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 ego... di paola
 
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In equilibrio su un filo di seta è una storia di donne. Donne che non cercano guai ma che ne trovano a pacchi. Donne in cerca di se stesse e di un significato per la loro vita sempre più vuota e allo stesso tempo sempre più frenetica. Donne idealiste, donne materialiste, madonne, angeli, streghe e puttane.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 09/09/2009 @ 20:45:59, in diario, linkato 1055 volte)
Non ho nulla di emozionante da raccontarvi ma mica potevo lasciar passare questa data storica senza scrivere qualcosa. Giacchè mi è stato richiesto, vi intratterrò sui protocolli sanitari olandesi in merito all’influenza suina, alias influenza messicana, alias H1N1. Premetto che far satira sulla sanità olandese è un po’ come sparare sulla croce rossa, per cui cercherò di non infierire, anche perchè mai come in questo squallidissimo caso la sanità è stata vittima della demagogia mediale e politica. Parliamoci chiaro: Allah è grande e Orwell è il suo profeta. Dalla fine della guerra fredda, non potendoci più terrorizzare con l’olocausto nucleare, il tema ricorrente è la pandemia fulminante. Se avessimo dovuto dare retta a tutte le campagne di disinformazione degli ultimi vent’anni saremmo quasi tutti già morti di AIDS e i pochi sopravvissuti sarebbero stati falciati dalla mucca pazza o dalla SARS.
Puntualmente, un paio di morti sospette negli Stati Uniti ad aprile sono bastate a scatenare il carrozzone mediale della pandemia messicana. Ancora non si era stabilita la causa delle morti che qui già i giornalisti erano saltati alla giugulare del primo ministro chiedendo a viva voce quali misure di protezione avesse previsto per arginare l’inevitabile strage che si prospettava appena i primi aerei da Città del Messico fossero atterrati a Schiphol. Paralleli con l’influenza spagnola del 1914 si sono sprecati e grida indignate si sono levate alla mancanza di un vaccino. In fretta e furia il governo ha varato una serie di misure di sicurezza riguardanti tutti i viaggiatori provenienti dalle zone del contagio, quindi non solo dal Messico ma anche dagli Stati Uniti, dove nel frattempo il numero delle vittime era salito a 40, ma qui i titoli a caratteri cubitali facevano presagire un’escalation esponenziale e opportune statistiche prevedevano centinaia di morti entro il weekend.
Un ignaro collega del vikingo, di ritorno dalle ferie proprio in quei giorni, è stato messo in quarantena e gli è stato ingiunto di non presentarsi in ufficio senza prima essere stato visitato dal medico della mutua. Il quale medico della mutua era in grande imbarazzo perchè non aveva la più pallida idea di che cosa dovesse analizzare. Infatti il ministero della sanità, con inesorabile efficienza, aveva cominciato a pubblicare bollettini-guida settimanali, ognuno dei quali in parziale contraddizione col precedente in quanto nel frattempo, grazie all’incalzare dei giornalisti, tutti gli olandesi si precipitavano dal medico al primo colpo di tosse, intasando le già sofferenti strutture sanitarie pubbliche. Quindi, in un delirio di comunicati stampa, si è passati dall’allarme rosso all’acqua di rose: dalla quarantena per tutti i viaggiatori provenienti dalle aree infette e visita medica obbligatoria ai primi sintomi sospetti alla quarantena solo in presenza di infezione accertata e accertamento medico solo in caso di contatto con persone provenienti dal Messico; tutti gli altri casi di influenza vera o presunta a casa 7 giorni per evitare contagi. Dal trattamento di tutti i casi sospetti con tamiflu in attesa del vaccino al trattamento con tamiflu solo per i malati cronici con infezione accertata. Dai 16 milioni di dosi di vaccino pronti per vaccinare tutta l’Olanda all’ordine di vaccinare solo le categorie a rischio e vi risparmio il balletto sulle categorie a rischio che ad oggi comprendono esclusivamente il personale medico e i malati cronici: infanti, puerpere e ultrasessantenni sono stati esclusi per timore degli effetti collaterali del vaccino, che comunque non è ancora pronto. Insomma: un gran bordello. Al ritorno dalle vacanze ci attendeva la notizia che il temibile virus che solo un mese prima sarebbe stato fatale ad un terzo della popolazione mondiale era stato declassato al livello di semplice influenza di nuovo tipo con previsione di contagio non superiore al virus influenzale di vecchio tipo. Notizia accompagnata da un depliant distribuito in tutte le case olandesi (7 milioni = un affare colossale per il fortunato stampatore, purtroppo non la ditta per cui lavoro, mannaggia) che spiega a nome del ministero della sanità perchè non c’è niente da temere e tutto è perfettamente sotto controllo. E ovviamente, da bravo popolo di pecoroni pseudo-teutonici, gli olandesi si sono calmati con grande sollievo della mutua locale.
 
Io ho avuto l’influenza messicana. So per certo di averla avuta in quanto non sono mai stata così male dall’influenza che ho avuto nel 1978. Da allora non ho più avuto casi così violenti perchè mi ero fatta gli anticorpi, al massimo mi pigliavo una forma blandissima della variante annuale che durava 24 ore e mi lasciava strascichi di raffreddore e tosse per una settimana. Questa volta invece ho cominciato a star male il sabato notte, domenica a mezzogiorno avevo 39.5° di febbre e deliravo. La febbre è durata fino a martedì, dopodichè ho continuato a stare malissimo senza febbre per un’altra settimana, ho tossito per sei settimane e starnutito catarro infetto per otto: praticamente ho smesso di tossire a San Remo e di consumare un pacchetto di kleenex al giorno dopo ferragosto e meno male che ero al mare sennò sarebbero stati guai.
A parte i sintomi chiarissimi, so per certo che si tratta di influenza messicana in quanto prendo quotidianamente il treno per e da Schiphol, rispettivamente per recarmi in ufficio e tornare a casa; di conseguenza sono esposta continuamente a tutti i batteri che i viaggiatori internazionali portano con sè. In particolare ricordo benissimo che il caldissimo e afoso martedí precedente al manifestarsi dei sintomi mi ero seduta in una carrozza del treno da Schiphol particolarmente affollata di turisti chiaramente latinoamericani, uno dei quali ha avuto un violento attacco di tosse direttamente nella vaschetta del mio sushi. Mi ricordo di aver pensato “Merda, qui sto veramente rischiando la salute.” e di essermi rapidamente alzata, sushi e bacchette ancora in bocca, per trasferirmi in uno scompartimento meno a rischio, che naturalmente non ho trovato perchè era l’ora di punta, per cui son rimasta a fare la sardina in scatola insieme ad un intero vagone di messicani infetti. I rest my case.
 
Ebbene, quando ho telefonato al medico esponendogli i miei sintomi mi è stato detto, da un’assistente che stava chiaramente leggendo in diretta l’ultimo bollettino del ministero, di non preoccuparmi e ritelefonare solo in caso stessi sputando un polmone o avessi bisogno della respirazione assistita. Ho ritelefonato quindi solo due settimane dopo, giacchè tossivo ancora come una tisica e so per esperienza che dopo due settimane di tosse continuativa il protocollo mi dà diritto ad una visita di controllo per accertare che non ci siano focolai di infezione a bronchi e polmoni.
Ri-esposto il caso, questa volta al medico stesso, mi è stata fatta la sinposi dell’ultimo bollettino ministeriale che già conoscevo perchè ampiamente commentata su tutte le prime pagine dei quotidiani e a nulla sono valse le mie proteste: il mio caso di influenza non è stato classificato come H1N1 perchè secondo il ministero quella settimana solo chi era stato in Messico aveva diritto all’accertamento del contagio; il contatto con persone provenienti dal Messico non era più considerato a rischio. La stessa identica cosa è successa ad una mia collega che è stata contagiata insieme a tutta la sua famiglia nello stesso periodo ed è stata in ballo per tutta l’estate con sintomi analoghi ai miei. Se fossimo state contagiate la settimana prima ci sarebbero spettate minimo due settimane di quarantena, Tamiflu e l’analisi del sangue, la settimana dopo ci sarebbero spettati almeno i 7 giorni di confino obbligato. Questa è sfiga!
 
Di paola (del 01/09/2009 @ 00:05:00, in diario, linkato 2857 volte)
Ho passato gran parte della mia vacanza italiana a rispondere all’inevitabile domanda Come si sta in Olanda? con corollari del tipo Che cosa c’è di diverso rispetto all’Italia? Che risposta si può dare a conoscenti occasionali, in meno di cinque minuti sotto un ombrellone? La mia risposta standard alla prima domanda è: clima infame e si mangia da schifo, perchè oggettivamente tutto si può dire dell’Olanda tranne che sia rinomata per la sua gastronomia e per il suo sole, ma se dovessi elaborare su quanto infame è il clima e su quanto male si mangia non mi basterebbero due ore. La risposta alla seconda domanda è invece più complessa. Di diverso rispetto all’Italia c’è tutto, ma volendo andare oltre le ovvietà la differenza più grande sono le convenzioni sociali. Forse sono particolarmente sensibilizzata sull’argomento perchè continuamente costretta a giustificare le cattive maniere del vikingo che si rifiuta categoricamente di assecondare le barocche usanze italiane, senza rendersi conto che le usanze olandesi sono solo diversamente barocche. In Olanda è impensabile intrattenere compagni casuali di attesa – in coda o alla fermata del tram - di viaggio o di ombrellone con svariate banalità sul tempo, sulla salute, sul traffico e sulla politica, è impensabile entrare in un bar per prendere un caffè insieme ad un conoscente incontrato per caso ed è pure impensabile invitare i vicini di casa a cena per rompere il ghiaccio e conoscersi meglio. E’ invece obbligatorio invitarli a prendere un caffè con biscotto (niente torte o pasticcini: sarebbe esagerato), ma l’invito è considerato improprio se non è stato preceduto da una cartolina di presentazione, come del resto è consuetudine informare tutti i conoscenti di ogni cambio di indirizzo con altra apposita cartolina ed è assolutamente obbligatorio invitare amici e parenti a mangiare la torta in occasione del tuo compleanno, il cui rituale di intrattenimento è tanto rigido quanto assurdo.
 
Nella mia prima festa di compleanno qui ho cercato per un’ora buona di convincere invitati sempre più imbarazzati ad accettare un bicchiere di prosecco fino a che un’anima pia non mi ha edotto sulla necessità di chiedere ad ognuno degli ospiti quale tipo di torta gradissero e con quale bevanda calda avrebbero voluto accompagnarla; bibite fredde, alcoolici e stuzzichini salati – solitamente una tristissima combinazione di cubetti di gouda e wurstel, carote e cetrioli crudi a fettine, patatine e noccioline - compaiono solo dopo che tutti gli ospiti hanno avuto l’opportunità di consumare la torta di loro scelta e almeno due tazze di caffè o the. L’ultimo compleanno, festeggiato secondo il rigido protocollo locale a dimostrazione della mia assimilazione culturale, è stato estenuante: dalle tre del pomeriggio all'una di notte ho servito senza sosta litri e litri di caffè, the, vino e birra, ho tagliato decine di fette di torta e ho preparato centinaia di stuzzichini freddi e caldi, biscotti, cioccolatini e infine anche tutti gli avanzi del frigo per sfamare lo sciame di cavallette che erano i miei ospiti!
 
In occasione dei compleanni è considerata buona educazione fare gli auguri di persona anzichè mandare biglietti di auguri o telefonare. Gli auguri, per la precisione, vengono fatti non solo al festeggiato ma anche ai suoi genitori e a tutti gli invitati presenti in quel momento. Il biglietto augurale è ammissibile solo in caso di assenza giustificata per malattia o vacanza e mia cognata si è offesa perchè ci siamo più volte permessi di andare in vacanza durante i compleanni familiari! Se tutti si presentassero all'ora stabilita e si scavassero dopo un’oretta non sarebbe una tragedia, invece ognuno viene quando gli pare e sta fino a quando ha voglia: hai un bel dire che la festa comincia alle 16 (o alle 18 o alle 20): c'è sempre qualche rompiscatole a cui nessuno degli orari proposti in tutti gli anni di permanenza va bene, invariabilmente si presenta due ore prima ed è capace di risentirsi se ti trova ancora in mutande.
Poi ci sono quelli che dicono Faccio un salto sul tardi, che si traduce nelle 23. E se per caso non sei pronto con caffè/the e tre tipi di torta si offendono pure. Poi ci sono quelli che arrivano alle 16 spaccate, si installano saldamente su una sedia e non si muovono finchè non sono sicuri che tutto quello che c'è da mangiare è stato portato in tavola.
Per ultimi ci sono quelli totalmente immuni ai segnali non verbali (tavolo sparecchiato, luci spente, vassoi vuoti, sbadigli sempre più violenti del festeggiato) e restano ad oltranza finchè tutti i beveraggi alcolici sono stati consumati.
 
il mio ufficio addobbato dai colleghiCome se non bastasse, il compleanno viene festeggiato anche in ufficio, con un cerimoniale ancora più allucinante. Di prima mattina solerti colleghi appendono file di bandierine colorate al soffitto nell’ufficio del festeggiato per indicare a tutti sia che tu lo voglia o no che quel giorno devi essere congratulato. E vieni congratulato da tutti con auguri di circostanza che vanno dal Proficiat (nessuno sa dirmi che cosa vuol dire) al Van harte gefeliciteerd (auguri di cuore) accompagnati dai tre baci sulle guance (sinistra destra sinistra) che qui si usano al posto dei nostri due e guai a sbagliare la sequenza delle guance. Quando dico tutti sono proprio tutti: dalla centralinista al direttore generale! Dopodichè ci si aspetta che tu offra a tutti la torta (caffè e the solitamente sono già a disposizione sennò ti toccano pure quelli), ma non una torta: almeno tre torte, perchè devi sempre dare una possibilità di scelta anche ai tuoi invitati obbligatori!
All’ora prestabilita tutti si radunano nella tua stanza o nella sala mensa, si producono torte e bevande, il festeggiato chiede ad ognuno appena arriva quale torta preferisce, la taglia e la offre. Ognuno si siede col suo piattino di torta intorno al tavolo e dopo 10 minuti di spiritosaggini assortite il capo fa 30" di imbarazzante discorsetto di buon compleanno al termine del quale ti allunga:
a)     busta con biglietto di auguri firmato da tutti
b)     busta con buono-regalo di importo variabile ma sempre piuttosto corposo
Tutti cantano Lang zal ze leven - equivalente del nostro Tanti auguri a te - applaudono e la compagnia si scioglie. Dopo un'ora arriva discretamente la segretaria del capo a farti firmare un foglio di ricevuta del ‘pacco regalo compleanno’ per ragioni fiscali: la festa di compleanno in ufficio é infatti detraibile dalle imposte e questo toglie tutto il già ristretto romanticismo alla cosa.
 
Il cerimoniale dei matrimoni in compenso è poco più complesso di quello dei compleanni: diciamo che il rinfresco nuziale è assolutamente identico ad una festa di compleanno, con l’unica differenza che è obbligatorio presentarsi all’ora stabilita e levare il disturbo dopo un paio d’ore perchè al termine del rinfresco – aperto a tutti coloro che hanno ricevuto la partecipazione – si svolge la festa ad inviti, invariabilmente di sera. Chi è invitato alla festa normalmente non va al rinfresco ma si presenta puntualissimo col regalo e si mette in fila per congratulare e baciare sposi e genitori, allunga il regalo alla prima mano che capita dopo la sequenza di baci, dice qualcosa di spiritoso e poi se ne va ad ordinare da bere al bar: a questo punto ne ha proprio bisogno. Quando tutti gli invitati sono arrivati gli sposi aprono le danze, dopodichè si è liberi di ballare, parlare e bere con chiunque fino al momento in cui il padre della sposa fa un breve e solitamente imbarazzante discorsetto e si apre una porta scorrevole dietro la quale c'è il buffet - tipicamente un assortimento di piatti caldi equiparabile a quelli che si trovano alle conferenze e ai seminari di lavoro. In seguito, diversi amici degli sposi cantano una canzone goliardica o inscenano una recita spiritosa sulla vita degli sposi. In teoria gli amici e i parenti si dovrebbero alternare a recitare scenette o cantare canzoni secondo la libera iniziativa spontanea, in realtà questi interventi sono organizzati e concordati col maestro di cerimonie fin nel più minimo dettaglio onde evitare ulteriori imbarazzi. Il codice di abbigliamento ai matrimoni è quantomeno sorprendente: se la festa è in un castello è obbligatorio l’abito da ballo per le signore e il tight per i signori, se invece è in una sala da cerimonie il casual è di rigore: ho visto amiche della sposa presentarsi con i jeans e il maglione con cui normalmente vanno a fare la spesa al super. Il testimone del vikingo si è presentato in pile arancione e una sua amica in tailleur di tweed con stivali: le mancava solo il labrador.
 
La convenzione sicuramente più bizzarra a cui ho assistito e che mi viene da più parti confermata è quella del cenone di San Silvestro ... che non esiste! Invitati a casa di amici il 31 dicembre per le 18 - qui un normale orario di cena, ad un invito per le 20 e 30 ci si presenta invece già mangiati - alla richiesta se avessimo dovuto portare qualcosa ci è stato risposto che non era necessario: un amico avrebbe procurato le oliebollen (tradizionale krapfen con uvette). Da buoni italiani ci siamo comunque presentati con panettone, pandoro, spumante e frutta secca. Ci aspettava una casa illuminata tetramente a lume di candela e un tavolo sospettosamente non apparecchiato su cui si trovava solamente un’alzata per dolci contenente esattamente venti pasticcini. Dopo il rituale caffé/the ci sono stati offerti i pasticcini e verso le 20 è arrivato l’amico con le oliebollen. Verso le 22 è comparsa una quiche tagliata a dadini e a parte lo spumante di mezzanotte non è stato offerto altro! L’anno dopo abbiamo cenato prima di recarci alla festa ed è il consiglio che vi dò se mai doveste essere invitati il 31 dicembre in una famiglia protestante. Di tutt’altro tenore sembrano invece essere i cenoni delle famiglie cattoliche del Limburg e del Brabante; mentre noi sbocconcellavamo la nostra magra razione di pasticcini e quiche, i genitori del vikingo banchettavano con una cena di quattro portate prima delle tradizionali oliebollen. Ma le differenze culturali tra cattolici e protestanti ve le racconto la prossima volta.
 
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