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 ego... di paola
 
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In equilibrio su un filo di seta è una storia di donne. Donne che non cercano guai ma che ne trovano a pacchi. Donne in cerca di se stesse e di un significato per la loro vita sempre più vuota e allo stesso tempo sempre più frenetica. Donne idealiste, donne materialiste, madonne, angeli, streghe e puttane.

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\\ Baci da Tulipland : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 27/06/2009 @ 18:24:36, in diario, linkato 1719 volte)
Questo avrebbe dovuto essere un pezzo sull’estate nordca fragorosamente scoppiata con temperature tropicali, tramonti sfolgoranti e notti languide, ma quando ieri mattina ho aperto facebook mi aspettavano una decina di thread monotematici. Alla faccia delle dichiarazioni dittatoriali sempre più serrate, delle repressioni sanguinose e dell’economia sempre più allo sbando, l’unico grido ripetuto e rimbalzato da bacheca a bacheca era ‘addio grande Michael’. Ho capito allora che siamo entrati anche nell’estate della mente, o come molto appropriatamente viene definita qui: komkommertijd (stagione dei cetrioli).
 
Premetto che Michael Jackson è una delle mie popstar preferite insieme a Madonna. Piú di Madonna ha segnato una tappa importante della mia vita: la sua musica ha costituito il rito di passaggio tra pubertà e adolescenza. Ho ballato in discoteca con grande abbandono e contro l’opinone pubblica del tempo tutti i pezzi di Off the Wall (che ho sia in versione LP che CD); mi sono iscritta al mio primo corso di danza jazz dopo aver visto il video di Thriller (di cui ho l’LP) e ho comprato anche l’LP di Bad perchè ero già allora in grado di scindere l’uomo dall’artista.
 
Proprio per questo considero la morte di Michael Jackson un merciful release che lascia la sua musica per l’eternità e obnubila i suoi molti peccati mondani. Il mio innato cinismo mi ha subito suggerito il pensiero che il poveretto abbia preferito suicidarsi piuttosto di dover subire l’umiliazione pubblica del fiasco inevitabile che la sua annunciata mega tournée prospettava. Non credo di essere l’unica a ritenere che alla sua etá e nelle sue precarie condizioni di salute non ce l’avrebbe mai fatta: non tutti sono come Madonna e Tina Turner e Michael Jackson meno ancora.
 
Ma quando leggo che twitter é saltato per l’enorme quantitá di messaggi scambiati contemporaneamente, che il parlamento americano ha tenuto un minuto di silenzio in segno di lutto e che veglie funebri spontanee vengono tenute più o meno in ogni città americana mi viene da pensare che il mondo occidentale sia in preda ad una decadenza pari a quella che ha segnato la caduta dell’impero romano. Se siamo capaci di una tale mobilitazione per una ex-popstar pervertita e drogata ma non riusciamo a mettere insieme nemmeno le firme necessarie per un impeachment o un intervento dei caschi blu ci meritiamo tutti i dittatori e le repressioni correnti e future.
 
Non sono migliore degli altri: ho passato la mattina a spiegare a Matteo chi era l’artista Michael Jackson, abbiamo visto insieme su youtube quasi tutti i video di Thriller e gli ho insegnato a fare la giravolta e il moonwalking. Tutto questo anche se - per citare Nica – non avrei lasciato mio figlio nemmeno cinque secondi da solo insieme a quell’individuo. Non voglio giudicare niente e nessuno, sto solamente constatando una realtà che mi fa sempre più paura e da cui non capisco come fare ad uscire. Spero in un risveglio collettivo, intanto ballo.
 
Don’t stop ‘till you get enough.
 
Di paola (del 14/06/2009 @ 20:57:05, in diario, linkato 1179 volte)
In attesa dell’evento sportivo annuale più famoso d’Olanda, la Vierdaagse (di cui vi darò ampio reportage il 25 luglio), settimana scorsa si è svolta la variante per bimbi a cui Matteo ha partecipato per la seconda volta. A differenza della Vierdaagse, che si svolge solo nella nostra pittoresca città e a cui partecipano solo pazzi furiosi in grado di marciare 4 giorni di fila per 50 km al giorno in ogni condizione meteorologica, l’Avondvierdaagse si svolge in 270 città e vi partecipano praticamente tutti i bambini delle scuole elementari fin dall’età di 4 anni! Mi ricordo ancora che Matteo quattrenne ha fatto una scenata pazzesca quando ha saputo di non essere stato iscritto a differenza di tutti i suoi compagni di classe più grandi: una svista pedagogica imperdonabile. A nulla sono valse le nostre patetiche scuse (sei troppo piccolo, non ti sei allenato); la scelleratezza ci è stata duramente rinfacciata per almeno sei mesi. L’anno scorso quindi ci siamo affrettati ad iscrivere il pargolo e a dotarlo di tutta l’attrezzatura necessaria, in veritá ridotta ad un paio di scarpe comode e robuste, la maglietta con il logo della scuola e un sacco di snoep e ranja (caramelle e granatina).
L’anno scorso ho potuto assistere solo alla tappa del venerdì, di cui ho un ricordo piuttosto confuso ed estremamente sgradevole. I poveri piccoli sono stati infatti fatti camminare per piú di 6 km, invece dei regolamentari 5, lungo canali e fabbriche alla periferia di Nijmegen, in condizioni igieniche deprecabili. Non si può pretendere che bimbi di età 4-9 anni si astengano dal deviare in continuazione dal percorso prestabilito per rotolarsi sugli scivoli di cemento e sguazzare nelle paludi tra i canali, ne’ che resistano alla tentazione di giocare con i mucchi di rifiuti metallici arrugginiti. Non si può però nemmeno pretendere che una madre assista allo scempio di suo figlio senza battere ciglio, senza contare il terrore di perdere il pargolo nella calca di monelli urlanti e scatenati. Insomma, l’esperienza è stata un incubo, tanto che quest’anno ho pregato il vikingo di sostituirmi per non dover subire traumi psicologici. La mia intenzione era quella di accogliere il piccolo eroe al rientro e metterlo a bagno in una soluzione di Napisan bruciando nel contempo i vestiti usati. Invece, grazie ad un mastino ostile e al matrimonio di Jan-Nico ho seguito la marcia dal primo giorno e ve ne posso quindi dare un’esaustiva relazione.
 
Come dite? Che cosa centrano il mastino e Jan-Nico? Un attimo di pazienza.
 
Lunedí pomeriggio alle ore 16.04 mi stavo complimentando con me stessa per essere riuscita a prendere al volo il treno diretto da Zaandam a Nijmegen con ben due ore di anticipo grazie all’incredibile efficienza nel gestire una riunione dal cliente. Alle ore 16.05 urlavo di dolore al morso totalmente inaspettato che un mastino accoccolato sotto uno strapuntino nel corridoio tra due scompartimenti aveva inflitto al mio polpaccio. La dannata bestia si doveva essere spaventata allo scalpiccio dei miei stivali e doveva aver interpretato la mia corsa come un’aggressione, o almeno cosí ha commentato il disgraziatissimo padrone che si é affrettato a calmare e consolare il cane (“ti sei spaventato, tesoruccio?”) senza mostrare alcuna preoccupazione per il mio stato di salute e il mio polpaccio dolorante. Grazie al cielo indossavo un paio di jeans pesanti che hanno assorbito gran parte del colpo senza rompersi. Sotto i jeans un bel segno rosso dei canini della bestia e un male cane, ma la ferita era poco piú di un graffio che non ha quasi sanguinato. Non c’erano testimoni a parte il padrone della bestia e, stante che il suddetto non mi sembrava molto lucido a differenza del cane che aveva un aspetto ben curato e per niente rabbioso, mi sono limitata a chiedere se la bestia era vaccinata e mi sono trascinata nello scompartimento. Ho proceduto quindi a medicare l’abrasione con un fazzolettino umidificato e ho constatato assieme ad un compagno di scompartimento casuale che certi padroni di cani andrebbero rinchiusi. Arrivata a casa avevo già dimenticato la faccenda ma il mattino dopo il polpaccio ha ricominciato a farmi male, il che mi ha fatto ricordare che avrei dovuto chiamare il medico se non altro per sentirmi dire che non c’era nulla di cui preoccuparsi. A differenza di quanto mi aspettavo, il medico si è agitato moltissimo e mi ha ingiunto di presentarmi all’ambulatorio quanto prima per un controllo. A nulla sono valse le mie proteste: mercoledì mattina una gentile quanto inesorabile infermiera mi ha somministrato un’iniezione antitetanica. L’ultima antitetanica che ho fatto risale ancora agli anni settanta, ma ricordavo che faceva un male cane e infatti anche trent’anni dopo mi ha fatto un male cane. Tanto di quel male che il giorno dopo non sono nemmeno riuscita ad alzarmi dal letto. Vero è che oltre all’antitetanica avevo anche in circolo gli antibiotici per la rituale cistite primaverile: immagino sia stata la combinazione dei due farmaci unita alla mia veneranda etá la causa dei sintomi. Forse non è stato nemmeno molto furbo da parte mia impilare palestra, dentista, spese, assistenza a Matteo durante la lezione di nuoto e durante la tappa dell’avondvierdaagse nello stesso giorno dell’antitetanica e sotto antibiotici, insomma, troppo multitasking e giovedì mattina ho preso il mio primo giorno di malattia dal 2005. Che si é rivelato un toccasana perché mi son fatta quasi dieci ore di sonno filato, dopodiché ho scritto ben venti pagine di un rapporto che sto melinando da marzo e alle cinque di pomeriggio ero così in forma che per la seconda volta mi sono offerta volontaria per accompagnare Matteo nell’avondvierdaagse. Il giorno dopo – venerdí - avevo giá preso ferie per assistere al (secondo) matrimonio del miglior amico del vikingo e qui abbiamo convenuto che sarebbe stato piú opportuno che fossi io ad accompagnare Matteo all’ultima tappa dell’avondvierdaagse per lasciare il vikingo alle incombenze matrimoniali spettanti al miglior amico dello sposo.
 
Ecco spiegato come le circostanze mi abbiano fatto assistere all’intera operazione. Devo dire che quest’anno conserverò un ricordo migliore della faccenda, innanzitutto perché le tappe sono state tutte rigorosamente sotto i 5 km e altrettanto rigorosamente nel parco o nelle zone residenziali limitrofe, il che si traduce in un miglioramento sensibile delle condizioni al contorno: niente paludi mefitiche, scivoli di cemento luridi e rifiuti arrugginiti, ma molti prati e parchetti attrezzati in cui sfogare le energie. Poi anche perché tra un monello di 5 anni ed un ragazzino di 6¾ c’è un oceano di differenza: un ragazzino di prima elementare è stato opportunamente inquadrato dalla maestra, quindi non occorre ripetergli le cose più di cinque o sei volte e si possono prendere accordi con un buon 80% di certezza che vengano mantenuti. Se non fosse che ti devi fermare ogni cinquanta metri a raccogliere il gregge dei ragazzini erranti per ricondurlo sulla retta via sarebbe una passeggiata.
 
Abbiamo coperto le prime tre tappe in un’ora e rotti, mentre l’ultima tappa é durata piú di un’ora e mezza a causa delle molte distrazioni lungo il percorso, compreso il rituale gelato-premio ai baracchini ambulanti strategicamente appostati agli incroci principali. Il climax é costituito dallo scivolo sulla conca d’erba del Goffertpark a circa mezzo chilometro dall’arrivo; senza bisogno di particolari segnali o indicazioni tutti i bambini si fermano e rotolano gioiosamente a valle per una decina di metri, poi risalgono la china e ricominciano ad lib fino a che i genitori esasperati non minacciano rappresaglie. Commovente infine la ‘via gladiola’ di parenti e amici che pazientemente si appostano sul vialone di arrivo con ceste di dolciumi, fiori, palloncini e regali vari da consegnare al piccolo marciatore e incitano e incoraggiano tutti i piccoli sempre più frastornati. All’arrivo ci attendevano ancora più granatina e caramelle a cura di sponsor e organizzatori vari. Insomma, anche questo evento si è rivelato una scusa dei locali per consumare ancor piú zuccheri raffinati di quanto non facciano di solito: il saldo calorico alla fine della marcia pende decisamente dalla parte sbagliata. A parte questo, Matteo ha avuto la sua brava medaglietta che é andata a tenere compagnia a quella dell’anno scorso sullo scaffale in ingresso ed è comprensibilmente orgolioso. In quanto a me, l’Avondvierdaagse mi ha permesso di evitare una bella fetta di noiosissima festa matrimoniale: sono arrivata giusto in tempo per brindisi e torta e mi sono scavata alla svelta per condurre l’eroe della giornata al suo meritato riposo. Anche questa è andata.
 
Di paola (del 01/06/2009 @ 20:58:59, in diario, linkato 6580 volte)
la divinaNella mia vita professionale sono stata costretta a partecipare ad innumerevoli training manageriali, indubbiamente a causa della mia reiterata reticenza ad assecondare il galateo aziendale. Ognuno di questi training si é rivelato prezioso, non tanto per il miglioramento della mia comunicazione verbale e non, che rimane cocciutamente rozza (di questo parleró diffusamente tra poco), ma per la mia crescita interiore. Posso tranquillamente affermare che se finora ho evitato il burnout é proprio grazie a questi training che in questo senso mi sono sicuramente serviti di piú dell’anno di analisi junghiana, oltretutto nemmeno sponsorizzato dall’azienda.
 
House M.D.Quando il mio attuale datore di lavoro mi invitato a partecipare alla sua variante di training manageriale (masterclass in leadership), invece che sbuffare e alzare gli occhi al cielo ho chiesto di conoscere l’elenco dei partecipanti. Constatato che era tutta gente con cui mi sarebbe toccato lavorare a stretto contatto ho riflettuto che la partecipazione mi avrebbe evitato un sacco di inutili lotte di potere e menate assortite e mi sono sottoposta con spirito di sacrificio all’incredibile scocciatura di dover condividere una profonda intimitá spirituale per due giorni al mese con un gruppo di gente che fuori dal corso e dall’ufficio saluto a malapena.
Ma come sempre ho dovuto concludere che i training manageriali sono enormemente utili. Non solo mi sono rinfrescata la memoria su un paio di dinamiche di gruppo e mappature caratteriali, ma nella penultima lezione ho avuto la rituale epifania che mi ha acceso una fiammella in testa pari a quella dello spirito santo (giá che siamo in tema di pentecoste).
Magari a voi sembrerá una banalitá, ma il sapere che statisticamente 94% delle decisioni dei nostri clienti viene preso in base alla forma delle nostre proposte e solo 6% in base al contenuto ha catalizzato milioni di osservazioni sparse e ha aperto una voragine di riflessioni che si sono cristallizzate in una nuova visione del mondo. Certo sapevo anche prima di questo training che l’immagine e la forma sono importanti, ma nessuno mi aveva mai esposto con tanta chiarezza la proporzione dell’importanza. E chissenefrega se la statistica é impecisa: accetto perfino un limite di tolleranza del 15%, resta comunque devastante. Praticamente significa che ho sprecato gli ultimi 25 anni della mia vita nel cercare il santo graal del return on investment e dell’efficacia della pressione pubblicitaria: non gliene frega niente a nessuno, avrei fatto meglio a seguire un corso da geisha.
 
Jack FrostE menomale che il training di sopravvivenza in APL negli anni novanta mi aveva giá allenato a scegliere tone of voice e colori dell’abbigliamento in sintonia con i colori aziendali del cliente di turno, ma anche cosí mi sono accorta che ho almeno un’altra ventina di punti da rifinire per ottimizzare tutti i dettagli dei miei interventi interni ed esterni.
 
E menomale che non avevo aspettato questo corso per plasmare e rifinire la mia immagine professionale: se c’é una cosa di cui vado fiera é il mio stile di comunicazione, pazientemente coltivato e sviluppato nel corso degli ultimi dieci anni, dopo aver constatato di non essere materiale per il consiglio d’amministrazione. E’ uno stile a metá tra dottor House e ispettore Frost, con misurate pennellate di Gil Grissom che uso solo per gli effetti speciali. Con questo stile non diventeró mai CEO ma in compenso tutti i clienti si ricordano di me.
 
Gil GrissomIl problema é che questo stile mi perseguita anche nel privato. Ho un bel dire che non sono come mi disegnano, ma finora ci sono state solo due persone che hanno capito la mia vera personalitá. Per il resto del mondo sono una heartless bitch e mi conviene assecondare l’immagine altrimenti vengo regolarmente calpestata con scarponi chiodati. Non é difficile ma che due palle: non ti puoi mai permettere una sbavatura altrimenti il mito crolla e gli scarponi chiodati ripartono. Anche se ho sempre pensato che il ruolo della monaca di Monza sia piú divertente di quello di Lucia Mondella, sul lungo periodo una Lucia Mondella ha meno scocciature: nessuno si aspetta da lei che porti tacchi a spillo e bustier di latex fino alla menopausa e nessuno ci fa caso se le viene la cellulite sulle cosce.
Demi MoreL’immagine e la forma son belle cose finché si é giovani ma invecchiando diventano delle tremende prigioni: sembra che Demi More abbia speso 200mila dollari solo di botox e liposuzione per mantenere baby-marito e attenzione della stampa. Ne vale la pena? Tutto sommato propendo per una soluzione alla Greta Garbo: sparire, non farsi piú vedere, fotografare, intervistare. Tutto quello che resta ai fans é una collezione di films e fotografie sapientemente lavorate, in cui la divina avrá per sempre 25 anni e sará sempre bellissima. L’equivalente odierno si chiama internet e photoshop, poco cambia. Purché mi possa togliere i tacchi a spillo e tornare ad impastare la pasta frolla per i biscotti di mio figlio. Vi giuro che non desidero altro.
 
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