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 ego... di paola
 
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Nemmeno il calvinismo più rigoroso può cambiare la natura maschile. Gli uomini olandesi saranno anche due release sopra gli italiani, ma non c'è verso di fargli capire che i vestiti sporchi non volano da soli nella cesta della biancheria.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 31/07/2009 @ 22:26:53, in diario, linkato 1407 volte)
Mi ero dimenticata di dirvi che, fedele alle promesse fatte a me stessa nel contesto dell’affrancamento lavorativo, sono incredibilmente riuscita a chiedere, ottenere e consumare sei delle tredici settimane di congedo maternità non pagato che mi spettano di diritto dalla nascita dell’erede fino al compimento dell’ottavo anno. Le tenevo di riserva per i casi di estrema necessità e ho deciso che le mie condizioni psico-fisiche dell’ultimo anno, unite alle vacanze scolastiche di Matteo, si qualificano come tali. Sono molto orgogliosa di me stessa perchè non solo ho lasciato PC e blackberry in ufficio, ma dal 20 luglio non ho più guardato nella mia mailbox di lavoro. Dal 20 luglio sono quindi in totale e assoluta vacanza e vi stupirò con effetti speciali dichiarando che sto BENONE e non ho alcuna intenzione di alzare un dito lavorativo fino alle ore 9.00 del 31 agosto. Del resto, non sono pagata per farlo e non ho scritto giocondo in fronte.
Che cosa ho fatto in queste settimane? Beh, tanto per cominciare mi sono disintossicata con ben tre giorni di astinenza da internet, poi ho passato più di tre ore consecutive al giorno con mio figlio, ho partecipato al vriendenweekend in modalità meno isterica del solito e infine ho fatto le valigie e sono partita con vikingo e prole alla volta di San Remo. L’esperienza dell’estate scorsa ci è talmente piaciuta che abbiamo deciso di replicare, riaffittando lo stesso appartamento per tutto il mese di agosto e calando con tutta calma in auto direttamente da Alkmaar, con sosta a Baden-Baden e sul ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno. ComoIl viaggio, anche spezzato in due tappe e con la comodità per noi inusitata di aria condizionata, sedili anatomici, iPod e mobile internet, è stato una sfacchinata micidiale. Il fatto che Matteo ci abbia tempestato ogni cinque minuti dal sedile posteriore con richieste e domande dalla natura più svariata - dal classico ‘Quanto manca?’ (3245 volte) all’originale ‘Smetti di guidare, sei stato annientato dal raggio mortale di Snorak!’ (21 volte) – ha notevolmente contribuito al logorio nervoso, inoltre la mia insofferenza per tornanti e gallerie deve essere aumentata esponenzialmente negli ultimi anni. Ma appena pagato il dazio al casello di San Remo, spenta l’aria condizionata e aperti i finestrini, il frinire delle cicale e l’odore dei pini marittimi mi ha calmato i nervi e mi sono sentita a casa. Devo però constatare con una fitta al cuore che nove anni di permanenza in un paese civile mi ha disabituato allo stato di paese del terzo mondo in cui versa l’Italia e non mi riferisco solo alle scandalose tariffe del roaming, del wireless e del bancomat, o ai regolamenti da stato di polizia per cui anche per usufruire di un free spot devi fornire la fotocopia di un documento d’identità e subire l’oltraggio di digitare un codice identificativo, ma al degrado generale delle strutture pubbliche. Appena si varca il confine di colpo le strade diventano vecchie e mal tenute, i guard rails sporchi e ammaccati, i cartelli sbiaditi, i giardinetti spelacchiati e pieni di erbacce, i muri scrostati e pieni di graffiti, perfino i campi hanno un aspetto trasandato. Per non parlare delle auto che sono accumulate più che parcheggiate in tutti gli orifizi possibili e anche in un buon numero di posti improbabili tipo in mezzo alla strada. L’abitudine squisitamente italiana di fermare la macchina ovunque per farsi i cazzi propri incurante delle inchiodate e delle code retrostanti mi fa vergognare quasi più dei nostri politici. Colleghi e conoscenti olandesi mi chiedono increduli se gli italiani non ci tengono alle proprie auto, che sono invariabilmente sporche e ammaccate. Il concetto di incuria, sia pubblica che privata, è sconosciuto a nord delle alpi ed è solo grazie ai mei cromosomi se – passato lo shock iniziale - sviluppo rapidamente una sorta di cataratta mentale che sbiadisce e dissimula lo sporco e lo sfacelo ubiquo in cui tutti si muovono egualmente insensibili.
Mi fa particolarmente rabbia constatare che i paesi nordici non hanno nemmeno un decimo delle risorse naturali italiane, a cominciare dal sole e dal mare per finire ai coloratissimi tripudi di frutta e verdura esposti ogni cinquanta metri dal più infimo baracchino al supermercato high tech, eppure venerano e preservano ogni miserabile centimetro quadro della loro superficie e delle loro scarse risorse agricole. Mai come ora mi fa male la totale assenza di coscienza ed educazione civica della mia gente e mi chiedo se la classe politica sia la causa o la conseguenza di un tale, imperdonabile, atteggiamento e comportamento.
(continua)
 
Di paola (del 26/07/2009 @ 19:54:05, in diario, linkato 4395 volte)
E’ una città nel cuore del Nord Holland, a pochi chilometri dalla costa, in mezzo a sterminati campi di cavoli e patate e pascoli ricchi di mucche pezzate, cavalli e pecore, separati da placidi canali lungo i quali navigano chiatte e barchette a motore. Il paesaggio orizzontale è regolarmente spezzato da mulini a vento e mancano solo rubiconde contadine in cuffia e zoccoletti a completare il quadro dell’Olanda da guida turistica.
 
il polder di SchermerIl comitato degli amici del vikingo ha eletto il polder di Schermer – 6 km da Alkmaar - quale destinazione dell’annuale vriendenweekend, causa di enorme stress e imperdibile fonte di pettegolezzi assortiti. Come tutti gli eventi sociali di una certa importanza, tutti i partecipanti ne criticano aspramente svolgimento e condizioni ma nessuno si azzarda a disertarlo. I miei sentimenti al riguardo sono estremamente dicotomici. Da una parte odio i commenti acidi di un paio di mogli dall’atteggiamento ipercompetitivo e/o iperteso di madri ariane che la sanno più lunga di tutte, dall’altra trovo rilassante poter passare un weekend in completo isolamento in una grande casa di campagna e trovarmi tre volte al giorno intorno al lungo tavolo da pranzo a condividere cibo, vino e chiacchiere con i sei migliori amici del vikingo, le loro mogli e la loro prole sempre più numerosa, chiassosa e colorata. Ormai ci vediamo talmente poco che questa è l’unica vera occasione di stare un po’ insieme a ricordare tempi migliori e a contemplare la crescita della nuova generazione. Quest’anno siamo arrivati a quota nove: quattro femmine e cinque maschi, il più grande di 9 anni e la più piccola di 11 mesi. La situazione coniugale è stabile e non ci sono state rivelazioni sconvolgenti. Avendo completato l’anno scorso il secondo giro di gravidanze non ci aspettavamo novità ma non si sa mai e questa è una delle molte ragioni per cui nessuno osa perdersi un vriendenweekend.
 
Ma torniamo ad Alkmaar. La città è famosa per i suoi numerosi canali, mulini e per il mercato del formaggio. Ogni venerdì mattina coppie di robusti casari in zoccoli e costume tradizionale, pantaloni e camicia bianca e cappello di paglia, fanno il giro del centro bilanciando le forme di formaggio nordico (= del Nord Holland) a pasta bianca filata su una specie di slitta di legno sostenuta da corde poggiate sulle spalle. Personalmente trovo i formaggi nordici migliori del Gouda (= Zuid Holland), che sa di plastica, per cui mi è dispiaciuto perdermi lo spettacolo ma mi son prontamente consolata addentando un cremosissimo Zaanlander jong acquistato al caseificio locale. La casa che ci ospita è una cascina sapientemente riconvertita dietro una delle dighe, con porticciolo privato sul canale, la sua brava chiatta e un giardino fiorito con vista frutteto e mucche pezzate. Può ospitare fino a 30 persone in ben 12 camere da letto di cui due dotate del tradizionale bedstee (alcova) e la lunghezza del tavolo da pranzo è veramente impressionante. Consiglio caldamente a chiunque si trovi a passare di qui con un gruppo di almeno venti persone.
L’organizzazione ci ha fornito anche una serie di biciclette per cui ieri abbiamo fatto il giro del polder fino ad Alkmaar e ci siamo piazzati nel caffè in piazza a goderci il passeggio. La sera invece abbiamo esplorato Oterleek, una frazioncina di venti case dove tutti sono parenti di qualcuno e sanno tutto di tutti: roba che mi farebbe diventare isterica in meno di una settimana. Eravamo gli unici avventori della kroeg (birreria) locale e abbiamo amabilmente chiacchierato con il padrone finchè è arrivato un giovanotto che appena ci ha visto ha chiesto se c’era una festa privata. Oggi invece ci siamo staccati dal gruppo compatto delle madri ariane che ha portato la prole al mare e siamo andati a fare il giro del polder dalla parte opposta, fermandoci nel ridente paesino di Schermerhorn per un caffè con torta di mele. Dopo venticinque km in mezzo a campi e canali mi fa male ogni osso del bacino ma sono orgogliosa di aver visto da vicino dei veri mulini a vento ancora abitati e funzionanti. E adesso vado a sentire le ultime novità dal gruppo delle mogli: a me un bicchiere di vino, presto!
 
Di paola (del 24/07/2009 @ 18:44:05, in diario, linkato 1204 volte)
Torno a scrivere dopo un mese di assoluto delirio lavorativo accompagnato dall’influenza messicana che sarà pure una variante leggera ma ti lascia come se ti fosse passato sopra un camion articolato. Ogni anno dico che arrivo alle vacanze estive in ginocchio e con la lingua per terra ma quest’anno ho veramente avuto bisogno di tre giorni di riposo assoluto per riuscire a guardare di nuovo la tastiera del PC senza vomitare. Ora, fresca e fruttosa (fris en fruitig) come si dice qui, vi relaziono sull’evento annuale più importante di Nijmegen che vanta anche il maggior numero di partecipanti nei Paesi Bassi: la Vierdaagse. I miei lettori più fedeli ricorderanno che ho già succintamente trattato questo argomento nel 2001, quest’anno voglio aggiungere un po’ di colore allo schizzo.
 
La vierdaagse è una marcia longa della durata di quattro giorni – da cui il nome – che si tiene ogni anno dal martedì al venerdì della terza settimana di luglio. Tanto per darvi un’idea dell’importanza dell’evento che mobilita più di mezzo milione di persone tra partecipanti, spettatori ed organizzatori, vi dico che il comune di Nijmegen ottiene regolarmente il permesso di anticipare di una settimana la data della vacanza scolastica estiva per farla coincidere con l’inizio della Vierdaagse e i negozi di Nijmegen chiudono il venerdì pomeriggio per permettere al personale di assistere all’arrivo della marcia (intocht). La medaglia di partecipazione è un’onorificenza ufficiale che può essere esposta perfino sulle divise militari (sulla pettorina sinistra). Nel 1932 è stata addirittura composta una canzone che è tutt’ora l’inno ufficiale dell’evento e dice pressapoco: la natura ci ha dato un motore della migliore marca, cuore, polmoni, un paio di gambe, salute e felicità. Chi non impara ad usarlo non ne è degno. Marciamo insieme, tutti per uno e uno per tutti lungo l’Olanda e lungo la vita. Le rime son traballanti ma il succo è chiaro.
 
arrivo da ElstLa marcia consiste in quattro tappe di 50 km cad per gli uomini, 40 km per le donne e 30 km per gli ultrasessantenni. Le tappe si svolgono intorno a Nijmegen secondo uno schema fisso che copre i quattro paesi limitrofi: il primo giorno Elst, il secondo Wijchen, il terzo Groesbeek e il quarto Cuijk con arrivo trionfale a St. Annastraat in un tripudio di gladioli secondo una tradizione che si fa risalire ai giochi circensi romani, dove chi perdeva veniva finito con la spada (gladius) e chi vinceva veniva ricoperto di gladioli lanciati dagli spalti dal pubblico in delirio: gladiolo simbolo della spada, della vittoria sugli avversari e della maschia potenza. Chi capisce che cosa c’entrano queste tre cose con la Vierdaagse vince un mazzo di gladioli.
Il premio per il completamento di tutte e quattro le tappe è una medaglia a croce simile a quella per la Elfstedentocht e questo mi convince sempre più che gli Olandesi sono masochisti puri. Chi si sottoporrebbe ad un simile orrore solo per l’onore di poter dire c’ero anch’io? Considerate che per poter sperare di completare il percorso con le proprie gambe viene consigliato un allenamento settimanale di almeno quattro ore per almeno sei mesi, il che non impedisce a circa 40mila fanatici (41.205 quest’anno e solo un centinaio ha abbandonato la gara a metà) di presentarsi ogni anno alla partenza e un buon quarto di questi non è nemmeno olandese: la gara è così rinomata che ogni anno arrivano marciatori da tutto il mondo. Siccome la capienza alberghiera di Nijmegen non è così estesa ogni anno numerosi volontari ospitano i marciatori a casa loro, sobbarcandosi anche l’onere di accompagnarli alla partenza ogni mattina alle 5 e tornarli a prendere nel pomeriggio.
arrivo da WijchenLa marcia si svolge in qualunque condizione meteorologica. Due anni fa è stata eccezionalmente annullata tra lo sdegno generale perchè era morto un marciatore a seguito del caldo asfissiante. Unanimi i commenti giornalistici: tutta colpa del morto. Se uno non è in grado di farsi 200 km sotto il sole a 35° (o sotto la pioggia battente e il vento sferzante egualmente probabile) perchè diavolo partecipa? E adesso per colpa di quella pappamolla dobbiamo buttare via tutti i gladioli.
Al termine della marcia i partecipanti ancora in grado di camminare sono invitati al blarenbal, letteralmente: ballo delle vesciche. Vesciche che verranno descritte in tutti i più disgustosi particolari dai partecipanti con lo stesso orgoglio di vere e proprie ferite di guerra.
 
Abitando a Nijmegen ci viene regolarmente chiesto se abbiamo già partecipato alla marcia (a risposta affermativa la domanda seguente è ‘quante volte’ perchè la follia è solitamente recidiva) al che il vikingo risponde con aplomb ammirevole che noi siamo quelli del turno di notte, intendendo con ciò che frequentiamo la Zomerfeest organizzata nella settimana della Vierdaagse, consistente in concerti pop/rock e house parties no-stop dalle sei del pomeriggio fino alle tre di notte in una ventina di podii nei parchi e nelle piazze del centro fino alle rive della Waal, con birra a fiumi e un tripudio di trigliceridi forniti da sempre più numerosi ed estesi snack bar e ristoranti all’aperto. Il vikingo ricorda anche un tempo non lontano in cui ha ospitato nel suo letto in time sharing un marciatore norvegese: i due si davano il cambio alle quattro di mattina e alle quattro del pomeriggio.
 
Inutile dirvi che la sottoscritta, timbrato il suo bravo cartellino come spettatrice diurna e notturna nei primi anni di residenza, ha sviluppato un atteggiamento blasé nei confronti dell’intera faccenda che considero una scocciatura colossale dall’inizio alla fine. A parte il fatto che venerdì è impossibile svolgere qualunque attività fuori casa in quanto tutti i negozi sono chiusi, il centro è sbarrato, la stazione è presa d’assalto e ci sono code chilometriche su tutte le principali vie d’accesso, tutta la settimana il traffico è impossibile: deviazioni in tutto il centro, parcheggi chiusi e strade pedonali lastricate di baracconi da luna park, bar all’aria aperta eruttanti muzak rumorosissima, fiumi di gente ovunque e puzza di birra, hamburger e patatine fritte da mezzogiorno in poi; dalle sette di sera in versione vomitata. I camion della nettezza urbana entrano in servizio alle sei di mattina e alle dieci non hanno ancora finito, nell’aria mattutina aleggia ancora il disgustoso melange della sera prima e si cammina su vetri rotti tutto il giorno. Poi le condizioni meteorologiche durante la settimana della vierdaagse sono sempre estreme; quest’anno si è alternata un’afa soffocante ad acquazzoni monsonici, grazie ad una primavera eccezionalmente tiepida siamo invasi dalle vespe tigre che banchettano sui resti della Zomerfeest e che mi hanno prontamente punto provocandomi un’infezione gigantesca che sto curando a 1,5 grammi di penicillina giornalieri. Infine sarà l’età ma l’idea di dovermi strusciare per ore contro una massa di olandesi ubriachi per potermi far fracassare i timpani dall’ultima band underground non mi alletta come una volta, per cui ho lasciato andare il vikingo ai vari concerti e me ne son stata a riposare con la borsa del ghiaccio sul bubbone e il telecomando del PVR nella mano illesa. Ho fatto il mio dovere materno accompagnando Matteo alle sempre più numerose attrazioni per bimbi allestite quest’anno perfino sulla spiaggia di Lent oltre che sulla Waalkade, concedendogli i rituali gelati, poffertjes e pannekoeken dai vari baracchini e devo dire che lo spiegamento di attrazioni e servizi mi sembra sempre più faraonico, segno che la Vierdaagse e la Zomerfeest sono un affare colossale per la comunità, soprattutto in questi tempi incerti: sembra che le strutture HORECA di Nijmegen realizzino il 30% del fatturato annuale in questa settimana. Sono stata però molto contenta di poter sfuggire l’apoteosi dei festaggiamenti del venerdì per partecipare all’evento annuale più importante della nostra famiglia ovvero il famigerato vriendenweekend che quest’anno si é tenuto a ....
 
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