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 ego... di paola
 
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In equilibrio su un filo di seta è una storia di donne. Donne che non cercano guai ma che ne trovano a pacchi. Donne in cerca di se stesse e di un significato per la loro vita sempre più vuota e allo stesso tempo sempre più frenetica. Donne idealiste, donne materialiste, madonne, angeli, streghe e puttane.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 19/07/2010 @ 23:53:54, in diario, linkato 1032 volte)
Non resterà negli annali storici al pari di quella di Kyoto, di Yalta o del congresso di Vienna, ma per il microcosmo in cui vivo è altrettanto densa di significato e devastante. Addì 19 luglio 2010, alle ore 13 si è concluso il 15º e ultimo vriendenweekend. Non ce ne saranno mai più!
La mia emozione al riguardo è pari a quella di un milanese del XIX secolo a cui viene comunicato che l’esercito austroungarico se ne va e da oggi non si devono più pagare tasse a Cecco Beppe. Ho perfino pianto di commozione, giuro!
 
Solo le mie amiche storiche sanno quale tortura sia stata per me la partecipazione a tutti gli undici vriendenweekend organizzati dal 2000 ad oggi e adesso è arrivato il momento di informare il resto del mondo. Finora i dettagli più scabrosi erano stati rivelati solo in mail privatissime o conversazioni telefoniche: mi aveva trattenuto il rispetto per la privacy più che il timore di querele o rappresaglie da parte degli amici del vikingo (o per meglio dire, delle loro perfide mogli), ma ora i freni inibitori si sono spezzati con lo spezzarsi delle catene oppressive e chissenefrega della privacy e delle rappresaglie. Giuro di dire solo la verità, per quanto scomoda o spiacevole. Mettetevi comodi!
 
La tradizione del vriendenweekend è piuttosto radicata in Olanda. Una volta all’anno tutti gli amici del bel tempo scolastico che fu si ritrovano con le loro famiglie per ricordare il passato e chiacchierare del presente. Lo svolgimento varia dallo one-night stand con cena al ristorante e pernottamento in amena località turistica senza prole allo all-inclusive ve-lu in casa di campagna e prole al seguito. I preparativi per il vriendeweekend sono serissimi e appassionati al livello di familie reunie, altra annuale sfiga da sopportare stoicamente, questa volta in compagnia dei parenti. Questo è tutto quello che vi serve sapere come background.
 
Nel cerchio di amicizie del vikingo, centrato attorno al simpaticissimo Frank, che infatti non a caso è stata la prima persona a cui sono stata presentata nel lontano agosto del 2000, la tradizione pare aver avuto inizio a metà degli anni novanta, quando i sette amici in questione erano ancora freschi di studi e tutti quanti insieme appassionatamente vivevano in (o gravitavano attorno a) una studentenhuis della Bosbessenstraat a Nijmegen. Il primo vriendenweekend si è svolto in un campeggio delle Ardenne, con tempo infame ma molte risate e immagino anche una gran quantità di sesso in quanto più o meno tutti si erano appena fidanzati con quelle che poi son diventate le loro mogli. L’esperienza ha avuto così tanto successo che è stata ripetuta l’anno successivo e qui le cronache riportano una spassosissima escursione in canoa dove alcuni partecipanti hanno passato più tempo sott’acqua che sopra. A seguito di ciò la tradizione si è consolidata e arrivati al fatidico 2000 il vriendeweekend è stato tenuto in forma molto ridotta a causa della nascita del figlio di Ton e Sonja e del matrimonio di Frank con Loes – eventi che avevano impegnato gli amici in continue riunioni e feste durante la prima parte dell’anno. La formazione di quell’anno comprendeva quindi solo Frank e suo fratello Jack con consorti, la migliore amica di Loes between partners e l’infida Veronique che era stata invitata per tener caldo il sacco a pelo del vikingo, il quale ha stupito tutti con effetti speciali portando me in dotazione al posto di Jan-Nico che fino ad allora era stato il suo partner fisso e che era al momento prigioniero dell’orrida venezuelAna (attuale ex-moglie). Le prime impressioni non si dimenticano mai e avrei dovuto dar retta al mio subconscio che mi urlava di scappare a gambe levate da quella gabbia di matti, ma ero troppo innamorata e ansiosa di integrarmi in quella che - volente o nolente - sarebbe diventata la mia nuova famiglia, per cui ho sorriso come una scema a destra e a manca e ho cercato di ricordare solo gli aspetti positivi dell’esperienza – già allora un compito molto arduo.
 
Nel 2001 siamo andati tutti quanti insieme appassionatamente in Zeeland a vedere i Deltawerken ed è stata ad oggi una delle peggiori esperienze della mia vita: ha piovuto continuamente, con raffiche di vento forza 8 e un freddo pazzesco. Grazie a Sonja che aveva un pargolo di anni 1,5 a carico non siamo andati in tenda ma abbiamo affittato chalets molto ma molto basici in un tristissimo camping semivuoto e mangiato nelle locali trattorie che sono solo un filo meno unte e trucide degli snack bar. Nel 2002 ero incinta e avevo appena visitato la casa dei miei sogni per cui avevo altro a cui pensare e ho rimosso l’esperienza, ricordo solo che siamo saliti di livello: invece del solito camping ci aspettava una casa di campagna in muratura con grande giardino privato, tre bagni, cucina abitabile e comforts inauditi tra cui anche una sauna privata. Non ho potuto fare a meno di notare che le uniche due camere matrimoniali erano state occupate da Angelique in quanto organizzatrice e Sonja con la scusa del bimbo a traino, mentre noialtri si dormiva insieme in una grande camerata dotata di sei letti a castello e credo che la mia maldisposizione verso il vriendenweekend sia cominciata allora: almeno in tenda avevamo uno straccio di privacy, poi con che faccia da tolla ti permetti di creare simili disparità di trattamento tra i partecipanti? Ho fatto le mie rimostranze al vikingo (non credo di essere stata l’unica) e da allora ognuno ha avuto la sua camera privata.
 
Nel 2003 la prole al seguito è raddoppiata con l’arrivo di Matteo e siamo andati in un villaggio-vacanze tedesco. Non ho un ricordo spiacevole di quel weekend perchè la cura di Matteo mi impegnava 24/7 e sono rimasta molto sorpresa dall’offerta di almeno tre persone distinte di accollarsi il pupo per un quarto d’ora per consentirmi di mangiare o fare la doccia: un atto di cortesia che è rimasto unico e isolato in tutta la storia del vriendenweekend. In ogni caso, da allora il vriendenweekend ha perso definitivamente l’atmosfera attivo-spartana che ne aveva contraddistinto le origini e ha acquistato la sua forma odierna sedentaria: casa comoda, camere matrimoniali con veri letti, salotto e cucina dove riunirsi a consumare i pasti preparati dalle mogli al posto delle continue incursioni nei vari snack bar e caffè locali.
 
Il vriendenweekend del 2004 resterà agli annali come la fine di un’epoca. Per me è stato il più bel vriendenweekend di tutta la serie e soprattutto il più rivelatore. Opinione del tutto soggettiva e spiegata dal fatto che ero appena uscita dal tunnel delle malattie infantili di Matteo e finalmente padroneggiavo lingua e cultura locale ad un livello tale da consentirmi di cogliere una serie di sfumature inaccessibili negli anni in cui tutto il mio intelletto era concentrato nel cercare di indovinare il senso di discorsi dei quali capivo a malapena una parola su cinque.
In quel weekend, organizzato impeccabilmente da Jack & Marieke in una fattoria sapientemente e lussuosamente ristrutturata nella ridente campagna di Drenthe poco lontano da Sleen, ho avuto tempo e modo di conversare con tutte le mogli assieme e separatamente su argomenti parecchio profondi tra cui l’educazione dei figli e i rapporti di coppia e mi sono finalmente potuta formare un’opinione informata sul carattere di chi avevo di fronte. Malcom Gladwell avrebbe scritto un anno dopo nel suo celebre Blink che avrei potuto risparmiarmi tutte le conversazioni di quel weekend e basarmi sulle impressioni derivate dai vriendenweekend precedenti, ma è sempre bello veder confermate le prime impressioni e soprattutto avere finalmente tempo e voglia di fare chiacchiere oziose senza doversi preoccupare in continuazione di capire di che cosa si sta parlando. E quello che ho scoperto mi ha gettato nello sconforto. Certo, sapevo anche prima che Loes aveva problemi psichici, sapevo che era stata in terapia per anni e solo da poco si stava guardingamente reinserendo nel mondo del lavoro ma ascoltare la sua visione delirante della vita ha dato una dimensione del tutto nuova alle mie prime impressioni e sono ancora qui a chiedermi come fa una ad iperventilare sulla scelta del formaggio per riempire i fagottini di pasta sfoglia e allo stesso tempo avere granitiche certezze sulla maniera di gestire figli e partner. Sonja, che fino ad allora avevo giudicato madre molto coscienziosa e attenta, è in realtà terribilmente ortodossa, rigida, fanatica e malata di potere, insomma, il peggior esempio di madre sanguisuga, domatrice e castrante. Le verbalizzazioni di Marieke mi hanno convinto che - in confronto ai suoi - i problemi psichici di Loes erano bagatelle. Petra si è rivelata una persona estremamente chiusa e controllata, incapace di esprimere giudizi critici o negativi su alcuno e sempre attenta a depistare il discorso su argomenti neutri e impersonali: bella qualità per un diplomatico ma controproducente nel contesto di un’amicizia perchè molto presto si finisce per non avere più argomenti di conversazione, come è infatti puntualmente avvenuto. Ho lasciato per ultima Angelique perchè tutto quello che c’era da rivelare su di lei si era rivelato nei primi cinque minuti della nostra conoscenza e mi sta troppo simpatica per criticarla. Peccato solo che viva dall’altra parte dell’Olanda.
 
Nel 2005 l’organizzazione del weekend è toccata a noi e tutto quello che poteva andare storto è andato storto. Non ha aiutato il fatto che il vikingo abbia insistito per estendere l’invito al suo amico d’infanzia Bart, persona simpaticissima tanto quanto sua moglie Ellen, ma anche neopadre del secondogenito proprio nello stesso anno in cui sia Loes che Petra avevano dato alla luce il primogenito cosicchè il numero dei bambini al seguito è triplicato di botto rendendo la logistica un incubo. Jack si è presentato con 2 occhiaie profonde e depressione galoppante al posto di Marieke e ha praticamente pianto sulla spalla del vikingo tutta la sera, Jan-Nico – neosingle di ritorno - ha fatto il controcanto a Jack. Per finire in bellezza, durante la notte del venerdì, un fulmine ha colpito il tetto e ha mandato in corto circuito l’impianto elettrico. Il padrone di casa ha sistemato i fusibili il mattino dopo ma intanto le derrate alimentari pagate a caro prezzo dalla sottoscritta si erano trasformate in rifiuti tossici. Insomma, sabato all’ora di pranzo eravamo tutti stanchi, demoralizzati, depressi e incazzati. Dopo una discussione lunghissima in cui io ho tentato inutilmente di attirare l’attenzione sul fatto che occorrevano volontari per riacquistare le derrate alimentari andate a male prima della chiusura dei negozi, siamo andati in gita a Assen. Qui gli spiriti di tutti si sono rasserenati, fatto salvo per quello della sottoscritta che vedeva l’orario di chiusura dei supermercati avvicinarsi sempre più minaccioso. Alla fine ho fatto una scena isterica di prima e Jan-Nico, da vero gentiluomo, è accorso e mi ha portato in salvo all’Auchan. Vi confesso che quel giorno, piangendo di frustrazione sul sedile posteriore della Land Rover di Nico, ho pensato per la prima e fortunatamente unica volta al divorzio. Alla fine son riuscita a mettere insieme una cena dignitosa nell’indifferenza generale e Sonja ha fatto una scena madre sul tipo di pasta che suo figlio era autorizzato a mangiare sotto gli occhi attoniti di tutti i commensali, dando dimostrazione pratica di quello che ho scritto al suo proposito pochi paragrafi sopra.
 
Nel 2006 avrei avuto una giustificazione più che legittima per astenermi dal partecipare al weekend organizzato a fine settembre da Frank & Loes nel tetrisismo paesucolo di Nieuwolda nella regione di Groningen, in una terribile cascina mai ristrutturata e ancora odorosa della vita di tre generazioni di coltivatori di patate. Mi chiedo ancora perchè non l’ho fatto. In una mail che è andata persa nei vari crash di sistema descrivevo lo sconforto nel constatare che ognuno si faceva i cazzi suoi e nessuno, dico nessuno, ha avuto in tre giorni il tempo di venire a darmi una pacca sulla spalla. Ho passato le serate scrivendo bigliettini di ringraziamento per il supporto in questi tempi difficili, bigliettini la cui ironia è scivolata sulle coscienze delle mogli come acqua su una papera. Mai come allora mi sono sentita sola e abbandonata in terra straniera, tra gente egoista e chiusa nel proprio tronfio orgoglio calvinista. Ho desiderato di avere lo sguardo di satana e di fare una strage come Carrie al ballo di fine anno. Veramente.
 
Per contrappasso il weekend del 2007 è stato bellissimo, più che altro perchè la location scelta era di un lusso smisurato, il tempo è stato meraviglioso e soprattutto perchè ho passato l’intero weekend con Ingrid e Nicolette, le fighissime e pallutissime neofidanzate di Jack e Jan-Nico: salto quantico nell’evoluzione femminile. Questo mi ha dato fiducia nell’avvenire, una fiducia che è stata prontamente delusa da tutte le edizioni successive, fedelmente se pur diplomaticamente riportate in questo diario pubblico. Di bello c’è che dopo la incredibile cafoneria del 2008, per la quale il vikingo ha duramente cazziato tutti e che viene ancora oggi ricordata da Ingrid come la goccia che ha fatto traboccare il vaso, non mi sento più tenuta ad essere gentile e comprensiva. Mi sono calvinisticamente unita al club dei cazzi propri e quest’anno mi sono ritirata in camera dopo cena a vedermi Luciana Littizzetto online per limitare le interazioni sociali al minimo indispensabile.
 
Ma a sorpresa, sabato sera Jack ha aperto la discussione sulla sua insoddisfazione al riguardo di questi vriendeweekend e sulla sua intenzione di non parteciparvi più a meno che non se ne cambi drasticamente lo svolgimento e l’organizzazione. E altrettanto a sorpresa tutti gli altri amici hanno appoggiato la mozione del compagno Linders. Tutti ad eccezione di Loes che – incurante dei quindici anni e tredici figli passati - ha cercato di ottenere consensi per un ritorno alle origini, cioè al camping. La mozione è stata unanimemente bocciata e grazie a Nicolette che si è autoeletta moderatrice sono state prese alcune fondamentali decisioni, prima tra tutte che il concetto di vriendenweekend viene sostituito da ora in poi da un evento annuale one-night stand senza prole e – separatamente - una gita sociale con prole in ameno parco divertimenti all’uopo attrezzato. Quello che più mi ha stupito è il fatto che tutti sono ormai da anni sempre più demotivati e irritati al riguardo dell’intera faccenda, ma che solo sabato sera e solo grazie a Jack si è potuto affrontare l’argomento. Mi è spiaciuto non essere stata presente alla discussione, ma in compenso domenica mattina Sonja e Petra mi hanno dato modo di far sapere a tutto il villaggio di Sleen che cosa penso di loro, dopo che avevo chiesto cortesemente se potevano dare un occhiata a Matteo che stava beatamente giocando in giardino con i loro figli fino a che il vikingo si fosse svegliato (N.b. erano le nove e trenta, quindi si trattava al massimo di mezz’ora) per consentirmi di andare a fare un giro in bici – ovviamente da sola visto che tutti erano impegnati nei cazzi propri. Risposta di Sonja: non posso garantire di restare qui, andiamo tutti alla tea house in paese. Petra invece ha fatto finta di non essere lí. Al contrario delle volte precedenti in cui incassavo e mi ritiravo, mi sono allontanata fino alla siepe divisoria tra giardino e cortile interno, ho cacciato un urlo che Liza Minnelli in Cabaret mi fa le pippe, ho lanciato le ciabatte contro il muro di cinta e poi sono salita in camera e ho svegliato il vikingo con una scena isterica di prima, la famosa scena per cui adesso tutta Sleen è al corrente delle mie opinioni sulle mogli degli amici del vikingo e sul vriendenweekend. Dopodichè sono andata a sfumare la rabbia in bicicletta. Inutile dire che al mio rientro un’ora dopo erano tutti ancora lì che si aspettavano a vicenda e alla fine alla teahouse non ci è andato nessuno: una delle fonti di irritazione principali riportate nella conferenza di Sleen è proprio la totale mancanza di un programma qualsiasi e le numerose ore di discussione inconcludente su dove andare e che fare, che producono invariabilmente compromessi che non accontentano nessuno. Ma tant’è, come ho urlato agli abitanti di Sleen: la migliore notizia dell’anno è che mai più sarò costretta a passare un intero weekend con le stronzissime mogli degli amici del vikingo, la loro insopportabile cafoneria e la loro inconcludenza. Grazie Jack, grazie Ingrid, grazie Jan-nico, grazie Nicolette, grazie Bart, grazie Ellen, e grazie a tutti quelli che hanno contribuito a finire questo inferno. 
 
Di paola (del 17/07/2010 @ 10:48:31, in diario, linkato 1009 volte)

E’ passato il 1 luglio ed è passato anche l’11 luglio ma l’Olanda non ha ancora ne’ un governo ne’ la coppa del mondo. In compenso l’ondata di caldo continua e questa si appresta a diventare l’estate più calda del secolo. Siccome le case qui sono costruite per attirare e trattenere ogni raggio di sole ed ogni caloria, in casa e in ufficio si soffoca, in compenso ciò offre una fantastica scusa per passare l’intera giornata nei numerosi e ricchi giardini per i quali l’Olanda va giustamente famosa. Fa niente che l’erba è uniformemente passata dal verde brillante al giallo paglierino: fa tanto California. Dieci anni fa riportavo esterrefatta le misure di sicurezza che il mio datore di lavoro ci aveva comunicato al tempo della prima ondata di caldo dell’anno (vedi tropici), adesso constato la generale indifferenza al fenomeno: o ci si abitua a tutto o gli olandesi sono segretamente felici di questa inaspettata pausa dal clima merdoso che li ha accompagnati nell’ultimo decennio. Non sento infatti nessuno lamentarsi per questo inusuale caldo e nemmeno per i temporali violenti che pare abbiano causato numerosi danni nell’ultima settimana.

 

Ieri si è concluso anche l’anno scolastico e, grazie ad una congiuntura lavorativa favorevole, per la prima volta mi sono ritrovata nel cortile della scuola di mio figlio insieme a seicento bambini e altrettanti genitori per la rituale celebrazione (jaarsluiting): un’usanza fantastica che i college americani hanno ereditato e ampliato come sappiamo da numerosi films e telefilms e che gli italiani farebbero bene ad importare se nel frattempo non l’hanno già fatto. Mi sono commossa alla semplicità e spontaneità dei discorsi (pochi e stringati), delle canzoni cantate a cappella (molte e colorite) e degli applausi con ola per i bambini che ieri hanno lasciato per sempre la fascia protetta dell’infanzia e della scuola elementare per proseguire il cammin di lunga vita nella selva oscura dell’adolescenza e della scuola superiore (nota per i lettori: la scuola media qui non esiste). Inutile dire che mi è anche venuta un’angoscia pazzesca nel pensare che fra soli 4 anni anche Matteo sarà in quel gruppo: mai come ieri lo scorrere inesorabile delle sabbie del tempo mi ha colpito con la sua inevitabilità.

 

Con la chiusura dell’anno scolastico è arrivato anche l’inevitabile vriendeweekend, che i miei lettori fedeli conoscono bene e per gli altri riporto agli articoli del 2008 e 2009. Quest’anno non sono stata io a sclerare ma il vikingo, che ha iniziato una lunghissima lamentatio sull’opportunità di chiuderci per tre giorni in una villa in culo al mondo insieme a 13 bambini urlanti e appena gli ho fatto notare con calma quazi zen che gli amici sono i suoi e che basta che lui comunichi la sua volontà di non partecipare più al weekend annuale per liberarci tutti da questa tortura, ha impacchettato vestiti e suppellettili senza fiatare. Io mi sono portata dietro PC e modem wireless con l’intenzione di vedermi tutte le puntate di House MD e Che tempo che fa che mi sono persa negli ultimi sei anni. Invece a sorpresa ci siamo trovati nel centro della ridente cittadina di Sleen (Drenthe), in un ex pub che conserva tutte le caratteristiche del locale pubblico, con bancone bar, cucina a dieci fuochi e terrazza con tavolini e ombrelloni, per cui a tutti gli effetti è come stare in un albergo e siccome siamo in centro città abbiamo anche fornaio e Albert Heijn a 150 metri da casa e una serie infinita di sale da the, ristoranti tipici e attrazioni turistiche progettate per rallegrarci la vita. Infine l’aspetto della casa trae in inganno molti turisti e ogni tanto troviamo una coppia di escursionisti seduta ai tavolini sulla terrazza, a cui viene naturalmente offerto un caffè on the house e che insistono per pagarci per compensare l’imbarazzo. Insomma, è un vero spasso. (continua)

 
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