Immagine
 ego... di paola
 
"
Sono emigrata in Olanda per amore quindici anni fa. Nei primi dieci anni ho intrattenuto i miei amici sulle usanze olandesi, poi ho cercato di far loro vedere come sono assurde le vicende italiane viste da qui. Adesso racconto semplicemente quello che mi succede.

"
 
\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 31/12/2009 @ 23:54:04, in diario, linkato 2823 volte)
Concludo il 2009 scrivendo le mie avventure di fine anno mentre intorno a me fiocca la neve e risuonano i botti dei primi fuochi d’artificio. Ho deciso di stare a casa e andare a dormire presto piuttosto che unirmi alla folla festante perchè sono stanchissima dopo quella che probabilmente resterà negli annali come la vacanza più costosa della mia vita: tre giorni a Londra. Ma, per citare le immortali parole del filosofo contemporaneo Johann Cruyff, ogni svantaggio ha il suo vantaggio (elk nadeel heeft zijn voordeel) e questi tre giorni sono stati una vera e propria lezione di vita. Col passare degli anni mi faccio sempre più convinta della forza del karma universale e dell’inutilità di combattere contro il proprio karma individuale: ognuno di noi ha un ruolo assegnato nell’universo spaziotemporale e il gioco consiste nello scoprire quale. Il mio ruolo per esempio è quello di guadagnare ogni soldo col sudore della fronte e di pagare il prezzo pieno per ogni necessità materiale. E’ perfettamente inutile che tenti di aggirare il destino comprando biglietti della lotteria o partecipando a giochi di fortuna: non ho mai vinto e mai vincerò nulla. E’ altrettanto inutile che mi faccia sedurre da offerte speciali e affari d’oro perchè è garantito che si riveleranno altrettante fregature. Gli unici affari d’oro sono quelli che realizzo comperando le marche più fidate e infatti sono ancora caldamente avvolta nello stesso cardigan di cachemire Pringle del 1987 che sembra nuovo, ascolto radio, CD e perfino LP e cassette ormai consunte sul mio Thorens dello stesso periodo che non ha mai perso un colpo e lavo la biancheria nella Miele che ancora non ha visto un tecnico. Insomma, nel mio caso vale il proverbio squisitamente olandese ‘goedkoop is duurkoop’ (le cose più a buon mercato sono in realtà le più care). E’ un karma difficile da accettare con serenità e fermezza in un mondo sempre più largamente composto da individui che sbandierano ai quattro venti la loro fortuna al gioco e la loro perizia commerciale: è impossibile far capire loro che devono il loro felice status ad individui come me che riequilibrano l’entropia universale, ed è altrettanto impossibile non cedere ai canti delle sirene.
 
Tutto è incominciato perchè avevo nostalgia di Londra ma mi sentivo moralmente colpevole di indulgere in una spesa così voluttuaria in periodo di crisi finanziaria. Invece che prenotare quindi uno dei miei alberghi di fiducia ho ceduto alla tentazione di consultare le offerte speciali su booking.com e dopo un lungo dibattito col vikingo – per il quale un ostello della gioventù è già una spesa stravagante - ho prenotato tre notti al Park Lane Mews in Stanhope Row, sedicente 4 stelle in una stradina dietro Piccadilly. Fin dal momento in cui ho confermato la prenotazione mi sono sentita a disagio, un disagio che ho tentato di compensare prenotando un balletto a Covent Garden e una mostra al British Museum e consultando le recensioni dei ristoranti su Time Out.
 
Arrivati nella capitale dopo un tranquillo viaggio su un puntualissimo Eurostar, ci siamo diretti armi e bagagli all’indirizzo indicato e siamo entrati nella hall dell’hotel. Qui i campanelli d’allarme hanno cominciato a suonare: la reception aveva tutti i connotati di quelle tetre pensioni per studenti che si trovano dalle parti di Notting Hill Gate o Russel Square. Ma erano già le otto di sera e Matteo era visibilmente stanco del viaggio, per cui ho azzittito i campanelli e mi sono stoicamente sottoposta al check in, pensando che in fin dei conti quando si dorme un hotel vale l’altro e si trattava solo di tre notti. Arrivati al momento di presentare la carta di credito per il tradizionale swipe mi è stata presentata invece la ricevuta da firmare con l’importo delle tre notti prelevato in anticipo. La mia cosicenza ha inizato a protestare ma ho firmato a denti stretti e ho preso la chiave della stanza. Quello che mi aspettava dietro la porta può solo trovare un corrispettivo nei libri di Dickens o nella più moderna versione di JK Rowlings: un bugigattolo di due metri quadrati in cui era stato sapientemente incastrato un queen size bed, ovvero un letto di 140x180 cm e in cui nemmeno con l’intervento di Harry Potter si sarebbe potuto inserire il letto supplementare per Matteo che avevo espressamente chiesto nella prenotazione. Una rapida ispezione nel bagno lillipuziano e nell’unico armadio a muro mi ha peraltro rivelato l’assenza di tutte quelle componenti che qualificano le quattro stelle conclamate, ovvero aria condizionata, cassaforte, phon, minibar e stirapantaloni. Inoltre la TV non funzionava e il riscaldamento era fornito da una stufetta elettrica pericolosamente incastrata tra letto e muro. Inviperita sono tornata alla reception brandendo la prenotazione e alla mia richiesta di una camera più adeguata mi è stato risposto che questa era la migliore camera a disposizione e che il letto supplementare sarebbe stato portato all’arrivo del manager notturno, cioè alle 23. Sono rimasta senza parole - come sempre di fronte ai soprusi troppo grandi - ho fatto dietrofront, convinto un riluttante Matteo che si era già installato sul letto col suo nintendo a rimettersi scarpe e giacca e siamo partiti alla ricerca di un altro hotel. Il bello di Londra è che ci sono più hotel che taxi, per cui girato l’angolo di Piccadilly avevamo solo l’imbarazzo della scelta. L’insegna dello Sheraton occhieggiava invitante e alla sontuosa reception addobbata con uno scintillante albero di natale alto cinque metri ci è stata offerta una camera grande abbastanza per contenere un letto extra, che è stato prontamente portato con molte scuse (!) e con un set di asciugamani e toiletries deliziosamente superflui. Sistemato Matteo con un toast gigante e un bicchiere di succo di mela non mi restava che tornare all’orrendo hotel-pacco e recuperare i soldi anticipati. Già sentivo dentro di me che sarebbe stata un’impresa disperata e infatti dopo molti tentennamenti e svariate contraddizioni sono stata invitata a ripresentarmi il giorno dopo. A quel punto avevo già imparato la mia prima lezione: con i soldi che mai più mi sarebbero stati restituiti avrei potuto pagarmi una suite al Mayfair e questo è esattamente quello che farò la prossima volta che torno a Londra.
 
Siccome però sono una persona coscienziosa, la mattina dopo, ancora prima di ripresentarmi all’hotel, ho chiamato la centrale VISA di Milano per notificare il comportamento scorretto dell’albergatore e controllare che i soldi anticipati fossero stati stornati come promesso. Ovviamente questo non era avvenuto, ma quello che mi ha sconvolto è stato il comportamento dell’ufficio VISA, che ha subito preso le difese dell’hotel dichiarando che in fin dei conti avevo autorizzato la transazione e che quindi erano totalmente cazzi miei. Devo dire che qui non sono rimasta a bocca aperta ma ho avuto abbastanza presenza di spirito per replicare vivacemente che se questo era il servizio fornito dalla VISA mi sarei premurata di restituire la carta di credito quanto prima e ho concluso esigendo che la mia denuncia ufficiale di estorsione da parte dell’hotel in questione venisse messa agli atti.
 
Non mi ero ancora ripresa dallo shock che mi arrivava una notizia ancora peggiore. Nella notte tra il 29 e il 30 dicembre la mia VISA era stata utilizzata per una serie di operazioni sospette negli Stati Uniti ed era stata bloccata. La notizia mi è arrivata mentre mi stavo imbarcando per riprendere l’Eurostar e alla mia richiesta di delucidazioni mi è stato reso noto che la carta era stata tempestivamente bloccata dopo che tutto il credito residuo era stato prelevato. “Mi scusi, in che senso tempestivamente?” ho chiesto a questo punto ma la mia ironia è del tutto sprecata sulle impiegate della VISA. Dopodichè la stessa impiegata mi ha informato che avevo 60 giorni di tempo per avviare la pratica di contestazione per i prelievi irregolarmente eseguiti a seguito di clonazione e che comunque lei non era in grado di garantirmi che gli importi non mi sarebbero stati fatturati. Ho passato gran parte della notte e tutta la mattina dell’ultimo giorno del 2009 in costosissime telefonate per capire che cosa devo fare e a quanto pare, se presento i chili di documentazione richiesta nei tempi richiesti ho buone speranze che i 2000 euro illegalmente prelevati mi vengano restituiti, sempre dopo averli pagati naturalmente. E a questo punto devo pure ringraziare il Park Lane Mews Hotel per non avermi restituito i soldi perchè sennò i ladri (boeven) avrebbero prelevato pure quelli. Ma ho anche il fortissimo e fondato sospetto che i due incidenti siano strettamente correlati. A detta della VISA l’unico modo di clonare una carta di credito è quello di passarla fisicamente in un apparecchio simile ai normali swipe. L’unico posto in cui la carta è stata fisicamente in contatto con uno swipe negli ultimi due mesi è il Park Lane Mews Hotel. QED.
 
Al termine di questa lunga e frustrante giornata ho preso la mia prima risoluzione per il 2010: mai più carte di credito italiane. Gli impiegati della VISA locale, tempestivamente interpellati per controllare che non vi fossero irregolarità sull’altra carta di credito, sono stati categorici nel rassicurarmi che tutte le spese fatte con la VISA olandese sono assicurate e che non avrei avuto alcun addebito nel caso di transazioni anche solo sospette. Dopodichè, senza batter ciglio o fare domande, alla mia richiesta di ridurre il credito e farmi avere un report giornaliero sui prelievi, hanno eseguito entrambe le operazioni in diretta. Ah, e qui si può contestare un prelievo indebitamente eseguito con una semplice telefonata e l’importo viene restituito entro 3 giorni lavorativi. Non ho altro da aggiungere.
 
Di paola (del 21/12/2009 @ 20:39:35, in diario, linkato 1452 volte)
Certe volte mi faccio paura. Giovedì scorso stavo pensando di scrivere un articolo sulla neve (sneeuw) e su tutte le disavventure che mi hanno portato ad odiare questo fenomeno atmosferico quando la realtà ha brutalmente bagattellizzato tutte le mie disavventure passate e ha definitivamente compromesso ogni futuro sviluppo positivo delle mie opinioni al riguardo: la neve è una calamità naturale che va eliminata quanto prima. Altro che accordo di Copenhagen: viva l’effetto serra, voglio i tropici, voglio 20° anche d’inverno!
 
C’è di bello che questa volta me la cavo a buon mercato: non devo fare altro che tradurre un paio di articoli dell’NRC – tanto non sarei in grado di esprimere lo sdegno in maniera migliore.
 
Giovedí ha nevicato. Detto cosí non fa impressione e infatti in tutto tra Nijmegen e Amsterdam saranno caduti al massimo dieci centimetri. Diversa la storia in Friesland (Frisia), dove sembra sia caduto piú di mezzo metro. Per inciso faccio notare che tutti qui se la menano a sangue col fatto che non abbiamo dei veri inverni da almeno dieci anni. Beh, dico io, allora adesso che finalmente è arrivato un vero inverno siamo tutti contenti no? No, naturalmente perchè appena cade un centimetro di neve qui le NS (ferrovie statali) vanno in tilt e giovedì non ha fatto eccezione. “Le NS onorano la tradizione del primo giorno d’inverno” titolava ironicamente uno sdegnatissimo redattore dell’NRC nella pagina dei commenti. Già al mattino la stazione di Utrecht era in pieno caos a causa di innumerevoli guasti ai cambi; alle due del pomeriggio la direzione NS ha mollato la spugna e ha annullato tutto il traffico ferroviario da e per Utrecht. Considerando che Utrecht sta al centro dell’Olanda e da lì passano tutti i treni per Amsterdam, Den Haag e Rotterdam (oltre che Eindhoven, Den Bosch, Arnhem e Nijmegen), un simile annuncio equivale a fermare tutto il traffico ferroviario nazionale. Considerando anche che le NS vogliono proporsi come alternativa verde e veloce all’auto – continuava il redattore – sarebbe opportuno che si attrezzassero per mantenere la promessa. Soprattutto perchè – continuo la citazione – la nevicata di giovedì era stata largamente anticipata, prevista e commentata con precisione eccezionale a partire dalla settimana prima. Le NS hanno avuto quindi tutto il tempo di prepararsi ad un evento ricorrente quanto la caduta delle foglie e assolutamente non eccezionale fino a dieci anni fa. Lo sdegnatissimo redattore concludeva con la tirata standard sulla privatizzazione delle infrastrutture: “Dieci anni fa tutto questo non sarebbe successo. Dieci anni fa le NS (statali) erano ancora un esempio fulgido di efficienza che perfino gli ingegneri giapponesi venivano ad ammirare.”
 
In quanto a me, grazie ad una pia collega che ha messo a disposizione la sua auto per tutte le vittime dell’NS, sono arrivata ad Utrecht in tempo per prendere al volo il primo intercity che partiva quel pomeriggio e siccome era anche l’ultimo giorno ufficiale di lavoro ad Amsterdam prima delle vacanze di Natale ho concluso ottimisticamente che questa volta mi era andata veramente bene e tutto sommato 30 minuti di ritardo (per i quali mi verrá rimborsato il 50% del prezzo pagato) non sono un dramma.
 
Libera quindi di dedicarmi all’aspetto ludico della neve (sneeuwpret) e memore dell’assalto alle slitte di gennaio, ho incaricato prontamente la fida Anoeradha di procurare una slitta al pargolo. Per la cronaca: il primo fiocco di neve è caduto a Nijmegen alle ore 14 di giovedì 17 dicembre e Anoeradha era in pista alle 13 di venerdì 18 dicembre: nemmeno volendo avrei potuto fare prima ma nonostante ciò non è stato possibile trovare una sola slitta in tutta Nijmegen.
 
Ma nove anni di permanenza nel buco del culo del polder mi hanno reso una vera belva, per cui ho subito sguinzagliato il parentado nel sud ancora verde e soleggiato e nel giro di altre 24 ore mi ritrovavo felice proprietaria di una slitta che aveva ancora le ragnatele originali del millennio scorso. Mentre i parenti trovavano la slitta, io a mia volta partivo alla ricerca dei doposci per Matteo che, come tutti i bambini, ha il brutto vizio di cambiare un numero di scarpe all’anno e che ormai non entrava nei doposci dell’anno prima nemmeno tagliandogli le dita. Dopo aver girato tutti i negozi di Nijmegen sono riuscita ad aggiudicarmi l’ultimo paio di doposci misura 34 nel negozio di articoli sportivi specializzato in trekking artico, approfittando del temporaneo smarrimento della madre concorrente alla lettura del prezzo. Ho afferrato la scatola prima che la madre concorrente si ripigliasse e sono corsa alla cassa brandendo la carta di credito come una lancia. Stanca ma felice sono tornata a casa, giusto per far indossare i doposci al pargolo e ripartire subito alla volta di Deurne per ritirare la slitta testè acquistata per procura. Appena in tempo.
 
Sabato notte ha ricominciato a nevicare e domenica mattina c’erano almeno 30 cm, che sommati ai 10 precedenti cominciavano ad assumere una dimensione di tutto rispetto perfino per gli standard del millennio scorso. Ho quindi lasciato andare al parco il vikingo e un Matteo confortevolmente infagottato nei suoi nuovi doposci - giaccavento, cappello e sciarpa dotati dal previdente Sinterklaas - per un sano pomeriggio olandese sulla nuova slitta e io mi sono dedicata alla tradizionale confezione di due chili di biscotti natalizi in tre gusti. Intanto la neve continuava a cadere inesorabile e stamattina strade, campi e giardini erano uniformemente ricoperti da una spessa coltre bianca di oltre mezzo metro.
 
Inutile dire che a questo punto è scattato l’allarme su tutte le vie di trasporto. File chilometriche sulle autostrade e – ovviamente - traffico ferroviario fermo. Io sono ufficialmente in vacanza, quindi assente giustificata, ma mi è stato detto che stamattina si è presentato in ufficio a malapena un terzo del personale in servizio. Perfino gli abitanti di Amsterdam non ce l’hanno fatta a raggiungere l’ufficio in bicicletta e quando questo succede si sa che le condizioni meteorologiche sono veramente gravi. Io dovevo solo fare due cose: portare Matteo a giocare da un suo amichetto che abita nel quartiere limitrofo e andare a fare le spese per il cenone del 24.
 
Ci ho impiegato esattamente 3 ore e 45 minuti.
 
Confermo quello che già sospettavo nel 2000: la smart non è fatta per la neve. Ho spalato neve dall’uscio di casa fino a metà strada per consentire alla smart di immettersi nelle carreggiate disegnate dalle altre auto ma anche così non son riuscita a fare un metro. Se non fosse stato per due pietosi vicini che mi hanno spinto fino alla statale sarei ancora a sgommare nella nostra strada privata. Dopo meno di un km ho dovuto abbandonare la smart sul ciglio della statale e proseguire a piedi fino alla piazzetta dove abita l’amichetto di Matteo perchè non c’è stato verso di farle fare l’ultimo pezzo di strada interna piena di neve. Poi ho impiegato mezz’ora per arrivare al super a 20km/h sulle strade scivolosissime, slittando ad ogni curva e quando mi sono immessa sulla stradina del parcheggio ho capito di aver fatto l’errore più grave della giornata: il parcheggio e i vialetti di accesso interni non erano stati liberati dalla neve! Ma come è possibile, dico io? Il supermercato più grande della città, alla vigilia di Natale? Mi sono impantanata subito, creando un graziosissimo ingorgo che si è risolto quando un gentile signore è sceso da un’auto in coda e mi ha dato una robusta spinta fino al primo vialetto interno. Poi il gentile signore si è letteralmente lavato le mani dalla neve e se ne è andato, lasciandomi impantananta in mezzo al vialetto. Ogni dieci secondi venivo gentilmente invitata a togliermi di lì senza che nessuno mostrasse di volermi aiutare e ogni venti secondi una signora ultrasessantenne visibilmente scandalizzata mi informava che ero contromano (informazione oltretutto falsa, ma transeat). Dopo moltissime implorazioni di aiuto sono riuscita a farmi spingere da due gentili signorine fuori dal vialetto per ritrovarmi sul piazzale interno del super. Adesso dovevo solo curvare e ripercorrere il vialetto parallelo per uscire. Questa volta veramente contromano, perchè in quelle condizioni non avevo il lusso di poter scegliere il vialetto d’uscita più appropriato. Un riluttante ragazzotto mi ha dato una spinta per circa due metri, poi si è girato e se ne è andato lasciandomi impantanata a venti metri dall’uscita. Se non fosse stato per due robusti rappresentanti del sottoproletariato urbano che secondo me erano angeli in incognito (infatti, che ci facevano due sottoproletari chiaramente disoccupati nell'enclave borghese della città?) sarei ancora lì a farmi insultare da tutta la Nijmegen-bene. Tremando mi sono reinserita sul viale d’uscita e dopo molte sgommate, slittate e scodate, son riuscita a superare l’ultima barriera e ritornare sulla strada di scorrimento. Arrivata a casa non ho nemmeno tentato di entrare nella strada privata: ho chiamato i vicini che avevo appena omaggiato di biscotti fatti in casa e mi sono fatta spingere fino al parcheggio. Dopodichè sono andata a far la spesa al super locale, a piedi e con lo zaino da alta montagna.
 
Al ritorno ho sfogato tutta la mia frustrazione repressa spalando l’intera strada privata. Di tutti i vicini solo una ragazza sulla trentina mi ha dato una mano, anche lei reduce da un’allucinante avventura all’Albert Heijn e anche lei esterrefatta quanto frustrata dalle deplorevoli condizioni del parcheggio. Tutti gli altri vicini si sono limitati a guardarmi con scherno e a commentare che era tutto inutile perchè per togliere la neve ci voleva lo spazzaneve. Tipico atteggiamento maschile. Intanto lo spazzaneve non si è appalesato e stasera è prevista altra neve. Se non avessi spalato la strada domani ci saremmo trovati con un metro di neve davanti alla porta.
 
Le NS hanno sconsigliato i viaggiatori di prendere il treno anche domani e io ho prontamente commutato tutti gli appuntamenti di lavoro in teleconferenze senza battere ciglio (essere ufficialmente in vacanza non esula dagli appuntamenti indetti dai clienti – ndr). Finchè funzionano radio, TV, internet e telefono non mi muovo di qui. E mi faccio portare a casa la spesa dal servizio a domicilio del super.
 
Di paola (del 17/12/2009 @ 23:09:30, in diario, linkato 3074 volte)
L’olandese, da buona lingua anglosassone, conosce molte parole impronunciabili ma questa volta trattasi di neologismo: verkersteren vuol dire letteralmente natalizzare, ovvero dare un tono natalizio agli oggetti quotidiani. Ho scritto non più tardi di tre settimane fa che ci si avviava alla festa più sentita dell’anno con spirito austero consono alla crisi, beh, nel giro di tre settimane è cambiato tutto! Sint Nikolaas era appena ripartito per la Spagna a bordo del suo battello a vapore vuoto e qui le strade si riempivano di sontuose decorazioni natalizie. Dico sontuose perchè in nove anni questa è la prima volta che son rimasta a bocca aperta. Il Natale – almeno fino a quest’anno – è una festa piuttosto austera, soprattutto nel Nord protestante, ma anche nel Sud cattolico si celebra più che altro in casa e le luminarie stradali rimangono contenute – diciamo, meno appariscenti di quelle per i mondiali di calcio. Invece già settimana scorsa il centro di Nijmegen era un tripudio di rami di vischio, corone di aghi di pino, nastri colorati, alberi illuminati e impallinati da far quasi impallidire Londra e New York; perfino presepi viventi con tanto di cori natalizi in costume e un clone di Babbo Natale a spasso con una vera renna! Non posso credere che tanta opulenza sia stata scatenata dalle notizie sempre più rassicuranti dell’NRC che siamo davvero fuori dalla crisi finanziaria e che il mercato del lavoro sta ripartendo, ma qualunque sia la causa di tanta abbondanza colgo l’occasione per aggiornarvi su un argomento da tempo promesso ovvero le fondamentali differenze culturali tra il Nord protestante ed il Sud cattolico.
 
Premetto che il vikingo è originario del Brabante, il cui capoluogo (Eindhoven, sede della Philips e del PSV) dista solo 125 km da Amsterdam, ma qui equivale a dire che è un terrone con tutti gli annessi e connessi. Il Brabante è terra di contadini cattolici e si contraddistingue per le famiglie prolifiche oltre che per l’ospitalità burgondica. La religione qui è una cosa seria anche senza bisogno di crocifissi in classe, quindi se sei cattolico per definizione non utilizzi contraccettivi e le povere donne fino alla generazione del dopoguerra sfornavano un figlio all’anno fino alla menopausa: la madre del vikingo ha 12 fratelli e se pensate che sia un’eccezione vi rendo noto che la vicina ne ha 14. Fortunatamente il ’68 è stato una mano santa e ha dato un taglio a queste usanze barbare: il vikingo ha una sola sorella e solo un cugino dei 50 ancora viventi sembra proseguire nella tradizione con (al momento) quattro rampolli. Quattro sembra essere attualmente il numero magico per le famiglie cattoliche, tre il numero magico per le famiglie protestanti, due e uno sono appannaggio delle classi urbanizzate agnostiche e anche se casualmente mi trovo in una cittadina di 100mila abitanti nel cuore della terronia cattolica questo non cambia il mio status di stadmeisje (ragazza di città) internazionale, ne’ tantomeno quello di atea praticante.
 
Chi vive in paesi a religione unificata non può capire che cosa sia l’orgoglio religioso nei paesi anglosassoni, dove cattolici e protestanti convivono a denti stretti dai tempi di Lutero e fino al ’68 avevano codici comportamentali da far invidia a Montecchi e Capuleti. In particolare qui coesistono due tipologie di protestantesimo: il comune calvinismo e la variante più radicale, i riformati (per intenderci tipo Amish e mi perdonino i puristi). I riformati sono una sorta di paria, un blind spot che tutti fanno finta di non vedere ma che è profondamente radicato nella locale Bible Belt che va dallo Zeeland all’Overijssel passando per alcune provincie del Gelderland (in particolare Ede e Barneveld). Perfino il vikingo - che certo non è un cattolico praticante – non perde occasione di schernire questa setta anacronistica in un paese ormai largamente ateo (44% secondo le ultime stime): invitato al matrimonio di un suo collega riformato, al ritorno ha commentato: “Mi sono divertito di più al funerale di mia zia.” Il mio comico preferito ha recentemente dichiarato: “Nella versione per la comunità riformata, il nuovo dizionario della lingua olandese non comprende le parole pene, vagina e masturbazione. Incesto e aborto clandestino invece hanno una descrizione ampliata.” E mi fermo qui.
Sull’Olanda calvinista ho dato un ampio resoconto nel 2002 e constato alla vigilia del mio decimo anno di permanenza che da allora ben poco è cambiato. Ricerche recenti sui trends di consumo confermano che per l’olandese medio un ‘ampio assortimento’ nei supermercati è funzione del numero di varianti della zuppa in scatola e dell’hagelslag. Ho lavorato per anni per un importatore che ha cercato inutilmente di educare le masse a variare il menú standard AGV (aardappelen groente vlees = patate verdura e carne, il tutto rigorosamente lesso o stufato) con riso o pasta e si è arreso all’evidenza che l’unica variante di riso accettata qui è quella che cuoce in 8 minuti nel microonde: una schifezza immangiabile per il resto del mondo.
I cattolici invece banchettano con zuppa fatta in casa e riso in bianco, una stravaganza pari al caviale - che non é in vendita, nota bene - e trovano occasioni di giubilo perfino ai funerali, dove una considerevole parte di tempo viene dedicata alla versione nordica del ‘consuolo’ – fantastica tradizione mediterranea consistente in un banchetto preparato da amici e vicini di casa - durante il quale è di rigore ricordare i momenti più divertenti della vita del morto. Tra i riformati una simile pratica non solo è impensabile, ma meriterebbe la lapidazione.
 
Ma tornando ad eventi più lieti, per i riformati Natale si limita alla messa di mezzanotte condita da un robusto digiuno penitente prima e dopo, in quanto nei giorni dedicati al Signore è vietata qualunque attività compreso acquisto e preparazione di cibo. Per i calvinisti invece il Natale si traduce nella cena del 24 che, a differenza del menù standard AGV, comprende vol au vents o salmone affumicato, selvaggina o tacchino con composta di cranberry e una torta tipo panettone con un ripieno di marzapane, insomma: un comune pranzo domenicale italiano. Per i cattolici invece il Natale è una girandola di inviti a pranzi e cene con una decina di portate che non sfigurerebbero nemmeno in Italia. E’ bene peraltro notare che delle poche festività in calendario solo Natale viene celebrato con una cena. A Pasqua ci si limita a far colazione con uova e panini dolci al posto della quotidiana fetta di pane integrale con sottiletta di gouda e per Koniginnendag più che altro si beve. Ma perfino in questo il sud cattolico si differenzia: per Pasqua la colazione viene sostituita da un ricco brunch a buffet in un ristorante e si beve anche a Carnevale e l’11 novembre, giorno dell’elezione del Principe di Carnevale.
 
E per concludere, in una famiglia del sud cattolico un invito a prendere un caffé o a giocare a carte è un’occasione per preparare minimo una torta e svariati stuzzichini caldi. Un invito a cena invece prevede come minimo quattro portate, ma spesso e volentieri cinque o sei. In una famiglia protestante è preferibile astenersi dall’accettare inviti o mangiare prima.
 
Capite ora perchè i cattolici vengono definiti i terroni d’Olanda. Meno male che esistono!
 
Pagine: 1
Ti piace questo blog? Aiutami a tenerlo online.


Ci sono 80 persone collegate

< luglio 2018 >
L
M
M
G
V
S
D
      
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
         

Cerca per parola chiave
 

Titolo
diario (162)
feuilleton (33)

Catalogati per mese:
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018

Gli interventi più cliccati

Ultimi commenti:
Hello, due to the w...
30/03/2018 @ 16:46:00
Di Maci Electrician
Molto divertente! Se...
14/02/2017 @ 18:30:59
Di Anna Berardesca
Come sempre molto ac...
14/02/2017 @ 18:27:17
Di Anna Berardesca

Titolo
Baci da Tulipland o seguito del feuilleton?

 Tulipland!
 Il feuilleton!
 entrambi
 nessuno dei due

Titolo

Disclaimer 1

Tutti i post della sezione FEUILLETON sono un'opera di fantasia. Ogni riferimento a persone, situazioni, avvenimenti reali o realmente accaduti è puramente casuale nonchè involontario.

Disclaimer 2

Invece tutti i post della sezione DIARIO si riferiscono a persone, situazioni e avvenimenti reali.





21/07/2018 @ 15:48:27
script eseguito in 47 ms