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 ego... di paola
 
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Dal 15 dicembre 2000 sono ufficialmente residente nei Paesi Bassi. Questo blog è stato iniziato per tenere al corrente le mie amiche delle barbare usanze di questo paese ed è ora entrato nel suo decimo anno. Da bollettino di informazione sui Paesi Bassi, il blog si è trasformato nel tempo in un diario della quotidianità nella mia nuova vita di emigrante, moglie e madre dal passato - sempre più remoto - tempestoso.

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 20/04/2010 @ 06:33:44, in diario, linkato 134 volte)
Forse non tutti sanno che sono una fanatica della serie televisiva Lost, prodotta negli USA dall’ABC e qui trasmessa da Net5. Già che ci siamo vi informo che non mi perdo una puntata di House MD (Fox) e di Crime Scene Investigation (CBS) e se ci fosse una serie della NBC che mi piacesse come a suo tempo Magnum P.I. guarderei pure quella. Lo dico per onorare la par condicio e per fugare ogni dubbio che mai poteste avere sui miei gusti culturali. Odio l’opera e tollero a malapena la musica classica, con qualche deroga per Debussy e Mozart, in genere non frequento le mostre di arti figurative e anche in fatto di letteratura sono piuttosto selettiva, infatti preferisco la prosa alla poesia, leggo quasi esclusivamente scrittori inglesi e sono allergica a russi e sudamericani ad eccezione di J.L. Borges. Non mi ritengo pertanto particolarmente intellettuale, ma ho frequentato liceo e università come tutti i miei amici e colleghi italiani e volente o nolente ho assorbito le nozioni prescritte dal programma ministeriale: la famigerata cultura di base.
 
Sono pertanto sempre più sconcertata nel constatare la povertà culturale dei miei colleghi e amici locali che pure hanno frequentato scuole equiparabili al liceo e all’università italiana perchè qui in Olanda i protocolli di assunzione sono rigidissimi e non si può nemmeno pensare di entrare in un’azienda senza il diploma HBO, che non è una televisione via cavo Americana ma un tipo di università non accademica di livello equiparabile alla scuola superiore di comunicazione. Nonostante questo, nessuno di loro sa una parola di Greco o Latino, per cui quando quattro anni fa è stato presentato il progetto Blue Delphi abbiamo dovuto spiegare a tutti chi era la Pizia e se lo chiedo oggi i più se lo sono dimenticati. Inoltre non hanno mai, non dico letto, ma sentito parlare di Dante, Chaucer e Shakespeare. Voglio dire, non è che io abbia letto tutti i racconti di Canterbury o i sonetti di Shakespeare e a suo tempo ho mollato la spugna della Divina Commedia al Purgatorio, ma conosco autori e opere in questione: l’ho imparato a scuola, fa parte della cultura generale. Qui invece chiunque non abbia fatto il classico (cioè il 99% della popolazione) è completamente privo di qualunque nozione di storia dell’arte, letteratura e filosofia e non ho indagato oltre per non deprimermi ulteriormente.
 
In un documentario della TV di stato sui pericoli dei videogames, ad un certo punto si è parlato di un gioco particolaremente violento: Dante’s Inferno. Commento: il gioco è basato su un romanzo medievale. Dante, il protagonista, arriva con la sua compagna Beatrice alle porte dell’inferno e viene costretto a passare per sette mondi corrispondenti ai sette peccati capitali. Non sono certo una fanatica di Dante ma vederlo ridotto a scrittore di fantasy mi ha provocato un moto di ribellione. Tornando a Lost (la serie televisiva), in una conversazione con un gruppo di colleghi altrettanto appassionati mi sono lasciata sfuggire un “si conferma una versione moderna di Paradise Lost” per poi pentirmene amaramente: un cerchio di silenzio, sorrisi congelati e occhi vacui ha accolto la mia dichiarazione. Ho scoperto allora che i miei colleghi non hanno mai sentito parlare di Milton e adesso lo credono un contemporaneo di Crichton. E a questo proposito mi torna in mente un episodio di qualche anno fa, quando volevo regalare alla mia nipotina decenne un classico della mia infanzia: Piccole Donne. Nijmegen è una città universitaria e vanta parecchie librerie specializzate tra cui una in letteratura infantile. Dopo aver cercato vanamente su tutti gli scaffali, ho chiesto informazioni all’unica impiegata, la quale mi ha guardato come se fossi un rospo e mi ha chiesto “Louisa chi?” Ho incassato il colpo e ho cominciato a cercare alternative. Sono scesa fino ai gialli di Nancy Drew, senza successo: la libraia non aveva sentito nominare nessuno degli autori che le ho proposto. Ho finito per comprare un autarchico libro di Annie M.G. Schmidt, unica autrice infantile presente insieme ad Astrid Lindgren (Pippi Calzelunghe). Adesso che Matteo è in età da letture sto esplorando il panorama dei libri per ragazzi e sono agghiacciata dal livello generale dell’offerta. Dico solo che se ai miei tempi fossi stata costretta a leggere questa palta avrei sviluppato – proprio come Matteo – un profondo disprezzo per la letteratura.
 
Per finire in bellezza, il quotidiano online più popolare ha aperto una sezione cultura. Gli articoli di oggi: L’ultimo film con Carice Houten, Rihanna in concerto ad Arnhem, Typhoon & New Cool Collective tornano sul podio, successo di Iggy Pop a Pinkpop Classic e il ritorno di Annet Malherbe nel serial Gooische Vrouwen.
 
O tempora, o mores.
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Di paola (del 15/04/2010 @ 23:57:02, in diario, linkato 138 volte)
Ho esitato molto a mettere un argomento così intimo in un diario pubblico, ma giacchè a suo tempo non ho avuto problemi nel riportare la mia gravidanza e la sua spettacolare conclusione, mi sembra quantomeno doveroso scrivere adesso della più grande – e forse ultima – tempesta ormonale che sto vivendo. Ebbene sì, per noi nate all’inizio degli anni sessanta si avvicina sempre più la resa dei conti. Non c’è botox che tenga: la menopausa ci attende alla fine del tunnel e vi posso confermare che non è una passeggiata. L’olandese ha una parola molto dignitosa per questo evento che chiude definitivamente la porta della nostra femminilità per consegnarci al limbo della terza età: overgang significa letteralmente passaggio e tace diplomaticamente la destinazione. In Olanda, donne e uomini che compiono cinquant’anni hanno diritto ad una festa speciale: nel giardino del festeggiato si usa appendere bandierine e altri parafernalia a tema in modo che tutto il villaggio sia informato dell’evento e il neocinquantenne viene chiamato quel giorno rispettivamente Sarah o Abraham. Fino ad ora non avevo mai fatto molto caso all’usanza, ma da quando i miei ormoni hanno ricominciato a ballare il merengue mi viene un groppo in gola alla vista di questi simboli della resa e sto già meditando di darmi alla fuga quando toccherà a me.
 
Tornando al dunque, i sintomi della menopausa sono talmente vaghi e diversificati che ci ho messo un paio di mesi a capire che cosa mi sta succedendo, soprattutto perchè il sintomo principale non si è ancora appalesato – ma a questo proposito sono stata informata che l’intero affare si può protrarre per diversi anni per cui la festa è appena incominciata. Chieste delucidazioni a mia madre mi è arrivata la solita risposta vaga e confusa, del resto non avrei dovuto aspettarmi altro da una donna che definisce le doglie un mal di pancia più forte del solito e non riesce a specificare quanta farina, zucchero, burro e uova ci vogliono per fare la pastafrolla. Ci sarebbe voluta mia nonna, che a suo tempo mi aveva accuratamente descritto tutti gli orrori del parto minuto per minuto, ma purtroppo è riuscita solo a trasmettermi la ricetta della pastafrolla prima di lasciare questa valle di lacrime. Ho quindi cercato di intavolare il discorso con tutte le mie amiche e colleghe coetanee o più anziane ma queste sono state ancora più vaghe di mia madre per non dire decisamente evasive: se dovessi credere loro la menopausa non esiste e mi conviene continuare a ritagliare i buoni sconto degli Always fino al 2030. Ero quasi rassegnata a dovermi affidare a wikipedia, ma fortunatamente mi sono ricordata della moglie del mio cugino di Bari, quella che mi ha preso in disparte quando il vikingo ed io siamo andati in visita pastorale per mostrare il pargolo al parentado e mi ha sussurrato complice: fai bene a stare in Olanda, qui un figo simile non lo riusciresti a tenere manco una settimana! E ho pensato che lei era la persona giusta a cui rivolgermi. Non mi ha deluso e mi ha intrattenuto per una gustosa mezz’ora su tutti i sintomi ed i rimedi correlati, roba da fare invidia a mia nonna. Mi ha anche confortato sul fatto che quando la (secondo lei lunghissima) fase di passaggio sarà finalmente finita, sarà una vera liberazione, proprio come il parto. In attesa del lieto evento mi sono fiondata in un negozio di rimedi naturali per cercare sollievo e ho scoperto che il trifoglio rosso viene usato fin dai tempi di Cleopatra per contrastare emicrania e sbalzi di umore e può essere associato alla salvia per combattere le vampe di calore. Me ne sono subito fatta un’overdose e grazie a ciò adesso riesco a dormire la notte e pare, sembra, forse, mi dicono dalla regia che l’emicrania è sparita, ma sugli sbalzi di umore ho paura che ci vorrà qualcosa di più radicale, diciamo al livello di prozac o pere ormonali. Siccome sono un’ottimista nata, sto compilando una lista di vantaggi del mio stato, primo tra tutti il fatto che finalmente non ho più freddo ai piedi e alle mani e se vi pare poco vi invito a mettere entrambi in frigorifero per una settimana poi ne riparliamo. Secondo – ovviamente – la diminuzione dello sconforto mestruale, anche se qui devo dire che la dieta no fat no carb da 1000 calorie giornaliere e le 5 ore di palestra settimanali del decennio scorso erano state enormemente più efficaci: non c’è nulla come l’anoressia per eliminare la PMS (e le mestruazioni ad essa correlate, ovviamente). Sto ancora cercando il terzo vantaggio ma al momento non mi viene in mente altro. E adesso vado ad informarmi a quali bassezze bisogna arrivare per farsi prescrivere il prozac qui. Vi tengo informati.
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Di paola (del 06/04/2010 @ 07:50:32, in diario, linkato 199 volte)
In occasione del weekend pasquale, contraddistinto da tempo variabile e temperature sotto la media stagionale, la TV di stato ha mandato in onda La passione del cristo secondo Mel Gibson, la BBC The Sound of Music e RTL Jesus Christ Superstar, alle 22.30, sulla rete che trasmette repliche di sceneggiati e talk show americani per casalinghe. Qualche anno fa il musical meritava ancora il prime time sulla rete capolista, ma le vicende degli ultimi tempi hanno notevolmente compromesso l’immagine del cattolicesimo, da cui il declassamento - inutile e stupido, in quanto i miei coetanei sanno benissimo che JCS è un’opera rock giudicata blasfema e censurata praticamente da tutte le istituzioni religiose fin dalla sua uscita su vinile nel 1970 (la versione teatrale è del ’71 e quella cinematografica del ’73). Per tutti gli altri: nell’opera in questione, che narra le vicende dell’ultima settimana della vita di Gesù, il protagonista non è Gesù ma Giuda, che spiega e dibatte appassionatamente la ragione politica che lo ha portato al tradimento e mette in dubbio la natura divina del nostro. Anzi, ora che ci penso non mette in dubbio proprio niente: la rifiuta categoricamente (you’ve started to believe the things they say of you, you really do believe this talk of god is true, and all the good you’ve done will soon be swept away: you’ve began to matter more than the things you say)! In questo è appoggiato dalla Maddalena (he’s just a man), da Ponzio Pilato (who is this Jesus, why is he so important? You jews produce messiahs by the sackful) e ovviamente dai perfidi sacerdoti del tempio che decidono e pianificano freddamente l’arresto e la morte del nostro con uno stile che nulla ha da invidiare alla CIA (I see bad times arising: the crowd crown king Jesus which the Romans would ban. I see blood and destruction: our elimination because of one man. So like John before him this Jesus must die, for the sake of the nation this Jesus must die). Nell’opera, Gesù viene presentato come un uomo stanco e confuso, solo contro l’enormità del compito che gli è stato assegnato da un potere di cui nemmeno lui capisce i fini, martire suicida di una causa oscura e Pilato è l’unico a capire l’orrore della sua posizione (Don’t let me stop your great self destruction. Die, if you want to, you misguided martyr. I wash my hands of your demolition, die if you want to, you innocent puppet). L’apoteosi dell’opera vede un Giuda scintillante, vestito di bianco, rivolgere domande spietate ad un Gesù dimesso e muto, domande che ovviamente rimarranno senza risposta: who are you? Do you think you’re who they say you are? Did you know your messy death would be a record breaker? Is Budda there with you? Could Mahomet move a mountain or was it just PR? Il film finisce senza alcun segno di una possibile resurrezione: gli attori lasciano il set e gesù appeso alla croce.
 

Come dite? So il testo a memoria? MA CERTO! E ai miei tempi scolastici ho lottato altrettanto inutilmente per rendere l’apprendimento del testo obbligatorio al pari (o meglio ancora al posto) della Divina Commedia. Di JCS sono ancora in grado di recitare a richiesta ogni battuta fornendone commento informato, mentre della Divina Commedia ricordo a malapena qualche versetto fuori contesto. Posso anche affermare senza tema di smentita che nella vita mi è stato più utile conoscere JSC della DC, se non altro per cominciare a dubitare dei dogmi ecclesiastici e diffidare dalle motivazioni del potere costituito.
 
Se poi penso che The Sound of Music ha vinto ben 5 Oscar e JCS manco è stato nominato mi irrito ancora di più. Non c’è giustizia a questo mondo, per questo duemila anni fa chi prometteva giustizia nel regno dei cieli ha avuto tanto successo e se la promessa veniva direttamente dal figlio del re dei cieli era più credibile di quella fatta da un comune portavoce. Da allora non è cambiato nulla: tutto ciò è molto rassicurante. Ogni tanto bisogna tornare back to basics, altrimenti ci si smarrisce nel labirinto di specchi che è la nostra realtà.
 
Buona pasqua.
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08/09/2010 @ 15.10.00
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