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 ego... di paola
 
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Questa è una storia di donne. Donne che non cercano guai ma che ne trovano a pacchi. Donne in cerca di se stesse e di un significato per la loro vita sempre più vuota e allo stesso tempo sempre più frenetica. Donne idealiste, donne materialiste, madonne, angeli, streghe e puttane.

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\\ weblog : Storico (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di paola (del 05/02/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 18 volte)
L’atrio dell’agenzia che proclama di occuparsi esclusivamente della promozione di aziende etiche è un campionario di luoghi comuni a cominciare dal logo: newbalance.org, ovviamente tutto minuscolo e senza spazi, inciso a fuoco in una variante custom-made di Berlin sans FB su una base di frassino grezzo. Di frassino grezzo sono anche tutti gli infissi e i mobili in uno stile misto Ikea e convento trappista che ha fatto la fortuna di qualche studio di design emergente. Piante rampicanti, tubi a vista ed enormi vetrate effetto-serra rifiniscono il look e un silenzio ovattato avvolge il tutto come in una bolla di sapone. Dietro la vetrata che separa l’atrio dal workfloor (guai a chiamarli uffici), impiegati impeccabilmente vestiti con grande ostentazione di cotone organico in colori naturali si muovono con apparente scioltezza, armati di laptop wireless dell’ultima generazione, tutti rigorosamente bianchi e griffati dalla mela di Jobs. Laura silenzia lo smartphone e si accomoda con un sospiro represso sulla scomodissima panca ricoperta di cuscini di juta e crine. Nonostante la profusione di piante e fiori, nell’aria aleggia lo sgradevole bouquet di vernice, legno e umanità dolente tipico del nuovo millennio, da quando dormire sul posto di lavoro per rispettare le deadline è diventato una consuetudine. Laura comincia a pentirsi di aver accettato il colloquio con Fanella (!) Summers, amministratore delegato dell’agenzia e - a giudicare dal profilo su LinkedIn - appena uscita da Oxford con i soldi di papà. Ma Fanella era stata l’unica ad aver risposto alla mail che Laura aveva inviato a otto agenzie offrendo i suoi servigi, per cui una visita di cortesia si era resa obbligatoria. Appena Fanella appare, una faccia piena di lentiggini e capelli rossi sopra un tailleur di cachemire Nicole Fahri color sabbia, il cuore di Laura salta un battito. La ragazza non può avere più di due anni di esperienza lavorativa e molti più soldi di quanto le giovi a giudicare dalla chincaglieria di design finto-etnico casualmente drappeggiata sul cachemire.  
“Laura Schiaffino? Piacere, Fanella Summers.” Dice la post-adolescente che deciderà se dare un lavoro a Laura, tendendole una mano che non ha mai toccato una spugnetta o uno straccio per la polvere in tutta la sua esistenza. Laura deglutisce e si fa forza per soggiogare il suo corpo che sta dando sempre più chiari segnali di disagio. Stringe la mano con un saluto misurato sperando ardentemente di venir liquidata in dieci minuti. Invece Fanella la scorta nel mezzanino open-space, arredato solo da uno spartano tavolo rotondo con quattro sedie su cui tronegga l’immancabile tablet bianca accanto all’iPhone e un vassoio di tartine.
“Considerando l’ora e il fatto che probabilmente non ha fatto in tempo a pranzare, se vuole tenermi compagnia, si serva pure.” Esordisce Fanella con un tono amichevole. Laura ringrazia e accetta una tartina e un bicchiere di San Pellegrino, preparandosi alla prima stoccata che arriva puntuale.
“Lei è per caso parente di Giancarlo Schiaffino?”
“Mio padre.” dice Laura asciutta. Maledetto orgoglio che le ha fatto decidere di tenere il suo cognome da ragazza nonostante le ripetute preghiere di sua madre e delle amiche. Lo stesso orgoglio che le ha fatto decidere di tornare a lavorare invece di accettare l’offerta di aiuto economico del padre. Ma il pensiero dei compromessi indissolubilmente legati ai soldi di famiglia le fa stringere i denti in attesa della scure che sta per abbattersi sul suo capo.
“Che combinazione! Sono stata proprio settimana scorsa al negozio di Fulham Road. Molto ben fornito, come sempre.” commenta Fanella neutra e Laura si rilassa: ovviamente la ragazza è troppo giovane per conoscere il modesto ristorantino di Soho con le tovaglie a quadri rossi e i fiaschi di Chianti classico che ha aiutato la giovane famiglia Schiaffino a sopravvivere nella Londra degli anni sessanta. Fanella conosce solo la raffinata catena di negozi di delicatessen che il padre di Laura ha aperto grazie al boom della cucina italiana iniziato con Conran e Oliver alla fine degli anni ottanta e che ha permesso a Laura di studiare a Cambridge.
“Ma veniamo al motivo della sua visita – continua Fanella totalmente ignara della tempesta che si è scatenata per un attimo nella testa di Laura. Mi pare di capire dalla sua mail che è interessata a proseguire la sua carriera nel settore etico. Posso sapere perché?”
Perché il tuo ufficio è a soli cinque chilometri da casa mia e perché nella home page del tuo sito dichiari che i tuoi collaboratori sono liberi di lavorare a casa se vogliono, pensa Laura e ad alta voce dice: “Dopo più di vent’anni al servizio di grosse multinazionali mi accorgo di essere diventata disincantata nei loro confronti e sento di avere bisogno di occuparmi di qualcosa che mi dia più soddisfazione morale e soprattutto che sia una garanzia per le generazioni future. Credo che la mia recente maternità abbia contribuito in modo determinante a portarmi in questa direzione.”
“Capisco le motivazioni – dice Fanella asciutta – ma pensa di avere sufficienti qualifiche per occuparsi del settore etico? Lo sviluppo dell’etico è molto diverso dal marketing delle multinazionali per cui lei ha lavorato.”  
E questo lo vieni a raccontare a una con venticinque anni di esperienza e tre pubblicazioni. Sei più cretina di quel che pensavo o vuoi solo provocarmi, pensa Laura e sorride. “Sono certa di poter sviluppare strategie alternative basandomi sul minimo comun denominatore delle analisi econometriche e dei consumer insights. Le multinazionali per cui lavoro si occupano di etico – in modo del tutto discutibile e in alcuni casi contro produttivo – ma la assicuro che il lavoro di preparazione da me svolto finora è stato del tutto rigoroso. Il fatto che non si sia tradotto in decisioni di rottura è inerente alla natura delle multinazionali e la causa del mio disincanto.”
Il viso di Fanella non tradisce alcuna emozione e a questo punto Laura ha la matematica certezza di trovarsi di fronte ad un’idiota figlia di papà che non sa distinguere un fondo etico da una mina antiuomo. Infatti l’amministratore delegato dell’agenzia etica più quotata del momento sorride a trentadue denti e declama: “Ne sono certa ma vede, nel nostro settore le sue credenziali non hanno un’immagine positiva. Ho parlato con i nostri clienti più rappresentativi e sono dolente di dire che la menzione del suo nome non ha incontrato l’entusiasmo che mi aspettavo. Nonostante questo, il suo curriculum è davvero impressionante e ci tenevo a conoscerla perché penso che la sua esperienza ci sarebbe di grande beneficio qualora decidessimo di estendere le nostre attività. In questo momento l’unica posizione che le posso offrire è a progetto, non so se incontra le sue aspettative.”
No, una posizione senza contratto e senza garanzie non è quello che avevo in mente, pensa Laura e ad alta voce dice: “In questo momento una posizione di freelance non rientra nelle mie ambizioni ma vorrei pensarci e darle una risposta definitiva dopo Natale se per lei va bene. In ogni caso è stato un vero piacere conoscerla”.
Una conclusione elegante e vacua come l’interlocutore, pensa Laura di nuovo in strada, respirando a pieni polmoni l’aria carica di promesse di abbondanti nevicate per questo Natale. Next.
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Di paola (del 29/01/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 15 volte)
Durante la passeggiata di ritorno all’hotel del centro benessere dopo la cena, Megan appoggia delicatamente una mano sul braccio di Laura e le sussurra: “Posso affrontare un tema delicato?”. All’assenso di Laura, Megan si schiarisce la gola ed esordisce a voce talmente bassa che Laura è costretta a rallentare il passo e piegare la testa verso la bocca dell’amica per sentire.
“Sai che di solito non m’immischio nelle scelte di vita delle mie amiche, al contrario di Amy e di Elly, ma il mio dovere di amica e puericultrice me lo impone.” esordisce Megan assolutamente inconsapevole del sorriso divertito che si disegna sulle labbra di Laura.
“So che Elly ti ha consigliato il divorzio e so che stai prendendo in considerazione il suo consiglio. La mia opinione è che tu invece dovresti cercare di evitare il divorzio ad ogni costo, in ogni caso per il bene di Lawrence.”
Laura non sa se essere divertita, indignata o semplicemente irritata da tutte le opinioni che le vengono offerte senza richiesta sulla sua complessa situazione familiare, infine sceglie la strada della provocazione. “Leggevo recentemente che secondo i risultati di una ricerca dell’università di Leeds i figli di genitori divorziati non sarebbero più soggetti di altri a turbe psichiche o problemi comportamentali. Al contrario, sono proprio i figli di genitori che litigano in continuazione senza separarsi le vittime delle peggiori deviazioni psicosociali.”
“Non conosco i particolari della ricerca, ma mi sembra quantomeno citata fuori contesto. Ammetto che di fronte a mariti adulteri che abusano verbalmente, psicologicamente o fisicamente moglie e figli, l’unica soluzione ragionevole sia il divorzio accompagnato da una denuncia alla polizia, ma da qui a dire che i figli di genitori separati stanno meglio degli altri c’è un abisso!” sbotta Megan.
“Io li vedo, sai, i figli dei genitori divorziati. Quest’anno, solo nel gruppo di Lawrence ce ne sono cinque. A parte il caso pietoso del povero Fahrid, la cui madre è quel che si dice un’adolescente senza i benefici dell’educazione formale e al cui padre dovrebbe essere dato il foglio di via quanto prima, gli altri sono tutti figli di rispettabilissimi membri della nostra comunità, divorziati nella più totale discrezione, tanto che quando Lawrence è andato alla festa di compleanno di Mary, nulla nella festa, nei genitori o nella casa avrebbe potuto dare un’indicazione della situazione ad un osservatore esterno, ma l’impatto di questo divorzio sui bambini è devastante. Mary piange ogni volta che deve andare a dormire nella nuova casa del padre e gli altri proiettano le loro turbe su di noi! Non vuoi sapere quante volte dobbiamo rassicurare i bambini della classe di Lawrence che torneranno a casa dalla loro mamma, anche se li viene a prendere la mamma o la nanny di qualche altro compagno di classe. Di questo la ricerca di Leeds sicuramente non parla!”
Laura suo malgrado è costretta ad annuire. Anche Lawrence, che finora ha sempre accettato la lontananza del padre come un dato di fatto, da qualche tempo fa strane domande sul suo futuro. Proprio ieri sera ha chiesto a Sarah dove avrebbe tenuto i suoi giocattoli se papà fosse andato ad abitare in una nuova casa.
“Il fatto è che Enrico VIII ha fatto più danni alla nostra società di quanti gliene si riconoscano.” continua Megan ormai persa nel suo ragionamento. “Ormai la nostra cultura ha legittimato l’uso del divorzio come rimedio alle brame sessuali e l’utilizzo dei figli come piastrelle sul pavimento della propria realizzazione personale. Ma lo sai che le donne della classe sociale della madre di Fahrid usano le gravidanze per cementare ogni nuova relazione? E un’altra opportunistica ricerca ha pure assicurato l’opinione pubblica che i figli di padri diversi non subiscono grossi traumi purché affidati alla madre, che assicura continuità e stabilità emotiva. Io vorrei solo che il ricercatore che ha osato fare una simile affermazione venga a conoscere una di queste madri! Madri che lasciano i figli completamente abbandonati a se stessi tutto il giorno e gran parte della notte, prese come adolescenti in calore dalla relazione del momento con uomini il cui IQ sta nelle mutande!” conclude Megan in un crescendo d’indignazione.
Adesso Laura abbandona la strada del confronto e s’indigna decisamente. “Megan, come osi implicare che io non abbia a cuore il benessere di Lawrence? Risparmiami le tue tirate moralistiche per favore! Mi trovo in una situazione insostenibile, causata dalla dabbenaggine di mio marito e dalle sue brame sessuali per una donna del tipo che descrivi. Qualunque decisione prenda mi metterà dalla parte del torto. Se divorzio mi troverò contro tutte le beghine come te, se non lo faccio verrò ostracizzata dall’establishment progressista, in ogni caso coinvolgerò Lawrence nella mia caduta dall’olimpo. Se solo sapessi quale decisione farà meno male a Larry la prenderei subito. Elly è convinta che il divorzio mi garantirà simpatia, supporto e solidarietà da parte dei bravi borghesi pluridivorziati della nostra comunità, io non sono sicura che questo si tradurrà in una vita più facile anche per Larry. E ho tempo fino a Natale per decidere, sperando che nel frattempo la troia non sia incinta, come tu con ammirabile tempismo mi hai ricordato.”
Megan rimane a bocca aperta. “Laura, ti prego, non avevo alcuna intenzione di implicare niente del genere! Scusami se mi sono lasciata andare, ma il modo in cui Elly parla della necessità che tu e Gregory divorziate mi ha molto disturbato. Secondo me questa necessità non esiste e secondo me, se Elly ti volesse veramente aiutare, dovrebbe concentrarsi su Marcia Barnes.”
“Che intendi dire?”
“Beh, mi sembra evidente che tipo sia la signorina. Non posso credere che non ci sia un modo di screditarla pubblicamente prima che la quarantena venga sciolta oppure - come anche tu hai pensato - si trovi in stato interessante, cosa che non metto assolutamente al di sotto delle sue possibilità. Una ragione in più per neutralizzarla al più presto: abbiamo visto con che efficienza e rapidità riesce a comunicare le notizie che le interessa far pubblicare.”
“Hai mai parlato ad Elly di questo?”
“Ci ho provato, ma sai anche tu che quando Elly si mette in testa qualcosa è molto difficile dissuaderla. Adesso si è messa in testa che il matrimonio con Greg è stato un errore e che lei avrebbe dovuto avvertirti in tempo, per cui si sente in colpa e si sta preoccupando solo di farti uscire indenne dal pasticcio. E’ veramente la tua migliore amica ma evidentemente non è una giocatrice di scacchi, altrimenti saprebbe che le mosse a lungo termine sono più vantaggiose di quelle a breve.”
Laura annuisce e si stacca dal braccio di Megan.
“Elly, scusa ti posso parlare un attimo a quattr’occhi?”
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Di paola (del 22/01/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 19 volte)
“Tua madre non è nemmeno nella serie A della perfidia.” dice Megan sarcastica. “Quando ho detto a mia madre che Charles se n’era andato dopo aver svuotato tutti gli armadi, prima si è messa a ridere, poi è andata a controllare che gli armadi fossero davvero vuoti e l’unica cosa che mi ha detto alla fine dell’ispezione è stata: bene, adesso non hai più scuse, porta via immediatamente tutta la robaccia che hai lasciato a casa nostra.”
Le quattro amiche sorseggiano una tisana depurativa nel giardino d’inverno del centro benessere dopo essersi sottoposte allo scrub totale e alla sauna finlandese con aromaterapia. Il primo weekend organizzato da Elly si sta rivelando un grande successo: arrivate cariche di stress e di neurosi, dopo un’ora di trattamento sia Laura che Megan hanno ritrovato il sorriso ed Elly ha perfino spento l’iPhone. Solamente Amy, costretta a confrontarsi con la versione capitalistica della sua filosofia di vita dalla parte del beneficiario, sta diventando impercettibilmente più nervosa col passare del tempo.
“Il giorno del mio matrimonio ho sentito mia madre raccontare a tutto il suo tavolo che la sua vita era stata sconvolta per colpa di un last-minute per il Kenya, dove avevo incontrato Greg. Ha concluso che se fossi andata in vacanza a Torbay come tutti, lei non sarebbe stata costretta a subire le tragiche conseguenze di quell’infausto incontro.” ribatte Laura.
“Dilettanti. Mia madre mi ha rinfacciato fino all’anno scorso che non ha avuto il coraggio di fare altri figli per colpa del dolore inumano inflittole dalla sottoscritta in occasione del parto.” rilancia Amy.
“Perché solo fino all’anno scorso? Che cosa è successo?” chiede Eliza soavemente.
“E’ caduta dalle scale e si è rotta il bacino, il braccio e il femore: frattura scomposta.” conclude Amy con un gran sorriso: “Al karma non si scappa.” E a questo punto la risata generale scoppia irrefrenabile.
 “E’ incredibile come le nostre procreatrici siano in grado di renderci la vita impossibile.” commenta Megan asciugandosi gli occhi. “Senza mia madre perderei la metà delle mie nevrosi.”
“Solo la metà?” chiede Laura ridendo. “La mia analista mi assicura che mia madre è la causa di tutte le mie nevrosi.”
“E’ assurdo.” interviene Eliza. “In fondo ci hanno partorito con dolore e come donne dovrebbero capire i nostri sentimenti e i nostri problemi.”
“Proprio perché sono donne e capiscono i nostri sentimenti sanno colpire dove fa più male.” ribatte Megan.
“Ma perché ci vogliono far male? E’ questo che non capisco.” Insiste Eliza.
“Perchè la nostra esistenza le obbliga a confrontarsi con le proprie scelte. E’ come se si guardassero allo specchio, odiassero quello che vedono e per reazione rompessero lo specchio.” Risponde Amy.
“Oppure la nostra esistenza le offende perché non riusciamo ad essere all’altezza delle loro aspettative messianiche.” aggiunge Laura.
“Insomma, con tua madre per definizione non puoi vincere. O t’invidia o ti disprezza.” conclude Eliza ridendo.
“A meno che tu naturalmente non accetti di diventare il suo clone.” aggiunge Megan e subito si ferma mordendosi le labbra. Amy e Laura rimangono interdette alla vista del sorriso pietrificato di Elly e il subitaneo sgomento viene provvidenzialmente rotto dalla voce dell’estetista che annuncia il prossimo trattamento. Le quattro amiche si affrettano a raggiungere i rispettivi posti di combattimento contro le rughe e l’imbarazzo è rotto. E’ evidente a tutte che l’infelice uscita di Megan ha fatto centro su Eliza, la figlia-modello che ha sempre fatto quello che da lei ci si aspettava, prendendo senza discussioni il posto della madre nell’azienda familiare e sposando l’uomo che la sua famiglia e il suo rango sociale le indicavano.
In cambio, Eliza ha sempre potuto godere dell’approvazione materna e oggettivamente la sua situazione appare solida, tranquilla e protetta. Basil Bennet è uno dei pochi veri gentiluomini sopravvissuti alla débâcle morale di fine millennio, venera il terreno dove Eliza posa i piedi e accontenta ogni suo capriccio. L’azienda di Eliza è solida grazie all’ammirevole armonia e oculatezza dell’amministrazione di stampo familiare che le ha fatto superare indenne le rituali crisi economiche; la dirigenza ha un profilo pubblico compatto quanto irreprensibile e il motto del padre di Eliza “I grembiuli dei cuochi devono essere sempre i più bianchi” è seguito da tutti i dipendenti e a tutti i livelli con disciplina e senso dell’onore di stampo giapponese.
Nessuno sa il vero costo emotivo di questa esistenza perfetta al punto da sembrare fasulla. Eliza, come da copione, non lascia mai trapelare nulla sui suoi veri sentimenti. Solo una volta si è aperta con Laura al punto da confessarle che occasionalmente l’atteggiamento hippy di Amy la mette a disagio. “Amy dà per scontato che tutte noi abbiamo partecipato almeno a un’orgia, che pratichiamo regolarmente lo scambio di coppia e che possiamo citare il Kamasutra a memoria. Non so come dirle che il più delle volte non ho la più pallida idea di che cosa stia dicendo, visto che Basil è stato l’unico uomo con cui abbia avuto una relazione intima e che entrambi non siamo particolarmente appassionati dell’argomento.” In un’altra occasione ha riferito di non aver mai invidiato lo stile di vita libero e spericolato delle sue amiche, preferendo di gran lunga le comodità domestiche ai giri del mondo con zaino in spalla. Insomma, per quanto è dato sapere, Eliza è perfettamente a suo agio nel suo ruolo di clone materno, un ruolo che oltretutto le calza a pennello come i vestiti di Jonathan Saunders che solo lei riesce a portare con stile ed eleganza. Eppure.
Eppure le sue amiche condividono la sensazione che sotto lo spesso strato di serenità e calma con cui Eliza si ammanta, dorma un cuore selvaggio che aspetta solo di essere risvegliato. Nessuna osa prevedere che cosa succederà nel momento in cui il cuore selvaggio di Eliza prenderà il sopravvento e l’ipotesi è ancora più inquietante della realtà patinata, poiché nessuna è moralmente o fisicamente in grado di subire l’impatto di una versione selvaggia di Eliza. C’è un tempo per tutto e quello di Eliza si sta dipanando lentamente verso la conclusione scritta molti anni fa nel copione della sua esistenza. Un’occasione non è mancata se non si sa della sua esistenza e il cuore selvaggio di Eliza esiste solo nell’immaginario collettivo delle sue amiche.
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Di paola (del 15/01/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 26 volte)
Dopo la partenza di Lady Edwina, il compito di calmare, far mangiare, lavare e far addormentare Lawrence è pari ad una fatica di Ercole e lascia Laura e Sarah completamente spossate. Ma Laura deve finire il piano d’investimento Maddington e, mentre Sarah ripulisce le macerie lasciate da Lawrence, si siede al tavolo del piccolo studio, accende il laptop, sciorina tutti i documenti necessari e si concentra nel lavoro. E’ talmente assorta che lascia raffreddare la tazza di thè portatale da Sarah e non si accorge nemmeno del telefono che squilla. Solo quando Sarah la tocca leggermente su una spalla, si riscuote dalla trance lavorativa e riprende contatto con la realtà.
“Signora, c’è sua madre al telefono.”
“Oh, no! Non stasera ti prego. Dille che la richiamerò domani o uno di questi giorni.”
“Ci ho provato signora ma sua madre mi ha risposto che settimana scorsa lei ha detto la stessa cosa e poi non ha più chiamato.” risponde Sarah contrita. A Laura non resta che sollevare la cornetta del telefono e affrontare la tempesta.
“Oh, finalmente! Ho dovuto minacciare la tua cameriera per riuscire a parlarti. Dovresti vergognarti: non ti fai sentire da due settimane, potrei essere morta nel frattempo.”
“Mamma, ho avuto una giornata pesante, Edwina è appena stata qui e Lawrence mi ha portato sull’orlo della follia. E’ proprio necessaria questa conversazione?”
“Edwina? Lì? Perché? Che cosa è successo? Non mi dici mai niente!”
“Non è successo niente che tu non sappia già da me o dai giornali. Edwina voleva solo comunicarmi la sua opinione sulla situazione in corso.”
“E si sa quando tuo marito si degna di tornare a casa?”
“Sempre dopo la fine della quarantena. Come ti ho detto, non c’è alcuna novità. Lawrence ed io stiamo bene, tutto è tranquillo, a parte il fatto che stavo cercando di finire un lavoro per domani e quindi se non ti dispiace ...”
“Ma è mai possibile che quando ti chiamo hai sempre da lavorare? Perché non ti basta mai l’orario d’ufficio? Sei inefficiente o non riesci a farti dare il personale che ti serve?”
“Abbiamo perso un cliente, mamma. Te l’ho detto.”
“E tu devi fare gli straordinari perché avete perso un cliente? Mi pare il mondo alla rovescia. Ma non mi distrarre, ti ho chiamato per sapere se hai già avviato la pratica di divorzio e quale avvocato hai scelto. Papà dice che sarebbe meglio consultare Sullivan & Sullivan.”
“Quale pratica di divorzio? Di che cosa stai parlando?”
“Di quello che mi hai detto l’ultima volta che ho avuto il bene di sentirti.”
“Santo cielo! Stavo solo riferendo quello che Eliza mi ha consigliato. Non ho avviato un bel niente e non intendo fare niente finché Greg è bloccato in Sudafrica.”
“Ah. Peccato.” È la laconica risposta.
“Come, peccato?” chiede Laura stralunata, sperando di non aver capito bene.
“Di solito non approvo le idee e i suggerimenti delle tue amiche, ma in questo caso sono d’accordo con Eliza. La situazione è intollerabile e tu saresti un’irresponsabile se non procedessi all’istanza di divorzio.”
“Edwina mi ha appena diffidato dal farlo, richiamandomi ai miei doveri di moglie e madre. Mettetevi d’accordo.” ribatte Laura, pur sapendo che sua madre è totalmente immune al sarcasmo.
“Edwina è fuori dal mondo e come ben sai non ci parliamo dal giorno del tuo matrimonio. Matrimonio che – detto per inciso – ne’ io ne’ tuo padre abbiamo mai approvato, con buona ragione.”
“La tua opinione sul mio matrimonio mi è nota. Mi è nuovo invece questo tuo improvviso schieramento a favore del divorzio.”
“Non sono favorevole al divorzio tout court, ma abbiamo lottato per consentirlo proprio in casi come il tuo, per correggere errori che altrimenti ti rovinerebbero la vita.”
“Grazie, c’è ancora qualche insulto che vuoi riferirmi o ci salutiamo così?”
“Aspetta, quando viene a trovarci Lawrence? Non mi hai più fatto sapere niente.”
“Perché aspettavo che tornasse suo padre, ma stando così le cose vedo di organizzarmi per il prossimo weekend. Chiedo a Sarah se anche a lei va bene.”
“Perché? Che cosa c’entra Sarah?”
“Come ti dico ogni volta che ci sentiamo: Sarah è responsabile di Larry in mia assenza. Larry non va da nessuna parte senza di me o lei. E il far finta di non saperlo non cambierà le cose, ma aumenta la mia irritazione nei tuoi riguardi.”
“Non essere sciocca. Trovo solo irragionevole pagare la governante inutilmente.”
“Sarah non è pagata a cottimo e lascia a me la valutazione della sua utilità.”
“Come sei acida! Quando stavi con William non eri così acida. Tuo padre ed io ancora ci chiediamo per quale ragione lo hai lasciato, giacché da allora le cose sono andate di male in peggio. Spero solo che, quando tornerai libera, William non si sia stufato di aspettarti.”
“E come ti ripeto ogni volta che ci sentiamo, l’ho lasciato perché è un infedele cronico e pervertito che mi ha attaccato svariate malattie veneree, ha messo incinta una minorenne e ha sposato una pornostar trenta giorni dopo la rottura del fidanzamento.”
“Questo è quello che dici tu. Comunque mi risulta che il matrimonio con quell’attrice sia in via di annullamento proprio in virtù della sua ... ehm ... specializzazione.”
“Oh mamma, piantala! Willy aveva visto tutti i suoi film! Perché credi che l’abbia sposata? Ma questo non è il punto. Il punto è che, qualunque cosa succederà tra me e Greg, nulla potrebbe mai indurmi a ricadere nelle grinfie di William: piuttosto mi faccio monaca di clausura, sono stata chiara? Quindi tanto vale che la pianti di fare la femminista che non sei mai stata e mi esorti a salvare il mio matrimonio per il bene di Lawrence come si addice a una moglie e madre della tua generazione.”
Conclusa la telefonata nel modo burrascoso con cui era iniziata, Laura si accascia spossata sulla sedia e agita il mouse per risvegliare il laptop. Deve finire quel maledetto piano d’investimento prima di potersi abbandonare alle sue emozioni; deve concentrarsi. Ma un pensiero fugge e lievita leggero nell’aria tra la sedia e il laptop: Greg è l’unico che la difende nelle discussioni con sua madre; Greg è stato l’unico a capire la vera causa dell’abisso d’insicurezza in cui Laura era precipitata dopo la controversa rottura con William. Solo Greg ha la capacità di vedere le persone come sono veramente, oltre i travestimenti eretti ad affabulare il mondo. Da quando Greg è partito, è come se una parte di Laura fosse entrata in un coma da cui solo il ritorno di Greg la potrà risvegliare, come nelle fiabe della sua infanzia. E di fronte all’immagine di Marcia Barnes nelle vesti della matrigna cattiva, il pensiero scoppia come una bolla di sapone.
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Di paola (del 08/01/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 27 volte)
Quando Laura svolta nel vialetto alberato di casa, la prima cosa che vede è il riflesso del lampione sulle cromature scintillanti della Rover 820Si BRG nella tonalità più scura del 1987, solidamente parcheggiata davanti al cancelletto del cottage. Al suo interno la sagoma impettita e perfettamente immobile di Finch, autista della famiglia Carter dagli anni settanta, figlio dell’autista che ha guidato con mano ferma il padre ed il nonno di Greg attraverso due guerre mondiali. Il cuore di Laura salta un battito e la salivazione si azzera mentre un sottile e fastidiosissimo sibilo le riempie le orecchie. Continuare a camminare in queste condizioni, tenendosi in equilibrio su tacchi di 10 cm senza mollare la valigetta, carica di tutto l’hardware e software necessario a finire il lavoro, che le sta togliendo la circolazione dal braccio destro è uno sforzo che la fa arrivare senza fiato davanti all’auto. Con il pretesto di salutare Finch, che con sorprendente agilità ed eleganza è già uscito dall’auto e la aspetta sull’attenti vicino alla portiera, Laura appoggia la valigetta per terra e solleva impercettibilmente un piede per consentire un micromovimento ristoratore alle dita prigioniere della scarpa.
“Buona sera Finch. Non vuole entrare?”
“Buona sera Lady Swanton. No, grazie, aspetto Milady qui.”
Sentirsi chiamare Lady Swanton la fa quasi scoppiare a ridere, considerando che il padre di Greg ha minacciato di diseredarlo all’annuncio delle nozze. La minaccia era stata prontamente ritirata all’annuncio della nascita di Lawrence, ma a parte Finch e Coldwell nessuno l’ha mai chiamata Lady Swanton, nemmeno se – tecnicamente - dalla morte del padre di Greg il titolo le spetterebbe. Ma poiché in ufficio si ignorano i titoli nobiliari e nessuna delle sue amiche ha il tipo di servitù ortodossa che ricorda ed onora le tradizioni, il titolo è automaticamente decaduto. Del resto è un titolo ormai vuoto di qualsiasi significato considerando che le terre da cui deriva sono passate almeno tre volte di proprietà negli ultimi cinquant’anni e la casa di famiglia cadrà in mano alle banche appena Lady Edwina Bennet-Carter lascerà questa valle di lacrime. Laura riprende la valigetta dalle solerti mani di Finch, che si era subito chinato a raccoglierla e, con un ultimo cenno di commiato, s’incammina verso la porta di casa, rassegnata all’inevitabilità del suo fato.
Il quale fato la attende in tutta la sua vetusta solennità nella poltrona di fronte al caminetto del salotto. Sarah, in completo formale da governante con tanto di crestina e grembiulino inamidato, ha dispiegato tutta l’ospitalità possibile su milady e una versione di Lawrence impeccabilmente strigliato, pettinato e imbalsamato nel completo Eton comperato ad esclusivo beneficio delle visite alla nonna, siede paralizzato dal terrore sullo sgabello ai piedi della dama. Dire che lady Edwina Bennet-Carter vive nel passato sarebbe come dire che Norma Desmond ha una villa con piscina a Beverly Hills. E’ più accurato dire che il mondo è erroneamente finito nel futuro senza che Lady Edwina lo abbia ordinato e questa incredibile mancanza di rispetto rende Lady Edwina comprensibilmente contrariata. Infatti, ora squadra la valigetta di Laura con palese disgusto, tanto che Sarah si affretta a toglierla dalla sua vista. Tolto il cappotto, anche il tailleur-pantaloni di grisaglia incontra la muta disapprovazione di milady e a Laura non resta che sedersi compostamente sull’altra poltrona. Lawrence si precipita tra le sue braccia senza dire una parola e Laura sente il suo cuoricino impazzito attraverso il contatto con la rigida stoffa del completo.
“A che dobbiamo quest’onore, Edwina?” esordisce Laura senza preamboli.
“Eliza mi ha chiamato ieri e mi ha descritto uno stato di cose alquanto singolare, di cui sono venuta a chiedere conferma.” Risponde Lady Edwina altrettanto diretta e poi si rivolge a Lawrence.
“Giovanotto, puoi andare. Mamma ed io adesso vogliamo parlare da sole.”
Laura sente tutti i muscoli del piccolo distendersi e il cuoricino tornare a battere un solido e rassicurante ritmo. Larry si divincola dalle braccia di Laura e corre tra quelle di Sarah. Solo quando i due sono usciti e la porta del salotto è stata richiusa, Lady Edwina riprende a parlare.
“Secondo Eliza staresti considerando l’opportunità di chiedere il divorzio da Gregory; quanto c’è di vero in quest’opinione?” dice con un tono che riesce ad essere tagliente e minaccioso allo stesso tempo. Laura non batte ciglio e risponde con altrettanta determinazione.
“Giacché è stata proprio Eliza a consigliarmi questa strada, non posso che confermare quanto ti è stato riferito. E’ tutto?”
“Certo che no!” ribatte Lady Edwina annaspando dallo sdegno. “Forse per la vostra generazione il divorzio è un’occorrenza da adottare alla prima divergenza d’opinioni, ma nella nostra famiglia un simile scandalo non può essere tollerato.”
“La divergenza d’opinioni cui ti riferisci intrattiene da un anno una relazione adultera con mio marito, i cui dettagli sono stati ampiamente resi pubblici nell’ultimo mese.” ribatte Laura con insolito sarcasmo. “Ma non ho avuto l’onore della tua presenza, ne’ tantomeno della tua simpatia in occasione di quello scandalo.”
“E perché mai dovrei dare retta alle illazioni di certa stampa scandalistica che nemmeno leggo? Appena Gregory tornerà in patria, farà pubblicare una smentita e farà in modo che la signorina Barnes torni nella cloaca da cui è emersa. Tu invece stai facendo una tempesta in un bicchier d’acqua.”
“E questo da che fonte lo hai appreso? Hai avuto contatti recenti con Gregory?”
“Non ho bisogno di avere contatti con mio figlio per sapere come si comporterà. Sono invece molto delusa e amareggiata nel costatare che sia tu che Eliza non possedete nemmeno un briciolo di buon senso. Divorzio! Santo cielo, se dovessimo divorziare ogni volta che una sgualdrinella scodinzola intorno ai nostri uomini faremmo prima a non sposarci affatto. La vostra generazione è troppo egoriferita, questo è il vero problema.”
“Quando dici egoriferita spero ti riferisca a Greg. E’ lui che ha lasciato il tetto coniugale per seguire le sue passioni personali, di qualunque natura esse siano. Io invece sono rimasta qui ad occuparmi di nostro figlio e della casa, da sola.”
“Mia cara, Swanton buonanima ha passato più tempo al club che a casa. Non l’ho mai considerato un abbandono del tetto coniugale, semmai una squisita cortesia da parte sua. In quanto a te, stai solo facendo il tuo dovere materno e se fossi meno egoriferita sapresti che il tuo dovere coniugale è quello di sostenere tuo marito e non la stampa scandalistica. Questo è tutto. Ora desidero tornare a casa.” conclude Lady Edwina alzandosi. A Laura non resta che scortarla fino alla porta d’ingresso dove Sarah e Lawrence la aspettano per salutarla, impettiti come Finch davanti alla portiera aperta della Rover.
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Di paola (del 01/01/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 53 volte)
La mail guarda Laura con la crudele indifferenza dell’informazione digitale. Una semplice linea di testo: Helvetica 10 per la precisione. Potrebbe contenere qualsiasi significato e Laura si sofferma a calcolare la probabilità statistica che contenga una buona notizia. Considerando che è stata inviata da Evelyn, contiene Amber nel campo ‘cc’ e Maddington nel campo ‘re’ la probabilità è una su un milione.
Laura scrolla il mouse si lascia sfuggire un’esclamazione di stupore. Prima che la ragione entri in circolo, l’istinto ha già sollevato la cornetta del telefono e digitato il numero di Evelyn.
“Come sarebbe a dire che devo fare il piano d’investimento Maddington per l’anno prossimo? L’anno prossimo la Maddington non è più nostro cliente!"
“E’ previsto dal contratto.” gracchia Evelyn dalla cornetta.
“Ma è assurdo! Significa regalare alla concorrenza i nostri accordi commerciali e la nostra strategia aziendale dell’anno prossimo! Facciamo prima a spedire il piano direttamente all’agenzia che seguirà la Maddington dopo di noi. A proposito, si sa già chi è?”
“Ufficialmente no ma in giro si dice Whithestone o EMR. Che differenza fa?”
“A questo punto, nessuna. Farò una copia del piano di quest’anno cambiando le date.”
“Non provarci nemmeno, il contratto prevede una penale per il mancato o inadeguato adempimento dei lavori concordati e Violet conosce le virgole del piano di quest’anno a memoria.” conclude Evelyn perentoria e tronca la comunicazione lasciando Laura con la spiacevole sensazione di disagio che contraddistingue ogni loro conversazione da qualche tempo, per essere precisi dal momento in cui il comunicato stampa della Maddington ha reso pubblica l’insoddisfazione per la gestione del conto. E come al solito tocca a Laura ricucire lo strappo e riportare il treno deragliato sui binari della normalità mentre Amber e Evelyn sono assiduamente impegnate a salvarsi il culo.
Laura scrolla la lista dei files e recupera il piano Maddington del 2011, poi apre il documento di briefing e comincia pazientemente a prendere appunti, continuando fino a che il reminder automatico per la riunione di debriefing non inizia a lampeggiare. Con un sospiro raduna i documenti necessari e si presenta nella sala riunioni prescritta. Ovviamente non c’è ancora nessuno ma Laura sa bene quello che ci si aspetta da lei, per cui si siede e rivede i suoi appunti fino al momento in cui Amber ed Evelyn fanno il loro ingresso, un quarto d’ora dopo.
“Bene, - esordisce Amber – quali sono le richieste per l’anno prossimo?”
“Quelle dell’anno scorso – risponde Evelyn. “5% di incremento del ROI a parità di investimento e 10% di incremento con 5% di extra.”
“Il che è palesemente impossibile.” conclude Amber. Laura reprime a stento un moto di stizza e alza una mano per intervenire. Quando parla, la sua voce è controllata ma fremente.
“Veramente, se consideriamo che la base dell’ROI è più alta dell’anno scorso perché quest’anno l’ottimizzazione dell’investimento da noi proposta non è andata a buon fine, il 5% di extra non è affatto irraggiungibile: basta solo implementare le decisioni dell’anno scorso. Inoltre 5% d’investimento supplementare è sufficiente per reclamare uno scaglione superiore di sconto fiscale con le norme approvate lunedì, il che porterebbe molto facilmente all’incremento di ROI richiesto nella seconda ipotesi. In realtà gli obiettivi non sono per niente ambiziosi: mi sto chiedendo se questo briefing non nasconda qualche trabocchetto.”
Amber ed Evelyn si guardano senza parlare e soprattutto senza capire.
“In che senso trabocchetto?” chiede Evelyn sospettosa.
“Beh, mi pare evidente che se il nostro piano d’investimento basato su questo briefing sarà eseguito dai nostri concorrenti, non sarà difficile per loro dimostrare che la loro ottimizzazione è almeno pari se non superiore alla nostra. Anche un bambino riuscirebbe a portare a casa almeno 1% in più degli obiettivi.”
“Va bene, vuol dire che Violet sta ponendo le condizioni per giustificare la sua gestione al prossimo consiglio d’amministrazione.” Ribatte Amber. “Ma non è un trabocchetto.”
“Lo è se Violet applica la clausola del contratto che prevede penali in caso di mancata o incompleta applicazione degli sconti fiscali previsti per legge al momento del briefing e il briefing ha la data di lunedì: lo stesso giorno dell’approvazione delle nuove norme.” risponde Evelyn e guarda Amber con un sorriso che vorrebbe essere astuto, ma riesce solo ad essere volgare. Amber la guarda senza espressione e si rivolge a Laura.
“Quindi che cosa ci consigli di fare?”
“Dobbiamo rispondere con un piano che assicuri i livelli richiesti e la cui esecuzione sia garantita a prescindere dall’agenzia che lo eseguirà, ma possiamo anche indicare un livello più ambizioso, che metta in difficoltà la nuova agenzia. In questo caso dobbiamo assumerci l’onere di onorare la proposta in caso l’agenzia entrante sia incapace di eseguire il piano, quindi dovete decidere voi fino a che livello ci possiamo permettere di rischiare.”
Le decisioni non sono mai state il forte di Amber, che quindi gira lo sguardo su Evelyn, la quale sta ancora assorbendo la dichiarazione di Laura cercando di non farlo capire. Laura si morde le labbra per non ridere: in questo momento le due sembrano la versione femminile di Stanlio e Ollio. Non è un caso che il soprannome di Amber sia Mantide Religiosa, in quanto a Evelyn, il soprannome più gentile che si sussurra nei corridoi è Balena.
Evelyn stringe gli occhi a fessura e Laura sente arrivare la freccia prima ancora che la voce di Evelyn cominci a sibilare.
“Semplice. Fai alternative ad incrementi progressivi del 2% fino a che non raggiungi il massimo livello di rischio che la Fed ci copre. Domani decidiamo quale presentare.”
“Domani? Ma come faccio? Non ho nemmeno un assistente!” protesta Laura indignata al palese abuso di potere.
“Hai un laptop. Usalo.” È la risposta di Evelyn. Amber la guarda senza espressione e Laura si rende conto che anche lei ha paura di Evelyn, come tutti. Non le resta che raccogliere tutta la sua dignità insieme ai documenti e lasciare la sala riunioni. Sulla porta però si gira e dice soavemente: “Il fatto che nessuno ti dica che sei una stronza non denota la tua virtù, ma solo la nostra buona educazione. Buona sera.”
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Di paola (del 25/12/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 29 volte)
Mentre Sarah sta ordinando il suo sandwich da Bell’s, Eliza Bennet ha appena concluso la quotidiana riunione di redazione e si accascia sulla sedia ergonomica. Ci vorrebbe proprio una sigaretta, pensa desolata pescando l’immancabile liquerizia nella tasca della giacca. Grazie all’ennesima notte brava dell’erede al trono e alle ultime rivelazioni-shock sul decesso di Amy Winehouse, l’affaire Carter-Barnes è uscito definitivamente dal menabò di stampa e dall’edizione online. Amy rivolge una silenziosa preghiera di ringraziamento a Sant’Harry e Santa Amy senza i quali la situazione si sarebbe fatta davvero precaria, poi si concentra sulle prossime mosse. La cupola non ha prodotto idee degne di essere prese in considerazione ed Elly si chiede con amarezza se Megan e Amy non stiano perdendo colpi con l’età che avanza inesorabile. Per inevitabile associazione d’idee scruta pensierosa la sua faccia nello specchio e si chiede se è il caso di refillare il botox e a quel punto ha l’illuminazione che cercava. Ma certo! Una serie di weekend rigeneranti nel centro benessere Aveda con le amiche è quello che ci vuole per distrarre Laura e dare filo da torcere ai giornalisti, se solo Basil potesse organizzare le sue battute di caccia negli stessi giorni e a walking distance da Aveda. Elly apre l’agenda elettronica e, dopo uno scrupoloso controllo dei weekend fino a Natale, alza il telefono e compone il numero di Basil. La trattativa è rapida e soddisfacente come sempre e ad Elly non resta che prenotare i trattamenti da Aveda e spedire una lunga serie di inviti ad altrettanti conoscenti prima di chiudere il PC per la giornata e scendere in garage a riprendere la Mini Morris. Il suo dito è sul tasto recall di Laura appena la porta del garage si apre e la Mini Morris balza fuori terrorizzando i radi passanti come al solito.
“Laura, hai impegni per il prossimo weekend? ... E tra due? ... Ascolta, ho deciso che è ora di dare una rinfrescata al nostro look e ho prenotato Aveda a weekend alterni da qui a Natale. Naturalmente ho invitato anche Amy e Megan e – tu non ci crederai – Basil ha deciso di riaprire il capanno di caccia proprio il prossimo weekend, quindi non siamo nemmeno obbligate a restare al centro il sabato sera ma possiamo andare a cena da me. ... Sì, certo che ci saranno anche gli amici di Basil. ... No, certo che non inviterà William, per chi mi prendi? ... Allora, siamo d’accordo?”
All’altro capo del telefono Laura tenta qualche debole protesta ma Elly è implacabile.
“No, per favore, non tirarmi fuori la scusa dei soldi. Nell’ultimo anno non hai comprato nemmeno un vestito e hai fatto una vita da reclusa ... No che non ti faccio i conti in tasca ... E basta con questa storia del lavoro! ... Senti, mi hai stufato, facciamo una scommessa: se ti licenziano entro sei mesi, ti rimborso tutti i weekend al centro Aveda da qui a Natale, OK? ... D’accordo? ... Guarda, dammi il tempo di arrivare a casa e te lo metto in una mail che mando in cc anche ad Amy e Megan. E non voglio più sentire storie! ... Sì, certo che ti voglio bene, disgraziata. ... ma di niente, figurati, ciao.”
Terminata la conversazione con Laura, Elly chiama il numero di casa per parlare con la governante.
“Masters, il signor Bennet vuole riaprire il capanno per questo weekend, ci pensa lei? ... Benissimo ... Sì, i soliti invitati ma tenga conto che sabato sera ci saranno quattro persone in più ... Mi raccomando, controlli la lista e tenga conto che i Cooper sono personae non gratae. Il resto lo discutiamo quando arrivo ... Grazie Masters, sarò a casa tra un quarto d’ora al massimo.” 
Il più è fatto. Convincere Megan e Amy sarà facilissimo, soprattutto con la prospettiva di cenare con una selezione di scapoli tra i più ambiti della nazione. Vero è che Amy intrattiene una relazione alquanto singolare con Angus Green da ormai quattro anni, ma la parola matrimonio non è ancora stata pronunciata e per quanto riguarda Elly, finché non si è fidanzati si è liberi di frequentare chiunque ad oltranza. Tra l’altro, Angus non è proprio quel che si dice un partito promettente: rientra nella categoria di spensierati eterni ragazzi immaturi a cui appartiene William Cooper e purtroppo anche Gregory Carter.
Elly sospira pensando a Greg: si conoscono da quando erano bambini e già allora il suo carattere prometteva solo disgrazie alla sfortunata che lo avrebbe sposato. Il fatto che Elly abbia lasciato una persona deliziosa come Laura legarsi per la vita a Greg senza nemmeno tentare di dissuaderla è una cosa che ancora non si perdona. Forse per questo si è presa così a cuore la situazione e adesso si sta facendo in quattro per tirare Laura fuori dai guai ed espiare così la sua colpa originale. Certo, il divorzio è una prospettiva inaccettabile ma il comportamento di Gregory ha passato ogni ragionevole limite e a questo punto, per quanto inaccettabile, la richiesta di divorzio è un atto dovuto da parte di Laura. A parte ciò, c’è sempre la speranza che un’istanza di divorzio sia terapeutica e convinca Greg a crescere e ad assumersi le proprie responsabilità. A questo punto Elly ha la seconda illuminazione della giornata e nell’entusiasmo passa col rosso schivando per un pelo una BMW che inchioda con un lungo gemito dell’ABS.
Incurante del coro di clacson che accompagna l’attraversamento dell’incrocio, Laura cerca un numero nelle viscere dell’agenda elettronica: un numero che giace inchiamato da almeno un anno. Il telefono squilla cinque volte prima che una profonda voce maschile annunci: “Residenza Carter, chi devo annunciare prego.”
“Buona sera Coldwell. Eliza Bennet.”
“Lady Bennet, che insperato piacere. Milady sarà felicissima di parlare con lei. Abbia la cortesia di attendere.”
Elly sorride divertita. Quanti anni avrà Coldwell? Aveva già i capelli bianchi quando Greg andava alla scuola materna; a occhio e croce ha superato la boa degli ottanta. Se Eddie è nel salotto giallo, ci vorrà almeno un quarto d’ora prima che risponda.
Infatti, Elly fa in tempo ad azionare il meccanismo di apertura del cancello di casa quando la temibile voce della madre di Greg, nonché zia di Basil, Lady Edwina Bennet-Carter, rimbomba nell’abitacolo.
“Eliza! Che cosa ha combinato quel disgraziato di Basil questa volta?”
Elly deglutisce e fa un profondo respiro prima di rispondere. Sarà una conversazione irta di ostacoli.
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Di paola (del 18/12/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 24 volte)
Sarah ha appena lasciato Lawrence alla scuola materna e si affretta a tornare a casa per stendere il programma della giornata. La sua pur breve assenza ha lasciato uno strascico di lavoro incompiuto o malamente eseguito dalla ragazza mandata dalla signora Bennet: Sarah deve ricordarsi di parlarne alla governante di casa Bennet e soprattutto deve trovare il modo di parlare con Jack, sia pure in luogo pubblico, del futuro della loro relazione. Il suo biglietto infatti ha sollevato una speranza lieve come il battito delle ali di una farfalla, che da ieri sta danzando nel subconscio di Sarah. Ma si tratta di una speranza così assurda, così inverosimile che Sarah non osa lasciarla libera di scorrazzare nella sua coscienza. Si deve concentrare, come un equilibrista sul filo, guardare avanti, respirare regolarmente e muovere un passo alla volta. Per cui si costringe a seguire la sua routine giornaliera e solo quando ha finito tutto il lavoro domestico arretrato si concede di andare in centro a fare la spesa. Lascia volutamente il macellaio per ultimo; quando entra nel negozio affollato, ha la certezza che anche Jack sta camminando su un filo molto sottile e la speranza batte le ali più forte.
“Buongiorno Sarah, in che cosa posso servirti?” chiede Jack compunto e con la coda dell’occhio registra i movimenti dei clienti che si sono improvvisamente congelati ed ora si accomodano per osservare bene la scena.
“Buongiorno Jack. Hai per caso del filetto di vitello? Poi mi serve mezzo chilo di macinato magro e un etto di quel prosciutto nuovo che avevi settimana scorsa, mi sfugge il nome.”
Jack annuisce e si affretta ad eseguire l’ordine. Poi, con un tono che vuole essere casuale e riesce solo a far drizzare le antenne ai pochi clienti ancora distratti: “Era buono il roastbeef che ho mandato ieri?” chiede e i suoi occhi chiedono molto di più. Sarah sorride e risponde calma e controllata: “Oh, sì, grazie. Il migliore che abbia mangiato in settimane. Mi devi promettere che me ne metterai via un paio d’etti ogni volta che ne hai. D’accordo?”
“Certo, con piacere!” esclama Jack con un entusiasmo che fa repentinamente tossicchiare un paio di signore. Sarah guarda ostentatamente l’orologio e annuncia: “Mi mandi tutto a casa prima delle sei? Adesso devo scappare altrimenti non farò in tempo a mangiare nemmeno un boccone prima di andare a prendere Lawrence. Con tutto quello che c’era da fare in casa ho saltato il pranzo e ora non mi resta che fare uno spuntino veloce da Bell’s.”
Jack assorbe l’informazione insieme a tutti i clienti e Sarah ha la matematica certezza che fra meno di un quarto d’ora Bell’s sarà affollato più di Harvey Nichols durante i saldi. Dominando un sorriso malizioso, allunga il passo e si aggiudica il tavolino più in vista dietro la vetrata di Bell’s. Mary, la cameriera, arriva subito al tavolo con un gran sorriso.
“Ciao Sarah, sei tornata? Che cosa ti porto? Il piatto del giorno è tofu piccante con germogli di soia e fagiolini.”
Bell’s deve la sua esistenza alla caparbietà di Amy Bell, che si ostina a servire esclusivamente spuntini vegetariani, tisane, thè verde e pasticceria biologico-dinamica ad un pubblico sempre più sparuto. Fortunatamente i suoi cosmetici naturali e i trattamenti anti-age a base di erbe hanno una clientela fissa e affezionata che compensa le perdite del ristorante e consente ad Amy uno stile di vita decoroso. Sarah declina l’offerta del tofu e ripiega su un più neutrale sandwich al formaggio di capra e miele selvatico, poi si accomoda in attesa degli eventi. Come previsto, nel giro di pochi minuti il campanello della porta d’entrata ha già suonato almeno una dozzina di volte e quando Jack arriva trafelato si trova davanti tutte le comari del paese che fingono di interessarsi alla composta di rabarbaro e chiedono informazioni sui biscotti di farro alla sempre più stralunata Mary. Jack sospira rassegnato e si avvicina al tavolo di Sarah come un condannato alla gogna.
“Proprio qui?” le sussurra e poi ad alta voce: “Mi permetti di tenerti compagnia?”
Sarah sorride e indica la sedia davanti a lei. Dopo aver goduto della sua espressione costernata durante la consultazione del menù, che si conclude con l’ordinazione di un caffè d’orzo e una fetta di torta integrale alle uvette, decide che il supplizio è durato abbastanza.
“E’ il mio locale preferito.” dice con deliberata lentezza guardando Jack fisso negli occhi. “Qui mi sento bene. Forse lo troverai stupido, ma quando sono qui ho come la sensazione di essere al sicuro, protetta, con la certezza che non mi può succedere niente di male.”
“No, no, ti capisco.” si affretta a confermare Jack mentre almeno quindici paia di occhi seguono ogni suo movimento e quindici paia d’orecchie non perdono una battuta. “E’ quello che dice sempre anche mia madre. E’ merito della signora Bell: i suoi trattamenti hanno del miracoloso. L’anno scorso mi ha dato una tisana per una ferita infetta che non voleva guarire e nel giro di due giorni si è perfettamente rimarginata.”
“Noi usiamo le sue pomate per le scottature: basta un’applicazione per non sentire più il dolore.” ribatte Sarah amabilmente.
A quel punto anche le comari più incallite devono arrendersi e lasciare il negozio, cariche di barattoli che finiranno nella prima riffa di beneficienza. Sarah aspetta che il locale torni al suo stato abituale di silenzio prima di parlare di nuovo.
“Ti ringrazio Jack. Voglio credere che tu sia veramente pentito e del resto non sono stata completamente onesta con te perché non ti ho detto qualcosa di me che a questo punto devi sapere. Ho fatto un voto di castità. Non potrò mai essere tua moglie o la tua amante.”
Jack quasi stritola la tazza del caffè nelle sue mani grosse come badili. Grosse gocce di sudore gli imperlano la fronte.
“Non importa Sarah. Non importa. Io non cerco un’amante. Io voglio stare con te. Quello ... quello che è successo l’altra volta ... è ... difficile ... io non volevo ... ma loro … mi hanno detto che alle ragazze piace essere prese con la forza ... e io ci sono cascato ... e ... ho rovinato tutto. Ma io ... io non sono così ... io non sono come gli altri ... capisci quello che voglio dirti?”
La farfalla comincia a volare libera nello stomaco di Sarah.
“Non so se capisco esattamente quello che vuoi dirmi, Jack.” dice piena di tenerezza. “Ma non c’è fretta. Tu hai capito che cosa vuol dire voto di castità?”
Jack annuisce e deglutisce ripetutamente. “Sì, certo, come le suore ... cioè ... insomma ...”
“Come le suore, Jack. Se tu mi prometti di proteggere il mio voto, io proteggerò il tuo segreto, quello che ti fa diverso dagli altri uomini. Siamo d’accordo?”
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Di paola (del 11/12/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 72 volte)
“Ma perché sei così ossessionata? Sai bene che non ti licenzieranno mai!”
Eliza e Laura stanno pranzando insieme come ogni settimana nel bistrot alla moda del momento e, come ogni settimana, Elly ordina il caffè senza aver toccato la sua insalata.
“Levami una curiosità, mangi mai qualcosa tu?” chiede Laura, che ha finito il suo panino e ora attacca la macedonia. Elly alza le spalle: “Occasionalmente, quando non posso proprio farne a meno. Ma non sviare il discorso. Dovresti canalizzare le tue energie fuori dal tuo lavoro che – ti ripeto – non è in pericolo.”
“Come fai ad essere così sicura, mi chiedo. Sai qualcosa che io non so?”
“Abitualmente sì, in questo caso non so nulla di più di quel che sai tu e proprio per questo ti dico che non hai niente di cui preoccuparti. Si sa che il primo giro di licenziamenti riguarda solo quei lavativi che tra vacanze, maternità, malattie e congedi vari non hanno mai lavorato un giorno in vita loro ma hanno santi in paradiso. Santi che gli hanno girato le spalle appena l’aria è cambiata. Vero o no?”
Suo malgrado Laura deve annuire. Eliza continua implacabile:
“Nel secondo giro verranno eliminati tutti i ladri che hanno dissanguato l’agenzia, forti di protezioni meno effimere, ma troppo stupidi per rendersi conto che in questo momento l’amministrazione ha cominciato a contare anche le graffette e che quindi continueranno a rubare finché non saranno colti in flagrante. Vero o no?”
Laura continua ad annuire e le scappa una mezza risata. Elly ha ragione, come sempre.
“Nel terzo giro andranno via tutti quelli che rendono meno di quel che costano e tu mia cara non appartieni nemmeno a questa categoria. Senza contare che il tuo livello di stipendio comporta una buonuscita esagerata, per cui il direttore finanziario si taglierà un’orecchia piuttosto che pagare gente come te. No, mia cara, sei in quel che si dice la classica botte di ferro.” conclude trionfalmente Elly portando la tazzina del caffè alle labbra in un unico gesto fluido ed elegante.
“Ma certo, in quelle botti di ferro che vengono rosolate a fuoco lento. La campagna di Amber per rendermi la vita impossibile è già cominciata. Ho già visto questo film: ti ricordo che sono sopravvissuta a tre recessioni e ne porto ancora i segni.”
Recessione: la parola d’ordine che i governi tirano fuori ogni volta che le banche hanno sperperato tutta la liquidità a disposizione e hanno bisogno di più roba per soddisfare la loro sete perenne. Laura conosce a memoria i passi di danza che seguono la prima dichiarazione di crisi finanziaria e la perdita di un cliente come la Maddington è l’equivalente di una recessione per il microcosmo dell’agenzia in cui Laura lavora. Ma la conoscenza del futuro non le dà alcuna tranquillità, al contrario! I giri di licenziamenti così accuratamente descritti da Eliza si trasformano in una spirale ascendente di delirio lavorativo per i superstiti, costretti ad addossarsi anche il lavoro dei licenziati e contemporaneamente a contribuire alla ricerca spasmodica di nuovi clienti per colmare il buco nel bilancio. Ovvero: niente permessi, disponibilità 24/7, riunioni fino a mezzanotte, sabato e domenica compresi.
“Mi dispiace – continua Laura – ma non ho alcuna intenzione di finire nel tritacarne. Se non mi licenziano entro Natale mi licenzio io. Non sono ne’ psicologicamente ne’ fisicamente in grado di contemplare l’idea di dover lavorare fino a notte fonda finché non arriva un nuovo cliente a rimpiazzare la Maddington: ho già dato.”
“E quale sarebbe il tuo piano?” chiede Elly battagliera. “Sentiamo un po’.”
“Ci sto pensando.“ risponde Laura colta in flagrante. “Per adesso ti basti sapere che Sarah mi ha giurato eterna fedeltà anche a stipendio ridotto.”
“Un nobile gesto, ma non risolve il problema primario, giacché non si può far conto su Greg e anche gli avvocati andranno pagati.” conclude Elly guardando l’orologio. Laura capisce l’antifona e si alza. Le amiche si accomiatano senza il calore abituale.
Sarebbe tutto molto più semplice – pensa Laura mentre torna in ufficio - se riuscisse a cambiare settore di lavoro. Se riuscisse a staccarsi per sempre da quel mondo fatto di castelli di carte e trame occulte, anche se questo comporterà sicuramente una diminuzione del suo potere d’acquisto attuale. Ma qual è il valore monetario di non dover più interagire quotidianamente con la gang di Prozac-dipendenti isteriche di cui Evelyn, Amber e Violet sono gli alfieri, magari di non dover più nemmeno prendere il treno tutti i dannati giorni feriali? E che possibilità reali ci sono di trovare un lavoro in un altro settore, magari in paese o comunque ad una distanza accettabile da casa? Se solo Laura avesse un minimo di cultura botanica potrebbe convertire il giardino in un orto biologico, allevare galline e vendere verdure e uova al mercato del sabato. Ma siccome non sa distinguere il basilico dalla menta questa è chiaramente una strada a fondo chiuso. Forse basterebbe fare una ricerca delle piccole agenzie locali che hanno nella lista clienti solo produttori etici, peccato che nessun vero produttore etico metterebbe mai piede in un’agenzia per farsi promuovere. OK, allora semplicemente ditte che vogliono acquisire l’immagine di produttori etici. Quelle hanno sicuramente bisogno di un’agenzia e si postula che l’agenzia sia situata in una fattoria convertita ben lontana dalla city per essere credibile. Un paio di nomi emergono dal subconscio e galleggiano nel mare dei suoi pensieri come piccoli tappi di sughero. Google search, mail, call-back: al massimo un’ora di tempo. Si può fare, decide Laura e appunta per sicurezza nell’agenda elettronica un appuntamento-fantasma all’ora di pranzo di domani, quando nessun collega ha diritto di romperle i coglioni e nessun cliente si aspetta che lei risponda al telefono: una bellissima convenzione in via di estinzione, da sfruttare finché dura.
Quando la lunghissima serie di obblighi, impegni e appuntamenti del pomeriggio finalmente le consente di correre a prendere un treno tardivo, Laura si ritrova a fare i conti con la consapevolezza di trovarsi di nuovo prigioniera di una relazione impossibile e di un lavoro disumano, paralizzata dal terrore di perdere tutto quello che ancora le rimane: Lawrence, la casa e il denaro che ha messo da parte per fronteggiare le emergenze, come il divorzio che sembra ormai inevitabile. Basta una sola mossa sbagliata e tutte le sue sicurezze crolleranno come in un gioco di Mikado.
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Di paola (del 04/12/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 34 volte)
Sarah e la signora Carter siedono al tavolo della cucina con due tazze fumanti di thè e il giornale spiegato tra loro, immerse nella calma che segue il quotidiano rituale preposto a far dormire Lawrence. Sarah è felice di essere tornata in quella che considera sempre più la sua casa, anche se la sua assenza è stata solo di pochi giorni e al rientro la situazione che l’aveva costretta all’assenza non è affatto migliorata.
La notizia dell’epidemia di (presunta) febbre gialla nel campo della spedizione del signor Carter è solo un trafiletto in una pagina interna, ma è bastata a far riprendere l’assedio dei giornalisti e le chiacchiere delle comari. L’unica nota positiva di tutta la frenetica giornata è il mazzo di fiori con allegato bigliettino di scuse da parte di Jack, che Sarah ha trovato davanti alla porta di servizio insieme al roastbeef ordinato prima della sua partenza. Nel biglietto, Jack dichiara il suo pentimento offrendosi come chaperon di Sarah in ogni occasione sociale da lei prescelta per debellare qualsiasi maldicenza sul suo conto e dimostra così di avere un cuore e una coscienza ben più nobile dei borghesi del paese.  
Le scuse di Jack non potevano arrivare in un momento più propizio: la signora Carter ha profonde occhiaie e sembra invecchiata di colpo. La notizia dell’epidemia l’ha naturalmente sconvolta ma Sarah sente che sotto la notizia pubblicata dal giornale c’è molto altro di non detto ed è di questo altro che la signora adesso vuole parlarle. Infatti comincia a parlare con un lungo sospiro.
“Sarah, non so da dove cominciare. Le cose vanno male sia al lavoro che qui. Talmente male che non so se potrò permettermi di vivere in questa casa e di potermi permettere una governante residente, nel prossimo futuro.”
Sarah, che si era aspettata qualcosa del genere, non si scompone e guarda la signora con tranquilla serenità.
“Quanto prossimo è questo futuro?” chiede con il massimo distacco di cui è capace.
“Dopo Natale.” Annuncia la signora Carter gravemente e continua. “Sai che abbiamo perso un grosso cliente in agenzia e le teste stanno cominciando a cadere. Il mio contratto prevede quattro mesi di preavviso e mi aspetto di ricevere una lettera di licenziamento alla fine del mese. Indipendentemente da ciò, si rende necessario che io avvii una pratica di divorzio e questo può avere conseguenze logistiche e finanziarie inaspettate. In ogni caso, dal momento del licenziamento, non avrei più ne’ la possibilità ne’ la necessità di una governante residente che si occupi di Lawrence.”
Sarah cerca di rimanere impassibile. Aveva calcolato la possibilità di un disastro finanziario, ma non quella di un divorzio. Decide di ignorarla e di concentrarsi sull’ostacolo principale.
“Con rispetto parlando, signora, avevo considerato questa possibilità dal momento in cui mi ha reso partecipe della decisione della Maddington e pertanto ho avuto tempo di pensare ad una possibile soluzione.” Dice cercando di dominare le emozioni che le affollano la mente. Lo sguardo interrogativo e francamente sorpreso della signora Carter le infonde abbastanza coraggio da continuare.
“Veda, signora, la situazione non è migliore per me. Le posizioni di governante residente sono sempre più scarse da quando c’è la recessione e molte famiglie abbienti hanno dovuto mandare via gran parte del personale. Inoltre, la signora Brown mi ha chiesto più volte di andare a lavorare per lei e infine, se mi perdona la franchezza, penso che l’educazione e lo sviluppo di Lawrence potranno trarre più beneficio dall’esperienza e dalla professionalità di una governante come me accanto all’indispensabile presenza di sua madre. Specialmente – aggiunge con un lampo di genio - se l’assenza del signor Carter è destinata a diventare ... permanente.”
Negli occhi stanchi della signora Carter appare un luccichio divertito. “Se stai cercando di dirmi che sarei un disastro come madre a tempo pieno non farti problemi. Lo so anch’io ma non è questo il punto. Non posso pretendere che tu lavori senza stipendio.”
“E perché no?” esclama Sarah con slancio. “In questa casa non mi manca nulla. Il mio stipendio è quasi tutto depositato in banca: non riesco a spenderne nemmeno un quarto. Non ho uno stile di vita stravagante e posso permettermi di guadagnare meno o niente del tutto per un po’. Posso chiedere alla signora Brown di lavorare part-time, solo mentre Lawrence è alla scuola materna e l’anno prossimo andrà comunque in prima elementare; si tratterebbe di far fronte al periodo tra gennaio e settembre. E lei potrebbe trovare un altro lavoro nel frattempo, mentre se dovesse occuparsi a tempo pieno di Lawrence non ne avrebbe la possibilità.” dice tutto d’un fiato e si ferma solo quando nota lo sguardo stralunato della signora Carter.
“Sarah, sono confusa. Ti ringrazio ma sai bene che non posso accettare la tua offerta. Sai che cosa si dice in giro di noi due oggi, come pensi che potremmo sopravvivere ai pettegolezzi se si venisse a sapere che non ti pago e che sei costretta a lavorare da Megan per mantenere me e Lawrence? Inoltre, so benissimo come sai anche tu che Megan non è l’unica ad averti offerto un lavoro. Sia la Lloyd che la von Trapp ti hanno offerto il doppio di quello che prendi qui per occuparti dei loro figli.”
E’ la volta di Sarah di sorridere con gli occhi. Tira fuori dalla tasca del cardigan il bigliettino di Jack e lo mette sulla tavola, sopra il giornale.
“Il mio supplizio di due settimane fa non è stato invano. Da ora in poi non ci saranno più pettegolezzi. In quanto ai nostri accordi finanziari, nessuno è tenuto a conoscerli. Infine, non c’è alcuna somma in denaro che potrebbe convincermi ad andare a lavorare per la signora Lloyd o Lady von Trapp. Non ho nessuna intenzione di farmi maltrattare da isteriche arroganti schiave del Prozac, ne’ dai loro marmocchi viziati e maleducati – con rispetto parlando. Piuttosto sposerei Jack, se questo sacrificio si rendesse necessario per farmi restare qui. Signora, la prego di capire che questo è il primo impiego in cui mi trovo bene, questa è la prima casa in cui mi sento rispettata e al sicuro. Inoltre adoro Lawrence e non potrei sopportare di abbandonarlo proprio in un momento di grande incertezza. La prego, mi faccia restare. Lo faccia per Larry se non per me.”
Con questo argomento Sarah sa di aver vinto ogni residua resistenza della signora Carter e si rilassa: il pericolo è passato – per ora.
 
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