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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di paola (del 22/03/2010 @ 19:57:36, in diario, linkato 210 volte)
Da qualche settimana i riflettori mediali sono puntati sulle norme e sui valori della società olandese. Norme e valori ormai alla deriva, come le rivelazioni delle vittime di preti pedofili e i sempre più efferati omicidi di bambini innocenti per mano di familiari e conoscenti testimoniano. Lo scandalo dei preti pedofili sta allargando a macchia d’olio: fioccano denunce, si accendono dibattiti e fervono commenti. Sulle prime pagine dei quotidiani, a caratteri cubitali, la notizia che il Vaticano è in trattativa con la più prestigiosa società di assicurazioni olandese per garantire il risarcimento danni alle vittime delle molestie, equiparato per fini assicurativi alle cicatrici a seguito di incidenti. Interessante il particolare che il Vaticano ha istituito l’assicurazione sulla scorta dell’esperienza americana e australiana. Meno in rilievo qui la connessione tra gli internati tedeschi e il Papa, in compenso si sprecano interviste a sedicenti vittime, che poi sono sempre le stesse perchè anche a grattare il fondo del barile più di una dozzina di casi in trent’anni non si sono trovati: l’Olanda non ha certo le dimensioni di USA e Australia, con gran dispiacere dei giornalisti.
Quello che più mi ha colpito è stato l’intervento al talk show serale della terza rete di un portavoce della locale curia che ha valorosamente difeso per mezz’ora le ragioni del celibato contro gli attacchi selvaggi di ben tre giornalisti, uno scrittore ed un comico – inutile dire, protestanti o atei. Sebbene non condivida norme e valori cattolici, soprattutto in tema di celibato, ho provato pietà per il prete portavoce e l’intera vicenda mi ha ricordato i primi martiri cristiani. In fin dei conti un talk show televisivo è la versione moderna del pasto dei leoni al Colosseo, soprattutto quando la diatriba verbale è tragicamente impari. Che cosa può infatti un prete educato in seminario e condizionato da quarant’anni di servizio in chiesa di fronte alle provocazioni estreme di altrettanto stagionati animali da palcoscenico che spaziano dalle polluzioni notturne all’omosessualità nelle comunità ecclesiastiche, marinare e carcerarie? Che risposta può mai dare un intellettuale latinista al comico che ha raccontato in diretta ai telespettatori una barzelletta talmente sconcia che non solo stento a riportare, ma mi chiedo con quale diritto la televisione di stato si permetta di trasmettere all’ora di cena, con almeno 20% di telespettatori minorenni. Con tutto il rispetto per la tragedia degli ex-bambini molestati e con tutto il disprezzo per l’abuso di potere dei preti pervertiti, mi appello alla convenzione di Ginevra, se non al comune senso del pudore, che impone rispetto per i rappresentanti innocenti di un potere nemico e vieta le torture ai prigionieri di guerra.
Diametralmente opposto il trattamento della stampa nei confronti dell’omicidio più efferato del momento: Milly, dodicenne, scolara modello, abitante in un tranquillo quartiere residenziale di provincia identico a quello dove vive il 90% delle famiglie olandesi, è stata prelevata con forza da casa sua, forse stuprata e successivamente uccisa e seppellita in giardino dal suo vicino di casa ventiseienne, poliziotto. Tra la notizia della sparizione e il ritrovamento del cadavere c’è stato il solito circo mediale, dopodichè un compatto silenzio-stampa, sicuramente richiesto e ottenuto dal dimissionario ministro dell’interno e dal capo della polizia. Un simile delitto infatti getta una luce sinistra su tutta la forza dell’ordine, a partire dai criteri per il reclutamento dei cadetti fino alla maniera in cui sono state condotte le indagini. Pare infatti che l’ultima frase detta da Milly alla madre, per telefono, sia stata: “Metto giù che devo aprire la porta al vicino.” Da allora è passata una settimana e se non fosse stato per la confessione spontanea dell’omicida la forza dell’ordine sarebbe ancora a fare ricerche a vuoto.
Non voglio fare classifiche di efferatezza tra poliziotti psicopatici e preti pedofili, mi auguro solo che per entrambi sia prevista una breve ma intensa permanenza in carcere tra i delinquenti comuni che notoriamente hanno poca empatia e compassione per entrambe le categorie. Constato solo l’aberrazione mediale dei tempi correnti e la deriva delle istituzioni, per la quale adesso non so più che istruzioni dare a mio figlio in caso di necessità o pericolo: certo non posso raccomandargli di rivolgersi ai vicini, alla polizia o alla parrocchia locale.
Sarà per questo che tre politici illustri, tutti ministri del dimissionario governo, hanno dichiarato nel giro di tre giorni di voler abbandonare la vita pubblica per dedicarsi alla famiglia trascurata dalle 120 ore di lavoro settimanale. Di fronte a simili dichiarazioni è lecito il sospetto che i suddetti abbiano segretamente stipulato un bel contratto come commissari degli enti parastatali da loro supervisionati durante il mandato governativo. Mi piacerebbe invece poter credere che nella coscienza di questi tre signori si sia accesa una fiammella di consapevolezza che il dovere primario di un adulto sia quello di proteggere la propria famiglia e non quello di delegare alle istituzioni la cura dei figli per potersi dedicare ai propri interessi personali, tra cui il carrierismo sfrenato. Sarebbe un pensiero confortante e un forte segnale di rinnovamento in una società sempre più sull’orlo del baratro.
Di paola (del 07/03/2010 @ 11:47:17, in diario, linkato 331 volte)
Complessivamente ho passato più di un terzo della mia vita in paesi anglosassoni e sono pertanto più che abituata alla pessima immagine che gli italiani hanno all’estero. Non è difficile considerando che anche in Italia passavo più tempo a vergognarmi dei miei compatrioti che a godere sole, mare, pizza e mandolini.
Tra il 1979 e il 1982 sono stata ogni estate in vacanza-studio in Germania e ogni tedesco a cui venivo presentata chiedeva invariabilmente: Gastarbeiter? E successivamente si mostrava molto scettico alla mia dichiarazione che ero una studentessa di lingue in erba. Nel 1987 sono sbarcata a Londra per un progetto lavorativo di due anni e ho potuto constatare che l’apartheid non è un’esclusiva Sudafricana e non si limita ai nostri fratelli neri. Comprensibile se si considera che per l’inglese medio l’Italia era sinonimo di corruzione, mafia, malgoverno e pornografia televisiva [gli spogliarelli su Antenna 3] e gli italiani un popolo totalmente inaffidabile in base al loro scandaloso comportamento durante la seconda guerra mondiale. Fortunatamente per noi, l’era thatcheriana stava per finire e la new wave culinaria stava per arrivare, così quando il mio progetto si è trasferito a Bruxelles potevo contare su un paio di amicizie inglesi tra i radical chic che sorvolavano signorilmente sul nostro passato bellico e apprezzavano il made in Italy. Moda, mondiali e mani pulite hanno risollevato l’immagine dell’Italia negli anni novanta, per cui, arrivata in Olanda, ho trovato un terreno decisamente meno ostile.
Poi il pelatone è andato al governo e ci ha riprecipitati nel pozzo dell’ignominia. Vi risparmio gli articoli sarcastici e le vignette satiriche a cui sono quotidianamente esposta, vi risparmio anche i sorrisetti ipocriti e le battutine taglienti a cui sono sottoposta ogniqualvolta il pelatone ne combina una delle sue; come dicevo, ho un buon allenamento e la pelle dura. Siccome gli olandesi sono ipocriti tanto quanto gli Inglesi, hanno inventato un bellissimo neologismo che usano largamente: Italiaanse toestanden, ovvero, condizioni italiane. Mafia, malgoverno, corruzione, delinquenza e abuso di potere sono Italiaanse toestanden, insomma: tutto quello che ci distingue negativamente dall’Europa civile.
Ma, con mia grandissima sorpresa, col passare degli anni ho cominciato ad avere dei deja vu. Illustri personaggi olandesi mostravano raccapriccianti similitudini con la sbeffeggiata classe politica italiana. Il nostro dimissionario presidente del consiglio (CdA, la versione locale della DC) ha un profilo andreottiano. Nella serie piccoli emuli del pelatone troviamo John de Mol e Pim Fortuyn, entrambi repentinamente neutralizzati, rispettivamente dal giudizio del popolo e da un sicario – si sussurra prezzolato dai servizi segreti. Nella serie piccoli emuli del Bossi pre-ictus troviamo Rita Verdonk e Geert Wilders - al momento ancora vivi e vegeti - e di colpo i deja vu si sono trasformati in un corridoio apocalittico. Negli ultimi otto anni sono caduti ben quattro governi: in pratica nessun gabinetto è mai arrivato alla conclusione del mandato. Gli scandali dovuti alla corruzione governativa si susseguono sempre più serrati – finora sono stati tutti puntualmente insabbiati ma adesso la misura è colma e non basta tutta la sabbia del Sahara a coprire lo sfacelo delle istituzioni: nell’ultimo anno abbiamo avuto più crisi di governo che stagioni, rimpasti e voti di fiducia sono diventati procedure standard. L’ultima crisi di governo si è risolta con la caduta dello stesso mentre eravamo in vacanza in Italia: non potevo credere ai miei occhi quando ho letto i titoli sull’NRC e nella mia confusione linguistica ho controllato che non stessi leggendo la Repubblica. Voglio dire, quando ti trovi davanti, a titoli cubitali: “Caduto Balkenende IV” con tanto di foto di un Andreotti in versione quarantenne, hai tutti i diritti di chiederti se sei finita in un buco spaziotemporale e stai viaggiando in un universo parallelo.
Quindi, di nuovo elezioni anticipate, con lo spettro dei neofascisti Wilders e Verdonk che come Bossi risucchiano i voti dei delusi da CdA (DC) e PvdA (PD) a colpi di demagogia di bassa lega, tipo olanda agli olandesi e fuori tutti gli immigrati che mangiano a spese nostre e causano solo problemi in quanto delinquenti nati. Inutile dire che ne’ l’uno ne’ l’altra hanno alcun programma politico degno di questo nome e proprio per questo sono mine vaganti.
Martedì scorso, alla vigilia delle elezioni comunali che – come in Italia – vengono considerate rappresentative per i risultati delle elezioni politiche, durante un dibattito televisivo un illustre commentatore politico ha espresso la sua preoccupazione che il sistema elettorale corrente (proporzionale corretto) avrebbe reso l’Olanda ingovernabile: già adesso non si riesce a formare un governo con meno di tre partiti, figuriamoci se bisogna arrivare al pentapartito con Wilders e Verdonk! Italiaanse toestanden, ha risposto l’anchorman, al che c’è stato un silenzio imbarazzante e un altro giornalista ha commentato: in Italia le chiamano Nederlandse toestanden. Dopodichè tutti hanno cominciato guardingamente ad esplorare i vantaggi di un sistema elettorale maggioritario.
Non so voi, ma io sto guardingamente esplorando i vantaggi di una possibile emigrazione in qualche Banana Republic: probabilmente lì si sta meglio.
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Dove sono?
Sotto shock da rientro.
Che cosa faccio?
Respiro profondamente e penso che tutto questo non mi tocca.
C' è altro da dire?
Forse vedo la fine del tunnel e piove!
08/09/2010 @ 15.12.04
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