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 ego... di paola
 
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Nemmeno il calvinismo più rigoroso può cambiare la natura maschile. Gli uomini olandesi saranno anche due release sopra gli italiani, ma non c'è verso di fargli capire che i vestiti sporchi non volano da soli nella cesta della biancheria.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 25/09/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 1168 volte)
La mattina dopo, in treno, Laura è ancora confusa dalla conversazione telefonica con Elly. Nella luce grigia dell’alba lo scenario suggerito sembra ancora più assurdo della sera prima, quando Laura l’aveva archiviato nella cache per potersi calare nella parte di madre e padrona di casa perfetta. Adesso però la ricreazione è finita e Laura deve cambiare personaggio prima di varcare la soglia dell’agenzia, cioè fra meno di mezz’ora. Beve un sorso di thé per cercare di resistere al sonno di cui è ancora impregnata e si concentra sul rumore ritmico del treno e sul suo impercettibile rollio per creare quello stato meditativo che le hanno insegnato nell’ennesimo corso iniziato con entusiasmo e interrotto brutalmente, come tutto il resto nella sua vita.
La voce perentoria dell’intercom annuncia l’arrivo in stazione e mette fine allo stream of consciousness. Laura respira profondamente fino a stordirsi l’aria umida nei cinque minuti di marciapiede che la separano dall’entrata dell’agenzia e alza il volume deIla canzone di un’oscura band del secolo scorso fino a che le orecchie le fanno quasi male: un rituale guerrirero che ha cominciato dall’acquisto del primo Sony Walkman e proseguito fino all'iPod incorporato nello smartphone tuttofare attuale. Venticinque anni di musica come un mantra mattutino. Ecco quanto sono vecchia, pensa Laura. Ecco da quanto tempo lavoro. Conosco tutti i trucchi del mestiere, tutti i segreti più disgustosi e gli imbrogli più sporchi e un giorno imparerò anche come metterli a profitto. Per adesso ho solo l’energia di lottare per la mia sopravvivenza.
La porta di vetro scorrevole si apre con un fruscio discreto e la normalità dell’ufficio avvolge lo sconforto di Laura. Abbiamo appena perso il nostro cliente principale e qui è tutto business as usual: la centralinista sorride e cinguetta un saluto allenato da dieci anni di servizio, il fattorino grugnisce un buongiorno che ha il sapore della sua prima sigaretta del mattino, le segretarie chiacchierano in coda alla macchinetta del caffè e tutti gli altri ticchettano quietamente le tastiere dei propri PC. Un giorno come un altro. Laura sorride random a destra e a sinistra fino alla porta del suo ufficio, si siede e accende il PC. Mancano dieci minuti alle nove e l’intero board è ingolfato nelle rispettive company cars sullo stesso tratto di autostrada come ogni mattina. Almeno un quarto d’ora di pausa prima dell’inizio delle ostilità.
L’ultima mail della sera prima riappare sullo schermo. Naturalmente il memo del CEO è pieno di avverbi e aggettivi controllati uno per uno con l’ufficio legale – da cui i dieci minuti di ritardo sul comunicato stampa. Una stringa di parole accuratamente disegnata per dare al personale l’impressione che sia tutto sotto controllo e che non ci sia alcun motivo di preoccupazione – da cui l’apparente normalità dell’ecosistema aziendale. Il che significa naturalmente che entro tre giorni tutto il personale verrà convocato in sala riunioni per un annuncio ufficiale al termine del quale una robusta percentuale di impiegati troverà i termini del licenziamento accuratamente stampati, firmati, controfirmati e sigillati in una busta azzurra colla cresta aziendale sulla propria scrivania. Ma chi crede di prendere per il culo Amber? Il comunicato stampa che tutti hanno ormai avuto modo di leggere non era nemmeno lontanamente gentile, nemmeno per gli standards della Maddington.
Ma il potere della rimozione è così grande che Laura ha già sentito mormorare di piani di contingenza, cassa integrazione e ammortizzatori sociali. Ahahahah (ROTFL). State sereni, non ci sarà alcun ammortizzatore – sociale o di altra natura – ad evitare la tranvata che vi sta per arrivare sui denti: siamo nel XXI secolo, vi è forse sfuggito qualcosa negli ultimi dieci anni mentre eravate impegnati a votare i populisti di destra e guardare la TV.
Intanto sono le nove e cinque e la mailbox di Laura comincia a lampeggiare in intervalli sempre più ravvicinati: ogni lampo una mail marcata con urgenza. Alla fine della tempesta ci sono almeno una ventina di messaggi, tutti con la stessa intestazione. Tipico di Amber: la notizia del tuo licenziamento la devi venire a sapere da un comunicato stampa e prima ancora di poterti riprendere dallo shock ti convoca in una serie di riunioni in cui sarai obbligato a scavarti la fossa con le unghie prima che ti arrivi il colpo di grazia alla nuca, il tutto senza chiederti come stai, manco fosse tutta colpa tua. Nonostante la ciclicità dell’occorrenza, la sua disgustosa mancanza di tatto arriva sempre come uno schiaffo e si innesta sulla prevedibile quanto snervante dinamica di gruppo. La prima riunione inizia alle 10:45, grazie al ritardo cronico di Amber, e dura esattamente 45 minuti. Quando Amber lascia la stanza tutti i capireparto hanno gli occhi fissi sul tavolo come se l’A4 di briefing davanti a loro fosse un foglio di divinazione. Presentare piano di licenziamenti entro le ore 18:00 di oggi; 10 FTE devono essere terminate stante pede e altre 15 entro la fine dell’anno. Totale 25 FTE ovvero 30% delle overheads.
Nel linguaggio dei CEO non ci sono mai persone e stipendi: solo FTE e overheads. I capireparto hanno due ore di tempo per trasformarsi in Giuda Iscariota.
La seconda riunione è pianificata dopo la pausa pranzo ma non inizia prima delle 14:30 a causa del machismo del direttore del personale per il quale far durare la sua pausa pranzo esattamente un’ora in più di quella di Amber è un punto d’onore. Nel frattempo Laura ha stilato una bozza delle possibili vittime mentre gli altri capireparto si sono accusati a vicenda di incompetenza, dimodochè l’ora prevista per discutere le bozze è invece occupata a stenderle frettolosamente, non senza recriminazioni e lamentele assortite che portano a correre alla terza riunione col direttore finanziario che sta aspettando già da cinque minuti, scocciatissimo perchè questa maledetta emergenza lo farà arrivare in ritardo alla cena annuale del Rotary. Alle 16:30 Laura ha l’emicrania e nessun consenso sul piano di licenziamenti. A quell punto si accende metaforicamente la scritta “OK Panic” e Laura deve sopportare altri 45 minuti di autocoscienza, autodafè, capricci, schizzi di testosterone e lotte di potere fino a che qualche maschio prende un pennarello e comincia a scrivere i nomi della lista di Laura sulla lavagna. Alle 18:00 si raggiunge finalmente il consenso e la lista viene spedita al CEO. Dopodichè inizia l’attesa snervante delle risposta che arriva sent from my Blackberry alle 19:02 e rimanda la decisione alle 9:00 della mattina dopo. Anche Amber è alla cena del Rotary.
 
Di paola (del 18/09/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 936 volte)
Appena Laura esce dall’ascensore al piano terra lo smartphone squilla. La tentazione di non rispondere è forte ma il senso del dovere è ancora più forte e Laura preme il pulsante di ricezione quasi ancor prima di guardare il nome sul display. “Ciao Elly.” dice sollevata “Sto correndo a prendere il treno, ti posso richiamare tra due minuti?” La voce squillante di Eliza riverbera in un raggio di tre metri facendo sobbalzare il portiere. “No, ti richiamo io, sto entrando in ascensore per cui non ho ricezione. Ci...” e le ultime sillabe vengono prevedibilmente troncate dalla discesa dell’ascensore nel bunker dei garage. Eliza Bennet è una telefonatrice compulsiva: non resiste alla tentazione di chiamare le sue amiche appena uscita dall’ufficio anche se sa perfettamente che la conversazione sarà interrotta entro pochi secondi, inoltre tiene l’avviso di chiamata costantemente attivo e di conseguenza conduce invariabilmentre almeno due conversazioni telefoniche contemporaneamente, per cui ogni telefonata di Elly si trasforma in un’estenuante corsa ad ostacoli per i suoi interlocutori. Eliza è anche la migliore amica di Laura e l’unica che non le ha mai fatto domande sulla sua - a dir poco singolare - situazione matrimoniale o ha espresso giudizi, nonostante la curiosità le bruci in gola come un bicchiere di Perrier e di giudizi ne ha per due ore di trasmissione. Invece, da quando Greg è partito, ha tacitamente assunto il ruolo di guardiana, senza che Laura dovesse mai chiederle nulla e senza pretendere mai nulla in cambio e con questo il suo status si è consolidato. Del resto, se vuole notizie su Greg non deve far altro che chiamare Amy o Megan le quali invece non si fanno scrupolo di interrogare regolarmente la povera Laura sullo stato geografico ed emotivo di Greg, incuranti dell’imbarazzo in cui la mettono. Eliza è l’unica persona che si può permettere di giocare il ruolo di confidente, amica e guardiana di Laura perchè grazie al cielo la sua vita matrimoniale scorre da tempo immemorabile senza imprevisti su tranquilli e conosciuti binari. Il che non si può certo dire ne’ di Amy ne’ di Megan, che pertanto sono costantemente in cerca di qualcuno da compatire, non paghe dei pur nutriti e sempre nuovi reality shows e celebrity sleaze che la casa editirce in cui Eliza lavora per passare il tempo tra una vacanza e l’altra produce.
Adesso Eliza si accomoda nella sua Mini Morris vintage del 1968 e si prepara accuratamente ad una conversazione con Laura lunga quanto il suo viaggio verso casa. Le notizie di oggi sono talmente grosse che al confronto la spedizione di Greg nel Kalahari è un trafiletto nella sezione brevi di cronaca. Piazzata la borsa di Prada sul sedile a lato, acceso il navigatore e ingoiata la rituale liquerizia sostitutiva della sigaretta che le manca da ormai sei anni, le sue dita scorrono frementi fino a trovare il comando di recall sul display del Parrot. Appena la saracinesca si alza, la Mini Morris balza fuori dal garage schivando di due centimetri un ignaro e incauto passante che tornerà a casa traumatizzato per il resto della serata. Elly schiaccia decisa il tasto del recall e tamburella nervosa le dita sul volante fino a che sente la voce di Laura dall’altra parte.
“Eccomi qui di nuovo. Sei in treno?” chede e poi, senza attendere la risposta, “E’ vero quel che si dice? Avete perso la Maddington?”. Dall’altra parte del telefono Laura resta un secondo senza fiato prima di trovare il coraggio di sorridere. “E chi lo dice?”
“Dai Laura, non fare i giochetti che non sei brava e poi con me non attacca. E’ uscito un comunicato stampa alle 16.00 e alle 16.01 il detto comunicato girava già su LinkedIn. A quest’ora è su Facebook e stasera lo mettono nel notiziario delle otto.”
“Visto che ovviamente l’hai letto è inutile che ti ripeta il suo contenuto. Ma siccome io non sto attaccata a LinkedIn tutto il giorno mi fai la cortesia di dirmi chi l’ha fatto girare?”
“Violet Maddington ovviamente, chi altri? Ma è vero? Non sapevo nemmeno che foste sotto review.”
“Con Violet sei 24/7 sotto review, questo non è il punto. Però ne so quanto te perchè il memo di Amber – che nota bene è arrivato ben 10 minuti dopo il comunicato di Violet, non so se rendo l’idea - non è altro che una copia conforme con le opportune censure delle espressioni più scabrose. Credo che il board sia in riunione plenaria ad oltranza e spero solo che a nessuno venga in mente di chiamarmi stasera. Da domani si balla e voglio godermi l’ultima quiete prima della tempesta.”
“Ma quale tempesta! La tua posizione non è in pericolo. Si sa che Violet Maddington è una lesbica sadica e cambia un’agenzia ogni volta che le vengono le sue cose.”
“Sarà anche così ma la Maddington rappresenta il 30% del nostro fatturato, per cui cadranno teste, di questo puoi star sicura.”
“Vabbe’ ma in questo caso quelle di Amber e Evelyn sarebbero le prime. Solo due imbecilli come loro potevano impelagarsi con la Maddington. Ma queste sono chiacchere fatue. Sai cosa si dice in giro?”
“Risparmiami, a meno che non faccia davvero ridere. Non sono in vena.”
“Che Violet ormai è entrata in menopausa e questo è stato il suo ultimo ciclo. La prossima agenzia che sceglie sarà anche l’ultima.”
“E questo dovrebbe farmi ridere?” chiede Laura stancamente.
“No, quello che ti farà sbellicare dalle risate è che in un giorno non lontano Violet tornerà da voi perchè nessun altro la vuole.” 
“Eliza Bennet, sei una sadica peggio di Violet! Come osi?”
“Aspetta, aspetta. Non ho finito. Il giorno che Violet tornerà a Canossa, tu darai le dimissioni.”
“Ma che ...! Elly, che cosa ti sei fatta oggi? Hai ricominciato col Prozac? Lo sai che non lo reggi.”
Ma Elly sta già ridendo all’altro capo del filo. “Cara Laura, se giochi bene le tue carte fra sei mesi diventerai Direttore Generale della Maddington. E’ quello che si dice in giro e come ben sai, il giro sa sempre tutto.”
 
Di paola (del 11/09/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 818 volte)
Mentre Laura sta assorbendo la notizia che pone fine alla sua carriera nel terziario avanzato, Sarah sta cercando di togliersi dalla bocca il sapore disgustoso delle attenzioni indesiderate del figlio del macellaio, camminando velocemente a testa bassa e spalle strette verso la scuola materna del paese. Il suo viso è ancora rosso di rabbia e frustrazione e se una parte della sua mente è furiosamete occupata a cancellare il ricordo di quegli interminabili secondi di vergogna, una parte altrettanto grande si chiede come può evitare il ripetersi di simili incresciose occorrenze in futuro. Non è colpa del figlio del macellaio, questo è fuori discussione: il povero ragazzo è chiaramente stato istigato dalla cricca dei sui amici che lo vessano continuamente sull’argomento e probabilmente anche dal padre che scalpita ormai da mesi in attesa di un annuncio che non arriverà mai – almeno non finchè Sarah costituisce un ingrediente indispensabile dell’annuncio. No, Jack era altrettanto imbarazzato e pieno di vergogna quando l’aveva costretta nell’angolo del magazzino e le aveva messo le mani addosso. Se non fosse stato così Sarah non avrebbe mai potuto liberarsi e correre via prima che l’orrore dello stupro si fosse compiuto: Jack pesa almeno novanta chili ed è dotato di bicipiti larghi come prosciutti. Sarah deve ammettere suo malgrado che, se si dovesse arrivare ad attribuire una colpa, questa sarebbe tutta a carico suo. Non si può pretendere che un sano ragazzo di campagna di venticinque anni si accontenti di una relazione platonica e Sarah ha abusato della sua pazienza e dei suoi ormoni oltre ogni sopportabile limite. Tentata violenza a parte, le dispiace dover dire addio a Jack, che è un bravissimo ragazzo, il suo unico amico e confidente. Inoltre, ragiona Sarah, dovremo cambiare macellaio e questo non andrà giù alla signora Carter. Nonostante le ripetute richieste di Laura, per Sarah lei rimane ‘la signora Carter’ e la persona che ammira di più al mondo. Come faccia ad uscire di casa tutte le mattine alle 7 sempre impeccabilmente vestita, acconciata e sorridente, tornare dopo dieci ore - se non dodici – in mezzo agli squali della city ed essere ancora sorridente, in grado di giocare con Lawrence, fargli il bagno e raccontargli la storia della buonanotte, è un vero mistero. E come faccia in quelle condizioni a mandare avanti l’organizzazione della casa senza il conforto e il supporto del marito è un mistero ancora più grande. Sarah si rende perfettamente conto di dovere la sua posizione privilegiata a casa della signora Carter proprio grazie alla mancanza del marito, partito un anno prima per il deserto del Kalahari per una ricerca sull’AIDS al seguito di Médécins sans Frontières e nonostante reiterate dichiarazioni e accorate promesse non ancora tornato. E nonostante Sarah non contempli un marito nella sua vita sa altrettato bene che ai fini della procreazione e della protezione sociale i mariti sono una gran bella comodità. Il che la fa prontamente ritornare al suo dilemma attuale e cioè come sopravvivere in un paese di diecimila malelingue, di cui un buon terzo potenziali stupratori, a ventitre anni senza un padre, marito, fidanzato o magnaccia. Di andare via non se ne parla nemmeno; dopo la signora Carter il piccolo Lawrence è la seconda persona più importante della sua vita: è stato un amore a prima vista e Sarah si farebbe violentare anche dal figlio del farmacista se fosse necessario per la salute e il benessere di Larry. 
Il quale ha riconosciuto la sagoma sottile e il trench beige di Sarah e con un grido di gioia le è corso incontro dimentico del gioco che lo aveva impegnato intensamente fino ad allora.
“Sara! Guarda che cosa ho costruito: un castello con la camera per il drago!” urla eccitato saltellando intorno a lei. Sarah gli sorride piena d’amore, quell’amore che vorrebbe elargire a tutti gli uomini e che purtroppo le viene consentito solo finchè il testosterone non entra in circolo. Dimentica istantaneamente Jack e l’incidente nel magazzino e per i dieci meravigliosi minuti in cui gioca con Larry, il drago e il suo nuovo castello di Lego si sente felice e appagata.
“Tu hai un dono speciale per i bambini.” Le aveva detto qualche mese prima Megan Brown, la direttrice della scuola materna, dopo averla osservata giocare con Larry. “Non ti piacerebbe lavorare qui da noi? Abbiamo un gran bisogno di ragazze come te e invece scarseggiano sempre di più. Preferiscono una carriera in città, un lavoro da uomo e nessuna vuole occuparsi più dei bambini.” L’implicazione per Sarah era che invece lei era una donna tradizionale che presto si sarebbe sistemata con il figlio del macellaio o equivalente bravo ragazzo locale e avrebbe sfornato i due o tre marmocchi regolamentari per poi potersi dedicare pienamente alle attività delle altre donne tradizionali del paese, che a quanto Sarah può giudicare, consistono principalmente nel farsi gli affari degli altri mentre aspettano l’uscita dei figli da scuola, organizzano festicciole di compleanno e preparano torte per i vari comitati di beneficienza. Ma Sarah è perfettamente felice nel suo ruolo di vice madre della signora Carter e spera solo che le venga concesso di occuparsi di Lawrence anche quando il signor Carter tornerà dalla sua spedizione. O finchè a Lawrence comincerà a spuntare la barba, whichever comes first.
Adesso prende per mano il bambino, che non si vuole separare dal drago e si fa mettere il giubbotto senza staccare le mani dalla sua preziosa preda. “Sara, chiedi alla maestra se posso portare a casa il drago stasera? Ha preso tanto freddo nel castello e voglio che la mamma gli faccia il bagno con me e poi gli facciamo bere la cioccolata calda e lo facciamo dormire nel mio letto sotto il piumone, va bene Sara?” lo sguardo di Larry è pieno di speranza e timore che le sue aspettative vengano deluse. Sarah gli sorride e gli stringe la mano. “Che bell’idea! Andiamo insieme dalla maestra a chiedere se il drago può dormire da noi. Sono sicura che se le racconti quello che hai in programma non potrà dirti di no.” La mano di Larry è soffice e pulsante come un cucciolo spaventato. “Magari le dico che gli preparo io la cena, eh Sara? Se mi dice che cosa può mangiare lo andiamo a comperare insieme, eh? Credi che ci darà il permesso?” chiede nervoso. Ma lo sguardo e il sorriso di Sarah sono inequivocabili e Larry capisce che il drago è già suo.

 

 
Di paola (del 04/09/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 942 volte)
La mail guarda Laura con la crudele indifferenza dell’informazione digitale. Una semplice linea di testo: Helvetica 10 per la precisione. Potrebbe contenere qualsiasi significato, dalle congratulazioni per la vincita del jackpot della lotteria nazionale all’annuncio di una catastrofe cosmica. In questo caso, le comunica la fine della sua vita lavorativa dopo venticinque anni di onorato servizio.
Non che gliene freghi qualcosa. La prima sensazione è di sollievo: dopo un quarto di secolo speso a fare lo stesso lavoro nella stessa azienda (se escludiamo quell’intervallo di quattro anni in cui l’ha tradita col suo concorrente principale) chiunque comincia a mettere una serie di cose in prospettiva e a rivedere le sue priorità. E’ un processo reso necessario dalla noia e fomentato dalla frustrazione. Un processo che l’ha portata a guardare contemporaneamente molto lontano e molto vicino, nel suo subconscio, che poi è la stessa cosa.
Adesso Laura sceglie di guardare molto lontano. Fuori dalla finestra il cielo freddo dell'autunno nordico dipinge un velo grigio sull’erba ancora verde smeraldo e sulle foglie che cominciano ad ingiallire. Uno strato sottile di umidità spruzzato su tutte le automobili parcheggiate nell’immensa piazza di cemento che lambisce le torri del parco industriale, edifici che indubbiamente devono aver rappresentato lo stato dell’arte nell’architettura industriale di fine secolo e che adesso sono solo brutti scatoloni giallosporco immersi in un mare grigio e senza vita. Razionalmente, è da troppo tempo che Laura non ha più niente da dire, fare, baciare lettera o testamento in questo settore di attività. Questo lavoro avrebbe dovuto essere una soluzione temporanea per darle il tempo di sistemarsi nella sua nuova vita di moglie e madre. Avrebbe dovuto ricordare che non c’è niente di più permanente delle soluzioni temporanee, tanto quanto non c’è niente di più temporaneo del posto fisso.
Sempre razionalmente, questo lavoro nel terziario avanzato in cui Laura si trova temporaneamente da 25 anni fa sempre più schifo e l’unico aspetto positivo dell’intera faccenda è la vergognosa quantità di soldi che piombano sul suo conto corrente a fine mese, ogni fine mese e il doppio a maggio. E a gennaio il bonus di produzione. E a dicembre la gratifica natalizia. Insomma, quel mucchio di soldi che permette a Laura di lasciare questa valle di lacrime ogni sera alle 17:45 e raggiungere il suo grazioso cottage georgiano con giardino e dependance nel ridente paesetto di campagna a soli 45 km dalla city.
Ma lasciando da parte la questione materiale, razionalmente questo lavoro, l’intero settore rappresenta l’equivalente di un marito ubriaco e violento e questa mail è l’equivalente del telefono rosa: la speranza che nessuno mai più ti picchierà così forte da lasciarti le cicatrici.
E lasciando da parte la razionalità, questo lavoro è l’unica costante nella vita di Laura, l’unico elemento che definisce Laura come persona autonoma. Il resto è una collezione di nomi comuni e simboli di appartenenza ad un gruppo: moglie, madre, emigrata, Responsabile Acquisti 35-44 anni, classe sociale AB1 e perciò quotidianamente corteggiata da svariati produttori di beni di largo consumo a cui importa solo che continui a comperare e consumare. Ma Laura come si definirà il giorno in cui non potrà più fare questo lavoro?
Evelyn, grassa, brutta e stronza come sempre, entra nell’ufficio e si mette nella posizione ottimale per dominare tutta la scrivania e mettere Laura in stato di inferiorità. Laura conta mentalmente fino a cinque cercando di non inalare il persistente profumo di Opium di cui Evelyn si cosparge copiosamente per stordire l’interlocutore. Evelyn inizia il solito abuso verbale sull’intollerabile qualità dell’oscuro lavoro svolto da qualche oscuro membro del team di Laura sul suo preziosissimo cliente e dalle sue parole Laura capisce che non ha ancora visto la mail. Allora sorride: un sorriso radioso e liberatorio.
“Un sentito chissenefrega alle osservazioni del tuo stronzissimo cliente che ha appena deciso di terminare il contratto con la nostra pregiata ditta. Andate a farvi fottere entrambi.”
Laura ha il sommo piacere di vedere Evelyn aprire e chiudere la bocca come un grosso scorfano e vacillare prima di abbattersi sulla sedia davanti alla scrivania.
“Ma che cazzo dici?” è l’unica frase che riesce a pronunciare mentre il suo viso diventa sempre più violaceo. In cinque anni di collaborazione con Laura non ha mai sentito parole simili.
“Controlla la mail. Il comunicato stampa del tuo cliente era fuori 10 minuti prima del memo del nostro CEO. Con la consueta finesse e correttezza professionale a cui ci ha abituati.”
Del resto, aggiunge Laura mentalmente, se il cliente di Evelyn avesse avuto un briciolo di finesse e correttezza professionale la prima persona che avrebbe contestato sarebbe stata proprio Evelyn. La quale balza con insospettata agilità dalla sedia e in due lunghi passi si piazza alle sue spalle, mani sulla scrivania e artigli laccati di fuchsia sul mouse per scrollare le mails sul suo PC. Una zaffata di Opium misto a chewing gum alla menta assale le narici di Laura e impregna temporaneamente la sua scrivania. Mentre lo sguardo di Evelyn percorre freneticamente lo schermo, Laura si chiede oziosamente la ragione per cui tutte le squale in carriera hanno una spiccata predilezione per fragranze orientali a base di spezie, patchouli e ylang ylang e si risponde che deve aver a che fare con qualche occulta forma di compensazione del livello di testosterone o di marcatura del territorio. Nel frattempo Evelyn ha letto abbastanza: la sua carnagione passa in un decimo di secondo da deep purple a white shadow e il suo corpaccione sgraziato si stacca dalla scrivania con un altro balzo. Senza dire una parola, a labbra strette e occhi fuori dalle orbite, Evelyn esce a grandi passi dall’ufficio di Laura e imbocca decisa il corridoio direzionale. Laura culla per qualche minuto il delizioso pensiero che possa entrare nel guinness dei primati per decesso da infarto a 39 anni – tra sovrappeso e pressione alta ci sta tutto. Poi con un brusco ritorno alla realtà guarda l’orologio che nel frattempo segna le 17:34 e pensa che ormai per oggi i giochi andranno avanti nel board, di cui lei fortunatamente non fa parte. Spegne il PC, apre la finestra, afferra cappotto e smartphone e corre a prendere il treno delle 17:45.
 
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