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		<title><![CDATA[Milano da bere]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>Riprendo la mia relazione della settimana scorsa ben riposata e dotata di tutti i comfort del caso. </p>
<p>Dopo un intervallo lavorativo di tre giorni, siamo ripartiti alla volta di Bergamo, che i miei lettori pi&ugrave; affezionati sanno essere la mia citt&agrave; natale: una citt&agrave; da cui sono fuggita appena maggiorenne per raggiungere quella che al tempo credevo sarebbe stata la mia citt&agrave; d'elezione, cio&egrave; Milano. Per una come me, che ha girato l'Europa da quando ho potuto legalmente mettere piede in un aereo senza accompagnamento dei genitori, &egrave; difficile definire un'origine; se me la chiedono (e credetemi, me la chiedono in continuazione) dico che sono di Milano. </p>
<p><img hspace="5" alt="" align="left" src="/public/carnevale 1984.jpg" width="250" height="173" />A Milano ho abitato - tanto per non smentirmi - in ben cinque case. La prima non era nemmeno una casa, ma un dormitorio per ragazze gestito dalle suore in piena Brera, che per&ograve; nel 1982 non era ancora la zona fighetta che &egrave; diventata in seguito, ma una versione milanese della Soho londinese, con bar malfamati e molte coppie clandestine di svariate tendenze sessuali che si nascondevano negli angoli bui. Da l&igrave; sono scappata insieme alla mia compagna di stanza che aveva trovato un monolocale in un quartiere molto meno affascinante, fortunatamente solo per pochi quanto sofferti mesi, perch&egrave; il caso che contraddistingue la mia vita e per questo chiamo destino mi ha fatto bere una birra con una ragazza che aveva due colleghe che stavano cercando una terza coinquilina per condividere l'affitto di un appartamento enorme in uno stabile signorile di via Donatello. E cos&igrave; sono approdata in quella che sarebbe stata la mia casa per due magnifici, intensi e indimenticabili anni mentre intorno a me esplodeva la Milano da bere. E l'ho bevuta, eccome se l'ho bevuta la Milano in cui tutto sembrava possibile, in cui la mattina ti chiedevi se con il buono pasto da duemila lire saresti riuscita a pagare il panino-pranzo al bar e la sera ti rimpinzavi di prosciutto crudo e caviale rosso alla festa di Retequattro al palazzo reale di Monza. La Milano in cui l'industria televisiva ha dato una botta di culo all'industria pubblicitaria e ci ha <img hspace="5" alt="" align="right" src="/public/1983 clash.jpg" width="180" height="256" />lanciato tutti nella vita holliwoodiana - almeno - quella che ci sembrava la vita holliwoodiana dopo l'austerity degli anni di piombo: roba da pezzenti a paragone della vita degli operatori della finanza dieci anni dopo, transeat. La Milano del Plastic, dei videobar, della Tecoteca e dell'Odissea 2001, dove ho visto tutti i gruppi della new wave inglese dai Cure ai Virgin Prunes. La mia Milano: quella che mi porter&ograve; sempre nel cuore. Purtroppo tutti i bei sogni finiscono presto e da via Donatello sono dovuta emigrare in via Casoretto, il cui unico pregio era quello di essere dietro via Leoncavallo, cos&igrave; in caso di necessit&agrave; potevo svicolare senza farmi notare quando i concerti diventavano troppo trucidi. Il purgatorio di via Casoretto - sospeso per consentirmi di girare ancora un po' a Londra e Bruxelles - &egrave; terminato con l'arrivo del mio nuovo fidanzato, per intenderci, quello che mi ha portato la reliqua del muro di Berlino e che mi ha portato poi a vivere con lui in via Plinio. </p>
<p><img hspace="5" alt="" align="left" src="/public/1986 MISuono 1807.jpg" width="180" height="257" />Mi scuso per la lunga premessa, ma non saprei come altro descrivere l'emozione che mi lega a Milano. Nella casa di via Plinio, che da due anni non &egrave; pi&ugrave; mia, ho vissuto ininterrottamente per dieci anni ed &egrave; stata fino a poco fa l'unica casa in cui ho vissuto cos&igrave; a lungo. In quella casa ho costruito la mia vita, portando con me solo la mia enorme collezione di dischi e libri che mi ha sempre seguito ovunque e talmente poche altre cose che quando Diana &egrave; venuta per la prima volta a trovarmi ha esclamato, nell'ordine: &quot;Ma questa casa &egrave; vuota!&quot; e &quot;Ma non hai niente da metterti! Urge andare a fare shopping.&quot; Abbiamo fatto shopping selvaggio per dieci anni, perch&egrave; intanto la Milano da bere era finita ma l'iperconsumismo era appena cominciato. Cos&igrave; quando nel dicembre 2000 ho fatto le valigie, ho dovuto costatare sconsolata che gli scatoloni a disposizione avrebbero a malapena coperto i libri, i dischi (nel frattempo complementati dai CD), lo stereo, il PC e i vestiti delle ultime tre stagioni. Tutto il resto avrebbe dovuto rimanere nei capienti armadi di via Plinio e solo due anni dopo, quando anche in Olanda le cose si erano stabilizzate, ho potuto dare ordine di portare via i miei vestiti ormai vintage insieme alla mobilia. Dopodich&egrave; il mio ex fidanzato, ridotto al ruolo di comproprietario, mi ha annunciato che i traslocatori si erano dimenticati di svuotare il ripiano in alto della libreria, dove ancora soggiornava la mia collezione di Cuore e Frigidaire, pi&ugrave; una serie di manuali e testi inerenti al mio lavoro. Al che ho pronunciato le fatidiche parole: &quot;Tienili l&igrave; che uno di questi giorni passo a prenderli.&quot; </p>
<p>Da quel giorno sono passati altri dieci anni e finalmente settimana scorsa sono andata a rilevare le ultime cose che ancora ricordavano la mia presenza in quella casa. Siamo dovuti calare con l'auto di famiglia dal capiente bagagliaio perch&egrave; abbiamo colto l'occasione di rilevare anche il mio corredo, che giaceva da pi&ugrave; di trent'anni a casa di mia madre e che mi spettava di diritto dal momento in cui il vikingo ha fatto di me una donna onesta. In verit&agrave; tengo di pi&ugrave; alla mia collezione di Cuore e Frigidaire che al servizio di posate d'argento e alle lenzuola di lino ricamate a mano da mia nonna, che sono stupende ma non sono mai appartenute alla mia vita passata, se non in forma di lunghissime discussioni tra mia madre e mia nonna. Per poter fare entrare quel corredo nella mia vita attuale dovrei andare ad abitare a villa Certosa e francamente non ci penso nemmeno. Le mie amiche italiane - espatriate e non - mi suggeriscono di utilizzare il corredo per gli ospiti, ma forse non si rendono conto che se mi arriva un ospite all'anno &egrave; gi&agrave; tanto: basterebbe un solo lenzuolo, una parure di asciugamani e la met&agrave; delle posate. Ci penser&ograve;: c'&egrave; sempre la possibilit&agrave; che un giorno decida di appendere i GRP al chiodo e apra un bed &amp; breakfast di lusso in campagna. </p>
<p>La spedizione milanese mi ha dato anche modo di consumare due aperitivi in compagnia degli amici storici e di quelli virtuali: &egrave; stata come sempre una grande emozione ritrovarsi o incontrarsi per la prima volta e scoprire che si possono continuare i discorsi aperti su facebook come se ci fossimo parlati solo il giorno prima: in questo la rete &egrave; veramente imbattibile. Poi a cena nel luogo della memoria per antonomasia: Aimo e Nadia, che gi&agrave; da anni ha compiuto la transizione da ristorante a tempio della memoria culinaria dei fondatori. E' stata insomma una full immersion nel passato con sprazzi di presente che tutti noi abbiamo cercato di ignorare per non rovinare l'atmosfera. </p>
<p>E' stato bello ma faticoso e come sempre sono contenta di essere tornata a casa, dove mi aspettava l'appuntamento al comune per la naturalizzazione. Ma questa ve la racconto la prossima volta.</p>]]></content>
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		<title><![CDATA[Ich bin ein Berliner!]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Sono reduce da una settimana a dir poco frenetica. Colpa delle regole ferree della ditta che mi sponsorizza il pane quotidiano, secondo le quali non posso prendermi le ferie quando voglio ma solo quando &egrave; garantita la presenza di un parigrado. Giacch&egrave; due parigrado sono a casa col burnout e un terzo &egrave; in congedo maternit&agrave;, quest&rsquo;anno le mie ferie sono a singhiozzo: tre giorni a Berlino in occasione dell&rsquo;incoronazione il 30 aprile e tre al paesello natale in occasione dell&rsquo;ascensione il 9 maggio. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">A Berlino siamo andati in treno: cinque e passa ore di noia mortale perch&eacute; gli intercity su quella tratta non prevedono ne&rsquo; wifi ne&rsquo; caricabatterie. Non mi &egrave; rimasto altro che tornare alla carta stampata, che per&ograve; non riesce pi&ugrave; a donarmi quegli intervalli di straniamento che mi donava prima di diventare un&rsquo;anziana presbite. Ho fatto del mio meglio per interessarmi alla storia dell&rsquo;Inghilterra edoardiana e alla guida turistica della citt&agrave; che stavamo per visitare ma ho finito per appisolarmi a Hannover e svegliarmi a Spandau. E da quel momento ho potuto dolorosamente misurare la voragine generazionale che mi separa dal vikingo e da mio figlio.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><img hspace="5" alt="" align="left" src="/public/Potsdamerplatz2.JPG" width="240" height="180" />Sono stata a Berlino solo una volta in precedenza, nel luglio del 1980, a seguito del sorteggio a un programma tipo Erasmus che si proponeva di stringere legami di amicizia tra la Germania e l&rsquo;Italia. Per quasi un mese, una trentina di studenti di quarta liceo provenienti da tutta Italia sono stati ospiti della Bundesrepublik Deutschland a Wurzburg, con un nutrito programma di visite culturali sulla Weltanschauung tedesca postbellica e una robusta dose di propaganda anticomunista, culminata appunto con la visita a Berlino, di cui ho un ricordo lirico e vividissimo. Ricordo la visita al museo Pergamon che ancora custodisce due delle sette meraviglie del mondo, passando per l&acute;infame Checkpoint Charlie e la sorveglianza DDR talmente esagerata da rasentare la farsa; ricordo il luogo dove fino a vent&rsquo;anni prima c&rsquo;era stata Potsdamer Platz, murata, con cinque vie che finivano nel nulla e il commento fanatico della guida: &ldquo;Abbiamo deciso di non ricostruire questa parte della citt&agrave;: quando il muro cadr&agrave; torneremo ad usare queste strade e restaureremo la piazza.&rdquo;; ricordo le lacrime di un vecchio affacciato alla finestra di una casa murata insieme alle altre ormai vuote, una casa che non era ancora stata sostituita dalle lastre di cemento seriali che sono cadute con tanto fragore solo nove anni dopo; ricordo la Brandenburger Tor, vista da una distanza di sicurezza e di culo, col filo spinato, i sacchi di sabbia e le sentinelle che sembravano SS e invece erano sovietiche. E naturalmente ricordo la Ged&auml;chtniskirche, angosciante monumento alla follia umana, con la sua torre spezzata in mezzo alle luminarie avveniristiche della Kurf&uuml;rstendamm. Di Berlino mi &egrave; piaciuto tutto, perfino il muro che allora non era ancora ricoperto da tutti i graffiti che ora lo iconizzano e come tutti gli adolescenti della mia generazione ho guardato a bocca aperta il TG di quel gennaio 1989 quando i lastroni hanno cominciato a cadere e perfino nel delirio di quella serata ho provato una fitta di dolore per la mia giovent&ugrave; finita. La mia giovent&ugrave;, fatta di contrapposizioni politiche insanabili, sensi di colpa, martellamento costante dell&rsquo;atrocity exhibition dell&rsquo;ultima guerra, permeata dalla&nbsp;certezza granitica che ce ne sarebbe stata una nuova e saremmo tutti morti prima di arrivare a trent&rsquo;anni, finiva quella sera davanti ai lastroni che cadevano e che aprivano un enorme varco buio entro il quale precipitavano tutte le mie certezze: non sarei morta, non ci sarebbe stata la terza guerra mondiale e il comunismo non sarebbe stata la risposta ai mali del mondo capitalistico.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><img hspace="5" align="left" src="/public/mauer1.JPG" width="180" height="240" alt="" />Di tutto questo non c&rsquo;era traccia nel viso annoiato di mio figlio e in quello neutro del vikingo mentre il paesaggio di Spandau si trasformava in quello di Charlottenburg e poi di Tiergarten. Lui nell&rsquo;estate del 1980 giocava a pallone con gli amichetti nel campetto sotto casa dopo aver fatto lo stesso CITO toets di prova che Matteo sta facendo in questi giorni: la Germania divisa, il muro, Berlino erano tutte nozioni scolastiche alquanto prive di significato e l&rsquo;unica cosa che si ricorda veramente sono i graffiti sui pezzi di muro venduti per cinque fiorini dagli studenti che erano andati a Berlino nel 1989. Io un pezzo di muro da cinque marchi ce l&rsquo;ho ancora: religiosamente conservato in un cassetto dopo essere stato portato dal mio (allora) futuro fidanzato &ndash; che era uno di quegli studenti andati appositamente a Berlino per assistere allo storico evento - e esposto per dieci anni nel nostro salotto a Milano come mia madre espone l&rsquo;argenteria a casa sua.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><img hspace="5" alt="" align="right" src="/public/mauer2.JPG" width="240" height="180" />Poi, mentre io mi godevo lo spettacolo di una citt&agrave; oscenamente aperta, il vikingo e Matteo aspettavano pazientemente che io finissi di fotografare tutte le reliquie di muro, la Brandenburger Tor da tutti i lati e una Potsdamer Platz integralmente ricostruita e talmente piena di arcologie avveniristiche che la Kurf&uuml;rstendamm dei miei ricordi diventa Cenerentola al ballo dopo mezzanotte. Per tutti i tre&nbsp;giorni di permanenza non ho fatto altro che ripercorrere i luoghi della memoria diventati attrazioni turistiche ma anche - con l&rsquo;ironia che &egrave; possibile solo a Berlino &ndash; ritornati a essere luoghi di due memorie: quella della guerra e quella del dopoguerra. Ho potuto ammirare la meticolosit&agrave; con cui il percorso del muro &egrave; stato inciso in pav&eacute; sul cemento con placche di ottone commemorative e lastre originali accuratamente preservate e protette dalle Belle Arti. Ho potuto altres&igrave; ammirare la freddezza clinica con cui la sede della Gestapo &egrave; stata spianata e riconvertita in un purgatorio di immagini che dimostrano come sia stato possibile trasformare la Repubblica di Weimar nell&rsquo;incubo nazista in meno di un anno. Io che ho letto la biografia di Hitler scritta da Ian Kershaw in due volumi da 800 pagine cad. mi ero persa questo dettaglio: nella mia mente il nazismo era un processo durato quasi un decennio, invece &egrave; stato un processo completato in nove fasi tra il gennaio e il settembre 1933, come chiaramente illustrato dai nove placard della Topgraphie des Terrors che ho pazientemente tradotto in italiano e olandese ad un annoiatissimo Matteo.<img hspace="5" alt="" align="right" src="/public/DDR Museum.JPG" width="180" height="240" /> Infine ho ammirato la cura con cui i simboli di Berlino Est sono stati reintegrati nel paesaggio: dalle Trabant agli Ampelmannen, che ora illuminano anche i semafori della parte ovest oltre che essere diventati oggetto di culto: il mio unico acquisto &egrave; stato una custodia iPhone (rigorosamente kitsch) con l&rsquo;Ampelmann rosso e la Fernsehturm di Alexanderplatz. Matteo invece si &egrave; fiondato nel Lego store e al reparto giocattoli della KaDeWe, ha preteso un pomeriggio allo Zoo, una gita in barca e una in pallone e in generale ha staccato gli occhi dal suo iPhone solo per mangiare e dormire. L&rsquo;unico contributo attivo del vikingo alla gita &egrave; stato quello di rendermi edotta del fatto che la traduzione corretta della famosa frase di Kennedy &egrave; &ldquo;sono un krapfen&rdquo;, per il resto ha subito le mie emozioni senza condividerle e dato che nemmeno il cibo berlinese gli &egrave; piaciuto pi&ugrave; di tanto, credo che abbia archiviato questa gita sotto le cose che vanno fatte e menomale che l&rsquo;abbiamo fatta cos&igrave; non ci pensiamo pi&ugrave;.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Adesso avrei voluto parlarvi della mia gita nell&rsquo;altro luogo della memoria che &egrave; la combinazione Milano/Bergamo, ma &egrave; mezzanotte e vi rimando alla prossima puntata.</div>]]></content>
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		<title><![CDATA[La democrazia del web]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Secondo le statistiche del paese in cui vivo, data la mia ormai veneranda et&agrave;, ci sono otto possibilit&agrave; su dieci che io sappia navigare su internet, una su tre che usi i social network quotidianamente e una su venticinque che abbia un blog. Inoltre sono una donna e per di pi&ugrave; alloctona, il che alza significativamente la soglia probabilistica. Pi&ugrave; della met&agrave; dei miei lettori residenti in Olanda di fatto non ha un profilo facebook e legge questo articolo sul PC di lavoro o dei figli. Questo in un paese dove solo il 3% delle famiglie non ha accesso a internet. In Italia invece l&rsquo;Audiweb riporta che ben un terzo delle famiglie non ha alcun accesso a internet, che il 90% degli utenti internet ha un&rsquo;et&agrave; inferiore ai 35 anni e che infine solo 14 milioni di italiani dichiarano di usare internet quotidianamente.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Stando cos&igrave; le cose, parlare di democrazia del web in Italia mi pare una vera e propria castroneria: il popolo del web &egrave; una casta tanto quanto la sua tanto deprecata classe politica. Una casta sulla cui onest&agrave; intellettuale si possono esprimere gli stessi dubbi che costantemente vengono esternati sull&rsquo;onest&agrave; tout court degli esponenti delle istituzioni.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Potrei fermarmi qui se non fosse che da due mesi ho un groppo alla gola sempre pi&ugrave; grosso e un nodo allo stomaco sempre pi&ugrave; grande e siccome la ragione per cui scrivo &egrave; che solo attraverso la scrittura riesco a trovare la pace, continuo.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">In questi due mesi ho litigato con quasi tutti i miei &ldquo;amici&rdquo; italiani. Le virgolette sono de rigueur, in quanto ormai i miei rapporti con gli italiani sono mediati da facebook e quindi mi trovo ad interagire con persone che normalmente avrei considerato semplici conoscenti e che invece grazie alla regola transitiva di Zuckenberg sono diventati amici. Facebook &egrave; una livella: tutti si possono permettere di commentare su tutto, a proposito e a sproposito, e lo fanno con un accanimento e una mancanza di pudore che non ritenevo possibile. Ho passato una quantit&agrave; sconsiderata di tempo a spiegare le mie ragioni a perfetti sconosciuti prima di rendermi conto dell&rsquo;assurdit&agrave; della situazione e poi ho dovuto imparare molto alla svelta come censurare gli interventi indesiderati sui miei post. Adesso ho anche imparato a non rispondere alle provocazioni e, se riesco a mettere un filtro sul contenuto degli aggiornamenti automatici che mi arrivano, trover&ograve; finalmente la pace. Mi permetto di esprimere, una volta per tutte, la mia opinione urbi et orbi sul mio blog, che non si prefigge nemmeno lontanamente di essere democratico e tantomeno obiettivo, poi chiuder&ograve; per sempre questo discorso.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">L&rsquo;invereconda bagarre scatenata intorno all&rsquo;elezione del capo dello stato, finita con lo stupro di Napolitano, per il quale tutti i rappresentanti di parlamento e senato dovranno rendere conto a Dio (se ci credono) e alle proprie coscienze (se ce le hanno) mi ha definitivamente dissociato da una patria che gi&agrave; da anni sento sempre pi&ugrave; lontana. Il nome di Rodot&agrave; su cui i grillini hanno centrato la loro campagna &egrave; stato puramente strumentale: Rodot&agrave; &egrave; semplicemente il primo della lista che ha accettato di essere candidato. Se avesse rifiutato, come saggiamente hanno fatto sia Gabanelli che Strada, i grillini avrebbero urlato il nome di Zagrebelsky, o Imposimato, o Bonino, o Caselli, e perfino il nome di Prodi con la stessa convinzione, totalmente impassibili al dato numerico ridicolmente basso dietro ai nomi proposti. Chiamare Rodot&agrave; la volont&agrave; del popolo &egrave; semplicemente da idioti, non solo perch&eacute; l&rsquo;elezione del capo dello stato non &egrave; una decisone popolare ma parlamentare, ma perch&eacute; 4677 voti rappresentano lo 0.0096% di quel popolo che il M5S dice di rappresentare. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Sia chiaro che, personalmente, non ho un&rsquo;opinione negativa o positiva su Rodot&agrave;. Non me ne frega niente - con rispetto parlando &ndash; di Rodot&agrave;. Allo stesso modo non ho un&rsquo;opinione su tutti gli altri candidati, salvo che non avrei appoggiato l&rsquo;elezione di Gabanelli, Strada o Fo alla presidenza della repubblica per ovvi motivi di competenza e nel caso di Fo anche di et&agrave;. Opinione a quanto pare condivisa anche dagli stessi candidati.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Sia chiaro anche che con questo non voglio assolutamente giustificare il comportamento altrettanto strumentale del PD, che ha dato prova di essere totalmente indegno della fiducia accordatagli &ndash; spero per l&rsquo;ultima volta - dai suoi elettori. Ho gi&agrave; espresso la mia opinione su Bersani in tempi non sospetti; ho trovato incomprensibile la sua elezione alle primarie del PD e questo &ndash; fra le altre cose &ndash; mi ha portato alla decisione di non dare il mio voto a quel partito. Dal PD non mi aspettavo niente, dal M5S, francamente, molto di pi&ugrave;.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Per un movimento che proclama di essere espressione dei cittadini che gli hanno dato i voti grazie ai quali ora si trova alla camera e al senato, trovo alquanto singolare la reazione alla richiesta dei suddetti di un dialogo con il PD per evitare il governo di larghe intese con il PDL. La richiesta &egrave; stata spazzata via con irritazione e il corollario allucinante che i cittadini che si esprimevano in questo senso sono degli imbecilli che non hanno capito nulla del M5S e che hanno sbagliato a votarlo. Di questo sicuramente ci ricorderemo alle prossime elezioni &ndash; se e quando ci saranno. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Con questa singolare manifestazione di chiusura, il M5S si &egrave; dimostrato alquanto selettivo nell&rsquo;ascolto della sua base e pertanto non pu&ograve; proprio permettersi di accusare il PD di non aver ascoltato la propria sulla candidatura di Rodot&agrave;. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Allo stesso modo, un movimento che ha dichiarato fin dall&rsquo;inizio di non gradire appoggi da parte di nessun&rsquo;altra forza parlamentare in quanto tutte egualmente colpevoli di far parte della casta, non si pu&ograve; stupire della compattezza del parlamento di fronte alle proposte, anche condivisibili, fatte per&ograve; in un clima di aut aut in cui il M5S non rappresenta nemmeno un quarto del potere contrattuale.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Come diceva l&rsquo;immortale Tot&ograve;: acchi nisciuno &egrave; fesso. I 738 voti su 997 per Napolitano sono uno schiaffo al M5S dato all&rsquo;unisono da tutto il parlamento, perfino da chi forse avrebbe pure votato Rodot&agrave; e sicuramente da chi aveva votato Prodi e si aspettava che i grillini appoggiassero la sua candidatura. Uno schiaffo che era a quel punto anche l&rsquo;unica risposta possibile a un gruppo di potere congelato su una posizione non condivisa da nessun altro, nemmeno da Rodot&agrave;, che infatti, di fronte alla candidatura di Prodi, si &egrave; prontamente offerto di fare un passo indietro. Inutile dire che il M5S non ha ascoltato nemmeno Rodot&agrave;, perch&eacute; il M5S apparentemente non ascolta nessuno che non sia Grillo o Casaleggio pi&ugrave; una non meglio precisata posse di fanatici scarsamente rappresentativa del suo elettorato e ancor meno dell&rsquo;Italia.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">E quindi spazziamo il campo dagli specchietti per le allodole e dalle cortine di fumo. Quello che gli elettori del M5S non hanno capito, la ragione per cui hanno sbagliato a votarlo, &egrave; che nell&rsquo;agenda del M5S non c&rsquo;&egrave; mai stata la presa di responsabilit&agrave; di formare un governo, da soli o insieme a chicchessia. Il M5S &egrave; una banda di guastatori mandata da Grillo&amp;C in parlamento all&rsquo;unico scopo di dimostrare il teorema dell&rsquo;inciucio tra PD e PDL. Solo cos&igrave; il M5S pu&ograve; assicurarsi un futuro di opposizione a oltranza, in barba a tutti i commentatori che hanno accusato il M5S di non avere strategie ma solo tattiche. La strategia c&rsquo;&egrave;: eccome! Solo che non &egrave; mai stata spiegata se non agli eletti della casta grillina.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Inoltre, sempre per fare chiarezza, il M5S non &egrave; antiberlusconiano. Nonostante gli insulti e gli epiteti all'indirizzo dello psiconano, i grillini si guardano bene dall&rsquo;attaccare il PDL direttamente perch&eacute; sanno bene di non essere all&rsquo;altezza della sfida. Perci&ograve; hanno gi&agrave; accettato la sopravvivenza di Berlusconi come collateral damage necessario per dimostrare il teorema e costringere gli elettori del PD bona fide ad abbandonare la nave dell&rsquo;inciucio e unirsi alle fila del movimento. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">E a questo punto mi fermo e chiudo per sempre il discorso. Il teorema &egrave; stato dimostrato. Il governo PD-PDL &egrave; una realt&agrave;. Da questo momento Grillo ha sulla coscienza le conseguenze della valanga che ha liberato e spero solo che viva abbastanza per vederne l&rsquo;epilogo. Da Tulipland: good night and good luck.</div>]]></content>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt">Mentre in Italia continuano le prove di guerra civile, qui in Olanda ci si prepara per l'incoronazione del nuovo re. Che &egrave; stata decisa e preparata da 45 anni, cio&egrave; da quando la allora <a href="javascript:void(window.open('http://it.wikipedia.org/wiki/Beatrice_dei_Paesi_Bassi','','resizable=no,location=no,menubar=no,scrollbars=yes,status=no,toolbar=no,fullscreen=no,dependent=no'))"><font color="#0000ff">principessa Beatrix</font></a>, figlia primogenita della <a href="javascript:void(window.open('http://it.wikipedia.org/wiki/Giuliana_dei_Paesi_Bassi','','resizable=no,location=no,menubar=no,scrollbars=yes,status=no,toolbar=no,fullscreen=no,dependent=no'))"><font color="#0000ff">regina Juliana</font></a>, partor&igrave; un bel maschietto biondo e rubicondo a cui venne dato il nome di <a href="javascript:void(window.open('http://it.wikipedia.org/wiki/Guglielmo_Alessandro_dei_Paesi_Bassi','','resizable=no,location=no,menubar=no,scrollbars=yes,status=no,toolbar=no,fullscreen=no,dependent=no'))"><font color="#0000ff">Willem-Alexander</font></a>. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt">Per noi sudditi c&rsquo;&egrave; un che di rassicurante nel sapere che il nostro futuro re &egrave; stato messo in condizione &nbsp;fin dalla pi&ugrave; tenera infanzia di poter esercitare il suo ruolo di leader della nazione con tutti gli strumenti educativi che il denaro dei contribuenti hanno permesso. Il pargolo &egrave; stato educato nelle migliori scuole pubbliche olandesi, ha fatto due anni di servizio militare nella Regia marina pi&ugrave; un corso di specializzazione per diventare ufficiale, dopodich&egrave; ha seguito un corso di laurea in storia alla prestigiosa universit&agrave; di Leiden, dove si &egrave; laureato con una tesi sulla risposta dell&rsquo;Olanda alla decisione della Francia di De Gaulle di lasciare il comando della NATO. Inoltre, da quando &egrave; maggiorenne, &egrave; anche membro del Consiglio di Stato, sotto la direzione della madre. Infine &egrave; un portavoce a livello mondiale del patrimonio idrico, recentemente &nbsp;in qualit&agrave; di chairman del consiglio dell&rsquo;ONU per il l&rsquo;igiene idrica (General's Advisory Board on Water and Sanitation).</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt">Quando una quindicina di anni fa &egrave; stato evidente che, nonostante tutti gli sforzi congiunti degli apparati monarchici, il (ormai non pi&ugrave; tanto) giovane erede al trono manteneva un comportamento privato dissennato e poco consono al ruolo che gli sarebbe spettato, tanto da meritarsi il nomignolo di prins pils (principe della birra), la madre &ndash; si dice consigliata da un ex primo ministro molto vicino alla casa reale &ndash; ha fatto quello che fanno tutte le madri: gli ha trovato una moglie che lo mettesse in riga. <a href="javascript:void(window.open('http://it.wikipedia.org/wiki/M%C3%A1xima_Zorreguieta','','resizable=no,location=no,menubar=no,scrollbars=yes,status=no,toolbar=no,fullscreen=no,dependent=no'))"><font color="#0000ff">La principessa M&aacute;xima</font></a> n&eacute;&eacute; Zorreguieta Cerruti, oltre a essere bellissima &egrave; anche singolarmente intelligente e carismatica e ha fatto innamorare in un batter d&rsquo;occhio una nazione per natura scettica e poco incline alle emozioni. Gi&agrave; all&rsquo;annuncio del fidanzamento nel 2001 &egrave; stato chiaro che il principe Alex non avrebbe mai pi&ugrave; toccato un boccale di birra e dopo il matrimonio si &egrave; messo a lavorare sodo per dimostrare che la sua scatola cranica conteneva almeno la met&agrave; dei neuroni di quella della moglie, la quale mieteva intanto successi internazionali con la sua incessante attivit&agrave; nel campo dell&rsquo;integrazione degli immigrati in Olanda e dell&rsquo;emancipazione femminile, armata di un sorriso irresistibile e un accento accattivante.&nbsp;&nbsp;<img hspace="5" alt="" align="right" src="/public/beatrix-alexander-maxima.jpg" width="250" height="177" /></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt">La regina Beatrix appartiene a quella generazione di nati prima della Guerra che antepone il dovere a qualunque altra cosa. La sua vita non &egrave; stata facile: ha dovuto ridare credibilit&agrave; ad una casa reale provata dai molti scandali legati alla controversa figura di <a href="javascript:void(window.open('http://it.wikipedia.org/wiki/Bernardo_di_Lippe-Biesterfeld','','resizable=no,location=no,menubar=no,scrollbars=yes,status=no,toolbar=no,fullscreen=no,dependent=no'))"><font color="#0000ff">suo padre</font></a> e dalla demenza precoce di sua madre, che aveva sfoggiato un comportamento talmente eccentrico da costringerla all&rsquo;abdicazione nel 1980. Certo, in confronto alle prove a cui &egrave; stata sottoposta la sua compagna generazionale Elizabeth II, Beatrix se l&rsquo;&egrave; cavata con un paio di crisi economiche, un fallito attentato, sette o otto cadute di governo e la vergogna di dover stringere la mano a Geert Wilders nel primo governo Rutte. La sua vita privata per&ograve; non le &egrave; stata amica. A parte le marachelle di Alex, il secondogenito <a href="javascript:void(window.open('http://it.wikipedia.org/wiki/Friso_di_Orange-Nassau','','resizable=no,location=no,menubar=no,scrollbars=yes,status=no,toolbar=no,fullscreen=no,dependent=no'))"><font color="#0000ff">principe Friso</font></a> &egrave; quello che le ha dato i maggiori grattacapi e il dolore infinito di vederlo diventare un vegetale a seguito di un incidente sciistico, a conclusione dell&rsquo;ecatombe che aveva visto spegnersi nel giro di un anno il suo amatissimo <a href="javascript:void(window.open('http://it.wikipedia.org/wiki/Claus_von_Amsberg','','resizable=no,location=no,menubar=no,scrollbars=yes,status=no,toolbar=no,fullscreen=no,dependent=no'))"><font color="#0000ff">marito Claus</font></a>, la madre e il padre. Nonostante la sua sempre impeccabile linea di governo, le fotografie degli ultimi anni mostrano una Beatrix provata dalla vita, che stringe metaforicamente i denti di fronte ad un compito ormai per lei privo di significato. Gi&agrave; dopo la morte di Claus tutti si aspettavano che abdicasse, ma Alex si era appena sposato e la sua immagine pubblica non era ancora matura. Beatrix ha stretto i denti e si &egrave; concentrata sulla prima delle tante crisi di governo che hanno contrassegnato l&rsquo;ultimo decennio. Dopo l&rsquo;incidente sciistico di Friso la sua abdicazione era non solo scontata ma un atto dovuto. Purtroppo Beatrix si stava ancora lavando le mani dopo averle strette a Wilders e in uno dei suoi comunicati ufficiali del periodo &egrave; stato chiaramente non-detto che sarebbe morta piuttosto che vedere l&rsquo;Olanda in mano ai barbari. E cos&igrave; ha dovuto sopportare un altro annus horribilis, terminato quando il governo Rutte &egrave; crollato grazie all&rsquo;inevitabile sgambetto di Wilders sulla finanziaria e le nuove elezioni hanno chiaramente indicato un governo di larghe intese tra partito liberale e partito laburista, che &egrave; stato formato senza tante storie e sta proseguendo indisturbato nella linea dell&rsquo;ultimo ventennio, ovvero, non decidere niente di fondamentale salvo modi sempre pi&ugrave; creativi per aumentare le tasse riducendo al contempo i servizi sociali e generalmente tirare a campare sulle spalle di quanto fatto dai governi laburisti degli anni settanta.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt">Una delle prime mozioni totalmente superflue passata dal nuovo governo &egrave; stata quella di ridurre ancora di pi&ugrave; i gi&agrave; ristretti poteri politici della casa reale, escludendola di fatto da qualsiasi ruolo nella nomina del premier e dei suoi ministri e a questo punto Beatrix ha pensato che il suo dovere era davvero finito e che adesso la forbice per tagliare i nastri alle inaugurazioni dei musei la poteva tenere anche Alex.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt">Cos&igrave; il 30 aprile prossimo festeggeremo per l&rsquo;ultima volta il compleanno della regina (Koniginnedag) e dall&rsquo;anno prossimo festeggeremo il compleanno del re il 27 aprile, data di nascita di Willem-Alexander. Il nostro futuro re ha insistito moltissimo su questo dettaglio, tanto per far vedere chi porta i pantaloni in casa reale da adesso in poi. Sua madre, nata il 31 gennaio, aveva invece deciso di non cambiare la data della festa di compleanno della regina in omaggio alla madre nel cui regno la festa era stata istituita: cos&igrave; vi potete rendere conto della differenza di stile tra madre e figlio. Alex inoltre ha rilasciato insieme alla moglie un&rsquo;intervista televisiva, seguita dal 50% della popolazione (l&rsquo;annuncio dell&rsquo;abdicazione di Beatrix invece dal 73%), nella quale il ruolo di M&aacute;xima &egrave; stato chiaramente ridimensionato, tanto che tutti i commentatori non hanno potuto non sottolineare quanto William-Alexander sia stato dominante e perfino condiscendente nei confronti della moglie, il cui accento straniero sembrava un filino pi&ugrave; forte del solito e che si &egrave; dovuta perfino far aiutare dal marito su una domanda difficile. Un grandissimo teatrino ad usum delfini, tristemente necessario, cui M&aacute;xima si &egrave; dovuta piegare in nome della ragion di stato anche se ha chiaramente non-detto in tutta l&rsquo;intervista che la contropartita per il suo ruolo di moglie sottomessa era gi&agrave; in tasca. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt">Infatti la futura regina aveva dichiarato ben prima della trasmissione dell&rsquo;intervista che non vedeva l&rsquo;ora di proseguire nel ruolo che era stato di Beatrix; una dichiarazione che ha sollevato un discreto polverone, in quanto M&aacute;xima potr&agrave; s&igrave; fregiarsi del titolo di regina ma certamente non del ruolo di Beatrix, che spetta al marito. La dichiarazione &egrave; stata subito ritrattata e corretta, ma M&aacute;xima &egrave; troppo intelligente per aver usato le parole a caso. E questo ci rassicura moltissimo. Perch&egrave; parliamoci chiaro, William-Alexander &egrave; e rester&agrave; sempre nei nostri cuori il principe della birra.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt">Comincio a rivalutare la monarchia. Perlomeno, quella olandese.</div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Fenomenologia del turpiloquio istituzionale]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><img hspace="5" alt="" align="left" src="/public/contenuti_espliciti.jpg" width="180" height="113" />Credo di potermi definire un&rsquo;esperta di turpiloquio. Del resto faccio parte della generazione che per prima ha letto Porci con le Ali, Frigidaire e il Male. A diciotto anni ero gi&agrave; in grado di esprimere i miei concetti intercalando un cazzo ogni tre parole, a ventitr&eacute; avevo gi&agrave; sostituito il cazzo con la minchia in quanto, nelle immortali parole del mio primo fidanzato e maestro di perversioni assortite, la minchia &egrave; pi&ugrave; grande. Non ero un&rsquo;eccezione, semmai una late adopter, in quanto i miei coetanei usavano un vocabolario ben peggiore fin dalla prima liceo. A trentaquattro anni il mio turpiloquio era cos&igrave; leggendario che nel regalarmi il libro &laquo;English as a Second F*cking Language&raquo; (Sterling Johnson, ESFL University Press 1995), il mio collega americano ha detto: &ldquo;Surely more a memory aid than learning material for you.&rdquo; Ho scansito la copertina per gli increduli.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">In uno dei primi post da Tulipland, quando ancora questo blog era una newsletter, dichiaravo &ldquo;Semi-lingua madre o no, fatto sta che adesso posso mandare a cagare chi voglio in cinque lingue e non mi pare male.&rdquo; Adesso i miei amici italiani mi chiamano la Littizzetto dei poveri e se fossero fans di Dexter mi chiamerebbero Debra f*cking Morgan. I miei colleghi olandesi sono molto meno spiritosi e ho gi&agrave; ricevuto svariate note di demerito dalla direzione per le mie espressioni politically incorrect.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Stabilite con ci&ograve; le mie credenziali in materia e spazzato via ogni dubbio che la sottoscritta sia una puritana, il dispiegamento di turpiloquio cui assisto da ormai troppo tempo nelle pi&ugrave; disparate sedi istituzionali italiane mi disgusta e irrita oltre ogni limite, ovvero, mi ha profondamente scassato i coglioni (che come tutti sanno sono pi&ugrave; pesanti delle balle).<img hspace="5" alt="" align="right" src="http://www.paolacassone.com/public/fcking%20language.jpg" width="180" height="320" /></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Il mio disagio &egrave; cominciato quando per la prima volta sono tornata in vacanza in Italia dopo anni di Cote d&rsquo;Azur e ho avuto modo di rivedere tutte le serie americane del XXI secolo doppiate in italiano. Sono rimasta di stucco nel sentire i doppiatori pronunciare parole come vaffanculo (traduzione di f*ck you), cazzo (traduzione di W.T.F.) e fottuto bastardo (traduzione di motherf*cker) in prima serata. Mai prima avevo udito pronunciare queste parole in televisione, sebbene i telefilm americani ne siano abbondantemente infarciti &ndash; cosa che ho appreso solo quando sono emigrata in Olanda dove non viene doppiato niente. Ho chiesto delucidazioni a mia madre, che al contrario di me &egrave; una vera signora e ignora il significato degli insulti pi&ugrave; basici e lei, con un gran sospiro di rassegnazione, mi ha detto che questo era il contributo delle televisioni commerciali alla cultura italiana. Ora, &egrave; vero che io lasciato l&rsquo;Italia ormai 13 anni fa, ma &egrave; anche vero che ho assistito in prima persona alla nascita e all&rsquo;affermazione delle televisioni commerciali italiane: posso vantare (se questo &egrave; un vanto) di aver stretto la mano a S.B. alla presentazione del palinsesto Publitalia dell&rsquo;autunno 1983, quando era solo il proprietario di Canale 5 e Italia 1. Vi posso assicurare che fino a quando sono emigrata, alla fine del 2000, i doppiatori Mediaset non si sognavano nemmeno di tradurre letteralmente le F-words, ma usavano le parole pi&ugrave; politically correct che il vocabolario italiano consente. Ricordo per&ograve; che proprio nel 2000 &egrave; stato trasmesso per la prima volta in Italia il primo reality show della storia: il Grande Fratello (nota bene &ndash; creazione olandese di John de Mol). Appuntatevi questa osservazione e proseguiamo.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Con l&rsquo;avvento di facebook ho fatto conoscenza con il popolo del web e il blog di Grillo e con l&rsquo;avvento di rai.it ho potuto finalmente vedere i monologhi di Luciana Littizzetto di cui tutti mi parlavano. Si era nel lontano 2008. Arriviamo al 2012, dove in una mail privata esprimevo il mio sdegno per il linguaggio di Grillo con queste parole: <i>&ldquo;Ho solo molto ma molto fastidio per [Grillo] perch&eacute; preferirei che il portavoce del partito a cui dar&ograve; il mio voto non mi ricordi Bossi. Tu che hai lavorato in comunicazione come me sai quanto &egrave; importante l'immagine pubblica e anche (non far finta di no) che Grillo e il M5S non sono due cose disgiunte. Il fatto che lo faccia gratis, per amore ecc. ecc. non &egrave; un'attenuante ai suoi modi. Nemmeno a casa mia permetterei che si esprimesse cos&igrave;, figurati in un comizio. Glielo scrivo anche sul blog, se serve a farlo smettere.&rdquo;</i></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Che cosa mi aveva fatto indignare in questo modo? L&rsquo;ineffabile facebook m&rsquo;informa che il link allegato al messaggio &egrave; stato cancellato o i miei diritti di visione sono stati revocati, ma credo non sia difficile scegliere nel robusto campionario di insulti con cui il messia di Genova durante i suoi comizi apostrofava praticamente tutti quelli che non erano in piazza in quel momento. Dal Vaffanculo Day in poi &egrave; stato un crescendo d&rsquo;improperi che sono solo meno fastidiosi delle battute di S.B. perch&eacute; non denigrano la figura femminile. Ci ha pensato Battiato a sfondare il divisorio che separa la volgarit&agrave; generica da quella maschilista con l&rsquo;invito in sede parlamentare europea alle meretrici parlamentari italiane di andare a esercitare il mestiere altrove. Grillo ha subito specificato sul suo blog quali sarebbero stati i loro primi clienti e la ciliegina sulla torta gliel&rsquo;ha messa quel grandissimo saccente di Marco Travaglio, informando dalle pagine web del suo giornale noi poveri ignoranti che Battiato, quale intellettuale, ha il diritto sacrosanto di &eacute;pater le bourgeois con il linguaggio che ritiene pi&ugrave; appropriato. Dunque se S.B. dice alla Merkel che &egrave; una culona inchiavabile diventiamo gli zimbelli d&rsquo;Europa mentre F.B. pu&ograve; permettersi di dare delle troie a tutte le parlamentari italiane (sia pure della legislatura scorsa) impunemente. Questo &egrave; interessante perch&eacute; in un colpo solo sdogana l&rsquo;uso del turpiloquio in sede istituzionale e ne stabilisce le categorizzazioni: espressione artistica se proviene da intellettuali, altrimenti volgare.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Ora, gi&agrave; faccio fatica a coniugare Battiato con intellettuale, perch&eacute; tirarsela da intellettuale non ne d&agrave; automaticamente la qualifica; se cos&igrave; fosse allora io me la tiro da strafiga e domani Dior mi offre un contratto pubblicitario in sostituzione di Charlize Theron. Transeat. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Invece trovo curioso che un giornalista &ndash; in particolare uno che ha la puzza sotto il naso permanente come Travaglio &ndash; non trovi niente di strano nell&rsquo;utilizzo del turpiloquio in luoghi istituzionali e/o da parte di rappresentanti istituzionali. Soprattutto perch&eacute; nella stessa frase si riferisce agli italiani con il simpatico epiteto di cloroformizzati.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">A Ma&rsquo;, che sta add&igrave;? </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Sei cloroformizzato anche tu da un decennio abbondante di reality shows, telefilm americani fedelmente tradotti, Luciana Littizzetto, barzellette di S.B. e linguaggio elettorale di Bossi e Grillo, per non parlare del popolo del web, se non ti accorgi della differenza che c&rsquo;&egrave; tra dire porca troia quando ti pesti un pollice nella portiera dell&rsquo;Audi e dare della troia alla Gelmini di fronte ai membri del parlamento europeo. Guarda che stai confondendo il parlamento con il MOMA e gli interventi dei deputati con le installazioni di Yoko Ono.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Ho avuto modo di dire qualche mese fa che l&rsquo;italiano medio &egrave; talmente privo del pi&ugrave; basilare senso di educazione civica che nemmeno si accorge della monumentale quantit&agrave; di infrazioni che commette quotidianamente, per cui &egrave; diventato normale parcheggiare in divieto di sosta, davanti ai passi carrai, sulle strisce pedonali, non rispettare le precedenze, guidare contromano, buttare rifiuti vari &nbsp;per terra o dal finestrino fino ad arrivare all&rsquo;evasione fiscale e allo sversamento di rifiuti tossici in mare. Ora costato che lo stesso italiano medio &egrave; stato talmente diseducato dai mezzi di comunicazione di massa nell&rsquo;ultimo decennio che addirittura giustifica un linguaggio da scaricatore di porto (senza offesa per la categoria) perfino in parlamento.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">La colpa non &egrave; &ndash; si badi bene &ndash; dei reality shows e dei telefilm americani, perch&eacute; quelli sono trasmessi da tutte le televisioni europee, ma in nessun paese europeo (almeno, non del Nord Europa) il turpiloquio esce dal confine di questi programmi anzi, non appare nei sottotitoli e viene censurato nei reality. La colpa &egrave; di chi ha il potere e la capacit&agrave; di fare da cassa di risonanza a questo linguaggio su tutti i possibili mezzi di comunicazione di massa, dal (tele)giornale al talk show fino ad arrivare ai dibattiti pubblici in parlamento. La colpa &egrave; dei rappresentanti dello spettacolo, della cultura e della politica che non si fanno scrupolo di moderare il linguaggio di fronte a microfoni e telecamere e &ndash; fatemelo dire &ndash; dei giornalisti avidi che collezionano ogni soundbyte volgare e lo buttano in pasto all&rsquo;audience web, televisiva, radiofonica o di carta stampata invece di &ndash; fatemelo dire - CENSURARLO. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Si &egrave; fatto un gran parlare in questi mesi di moralizzazione della politica. E a ragione. A quando la discussione sulla moralizzazione dei mezzi di comunicazione? Forse dovremo sacrificare le battute della Littizzetto - che io adoro - ma se questo &egrave; il prezzo da pagare perch&eacute; a nessuno venga in mente di prendere le difese di Battiato come ho visto fare in questi giorni, &egrave; un prezzo che vale la pena di pagare.</div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Spermaboekje]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Quando pensi di aver vissuto a sufficienza in Olanda per conoscerne abitudini e idiosincrasie principali, l’Olanda ti sorprende con effetti speciali. Mi sto ancora riprendendo dall’ultimo shock culturale e non sono proprio sicura di avere il coraggio di riportare fedelmente quello che mi ero proposta di fare, segno che la mia italianit&agrave; &egrave; pi&ugrave; forte di qualunque decondizionamento. Mi faccio forza pensando ai cardinali in conclave e vi parlo del programma propedeutico all’adolescenza prodotto dalla sanit&agrave; locale, ovvero: ecco dove vanno a finire i soldi delle nostre tasse.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">La prendo alla larga, raccontando prima il programma propedeutico alla scelta della scuola superiore, che qui – a differenza dell’Italia - segue immediatamente la scuola elementare, senza l’intermezzo della scuola media. Nel 2009 avevo illustrato i metodi educativi della scuola elementare, ripromettendomi di parlarvi della scuola superiore non appena Matteo fosse stato ammesso al CITO toets del groep 8: un questionario che tutti I bimbi devono completare a met&agrave; dell’ultimo anno di scuola elementare e il cui esito &egrave; determinante ai fini della carriera scolastica successiva. Tanto per darvi un’idea, solo il punteggio massimo d&agrave; diritto alla frequentazione del liceo classico o scientifico. Basta un decimo di differenza nel punteggio per essere indirizzati a una scuola professionale, che a sua volta non consente l’accesso all’universit&agrave;. Il CITO toets &egrave; fonte di enorme stress tra genitori e figli e le mie amiche beneinformate hanno gi&agrave; cominciato a massaggiarmi come allenatori di pugilato con consigli su come allenare il pargolo a ottenere il punteggio massimo. Per la cronaca, Matteo frequenta ancora il groep 7, ma come dicono tutti qui, non &egrave; mai abbastanza presto per cominciare l’allenamento e infatti la scuola di Matteo sottopone periodicamente gli alunni del groep 7 a CITO toets di prova. Oltre a ci&ograve;, per lo stesso principio che &egrave; meglio portarsi avanti col lavoro, i pargoli vengono caldamente invitati (= obbligati) a visitare gli open day delle scuole superiori della citt&agrave; per cominciare ad orientarsi nella scelta. Fortunatamente per me &egrave; il vikingo che si sciroppa le procedure bizantine di questo evento, comunque io sono rimasta a bocca aperta quando Matteo &egrave; tornato da uno di questi open day con le braccia cariche di d&eacute;pliant illustrativi e gadget promozionali di qualit&agrave; professionale: pi&ugrave; che d&eacute;pliant illustrativi alcuni sembravano il catalogo del club med e tra i gadget c’erano giocattoli elettrici, USB sticks, berretti, borse portadocumenti, copri sellini per bicicletta e altri articoli di cancelleria di qualit&agrave; nettamente superiore a quelli che diamo noi ai nostri clienti.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Nella serata propedeutica all’open day, i rappresentanti di tutte le scuole superiori si sono organizzati in veri e propri stand fieristici all’interno di una di queste. La visita di quattro stand &egrave; durata tre ore! </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Nell’open day vero e proprio, il vikingo mi ha telefonato stremato due ore dopo la partenza con l’annuncio che avevano appena finito il giro della prima scuola e che ci sarebbero volute almeno altre due ore per visitare la seconda, per cui la visita delle altre due scuole in programma avverr&agrave; l’anno prossimo. Le amiche beneinformate mi dicono che questa &egrave; la norma.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">A me &egrave; bastato leggere un paio di pagine di un d&eacute;pliant illustrativo per essere sparata nell’iperspazio. Non solo veniva spiegato - dettagliatamente e con linguaggio altamente divulgativo - tutto il programma didattico semestre per semestre, ma veniva illustrato con dovizia di particolari e materiale fotografico tutto l’apparato di supporto a partire dalla biblioteca, la sala informatica, la mensa , il bar e la palestra – inutile dire – tutto nuovissimo e sfavillante, con arredamento e attrezzature che io finora ho solo visto nei telefilm americani. In una di queste scuole c’era perfino la piscina olimpionica; mancava solo il beauty center, ma non il personal trainer, in quanto la prassi prevede che ogni neostudente venga assegnato ad un docente-mentor che si occupa di seguirne il progresso educativo e di consigliarlo nella scelta del pacchetto delle materie pi&ugrave; idonee alle sue capacit&agrave;. Ah, stavo quasi dimenticando di dire che queste sono tutte scuole pubbliche, cio&egrave; finanziate con i soldi delle nostre tasse, gratuite e aperte a tutti i residenti.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Non mi ero ancora ripresa dal viaggio nell’iperspazio scolastico che Matteo veniva convocato dal pediatra dei servizi sociali per la visita obbligatoria (se ne fa una a 5 anni e una nel groep 7). La lettera accompagnatrice spiegava per filo e per segno che cosa sarebbe stato visitato e chiedeva espresso consenso ai genitori, cui veniva inoltre richiesto di compilare un questionario di due pagine sullo stato di salute psicofisica del bambino.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Al ritorno dalla visita, Matteo ha prodotto tre libriccini di cui era stato omaggiato. Il pi&ugrave; piccolo informa il pre-adolescente sui rischi dell’alcol sul cervello in crescita, con esplicite illustrazioni e dati scientifici, il pi&ugrave; grosso &egrave; dedicato ai genitori e contiene tutte le istruzioni per l’uso di un ragazzo nel periodo di transizione tra infanzia ed et&agrave; adulta, senza lasciare alcuno spazio all’immaginazione e all’iniziativa personale. Come dire: se anche dopo aver letto questo non ce la fai, &egrave; meglio che tuo figlio venga affidato ai servizi sociali.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">L’ultimo di questi libriccini, subito ribattezzato da Matteo e dai suoi compagni di classe «Spermaboekje» (Il manuale dello sperma), spiega dettagliatamente che cosa succede al corpo e alla psiche di un ragazzo durante l’adolescenza. Vi dico solo che ho avuto una vampata di rossore alla seconda pagina e all’ultima ho controllato di non aver messo per sbaglio una pasticca di XTC al posto del dolcificante nel the che si stava raffreddando sul tavolo. Vi traduco fedelmente alcuni passaggi salienti che corredo con le corrispettive pagine scansite dal libretto, a riprova della fedelt&agrave; della traduzione.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><em>Che &egrave; quest’umidit&agrave;? La tua prima eiaculazione.</em></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><em>Sogno bagnato: molti ragazzi hanno la loro prima eiaculazione di notte. Questo si chiama anche «sogno bagnato». Il tuo pisello diventa duro mentre dormi, per esempio perch&eacute; stai sognando qualcosa di eccitante, ma anche no. E allora viene fuori un po’ di sperma dal tuo pisello, che provoca una sensazione di umido nel letto quando ti svegli. </em></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><em>Erezione: un pisello duro si chiama anche un’erezione. A partire dall’adolescenza hai molto spesso un’erezione. Per esempio se pensi a qualcosa di eccitante, ma alle volte anche cos&igrave; di colpo, magari nei momenti in cui assolutamente non vuoi che succeda. In quei casi ti puoi sentire a disagio perch&egrave; hai paura che qualcuno ti veda. Ma &egrave; una cosa che capita a molti ragazzi. </em></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><em>Masturbazione: Giocare col tuo pisello si chiama masturbazione, sesso con te stesso o autoerotismo. I ragazzi la chiamano anche farsi una sega. Tiri indietro la pelle del prepuzio e poi la tiri avanti e da questo movimento ricavi una piacevole sensazione. Il tuo pisello diventa duro (hai un’erezione). Se vai avanti col movimento puoi venire. Masturbarsi &egrave; molto comune e non fa affatto male.</em></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><em>Venire: se stai giocando col tuo pisello perch&eacute; ti d&agrave; una piacevole sensazione, puoi avere un orgasmo. Questo significa che la sensazione di piacere diventa sempre pi&ugrave; forte finch&eacute; non hai una scarica elettrica. Questo si chiama venire. A partire dalla tua prima eiaculazione, dal tuo pisello fuoriesce sempre sperma quando vieni.</em></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><img align="middle" src="/public/Spermaboek1.jpg" width="500" height="345" alt="" /></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><em>Batticuore. </em></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><em>C’&egrave; qualcuno che ti piace pi&ugrave; degli altri? Un ragazzo o una ragazza? Qualcuno che guardi spesso, magari di nascosto, e a cui pensi continuamente? Forse sei innamorato?!</em></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><em>Come ci si sente? Se sei innamorato, puoi sentirti pieno d’energia. Oppure diventi svagato. Vuoi stare vicino a lei (o lui) continuamente, ma puoi diventare anche molto nervoso quando ti trovi vicino a lei o a lui.</em></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><img align="middle" src="/public/Spermaboek2.jpg" width="500" height="355" alt="" /></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><em>Innamorato di un ragazzo. </em></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><em>Non tutti i ragazzi s’innamorano delle ragazze. Si possono innamorare allo stesso modo di un ragazzo. Oppure certe volte di un ragazzo e altre volte di una ragazza.</em></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><em>Omo o bisessuale. I ragazzi che s’innamorano di altri ragazzi vengono chiamati omosessuali. […] Se ti innamori a volte di una ragazza e a volte di un ragazzo, questo si chiama essere bisessuali. </em></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><em>Sono omosessuale? La maggior parte dei ragazzi scoprono durante l’adolescenza se si sentono pi&ugrave; attratti dai maschi o dalle femmine Alcuni ragazzi sanno gi&agrave; da quando sono piccoli che si sentono attratti dai maschi, altri no. Pu&ograve; darsi benissimo che tu non lo sappia ancora. Prendi tutto il tempo che ti serve per scoprirlo! Pensi di essere omosessuale? E’ un pensiero normale in questa fase della tua vita. Spesso lo sai con certezza solo dopo l’adolescenza. In ogni caso prova a godere del fatto di essere innamorato, sia che si tratti di un ragazzo o di una ragazza. </em></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><em>Non c’&egrave; niente di male. L’omosessualit&agrave; &egrave; tanto normale quanto l’eterosessualit&agrave;. Solo ci sono meno omosessuali che eterosessuali. Alcune persone possono reagire in modo strano se dici di essere omosessuale. Forse puoi avere paura che i tuoi amici comincino a darti fastidio o non ti accettino? Prendi tutto il tempo che ci vuole per gestire consapevolmente quello che senti e che pensi e raccontalo ai tuoi amici solo quando sei sicuro di sentirtela. Rifletti: non stai facendo niente di sbagliato se t’innamori di un ragazzo.</em></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><img align="middle" src="/public/Spermaboek3.jpg" width="500" height="348" alt="" /></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Lascio anche a voi il tempo di riprendervi e non faccio ulteriori commenti. Poi mi dite chi sono il nuovo papa, il nuovo presidente della repubblica e il nuovo primo ministro: magari gli mando il link di questo articolo, cos&igrave;, tanto per aggiornarli sulla realt&agrave; parallela in cui vive il resto dell’Europa.</div>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.paolacassone.com/dblog/articolo.asp?articolo=142"/>
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		<title><![CDATA[Tsunami tour]]></title>
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		<created>2013-03-02T20:29:50+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Adesso mettetevi nei miei panni. Come faccio a spiegare agli olandesi che il M5S ha la maggioranza dei voti ma la met&agrave; dei seggi del PD alla camera e che Berlusconi ha meno voti di Bersani al senato ma pi&ugrave; seggi? E soprattutto, come faccio a spiegargli che Grillo non ha vinto niente non essendo nemmeno candidato?</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Son tornata in ufficio marted&igrave; mattina, totalmente scombussolata dai risultati delle elezioni italiane, e ad aspettarmi c&rsquo;erano tutti i miei colleghi col sorrisetto ironico che sfoggiano ogni volta che possono denigrare qualche straniero. L&rsquo;ultima volta era stato ai mondiali del 2008, ma questa volta la situazione &egrave; indifendibile.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Vi stupir&agrave; sapere che lo shock principale qui non &egrave; tanto che abbia vinto un clown, come simpaticamente viene definito nel giro dell&rsquo;Europa-bene&nbsp;il M5S, ma che Monti sia stato votato solo dal 10% degli elettori e Berlusconi sia stato votato dal doppio. E&rsquo; questo che gli olandesi (e il resto del mondo anglosassone, se interpreto bene gli articoli apparsi nell&rsquo;ultima settimana) non capiscono. Il resto per loro &egrave; colore locale: l&rsquo;ennesima prova che gli italiani sono dei simpatici burloni e si meritano di essere commiserati e commissariati dall&rsquo;Europa calvinista.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Fortunatamente, spiegare perch&eacute; Monti &egrave; stato punito dall&rsquo;elettorato italiano pi&ugrave; di Berlusconi non &egrave; stato difficile, peccato che non sia pubblicabile: tengo famiglia e mi piacerebbe arrivare viva al prossimo giro elettorale. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">V&rsquo;intrattengo invece sul perch&eacute; ho votato M5S e fino ad ora non me ne sono ancora pentita.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><img alt="" align="absMiddle" src="/public/shareM5S.jpg" width="500" height="493" /></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Intendiamoci molto ma molto bene. A me Beppe Grillo, nella sua veste politica, sta profondamente sui coglioni. Lo considero un sessantottino vaneggiante, non sopporto le sue esternazioni infarcite d&rsquo;insulti ed evito accuratamente di leggere il suo blog, ascoltare i suoi comizi e reagire allo spam di post con cui inonda facebook. Se Beppe Grillo si fosse candidato alla Camera o al Senato in questo giro elettorale non lo avrei mai votato. Ma Beppe Grillo non si &egrave; candidato e il M5S non &egrave; l&rsquo;immagine di Beppe Grillo. Il M5S &egrave; un esperimento politico estremamente interessante, promettente e soprattutto necessario a cui ho deciso di dare la mia adesione con il voto. Non so se avr&agrave; successo, non lo sa nessuno: gli esperimenti servono proprio a questo. Il punto &egrave; un altro.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Ho votato M5S principalmente perch&eacute; &egrave; dal 1981 che do il mio voto alla sinistra laburista in tutte le sue fantasiose sigle e coalizioni, ma in tutti questi anni mai una volta mi sono sentita rappresentata dalle scelte parlamentari, governative e politiche di chi ho votato. Al contrario, ho avuto la netta percezione di essere presa per il culo. Percezione che negli ultimi anni &egrave; diventata una certezza.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Io non so se il PD sia in combutta col PDL come sostiene Grillo. Diciamo anche che preferisco non saperlo, almeno per non sentirmi ulteriormente presa per i fondelli. In ogni caso la dirigenza del PD &egrave; una manica d&rsquo;incapaci, Bersani in primis, che sar&agrave; anche un galantuomo, ma non sa da che parte si comincia a fare politica.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">La sinistra laburista, dopo le battaglie degli anni settanta culminate nella d&eacute;b&acirc;cle delle BR, ha completamente perso la sua identit&agrave;. Non &egrave; stata in grado di cavalcare l&rsquo;onda della moralizzazione provocata da Di Pietro ai tempi di Tangentopoli, lasciando campo libero al materialismo capitalista rappresentato da Berlusconi, non &egrave; stata in grado di rispondere adeguatamente alle pulsioni xenofobe della Lega e se Fini non avesse deciso di sfasciare il partito vetero-fascista che aveva ereditato, non sarebbe stata in grado nemmeno di contrastare l&rsquo;onda dell&rsquo;ultradestra che puntualmente fa capolino nei paesi germanici. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">In particolare, negli ultimi cinque anni, non &egrave; mai stata in grado di sfruttare le opportunit&agrave; che le sono state servite su un vassoio d&rsquo;argento da tutta la societ&agrave; civile e perfino dal presidente della repubblica. La goccia che ha fatto traboccare il vaso &egrave; stato il governo-Monti. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Napolitano aveva saggiamente diviso i compiti: ha incaricato Monti di fare il lavoro sporco necessario per ridarci credito in Europa e Bersani di riformare la politica interna in modo da presentarsi alle elezioni con il merito di aver fatto sparire il porcellum e aver introdotto tutte quelle regole che avrebbero favorito una classe politica meno corrotta. Risultato? Monti ha fatto tutti i suoi compiti e Bersani non &egrave; riuscito a far passare nemmeno una delle leggi che andavano modificate. Siamo andati a votare col porcellum,&nbsp;stipendi e benefici di parlamentari e senatori sono rimasti inalterati, non abbiamo una legge anti corruzione, non abbiamo una legge contro il conflitto di interessi. Come ciliegina sulla torta, l&rsquo;inettitudine di Bersani ha consentito a Berlusconi di ripresentarsi come se nulla fosse e di prendersi pure 10 milioni di voti alla camera. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">In qualunque holding privata il consiglio d&rsquo;amministrazione avrebbe licenziato Bersani a calci in culo e probabilmente anche chiuso l&rsquo;azienda-PD. In Italia ora si pretende che il M5S gli dia la fiducia, altrimenti Bersani sar&agrave; costretto a fare il governissimo con Berlusconi. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Ma siete rincoglioniti? </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><img hspace="5" alt="" align="left" src="/public/quote.jpg" width="200" height="126" />Alla domanda di una possibile alleanza con il PD, il portavoce M5S di turno ha risposto: &rdquo;Nessuna fiducia a priori. Se Bersani vorr&agrave; proporre l'abolizione dei contributi pubblici ai partiti sin dalle ultime elezioni lo voteremo di slancio (il M5S ha rinunciato ai 100 milioni di euro che gli spettano), se metter&agrave; in calendario il reddito di cittadinanza lo voteremo con passione.&rdquo;</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Risposta esatta!</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">In quanto al PDL &ndash; se non l&rsquo;ha gi&agrave; detto Grillo lo dico io &ndash; invece di pensare al governissmo fa meglio a cominciare mettersi a 90&ordm; e pregare che il M5S usi la vaselina.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><img hspace="5" alt="" align="left" src="/public/M5S.jpg" width="300" height="310" />Chi ha votato M5S non ha votato i vaneggiamenti di un saltimbanco, ha votato la speranza che questi deputati facciano quello che il PD &egrave; palesemente incapace di fare: restituire dignit&agrave; alla classe politica italiana. Dopodich&eacute;, se riusciranno anche a far passare le leggi sociali che ci traghetteranno dal medioevo al ventunesimo secolo, meglio ancora. Ma io non arrivo a sperare tanto. Perch&eacute; so bene com&rsquo;&egrave; insidiosa la politica italiana e so ancora meglio che nessuno si pu&ograve; far garante dell&rsquo;onest&agrave; e della morigeratezza di tutti i neo-senatori e neo-parlamentari del Movimento.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">A me basta la soddisfazione di sapere che mi sento finalmente rappresentata da gente che ha i miei stessi problemi e obiettivi, walks the talk, ha un codice di comportamento rigoroso e misure di sicurezza per garantire l&rsquo;applicazione delle norme condivise, &egrave; guidata da passione politica e non da interessi privati e si riterr&agrave; soddisfatta solo se riuscir&agrave; a cambiare le regole della politica italiana.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Sono inesperti? Meglio. Saranno pi&ugrave; motivati a imparare. E per far peggio di quel che han fatto i cosiddetti politici esperti dell'ultimo ventennio come minimo questi devono davvero mangiare i bambini. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Un&rsquo;ultima cosa: non si chiamano grillini. Questo &egrave; il nome che i giornalisti gli hanno dato. Chiedete loro come preferiscono essere chiamati. Li trovate tutti su facebook, twitter e sui siti web del M5S. Alzate il culo e aiutateli a fare la rivoluzione: fate almeno questo.</div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Dodici anni e 1/2]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Chi di voi si ricorda il film &laquo;Nove settimane e mezza&raquo; (Nine and &frac12; weeks), che nel 1986 ha fatto di Mickey Rourke e Kim Basinger due icone sexy? Il film &ndash; che pure mi ricordo aver fatto parecchio scalpore - non era nulla di speciale e le scene di sesso erano da educande a paragone di &laquo;Histoire d&rsquo;O&raquo;, ma per gli standard di Holliwood era il confine massimo cui si poteva arrivare in quegli anni. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Per recensire i dodici anni e mezzo di esilio volontario che ho appena festeggiato insieme ai testimoni del tempo passato, mi chiedo che standard devo adottare. Secondo gli standard milanesi degli anni novanta questi due lustri e mezzo&nbsp;sono stati sicuramente scevri di eventi, perfino noiosi. Secondo gli standard londinesi degli anni ottanta sono stati addirittura da ospizio. Mai una volta mi son risvegliata in una casa sconosciuta a fianco di uno sconosciuto, mai una volta mi son detta &ldquo;Mai pi&ugrave; &lsquo;sta roba.&rdquo; abbracciando la tazza del WC per tenermi in equilibrio mentre restituivo alla rete (fognaria) il contenuto del mio stomaco e mai una volta ho pianto sui cocci del mio cuore infranto dall&rsquo;ennesimo stronzo maledetto. I concerti cui son stata si contano sulla punta delle dita e le serate in discoteca (o l&rsquo;equivalente contemporaneo) su quelle di una mano sola. Ho fatto un solo viaggio intercontinentale nuovo (Sud Africa, 2010) e son tornata due volte negli Stati Uniti, per lavoro e controvoglia. Ho traslocato solo due volte; da via Plinio a Rozenstraat (via delle rose) e da Rozenstraat a Perzikstraat (via delle pesche). Il viaggio pi&ugrave; avventuroso &egrave; stato quello della mia convivenza col vikingo, commutata in matrimonio sei anni fa praticamente all&rsquo;insaputa di entrambi, che ancora guardiamo le fedi con stupore e ci dimentichiamo regolarmente di festeggiare il nostro anniversario. E naturalmente lo tsunami che porta il nome di Matteo e che ha lasciato cicatrici perenni sul mio corpo e sul mio spirito: l&rsquo;esperienza della maternit&agrave; &egrave; stata pari ad un viaggio interstellare in hyperdrive e mi ha scaraventato in un universo parallelo che al confronto tutta la serie di Star Trek &egrave; una passeggiata al parco. Curiosamente, nessuno dei miei amici vecchi e nuovi sembra dar rilevanza allo sconvolgimento che la convivenza con un essere umano autoprodotto ha comportato. Un essere umano che quotidianamente mi sbatte in faccia l&rsquo;immagine riflessa della mia personalit&agrave; al quadrato, compressa in 34 chili e 140 centimetri (e ancora non &egrave; arrivato all&rsquo;adolescenza; sono terrorizzata solo al pensiero dell&rsquo;inserimento di questa variabile nel nostro precario equilibrio). Tutti gli olandesi invece si chiedono e mi chiedono come abbia fatto a lasciare la dolce vita italiana per il gelido nord. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><img hspace="5" alt="" vspace="5" align="right" src="/public/anniversario.jpg" width="240" height="144" />Alla luce dei risultati delle elezioni test&egrave; pubblicati direi che lasciare l&rsquo;Italia &egrave; stata una scelta estremamente lungimirante, se pure del tutto indipendente dagli avvenimenti politici. La realt&agrave; &egrave; che da quando ho posato gli occhi sul vikingo quel lontano 8 agosto del 2000, in me si &egrave; immediatamente manifestata la consapevolezza che ogni attimo di separazione sarebbe stato come camminare su cocci di vetro a piedi nudi respirando zolfo. In confronto, la rinuncia a pizza, mozzarella, sole e compagnia cantante &egrave; stata una bazzecola. Le pizze surgelate dell&rsquo;Albert Heijn mi tengono in vita tra una vacanza italiana e l&rsquo;altra, ho imparato ad apprezzare la mozzarella Santa Lucia e per il resto vado alla sauna dove mi bombo di infrarossi e &nbsp;UVA. La decisione di partire non &egrave; stata difficile, il difficile &egrave; ricordarmi ogni giorno perch&egrave; l&rsquo;ho fatto, mentre aspetto l&rsquo;ennesimo treno in ritardo, sferzata da vento gelido e pioggia, mentre Matteo mi fa uscire dai gangheri per la quindicesima volta in quindici minuti, mentre il vikingo mi chiede seraficamente che cosa intendo dire con &ldquo;Perch&egrave; non hai fatto il bucato?&rdquo; di fronte al cesto della biancheria traboccante. Ma gli anniversari servono proprio a questo: a ricordare quello che la quotidianit&agrave; cancella. Per questo il vikingo ed io abbiamo voluto festeggiare il nostro viaggio insieme alle persone pi&ugrave; care. E&rsquo; stata una bellissima festa. Oggi ritorniamo a spalare la merda quotidiana.</div>]]></content>
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		<title><![CDATA[iProducts]]></title>
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		<created>2013-01-16T23:23:28+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Mi son decisa a scrivere questo articolo dopo aver cancellato l&rsquo;ennesima hate mail anonima sull&rsquo;articolo &laquo;porco cane&raquo; del 2009 che ad oggi conta il pi&ugrave; alto numero di views (abbassato manualmente perch&eacute; ero stufa di far manutenzione giornaliera) e di insulti che io abbia mai ricevuto in vita mia. Voglio vedere se i cultori della mela avvelenata battono i cinofili in quanto a fanatismo.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Il mio rapporto con gli iProducts &egrave; da sempre controverso. Ho imparato ad usare il PC sul lavoro, era un IBM con sistema operativo DOS, per abitudine son rimasta con Microsoft e non ho ritenuto opportuno esplorare il mondo Apple fino alla comparsa dell&rsquo;&iacute;Pod che &ndash; sia ben chiaro &ndash; &egrave; l&rsquo;invenzione pi&ugrave; geniale del XX secolo dopo internet. La sola idea di poter avere a disposizione tutta la mia nutrita discoteca in un jukebox tascabile &egrave; semplicemente pari al miglior trip che abbia mai fatto.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><img alt="" align="absMiddle" src="/public/iproduct.jpg" /></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Non sono per natura un&rsquo;early adopter, per cui ho aspettato fino al 2006 per regalarmi il mio primo iPod, che venero sopra ogni altra cosa e che mi ha fedelmente accompagnato 24/7 fino a che non &egrave; stramazzato a causa dello spam di upgrades cui la perversa direzione Apple ha sottoposto tutti i modelli classic per incentivare il rinnovo del parco hardware a favore dei nuovi modelli touch. Con moltissima irritazione ho sborsato l&rsquo;esosa cifra necessaria a procacciarmi il modello pi&ugrave; recente &ndash; rigorosamente classic, sia pure di terza generazione - e da allora la mia fiducia in San Steve Jobs si &egrave; incrinata. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">A questo punto apro una parentesi per pregare i miei lettori di astenersi dal consigliarmi di cambiare marca di lettore musicale, perch&eacute; dopo aver speso i migliori weekend della mia vita nel riversare 650 e passa CD su iTunes, pi&ugrave; un migliaio di podcasts tra cui 60 video, non ho assolutamente intenzione di ricominciare tutto daccapo. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Poi Matteo ha preteso un iPhone per il suo decimo compleanno e per incredibile congiuntura astrale il mio smartphone Nokia E73 ha contemporaneamente tirato le cuoia, poche settimane dopo la decisione della direzione di sostituire il parco Blackberry/Nokia con iPhone o HTC Android. Avendo sperimentato la nefanda qualit&agrave; HTC nel mio impiego precedente, ho subito l&rsquo;assegnazione di un iPhone e con questo la dotazione Apple della nostra famiglia &egrave; triplicata. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Qui apro un&rsquo;altra parentesi per precisare che se ho passato gioiosamente migliaia di ore nel riversare e ricatalogare amorevolmente la mia collezione musicale su svariati supporti fonetici, dalle cassette per il mio primo Sony Walkman, ai CD, agli MP3 per approdare agli MP4 di <a href="javascript:void(window.open('http://www.paolacassone.com/contenuto.asp?idc=27&amp;page=7','','resizable=no,location=no,menubar=no,scrollbars=yes,status=no,toolbar=no,fullscreen=no,dependent=no'))">iTunes</a>, il mio rapporto con telefoni cellulari, PC e ogni derivato di entrambi &egrave; paragonabile a quello che ho con il telefono di casa, il televisore, il frigorifero e la lavatrice: sono tutti elettrodomestici che devono fare il loro lavoro senza rompere le balle, possibilmente schiacciando un solo bottone on/off. Per questo sono fedele a Nokia dal 2000: i telefoni cellulari Nokia sono i migliori del mondo, o meglio, lo erano fino al momento in cui la direzione della Nokia ha smesso di innovare e si &egrave; messa a rincorrere la Apple.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Insomma, di punto in bianco, in un giorno lavorativo random di ottobre, mi son trovata tra le mani il rettangolino nero del desiderio altrui, l&rsquo;iPhone 4S da 16Gb, con la documentazione usuale della Apple consistente in una scatola bianca, un connettore a pettine, una cuffia auricolare e tanti cari saluti. Non ho avuto un esaurimento nervoso solo perch&egrave; l&rsquo;<a href="javascript:void(window.open('http://www.paolacassone.com/contenuto.asp?idc=27&amp;page=7','','resizable=no,location=no,menubar=no,scrollbars=yes,status=no,toolbar=no,fullscreen=no,dependent=no'))">iPod</a> mi ha allenata alla pazienza zen, ma ho passato la prima settimana della mia nuova vita Apple in costante panico alla ricerca delle funzioni telefoniche pi&ugrave; basilari. Vi risparmio i dettagli e ringrazio le mie colleghe pi&ugrave; giovani per avermi dato alcune preziose dritte&nbsp;grazie alle quali ora padroneggio l&rsquo;aggeggio con una confidenza tale da permettermi di espletare le funzioni lavorative che la direzione si aspetta da me, come leggere e rispondere alle mails, consultare i quotidiani e le riviste di settore online nonch&egrave; i principali siti dei miei clienti per testarne funzionalit&agrave; e applicazioni. Per&ograve; per telefonare uso il mio Nokia 6500c privato. Perch&egrave; nonostante il nome, l&rsquo;iPhone &egrave; in realt&agrave; un netbook palmare che tra le varie funzioni ha anche il telefono, ma presuppone che l&rsquo;utente ne faccia un uso puramente saltuario e sporadico. I cultori dei fumetti di Scozzari ricorderanno al proposito l&rsquo;immortale vignetta del Mar delle Blatte (Frigidaire) in cui la prostituta dichiara &ldquo;Se&ntilde;or, io faccio tutto con il culo.&rdquo; e un beneinformato cliente aggiunge. &ldquo;E&rsquo; vero sai? Ci caga perfino.&rdquo;</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Le mie sofferenze lavorative non sono state altro che una palestra propedeutica alle sofferenze che l&rsquo;acquisto dell&rsquo;iPhone per mio figlio ha generato. Siccome non sono una fanatica, non ero assolutamente preparata al rituale che il culto della mela avvelenata richiede. Il fatto che dovessi pagare solo per avere diritto a un posto nella lista d&rsquo;attesa per il modello e colore desiderato dal pargolo mi ha lasciato senza parole. Ottenuto l&rsquo;oggetto del desiderio dopo quattro settimane di attesa spasmodica nelle quali ho potuto tenere calmo Matteo solo consegnandogli il mio iPhone ogni sera e comperandogli tutte le apps che mi ha chiesto, ho dovuto sottopormi alla trafila dell&rsquo;installazione della SIM, che ovviamente non &egrave; la SIM che usano tutti gli altri telefoni, ma deve essere appositamente acquistata e inserita nel microscopico alloggio con una chiavetta che mi piacerebbe infilare nell&rsquo;occhio di chi l&rsquo;ha inventata. Dopo numerosi viaggi al negozio Vodafone e sui manuali di istruzione online sono riuscita a far funzionare il diabolico aggeggio e ho proceduto diligentemente a scaricare tutte le apps precedentemente acquistate per la gioia del pargolo, a cui ho fornito istruzioni ferree al proposito dell&rsquo;online gaming e cio&egrave; che i giochini sul telefonino si fanno solo col WiFi e non col 3G. Come ogni decenne che si rispetti, Matteo ha afferrato subito il concetto e mette diligentemente il suo iPhone in modalit&agrave; aereo se il WiFi &egrave; spento. Anche cos&igrave;, il conto telefonico alla fine del primo giorno di utilizzo &egrave; stato di 15 euro! A questo punto mi &egrave; salita la carogna, non tanto per i 15 euro quanto per la profonda presa per il culo perpetrata ai danni degli utenti dalla scellerata connivenza tra Apple e gestori telefonici. E non mi si venga a dire che la Apple non c&rsquo;entra! Per piacere! In dodici anni di Nokia non ho mai avuto problemi di questo genere nemmeno usando il telefono come modem in roaming internazionale! Un produttore di smartphone serio non confeziona applicazioni che si connettono automaticamente alla rete 3G senza mettere tra le funzioni di rete la esplicita approvazione dell&rsquo;uso 3G e in caso affermativo si premunisce di avvertirti ogni volta che il WiFi non funziona e viene sostituito dal 3G. Vi risparmio di nuovo i penosi dettagli; adesso l&rsquo;iPhone di Matteo ha il 3G permanentemente disattivato, ma questa operazione viene eseguita esclusivamente dal servizio clienti Vodafone al costo di 45 centesimi al minuto pi&ugrave; i costi del servizio. E se adesso qualche beneinformato mi dice che &egrave; possibile disattivare il 3G anche dal men&ugrave; impostazioni dell&rsquo;iPhone, giuro che vado a dar fuoco all&rsquo;Apple Store.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><img hspace="5" alt="" align="right" src="/public/iphone.jpg" width="250" height="392" />Apro l&rsquo;ultima parentesi per pregare i miei lettori di non esortarmi a commutare l&rsquo;iPhone con un Samsung o equivalente copycat android. Non solo tutti questi cosiddetti telefoni intelligenti sono perfettamente equivalenti dal punto di vista della difficolt&agrave; di utilizzo, ma condividono quell&rsquo;altra innovazione di cui nessuno sentiva il bisogno, ovvero il maledetto touch screen. Chi ha inventato il touch screen dovrebbe essere obbligato a usarlo per scrivere una tesi di laurea. E nessuno mi venga a dire che l&rsquo;uso del touch screen &egrave; intuitivo. Sar&agrave; intuitivo per i bambini del nuovo millennio che infatti non sanno scrivere a mano nemmeno il loro nome, ma per la nostra generazione, coi calli da tastiera IBM qwert sui polpastrelli e col pollice deformato dal tastierino numerico dei telefoni cellulari, il touch screen &egrave; una tortura. E non voglio nemmeno iniziare il discorso sul correttore automatico che &ndash; a differenza di qualunque onesto T9 - viene impostato sulla lingua predeterminata dall&rsquo;attivazione (quindi, nel mio caso, olandese) e non prevede alcuna alternativa. Insomma, da quando sono costretta ad interagire con l&rsquo;iPhone il mio rapporto con la Apple si &egrave; definitivamente compromesso.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Il che non mi impedir&agrave; di comperare l&rsquo;iPad che il mio pargolo gi&agrave; esige per il suo prossimo compleanno. Purch&egrave; per allora il pargolo funga da interfaccia savant tra me e l&rsquo;aggeggio in questione e che il mio coinvolgimento nell&rsquo;affare sia di natura puramente finanziaria. Io per me penso che sostituir&ograve; il mio netbook Acer di prima generazione con il nuovo modello Windows 8 e regolare tastiera qwert, possibilmente in bachelite. E continuer&ograve; a telefonare col Nokia.</div>]]></content>
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		<title><![CDATA[A che ora è la fine del mondo?]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Il solo fatto che stiate leggendo questo articolo dimostra che la profezia dei Maya &egrave; una boiata. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Peccato. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Dopo aver vissuto l&rsquo;isteria collettiva che ha accompagnato l&rsquo;annuncio dall&rsquo;anno scorso per concludersi in crescendo con un tripudio di servizi deliranti su tutti i media, io ci speravo proprio che un meteorite ci centrasse e ponesse fine allo squallore del villaggio globale che abbiamo costruito insieme nell&rsquo;ultimo tentennio.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><img hspace="5" align="left" src="/public/bugarach-france-end-world.jpg" width="200" height="113" alt="" />In particolare, ascoltando i reportage da Bugarach, minuscolo villaggio sui Pirenei, additato come uno dei luoghi di salvataggio dal diluvio universale, dove la mattina del 21 dicembre ben 250 giornalisti s&rsquo;intervistavano a vicenda in quanto non c&rsquo;era assolutamente niente da vedere e nessun turista da interpellare, ho profondamente desiderato che il meteorite centrasse proprio quel villaggio e ci liberasse dal male. In alternativa mi sarebbe andato ugualmente bene che arrivasse l&rsquo;astronave aliena di cui i giornalisti farneticavano e li rapisse tutti e 250. Poi mi sono resa conto che dietro quei 250 giornalisti, ce ne sono almeno 2500 pronti a prendere il loro posto e son tornata a desiderare la purga globale.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Una societ&agrave; che difende il diritto di qualunque invasato di imbracciare un fucile e far fuori venti bambini in una scuola elementare non ha diritto di sopravvivere. Una societ&agrave; che finanzia lussi privati dei politici e stipendi dei banchieri con il denaro pubblico non ha diritto di sopravvivere. Una societ&agrave; che consente a criminali plurindagati di tenere comizi in TV o di scrivere editoriali sui giornali non ha diritto di sopravvivere. Devo continuare?</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Ho ripensato all&rsquo;ironia della sorte: quando in terza liceo ho osato menzionare la profezia di Nostradamus in un tema sul medioevo, non solo mi sono presa una bella insufficienza, ma il professore di storia mi ha pubblicamente sbeffeggiato di fronte alla classe e trattato come se fossi una cretina fino alla quinta liceo, dove a gran fatica mi sono riscattata facendomi un culo cos&igrave; sulle implicazioni economico-sociali del risorgimento in chiave marxista. Lo stesso tema sul medioevo oggi mi farebbe guadagnare quantomeno una collaborazione fissa alla redazione di qualche radio. Erano gli anni settanta, anni che ho odiato con tutta l&rsquo;anima e che adesso quasi rimpiango: in confronto a quel che passa oggi il convento di facebook, twitter e compagnia cantante, l&rsquo;impegno politico coatto e il divieto di indulgere in futili attivit&agrave; ricreative erano rose e fiori.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Tanto per rivivere un po&rsquo; l&rsquo;atmosfera da anni settanta, mi sono fatta convincere dal vikingo ad accompagnarlo al cinema a vedere <i>Italy: Love it or Leave it</i>, un film che stilisticamente echeggia i documentari su Auschwitz girati negli anni di piombo. Alla fine del film mi vergognavo cos&igrave; profondamente di essere italiana che ho avviato le pratiche per la naturalizzazione olandese. Non che qui si stia meglio, naturalmente: la caratteristica principare del villaggio globale &egrave; proprio l&rsquo;impossibilit&agrave; di sottrarsi all&rsquo;omologazione del sistema, con una sofisticazione che fa sembrare rozza non solo la rivoluzione culturale maoista, ma i ben pi&ugrave; raffinati incubi della black utopia da Zamyatin a Elton passando per Orwell. E fa capire quanto Pasolini fosse un profeta.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><img hspace="5" align="right" src="/public/cosmopolis.jpg" width="120" height="195" alt="" />Cito Vija Kinski in Cosmopolis: &ldquo;But these [protesters] are not the grave-diggers [of capitalism]. This is the free market itself. These people are a fantasy generated by the market. There is nowhere they can go to be on the outside. There is no outside.&rdquo; (Ma questi dimostranti non sono i becchini del capitalismo, &egrave; il mercato libero stesso. Questa gente &egrave; una fantasia generata dal mercato. Non c&rsquo;&egrave; nessun posto dove possano andare per essere fuori: non esiste un fuori.). Se non avete letto il libro ve lo consiglio. Alla fine converrete anche voi che sia un peccato che la profezia dei Maya si sia rivelata una boiata.</div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Il conto]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Nel supplemento LUX del sabato, tra i tanti articoli di opinione e approfondimento dell&rsquo;NRC Handelsblad, c&rsquo;&egrave; sempre una doppia pagina intitolata &ldquo;A pranzo con&rdquo; dedicata all&rsquo;intervista di un personaggio noto negli ambiti pi&ugrave; disparati, dalla politica alla cultura, dal design alla scienza. L&rsquo;intervista si tiene in un ristorante scelto dall&rsquo;intervistato, nel testo viene sempre fatto riferimento a quel che si &egrave; mangiato e in un riquadro al centro della pagina viene mostrato il conto del pranzo in questione. Leggo spesso con piacere le interviste, soprattutto se riconosco il nome dell&rsquo;intervistato o se il colofon solletica la mia curiosit&agrave;. Quel che invece leggo invariabilmente &egrave; il nome del ristorante e il conto. Lo confesso: sapere quel che mangiano a pranzo i potenti del nostro tempo m&rsquo;intriga assai.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">E che cosa mangiano? In maggioranza le stesse cose che mangiamo noi plebei alla mensa aziendale, per&ograve; in brasserie del centro o ristoranti con vista sulle dune, dal che possiamo dedurre ingredienti di prima scelta e piatti cucinati da chef di alto livello, come testimonia quel ministro alla cultura della UE di cui mi sfugge il nome, che ha giustificato cos&igrave; la sua scelta: &ldquo;il Beemster [formaggio simile al gouda NdA] che servono qui proviene da allevamenti biologici e il pane &egrave; fatto in casa&rdquo;. Il ministro in questione ha mangiato un panino al formaggio e ha bevuto un&rsquo;acqua minerale: mi ricordo che sono rimasta colpita dal conto, che doveva essere sotto i 20 euro, compreso il pranzo del giornalista intervistatore, e che dice in poche, asciutte righe, tutto quello che c&rsquo;&egrave; da dire sulla morigeratezza olandese. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><img hspace="5" alt="Marloes Krijnen" align="left" src="/public/Marloes Krijnen.jpg" width="165" height="270" />Non si pensi che il ministro sia un&rsquo;eccezione: Marloes Krijnen, direttrice del FOAM (museo di fotografia) di Amsterdam, ha voluto mangiare al caff&egrave; del FOAM e ha ordinato una zuppa di fave, una spremuta d&rsquo;arancia e un&rsquo;acqua minerale. L&rsquo;intervistatore ha aggiunto a questo pasto francescano un toast al prosciutto crudo e fichi e non ha nemmeno osato ordinare il caff&egrave;. Il conto: 22 euro e 80 centesimi. <img align="right" src="/public/FOAMrekening.JPG" alt="" />Lo scrittore Frans Thom&eacute;se si &egrave; accontentato di mangiare un nasi goreng al ristorante indonesiamo Kam Kee di Amsterdam, accompagnandolo con una tazza di the; l&rsquo;intervistatore ha fatto altrettanto e il conto &egrave; stato di 26 euro. Lo scrittore Tommy Wieringa, all&rsquo;Eye Bar Restaurant di Amsterdam, si &egrave; lanciato in un panino con crocchetta di vitello e un toast al prosciutto cotto, accompagnato da un succo d&rsquo;arancia e finito con un espresso. L&rsquo;intervistatore gli ha tenuto compagnia sulla crocchetta, ma ha preferito l&rsquo;insalata al toast e l&rsquo;acqua minerale al succo d&rsquo;arancia. Il conto ammonta a 29 euro e 35 centesimi. Libby Purvis, intervistata a Londra nel ristorante &Ouml;zer, ha scelto un antipasto misto e un caff&egrave;. L&rsquo;intervistatore ha fatto altrettanto e si &egrave; pure bevuto una minerale, portando il conto &ndash; servizio incluso - alla sorprendentemente contenuta cifra di 26,38 sterline, equivalenti a 33,86 euro.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">L&rsquo;eccezione &egrave; costituita semmai da qualche buongustaio, solitamente maschio e della generazione che ricorda ancora le privazioni del dopoguerra, che si concede un bicchiere di vino e un piatto di pesce al posto del panino. Gijs Bakker, la settantenne icona del Dutch Design, ha accompagnato il tonno albacore del ristorante Zouthaven al porto di Amsterdam con un bicchiere di Sauvignon Blanc; l&rsquo;intervistatore ha fatto altrettanto e il conto &egrave; stato di 34 euro. Jelmer Steenhuijs, il Bartezzaghi olandese, ha ordinato un men&ugrave; del giorno di ben tre portate da Jacques Jour ad Amsterdam, accompagnandolo con un bicchiere di vino bianco della casa, un succo d&rsquo;arancia e un caff&egrave;. Lo stesso (meno il succo d&rsquo;arancia, che evidentemente non gli piace) &egrave; stato consumato dall&rsquo;intervistatore e il conto &egrave; stato di 47 euro, che tutto considerato mi &egrave; sembrato un buon affare.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">L&rsquo;ottantenne coreografo Hans van Manen, nonostante l&rsquo;et&agrave;, si &egrave; bevuto ben due bicchieri di Chardonnay St. Rita insieme all&rsquo;acqua Badois, al caff&egrave; e al tonno albacore che all&rsquo;Amstel Bar en Brasserie di Amsterdam costa il doppio che da Zouthaven; il conto perci&ograve; &egrave; stato di 98 euro e 50 centesimi e io ho pensato istintivamente che il giornalista avrebbe dovuto informare il dottor Steenhuijs che sui docks il pesce &egrave; migliore e costa meno.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><img hspace="5" alt="Fred de la Bretonniere" align="left" src="/public/Fred Bretonniere.JPG" width="180" height="267" />Ma il pranzo che mi ha fatto sollevare il sopracciglio e l&rsquo;indignazione &egrave; stato quello con lo stilista e produttore di borse, calzature e accessori in pelle Fred de la Bretonniere (olandesissimo nonostante il nome) al ristorante De Doelen di Muiden, che non conosco ma puzza di stella Michelin. Il nostro ha ordinato per s&eacute; e per l&rsquo;intervistatore un antipasto di coquilles e gamberi e un pesce del giorno, innaffiandolo con una bottiglia di Gevrey Chambertin Premier Cru che da sola costa la bellezza di 125 euro. Insieme all&rsquo;immancabile acqua minerale e caff&egrave; &ndash; nota bene: con friandises - il conto ammonta alla vertiginosa cifra di 248 euro e 40 centesimi.<img align="right" src="/public/Bretrekening.JPG" alt="" /></div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Orbene, non avevo fatto in tempo a riprendere fiato di fronte alla spudoratezza del Bretonniere che la redazione dell&rsquo;NRC veniva inondata di lettere di lettori indignati che si chiedevano perch&eacute; il loro giornale avesse permesso ad un simile gaglioffo di approfittare in modo talmente indecoroso dell&rsquo;ospitalit&agrave; della redazione. Il giornale si &egrave; giustificato pubblicamente con le argomentazioni che si usano in questi casi, citando la libert&agrave; di stampa e definendo la scelta del Bretonniere &ldquo;caratterizzante del personaggio e testimone delle sue debolezze accanto alle sue qualit&agrave;.&rdquo; Ma una debolezza da 248 euro e 40 centesimi per pranzo non va assolutamente gi&ugrave; al palato calvinista olandese e la polemica continua, tanto che la rubrica appare sempre meno e credo anche, a giudicare dai conti delle ultime settimane, sempre pi&ugrave; censurata. Non mi stupirei di vedere tra qualche settimana l&rsquo;annuncio che la rubrica si terr&agrave; solo in ristoranti approvati dalla redazione (leggi, con prezzi ragionevoli) per placare la pubblica indignazione. Perch&eacute; in Olanda nessuno obietta alla ricchezza altrui, ma si esige che questa non sia ostentata. Sar&agrave; anche ipocrisia, ma di questi tempi, per un italiano, &egrave; ipocrisia rinfrescante.</div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Fornero forever]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Mentre in Italia la Fornero &egrave; stata ricoperta d&rsquo;insulti e contumelie per aver osato dire che i giovani di questi tempi non si possono permettere di fare gli schizzinosi nella scelta del posto di lavoro - una frase che immagino sia stata strappata dal suo contesto e trasformata in soundbite senza alcun significato se non quello di dare cibo ai giornalisti - qui da noi il neoeletto governo lib-lab ha varato il pacchetto di misure che dovr&agrave; portare il disavanzo di bilancio olandese entro le norme della comunit&agrave; europea.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Il pacchetto prevede una serie di tagli alle spese in vari settori, l&rsquo;innalzamento dell&rsquo;IVA al 23% (nota bene: &egrave; stata appena aumentata al 21%), la riduzione delle agevolazioni fiscali sui mutui, la riduzione degli assegni familiari contemporaneamente all&rsquo;aumento delle spese scolastiche a carico delle famiglie e per finire la ridistribuzione del contributo individuale alla sanit&agrave; in base al reddito. Attualmente tutti gli olandesi maggiorenni pagano circa 110 euro al mese a persona (= 1300 euro/anno), per usufruire dei servizi sanitari statali <b><u>di base</u></b>, nota bene: con una franchigia individuale di 250 euro/anno che dal 2013 viene elevata a 350 euro. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Se la proposta di legge sar&agrave; approvata, lo scaglione di reddito pi&ugrave; basso pagher&agrave; in futuro solo 20 euro al mese a persona (= 240 euro/anno) e lo scaglione di reddito pi&ugrave; alto circa 440 euro al mese a persona (= 5300 euro/anno). Vi ricordo che lo scaglione di reddito pi&ugrave; alto &egrave; quello che percepisce pi&ugrave; di 56 mila euro lordi/anno e lo scaglione di reddito pi&ugrave; basso &egrave; quello che percepisce meno di 19 mila euro lordi/anno. Vi ricordo anche che lo scaglione di reddito pi&ugrave; alto paga 52% d&rsquo;imposta sul reddito e quello pi&ugrave; basso 34% (tra &euro;19K e &euro;56K l&rsquo;imposta sul reddito &egrave; 42%).</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Naturalmente giornalisti e parlamentari hanno sollevato una bagarre invereconda sull&rsquo;ultimo punto: da tre giorni non si parla d&rsquo;altro in TV, radio e sui giornali. Nessun e dico nessun partito &egrave; d&rsquo;accordo con le scelte del governo. I liberali - e tutto il fronte dell&rsquo;opposizione di destra - accusano Rutte di aver fatto troppe concessioni ai laburisti: l&rsquo;argomentazione &egrave; che adesso l&rsquo;Olanda lavoratrice si deve sobbarcare anche le spese sanitarie dei lavativi che preferiscono percepire un sussidio statale invece che andare a lavorare. I laburisti &ndash; e tutto il fronte dell&rsquo;opposizione di sinistra - accusano Samsom di aver caricato le maggiori imposte sulle spalle della classe media e non abbastanza sui veri ricchi: l&rsquo;argomentazione &egrave; che chi guadagna 100 e passa mila euro lordi pagherebbe tanto quanto chi ne guadagna 60 mila. Non faccio commenti e non esprimo giudizi: riferisco il sentiment media(poli)tico.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">E il sentiment degli elettori nonch&eacute; diretti interessati? Le interviste fatte nell&rsquo;enclave dello scaglione &gt;&euro;56K, di fronte a scuole rigidamente bianche, con genitori impeccabilmente pettinati ed elegantemente vestiti, ma senza ostentazione, come usa qui (= no SUV, no Armani, no Gucci), hanno restituito una raffica di commenti pacati sulle seguenti linee:</div>
<div style="TEXT-INDENT: -18pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt 18pt"><span>1)<span times="" new="">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span>Ho fiducia che il governo stia lavorando per varare le misure necessarie a farci uscire dalla crisi.</div>
<div style="TEXT-INDENT: -18pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt 18pt"><span>2)<span times="" new="">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span>Sappiamo tutti che il contributo alla sanit&agrave; va rivisto: cos&igrave; non si poteva andare avanti.</div>
<div style="TEXT-INDENT: -18pt; MARGIN: 0cm 0cm 0pt 18pt"><span>3)<span times="" new="">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span>Finora siamo stati veramente coccolati dallo stato: i tempi sono cambiati, dobbiamo abituarci a pagare di pi&ugrave; per tutti i servizi che riceviamo.</div>
<div style="TEXT-INDENT: -18pt; MARGIN: 0cm 0cm 6pt 18pt"><span>4)<span times="" new="">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span>E&rsquo; giusto che chi guadagna di pi&ugrave; contribuisca di pi&ugrave;. Io guadagno abbastanza, posso sobbarcarmi la spesa aggiuntiva richiesta.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Non ho altro da aggiungere. Ah, s&igrave;, invece. La Fornero ha perfettamente ragione. Gli italiani non dovrebbero fare gli schizzinosi di questi tempi. Se lo sono, vuol dire che se lo possono ancora permettere.</div>]]></content>
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		<title><![CDATA[Virtù private]]></title>
		<id>http://www.paolacassone.com/dblog/articolo.asp?articolo=134</id>
		<created>2012-10-14T19:49:54+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p><span>Dopo quasi dodici anni nel polder mi sono ribellata: basta con la stramaledetta convenzione sociale olandese che accompagna il compleanno dal primo all&rsquo;ultimo anno di vita e vuole una maratona di feste e celebrazioni che neanche all&rsquo;epoca dell&rsquo;impero romano. Convenzione che ho puntualmente relazionato da quando son qui e iconizzato nell&rsquo;articolo del <a href="javascript:void(window.open('http://www.paolacassone.com/contenuto.asp?idc=28&amp;page=23','','resizable=no,location=no,menubar=no,scrollbars=yes,status=no,toolbar=no,fullscreen=no,dependent=no'))">2009</a>, articolo non a caso nella top 10 degli articoli pi&ugrave; letti. </span></p>
<p><span>Ebbene, da quest&rsquo;anno si fa all&rsquo;italiana! Quindi niente festa di compleanno per me e per il vikingo: entrambi abbiamo abbondantemente superato la quarantina e non sta bene ricordarci quanto rapidamente stiamo invecchiando. Siamo andati a cena al ristorante in entrambe le occasioni e chi ha voluto aggregarsi &egrave; stato il benvenuto. In quanto a Matteo, frequentando la basischool (scuola materna/elementare/media), il pargolo ha diritto a tutta la parafernalia ancora quest&rsquo;anno e il prossimo, dopodich&eacute; se tutto va bene andr&agrave; al liceo e mi dicono che il primo atto di emancipazione dei neoliceali &egrave; proprio il rigetto delle feste di compleanno, senza contare che il rinfresco a scuola &egrave; assolutamente out of the question. Abbiamo quindi stretto i denti e siamo passati sotto le forche caudine delle trenta tortine autoprodotte per il rinfresco scolastico e le due torte con annessi e connessi per l&rsquo;immancabile festa sleep-over che ha trasformato il nostro solaio mansardato in un dormitorio nella notte tra gioved&igrave; e venerd&igrave;. Inutile dire che gli otto scalmanati invitati di et&agrave; compresa tra dieci e undici anni hanno dormito s&igrave; e no cinque ore e schiamazzato molestamente tutto il resto del tempo. Dopo un&rsquo;abbondante colazione sono stati ripresi dai rispettivi genitori, grati della pacifica nottata appena trascorsa e gi&agrave; pregustando la calma della giornata a venire, dato che la prole esausta si sarebbe sicuramente schiantata sul divano di casa fino al pomeriggio inoltrato. Io invece ho scodellato il pupo ancora adrenalinico dall&rsquo;amichetto del cuore e, ampiamente rodata da dieci anni di feste di compleanno all&rsquo;olandese, sono andata a ritirare le ordinazioni preventivamente fatte, consistenti in torte, quiches, focacce, sfilatini, formaggi italiani assortiti e il mio asso nella manica: Aperol, Campari e Crodino, contornati da prosecco, soda e succo d&rsquo;arancia e accompagnati da olive, salatini e patatine come se piovesse. Dopodich&eacute; ho passato il pomeriggio in piacevolissima compagnia di una giovane collega olandese amante della cucina italiana e insieme abbiamo preparato le lasagne e le verdure che sono ormai diventate il mio marchio di fabbrica. Ho notato con piacere che finalmente mi &egrave; venuta la mano in cucina, per cui ho prodotto rag&ugrave; e besciamella in scioltezza e alle cinque ero rilassata, docciata, vestita, truccata e pronta a ricevere gli ospiti. Che differenza rispetto all&rsquo;<a href="javascript:void(window.open('http://www.paolacassone.com/contenuto.asp?idc=22&amp;page=10','','resizable=no,location=no,menubar=no,scrollbars=yes,status=no,toolbar=no,fullscreen=no,dependent=no'))">angoscia di cinque anni fa</a>!</span></p>
<p><span>A costo di farmi ridere dietro da tutti gli autoctoni (e chissenefrega), per non correre rischi avevo preventivamente inviato agli invitati una mail divulgativa che recitava:</span></p>
<p><em><span>Cari amici e familiari, quest&rsquo;anno abbiamo deciso di festeggiare il compleanno di Matteo all&rsquo;italiana, dato che coincide con l&rsquo;inizio della vacanza scolastica e probabilmente sarete impegnati nel weekend. Saremo pertanto lieti di ricevervi a casa nostra venerd&igrave; 12 ottobre dalle 17. Cominceremo con un aperitivo, seguito da una cena in piedi alle 18.30 e taglieremo la torta di compleanno verso le 20. Compatibilmente con i vostri impegni, potete scegliere di rimanere solo per l&rsquo;aperitivo, per la cena o per la torta e naturalmente per tutta la serata. RSVP. </span></em></p>
<p><span>Ebbene, questa semplicissima mail ha prodotto l&rsquo;effetto che per tutti questi anni ho vanamente cercato. Il 100% degli invitati si &egrave; presentato puntualmente tra le 17 e le 17.30; chi &egrave; arrivato in ritardo si &egrave; pure scusato. Il 96% ha docilmente scelto una delle tre alternative di aperitivo proposto: Crodino, Spritz, Campari Orange. Solo il padre del vikingo ha ostinatamente preteso una birra e si &egrave; bevuto i campioni promozionali Heineken che avevamo in casa dall&rsquo;anno scorso. Dopodich&eacute; tutti hanno ordinatamente aspettato che venisse loro servita una porzione di lasagne con contorno di verdure al forno e nemmeno hanno osato chiedere il bis. Alle 19.30 la famiglia del vikingo se n&rsquo;&egrave; andata compatta causa altro impegno improrogabile, alle 20 in punto sono arrivati i vicini di casa per la torta e infine tutti gli invitati rimasti si sono scavati appena mangiata la torta senza nemmeno chiedere un altro caff&egrave;. Conclusione: alle 21 in punto la casa era di nuovo nostra. </span></p>
<p><span>Miracolo? Forse solo grande congiuntura astrale positiva. </span></p>
<p><span>Innanzitutto l&rsquo;aver organizzato la festa di sera e non di pomeriggio ha fatto s&igrave; che tutte le famiglie con bambini piccoli non si trattenessero oltre l&rsquo;orario di cena per mettere a letto i pargoli: questa &egrave; un&rsquo;usanza olandese che va apprezzata. A differenza dei sadici italiani che trascinano i bambini di ogni et&agrave; in giro per la citt&agrave; fino a notte fonda, qui i genitori sono rigidissimi sugli orari dei pasti e del sonno della loro prole. Solo a partire dal bovenbouw (quarta elementare) &egrave; consentito ai bimbi di stare in piedi &laquo;dopo Carosello&raquo; - che qui &egrave; alle 19.30 - e noi per anni siamo stati guardati con sospetto perch&eacute; consentivamo a Matteo di andare a letto alle 20.30; in realt&agrave; Matteo non ha mai chiuso occhio prima delle 21 e adesso siamo fortunati se dorme entro le 22, ma ci guardiamo bene dal divulgare questa notizia tra gli autoctoni.</span></p>
<p><span>Poi l&rsquo;aver organizzato la festa in un giorno feriale ha automaticamente precluso la possibilit&agrave; di partecipare agli abitanti fuori porta. Solo una famigliola di Haarlem (140 km da Nijmegen) ha avuto il fegato di presentarsi, tutti gli altri amici del vikingo che non abitano nei dintorni si son guardati bene dal venire, il che ha di molto alleviato lo svolgimento delle cose: alcuni amici fuori porta avrebbero sicuramente guardato il Crodino con sospetto e preteso torta di mele e caff&egrave; lungo con latte condensato in barba a tutte le mail divulgative.</span></p>
<p><span>Infine l&rsquo;aver ufficialmente etichettato la festa come &laquo;italiana&raquo; ha dato un determinante tocco di esotismo all&rsquo;evento tale per cui pi&ugrave; che pretendere la ripetizione del rito conosciuto, gli invitati sono arrivati con la curiosit&agrave; di sapere come &egrave; diverso il rito italiano e gli xenofobi irriducibili di cui sopra hanno avuto una buona scusa per non venire. </span></p>
<p><span>Concludo constatando che l&rsquo;Italia dev&rsquo;essere tornata di moda: l&rsquo;improvviso battage pubblicitario di Aperol e Campari che hanno finalmente deciso di introdurre il rito dell&rsquo;aperitivo tra queste lande desolate non &egrave; un caso, secondo me. Per dieci anni ho prodotto lasagne, risotti e altre delicatessen italiane senza che a nessuno venisse in mente di chiedermi nemmeno la ricetta. Quest&rsquo;anno addirittura una collega olandese &egrave; venuta da Amsterdam a Nijmegen solo per seguire un &laquo;seminar&raquo; di cucina italiana della sottoscritta! Non vi dico poi che successo ha avuto qui l&rsquo;iniziativa &laquo;Red een kaas&raquo; (salva un formaggio), che ha visto una coppia di intraprendenti imprenditori locali portare in Olanda e rivendere un TIR di Parmigiano Reggiano rovinato dal terremoto di quest&rsquo;estate. L&rsquo;operazione ha avuto un tale seguito che la coppia sta pensando di ripeterla tra un mese.</span></p>
<p><span>Io non sono un&rsquo;intraprendente imprenditrice e quando ho provato a comprare Parmigiano Reggiano dai caseifici toccati dal terremoto, mi sono scontrata con la ben nota burocrazia e disorganizzazione italiana, tanto che dopo un mese di inutili tentativi son tornata al pizzicagnolo locale, ma se a qualcuno viene in mente un&rsquo;idea di business, me lo faccia sapere.</span> </p>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.paolacassone.com/dblog/articolo.asp?articolo=134"/>
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		<title><![CDATA[Vizi pubblici]]></title>
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		<created>2012-09-12T22:02:02+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Ho cominciato a scrivere questo articolo due mesi fa e da allora l’ho ripreso regolarmente in mano ma qualcosa mi ha sempre impedito di andare oltre le prime due righe. Ora che sono tornata alla normalit&agrave; della mia vita olandese, noto una correlazione quasi lineare tra writer’s block e abbronzatura: man mano che la pelle impallidisce, mi torna anche la voglia di scrivere le mie osservazioni vacanziere. Riprendo quindi da dove ero partita.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><img hspace="5" alt="" align="left" src="/public/07072012229.jpg" width="150" height="200" />Una delle abitudini pi&ugrave; decadenti del mio soggiorno sanremese &egrave; la lettura del giornale seduta ai tavolini del bar Foce davanti ad un marocchino fumante (il cappuccino no perch&eacute; la versione sanremese &egrave; ostica al palato milanese). E’ per me un lusso inestimabile poter devolvere almeno mezz’ora della mia giornata a un’attivit&agrave; che qualsiasi pensionato considera banale e scontata come la sveglia che ogni mattina alle 6.50 mi ricorda che devo soffrire. A Sanremo entro automaticamente nella modalit&agrave;-pensionato perch&egrave; inconsciamente so che questo risicato mese di permesso non pagato &egrave; la cosa che pi&ugrave; si avvicina ad una fase dell’esistenza che la mia generazione non vivr&agrave; mai. Per questo forse ho cominciato a guardare i veri pensionati ai tavolini vicini con malcelata invidia, ma quest’anno ho notato soprattutto che il mio umore generale tende sempre pi&ugrave; alla zero tolerance per i miei ex compatrioti in generale. Che intasano ogni strada con macchine e motorini sempre pi&ugrave; ingombranti come se il prezzo della benzina non avesse toccato i 2 euro al litro. Che fermano l’auto in mezzo alla strada bloccando tutto il traffico per andare a prendere il pane o per far scendere la moglie esattamente davanti al negozio del panettiere e non un metro pi&ugrave; avanti dove ci sarebbe anche posto per parcheggiare – ovviamente in divieto di sosta, ma figurarsi chi bada a queste sottigliezze. Che parcheggiano non solo in divieto di sosta, ma anche davanti ai passi carrai, sulle strisce pedonali e perfino davanti ai limitatissimi parcheggi per le biciclette, impedendo ai pochi ciclisti come me di esercitare i loro striminziti diritti. Che riescono a intrufolarsi con le loro maledette e puzzolentissime auto lungo interi tratti di pista ciclabile con la scusa che hanno perso la strada. Che non rispettano i segnali di precedenza, le corsie riservate ai mezzi pubblici e gli attraversamenti pedonali. Pi&ugrave; di una volta ho dovuto afferrare al volo Matteo per evitare che fosse stirato da un’auto che nemmeno ha rallentato; il vikingo mi ha salvato la vita in almeno tre occasioni simili al ritorno dalla nostra passeggiata serale e sono stata testimone di un incidente tra due auto perch&egrave; la prima ha inchiodato a tre millimetri da una vecchina con tanto di bastone che stava arrancando sulle strisce e la seconda le &egrave; entrata nel cofano (dell’auto, non della vecchina). La vecchina per lo spavento &egrave; caduta e si &egrave; pure fratturata il femore, il tutto a causa della cronica mancanza di rispetto per il prossimo che &egrave; la caratteristica principale dell’italiano medio del nuovo millennio.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">E’ come se dentro di me si fosse rotto qualcosa quest’estate. Certo non ho mai tollerato la maleducazione italiana, nemmeno quando vivevo in Italia, ma mai come quest’anno ho provato sollievo nel pensare che casa mia non sia pi&ugrave; Milano ma Nijmegen. Perch&egrave; anche se in Olanda la barbarie avanza inesorabile, non siamo nemmeno lontanamente al livello di decadenza italiano. Mi sono convinta che l’italiano medio non si accorga nemmeno pi&ugrave; dell’astronomico numero d’infrazioni che commette in un giorno medio della sua esistenza, come un tossico che continua a biascicare che pu&ograve; smettere quando vuole. Lo dico perch&egrave; sono rimasta senza fiato alla naturalezza con cui due persone scambiavano queste parole, colte al volo in un luogo pubblico:</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">“S&igrave;, ma &egrave; scemo: affitta a patti in deroga e dichiara tutto.”</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">“Ah beh allora ci credo che non ci guadagna niente.”</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Vorrei farvi riuscire a capire quale sgomento ho provato nel sentire la naturalezza con cui queste persone dall’aspetto rispettabilissimo e perfino elegante insultavano una persona onesta (almeno sull’affitto della casa in questione – sul resto non oso esprimere un giudizio) e scuotevano la testa di fronte all’assurdit&agrave; del suo comportamento come una madre esasperata potrebbe scuotere la testa di fronte all’ennesima marachella del figlio scapestrato. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Forse riesco a farvi capire il mio stato d’animo riportando l’opinione espressa da Matteo – carica di tutta la gravit&agrave; corrucciata della pubert&agrave; - dopo aver osservato numerosi esempi di comportamento civico locale: “Mama, sorry dat ik het zeg maar de helft van de italianen zou in de gevangenis zitten.” (Mamma, scusa se te lo dico, ma secondo me la met&agrave; degli italiani dovrebbe essere in galera). </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">La voce dell’innocenza.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Vorrei trasmettervi almeno una parte del mio imbarazzo di fronte alle lamentele di un residente sulla nefandezza del comune di Sanremo, colpevole di aver alzato le tariffe del parcheggio giornaliero sul lungomare a 8 euro. Non ha lamentato – si badi bene – la nefandezza del comune di Sanremo, colpevole di aver trasformato il lungomare di fronte al casin&ograve; in un’enorme colata di cemento e la passeggiata in un orribile parcheggio da ottocento posti-auto che nelle giornate di sole raggiunge la temperatura di un forno crematorio. No, ha lamentato l’effetto deterrente sul turismo del costo del detto parcheggio, perch&egrave; “la gente non pu&ograve; permettersi di spendere 8 euro al giorno per parcheggiare l’auto.” (sic).</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt"><img hspace="5" alt="" align="right" src="/public/120731 fiets3.jpg" width="150" height="200" />L’idea che si possa parcheggiare dove la tariffa &egrave; inferiore e percorrere le poche centinaia di metri che separano il parcheggio dalla spiaggia a piedi, oppure recarsi direttamente in spiaggia in bicicletta, apparentemente non &egrave; contemplata dai turisti, nonostante l’amministrazione locale abbia all’uopo e con gran fatica costruito una meravigliosa pista ciclabile che percorre tutto il lungomare da Ospedaletti a Imperia, con ben sette punti di noleggio altrettanti parcheggi per i velocipedi. A questo proposito vorrei farvi capire il dolore che provo quando sento i commenti irosi dei residenti che ritengono la pista ciclabile uno spreco di spazio e denaro pubblico e che oltre al parcheggio pretenderebbero una ‘aurelia bis’ al posto della pista ciclabile per permettere alle auto di intasare anche il lungomare. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Quando ho fatto notare al conoscente in questione che ad Amsterdam il parcheggio costa 8 euro l’ora proprio per scoraggiare l’utilizzo dell’auto nel centro storico dove a malapena c’&egrave; spazio per un tram, mi ha guardato come se il suo cervello fosse andato in tilt. Blank. Ho cambiato immediatamente discorso e naturalmente siamo finiti sulle nefandezze del governo Monti. Su questo mi sono ampiamente espressa <a href="javascript:void(window.open('http://www.paolacassone.com/dblog/articolo.asp?articolo=123','','resizable=no,location=no,menubar=no,scrollbars=yes,status=no,toolbar=no,fullscreen=no,dependent=no'))">lo scorso aprile</a> e non ho nulla da aggiungere fino alle prossime elezioni. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Mi sarebbe piaciuto dibattere delle altre nefandezze dell’amministrazione pubblica, prima tra tutte l’incuria nel mantenimento della suddetta pista ciclabile e del cronico stato di abbandono di vasti tratti del suolo pubblico come il giardino della Foce, l’ex parcheggio di porto Sole e il minigolf di San Martino, per non parlare dell’Hotel Astoria Palace, i cui lavori di restauro a singhiozzo stanno diventando la barzelletta locale. Ma l’atteggiamento dei residenti &egrave; pari al tanto deprecato insciall&agrave; mediorientale. Come si possano permettere i locali leghisti di discriminare ancora meridionali e extracomunitari di fronte a questo triste spettacolo di inefficienza amministrativa nordica mi &egrave; del tutto incomprensibile.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Ho provato un sottile senso di disagio durante tutto il lunghissmo mese di vacanza, disagio che si &egrave; esplicitato nella decisione di partire un paio di giorni prima del previsto perch&egrave; oggettivamente non ce la facevo pi&ugrave; a rimuovere in continuazione gli stimoli visivo-uditivi molesti, proprio come quando in tempi ormai remoti non vedevo l’ora di riprendere l’aereo che mi avrebbe portato via dalla miseria del paese del terzo mondo che stavamo visitando. E proprio come di fronte ai ruderi del palazzo delle Nazioni Unite a Grand Comore, mi sono chiesta dove stava andando a finire la mia Italia e mi sono data la risposta che il custode, in lacrime, mi ha dato allora: “Il n’y a plus rien. Tout est fotu.”</div>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.paolacassone.com/dblog/articolo.asp?articolo=133"/>
		<issued>2012-09-12T22:02:02+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[Garantismo]]></title>
		<id>http://www.paolacassone.com/dblog/articolo.asp?articolo=132</id>
		<created>2012-06-10T22:47:47+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Tutto avrei immaginato nella mia vita fuorch&egrave; dovermi soffermare sulla questione del garantismo. E invece mi ci devo soffermare, perch&egrave; la lettura delle cronache processuali di Anders Breivik e di Robert M. mi sta procurando profonda frustrazione e abbondanti travasi di bile. Non credo di dovervi ricordare chi &egrave; Anders Breivik e che cosa ha fatto l’estate scorsa al raduno dei giovani laburisti norvegesi sull’isola di Utøya. Robert M. invece non ha l’onore della cronaca internazionale per cui vi aggiorno brevemente. Assistente di puericultura all’asilo nido ‘t Hoofnarretje di Amsterdam e babysitter nel tempo libero, ha sessualmente abusato di almeno 87 (di cui 67 oggetto del processo) bambini di et&agrave; compresa tra 0 e 4 anni, riprendendo gli abusi con telecamera e diffondendo i video negli appositi circuiti pedofili su internet. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Che cos’ha M. In comune con Breivik? Prima di tutto che &egrave; reo confesso, poi che i suoi crimini sono abbondantemente e inequivocabilmente documentati. Infine che non mostra alcuna vergogna per quello che ha fatto, anzi, definisce «arte» i video da lui prodotti. A differenza di Breivik, M. riconosce di avere un disturbo psichico che lo costringe alle sue azioni. Non &egrave; un’attenuante, ma M. &egrave; almeno cosciente di non essere del tutto dalla parte della ragione, a differenza di Breivik che ha recentemente dichiarato che ricorrer&agrave; in appello se non gli verr&agrave; riconosciuta la sanit&agrave; mentale.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">L’accettazione della sua insanit&agrave; mentale non ha impedito a M. di ricorrere in appello a seguito della sentenza di primo grado che lo condanna a 18 anni di carcere e TBS (terapia psichica a tempo indeterminato – la versione soft del manicomio criminale) perch&egrave; a suo parere &egrave; una condanna sproporzionata al delitto. Cito le parole di un penalista: “Non c’&egrave; precedente in Olanda per una combinazione di TBS e carcerazione cos&igrave; prolungata per un delitto sessuale. Questa combinazione finora &egrave; stata applicata solo ai casi di omicidio.”</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Da qui la mia frustrazione.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Sono assolutamente convinta che la giustizia debba garantire agli imputati ogni possibile linea di difesa per dimostrare la loro innocenza e sono assolutamente schierata a favore dei tre gradi di giudizio. Ma sono altrettanto convinta che sia arrivato il momento di fare delle distinzioni che apparentemente ancora non sono state fatte e in questo senso &egrave; necessario creare dei precedenti ove non ce ne siano. </div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Nel caso di Breivik e M. non si tratta pi&ugrave; di garantire la dimostrazione di innocenza perch&egrave; entrambi sono rei confessi con abbondanti quanto indiscusse prove a carico. L’efferatezza dei loro crimini travalica ogni possibile norma: Breivik &egrave; addirittura orgoglioso di quello che ha fatto e si autodefinisce un martire, M. ha iniziato il processo allo stesso modo e – continuando a definirsi un martire (della sua psiche) - ha profferto le sue scuse ai genitori delle vittime unicamente con il dichiarato obiettivo di una diminuzione della pena che gli consentisse di continuare ad operare nella societ&agrave; dopo aver scontato il suo debito, la cui percezione nella sua mente &egrave; chiaramente in dissonanza con la realt&agrave;. Quanto sincere siano le sue scuse &egrave; infine dimostrato dal fatto che, durante la lettura della sentenza, M. ha buttato un bicchier d’acqua in faccia al giudice appena ha sentito che la sua (tardiva) dichiarazione di pentimento non  avrebbe comportato alcuna diminuzione della pena stante la gravit&agrave; degli atti commessi.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Insomma, in entrambi i casi mi pare che ci si trovi di fronte a due individui profondamente disturbati che palesemente non sono in grado di capire l’enormit&agrave; dei crimini da loro commessi, ma che nelle mani di abili avvocati (pagati da chi, mi piacerebbe sapere) sfrutteranno ogni possibile cavillo legale per ottenere quello che vogliono.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">E’giustizia questa? A me sembra abuso di garantismo.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Nel momento in cui la colpevolezza &egrave; evidente, nonch&egrave; accompagnata da insanit&agrave; mentale, &egrave; ancora legittimo che gli imputati siano affidati ad avvocati penalisti il cui unico scopo &egrave; quello di guadagnare pi&ugrave; soldi possibili (soldi di chi, mi piacerebbe sapere) e che palesemente non hanno alcuno scrupolo morale? Gli avvocati di M. stanno provando in tutti i modi a far ritirare le prove a carico – cio&egrave; i video trovati a casa di M. a loro parere illegalmente confiscati - dopo aver tentato di argomentare che non si trattava di violenza perch&egrave; M. usava la vaselina!!! In quanto a Breivik, la prima perizia psichiatrica &egrave; stata messa in discussione da una seconda perizia (pagata da chi, vorrei tanto sapere), secondo la quale Breivik &egrave; perfettamente in grado di intendere e di volere!!!</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Da qui i miei travasi di bile.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Perch&egrave; mi chiedo se sia legittimo in questi specifici casi consentire agli imputati di sfruttare i tre gradi di giudizio. Perch&egrave; non basta la sentenza di primo grado? A me pare che l’unica ragione per ricorrere in appello sia quella di garantire la revisione del processo in caso di dubbio sulla colpevolezza. Il dubbio qui non sussiste. Nessuno dei due imputati vuole essere riconosciuto innocente: al contrario!</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Breivik vuole una vittoria morale che avr&agrave; ripercussioni pratiche non indifferenti nel momento in cui un individuo che ammazza a sangue freddo un’ottantina di persone innocenti e disarmate senza altra ragione che il suo credo politico viene dichiarato sano di mente. M. vuole essere riconosciuto come vittima di una patologia e vuole che la societ&agrave; si accolli l’onere della sua cura. Cio&egrave; entrambi i criminali stanno lottando per scardinare alcuni dei principi di base della giustizia su cui si basa la civilt&agrave; occidentale e noi glielo stiamo permettendo, probabilmente anche a spese della comunit&agrave;.</div>
<div style="MARGIN: 0cm 0cm 6pt">Oppure, se riesco a far rientrare la bile e la frustrazione, posso autoconvincermi che le sentenze di questi processi fino al terzo grado sono necessarie a segnare una pietra miliare nella storia della civilt&agrave; occidentale. Comunque vada, la pietra miliare la segneranno. Ma la sensazione di declino della civilt&agrave; resta.</div>]]></content>
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