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 ego... di paola
 
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In equilibrio su un filo di seta è una storia di donne. Donne che non cercano guai ma che ne trovano a pacchi. Donne in cerca di se stesse e di un significato per la loro vita sempre più vuota e allo stesso tempo sempre più frenetica. Donne idealiste, donne materialiste, madonne, angeli, streghe e puttane.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 26/04/2011 @ 19:52:50, in diario, linkato 3382 volte)
Per la serie ‘forse non tutti sanno che’ vi intrattengo oggi sui gusti musicali popolari olandesi che si rivelano sorprendentementi simili ai nostri e quando dico nostri non mi riferisco ai miei gusti personali o a quelli dei miei amici ma alla top 40 delle radio private, alla canzone popolare da Canzonissima al festival di Sanremo e ai fenomeni tipo Nino d’Angelo, Casadei e Claudio Villa. Not my cup of tea, ma ognuno di loro vende molti più dischi di tutti gli autori che affollano i miei scaffali, tanto per intenderci.
Non ho nominato Claudio Villa a caso, infatti il cantante olandese ad oggi più famoso tanto da essere il paragone di tutti gli altri è un tal André Hazes che era in grado di produrre le stesse melodie e gli stessi vocalizzi della buonanima  e se non fosse che non ho abbastanza competenza per affermarlo potrei azzardare l’ipotesi di plagio – una bestemmia per gli olandesi. La fama di Hazes dura da più di trent’anni e non si è spenta con la sua morte nel 2004, tanto che gli è stata dedicata una statua nel suo quartiere natale ad Amsterdam ed è in cantiere un musical sulla sua vita – che in cantiere resterà secondo la mia modesta opinione fino a quando aver sposato una minorenne a quarant’anni tornerà ad essere moralmente accettabile. Quello che trovo più agghiacciante della sua vita privata è la qualità delle sue melodie, che invece manda regolarmente in estasi legioni di olandesi insospettabili. Dello stesso stile sono i più giovani ma non meno famosi Frans Bauer e Jan Smit, entrambi miliardari quasi prima ancora di aver conseguito la patente di guida. Il paragone con Casadei e Nino D’Angelo è di rigore per quanto riguarda la qualità ed i contenuti delle loro opere musicali.
Di plagio vero e proprio invece posso accusare Marco Borsato, un italiano di seconda generazione che è arrivato alla fama traducendo in olandese tutto il repertorio dei migliori (cant)autori pop italiani degli anni ’70 e spacciandolo per suo. Wikipedia le definisce covers ma vi sfido a trovare un olandese che sappia che ‘Ik leef niet meer voor jou’  è ‘Cervo a Primavera’ di Riccardo Cocciante e che il primo single di Marco Borsato ‘Dromen zijn bedrog’, per il quale è pure finito nel guinness dei primati (12 settimane di permanenza al 1º posto della locale Top 40), non è altro che ‘Storie di tutti i giorni’ di Riccardo Fogli. L’elenco delle covers è lunghissimo e ha consentito al nostro di ascendere tutte le scale dell’olimpo musicale senza dover scrivere una sola nota. Adesso che ha prosciugato gli archivi italiani si è dovuto dare alla beneficienza per nascondere il fatto di non aver materiale originale degno di nota ed è diventato ambasciatore di Warchild.
Oltre alla fama, le cosiddette covers hanno fruttato al Marco nazionale doppi, tripli e perfino sestupli dischi di platino, quindi spero bene che il nostro abbia almeno pagato le royalties agli autori italiani perchè dubito che si accontentino della soddisfazione morale per la stima indiretta in cui la canzone italiana è tenuta qui.
Ad onor del vero anche alcuni autori italiani sono apprezzati qui senza bisogno di traduzione: Laura Pausini, Eros Ramazzotti ma soprattutto Paolo Conte fanno regolarmente il tutto esaurito nelle serate olandesi ed un certo Tiziano Ferro, a me totalmente sconosciuto, qualche anno fa ha dominato le classifiche con la hit ‘Perdono’ (la conoscete? È famosa?).
Gusti italiani a parte, il panorama olandese prevede anche gruppi e cantanti rock autoctoni che nulla hanno da copiare o invidiare a Ligabue &C, solo che qui sono prevalentemente donne: Ilse de lange, Anouk e Jaqueline Govaert sono rock chicks con i controcoglioni. Rigorosamente maschi sono invece i polderrappers tra i quali spiccano – oltre ai prevedibili immigrati marocchini – perfino biondissimi anglosassoni tipo Vanilla Ice. E per concludere in bellezza, l’Olanda vanta i DJ più pagati del momento: Tiesto, Armin van Buuren e DJ Jean per citare i top 3 e citiamo anche Junkie XL altrimenti il vikingo si risente.
 
Di paola (del 16/04/2011 @ 20:14:57, in diario, linkato 1087 volte)
Certo che razzismo e xenofobia son proprio valori universali. Non riesco a credere ai miei occhi quando leggo che il ministro dell’immigrazione olandese Leers è incazzato con il governo italiano perchè osa rilasciare visti provvisori validi in tutta la UE agli immigranti tunisini. Oh, scusate, ai MIGRANTI tunisini. L’anno scorso ho avuto una diatriba dialettica con la Diana che mi correggeva sull’uso della parola immigrati (alloctoni residenti) al posto di immigranti (alloctoni in attesa di permesso di residenza). Le facevo notare che per il neo eletto Wilders tutti noi eravamo equiparati linguisticamente agli extracomunitari in attesa di sbarcare a Lampedusa. Noto che da quest’anno ci è stato tolto perfino lo stato in luogo: siamo diventati tutti nomadi come i Roma e si sa che destino riservano i governi della UE ai Roma. Sono talmente furibonda che non son riuscita a mettere insieme una pagina di diario in tre settimane. La notizia - fornita da un mio fan - che il governo olandese ha varato una legge per la quale anche gli alloctoni provenienti dalla UE con regolare permesso di residenza verranno da ora in poi estradati dopo tre mesi di disoccupazione, è la goccia che fa traboccare il vaso. Anche perchè nella stessa settimana in cui viene varata questa legge razziale, la cassazione boccia la decisione di Leers di rispedire in Afghanistan una ragazzina di 12 anni, da otto in Olanda come asilante, in quanto in questi otto anni la ragazzina si sarebbe occidentalizzata al punto da correre il rischio di venir perseguitata e uccisa qualora rimpatriata. A nessuno viene in mente che questa è anche la ragione per cui la famiglia della ragazzina otto anni fa ha chiesto asilo politico qui? E dov’era la cassazione quando il predecessore di Leers ha fatto rimpatriare forzatamente una coppia di asilanti omosessuali afghani che – prevedibilmente – sono stati impiccati appena atterrati a Kabul? Dite che sto facendo un gran pastrocchio di questioni giuridiche diverse? Non mi pare proprio: dal momento in cui si nega il permesso di residenza a cittadini UE in difficoltà lavorativa il nostro status viene di fatto equiparato a quello dei tunisini che sbarcano a Lampedusa e degli asilanti afghani. Che è esattamente quello a cui mirano i vari governi di destra in Europa, ormai è chiaro. L’Olanda agli olandesi: lo diceva già quel gran figlio di puttana di Pim Fortuyn, che non essendo arrivato vivo al governo, ha fatto sì che la questione fosse rimandata di un quinquennio. Adesso i quotidiani sono pieni di dibattiti sulla proibizione dell’hoofddoek (il foulard/hijab che le musulmane portano in testa) e della macellazione rituale (kosher/halaal) di ovini e bovini. Sono attonita di fronte a tanto accanimento di stampo medievale in una società che ancora si definisce liberale e che a suo tempo si è dissociata dall’inquisizione e comincio a pensare che il nazismo sia iniziato così.
 
Eppure se mi guardo intorno, mi chiedo dove sta tutta questa xenofobia e tutto questo razzismo. Abito al confine di un quartiere popolare dove convivono almeno tre etnie in assoluta pace e armonia. L’Albert Heijn sta di fianco all’Aldi e di fronte al macellaio halaal. Una settimana fa è stata aperta la filiale di una panetteria turca che rifornisce da almeno dieci anni tutta la Nijmegen-bene a est della ferrovia di specialità mediorientali assieme al pane a cassetta olandese. Nella mia palestra per sole donne vengono a fare ginnastica stagionate valchirie in body elasticizzato e timide casalinghe marocchine col loro bravo hijab che non si tolgono memmeno sul runner e nessuna ci trova nulla da ridire, anzi, tutte si siedono al tavolo del baretto alla fine degli esercizi a prendere un caffè e scambiare quattro chiacchiere. E nonostante Wilders si spertichi nel sostenere che tutti i migranti son delinquenti, nell’ultimo anno il 100% dei fatti di cronaca nera che ha occupato le prime pagine dei quotidiani è ascrivibile ad autoctoni purissimi: sono loro che violentano i bambini all’asilo, uccidono le ragazzine dodicenni e fan fuori una decina di passanti al centro commerciale il sabato pomeriggio. Forse è il caso di emigrare in Medioriente e lasciare l’Olanda a questi olandesi.   
 
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