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 ego... di paola
 
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In equilibrio su un filo di seta è una storia di donne. Donne che non cercano guai ma che ne trovano a pacchi. Donne in cerca di se stesse e di un significato per la loro vita sempre più vuota e allo stesso tempo sempre più frenetica. Donne idealiste, donne materialiste, madonne, angeli, streghe e puttane.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 26/09/2010 @ 14:01:45, in diario, linkato 1009 volte)
Avrete notato che tendo a non parlarvi del mio lavoro, se non in forma molto stringata e generica. Questo è dovuto al fatto che almeno qui, nel mio diario pubblico, voglio illudermi di avere una vita al di fuori di quella che serve a procacciarmi la vile pecunia che mi consente di mantenere la mia famiglia e altre amenità del genere tra cui appunto questo diario. Ma, essendo reduce da un mese di serrate trattative sul mio nuovo contratto di lavoro, sono talmente sensibilizzata sull’argomento che il resto della mia vita è trascorso in pilota automatico. Peggio ancora, la lettura del nuovo contratto mi ha aperto gli occhi sulla mia vera realtà di schiava senza diritti e senza speranze di affrancamento e mi chiedo come la mia generazione abbia potuto accettare di farsi fottere in questo modo.
 
Seguitemi un attimo. Siamo nati nell’epoca della guerra fredda e del boom economico. Fin dall’infanzia siamo stati condizionati a pensare che, se fossimo riusciti ad evitare gli orrori di un’altra guerra mondiale o di un olocausto nucleare, il paradiso in terra ci attendeva dietro l’angolo: massimo 40 ore di lavoro settimanale, tutela del diritto al lavoro, assistenza medica gratuita, 6 settimane di vacanze pagate all’anno e tutti in pensione a 60 anni, oppure dopo 35 anni di lavoro, whichever comes first. Abbiamo visto con i nostri occhi i nostri genitori e i nostri capi raggiungere questo paradiso, li abbiamo visti andare in pensione ancora giovani e di colpo trovarsi in un mare di agiatezza e tempo libero, mentre noi arrancavamo nei nostri lavori sempre più precari e malpagati perchè intanto la guerra fredda era finita ma era anche finito il boom economico e grazie ai sindacati un quadro del terziario guadagnava poco più di un metalmeccanico. L’illusione delle 40 ore settimanali è sparita appena ci siamo resi conto che nella societá del capitalismo sfrenato in cui siamo piombati dopo il crollo del muro di Berlino il plusvalore si crea sugli straordinari non pagati, ragione per cui tutti gli stronzi come me che facevano notte in ufficio sono stati fatti in fretta e furia dirigenti e strizzati come limoni con la spada di Damocle di targets annuali sempre più inverosimili, studiati apposta per non essere raggiunti. L’illusione dell’assistenza medica gratuita e della pensione statale ci è stata tolta a poco a poco con le annuali manovre di risanamento dei conti pubblici e infine ci è stato comunicato che la pensione integrativa e i fondi azionari in cui eravamo stati obbligati ad investire tutti i nostri risparmi e su cui contavamo per affrancarci dalle 80 ore di lavoro settimanale e la disponibilità 24/7 anche in vacanza non valevano più una cicca grazie alle ardite speculazioni finanziarie di banchieri senza scrupoli.
 
Ci troviamo a quasi cinquant’anni con lo spettro del licenziamento sempre più pressante grazie al progressivo annientamento della tutela del lavoro voluto dall’alleanza tra politica ed economia, ovvero dalla classe dirigente della generazione dei nostri genitori, a cui paghiamo la pensione con cui si possono permettere la seconda casa, la barca e le vacanze nei golf resorts. Loro. A noi invece tocca lavorare sempre di più per pagare tasse e balzelli sempre più iniqui, gli interessi esponenziali del mutuo trentennale sulla prima casa e i salatissimi premi dell’assicurazione sanitaria obbligatoria che ha sostituito la mutua. Senza speranza di ricevere mai una pensione, i risparmi mangiati dalla crisi finanzialria, a due gradi di separazione dalla povertà: lo stipendio di questo mese e l’indennità di disoccupazione del prossimo.
 
Per cui non vi stupirà sapere che ho dovuto lottare con le unghie e coi denti per mantenere le condizioni contrattuali stipulate nel 2006 a fronte di un lavoro di maggiore responsabilità e alto rischio, mentre i miei colleghi negli anni ottanta ottenevano dal 10% al 30% di aumento di stipendio ad ogni nuovo contratto. Inoltre, il mio nuovo contratto prevede che - oltre alla disponibilità 24/7 anche in vacanza - il mio datore di lavoro mi possa dare in subappalto a chi vuole lui (si chiama outplacement), che mi possa cambiare sede di lavoro come e quando vuole lui e soprattutto che i diritti di tutte le mie opere d´intelletto, di qualunque natura e genere, concepite anche al di fuori dell´orario di lavoro, siano AUTOMATICAMENTE suoi! Per cui fra due mesi anche questo blog non sarà più mio. Che differenza c´è tra la mia condizione e quella degli schiavi nei campi di cotone? A questo punto solo lo jus primae noctis.
 
 
Di paola (del 08/09/2010 @ 22:01:10, in diario, linkato 1149 volte)
Ditemi, francamente, non vi viene il nervoso ogni volta che in TV parte il tormentone dell’anniversario di qualche orrenda sfiga? Tipo 40 anni di Piazza Fontana, 30 anni del terremoto di Napoli, 20 anni di Tien-an-men, 10 anni dell’inondazione/uragano/tsunami di turno per arrivare all’annuale commemorazione delle Twin Towers, il cui tormentone è appena partito. Siccome torno dall’Italia dove per tutto agosto mi hanno fracassato il fracassabile con il trentennale dell’attentato alla stazione di Bologna voi capite bene che sono andata leggermente in paranoia. Sia chiaro che non intendo mancare di rispetto alle vittime delle varie tragedie ma il problema è che viviamo nella società dell’informazione e nel villaggio globale, quindi se dobbiamo ricordare tutte le calamità naturali e gli efferati attentati che mietono vittime in qualche parte del mondo, ogni giorno diventa il 2 novembre! E se poi ci sommiamo la giornata del cancro, quella dell’AIDS, quella della sclerosi multipla e di tutte le altre malattie sponsorizzate dalle varie associazioni di ricerca (che mi chiedo sempre se dietro non ci siano le multinazionali farmaceutiche, vedi come sono cattiva ...) facciamo prima a comprarci un cilicio e fustigarci ogni mattina per ricordarci che dobbiamo morire.
 
In questi giorni mi sono chiesta spesso: quando cadono in proscrizione gli anniversari delle sfighe?  Quanto ancora ci tocca ricordare l’assassinio Moro e l’Italicus, che nella generale overdose di informazione manco mi ricordo più cos’era esattamente? E qual è il criterio per cui si elegge una tragedia alla commemorazione annuale? Il numero delle vittime? La loro fama? L’efferatezza del crimine? Ci sono regole? No perchè allora non si capisce perchè ricordiamo la morte di Diana Spencer ma non le idi di marzo e perchè l’Olocausto sì e la strage dei Templari no. E’ stata forse meno spietata, ha fatto meno vittime oppure ha semplicemente perso lo sponsor? Ok, mi fermo qui prima di beccarmi una querela. Dico solo che ho deciso da tempo di praticare una sorta di sciopero bianco per cui alla prima menzione di qualche anniversario di questo genere spengo il televisore, giro pagina o clicco via. E basta!
 
Abbiamo già abbastanza sfighe di nostro mi pare, arrivati ormai all’età in cui con una stretta al cuore ti rendi conto che un numero allarmante di familiari, amici e conoscenti ha lasciato questa valle di lacrime ed epitaffi i settantenni defunti con “poveretto, era ancora così giovane”. Perfino sotto l’ombrellone quest’estate era tutta una conta di morti e malati terminali da far passare la voglia di uscire di casa. Vi va bene se invece commemoro un paio di anniversari felici, tanto per cambiare?
 
Il 10 agosto 2000 ho incontrato il vikingo e come noto da allora siamo praticamente incollati, che dico, cementificati insieme che il soldatino di piombo e la ballerina ci fanno le pippe.
Ma come, son già dieci anni? Ebbene sì, ho battuto tutti i miei record precedenti riuscendo a convivere con lo stesso uomo per ben 10 anni 10 senza - non dico fargli le corna - ma nemmeno pensare di fargliele (Josh Holloway non conta, vero? No perchè se conta anche quello non vale)! Brava eh? Mi faccio un bell’applauso da sola.
Il 24 agosto 2000 sono venuta a Nijmegen per la prima volta e come è noto da allora sono anche ivi residente. Sarà un record solo se resisto ancora un altro anno perchè anche a Milano son rimasta dieci anni ed è stata la residenza più lunga di tutta la mia vita. Che sia la volta buona? Ho veramente smesso di girare per l’Europa come una trottola impazzita? Mi faccio un altro bell’applauso da sola.
L’11 ottobre 2002 è nato Matteo, che tra tutte le cose che mi sono capitate finora continua ad essere di gran lunga la più bella, in tutti i sensi. Perfino il vikingo si è arreso all’idea che è lui il vero amore della mia vita e io non riesco ancora a credere che questa meraviglia sia uscita dalla mia pancia. Mi assegno un Oscar, che dico, un Nobel!
 
Il quale Matteo ha appena piantato una scena isterica di prima perchè non gli abbiamo permesso di stare alzato fino a notte fonda per finire di costruire un trattore Lego Tecnic in scala 1:5, trattore che adesso il vikingo sta pazientemente montando in salotto e appena finito di scrivere corro a dargli una mano. Questo è l’anniversario più felice di tutti: tornare ogni sera a casa dal lavoro e trovare i miei due amori che mi aspettano per raccontarmi come è andata la loro giornata.
 
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