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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di paola (del 28/11/2009 @ 22:02:57, in diario, linkato 299 volte)
Santa is back in town! Ovvero, l’unico e originale San Nicola alias Sint Nicolaas alias Sinterklaas alias Santa Claus nella versione americana, vescovo di Myra (Turchia) nel quarto secolo a.D. e per ragioni imperscrutabili ora residente in Spagna, da dove ogni anno parte con un battello a vapore pieno di regali per i bimbi olandesi, è sbarcato a Schiedam il 21 novembre, accolto da sindaco, banda comunale e una folla di 40.000 bimbi urlanti. Di questa ricorrenza ho parlato ampiamente praticamente ogni anno da quando sono qui e in particolare l’anno scorso, per cui quest’anno lascio parlare le immagini, sotto forma di fotografie prese durante l’allestimento dei supermercati Albert Heijn, che anche quest’anno viene prodotto dalla spettabile ditta per cui ancora lavoro nonostante le due ristrutturazioni a seguito della crisi finanziaria.
Qui tutti dicono che la crisi è finita ma a dir la verità non si nota e nemmeno i vivaci addobbi festivi riescono a mascherare il profondo stato di sconforto di questo paese fondato sul commercio e sulle banche. La DSB è definitivamente fallita e con lei l’intero impero economico di Scheringa, la nazionalizzata ABN Amro ha avuto la sua seconda iniezione di capitale dopo aver riportato perdite astronomiche anche nel 3° trimestre e previsioni di perdite per tutto l’anno prossimo, le altre banche stanno metaforicamente col culo stretto sperando che nessuno faccia l’onda. Intanto l’onda è arrivata da Dubai e secondo me lunedì ci aspetta una bella mazzata : il titolo in prima pagina del serissimo NRC, giornale finanziario: “I creditori di Dubai World possono dire addio ai loro soldi”. La disoccupazione è salita al 5% - livello assolutamente inaudito per questo piccolo stato capitalistico - il NRC prevede funereamente che non ci saranno opportunità di lavoro per i giovani fino al 2014.
Sul fronte influenza messicana invece, dopo innumerevoli tentativi di terrorizzarci con previsioni catastrofiche, mappe del contagio e bollettini online, è finalmente trapelata la notizia che i decessi causati dall’H1N1 sono largamente inferiori a quelli della comune influenza annuale. Finora il numero delle vittime è 28, contro le oltre 800 dell’influenza dell’anno scorso. Anche i ricoveri ospedalieri, dopo un minuscolo picco (359) smisuratamente ingigantito dalla stampa, sono già in discesa. Della tanto temuta pandemia non si è visto nulla, i piani di contingenza per il 33% dei previsti assenti dal lavoro nelle industrie sono stati buttati nella monnezza quando è stato reso noto che la percentuale di assenze per malattia a novembre è stata dello 0,1% e la stessa fine avrebbero dovuto fare i 16 milioni di vaccini ordinati a giugno e arrivati quando ormai l’epidemia era quasi finita. 
Ma ormai erano stati comperati e quindi adesso andavano consumati, per cui il governo ha emanato l’ennesimo protocollo rendendo obbligatoria la vaccinazione per tutti i bambini tra 6 mesi e i 5 anni. Fortunatamente Matteo è sopra il limite e il giorno in cui gli altri bimbi hanno ricevuto la cartolina di prescrizione ha avuto 39º di febbre e tutti i sintomi correlati, vanificando così ogni eventuale futuro piano del governo di alzare la soglia d’età. Per mettervi tranquilli vi dico anche che mai e poi mai avrei fatto vaccinare mio figlio, dopo aver sentito con queste orecchie il ministro della sanità dichiarare alla radio nazionale che il vaccino era sicurissimo e che in Italia era già stato somministrato due settimane prima a 2 milioni di bambini e che non risultavano reazioni o complicazioni (conservo il podcast a futura memoria). Ho prontamente telefonato in patria e mi è stato confermato quello che già temevo e cioè che la somministrazione del vaccino era appena iniziata, quindi adesso ho la prova che il nostro ministro della sanità è un bugiardo.
In compenso, a vaccinazione ultimata, si constata in tutti gli asili nido e scuole elementari un singolare picco di reazioni allergiche (718), che è il linguaggio politico per dire che i bimbi vaccinati adesso hanno tutti l’influenza, ma per la perversione delle relazioni pubbliche i casi di influenza dei bimbi vaccinati non possono essere registrati come tali, per cui adesso che veramente è arrivata l’epidemia - causata dal vaccino - i giornalisti sono obbligati a dire che tutto è sotto controllo. Le mappe del contagio e i bollettini online sono tutti spariti e per trovare notizie sull’influenza devi cliccare almeno tre livelli sotto la homepage dei quotidiani online. Vi giuro che è tutto sacrosantamente vero e con questo ogni residuo di fiducia che ancora potessi nutrire nei confronti degli enti statali e governativi locali è definitivamente sparito.
Restando (o tornando) in tema Sinterklaas, una proposta parlamentare vuol togliere la croce dalla mitra del nostro in virtù della convivenza multietnica. Voi tutti sapete quanto io sia favorevole alla separazione della religione dalla vita pubblica anche in assenza di convivenza multietnica, ma a tutto c’è un limite. Sinterklaas era un vescovo cristiano e la sua icona storica dal XIV secolo prevede una palandrana rossa, guanti bianchi, anello di rubino, mitra e bastone. Sulla mitra c’è la croce e il bastone ha il manico arricciato. La versione multietnica di Sinterklaas esiste già: si chiama Santa Claus, ha il costume disegnato dal marketing della Coca-Cola, arriva sulla slitta trainata da sei renne il 24 dicembre e porta regali a tutti i bambini che non vivono in Olanda.
O si dice chiaramente che Santa e Sint sono la stessa cosa o si lascia la croce sulla mitra di Sinterklaas. Altrimenti, come dice il mio comico preferito, perchè mai si dovrebbe chiamare Sinterklaas? In nome della convivenza multietnica chiamiamolo El Sinter, facciamolo venire in aereo invece che in battello a vapore, accompagnato da sei guardie del corpo con auricolare e giubbotto antiproiettile al posto degli Zwarte Pieten e facciamo distribuire i regali dalle sue venticinque mogli. Semplicemente ridicolo. Non toccatemi Sinterklaas!
Di paola (del 15/11/2009 @ 00:05:00, in diario, linkato 432 volte)
Da molti anni sospetto che gli anglosassoni non siano onesti come vogliono far credere a noi decadenti popoli mediterranei ed ora ne ho la prova.
Giovedì si è concluso un tragico percorso, durato due anni e mezzo e costato ben 840 euro, finalizzato a far prendere il diploma A di nuoto a mio figlio, senza il quale nessuno è autorizzato a nuotare in alcuna piscina olandese senza salvagente e supervisione di uno dei genitori. E siccome qui siamo a più di 1000 km dal Mediterraneo e nessun genitore sano di mente farebbe nuotare i propri figli minorenni nel mare del Nord, il diploma A è assolutamente indispensabile per consentire ai pargoli di poter usufruire delle numerose e attrezzatissime piscine. Ma torniamo al punto. Il diploma A si ottiene esclusivamente dopo un corso di nuoto effettuato da insegnati abilitati nelle piscine comunali, con un rigido protocollo che prevede cinque livelli di abilità natatoria, dal semplice stare a galla senza affogare fino a prodezze degne di Esther Williams.
In poche parole, dal momento in cui il pargolo viene iscritto alle lezioni settimanali occorre solo sperare che l’affare sia rapido ed indolore. Ovviamente non lo è.
Il pagamento delle lezioni è trimestrale e anticipato e se il bimbo è malato o in vacanza il denaro non viene restituito. Ogni madre sa che questo equivale allo strozzinaggio perchè i bimbi tra 4 e 6 anni sono malati in continuazione e se non lo sono lo diventano rapidamente dopo la frequentazione delle colture batteriche che sono le piscine pubbliche in inverno. Inoltre, ogni due mesi qui i bimbi sono in vacanza e il 90% delle famiglie ne approfitta per andare in luoghi di villeggiatura dal clima più temperato, quindi è già un successo se il bimbo fa la metà delle lezioni pagate ogni trimestre. Infine, quando il bimbo riesce a superare un livello si deve riscrivere per il livello successivo e 9 volte su 10 viene messo in lista d’attesa o viene spostato di giorno e orario, cosicchè il corso di nuoto si trasforma rapidamente in una corsa ad ostacoli per bimbi e genitori.
Questo sarebbe ancora il meno se gli insegnanti di nuoto non fossero particolarmente puntigliosi nel giudicare l’abilità natatoria dei piccoli e naturalmente il loro giudizio è assoluto e insindacabile. Per cui, anche se il piccolo nuota come un delfino in piscine e mari tropicali, questo non conta niente ai fini del suo progresso per l’ottenimento del diploma in patria. E se all’inizio tutti i genitori si armano di santa pazienza e sorridono all’ennesimo giudizio negativo dell’insegnante di turno, dopo due anni e 700 euro cominciano a diventare impazienti. La primavera scorsa, dopo svariati tentativi di capire perchè Matteo fosse fermo da più di sei mesi al terzo livello nonostante perfettamente in grado di eseguire tutti gli esercizi proposti, ho mandato avanti il vikingo nella speranza che l’intervento di un autoctono facesse chiarezza. Il vikingo è partito armato di determinazione ed è tornato incazzato come un bufalo. Apparentemente l’insegnante aveva ammesso l’abilità tecnica del piccolo ma lo giudicava troppo pigro (sic) per poterlo passare al quarto livello. A nulla sono valse le rimostranze del vikingo e la sottoscritta ha pagato a denti stretti un nuovo ciclo trimestrale di lezioni. Poche settimane dopo il piccolo è stato promosso al quarto livello, dove è rimasto fino all’inizio del nuovo anno scolastico. Nel frattempo eravamo stati a San Remo, dove Matteo aveva stupito tutti con acrobazie acquatiche che nessuno di noi sarebbe in grado di emulare.
Potete capire quindi che al rientro dalle vacanze eravamo fiduciosi in un rapido passaggio al quinto ed ultimo livello, propedeutico all’esame finale. Ci attendeva una sgradevole sorpresa. Il maestro non era d’accordo con la nostra visione dei fatti e riteneva che il bimbo avesse bisogno di più lezioni. Fortunatamente il programma scolastico della seconda elementare prevede un’ora di nuoto alla settimana per cui Matteo ha raddoppiato la sua presenza in piscina da settembre e questo pare aver convinto il maestro che dopotutto Matteo poteva passare al quinto livello. A questo punto abbiamo tirato un sospiro di sollievo e ci siamo preparati spiritualmente alla cerimonia del diploma che si sarebbe tenuta dopo le vacanze di ottobre. Ma la settimana prima delle vacanze il vikingo è tornato dalla lezione di nuovo incazzato come un bufalo e ha dichiarato che non voleva più avere nulla a che fare con gli insegnanti e i corsi di nuoto comunali. Raramente ho visto mio marito così agitato e ci son voluti tre quarti d’ora per calmarlo e farmi spiegare la causa di tanta indignazione. Apparentemente il maestro del quinto livello non giudicava Matteo in grado di sostenere l’esame a novembre e non sapeva dire quando il lieto evento si sarebbe potuto realizzare. L’ultimo ciclo di lezioni da noi pagato era scaduto proprio quel giorno e il vikingo si era rifiutato di pagare un nuovo trimestre: Matteo stava già seguendo le lezioni di nuoto scolastiche e queste, secondo il vikingo, sarebbero state sufficienti a fargli prendere il diploma. A quel punto ho avuto una visione epifanica, ho correlato le date dei pagamenti delle lezioni con le date dei passaggi di livello, ho sorriso al vikingo e gli ho detto di non preoccuparsi. Al rientro dalle vacanze abbiamo pagato un trimestre di lezioni e la settimana dopo, cioè giovedì, Matteo ha preso il diploma A. Inutile dire che il denaro pagato non ci è stato rimborsato e che può essere utilizzato solo se Matteo si iscrive alle lezioni preparatorie per il Diploma B.
Vi posso assicurare che il mio non è un caso isolato. Le mie amiche italiane residenti qui hanno avuto la stessa esperienza ed una di queste mi ha chiesto candidamente perchè non avessi fatto prendere a Matteo tre lezioni private prima di ogni prova per il passaggio di livello. Nella sua piscina lo fanno tutti ed è la migliore (= unica) garanzia di un giudizio positivo. Ecco che cosa intendevano i maestri quando mi dicevano che Matteo aveva bisogno di più ore di nuoto per essere promosso! E io imbecille a portarlo a nuotare la domenica e in ogni vacanza! Avrei potuto cavarmela con molto meno sbattimento se avessi capito che gli olandesi non sono più onesti di noi, sono solo diversamente corrotti.
Di paola (del 08/11/2009 @ 18:50:25, in diario, linkato 376 volte)
L’Olanda è il paese delle mezze stagioni: l’inverno non è più quello di una volta e l’estate dura poche settimane, in compenso l’autunno (herfst) comincia a fine agosto e dura fin dopo Natale, mentre la primavera si protrae fino a luglio. Il mese più freddo è febbraio e quello più caldo probabilmente agosto ma non saprei dirvi con certezza. In ogni caso, l’autunno è arrivato in tutto il suo tripudio di colori e da settimana scorsa piove e le giornate sono sempre più corte. Inoltre cominciano a cadere le foglie e se questo vi può sembrare banale vi assicuro che qui è un affare serissimo. Tanto serio che la nettezza urbana installa ogni anno grossi container di rete metallica ad ogni angolo di strada, destinati a contenere le foglie cadute, con tanto di etichetta prestampata “quando il container è pieno si prega di telefonare al numero verde per la sostituzione” e posso testimoniare che i container si riempiono settimanalmente. Del resto la vegetazione olandese è quasi interamente composta di alberi ad alto fusto e foglie caduche. Pini, abeti e cipressi sono praticamente sconosciuti, in compenso querce, platani, tigli, betulle e aceri sono comunissimi e molto numerosi e questo significa che quando cadono le foglie le strade e i prati si riempiono come dopo una nevicata.
La caduta delle foglie ha ripercussioni serie anche sul traffico ferroviario in quanto pare ci sia rischio di deragliamento quando i binari si riempiono di foglie mentre piove. I binari scivolosi (gladde sporen) sono la tradizionale ragione addotta per giustificare i numerosi i ritardi dei treni in questo periodo, tanto che l’opinione pubblica da anni chiede che le NS (Nederlandse Spoorwegen ovvero ferrovie statali) facciano qualcosa di concreto invece di farsi puntualmente sorprendere da un evento sì prevedibile e ricorrente. Non vi dico il tripudio dei viaggiatori quando a settembre è stato annunciato che le NS avevano progettato e messo in opera degli speciali spazzafoglie destinati a ripulire i binari. Da allora i treni non ritardano più per le gladde sporen ma perchè devono aspettare che lo spazzafoglie abbia finito di togliere tutte le foglie dai binari. Poi piove di nuovo, cadono altre foglie e il gioco ricomincia. Insomma, viaggiare con le NS è sempre un’esperienza ricca di sorprese e di umorismo – del tutto involontario, di questo son sicura.
L’umorismo deliberato è invece quello che accompagna i format televisivi della nuova stagione, che ogni anno si conferma peggiore della precedente, tanto che mi chiedo quanto ancora posso resistere prima di arrendermi alla pay TV. Ormai il prime time è infarcito fino a scoppiare di tutti quei formats che esaltano la mediocrità e la deficienza cerebrale mascherandola dietro il pretesto - più sottile del cervello delle veline – della gara di talenti amatoriali. Ho iniziato il diario di quest’anno con il resoconto del successo di Boer Zoekt Vrouw, entrato trionfalmente nella sua quinta stagione sfondando il tetto dei 4 milioni di ascoltatori (33% di share). Probabilmente dovrò concludere l’anno constatando che, nel contesto dell’odierna offerta, BZV si può considerare televisione di qualità. Mi stupisco peraltro che i miei amici di Facebook, di cui solitamente ho un’altissima opinione, stiano facendo girare, debitamente corredato di commenti scandalizzato-indignati, un video di sedicenti provini per uno di questi formats, in cui un campionario di cerebrolesi si cimenta in esercizi di stile decisamente superiori alle loro forze, ovvero la descrizione dei propri hobbies, passatempi, occupazioni e ambizioni. Mi stupisco che che i miei amici lascino trapelare l’opinione mascherata dal timore che questi provini siano rappresentativi della media della popolazione, quando dovrebbe essere chiaro almeno a loro che simili freaks sono stati accuratamente selezionati da produttori televisivi senza scrupoli per essere dati in pasto alle audicences televisive come un tempo si dava in pasto al popolo l’impiccagione, la decapitazione o l’impalamento dei criminali comuni. Repetita juvant, quindi ribadisco quel che ho detto a gennaio, citando il bellissimo Chart Throb di Ben Elton, che dovrebbe essere lettura scolastica obbligatoria tanto quanto la visione di Videocracy.
Lo scopo delle gare di talenti amatoriali è proprio quello di collezionare, tramite i cosiddetti provini, un numero sufficiente di personaggi in grado di suscitare nell’individuo medio tre emozioni ben precise e cioè scandalo e orrore per la loro evidente inferiorità, i quali generano un senso di superiorità che ci gratifica e anestetizza temporaneamente tutti gli aspetti meno soddisfacenti della nostra condizione sociale. I romani avevano portato questa tecnica a livelli di altissima arte nei giochi circensi; ai miei tempi si imparava in prima media che Nerone ha scientemente dato in pasto ai leoni centinaia di cristiani unicamente allo scopo di tener buoni i romani incazzati per l’incendio di Trastevere.
Noi ci consideriamo civilizzati ma le nostre emozioni non sono andate oltre l’età delle caverne e prendere in giro lo scemo del villaggio è la forma più basale di autogratificazione. La televisione ha sostituito il Colosseo e diffondere i provini dei formats à la Idols è l’equivalente civilizzato di giocare a palla con la testa dei giustiziati.
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Disclaimer 1
Tutti i post della sezione FEUILLETON sono un'opera di fantasia. Ogni riferimento a persone, situazioni, avvenimenti reali o realmente accaduti è puramente casuale nonchè involontario.
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Invece tutti i post della sezione DIARIO si riferiscono a persone, situazioni e avvenimenti reali.
21/05/2013 @ 6.08.24
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