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 ego... di paola
 
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Nemmeno il calvinismo più rigoroso può cambiare la natura maschile. Gli uomini olandesi saranno anche due release sopra gli italiani, ma non c'è verso di fargli capire che i vestiti sporchi non volano da soli nella cesta della biancheria.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 31/12/2010 @ 15:13:19, in diario, linkato 2357 volte)
Non so da voi, ma qui ogni anno passato il 25 dicembre comincia l’inevitabile retrospettiva sull’anno non ancora finito ma già dato per trascorso. Su tutti i giornali appaiono liste di eventi cruciali nel mondo dello sport, spettacolo costume economia e politica nonchè mefitiche classifiche dei top e dei flop. E poi c’è la Top 2000 di Radio2, ovvero la classifica dei migliori brani musicali di tutti i tempi. Funziona così: gli ascoltatori di Radio2 (quindi per definizione non rappresentativi dell’olandese medio) votano il loro brano preferito da una lista preconfezionata (quindi per definizione soggettiva) e Radio2 manda in onda tutta la classifica non-stop a partire dal 27 dicembre, finendo esattamente a mezzanotte del 31 dicembre con la numero 1 di tutti i tempi, ovvero Bohemian Rapsody dei Queen. Come faccio a saperlo? Perchè da quando sono qui - ormai 10 anni - la top 5 della Top 2000 di Radio2 è sempre la stessa: Bohemian Rhapsody, Hotel California, una canzone qualunque di Boudewijn de Groot (artista locale), Stairway to Heaven, Wish you Were Here. Mi dicono dalla regia che quest’anno Hotel California è al primo posto e Bohemian Rhapsody è calata al numero 2: colpo di scena! Poi, scorrendo la top 10 notiamo ben 2 canzoni dei Coldplay, segno che quest’anno sono state ammesse anche hits del XXI secolo, probabilmente a seguito dell’osservazione di qualche giornalista che la Top 2000 si sarebbe potuta tranquillamente chiamare Tot 2000 (fino al duemila).
 
La Top 2000 è il programma radiofonico più ascoltato e anche più criticato dell’anno. Se ne comincia a parlare ancora con la bocca piena di kerststol (versione locale del panettone con ripieno di marzapane) ed è l’argomento principe del cenone di San Silvestro, tanto che mi chiedo se non sia stata inventata apposta per dare un argomento di conversazione a questo popolo notoriamente poco conviviale, costretto dalla tradizione a ritrovarsi per mangiare insieme le oliebollen (frittelle) e poi trovare qualcosa di cui parlare fino a mezzanotte, quando i tradizionali quanto assordanti botti di capodanno mettono definitivamente a tacere tutte le conversazioni. Sarà per questo che l’olandese medio compera più botti e fuochi d’artificio dei napoletani, così da limitare il dovere della conversazione al minimo: la Top 2000, appunto.
 
Non è chiaro perchè questo innocente passatempo di Radio2 sia assurto a tanta immeritata gloria, in fin dei conti ogni radio organizza la stessissima classifica ogni anno e quindi ognuno può scegliere quella che meglio corrisponde al suo gusto musicale. Radio2 non è e non vuole nemmeno essere rappresentativa dell’Olanda in quanto il profilo dei suoi ascoltatori è molto maschile, molto anziano e poco istruito. Con queste premesse non ci si può ogni anno stupire che Abba, Beatles, Bee Gees, Billy Holiday, Cliff Richard, Commodores, Credence Clearwater Revival, David Bowie, Deep Purple, Doors, i già citati Eagles, Elvis Presely, Fleetwood Mac, Pink Floyd, Queen e Rolling Stones siano presenti con decine di hits, mentre non ce ne sia nemmeno una dei Basement jaxx, dei Chemical Brothers, dei Groove Armada, di Faithless o degli Orbital: è già tanto che ci siano in classifica Madonna, Michael Jackson e gli U2, oltre ai sopracitati Coldplay.
 
Francamente sarebbe bello che a qualcuno venisse in mente di organizzare la top 2000 dei brani migliori dell’anno in corso, così ascolteremmo qualcosa di diverso, ma mi rendo conto che non avrebbe nemmeno una frazione del successo della Top 2000 originale: vi sfido a citare anche solo 10 brani usciti quest’anno e Lady Gaga vale solo per uno.
 
Invece Radio3 ha organizzato una classifica in cui vince il brano che riceve più soldi dagli ascoltatori, le donazioni andranno in beneficienza e questo è il risultato aggiornato alle 15.05 di oggi: nº1 Martin Solveig & Dragonette con HELLO!, nº 2 Adele con Rolling in Deep e nº3 gli immancabili Coldplay, però almeno con la hit di quest’anno. Molto interessante: a quanto pare nessuno è più disposto a pagare per ascoltare i Queen e gli Eagles mentre per ballare l’ultima hit dance sì.
 
Buon 2011.
 
Di paola (del 21/12/2010 @ 18:46:32, in diario, linkato 1089 volte)
Alla faccia del global warming, qui dal 1 dicembre nevica a raffiche e le temperature si mantengono costantemente sotto lo zero per la gioia di tutti i pattinatori in erba che già parlano di Elfstedentocht a febbraio (Teso, prendi nota!). Io sono molto meno entusiasta in quanto mi tocca prendere l’intercity per Amsterdam e ritorno almeno due volte la settimana ed è noto che NS e ProRail – il gatto e la volpe dei trasporti ferroviari olandesi - al primo fiocco di neve danno forfait. Dopo la debacle dell’anno scorso l’NS ha rinnovato il parco treni e ProRail ha modernizzato gli scambi per rendeli winterklaar, fantastico neologismo che sta per ‘adeguati alle temperature invernali’. Inoltre, l’NS ha predisposto un piano di emergenza per far viaggiare i treni anche durante le tempeste di neve, piano che è stato testato una lontana domenica di ottobre con 20° e che già in quelle condizioni si è dimostrato ampiamente inadeguato. Non sorpende nessuno (ma fa incazzare tutti) che alla prima nevicata sia andato di nuovo tutto in tilt e da allora continua ad andare tutto sempre più storto: treni che non partono, porte che non si aprono, scambi che non funzionano, black out continui sulle linee elettriche. Ma quello che fa incazzare di più è che l’NS ha speso una milionata di euro in una campagna pubblicitaria intitolata Winterklaar, il cui compito era quello di informare il pubblico delle iniziative prese per evitare il ripetersi dell’emergenza dell’anno scorso. Cosicchè ora tutti sono perfettamente al corrente dell’inefficienza delle misure prese e dello spreco di denaro pubblico.
Intediamoci, sono arrivata in ufficio ogni mattina e sono anche tornata a casa ogni sera, il che è già più di quello che possono dire gli automobilisti in coda sulle autostrade. Ci ho solo messo in media 45 minuti in più del solito perchè la metà dei treni non viaggia e il resto viaggia con ritardi fissi di un quarto d’ora se va bene. La stazione di Utrecht sembra quella di Atlanta durante la guerra civile, con file interminabili per il caffè (gentilmente offerto come compensazione per i disagi) e frotte di viaggiatori intirizziti sotto un tabellone sempre più vuoto e annunci dall’altoparlante sempre più contraddittori. Il miglioramento rispetto all’anno scorso è impercettibile, la campagna pubblicitaria è stata sospesa e l’opinione pubblica chiede la testa del direttore di ProRail. Eroici impiegati NS si affannano a dirigere la folla ai binari dove si spera che prima o poi un treno parta ma anche loro come noi consultano febbrilmente le informazioni via internet, a loro volta sempre meno attendibili. Come al solito, gli unici a far festa sono i providers di telefonia mobile, che in Olanda vuol dire anche WIFI e meno male che ho il contratto flat.
Quello che mi fa incazzare maggiormente è la cosiddetta poldermentaliteit, ovvero l’atteggiamento-standard olandese, capace solo di puntare il dito accusatore e indignarsi per poi non fare assolutamente niente per risolvere la causa dell’indignazione. Voglio dire, una volta constatato che le misure prese sono inadeguate, che facciamo? Un bel niente, un beato cazzo, un’amata minchia. Non c’è uno straccio di ministro o sottosegretario ai trasporti che si degni di aprire un’inchiesta, licenziare la direzione di ProRail, chiamare rinforzi, stanziare fondi. Niente! A quanto pare ci sono cose più importanti sull’agenda di Rutte&C, tra le quali l’innalzamento dei limiti di velocità sulle autostrade a 130 km, l’aumento dell’IVA sulle opere d’arte e i tagli ai finanziamenti dell’istruzione pubblica. Del piano di Eurlings sull’evoluzione dei trasporti pubblici non parla più nessuno, come se non fosse mai esistito: zand erover (insabbiamo). E vi ricordo che qui si paga la bellezza di 15.80 euro in 2° classe per la tratta Nijmegen-Amsterdam, 30.20 euro il biglietto A/R e 360 euro per l’abbonamento mensile. Per questa cifra ho tutti i diritti di pretendere un servizio migliore, anche sotto la neve.
 
Di paola (del 10/12/2010 @ 19:13:25, in diario, linkato 1088 volte)
Essere stata adolescente negli anni di piombo ha anche avuto i suoi vantaggi. Nel ’77 il movimento femminista aveva già fatto il grosso del lavoro per cui ho schivato l’imbarazzo inenarrabile dei gruppi di autocoscienza e della bruciatura pubblica dei reggiseni pur approfittando largamente della libertà sessuale pre-AIDS e della confusione dei maschietti sul loro ruolo istituzionale. Di conseguenza ho sempre dato per scontate una marea di cose che scontate non sono e con questa provvidenziale ignoranza ho iniziato molto presto la scalata alla vetta in un mondo popolato esclusivamente da dirigenti maschi ultracinquantenni e assistenti / segretarie ventenni che venivano prontamente convertite in casalinghe con l’inserimento della fede nuziale. Anche sul lavoro ho potuto quindi approfittare largamente dell’incredulità dei maschi dirigenti che non potevano nemmeno concepire l’esistenza di una donna per la quale la carriera veniva prima della famiglia e sopratutto, nelle immortali parole di Dorothy Parker e Ginger Rogers, lavorare il doppio degli uomini per essere considerata la metà, fortunatamente, non è difficile. Soprattutto, aggiungo io, se sei stata abituata fin da piccola a prendere i maschi a calci nelle palle per far valere i tuoi diritti.
Ma perfino in queste rosee condizioni, appena ho visto il doppio cerchio rosa sullo stick del Predictor ho subito desiderato con tutte le mie forze che il gamberetto annidato nel mio utero fosse un maschio. Perchè parlamoci chiaro, i diritti conquistati dalle donne occidentali nel corso del XX secolo sono precari quanto un fiore nel deserto: basta un niente per farci ripiombare nelle condizioni di schiave che ci è propria dalla rivoluzione agricola del 4000 a.C.
Non mi preoccupa solo l’islamizzazione dell’occidente, che pure è stata preconizzata da Margaret Atwood in tempi non sospetti nell’agghiacciante The handmaid’s tale, un libro che ogni donna sopra i 14 anni dovrebbe aver letto insieme al bellissimo Dalla parte delle bambine di Elena Giannini Belotti, attualissimo nonostante sia stato scritto quasi 40 anni fa. Mi preoccupa molto ma molto di più la subdola omologazione recentemente denominata Sindrome della Principessa nell’inquietante opera di Peggy Orenstein, Cinderella ate my daughter, per cui oggigiorno ogni fabbricante di giocattoli, vestiti e accessori per bambini si sente in dovere di sviluppare una linea di prodotti specifica per bambine, inevitabilmente rosa e in tema principesse delle fiabe. Secondo la Orenstein, Disney sarebbe il maggiore colpevole di questo deplorevole stato di cose con il merchandising sfrenato delle ‘Principesse  Disney’ (25mila articoli per un fatturato di 3 miliardi di euro all'anno) ovvero tutti i personaggi femminili dei suoi lungometraggi animati, da Ariel a Tiana passando per Belle, Biancaneve, Cenerentola e Jasmine, con cui ha lavato il cervello della generazione femminile del nuovo millennio. Io non so esattamente come stanno le cose ma da quando son madre mi colpisce l’uniformità cromatica delle bambine che vedo in giro: tutte vestite di rosa, con biciclette, cartelle, matite e quaderni rosa. Nei reparti abbigliamento dei grandi magazzini il rosa in tutte le sue sfumature è il colore dominante tanto è vero che per trovare un vestitino per la mia nipote treenne che - per ora - detesta il rosa (e speriamo continui così) ho dovuto sudare sette camicie. E che dire poi dei giocattoli unisex per eccellenza, Lego e Playmobil, che ora producono linee rosa specifiche per bimbe in cui troneggiano le solite principesse, sirenette, mammine e donnine di casa? Come se non bastassero le miriadi di bambole stile Cicciobello e Barbie che da almeno cinquant’anni hanno il compito di promuovere i due ruoli femminili per eccellenza: madre e concubina, dedita alla cura dei figli e obbligata a farsi bella per il marito che verrà. In periodo pre-Sinterklaas sono stata sottoposta al martellamento pubblicitario dei giocattolai e posso confermare che il 100% degli spots è rigorosamente sessista: i maschietti giocano con pistole, navi spaziali, meccano, costruzioni e un sacco di altra roba molto avventurosa e divertente, le femminucce invece giocano con le bambole soprascritte a fare la mamma, o fanno tortine con fornetti e pongo, o si conciano come baldracche con l’apposito make-up puberale e sfoggiano scarpine, borsette e braccialetti rosa pieni di lustrini: praticamente già pronte per il marciapiede.
Non vi dico poi il mio sgomento nel leggere uno dei giornalini per bambine prescolari (si trattava proprio di Disney Princesses ora che ci penso) le cui eroine erano solo ed esclusivamente impegnate nel comperare vestiti e organizzare feste danzanti, come se queste fossero le uniche attività consone ad una aspirante principessa. Sono rimasta talmente scioccata da quella lettura che da allora in poi ho subdolamente dirottato gli interessi di mio figlio su pirati e cavalieri, poi la scuola ha fatto il resto ed ora ho la casa allegramente piena di pistole nerf, navi spaziali, navi pirata, power miners e pokemon. Matteo soddisfa il suo lato femminile dormendo circondato da una decina di pelouches tra cui un serpente,  R2D2 e un dinosauro, e andando alle feste di compleanno delle sue compagne di classe: va bene così.
Le madri delle neo-principesse rosa non sembrano preoccuparsi, anzi, posso citare almeno due esempi di criminali che incoraggiano le figlie a sviluppare un tipo di femminilità meretricia a colpi di lustrini, make-up, tinte per capelli e minigonne a partire dalla quarta elementare. Sarò retrofemminista ma secondo me la colpa non è di Disney, ma delle madri della nostra generazione se le conquiste delle suffragette sono destinate a naufragare con la prossima generazione.
Perchè come diceva Margaret Atwood, per la prossima generazione sarà normale essere rinchiuse in ginecei tra donne velate di bianco e non avere alcun diritto se non quello di essere impregnate da un uomo che non ti sei scelta tu. E’ già normale oggi per due terzi dell’umanità femminile. Pensiamoci bene prima di comperare il prossimo regalo per la figlia dell’amica o per la compagna di classe dei nostri bimbi.
 
Di paola (del 05/12/2010 @ 11:45:44, in diario, linkato 1007 volte)
Rieccoci di nuovo all’evento più emozionante dell’anno: il compleanno di San Nicola, familiarmente conosciuto da grandi e piccini come Sinterklaas. Sarà molto probabilmente l’ultimo anno che vivremo la magia di questo evento: Matteo ha ormai otto anni e l’anno prossimo, volente o nolente, dovrà fare i conti con l’amara realtà. Il programma della quarta elementare dà per scontato che i bimbi siano stati edotti sull’identità di Sinterklaas e partecipino alla versione adulta della festività, che prevede poesie in rima baciata e piccoli regali simbolici per i loro amici del cuore. Ci godiamo quindi gli ultimi attimi di magia e di ansia, dove l’ansia supera largamente la magia in quanto a otto anni l’ingranaggio della razionalità gira già a pieno ritmo. Matteo ha sgamato che la storia del camino non sta in piedi, essendo noi - come tutti - sprovvisti del suddetto e ha rivolto un’interpellanza al Sint per sapere come fanno gli Zwarte Pieten ad entrare in casa. Il vikingo se l’è cavata con una sibillina risposta in calligrafia ornata che ha quantomeno avuto il risultato di far restare a bocca aperta il pargolo. Il quale ha sgamato anche l’impossibilità dell’ubiquità del Sint e per ora si accontenta della spiegazione-standard che il Sint assolda un nutrito esercito di aiutanti che agiscono in suo nome e conto. La sua fede ha vacillato anche quando ha ricevuto in regalo il sesto libro di Capitan Fox e ha esclamato pieno di sospettosa incredulità “ma come fa Sinterklaas a sapere che mi mancava proprio il sesto libro? E in italiano anche?”, accogliendo le nostre dichiarazioni sulla sua onniscienza con una buona dose di scetticismo. Ma, come dicono gli psicologi infantili, conviene mantenere la sospensione d´incredulità se il risultato è una pioggia di regali: per questo tutti i bambini si aggrappano alla magia contro ogni logica, piccoli opportunisti che non sono altro.
 
Nel mondo degli adulti la follia non è da meno: ho appena appreso l´esistenza dell´associazione amici di Sinterklaas, il cui compito è di vigilare sul corretto svolgimento delle operazioni connesse all´evento, che spaziano dall´ubiquità (proibito organizzare processioni con il Sint nel giorno dell´intocht ufficiale) al corretto abbigliamento, la lunghezza della staffa e della barba, per finire alla quantità di volte che le scarpe possono essere esposte. Ho quindi preso coscienza di essere in difetto in quanto secondo l´associazione nessun adulto può esporre scarpe, mannaggia! Ieri sera poi, l´attore che interpreta Sinterklaas nelle cerimonie ufficiali era ospite del varietà del sabato sera “Ik hou van Holland” (Amo l´Olanda): un gioco a squadre in cui vince chi ha la maggiore conoscenza della storia e delle tradizioni olandesi. La puntata di ieri era ovviamente in tema Sinterklaas e sono rimasta affascinata dalla deferenza con cui tutti, dalla conduttrice al pubblico, interagivano con il personaggio. Era molto più che semplice recitazione: si vedeva che nel profondo dei loro cuori tutti volevano credere di essere davvero in presenza di Sinterklaas come quando erano bambini.
 
Per finire in bellezza, l’evento è stato accompagnato da abbondanti nevicate come tradizione vuole, cosicchè abbiamo tutti potuto accompagnare i nostri figli a scuola in slitta come ai bei vecchi tempi che io non conosco e di cui francamente farei volentieri a meno. Memore delle disavventure dell’anno scorso ho fatto installare per tempo pneumatici invernali e ho quindi potuto fare le compere senza troppi problemi, ma questo non toglie che andare in giro a -5° con fiocchi di neve sparati dal vento di tramontana che ti arrivano in faccia come proiettili non rientri nella top 10 delle mie attività preferite. La sempre divertente NS ha dichiarato di essere pronta alle temperature siderali con un rinnovato parco treni e scambi riscaldati ma ha tralasciato un paio di misure di sicurezza collaterali per cui settimana scorsa tutto il traffico ferroviario intorno a Utrecht è rimasto bloccato per quasi due giorni a causa dell’incendio scoppiato in una centralina e prontamente spento con acqua. Inutile dire che alla prima nevicata le autostrade si sono prontamente ingorgate e come ogni anno i quotidiani hanno potuto titolare che si era verificata la coda più lunga di tutti i tempi sull’A2. Son belle tradizioni anche queste.
 
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