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 ego... di paola
 
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Sono emigrata in Olanda per amore quindici anni fa. Nei primi dieci anni ho intrattenuto i miei amici sulle usanze olandesi, poi ho cercato di far loro vedere come sono assurde le vicende italiane viste da qui. Adesso racconto semplicemente quello che mi succede.

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\\ Baci da Tulipland : Articolo
Ci fidiamo solo del nostro pusher
Di paola (del 01/06/2017 @ 10:21:44, in diario, linkato 419 volte)
Questa è la traduzione - a grande richiesta - del mio articolo apparso il 30 maggio su una rivista di settore olandese.

I memes sociali sono sempre divertenti e talvolta contengono anche verità profonde. Qualche tempo fa ho trovato questo sulla mia bacheca di Facebook: "Perché non vi fidate dei professionisti, dei medici e degli scienziati, ma credete in qualsiasi idiota che scrive su facebook?". Avrei potuto lasciarlo per quello che era, invece mi ha fatto pensare. Davvero: perché?

Il rapporto Edelman sulla fiducia (Edelman Trust Barometer) offre una possibile risposta. Nell’introduzione all'edizione 2017 Edelman descrive la situazione attuale come un’implosione di fiducia senza precedenti nelle istituzioni e addita come ragione il fallimento del sistema capitalista a seguito del crollo finanziario del 2008. Questo avrebbe alimentato un crescente scetticismo sulla sostenibilità dei nostri valori e in particolare delle nostre condizioni di vita, insieme alla percezione che il sistema capitalista premi soltanto certe élites a scapito di tutti gli altri.

Leggo il rapporto Edelman ogni anno, ma non ho mai percepito un tono così cupo come quest'anno. Sembra che il modello politico ed economico creato dopo la seconda guerra mondiale sia stato definitivamente affossato da parte di tutta la popolazione interessata. La crisi finanziaria ha aperto il vaso di Pandora e ora tutti si sentono traditi dal sistema. Questo spiega la prima parte del meme, la seconda parte è più difficile da spiegare. Non riesco a trovare alcuna ricerca quantitativa che spieghi perché le notizie false (fake news) siano diventate più credibili di fatti oggettivi, sostenuti da un’ampia base di ricerca scientifica.

E quindi non mi resta che speculare.

Negli anni novanta, The X-Files era una delle serie TV più popolari. In questa serie americana il protagonista Mulder – nota bene un agente dell'FBI – è ossessionato dalla perdita di sua sorella, che lui crede fermamente essere stata rapita dagli alieni. Nel suo ufficio è appeso un poster raffigurante un UFO e le parole "voglio credere". Questa è l'essenza della storia: non importa quello che è realmente accaduto. Quello che è veramente importante per Mulder è la prova della sua fede, che egli persegue senza sosta fino a quando non soccombe all’avversità della realtà.

Questo fenomeno è di tutti i tempi: fino al XIX secolo le madri dei neonati morti in culla credevano che il loro bambino fosse stato rapito dalle streghe. La credenza nelle streghe, negli elfi, nei fantasmi, nei demoni e negli alieni ostili come la causa di tutti i mali della nostra vita dà conforto; la scienza e i fatti oggettivi invece non sono quasi mai confortanti. La scienza ci costringe a pensare che tutto ciò che facciamo ha delle conseguenze e che nessun deus ex machina ci salverà. I fatti oggettivi ci dicono che tutto ha un prezzo e che c'è sempre un conto da pagare alla fine della festa. E questo è esattamente ciò che non vogliamo sentirci dire. Noi preferiamo credere alle favole. Non per nulla la Chiesa cattolica è riuscita a prosperare per più di due millenni attraverso lo sfruttamento sistematico di un paio di favole ben scritte.

Da ciò possiamo concludere che l’umanità sia collettivamente alla ricerca di conforto, non necessariamente della verità. E noi - proprio come Mulder – preferiamo sempre credere a chi ci offre conforto rispetto agli ambasciatori di brutte notizie: le promesse di uno spacciatore di droga piuttosto che gli avvertimenti di uno scenziato. Ogni idiota che diffonde notizie false su Facebook può contare su un gruppo abbastanza grande di persone che vogliono credere alla notizia e la copertura di massa dei social network ne facilita la diffusione virale fino a quando la notizia non viene accettata da tutti come verità. Questo fenomeno è di tutti i tempi: fin dal Medioevo la vox populi del villaggio è stata sufficiente a mandare decine di ragazze innocenti al rogo come streghe. Forse oggi noi non siamo più in grado di comprendere come la vista di una ragazza innocente che brucia possa dare conforto al villaggio, ma i social-idioti lo capiscono ancora perfettamente. I tedeschi hanno perfino una parola per definire questo fenomeno: Schadenfreude.

E prima di incupirmi come Edelman, provo a evocare il mio pusher interiore per offrire conforto. Se seguo il mio ragionamento, la soluzione è a portata di mano: abbiamo bisogno di una nuova fede, qualcosa che ci dia conforto, speranza e fiducia nel futuro. Non deve necessariamente essere qualcosa di scientificamente provato, ma deve suonare credibile e soprattutto non contenere brutte notizie, solo buone intenzioni. Una visione, una missione. Suona familiare? E’ il nostro mestiere (di comunicatori di marketing n.d.t.). L'essenza del nostro mestiere è tradurre bisogni primari inespressi in esperienze soddisfacenti che si ancorino il più saldamente possibile alla nostra vita quotidiana e infine diventino parte della nostra cultura. O almeno, questo è quello che voglio credere.
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