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 ego... di paola
 
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Dal 15 dicembre 2000 sono ufficialmente residente nei Paesi Bassi. Questo blog è stato iniziato per tenere al corrente le mie amiche delle barbare usanze di questo paese ed è ora entrato nel suo decimo anno. Da bollettino di informazione sui Paesi Bassi, il blog si è trasformato nel tempo in un diario della quotidianità nella mia nuova vita di emigrante, moglie e madre dal passato - sempre più remoto - tempestoso.

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 24/01/2010 @ 19:07:32, in diario, linkato 426 volte)
broodje kroketAdesso che mi sono sfogata a parlare del (mal)tempo non mi resta che affrontare l’altra piaga che affligge questo Paese: il cibo. Premetto che non sono particolarmente viziata o schizzinosa, ho vissuto nell’Inghilterra pre-Conran e Oliver e ho viaggiato in tutta l’Asia senza problemi: sono perfino riuscita a mangiare durian e padangfood senza vomitare. Ma raramente ho visto un popolo così gastronomicamente analfabeta come gli olandesi. Il cibo sembra non interessarli minimamente, non distinguono il brunello dal succo d’uva e sono l’unico popolo al mondo che usa l’appelmous (purea di mele) come condimento per carne e verdura e le crocchette come ripieno per i panini. Non sto scherzando: una delle delicatessen locali è il broodje kroket: un panino bianco morbido tipo quelli per gli hamburger in cui viene posta una crocchetta di patate e carne macinata. L’olandese medio, ricevuto il broodje kroket, apre il panino, schiaccia e spalma accuratamente la crocchetta con un coltello e poi richiude il tutto e se lo mangia beato. Ho visto con questi occhi attoniti un noto direttore ricerche imburrare due fette di pane integrale, farcirle con una fetta di ontbijtkoek (panpepato) e mangiarsi il tutto con forchetta e coltello come se fosse la cosa più normale del mondo.
 
pindakaasLa cultura alimentare è talmente scarsa che l’Unilever ha convinto un intero popolo negli anni sessanta a sostituire il burro con la margarina in nome della salute e adesso li sta convincendo che la margarina aiuta a combattere il colesterolo e che è più sana dell’olio d’oliva. Sempre grazie all’Unilever, il burro di arachidi qui è considerato l’alimento principe per una sana crescita infantile e viene spalmato sui panini dei bimbi a partire dal primo anno di vita. Quando lavoravo per la Nesté sono stata edotta sulla barbara usanza in voga negli anni settanta di curare le indigestioni dei lattanti con gocce di Galak. Insomma, io mi lamentavo delle campagne della Ferrero ma ho rivalutato il cavalier Michele da quando ho visto a quali aberrazioni sono sottoposti gli indigeni. Burro di arachidi a parte, qui una fetta di pane integrale, margarina e sottiletta di gouda è considerata il top dell’alimentzione sana ed equilibrata, tanto che dieci anni fa era un’impresa disperata convincere le madri a riempire il brodtrommel (cestino della merenda scolastica) dei figli con alimenti alternativi. Dieci anni fa, proprio di questi tempi, ho dovuto combattere una strenua battaglia per far comperare alla mensa aziendale anche insalata e frutta oltre al pane a cassetta e i salumi e formaggi standard. Sempre in quel periodo, durante un brainstorming, è stato chiesto a tutti i miei colleghi quale formaggi mangiassero abitualmente. La mia padronanza della lingua non era tale da capire i dettagli ma mi sembrava che le risposte fossero alquanto uniformi; quando è toccato a me e ho cominciato ad elencare tutti i miei formaggi preferiti mi sono resa conto che nessuno aveva la più pallida idea di che cosa stessi dicendo. Il mio vicino mi ha pazientemente spiegato che le risposte ammesse erano solo tre e cioè: jong, belegen e oud e si riferivano alle stagionature del gouda.
 
toetjesVero è che se si seguono le regole dietetiche olandesi non si ingrassa nemmeno di un grammo, perchè il menù giornaliero raccomandato è cinque panini e un piatto caldo (vedi titolo). La definizione di panino (boterham): 1 fetta di pane a cassetta spalmata di margarina (boter) e companatico (ham), che va dalla sottiletta di gouda alla granella di cioccolato passando per paté di fegato di maiale, formaggini vari e pindakaas (burro di noccioline); il piatto caldo è il famoso AGV, cioè carne, patate e verdure – tipicamente cavoli, il tutto bollito o stufato. Completano questo deprimente quadro alimentare due bei bicchieri di latte e due frutti - tipicamente mela e banana. Per ingrassare qui ti devi mettere d’impegno e arricchire la dieta con svariati toetjes (dessert) e tussendoortjes (spuntini) e qui devo dire che l’industria alimentare si impegna a fondo nel fornire un ricco assortimento di zuccheri e trigliceridi sotto forma di cremine, budini, bevande ipercaloriche, barrette, merendine, noccioline e affini. L’Olanda è il secondo paese europeo per consumo di cioccolato pro-capite (e per cioccolato qui si intendono anche le candybars tipo Mars che non si possono per legge chiamare cioccolato perchè contengono più zucchero che cacao) e sicuramente la prima per consumo di derivati del latte: basta vedere quale spiegamento di yogurt, budini, creme e toetjesdessert in ogni possibile gusto offre un supermercato medio per capire l’importanza del latte nell’alimentazione locale e del resto in un paese cronicamente freddo e piovoso non ci sono molti altri modi di procurarsi la vitamina D necessaria alla sopravvivenza. Ma anche qui la propaganda ha convinto la popolazione che il latte intero fa male alla salute per cui tutti i latticini e derivati – compresi quelli per i bambini - sono a base di latte parzialmente scremato, il che è assurdo perchè la vitamina D contenuta nel latte viene assorbita solo se assunta insieme ai grassi del latte stesso. Degli snack bar ho già parlato l’anno scorso e non intendo dilungarmi, vi arricchisco la cultura in fatto di noccioline, che qui vengono vendute non solo sotto forma di burro ma anche ricoperte in versione dolce (M&M’s) e salata con una crosta tipo cipster in svariati gusti. Le noccioline vengono tipicamente consumate in quantità industriali davanti alla TV assieme ad un bel bicchiere di birra. In alternativa, patatine, che qui vengono vendute in sacchi da 200 gr e in una varietà di gusti da far venire il capogiro. I sacchettini da 50 gr sono destinati al consumo infantile e sono di rigore insieme a Mars, M&M’s, Chupa Chups, Fruittella e altre bombe chipszuccherine nelle festicciole di compleanno. Ma questo è il meno. Il vero orrore è che i bimbi sono abituati fin dalla più tenera infanzia a consumare caramelle e cioccolato quotidianamente all’ora della merenda. Potete capire il mio profondo sgomento alla visione delle madri che distribuiscono liberamente questi dolciumi ai loro figli solo se come me siete stati tirati su in una famiglia dove chupa chups, nutella e patatine venivano considerate sostanze illegali al pari dell’eroina. Qui invece la nutella è un alimento di lusso: gli indigeni usano il duo penotti, una specie di latte condensato che del cioccolato ha solo il colore.
 
kibbelingPer finire in bellezza, nonostante l’Olanda sia composta al 20% d’acqua e abbia 400 km di coste marittime, gli olandesi non sono affatto consumatori di pesce e quando lo fanno si limitano al merluzzo fritto, all’aringa cruda (blah) e alle cozze con le patatine fritte e la maionese (doppio blah). Solo gli chef della nouvelle cuisinechips olandese si impegnano a propagare la cultura ittica a botte di 100 euro a pasto, per cui questa rimane saldamente sui palati delle classi superiori. Tutti gli altri mangiano allegramente erwtensoep (zuppa di piselli) e stamppot (purea di patate con cavoli, speck e wurstel) e sono fermamente convinti che la tomatensoep (zuppa di pomodoro) sia un piatto tipico italiano. Che tristezza ...
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Di paola (del 13/01/2010 @ 20:44:42, in diario, linkato 119 volte)
Qui le temperature siberiane persistono ormai da un mese e continua a nevicare. Gente come me comincia a dar fuori di matto ma l’olandese medio gira col sorriso beota di chi è appena stato soddisfatto oralmente. Naturalmente alla prima gelata tutti hanno tirato fuori dall’armadio i pattini e nel weekend di Natale, mentre noialtri si stava in coda in autostrada fino a tarda notte o si bivaccava in stazioni NS gelide in attesa di un treno che ci riportasse a casa, si sono precipitati su tutti canali, stagni e laghetti gelati col risultato di ‘passare attraverso il ghiaccio’ in massa e finire mezzi assiderati all’ospedale. Il ghiaccio infatti non era della qualità adatta per pattinare e questo mi ha offerto l’opportunità di ampliare la mia cultura al riguardo. Un accorato rappresentante dell’associazione pattinaggio nazionale (KNSB) spiegava alla radio che la neve caduta in abbondanza aveva reso il ghiaccio molto poroso e le temperature troppo alte (!) unite alla mancanza di vento non facevano altro che aumentare la porosità del ghiaccio ad ogni gelata senza peraltro inspessirlo. Quello che ci sarebbe voluto, concludeva il rappresentante KNSB, era un bel vento di tramontana forza 4 unito ad una temperatura notturna di -15° per almeno tre giorni e poi si sarebbe potuto godere appieno dei piaceri del ghiaccio (ijspret). Già solo il fatto che gli olandesi associano il piacere (pret) a ghiaccio e neve li qualifica come pazzi furiosi, ma la follia collettiva che si è di nuovo esternata in occasione di una calamità naturale come questo inverno inusualmente rigido li conferma un popolo totalmente schizofrenico. Auspici di tramontana e gelate siberiane si intrecciano quotidianamente su tutti i media con le proteste per gli enormi ritardi dei treni, le code autostradali apocalittiche, i black outs continui e le altrettanto continue cancellazioni dei voli in aeroporti sempre più congestionati. Insomma, il popolo olandese vuole l’Elfstedentocht ma anche strade pulite, treni puntuali, elettricità e riscaldamento non stop e aerei pronti a portarli ai Caraibi.
 
Massa di bambini viziati!
 
Sarà anche vero che in un passato non ancora remoto tutti gli inverni erano rigidi e questo non è particolarmente freddo paragonato ai ricordi dell’olandese medio, ma sta di fatto che da almeno dieci anni (secondo me anche venti) non si è mai andati così tanto e per così tanto tempo sottozero, ne’ ha mai nevicato così tanto e così a lungo. Di conseguenza le amministrazioni comunali, regionali e statali non hanno ritenuto opportuno continuare a stanziare fondi per garantire misure di sicurezza adeguate a situazioni climatiche ritenute improbabili, in questo sicuramente sobillati dal continuo martellamento mediale sul surriscaldamento terrestre e l’effetto-serra. Negli stessi anni, il traffico ferroviario, stradale e aeroportuale è cresciuto in maniera esponenziale: il parco treni dell’NS è stato quasi integralmente rinnovato e ampliato, sono state costruite 8 nuove autostrade e 2 nuovi aeroporti. E a nessun manager sano di mente sarebbe mai venuto in mente di mettere a budget (infra)strutture resistenti a temperature artiche – semmai il contrario!
Quindi non è strano che il primo inverno rigido dopo più di un decennio di farfalle a gennaio e rose novembrine abbia paralizzato la nazione, tantopiù che l’olandese medio non ha l’intelligenza sufficiente per capire che gli conviene aspettare che abbia finito di nevicare e/o che sia passato lo spazzaneve prima di mettersi in strada. No, l’olandese medio è rappresentato dalla mia collega che si mette in macchina durante la tempersta di neve più grande del decennio per tornare a casa in tempo per la cena “tanto ho l’ Hummer 4x4 con gomme da neve.” Risultato: un ingorgo di 5 ore sul raccordo anulare (ring) di Amsterdam che è stato dichiarato il più lungo del secolo (ma era successa esattamente la stessa cosa il 27 novembre 2005 – la memoria storica dei giornalisti fa le pippe a Memento).
 
Questo atteggiamento - che io credevo appartenere esclusivamente alla fauna milanese – è ben riassunto nel detto ‘je eigen straatje vegen’ (spazzare la tua stradina), che vuol dire fare esclusivamente quel che fa comodo a te quando pare a te e fanculo il resto del mondo. Ho dato ampio resoconto di una dimostrazione letterale del detto a dicembre, quando i miei vicini di casa non hanno mosso un dito per spalare la neve nella nostra strada privata ma hanno meticolosamente spalato il sentierino che parte dalla loro porta e arriva alla porta del garage o alla discesa del posto macchina e chissenefrega della vecchietta ottantenne del 2 o dell’immigrata italiana del 9 che non hanno l’Hummer 4x4.
 
Ma torniamo all’ijspret. Appena prima di Natale è uscito un film intitolato “De hel van ‘63” che racconta – pare molto fedelmente – le vicissitudini della più tragica e spaventosa Elfstedentocht della storia. Nella notte del 18 gennaio 1963, con una temperatura di -18°, 20 cm di neve e una tempesta con tramontana si è svolta l’Elfstedentocht che vanta ad oggi il maggior numero di feriti e il minor numero di finalisti: 127 su  9.862 (e 58 finalisti erano pattinatori professionisti). Ora, questo film ha rotto tutti i record d’incasso nel primo weekend ed era su bittorrents e youtube dieci secondi dopo la premiere. Quotidianamente vengono intervistati tutti i membri dell’Associazione delle città frisone e qualunque altro frisone che abbia mai pattinato per sapere se giet it oan? Si può fare? Da un mese tutti gli intervistati rispondono la stessa cosa e vi rimando al primo paragrafo. No che non si può fare: il ghiaccio è troppo sottile e di cattiva qualità. Delusione generale.
 
Ma come!
 
I treni viaggiano da Natale con ‘aangepaste dienstregeling’, che è il modo diplomatico per dire che ne vengono garantiti la metà del normale e quelli che ci sono hanno 10-20 minuti di ritardo standard. Le riserve di strooizout (sale antighiaccio) sono finite tanto che il comune di Etten-Leur ha acquistato al triplo del prezzo e utilizza sali da bagno (davvero!!!) per arginare i pericoli sulle provinciali, in autostrada è un terno al lotto tra continue tempeste di jachtsneeuw (neve leggera e asciutta spinta dal vento) e stuifsneeuw (dune formate dalla jachtsneeuw), Schiphol è chiuso un giorno su tre e la NUON (Enel locale) sta già attingendo alle riserve di gas per far fronte all’incredibile richiesta di energia che è la causa dei black outs sempre più frequenti che stanno paralizzando la vita di molti comuni. Se per caso viene dato l’OK all’Elfstedentocht che cosa pensano che succeda? La maggioranza dei partecipanti non arriverebbe comunque in tempo perchè bloccata in treno, aeroporto o autostrada. La massa di spettatori causerebbe ingorghi paurosi e incidenti a catena e per finire un black out stile Los Angeles 2005. Ci sarebbe da scrivere un libro di fantahorror che fa le pippe all’inferno del ‘63, anzi adesso chiamo Ben Elton. Insomma, in queste condizioni c’è solo da sperare che il disgelo (dooi) arrivi presto e che il governo si prepari adeguatamente alla possibilità che l’inverno prossimo sia veramente un inverno da Elfstedentocht.
 
Io, da buona olandese adottiva, spazzerò la mia stradina e comincio già a prepararmi adeguatamente per il mio sabbatical ai Caraibi tra dicembre 2010 e febbraio 2011. Giuro.
 
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Sotto shock da rientro.

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Respiro profondamente e penso che tutto questo non mi tocca.

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Forse vedo la fine del tunnel e piove!





08/09/2010 @ 15.01.47
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