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 ego... di paola
 
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Sono emigrata in Olanda per amore quindici anni fa. Nei primi dieci anni ho intrattenuto i miei amici sulle usanze olandesi, poi ho cercato di far loro vedere come sono assurde le vicende italiane viste da qui. Adesso racconto semplicemente quello che mi succede.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 14/10/2009 @ 21:25:24, in diario, linkato 986 volte)
É arrivato e passato il compleanno di Matteo lasciando dietro di sè una scia di regali e avanzi. Io naturalmente esausta ma questo è il meno. Quest’anno è accorsa mia madre in aiuto e ormai sono talmente ben organizzata che mi sono addirittura potuta permettere di preparare una quindicina di animaletti origami per la festa a scuola. Ricordo infatti ai miei nuovi lettori che il compleanno infantile olandese prevede ben tre feste: quella per i compagni di classe, quella per gli amichetti e quella per parenti e amici dei genitori. La festa per parenti e amici è una formalità estenuante di cui ho parlato diffusamente a settembre, in compenso la festa per gli amichetti e la festa a scuola possono essere molto divertenti se si usano un paio di astuti accorgimenti e cioè, primo, organizzare la festa in una sala giochi con pacchetto all-inclusive e, secondo, comperare presenti e dolci già confezionati negli appositi negozi o, meglio ancora, farseli recapitare a domicilio dall’ottimo servizio online. Cosa che ho puntualmente fatto e così venerdì sera ci siamo allegramente dedicati al confezionamento di ventiquattro presenti per gli amichetti di Matteo e per i figli di parenti e amici, sabato pomeriggio abbiamo trasportato dieci ragazzini urlanti al Jungle Town dove per due ore hanno potuto dar libero sfogo alle energie stimolate dalla rituale overdose di zuccheri e domenica sera, dopo la festa per parenti e amici, abbiamo preparato il vassoio dei dolci e dei presenti che il vikingo e mia madre hanno recapitato lunedì in classe mentre la sottoscritta si faceva il solito mazzo ad Amsterdam in compagnia di un nutrito assortimento di brand managers rampanti.
 
Mentre noi ci affaccendavamo tra tortine, origami e lasagne, nel resto del paese si consumava una tragedia ben più grossa e cioè il fallimento della più importante banca privata locale, la nostra piccola Lehmann: la DSB. Il padre-padrone della DSB, Dirk Scheringa, è anche sponsor della squadra di calcio AZ – vincitrice dello scudetto la scorsa stagione – e della squadra olimpica di pattinaggio sul ghiaccio e il vikingo ha commentato cinicamente che i quotidiani stanno dando più spazio ai problemi di finanziamento di queste ultime invece di occuparsi dei ben più seri problemi dei 35mila clienti della banca che da ieri non possono più accedere ai loro soldi. Devo dire che perfino io sono rimasta sconcertata dalla freddezza degli articoli sui tabloids che ieri pubblicavano una concisa e compatta F.A.Q. per i clienti della banca, la prima delle quali era: Q: Posso ancora usare il bancomat della DSB? A: No. Da domani mattina alle 8.00 anche l’uso del bancomat è bloccato.
Anche. Infatti lunedì è stato bloccato l’accesso ai depositi e conti a risparmio e i clienti hanno avuto solo un giorno di tempo dall’annuncio del possibile fallimento alla chiusura degli sportelli per ritirare i loro soldi o per girare i loro stipendi sul conto corrente di un’altra banca. Io avrei volentieri visto stampata la risposta alla sicuramente F.A.Q. corollaria alla prima Q: E allora come faccio a fare la spesa? A: cazzi tuoi. E’ stata sicuramente censurata ma questo è il succo della faccenda. Sui giornali di oggi troneggiano titoli cubitali che il governo sta provvedendo a liberare i fondi dei conti bloccati (ma non dei mutui e dei depositi vincolati) fino ad un massimo di 100mila euro, che è una bella notizia ma non è chiaro quando questi fondi saranno disponibili e io ho visioni tragiche di bambini che muoiono di fame di fronte ai supermercati traboccanti di ogni ben di dio come la piccola fiammiferaia. Lo so che è una reazione emotiva totalmente irrazionale ma da quando son madre la razionalità è uscita dalla top 10 dei miei sentimenti.
 
Razionalizzando, che la DSB avesse problemi era già chiaro ad aprile, quando ben due programmi televisivi nazionali di difesa del consumatore hanno esposto dettagliatamente gli imbrogli e i ricatti a cui i clienti della banca venivano sottoposti. Dopo l’estate i problemi si sono acuiti enormemente e infatti il catalizzatore del fallimento è stato – come sempre – la corsa dei clienti al ritiro dei soldi. Pare che dall’inizio di ottobre siano stati ritirati qualcosa come 600 milioni di euro e questo per una banca locale con un utile di 405 milioni nel 2008 sarebbe letale. Quel che è certo è che le sei banche chiamate a consulto dal ministro delle finanze nel weekend hanno preferito accollarsi l’onere di reperire i fondi per onorare i conti correnti fino a 100mila euro, come previsto dalla legge a seguito di un fallimento, piuttosto che rilevare la DSB accollarsi tutte le rotture di contratto e le cause per danni dei clienti inviperiti. Come si dice in gergo: il danno d’immagine è troppo grave e la quantità di mutui tossici è troppo alta. Vi risparmio le mie visioni al proposito.
 
Razionalizzando ulteriormente, sapendo quel che si sapeva della DSB già prima dell’estate, chi ha caparbiamente mantenuto in quella banca più di 100mila euro in un conto, mutuo o deposito a risparmio si merita di perderli. E’ stato infatti chiaramente dimostrato che nei mutui della DSB venivano incluse una serie di polizze assicurative obbligatorie, carissime quanto inutili, che facevano lievitare gli interessi a livelli da strozzinaggio e che nei depositi vincolati ci fosse una clausola che svincolava la banca da ogni impegno in caso di fallimento (!), quindi in teoria nessuna persona sana di mente (e soprattutto tirchia come gli olandesi) si sarebbe sognata di affidare i propri soldi a quella banca, ma temo che i clienti della DSB siano gente che non guarda le trasmissioni TV sui diritti dei consumatori, non legge i quotidiani nazionali e soprattutto è uscita da una di quelle scuole tecniche di cui vi ho parlato settimana scorsa: gente che non sa fare i conti, che si è lasciata abbindolare dalla dialettica di un venditore abile e spregiudicato e soprattutto dall’immagine pubblica di Dirk Scheringa, santo patrono degli sport più popolari d’Olanda, un demagogo nato che solo sei mesi fa - alla faccia delle critiche sempre più forti e frequenti - proclamava pubblicamente “Se lasciassero fare a me risolverei questa crisi finanziaria in tre mesi”.
 
Gente che adesso probabilmente rimarrà senza casa mentre non ci sono dubbi che il Dirk nazionale se la caverà al termine di un lungo processo con 30mila euro di multa (Ahold docet): noccioline per uno che ha un patrimonio stimato di 500 milioni, si è dato un bonus di 11 milioni a dicembre del 2008 e che si è dichiarato scioccato dalle pratiche stozzine dei suoi managers, pratiche di cui ovviamente lui era del tutto all’oscuro come io sono Cappuccetto Rosso. La cosa che più mi sgomenta in questa squallida faccenda è che l’opinione pubblica - e con questo non intendo giornalisti e intellettuali, ma il cliente medio della DSB - crede fermamente nell’innocenza di Dirk! Cioè, invece di linciare il padrone della banca che li ha imbrogliati per anni, che gli toglierà la casa e nel frattempo li costringe all’elemosina, se la prendono con un tal Pieter Lakeman, presidente di una associazione per la protezione dei contraenti di mutui, perchè ha osato mettere in discussione le strategie e pratiche di vendita della DSB all’inizio di ottobre e con ciò avrebbe innescato la corsa al ritiro dei soldi che sarebbe stata la causa ultima del fallimento.Pieter Lakeman Nota bene che Lakeman rappresenta 1300 clienti della DSB che avevano provato a recedere dai contratti-capestro della banca senza successo e per questo si erano rivolti all’associazione. Non c’è dubbio che l’opinione pubblica aveva probabilmente anche bevuto le scuse del Dirk per il malcostume dei suoi managers (2 ottobre) e la sua successiva assicurazione (8 ottobre) che le polizze superflue sarebbero state tolte dai mutui entro la fine dell’anno. Ribadisco, gente così si merita di perdere i soldi, altro che intervento di salvataggio del governo!
 
Dirk ScheringaE che dice il Dirk nazionale? Un mutuo della DSB a chi indovina.
Ma naturalmente: “Mi hanno incastrato! Avremmo potuto farcela se il ministro delle finanze e la Banca Nazionale non avessero fatto trapelare alla stampa la notizia della nostra crisi.” E certo, perchè prendersela con Pieter Lakeman quando si può mirare più in alto? Io non sono una sostenitrice del nostro attuale ministro delle finanze, ne’ tantomeno della Banca Nazionale, ma sono mio malgrado costretta ad ammirare la correttezza della risposta: “La decisione di mettere la DSB sotto sequestro era stata presa ben prima che i giornali pubblicassero la notizia.”
 
Ma non è tutto. Sapete chi era il presidente del consiglio d’amministrazione della DSB fino alla fine del 2007? L’ex ministro delle finanze Gerrit Zalm, che da quest’anno fa parte del consiglio d’amministrazione della nazionalizzata ABN Amro e che ora è sotto inchiesta insieme allo Scheringa e a tutto il consiglio d’amministrazione della DSB.
 
Non so voi, ma io non aprirei un mutuo con l’ABN nemmeno ad interessi zero. Anzi, adesso mi spendo tutti i soldi che ho sul conto corrente così non corro rischi.
 
Di paola (del 03/10/2009 @ 19:07:27, in diario, linkato 1014 volte)
Sono in una pausa di riflessionte tra due presentazioni nel maelstrom del Q4 (stagione delle strategie) e mi accorgo di non avervi mai parlato del sistema scolastico olandese, che differisce notevolemente da quello italiano sia per struttura che per contenuti. La ragione per cui ho aspettato finora è molto semplice: non ci ho mai capito niente e anche adesso non son sicura di sapere bene come funziona il tutto, ma almeno ho 4 anni di esperienza con la scuola di Matteo, che è una scuola del metodo Jena, ma a quanto ho capito non differisce sostanzialmente molto dalle altre. Qui sono egualmente disponibili e diffuse scuole laiche, religiose (cattoliche e protestanti), Montessori, Jena e Steiner e per quanto posso capire sono tutte abbastanza livellate sullo stesso standard, le variazioni più che altro consistono nel rilievo che si dà a determinate materie. Ad esempio è noto che le scuole steineriane danno molto rilievo alle attività espressive ed artistiche e le Jena all’educazione civica e sociale che qui, a differenza che in Italia, é una materia molto importante.
 
Dunque. Cominciamo col dire che qui i bimbi vanno a scuola al compiere dei 4 anni (letteralmente: il giorno del loro quarto compleanno o il giorno immediatamente successivo se il compleanno cade di sabato o domenica), che la scuola media non c’è e che le vacanze scolastiche sono molto più brevi e razionali, sul modello anglosassone dei ‘terms’: 6 settimane in estate, 2 per Natale, 2 a maggio, 1 a febbraio e 1 in ottobre. Le vacanze estive sono differenziate per regione: a rotazione biennale si va in vacanza all’inzio, metà o fine luglio e di conseguenza si ricomincia l’anno scolastico rispettivamente la seconda settimana di agosto, la quarta, o la prima di settembre. L’anno scorso Matteo ha iniziato la scuola l’11 agosto, non vi dico lo shock per la sottoscritta.
 
Tra 4 e 6 anni i bimbi frequentano  l’onderbouw, un corso propedeutico alla scuola vera e propria. Una specie di scuola materna ma molto più strutturata che in Italia: la frequenza è obbligatoria, gli orari sono quelli della scuola elementare, lo sviluppo intellettuale e sociale del bimbo viene valutato ogni trimestre e i genitori ricevono rapporti scritti due volte all’anno. Almeno tre volte all’anno i genitori vengono invitati a colloqui formali con l’insegnante per discutere i rapporti scritti e analizzare i lavoretti manuali dei bambini. Spetta infine agli insegnanti dell’onderbouw decidere se i bimbi sono pronti per la scuola elementare (middenbouw) oppure se devono fare un anno supplementare di materna: formalmente i bimbi devono avere compiuto 6 anni per essere ammessi alla 1° elementare, nella scuola di Matteo si è deciso di dare a tutti i bimbi che compiono 6 anni entro il 31 dicembre dell’anno in corso la possibilità di passare al middenbouw, ma solo con il nulla osta dell’insegnante. Non vi dico con che apprensione abbiamo seguito lo sviluppo di Matteo che – per il solo fatto di essere nato in ottobre – era nella categoria a rischio. Siamo quindi comprensibilmente molto orgogliosi che Matteo sia stato giudicato sufficientemente maturo per il passaggio quando aveva poco più di 5 anni e mezzo.
 
Entrati in 1° elementare, il metodo Jena prevede che i bimbi lavorino in classi separate (niveau) sulle materie di apprendimento nozionistico come grammatica, lettura, scrittura e aritmetica, ma vengano messi in un gruppo (stamgroep) che racchiude 3 niveaus per tutte le attività sociali, espressive e artistiche. Matteo ha a che fare quindi quotidianamente con 4 insegnanti e circa 40 compagni tra niveau e stamgroep. Quando mi hanno spiegato tutto il minuetto delle lezioni e dei docenti a me è venuto il mal di testa, fortunatamente Matteo sa dal primo giorno in quale classe deve andare ogni mattina e da quale classe esce ogni pomeriggio e mi accompagna pazientemente. Al di là delle complicazioni logistiche, il concetto degli stamgroep è enormemente avanzato: facendo interagire piccoli e grandi si stimolano orgoglio, responsabilità e solidarietà e si scatena il desiderio di emulazione. Ovviamente tutti i gagnetti di 6 anni guardano ai ragazzini di 8/9 anni come a dei semidei e i ragazzini più grandi sono orgogliosi di fare da mentor ai piccoli. Tra le mille regole sociali che vengono insegnate: nel primo trimestre, ad ogni ragazzo di 3° viene assegnato un bimbo di 1° come pupil. Il compito del grande è quello di favorire l’integrazione del piccolo nel gruppo e il suo successo in questo compito è parte integrante della valutazione scolastica finale. Tutti i ragazzi di 3° devono tener d’occhio i piccoli durante l’intervallo e hanno l’obbligo di giocare con quelli che stanno da soli. Tutti i ragazzi di 3° sono responsabili del buon comportamento dei piccoli: se due bimbi si azzuffano o urlano non è la maestra che corre a separarli ma i due (ex) mentors o altri in loro assenza. Praticamente i ragazzi di 3° sono dei piccoli G.O.!
E il bello è che tutti i bimbi di 1° non vedono l’ora di arrivare in 3° per poter avere lo status e le responsabilità dei grandi! Matteo ha già cominciato a segnalare le zuffe e giocare coi bimbi che se ne stanno in disparte solo per poter far vedere alla maestra quanto è maturo e responsabile!!!
 
In 4° elementare i bimbi del metodo Jena cambiano stamgroep e vengono messi insieme a quelli di 5° e 6° (bovenbouw). Al termine dell’ottavo anno di scuola (qui si contano gli anni a partire dalla materna, quindi la prima elementare qui è la terza, la quinta è la settima e l’ultima classe è l’ottava) i bimbi hanno un esame finale, il famigerato CITO test, che a quanto ho capito è un esame scritto con domande chiuse su tutte le materie nozionistiche studiate nel bovenbouw. I risultati del CITO test sono determinanti per l’ammissione del pargolo all’istruzione superiore. Solo i massimi punteggi garantiscono l’ammissione al liceo, altrimenti il bimbo andrà in una delle moltissime scuole professionali e tecniche di cui esistono almeno tre livelli – qui veramente mi sono persa, l’unica cosa che ho capito è che se il bimbo non va al gymnasium (liceo classico) non toccherà mai più un libro di letteratura, storia dell’arte o filosofia per il resto della sua vita scolastica, il che mi ha fatto una certa impressione. Del resto, anche al gymnasium il peso dato alle materie scientifico/tecniche mi pare preponderante rispetto a quello dato alle materie umanistiche, però sospendo il giudizio in attesa che Matteo ed i suoi compagni di niveau siano in età da CITO.
 
È universalmente riconosciuto che le scuole elementari olandesi sono di ottimo livello mentre da anni il sistema delle scuole superiori è in grandissima discussione. Pare che gli studenti provenienti dalle varie scuole tecniche non sappiano fare i calcoli più elementari, non abbiano alcuna nozione storico-politica e peggio ancora non siano in grado di mettere insieme quattro pensieri strutturati senza errori di ortografia, grammatica e sintassi. Inoltre si mette in dubbio che bimbi a malapena dodicenni, appena usciti dalle scuole elementari, siano abbastanza maturi per convivere con gli adolescenti e la proposta di introdurre una scuola (inter)media tra elementari e superiori spunta ciclicamente dalle pagine dei pochi quotidiani rimasti. Effettivamente a me sembra che passare di botto dal giardinetto curatissimo pieno di fiorellini, pupazzetti, scivoli e altalene della scuola elementare ai muretti pieni di graffiti e cicche di sigarette delle scuole superiori possa creare qualche scompenso o – come si dice qui – problema di adattamento. Ho incontrato recentemente una di queste bimbe dodicenni, una che fino all’anno prima giocava con Matteo e i suoi coetanei senza troppi problemi, ora in versione clone di Fergie / pantera del Tufello: truccatissima e cotonatissima, microtoppino leopardato, jeans inguinali e tacchi a spillo altissimi – irriconoscibile e sperduta nei codici adolescenziali mal interpretati e paurosamente travisati. Non è un caso che proprio tra i dodicenni della brugklas (prima classe delle superiori) l’incidenza di morti per overdose alcolica sia in grande ascesa. E non voglio nemmeno pensare al resto.
 
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