di casa. E’ professionale e distaccata come in ufficio: dedica non più di trenta secondi ad ogni ospite, un minuto a quelli più importanti, ignorando diplomaticamente il marito che sta flirtando spudoratamente con un clone di Louise Brooks, appena maggiorenne, avvolta in una petite robe noire così petite da far intravedere la chatte noire. Dev’essere la sua nuova squinzia o lo diventerà stasera dopo che avranno finito di discutere il dove e il quando.
Laura ha smesso da tempo di empatizzare con Amber. Perché dovrebbe? E’ entrata in questo mondo ad occhi aperti, con una determinazione ed una spregiudicatezza che ne’ Violet ne’ Evelyn potranno mai avere. Ci è entrata come un carrarmato, annientando tutto quello che si trovava nel cammino dei suoi cingoli, compresa la moglie di Stephen e i figli appena nati. E ci è entrata con le stesse armi di questa puttanella: una petite robe noire e tutta la crudeltà dei suoi vent’anni.
Laura guarda l’orologio: sono appena le nove, Violet non è ancora arrivata e l’unica cosa da fare è accettare una flûte di Crystal dopo l’altra fino a fermare gli ingranaggi della sua coscienza.
 
Di paola (del 23/10/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 1114 volte)
Evelyn entra senza bussare nell’ufficio di Laura e butta la cenere della sigaretta che tiene in mano in sprezzo a ogni divieto direttamente nel cestino dei rifiuti accanto alla scrivania. Se quest’abitudine – come è probabile – sarà la causa dell’incendio che raderà al suolo l’agenzia, l’unico pensiero confortante è che Evelyn non riuscirà mai a raggiungere l’uscita di sicurezza in tempo.
“Domani vieni alla cena di Amber.”
Non è una domanda: è un ordine e Laura sente il sangue bruciarle sotto le unghie ma la feroce  assertività di Evelyn le fa decidere di evitare il confronto diretto. Per cui mormora evitando accuratamente di incrociare il suo sguardo: “Non credo proprio. Non ho tempo. Ho un sacco da fare.” e si rinchiude come una tartaruga dietro lo schermo del PC.
“Non sei venuta le ultime quattro volte. Non hai scelta: questa ti tocca.” Ribatte Evelyn implacabile.
Adesso il confronto è inevitabile: “Tieni per caso il conto delle mie attività sociali? Ma come ti permetti?” Laura mette nello sguardo e nelle parole tutta l’indignazione di cui è capace e anche una badilata in più per buona misura, ma Evelyn è assolutamente indifferente ai sentimenti di chiunque non sia un cliente attuale o possibile.
“Certo che tengo il conto, visto un autistico al tuo confronto ha una vita sociale intensa. Se non te ne frega niente di essere un’emarginata, la nostra reputazione aziendale richiede che ti faccia vedere almeno una volta al mese alle principali funzioni extralavoro e con questo non intendo il bowling dell’amministrazione. Non posso permettere che l’azienda venga messa in pericolo dal tuo pervicace rifiuto delle regole basilari del saper vivere.”
“Ma che diavolo dici? Stai facendo un esercizio in futilità. Amber a momenti non sa nemmeno che esisto, figurati se nota che non vado alle sue cene! Non sono ne’ un cliente, ne’ un prospect ne’ un amministratore delegato e nemmeno un giornalista di settore o un concessionario. Non sono in nessun modo utile ad Amber socialmente, non so nemmeno perchè il mio nome sia ancora nella lista degli invitati.”
“Sei completamente fuori strada, come al solito. Non solo Amber sa benissimo chi sei, ma non ha fatto altro che chiedermi perchè non vieni più alle sue cene e francamente sono stanca di inventare scuse.”
Tipico di Amber – pensa Laura furiosa. Di me non gliene frega assolutamente nulla, ovviamente, ma le da fastidio non vedermi scodinzolare a comando. In quanto a Evelyn, scommetto che è stata lei a far notare la mia assenza ad Amber proprio per mettermi nella posizione di dover obbedire ai suoi ordini. Laura sa bene che tagliare le gambe ai colleghi è uno dei giochetti preferiti di Evelyn e lei è una vittima troppo facile, proprio grazie alla sua mancanza di savoir faire sociale, che nell’ambiente si traduce nel dare coltellate alle spalle a chiunque prima che lo faccia lui con te.
Evelyn, che deve la sua carriera principalmente alla forza dei contatti privilegiati che la sua posizione sociale implica, ha fatto del savoir faire un’arte e quindi non si accontenta di dare semplicemente coltellate alle spalle ai suoi possibili aggressori ma sgombra preventivamente il campo con una tattica ben collaudata: denigrare sistematicamente tutti i suoi colleghi e potenziali concorrenti di fronte a superiori, clienti e fornitori nonchè di fomentare ogni possibile dissidio ed ingigantire ogni incomprensione tra loro in modo da poter sempre giocare il ruolo del mediatore e rendersi in questo modo indispensabile per sedare dissidi e incomprensioni da lei stessa seminati. Non si può nemmeno accusarla di metterci impegno, visto che per lei la maldicenza e il disprezzo del prossimo sono naturali come respirare.
Laura, che al contrario deve la sua carriera esclusivamente alle sue capacità di analisi e di astrazione – e che per questo è la vittima preferita di Evelyn - risponde nell’unico modo a lei possibile e cioè facendo appello alla logica: “Sai come odio le cene di Amber. Sai anche che se mi faccio vedere sarà chiaro a tutti entro 10 minuti che cosa penso di loro. Se veramente ti sta a cuore il bene dell’azienda sai quindi che ti conviene continuare a trovare scuse per la mia assenza, anzi, dovresti concentrare le tue energie per farmi togliere definitivamente dalla lista degli invitati.”
Di solito questo tipo di ragionamenti ha il potere di spiazzare Evelyn, ma questa volta Laura si accorge che ha sottovalutato la portata del gioco perchè Evelyn, invece di andare in tilt e ritirarsi mugugnando qualche insulto, sfodera il sorriso crudele del gatto che ha finalmente messo il topo in un angolo e si prepara a dargli la prima zampata lacerante. Schiaccia il mozzicone consumato nel bicchierino del caffè e, incurante delle braci che stanno lentamente divorando la plastica, guarda Laura fisso negli occhi mentre scandisce la sua condanna.
“Normalmente ti darei ragione ma questa volta no. Non dopo il comunicato stampa della Maddington. Violet in persona ha fatto sapere che sarà presente e questo significa che dobbiamo tutti fare quadrato intorno ad Amber. Per cui tu non solo domani verrai, ma farai in modo che tutti vedano quanto sei felice di essere in loro compagnia e quanto stimi Amber e Violet. Altrimenti puoi star sicura che oltre a sparire dalla lista degli invitati sparirai anche da quella degli impiegati. Sono stata abbastanza chiara?”
A Laura non resta altro che ingoiare l’umiliazione e annuire. Si toglie solo la misera soddisfazione di dire: “Chiarissima, come tua abitudine. E ora se non togli immediatamente la tua immondizia tossica dalla mia scrivania ti denuncio all’ufficio personale per violazione del divieto di fumo in luogo pubblico. E questa volta lo faccio davvero.”
E’ una dichiarazione di guerra. Evelyn stringe le labbra e in un lampo il colore dei suoi occhi si trasforma in un grigio pieno di odio e perfidia. E’ solo un attimo ma Laura deve concentrare tutta la sua energia per resistere all’onda d’urto della quantità di odio che è contenuta in quello sguardo. Se lo sguardo di Evelyn potesse uccidere, di lei adesso resterebbe solo un mucchietto di cenere più piccolo del mozzicone nel bicchierino ormai sciolto.
 
Di paola (del 16/10/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 909 volte)
“Mi sono fatta schifo: sembravo mia madre alla rovescia! Quando avevo l’età di Sarah lei voleva farmi visitare perchè i miei ormoni erano così iperattivi che credeva fossi una ninfomane!”
Laura sta pranzando con Elly nel bistrot più alla moda del momento e sta relazionando la bizzarra conversazione della sera prima. Elly, che sta facendo finta di mangiare un’insalata da cinque minuti, a quel punto butta la forchetta nel piatto e segnala al cameriere che la porti via.
“Nell’età vittoriana si pensava che la sessualità delle donne fosse latente e che dovesse essere risvegliata dal tocco di un uomo, vedi un po’ tu: con la morale del tempo Sarah sarebbe stata l’orgoglio di ogni madre. Poi sono arrivati i folli anni ’20 i trasgressivi anni ’60, le femministe, le Spice Girls e le Pussycat Dolls e il bel risultato è che se oggigiorno una donna non fa uso della propria sessualità dev’essere per forza anormale. E se Sarah fosse semplicemente un angelo?”
“Ma certo - ribatte Laura sarcastica - Sarah ha tutte le qualità previste dalla definizione! Potremmo farle fare la prova della danza sulla punta dell’ago, così per sicurezza.”
“Spiritosa. Naturalmente stiamo facendo una speculazione puramente teorica, ma hai mai pensato perchè Sarah si trova a suo agio solo quando si occupa del benessere e della protezione del prossimo? Quella ragazza si prende cura di te e di Larry con una dedizione che va ben oltre lo stipendio.”
“E io gliene sono terribilmente grata oltrechè ringraziare il caso che me l’ha fatta incontrare, se le fa piacere la chiamerò angelo da ora in poi ma per il resto del mondo la definizione corrente è frigida - se non vuoi passare il resto della tua vita in un ospedale psichiatrico. Comunque la frigidità può essere curata e io non ho fatto altro che offrire a Sarah l’aiuto medico necessario.”
“E la sua risposta qual’è stata?”
“Che mi ringraziava ma stava bene così e non aveva alcuna voglia di essere curata. Poi mi ha implorato di non licenziarla  - come se a me fosse passato per l’anticamera del cervello – e mi ha rivelato che non avrebbe mai potuto lavorare in un ufficio come noi o in un negozio come le altre sue coetanee, perchè non poteva sopportare di entrare in contatto con gente che ha problemi, disagi e bisogni che lei non può risolvere o alleviare. Sai che Megan le ha chiesto di andare a lavorare nella sua scuola e lei ha rifiutato perchè non dormirebbe la notte al pensiero di che cosa succede ai ‘suoi’ bambini quando non sono a scuola? Ha conlcuso dichiarando che ha una necessità compulsiva di prendersi cura delle persone che ne hanno bisogno, totalmente e continuamente, e che si sente realizzata solo se riesce a soddisfare questa sua necessità.”
Elly alza le braccia e gli occhi al cielo: “Macchè necessità compulsiva! La ragazza ha una vera vocazione! E’ materiale da convento e devi solo ringraziare la pessima immagine che i conventi hanno da quando i giornalisti hanno rivelato che lì si fornica peggio che nei bordelli se Sarah è venuta da te. Sei il suo santuario!”
Laura scoppia a ridere. “Ma ti prego!”
“Ma ti prego io.” Continua implacabile Elly. “In quanto al sesso, lascia che ti dica che anche io lo trovo un’attività totalmente sovrastimata. Senza contare che, passato il picco ormonale legato alla riproduzione, mediamente nelle donne la libido cala e dopo la menopausa tende a zero, quindi curare la sua supposta frigidità è tempo sprecato.Lasciati dire che Sarah si evita un sacco di noie e mi dispiace per lei che nella nostra società, invece che venir premiate e protette, le persone come lei vengono stigmatizzate. Tu hai il dovere di dare asilo a questa povera ragazza prima che divenga una martire della sua vocazione.”
E con questo Elly conclude la sua dissertazione e si prepara a tornare in ufficio, lasciando Laura più perplessa di prima. La verità è che non riesce assolutamente a concepire come una ragazza dell’età di Sarah possa rifiutare a priori di farsi curare un ... diciamo disturbo per non usare la parola malattia, che in questo momento le sta causando un bel po’ di fastidi e che – una volta risolto – le permetterebbe di dedicare la sua vocazione alla sua famiglia invece di cercare continuamente asilo e protezione nelle famiglie altrui.
Mentre paga il conto, Laura riflette che effettivamente dopo la nascita di Lawrence anche lei - che fino ad allora era stata un’indiscussa regina del sesso – aveva giurato solennemente di non lasciare mai più avvicinare un membro eretto alla sua martoriata vagina. Ma fino ad allora ci aveva dato dentro onorevolmente e considerava il calo di libido una naturale fase transitoria del dopo-parto.
Il fatto che la fase da transitoria fosse diventata permanente non è colpa sua – riflette ulteriormente Laura avviandosi al suo ufficio. Come poteva prevedere che il membro in questione decidesse di andare a vivere a diecimila chilometri di distanza dalla sua vagina?
Aveva bisogno di spazio, le aveva detto Greg quel terribile giorno dell’estate scorsa mentre fuori dalla finestra la pioggia sembrava non voler finire mai. Niente di personale: Greg l’amava alla follia naturalmente e amava il frutto del suo seme ancor di più ma non si sentiva ancora pronto per quel tipo di vita stanziale e regolare che il matrimonio e la paternità prevedono. Doveva prima mettere in ordine una serie di priorità, sistemare una serie di cose in sospeso prima di tornare a casa e vivere il resto della sua vita da tranquillo signorotto di campagna insieme a Laura e Lawrence. E da quel giorno la già scarseggiante libido di Laura era svanita totalmente.
Laura si rende conto con smarrimento crescente che in un anno e rotti non ha nemmeno avuto voglia di alzare il telefono e chiamare a raccolta i numerosi ex che ancora le ronzano intorno nella speranza di poter godere dei suoi favori. Perchè non l’ha fatto? Che sia ancora vittima del trauma e della disperazione dei primi giorni senza Greg? Si sta ancora punendo inconsciamente per non essere in grado di dare una vera famiglia a Larry o per essere stata sedotta (e abbandonata) dall’ennesimo Peter Pan? La verità – troppo sconfortante per essere contemplata a mente fredda – è che l’inconscio di Laura deve aver stretto un patto con la sua vagina; le deve aver promesso che se se ne starà buona e calma e non se ne andrà in giro a cercare avventure, Greg tornerà da lei e da Larry. Se invece cederà alla tentazione della carne, la punizione sarà la perdita di Greg e della rispettabilità che Laura tiene insieme con le unghie e coi denti da quando Greg è partito. Di fatto è come se Greg le avesse messo di una cintura di castità.
 
Di paola (del 09/10/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 989 volte)
Sarah e la signora Carter siedono al tavolo della cucina con due tazze fumanti di thè e il disegno di Lawrence spiegato tra loro. Non c’è stato tempo di parlare fino a che l’abituale delirio serale della cena-bagnetto-nanna si è concluso e le due stanno assaporando i primi minuti di pace e silenzio assoluto della serata. Larry è un bambino modello e questo comporta la capacità di passare da angioletto a posseduto da satana in tre secondi netti senza preavviso. Sarah vive nel terrore costante che i vicini chiamino il telefono azzurro quando Larry cominica ad ululare che non vuole fare il bagno o che non vuole mangiare le bietole e ci vogliono gli sforzi riuniti della signora Carter e Sarah per fronteggiare l’estenuante passaggio dalla veglia al sonno che le porta ogni sera sempre più vicino all’orlo della follia. Adesso la pace è tornata e si possono sentire solo i rassicuranti ronzii degli elettrodomestici frammisti ai suoni ovattati del traffico serale sulla provinciale oltre il placido quartiere residenziale al bordo del paese.
Sarah beve un sorso di thè per prepararsi allla relazione della giornata e quando comincia a parlare non c’è più alcuna traccia di fatica o frustrazione nella sua voce. Tranquilla e pacata racconta la conversazione con la signora Brown ed è felice di percepire un moto represso di stizza nella reazione della signora Carter.
“Ma come si permette? Se non fossi esausta le telefonerei davvero adesso per dirle quello che penso delle sue illazioni. La chiamerò domani sera; diglielo quando porti Larry a scuola.”
Nonostante Sarah sia d’accordo con la signora Carter per quanto riguarda la direttrice della scuola materna, si sente in dovere di farla partecipe di una questione ben più grave e ancora inespressa. Si fa forza con un altro sorso di thè e comincia.
“Se devo essere sincera, le opinioni espresse dalla signora Brown sono largamente condivise in paese. In verità la signora Brown si è espressa in termini molto cauti. In paese ho sentito dire di peggio.”
“Di peggio? In che senso?”
“Si dice che … noi due ... intratteniamo una relazione ... con rispetto parlando ... intima.”
Sarah cerca di mantenere un contegno calmo e distaccato di fronte allo sguardo sempre più sgranato della signora Carter.
“Ma questo è inaudito! Chi mette in giro queste voci? E su che cosa si basano, di grazia?”
“La signora mi permette di parlare con franchezza?”chiede Sarah perdendo quel tanto che basta del suo distacco professionale per trasmettere la gravità della situazione.
“Ma certo Sarah, per favore, aiutami a capire perchè giuro che in questo momento non so più che cosa pensare.”  
“E’una combinazione di diversi fattori, naturalmente. Il fatto che il signor Gregory non sia ancora tornato è certamente uno di questi. E lei esce di casa tutte le mattine con la valigetta e il gessato e va a lavorare nella city proprio come un uomo – questo non aiuta. Poi c’è stato l’incidente con il figlio del macellaio.”
Sarah si rende conto che la signora è completamente all’oscuro dell’incidente e si affretta a colmare questa lacuna.
“E’ stato il giorno in cui lei è tornata a casa preoccupata per il suo lavoro, signora, per questo non le ho detto nulla. Ho litigato con Jack. E’... difficile da spiegare … Lui ... ha ... forzato la mano. Io l’ho respinto e da allora sta dicendo in giro che sono una lesbica. Con rispetto parlando.”
Sarah lascia il tempo alla signora di assorbire l’informazione, ma rimane sbigottita alla sua reazione.
“E tu sei lesbica? Con rispetto parlando.” Chiede la signora con molta tranquillità.
“No! Naturalmente no!” esclama Sarah terrorizzata che la signora possa intrattenere questo pensiero su di lei anche solo per pochi secondi.
“Non hai nessun motivo di offenderti o scandalizzarti. Per tua informazione, io non sono lesbica e ho avuto modo di verificare la mia asserzione più volte quando avevo la tua età. Per questo te lo chiedo. Però in questo caso non dovrebbe essere difficile smentire la voce messa in giro da quel mascalzone, rivelando che ti ha messo le mani addosso contro la tua volontà. Siamo nel XXI secolo: questo comportamento non viene tollerato, nemmeno in un paese di diecimila anime.”
“E’ la mia parola contro la sua.” Ribatte Sarah amara dimenticando del tutto la calma.
“E vale altrettanto quanto la sua. Sarah, non ti facevo così sottomessa. Sei diplomata in puericultura, hai studiato a Londra, hai abitato in una casa per studenti. C’è altro che non mi stai dicendo e che è pertinente alla questione?”
Il silenzio che segue questa domanda si allarga fino a diventare assordante. Sarah si sente in trappola e non sa come uscire. Ma lo sguardo della signora è implacabile. Se mente adesso dovrà lasciare l’impiego perchè la signora farà certamente ricerche più approfondite sul suo passato. Beve un altro sorso di thè e contempla la tazza ormai vuota mentre il suo stomaco si fa sempre più pesante.
 “Sono tecnicamente ancora vergine.” dice misurando le parole senza staccare gli occhi dal fondo della tazza. “Non voglio avere sesso, ne’ con uomini, ne’ con donne, ne’ con altro. Il sesso non mi interessa in assoluto.”
Un enorme ma pende nell’aria ma nessuno lo pronucia.
“Va bene Sarah.” dice la signora Carter. “Non è il caso di continuare questa conversazione se ti mette così a disagio. Adesso ti parlo come ti parlerebbe una madre. Hai ventitre anni, sei molto carina e i tuoi ormoni dovrebbero girare a pieno ritmo. Se non è così, vuol dire che qualcosa non funziona a livello fisico o psicologico. In ogni caso, dovresti cercare aiuto professionale. Se non è coperto dalla mutua fai mandare il conto a me. Ci siamo capite?”
Sarah solleva gli occhi dalla tazza e sorride tirata. Se solo la signora Carter sapesse quanto aiuto professionale ha ricevuto in tutti i suoi ventitre anni non oserebbe fare una proposta del genere. Ma è colpa sua, proprio come con Jack. E’colpa della sua ostinata omertà e adesso dovrà fronteggiare le conseguenze della sua colpa, ancora una volta.
 
Di paola (del 02/10/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 862 volte)
Quando Sarah arriva alla solita ora a prendere Lawrence, ad attenderla sulla porta della scuola materna c’è la direttrice in persona, con una faccia che non promette nulla di buono.
“E’ successo qualcosa a Lawrence?” chiede Sarah preoccupata, già subodorando che la tempesta che si sta per abbattere sul suo capo non riguarda il piccolo - non direttamente.
“Lawrence sta benissimo.” Risponde secca Megan Brown troncando con un gesto perentorio della mano l’insinuazone che sotto la sua supervisione possa succedere qualcosa di male ai bambini. “L’ho avvertito che saresti arrivata più tardi oggi e l’ho messo a giocare con il gruppo del doposcuola. Posso parlarti cinque minuti nel mio ufficio?”
Sarah annuisce e sospira: adesso l’intuizione si fa certezza. Megan Brown è quel che si dice un’antenna della vox populi: sempre pronta a captare ogni pettegolezzo, sussurro, sospetto e la più piccola insinuazione che venga fatta nel suo raggio d’azione sempre più grande ora che quasi tutte le madri sono obbligate dal lavoro in città ad affidare la cura dei loro figli prima all’asilo-nido, poi alla scuola materna e infine al doposcuola. Megan, dotata oltre che di intuizione di un gran fiuto per gli affari, ha trovato una perfetta opportunità di combinare l’utile al dilettevole e ha prontamente convertito la scuola materna che gestisce da oltre vent’anni in un centro di accoglienza per bambini da 0 a 14 anni, aperto tutti i giorni feriali dalle 7 alle 19 come previsto da un’ordinanza ministeriale, peraltro largamente ignorata dalle istituzioni pubbliche e private, e ha dato l’avvio ad un business fiorente oltre che ad un flusso ininterrotto e crescente di vox populi per il suo maggior diletto.
Tecnicamente Lawrence non avrebbe bisogno di frequentare la scuola materna, giacchè Sarah è una governante diplomata in economia domestica e puericultura ed è stata assunta dalla famiglia Carter proprio in occasione della sua nascita, ma la decisione fa parte della strategia di integrazione che Laura persegue da quando si è trasferita in paese ed è stata rafforzata dalla partenza di Greg. Inoltre, proprio dal punto di vista educativo, Larry può solo trarre gran beneficio nell’imparare ad interagire con i suoi coetanei ben prima dell’impatto inevitabile della scuola elementare e Sarah può sfruttare le ore di scuola per dedicarsi all’amministrazione della casa – quel che si dice una win win situation. Se non fosse che Megan Brown, forte del suo doppio ruolo di pedagoga e amica di famiglia, si sente in dovere di interferire costantemente con consigli e opinioni perentori quanto ordini e così facendo obbliga sia Sarah che Laura ad estenuanti quanto inconcludenti schermaglie verbali.
Adesso si siede con sussiego dietro la vasta scrivania di mogano, di proprietà della famiglia da almeno tre generazioni, si aggiusta meccanicamente la collana di perle e il collo della camicetta di seta avorio e appoggia le mani sobriamente quanto impeccabilmente curate ed inanellate su un foglio da disegno accuratamente capovolto e spiegato sull’ecritoire.
“Tu sai come io sia particolarmente attenta allo sviluppo di Lawrence – esordisce – Soprattutto da quando Gregory ha deciso di – pausa con sospiro appena velato – proseguire la propria carriera oltremare.”
Sarah annuisce compunta mordendosi l’interno delle guance per non scoppiare a ridere di fronte a tanta prosopopea. Oltremare! Santo cielo, che espresione vittoriana.
“Ebbene  – continua Megan prendendo sempre più vento in poppa – quel che temevo e di cui a suo tempo ho fatto partecipi sia Laura che Gregory, è successo. Ecco qui.” Finisce trionfante sciorinando in un gesto fluido il foglio da disegno sotto il naso di Sarah.
“Che cosa dovrei notare?” chiede quest’ultima osservando lo scarabocchio bizzarramente colorato e totalmente astratto. Megan solleva un sopracciglio e stringe le labbra fino quasi a risucchiarle nelle guance.
“Questo disegno, nelle parole di Lawrence stesso, rappresenta la sua famiglia. Ti prego di notare la figura più grande, piuttosto androgina, che porta un completo di grisaglia e una valigetta 24 ore e si trova fuori dalla casa. Questa rappresenta Laura. Invece questa figura più piccola e decisamente femminile rappresenta te. Infine qui ci sono tutti i suoi pelouches e la tartaruga. Tutti si trovano dentro la casa. Solo Laura no.”
“E questo?” chiede Sarah indicando un oggetto sospeso tra la casa e il cielo, già sapendo dove si andrà a parare.
“Questo – esclama trionfante Megan – è il televisore. E dentro al televisore c’è Gregory.”
Sarah conta mentalmente fino a cinque, poi guarda Megan dritto negli occhi cercando di non battere ciglio. “Mi pare una descrizione molto accurata della sua famiglia. Il fatto che ponga il televisore in un luogo indeterminato tra il cielo e la terra mi pare indice di una grande comprensione della tecnologia avanzata che gli permette di parlare col papà lontano ogni sera. La tecnica del tratto e del colore è ancora piuttosto incerta, segno che Larry ha bisogno di lavorare di più sulla psicomotricità. E’ su questo che voleva attirare la mia attenzione, signora Brown?” dice scandendo le parole senza la minima inflessione dialettale come fa con Larry.
“Lo sviluppo motorio di Lawrence va benissimo.” Esclama stizzita Megan. “Quello che non va bene è che Lawrence sta chiaramente attribuendo il ruolo paterno a Laura, il ruolo materno a te e a Gregory il ruolo di un personaggio di fantasia equiparabile ai cartoni animati e sicuramente meno reale e presente dei suoi pelouches e della sua tartaruga.”
Sarah, che ha avuto il tempo di prepararsi a questa conclusione per tutto il colloquio, inclina leggermente la testa in segno di rispetto ma anche di commiato. “Riferirò accuratamente alla signora Carter la sua interpretazione del disegno quando torna a casa stasera, se avrà la bontà di lasciarmelo e le farò sicuramente telefonare dalla signora stessa, se mi fa sapere quale orario le reca meno disturbo. Se non c’è altro vorrei portare Larry a casa per la merenda senza ulteriore ritardo. La signora Carter insiste particolarmente sulla regolarità dell’orario dei pasti e del sonno del bambino.”
“Naturalmente.” concorda immediatamente Megan alzandosi e guardando l’orologio. “Non possiamo permetterci di sconvolgere gli unici aspetti di normalità rimasti in questa deplorevole situazione. Dì a Laura che mi telefoni anche stasera dopo cena, se non è troppo stanca. Per lei sono sempre disponibile.” E con questo si aggiudica, come sempre, il primo round.
 
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Baci da Tulipland o seguito del feuilleton?

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Disclaimer 1

Tutti i post della sezione FEUILLETON sono un'opera di fantasia. Ogni riferimento a persone, situazioni, avvenimenti reali o realmente accaduti è puramente casuale nonchè involontario.

Disclaimer 2

Invece tutti i post della sezione DIARIO si riferiscono a persone, situazioni e avvenimenti reali.





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