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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di paola (del 14/02/2011 @ 21:47:36, in diario, linkato 254 volte)
Cito da Wikipedia: “Il termine morale in funzione di sostantivo deriva dal latino moràlia ed ha significato quasi coincidente ad etica, oppure è essa stessa interpretata come oggetto dell'etica. In questo caso la morale rappresenta la condotta diretta da norme, la guida secondo la quale l'uomo agisce.
Il termine morale fa riferimento al greco εθος/ηθος, "èthos", comportamento, costume, carattere, consuetudine. Da Þθος in funzione di aggettivo viene ηθικος che acquista anche il significato di principi delle caratteristiche della condotta umana che influiscono sulla collettività (ovvero moralis in latino). Il termine morale, quindi, assurge a valore di ciò che è attinente alla dottrina etica, oppure significa ciò che è attinente alla condotta e quindi suscettibile di valutazione e quindi di giudizio.
Qui verrà usato il concetto di morale come moralità, cioè come assieme di convenzioni e valori di un determinato gruppo sociale in un periodo storico (o semplicemente di un individuo), concetto ben distinto da moralismo con il quale si intende la corruzione della moralità.”
In questi tempi di estrema confusione semantica la premessa mi sembrava doverosa, prima di passare all’argomento di questo articolo, cioè la morale politica olandese contemporanea.
Da quando a novembre ho letto l’intervento di Youp van ‘t Hek sulla T-Mobile che ha scatenato una polemica ancora non sopita, mi sono scoperta a cercare regolarmente la sua firma nell’editoriale di fondo pagina e la mia assiduità è stata premiata. Contesto: il primo grande dibattito del nostro neo-governo di minoranza capitanato da Rutte. Oggetto: l’annosa questione afghana, ovvero il rinnovo dell’invio di truppe armate per la cosiddetta missione di pace in Afghanistan che di pacifico non ha nulla ed è già costata la vita a 50 militari olandesi in tre anni. Questa volta, secondo le fonti ufficiali, si tratta dell’invio di una squadra di poliziotti per fornire alle locali neo-forze dell’ordine un addestramento specifico in tecniche di mantenimento dell’ordine pubblico.
Non ci vuole un’intelligenza superiore alla media per capire che questa è l’ennesima acrobazia semantica per nascondere la verità: tre anni fa la missione in Afghanistan era stata chiamata ‘esplorativa’. Un nostro amico militare è stato spedito per un anno a Camp Holland in Uruzghan e la prima cosa che ha chiesto quando è tornato è stata: “Ma lo sanno qui che lì c’è la guerra? No perchè dai giornali e dalla TV sembra che siamo lì a setacciare la sabbia. Invece si spara, si buttano bombe, si muore: un esercito contro l’altro, non sono civili.” Giornali e TV hanno continuato imperterriti a negare la verità etichettando le prime casse da morto che venivano rispedite in patria come incidenti in scontri a fuoco con la popolazione locale. Interrogazioni parlamentari continue sulla vera natura della missione hanno puntellato l’agenda del governo Balkenende IV e sono culminate nella sua caduta esattamente un anno fa, quando il PvdA (= PD) si è rifiutato di avvallare la decisione del premier di prolungare la missione oltre il termine pattuito con nuovo invio di truppe, è uscito dalla coalizione e ha così provocato le elezioni anticipate che hanno portato al governo attuale.
 Nemmeno si era asciugato l’inchiostro sulla carta dei tabloid che annunciavano il rientro delle ultime truppe dall’Uruzghan lo scorso autunno che il neo-priemier Rutte si impegnava a condurre una nuova missione, questa volta in Kunduz. Poliziotti, non militari, con il compito di addestrare truppe locali, non condurre azioni di guerra, si è giustificato Rutte con impressionante faccia da culo di fronte ad un parlamento giustamente attonito e compatto nel rifiuto di appoggiare la nuova missione (per la cronaca: neppure il PVV di Wilders ha votato a favore!). L’obiezione sostenuta: se si va in zona di guerra con una squadra di uomini armati in uniforme è dura convincere l’esercito ostile che sono allenatori e quando si comincia a sparare muoiono anche civili e poliziotti. Questa volta insomma sembrava che il nostro non ce la potesse fare quando a sorpresa la neo-leader di Groenlinks (verdi), Jolande Sap, ha appoggiato la proposta di Rutte garantendo così la risicata maggioranza parlamentare necessaria a far passare la decisione. La nostra ha giustificato così la sua incredibile azione: “Ho chiesto ed ottenuto direttamente dal premier la sua personale garanzia che la missione avrà finalità esclusivamente didattiche e sarà mia cura ritirare l’appoggio al governo qualora questa garanzia non venga rispettata.” Ovvero: sono l’ago della bilancia, gente, non so se mi rendo conto di quanto sono figa. Groenlinks vale 10 seggi e secondo i sondaggi ne ha già persi 3, oltre che aver perso 500 tesserati e vi risparmio i commenti dei parlamentari sull’acume della signora Sap. Nessuno ancora dice apertamente quello che tutti si chiedono da settimane e cioè che cosa ha veramente promesso Rutte alla Sap, perchè se la decisione è davvero basata su una garanzia verbale allora la signora dovrebbe essere internata per demenza.
 Mentre vado di nuovo a vomitare dal disgusto, lascio la parola a Youp: “[Rutte] non vuole uscire dalle grazie di Obama. La foto in cornice di Mark alla Casa Bianca col negro deve andare a stare sul tavolo da caffè di sua madre. Non c’è altra ragione. Mark era a tavola con mamma a mangiare lo stufato con le patate quando Jolande gli ha telefonato. Mark ha visto la cornice vuota sul tavolo da caffè e ha promesso a Jolande tutto quello che voleva. Hans en Uri [ministri del governo, noti pupazzi di Rutte] se ne sarebbero fatti carico. Mark vuole tanto bene alla sua mamma e per amore materno posson ben morire un po’ di ragazzi e ragazze olandesi [...] Meglio in Afghanistan che in Italia: lì non fai in tempo a girarti che finisci a letto con Berlusconi. C’è già quella foto sul tavolo di mamma Rutte? Mark e Silvio? Foto in cornice, per questo muoiono i ragazzi al fronte. Niente di più.”
Di paola (del 02/02/2011 @ 19:09:18, in diario, linkato 259 volte)
Ebbene, siamo approdati in quella parte dell’anno in cui ci è lecito insanire, come dicevano i nostri nobili antenati che in quanto a orge non si sono fatti mai mancare nulla. E visto che in Italia insanite già da mo’ e non avete bisogno di rinforzi, vi intrattengo con le nostre licenziosità da educande, ovvero con l’umorismo da terza media che caratterizza da sempre il carnevale in Brabante e da cui il Limburgo si dissocia (lo dico onde evitare telefonate in trasmissione da parte del Principe del Carnevale Limburghese). L’anno scorso vi avevo fatto partecipi dello scandalo attorno alla canzone ‘ Zachte G, harde L’, un testo poco più allusivo del clarinetto di Arbore (inteso come canzone). Quest’anno lo scandalo riguarda la canzonetta dei Pikantos, che altro non è che una cover dell’omologa hit del 1970 ad opera di un tal Peter Muller, editore di riviste che oggi verrebbero definite soft porn, che manco è su Wikipedia ma ci arriverà ben presto se la sua canzone diventerà la carnavalshit n°1 come tutti si aspettano.
 A differenza di ‘Zachte G, harde L’, questa canzone di allusivo non ha nulla. Il testo recita: “Manus (lat.), tira fuori il dito dal mio anus (lat.): non fare pazzie, non fare l’animale! Se non togli subito quella zampa ti becchi una sberla.” Insomma, in questo caso la parte del corpo in questione viene nominata per intero e prevedibilmente questo è stato sufficiente a destare lo scandalo dei conduttori di radio Oost (emittente della locale bible belt) e TV Oranje (idem) al punto da vietare la trasmissione della canzone, fornendole quindi un’immediata quanto spropositata pubblicità gratuita: i bambini a scuola di Matteo la cantano già e manca ancora un mese a carnevale. Ma una censura non fa piacere a nessuno e i Pikantos si sono giustamente risentiti facendo presente che nella top 40 nazionale ci sono almeno quattro canzoni americane il cui testo (o titolo) prevede la parola ‘fuck’ e nessuno le ha mai censurate, molto probabilmente perchè per la provinciale e ipocrita morale olandese una parolaccia in inglese non la capisce nessuno. Come vedete anche gli olandesi sono maestri nel trovare peli negli occhi altrui ed ignorare le travi nei loro e, come il colonnello Buttiglione di nostalgica memoria non si arrendeva nemmeno di fronte all’evidenza, gli olandesi non si arrendono nemmeno di fronte alla logica stringente.
I Pikantos hanno fatto anche giustamente presente che ‘ano’ non è una parolaccia e che volendo si sarebbe potuto fare di peggio, giacchè il vocabolario olandese prevede almeno due sinonimi più volgari. E allora si deve concludere che la censura non è arrivata tanto a causa della parola in questione, bensì del contesto in cui viene adoperata e qui effettivamente c’è poco da obiettare perchè il testo è centrato - in modo fine ed educato, che nulla ha di impertinente o volgare - sui piaceri del sesso anale che, pur praticato anche dal coro delle vergini dai candidi manti di goliardica memoria, è tutt’ora un tabù in Olanda e fino a pochi mesi fa lo sarebbe stato anche in Italia. Non è un caso che Edwin Evers, il DJ più pagato d’Olanda e non certo un un fine intellettuale, abbia commentato: “Ma in Italia la conoscono già questa canzone?” e con questo se ancora aveste avuto un residuo dubbio sulla nostra immagine all’estero ve lo siete tolti. Ad ogni modo, i Pikantos si sono piegati alle esigenze mediatiche e hanno prontamente messo i mutandoni al testo, pubblicando una versione dove i piaceri anali sono ridotti al minimo indispensabile per far tornare la metrica e così farsi trasmettere anche in fascia protetta (che qui non esiste perchè non ce n’è bisogno: gli olandesi si autoregolano benissimo da soli). La potete ascoltare qui e giacchè questo blog vanta almeno due lettori olandesi e un discreto numero di bilingui lascio a loro giudicare il grado di volgarità del testo. Alaaf!
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