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 ego... di paola
 
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In equilibrio su un filo di seta è una storia di donne. Donne che non cercano guai ma che ne trovano a pacchi. Donne in cerca di se stesse e di un significato per la loro vita sempre più vuota e allo stesso tempo sempre più frenetica. Donne idealiste, donne materialiste, madonne, angeli, streghe e puttane.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 20/11/2010 @ 17:02:11, in diario, linkato 882 volte)
Idea lodevolissima di Fazio-Saviano: cercare di spiegare un fenomeno complesso in un semplice elenco. Non potevo esimermi dal copiare, quindi ho compilato anch’io un paio di elenchi utili a mettere in luce la vita di una famiglia olandese media.
 
1)    Elenco dei ricavi e delle spese fisse mensili
Stipendio minimo (40 ore/settimana) per impiegati di 23 anni e oltre: 1.416 euro
Trattenuta (IRPEF) sullo stipendio minimo: 34%
Trattenuta (IRPEF) su stipendio tra 1.416 e 4.350 euro: 42%
Trattenuta (IRPEF) massima (oltre 4.350 euro mensili): 52%
Trattenuta massima per pensione d’anzianità (obbligatoria): 162 euro
Assicurazione medica di base (obbligatoria): 104 euro
Assicurazione medica integrativa (facoltativa): 130 euro
Costo asilo nido per 40 ore settimanali: 667 euro
Canone TV: 17 euro
Abbonamento telefono: 50 euro
Abbonamento adsl broadband flat: 30 euro
Gas/riscaldamento/elettricità: 120 euro
Acqua potabile: 20 euro
Tasse comunali: 70 euro
Assicurazione casa+auto: 130 euro
Abbonamento treno 2° classe tratta Nijmegen-Amsterdam (125 km): 360 euro
 
2)    Lista della spesa
Patate, al chilo
1.70 euro
Pomodori olandesi, al chilo
1.40 euro
Cavolfiore, al pezzo
1.70 euro
Insalata iceberg, al cespo
1.30 euro
Mandarini, al chilo
2.00 euro
Banane, al chilo
2.30 euro
Mele Braebrun, al chilo
2.00 euro
Macinata di manzo per polpette/ragù, al chilo
4.30 euro
Petto di pollo, al chilo
8.00 euro
Bistecca di manzo, al chilo
15.00 euro
Prosciutto cotto 100 gr
1.08 euro
Prosciutto crudo di Parma 100 gr
4.80 euro
Formaggio Gouda giovane, al chilo
7.90 euro
Latte parz. Scremato, 1 litro
0.75 euro
Yoghurt parz. Scremato, 1 litro
1.10 euro
Burro, 250 gr
1.23 euro
Margarina, 250 gr
0.50 euro
Pane bianco comune, al chilo
1.30 euro
Olio extravergine oliva, 1 litro
4.90 euro
Acqua minerale naturale, 1,5 litri
0.60 euro
Coca-Cola, 1,5 litri
1.50 euro
Costo di questa spesa: 46 euro (con quantità preporzionate)
 
Spero che con questo vi rendiate conto che anche in Olanda nessuno ce la fa a tirare la fine del mese con lo stipendio minimo senza economie rigidissime, casa e asilo nido sovvenzionato e a cena polpette e patate con la margarina.
Se invece hai la fortuna di guadagnare più del minimo vieni tassato tra il 42% e il 52% e ti puoi tranquillamente scordare qualunque tipo di sovvenzione, per cui la classe media non se la passa molto meglio della classe operaia. Inoltre tendo a precisare che l’assicurazione medica integrativa non vuol dire come in Italia che puoi saltare la mutua e andare direttamente dagli specialisti di tua scelta. Vuol solo dire che l’assicurazione ti rimborsa le spese specialistiche approvate dal medico della mutua. Il modello della sanità olandese è infatti sempre più tragicamente simile al modello americano: il medico della mutua è diventato un lacchè delle assicurazioni con la funzione di impedire l’accesso alle prestazioni sanitarie specialistiche e alle medicine più costose, i medici specialisti operano esclusivamente in strutture ospedaliere statali e le cliniche private sono in mano a gente senza scrupoli e di dubbia professionalità.
 
In compenso l’ADSL broadband è alla portata di tutti e non è un caso che l’Olanda abbia il più alto numero di VOIP, senza contare che adesso, con i pacchetti integrati TV+telefono+internet, i costi telefonici si sono ulteriormente abbattuti.
 
Di paola (del 07/11/2010 @ 13:00:08, in diario, linkato 4035 volte)
Ogni tanto ci sono anche notizie positive, di cui secondo me abbiamo molto bisogno, per cui oggi vi parlo della rivolta contro la T-mobile e gli altri operatori di telefonia e telematica cominciata un paio di settimane fa quando Youp van ‘t Hek, un noto e discusso comico locale che fra le altre cose scrive una colonna sull’NRC Handelsblatt, ha raccontato le disavventure burocratiche di suo figlio con la T-Mobile - roba da far impallidire Kafka - e ha espresso il suo enorme sdegno per come sono finite le cose. Il nostro, dopo due mesi di inutili quanto costose telefonate e lettere per cercare di far valere i suoi diritti, ha tweetato la sua frustrazione. I suoi 40mila e passa followers hanno reagito come un sol uomo simpatizzando e raccontando casi analoghi o ben peggiori e mezz’ora dopo il tweet il nostro ha ricevuto una telefonata dal direttore della T-Mobile in persona che ha espresso le sue profonde scuse per il deplorevole decorso della pratica e stante pede gliel’ha risolta, tanto che appena il figlio si è ripresentato al negozio che per due mesi lo aveva vessato erano tutti sull’attenti e si sono prostrati ai suoi piedi oltre che dargli il servizio richiesto.
 
E qui arriva la sorpresa. Youp, invece che congratularsi con se stesso per la buona riuscita della cosa, ha scritto una colonna di denuncia perchè – attenzione! - non trova giusto che solo perchè lui ha 40mila e passa seguaci su twitter il suo problema venga risolto dal direttore della T-Mobile in persona mentre gli altri 40mila meno fortunati sono ancora alle prese con la burocrazia intollerabile dei gestori telematici. Coerentemente, si è autonominato portavoce del malcontento generale per il (mal)servizio clienti delle ditte incriminate - al primo posto ovviamente la T-Mobile - e sta da allora conducendo un’infuocata campagna di protesta civica, supportato dall’NRC con il quale ha aperto uno sportello telematico a cui i clienti si possono rivolgere, con lo scopo di fare pressione sulle ditte in questione affinchè diano il servizio promesso. Ieri è uscita un’altra colonna che attacca il sistema delle interminabili attese telefoniche dei servizi clienti e traccia paralleli tra i bonus dei dirigenti e il costo di queste attese, invariabilmente a carico dell’utente.
 
Giornalisti e opinionisti si sono nel frattempo affrettati a schierarsi contro Youp, accusandolo di facile demagogia e tracciando paralleli non solo tra lui e Wilders (!) ma soprattutto tra l’azione intrapresa e la vendita dei biglietti del suo imminente spettacolo. Io la chiamo invidia nera.
 
Youp é già ingiustamente famoso per aver contribuito al fallimento della birra analcolica Buckler, lanciata da Heineken all’inizio degli anni novanta del secolo scorso. A quanto pare avrebbe dichiarato durante il suo discorso di San Silvestro, seguito dalla maggioranza degli spettatori TV, che la Buckler è imbevibile e che se la bevi sei un idiota o qualcosa di simile. Si narra che a seguito di questa dichiarazione non si sia venduta più una bottiglia di Buckler in tutta Olanda e questo dimostra la stupidità di giornalisti e opinionisti (olandesi) giacchè il lancio della Buckler è fallito in tutta Europa, dove Youp manco è conosciuto di nome, semplicemente perchè è una brodaglia imbevibile. Sembra che perfino Freddy Heineken la pensasse a questo modo, il che non gli ha impedito di produrla e lanciarla e con questo ho detto tutto quello che penso degli industriali (olandesi).
 
Magari bastasse una colonna sull’NRC o un tweet per far fallire la T-Mobile! E’evidente che Youp ha semplicemente toccato un nervo scoperto esprimendo il malcontento di decine di migliaia di consumatori quotidianamente vessati dai servizi clienti dei providers telematici. E se il suo intervento contribuisce al miglioramento dei suddetti servizi clienti, ben venga! Io per esempio devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa dall’efficienza della Vodafone nel gestire una pratica che avevo in corso proprio nella settimana dopo la pubblicazione della colonna di Youp sulla T-Mobile. Devo ringraziare Youp? Oppure semplicemente constatare che in sedici anni di servizio non ho mai avuto problemi con la Vodafone ed è per questo che mi rifiuto di cambiare provider. Alzi la mano chi ha esperienze contrarie, anzi no, mandi un tweet.
 
Di paola (del 04/11/2010 @ 13:28:44, in diario, linkato 1049 volte)
I miei lettori più fedeli ricorderanno il mio sgomento otto anni fa nell’apprendere che per tutto il tempo della mia gravidanza non sarei stata seguita da un ginecologo ma da una levatrice e che i protocolli olandesi prevedevano 1 sola ecografia alla 12° settimana e parto in casa fai-da-te. Vi riporto alla serie di articoli del 2002 per gli approfondimenti. In sostanza l’Olanda si è ostinata a rimanere l’unico paese occidentale dove la gravidanza viene trattata come un normale lavoro domestico e tenuta rigidamente fuori dal circuito ospedaliero, adducendo la discutibile ragione che la gravidanza non è una malattia da curare e il parto non è un’intervento chirurgico.
A nulla sono valse le mie proteste e perfino la mia richiesta di avere un parto assistito in ospedale è stata accolta con fredda indifferenza e annotata come uno scompenso ormonale. Fortunatamente Matteo si è rifiutato di uscire finchè non fossi stata portata in ospedale e, passate le due settimane di protocollo dopo la data presunta del lieto evento, settimane in cui la levatrice ha tentato tutti i rimedi conosciuti alla scienza ostetrica compresa una tremenda manipolazione del collo dell’utero che mi ha lasciato senza fiato e piena di vergogna, la mia pratica è stata trasferita all’ospedale locale e da quel momento ho visto solo infermiere, ginecologi, pediatri e anestesisti. Fortunatamente, perchè anche così ci ho messo 3 giorni e abbiamo rischiato di lasciarci le penne in due (l’apgar di Matteo era 6, non so se mi spiego). Non oso pensare che cosa sarebbe successo se mi si fossero rotte le acque nei tempi regolari. La disumana pratica olandese infatti prevede che, in caso di complicazioni durante il parto in casa, la levatrice ha la facoltà di far intervenire le strutture sanitarie, il che vuol dire che fa una telefonata al reparto maternità dell’ospedale, carica la puerpera in macchina e la porta in sala parto dove teoricamente tutto il personale dovrebbe stare sull’attenti e pronto all’azione. Vi lascio visualizzare la scena. Mentre le madri si riprendono, spiego a maschietti e nullipare che durante un parto il dolore delle contrazioni è insopportabile e l’idea di camminare, magari scendere le scale, sedersi in macchina, viaggiare per un quarto d’ora sedute e rifare tutto alla rovescia prima di arrivare in sala parto equivale a farsi mettere una morsa attorno agli organi genitali e stringere. La favoletta che il personale ospedialiero sia poi sempre a disposizione delle telefonate delle levatrici non la crederebbe nemmeno un bambino di tre anni.
Il fatto che per secoli le donne siano state costrette a partorire senza supporto medico non vuol dire che questo sia giusto, ne’ che le donne siano favorevoli alla pratica. Se poi aggiungiamo che l’età media di una donna occidentale primipara nell’ultimo secolo si è rapidamente alzata, tanto che solo un secolo fa era ancora attorno ai vent’anni ed ora è largamente sopra i trenta, dovrebbe essere chiaro anche ai più ottusi che ogni donna ha diritto all’assistenza medica in strutture igieniche, sterili e preposte al trattamento di ogni possibile emergenza, senza contare il diritto al parto indolore. Infatti il resto del mondo occidentale è arrivato a questa conclusione già cinquanta anni fa. Gli olandesi no. Gli olandesi sostengono caparbiamente che il loro sistema offre migliori garanzie per puerpera e neonato (!) quando invece è chiarissimo che si tratta solo di bieco conto economico pienamente in linea con la spilorceria locale: una levatrice costa la metà di un ginecologo e l’assicurazione medica se la cava con l’invio di un pacco-parto-fai-da-te contenente (giuro) due guanti di gomma, un lenzuolo di plastica, un pacco di garze, una molletta taglia cordone ombelicale e tanti auguri; una sala parto corredata di personale medico costava nel 2002 più di 2000 euro al giorno. Lo so perchè ho visto il conto che l’ospedale ha mandato alla mia assicurazione.
E finchè tutto va bene nessuno può lamentarsi. Peccato che non va per niente bene. L’anno scorso è uscita una classifica delle morti neonatali in Europa e l’Olanda è al primo posto! La mortalità neonatale olandese è – tenetevi forte – 1%. Non 1 per mille, no. In Olanda un bambino ogni cento muore alla nascita durante o immediatamente dopo il parto.
La pubblicazione di questi dati è stata uno shock salutare per il sistema ed è subito partita un’interrogazione parlamentare con l’obiettivo di mettere in luce la causa di tale scandalo. Non sorprendentemente il sistema delle levatrici è stato messo in discussione e non ve la voglio fare lunga ma sul giornale di ieri troneggiava in prima pagina la notizia che una ricerca governativa ha dimostrato al di là di ogni possibile dubbio che la causa primaria delle morti infantili in Olanda sono le complicazioni durante il parto in casa. Le levatrici ovviamente si difendono dando la colpa ai medici ospedalieri che “sottovalutano la gravità della situazione d’emergenza” delle donne da loro portate in ospedale. Ma certo! Quando arriva al reparto maternità una donna con 8 cm di dilatazione e un feto con il cordone ombelicale intorno al collo che è stato sballottato per mezz’ora su e giù per scale, auto e strade, c’è poco da valutare. Io spero seriamente che a questo punto l’ordine dei ginecologi appenda metaforicamente queste maledette ciarlatane per i piedi e le frusti fino a che non chiedono pietà. La galera ci vuole per queste criminali e sono anche per il ripristino del rogo, se necessario.
La nascita di un bambino è sempre un miracolo, in Olanda lo è 100 volte di più. Vado ad accendere un cero alla madonna.
 
Di paola (del 03/11/2010 @ 19:34:27, in diario, linkato 4561 volte)
Quando sono emigrata, nell’ormai lontano dicembre 2000, ho portato con me alcune abitudini milanesi per le quali sono stata lungamente sbeffeggiata. La mia smart è stata fonte di commenti di livello paragonabile alle battute dei ragazzini delle medie e un collega - ora direttore marketing di una prestigiosa casa editrice - mi ha chiesto se andava a pedali o se il motore era azionato da gnomi. Ovviamente oggigiorno le smart sono un normalissimo mezzo di locomozione e nessuno fa più una piega, anzi, sono perfino iconizzate nel bestseller The Undutchables come la quintessenza dell’olandesità sparagnina. Qui potrei aprire una bella polemica sul gretto provincialismo degli olandesi, ma non sono Sgarbi e vi risparmio.
 
Il mio Nokia 8210 è stato invece guardato con molta invidia dai possessori di GSM della prima generazione - tipo mattone per intenderci - finchè il suddetto Nokia 8210 non è squillato in sala riunioni. Squillato non è l’espressione giusta perchè avevo spento la suoneria, ma il rumore del vibracall ha catalizzato quindici paia di occhi sull’innocente rettangolino blu accanto al mio braccio e tra gli sguardi a metà tra lo sdegno e il disgusto il direttore ha chiesto con voce gelida di spegnere immediatamente l’oggetto dello scandalo nonchè di astenermi dal riportarlo in riunione. Ho tentato invano di spiegare che non potevo permettermi di spezzare il cordone ombelicale telematico che mi dava l’illusione di non essere a 120 km di distanza dal figlio unenne che avevo lasciato quella mattina con la babysitter e 40° di febbre: per il galateo olandese le madri devono dimenticare di essere tali nel momento in cui timbrano il cartellino e soprattutto al tempo ero l’unica madre in un mondo di singles rampanti.
Ho avuto il piacere di prendermi la rivincita qualche anno dopo quando l’orologio biologico delle mie colleghe ha suonato la sveglia e le madri con occhiaie e GSM in sala riunioni si sono moltiplicate esponenzialmente. Oggi non solo tutti hanno il telefonino in sala riunioni ma con l’avvento degli smartphones tutti controllano mails e twittano in diretta per tutto il tempo delle riunioni stesse, perfino in parlamento, tant’è che sono usciti articoli indignati e qualcuno ha perfino fatto un eposto al governo sul malcostume dei parlamentari. Qui potrei aprire una grandissima polemica sull’ipocrisia anglosassone che stigmatizza i comportamenti eccentrici delle minoranze etniche ma accetta e ingloba tacitamente nelle norme sociali ogni abitudine dei WASP autoctoni, ma non sono Santoro per cui mi astengo.
 
Non vi dico poi le occhiatacce e i commenti dei passeggeri del treno che prendo ogni mattina per recarmi ad Amsterdam e riprendo ogni sera per tornare a casa di fronte alla mia abitudine di telefonare ad amici e parenti durante il viaggio. Posso capire che il mio tono di voce sia troppo alto per gli standards locali (lo è anche per gli standards italiani), ma mai come qui mi sono sentita a disagio nell’esercitare il mio sacrosanto diritto alla comunicazione telefonica in luogo pubblico, che a Milano non ha mai nemmeno fatto alzare un sopracciglio. Vi dico solo che pur di non essere sottoposta alla disapprovazione dei compagni di viaggio ho preferito rinunciare all’esercizio del diritto e passo da ormai quasi dieci anni le interminabili ore di viaggio leggendo o ascoltando musica con l’iPod.
 
Ma come sempre, con l’avanzare inesorabile della tecnologia e della barbarie sociale, le NS (ferrovie statali) sono state costrette a correre ai ripari per proteggere i clienti, esasperati dal continuo trillo dei telefonini e dalle conversazioni urlate ormai diventate la norma, con la designazione di stilte coupés, ovvero scompartimenti silenziosi in cui è proibito non solo telefonare ma anche chiacchierare con i compagni di viaggio. Dopo aver avuto un saggio di come si viaggia in questi scompartimenti li evito come la peste: sono infatti popolati unicamente da psicopatici asociali. Mi spiego meglio con un esempio di vita vissuta.
Una fredda sera d’inverno, in un treno ritardato e sovraffollato, il telefonino di un poveraccio squilló nel silenzio chiesastro dello stilte coupé. Lo sventurato rispose. Dopo esattamente 5 secondi un formidabile sessantenne si alzò dal suo posto e con la voce stentorea di un uomo abituato solo a dare ordini declamò: “Moet je luisteren. Dit is een stilte coupé. Wil je bellen, ga je op de gang.” La traduzione letterale “Ascolta. Questo è uno scompartimento silenzioso. Se devi telefonare vai in corridoio” non rende l’idea dell'effettiva violenza verbale. L’equivalente italiano é ”Senti un po’ brutto pezzo di merda, siamo in uno scompartimento silenzioso, vai subito fuori tu e il tuo telefono del cazzo.” Il tizio in questione si è alzato rosso come un pomodoro e ha praticamente calpestato tutti i passeggeri in piedi nella sua corsa disperata per andare probabilmente a buttarsi sotto le rotaie dalla vergogna.
 
Una scena analoga mi è stata raccontata da Catia: nel suo caso sembra sia addirittura scoppiata una specie di isteria collettiva con passeggeri che si sono messi ad insultare e minacciare di rappresaglie la sciagurata proprietaria del telefonino offensivo. La vicina di posto di Catia pare abbia commentato a bassa voce “Mi pare che questi signori stiano facendo più rumore della telefonata di quella poveretta. Perchè per loro non vale la regola del silenzio?” E qui potrei aprire una colossale polemica sulla giustizia differenziata ma sarebbe come sparare sulla Croce Rossa per cui taccio.
 
Perchè anche se non mi piacciono gli stilte coupés, la discriminazione e il provincialismo, in questi dieci anni da emigrante ho imparato ad apprezzare il silenzio, l’educazione civica ed il rispetto per gli altri. Tutti valori di cui l’Olanda è giustamente orgogliosa. Peccato che stiano per scomparire anche qui.
 
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