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 ego... di paola
 
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C’è una fase nella vita di ogni emigrante in cui la prospettiva cambia. Una fase in cui si chiede sempre più spesso a compatrioti sempre più attoniti “Come si dice questo in italiano?”, una fase in cui si usa sempre più spesso il pronome “noi” per indicare i connazionali del paese ospitante e “voi” per indicare i compatrioti. Una fase in cui ogni rientro in patria è uno shock culturale sempre più grande e la naturalizzazione diventa una prospettiva sempre meno ipotetica. Dopo dodici anni di esilio volontario mi trovo in questa fase, che intendo celebrare con un diario dell’Italia vista dall’ombelico del polder.

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 15/10/2010 @ 18:02:40, in diario, linkato 296 volte)
E’ noto che l’italiano medio dell’Olanda conosce solo Amsterdam e in particolare Leidseplein, sede del Bulldog, per cui quando dico che abito a Nijmegen mi accoglie un imbarazzato silenzio e sguardi vuoti che accetto con buona grazia perchè è altrettanto noto che, dopo essere stati al Bulldog, il resto della vacanza olandese lascia solo vaghi e confusi ricordi.
 
Più sorprendente scoprire che anche l’Olandese medio della Randstad (area metropolitana di Amsterdam, Rotterdam, Utrecht e Den Haag) abbia idee vaghe e confuse sulla città che mi ospita da quasi dieci anni. Nijmegen sta ad Amsterdam come Bologna sta a Milano, con l’aggravante di trovarsi al confine con la Germania: perfino gli alleati durante la II Guerra Mondiale l’hanno scambiata per una città tedesca e debitamente bombardata.  Tre quarti dei miei colleghi non l’ha mai visitata e l’altro quarto la conosce solo perchè ci ha fatto l’università o aveva un fidanzato che studiava all’università e di Nijmegen ricorda solo i numerosi caffé, birrerie e clubs (notturni) frequentati quasi esclusivamente dalla chiassosa popolazione studentesca.
 
Nijmegen è considerata una delle città più laid back dell’Olanda, una specie di Venice o Santa Monica californiane, e viene regolarmente consigliata dalle riviste femminili come meta di weekend rigeneranti. Recentemente è stata eletta seconda città olandese per ricchezza di eventi (immagino grazie alla Vierdaagse) e prima città olandese per varietà di negozi in cui fare shopping. Entrambi gli onori sono ampiamente immeritati ma tant’è, a quanto pare la nostra amministrazione locale ha un ufficio stampa della madonna, cosa più unica che rara tra le amministrazioni di sinistra e sicuramente da proteggere. Oltre la rinomata università e l’ospedale accademico, Nijmegen vanta infine l’accoglienza per la comunità gay che le ha valso il titolo onorifico di ‘città rosa’.
 
Ma il bello di Nijmegen sono le istituzioni locali che le riviste femminili non riportano e che gli studenti non considerano, come il Lux, Oortjeshekken, Looijenga, Knollentuin e il popolarissimo BOMmen, concetto apparentemente esoterico per il resto dell’Olanda.
 
Il Lux è un cinema d’essai con annesso caffé/ristorante. Si trova in centro in un maestoso palazzo moderno ed era famoso già negli anni settanta come cineforum sotto il nome di Marienburg. Nel corso dei decenni è diventato sempre più grande e popolare, tanto che oggi è probabilmente l’unico cinema fuori dalla Randstad che ha in programmazione i film premiati nei vari festivals e nessun blockbuster holliwoodiano. E’ sempre pieno e il sabato pomeriggio bisogna fare la fila per trovare un posto al caffé. Non si mangia particolarmente bene ma un plauso allo sforzo di mettere sul menù qualcosa di più gastronomico delle crocchette e delle bitterballen.
 
Oortjeshekken è un B&B tradizionale nel cuore dell’Ooijpolder, con vista spettacolare sulla Bizonbaai e meta di tutti i gitanti a piedi o in bicicletta nelle belle giornate. Rinomato per il brunch, occorre prenotare almeno una settimana prima per essere sicuri di trovare posto. Domenica pomeriggio fila di almeno mezz’ora per una tazza di caffé e una fetta di torta di mele.
 
Looijenga è – insieme a Strik – la pasticceria più rinomata di Nijmegen. Specialità: Nijmeegse Vlaai e Crostata di Ciliegie viennese con marzapane e panna. Ogni sabato pomeriggio alle 15 tutte le torte vengono vendute al 50% di sconto, da cui una ressa spaventosa e scene da malavita. Da evitare accuratamente se si è a dieta.
 
Knollentuin è la migliore panetteria biologica di Nijmegen: il sabato la fila arriva fuori dal negozio e non si trova più uno sfilatino dopo le 12 (infatti chiudono alle 15). E’ l’unico posto in cui fanno una discreta focaccia e secondo me anche le brioches non sono male.
 
BOMmen infine è un verbo unicamente usato a Nijmegen e significa fare ginnastica a tempo di musica (bewegen op muziek), praticamente aerobica ma la scelta dei pezzi musicali è la ragione per cui mezza Nijmegen va ‘BOMmen’ la domenica nella sessione aperta al pubblico. Tradizione iniziata almeno quindici anni fa da un istruttore di ginnastica dell’Università, é diventata talmente popolare che cinque anni fa sono state aperte al pubblico anche due sessioni il venerdì e il sabato. De rigueur dopo una visita a Looijenga per smaltire i carboidrati in eccesso.
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Di paola (del 03/10/2010 @ 19:58:27, in diario, linkato 318 volte)
Sono felicemente sopravvissuta ad un fenomeno sociale conosciuto qui come i 3 giorni folli, ovvero i saldi annuali della Bijenkorf (= Rinascente). Ho avuto modo di partecipare all’evento per la prima volta in dieci anni grazie al mio felice status di dimissionaria che mi consente di fare quello che mi pare e piace per i prossimi due mesi, unito all’incredibile mazzo che mi son fatta quest’estate e che mi ha consentito di chiudere anticipatamente la stagione delle strategie. Per cui addì 1 ottobre 2010, in perfetta tenuta da saldi secondo l’autorevole parere di Diana (body, collant, gonna a portafoglio e mocassini), mi sono presentata alla filiale Bijenkorf di Arnhem pronta all’arrembaggio. Ho resistito solo un’ora alla ressa e alla cacofonia, ho speso in media 14 euro al minuto – una bazzecola rispetto alle scorrerie milanesi del 2 gennaio – e posso riferirvi che le scene da malavita riferite dai giornali sono ampiamente esagerate. Si dice che nella filiale di Amsterdam la mattina presto ci sia già una ressa di iene in tacchi a spillo pronte a conficcare i medesimi negli occhi delle concorrenti pur di aggiudicarsi l’ultimo maglioncino in saldo; francamente, vista la qualità e i prezzi dell’offerta, dubito che perfino un’olandese spilorcia e priva di gusto arriverebbe a tanto. Anche senza episodi di colore, l’impresa richiede comunque notevole impegno, dedizione ed energia, tanto che dopo uno scandagliamento accurato del reparto donna e un sopralluogo sommario degli altri reparti ho deciso di proseguire le spese online: almeno lì non c’è nessuno che ti urla nelle orecchie o che ti dà gomitate nei reni.
 
Ma i dwaze dagen di quest’anno passeranno alla storia per un altro avvenimento: dopo ben quattro mesi e tre settimane, addì 30 settembre è stato presentato il nuovo governo di destra, composto dalla coalizione di minoranza tra liberali (VVD) e democristiani (CDA) con l’appoggio esterno del PVV di Geert Wilders. Vi risparmio la mefitica eruzione mediale sull’argomento che dura ormai da una settimana e il cui unico scopo è quello di far entrare un dildo da 30 cm nel culo degli olandesi attoniti davanti allo scempio della democrazia ad opera di Mark Rutte (VVD) e Maxim Verhagen (CDA), pupazzi di cera nelle mani dell’abilissimo negro ossigenato. E già, visto che il programma politico di Wilders è riassunto in una decina di insulti ben studiati sarà bene che mi adegui anch’io al tono della discussione. Demagogo dal naso camuso, immigrante pseudointegrato, difensore di una razza che manco è la sua e da oggi di fatto anche il nostro primo ministro (ufficialmente il primo ministro è Rutte, ma non ci crede nessuno). L’immancabile NRC, che in quanto a ironia ha giornalisti da vendere, ha subito compilato un nuovo vocabolario dagli sconsolanti echi bossiano-berlusconiani. Sostituite Roma ladrona con l’Islam e i comunisti con la sinistra e siamo a posto. Diritti sociali? Il passatempo della sinistra. Multiculturalità e libertà religiosa? Califfato dell’Islam. Alloctoni? Immigranti! Se non fosse agghiacciante ci sarebbe anche da ridere, ma qui non ride nessuno, nemmeno i cosiddetti vincitori delle elezioni. Solo il negro ossigenato ride: da una settimana ha il sorriso beato del gatto che si è mangiato un nido di topi senza passare dal via.
 
Che cosa ci possiamo aspettare da un governo del genere? Per chi ha visto l’ascesa di Bossi e Berlusconi la fine è nota. Gli olandesi, che pure hanno contribuito col loro voto di protesta a questo bel casino, stanno progressivamente prendendo le distanze, a cominciare dagli industriali che giudicano il programma di governo troppo socialista (sic) e ovviamente dai giornalisti che rappresentano il 75% di olandesi che non ha votato Wilders. I partiti di sinistra, causa principale di questo casino in quanto rifiutatisi di governare insieme alla VVD, tacciono e mi auguro solo che questo silenzio sia propedeutico ad un’opposizione tale da spazzare via questo abominio prima che il danno sia permanente. Per chi ha visto come si sono comportati i partiti di sinistra in Italia nell’ultimo ventennio, la speranza è altrettanto vana.
 
Un articolo di fondo sul giornale della domenica si chiede qual’è la differenza tra Wilders e Pim Fortuyn. Semplice: Fortuyn è stato ammazzato prima che potesse fare danni. Non ha avuto l’accortezza di farsi dare una scorta permanente ben prima di iniziare la scalata al governo, per cui non è riuscito a sopravvivere alle elezioni. Elezioni che il suo partito ha vinto nel 2002 e in seguito ha fatto parte del governo nel gabinetto più corto della storia: dopo poco più di un anno i suoi seguaci hanno gettato la spugna per evidente incapacità, il governo è crollato e nel successivo giro elettorale la LPF è stata cancellata dal parlamento e dalla storia. Morale? Bisognava ammazzarli da piccoli, con i peli del culo a batuffoli. E per i seguaci di Wilders ed altre forme di vita equiparabili dichiaro che questa è una citazione da una canzoncina della mia adolescenza.
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