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 ego... di paola
 
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Questa è una storia di donne. Donne che non cercano guai ma che ne trovano a pacchi. Donne in cerca di se stesse e di un significato per la loro vita sempre più vuota e allo stesso tempo sempre più frenetica. Donne idealiste, donne materialiste, madonne, angeli, streghe e puttane.

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In equilibrio su un filo di seta

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Capitoli
 
Di paola (del 22/01/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 13 volte)
“Tua madre non è nemmeno nella serie A della perfidia.” dice Megan sarcastica. “Quando ho detto a mia madre che Charles se n’era andato dopo aver svuotato tutti gli armadi, prima si è messa a ridere, poi è andata a controllare che gli armadi fossero davvero vuoti e l’unica cosa che mi ha detto alla fine dell’ispezione è stata: bene, adesso non hai più scuse, porta via immediatamente tutta la robaccia che hai lasciato a casa nostra.”
Le quattro amiche sorseggiano una tisana depurativa nel giardino d’inverno del centro benessere dopo essersi sottoposte allo scrub totale e alla sauna finlandese con aromaterapia. Il primo weekend organizzato da Elly si sta rivelando un grande successo: arrivate cariche di stress e di neurosi, dopo un’ora di trattamento sia Laura che Megan hanno ritrovato il sorriso ed Elly ha perfino spento l’iPhone. Solamente Amy, costretta a confrontarsi con la versione capitalistica della sua filosofia di vita dalla parte del beneficiario, sta diventando impercettibilmente più nervosa col passare del tempo.
“Il giorno del mio matrimonio ho sentito mia madre raccontare a tutto il suo tavolo che la sua vita era stata sconvolta per colpa di un last-minute per il Kenya, dove avevo incontrato Greg. Ha concluso che se fossi andata in vacanza a Torbay come tutti, lei non sarebbe stata costretta a subire le tragiche conseguenze di quell’infausto incontro.” ribatte Laura.
“Dilettanti. Mia madre mi ha rinfacciato fino all’anno scorso che non ha avuto il coraggio di fare altri figli per colpa del dolore inumano inflittole dalla sottoscritta in occasione del parto.” rilancia Amy.
“Perché solo fino all’anno scorso? Che cosa è successo?” chiede Eliza soavemente.
“E’ caduta dalle scale e si è rotta il bacino, il braccio e il femore: frattura scomposta.” conclude Amy con un gran sorriso: “Al karma non si scappa.” E a questo punto la risata generale scoppia irrefrenabile.
 “E’ incredibile come le nostre procreatrici siano in grado di renderci la vita impossibile.” commenta Megan asciugandosi gli occhi. “Senza mia madre perderei la metà delle mie nevrosi.”
“Solo la metà?” chiede Laura ridendo. “La mia analista mi assicura che mia madre è la causa di tutte le mie nevrosi.”
“E’ assurdo.” interviene Eliza. “In fondo ci hanno partorito con dolore e come donne dovrebbero capire i nostri sentimenti e i nostri problemi.”
“Proprio perché sono donne e capiscono i nostri sentimenti sanno colpire dove fa più male.” ribatte Megan.
“Ma perché ci vogliono far male? E’ questo che non capisco.” Insiste Eliza.
“Perchè la nostra esistenza le obbliga a confrontarsi con le proprie scelte. E’ come se si guardassero allo specchio, odiassero quello che vedono e per reazione rompessero lo specchio.” Risponde Amy.
“Oppure la nostra esistenza le offende perché non riusciamo ad essere all’altezza delle loro aspettative messianiche.” aggiunge Laura.
“Insomma, con tua madre per definizione non puoi vincere. O t’invidia o ti disprezza.” conclude Eliza ridendo.
“A meno che tu naturalmente non accetti di diventare il suo clone.” aggiunge Megan e subito si ferma mordendosi le labbra. Amy e Laura rimangono interdette alla vista del sorriso pietrificato di Elly e il subitaneo sgomento viene provvidenzialmente rotto dalla voce dell’estetista che annuncia il prossimo trattamento. Le quattro amiche si affrettano a raggiungere i rispettivi posti di combattimento contro le rughe e l’imbarazzo è rotto. E’ evidente a tutte che l’infelice uscita di Megan ha fatto centro su Eliza, la figlia-modello che ha sempre fatto quello che da lei ci si aspettava, prendendo senza discussioni il posto della madre nell’azienda familiare e sposando l’uomo che la sua famiglia e il suo rango sociale le indicavano.
In cambio, Eliza ha sempre potuto godere dell’approvazione materna e oggettivamente la sua situazione appare solida, tranquilla e protetta. Basil Bennet è uno dei pochi veri gentiluomini sopravvissuti alla débâcle morale di fine millennio, venera il terreno dove Eliza posa i piedi e accontenta ogni suo capriccio. L’azienda di Eliza è solida grazie all’ammirevole armonia e oculatezza dell’amministrazione di stampo familiare che le ha fatto superare indenne le rituali crisi economiche; la dirigenza ha un profilo pubblico compatto quanto irreprensibile e il motto del padre di Eliza “I grembiuli dei cuochi devono essere sempre i più bianchi” è seguito da tutti i dipendenti e a tutti i livelli con disciplina e senso dell’onore di stampo giapponese.
Nessuno sa il vero costo emotivo di questa esistenza perfetta al punto da sembrare fasulla. Eliza, come da copione, non lascia mai trapelare nulla sui suoi veri sentimenti. Solo una volta si è aperta con Laura al punto da confessarle che occasionalmente l’atteggiamento hippy di Amy la mette a disagio. “Amy dà per scontato che tutte noi abbiamo partecipato almeno a un’orgia, che pratichiamo regolarmente lo scambio di coppia e che possiamo citare il Kamasutra a memoria. Non so come dirle che il più delle volte non ho la più pallida idea di che cosa stia dicendo, visto che Basil è stato l’unico uomo con cui abbia avuto una relazione intima e che entrambi non siamo particolarmente appassionati dell’argomento.” In un’altra occasione ha riferito di non aver mai invidiato lo stile di vita libero e spericolato delle sue amiche, preferendo di gran lunga le comodità domestiche ai giri del mondo con zaino in spalla. Insomma, per quanto è dato sapere, Eliza è perfettamente a suo agio nel suo ruolo di clone materno, un ruolo che oltretutto le calza a pennello come i vestiti di Jonathan Saunders che solo lei riesce a portare con stile ed eleganza. Eppure.
Eppure le sue amiche condividono la sensazione che sotto lo spesso strato di serenità e calma con cui Eliza si ammanta, dorma un cuore selvaggio che aspetta solo di essere risvegliato. Nessuna osa prevedere che cosa succederà nel momento in cui il cuore selvaggio di Eliza prenderà il sopravvento e l’ipotesi è ancora più inquietante della realtà patinata, poiché nessuna è moralmente o fisicamente in grado di subire l’impatto di una versione selvaggia di Eliza. C’è un tempo per tutto e quello di Eliza si sta dipanando lentamente verso la conclusione scritta molti anni fa nel copione della sua esistenza. Un’occasione non è mancata se non si sa della sua esistenza e il cuore selvaggio di Eliza esiste solo nell’immaginario collettivo delle sue amiche.
 
Di paola (del 15/01/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 23 volte)
Dopo la partenza di Lady Edwina, il compito di calmare, far mangiare, lavare e far addormentare Lawrence è pari ad una fatica di Ercole e lascia Laura e Sarah completamente spossate. Ma Laura deve finire il piano d’investimento Maddington e, mentre Sarah ripulisce le macerie lasciate da Lawrence, si siede al tavolo del piccolo studio, accende il laptop, sciorina tutti i documenti necessari e si concentra nel lavoro. E’ talmente assorta che lascia raffreddare la tazza di thè portatale da Sarah e non si accorge nemmeno del telefono che squilla. Solo quando Sarah la tocca leggermente su una spalla, si riscuote dalla trance lavorativa e riprende contatto con la realtà.
“Signora, c’è sua madre al telefono.”
“Oh, no! Non stasera ti prego. Dille che la richiamerò domani o uno di questi giorni.”
“Ci ho provato signora ma sua madre mi ha risposto che settimana scorsa lei ha detto la stessa cosa e poi non ha più chiamato.” risponde Sarah contrita. A Laura non resta che sollevare la cornetta del telefono e affrontare la tempesta.
“Oh, finalmente! Ho dovuto minacciare la tua cameriera per riuscire a parlarti. Dovresti vergognarti: non ti fai sentire da due settimane, potrei essere morta nel frattempo.”
“Mamma, ho avuto una giornata pesante, Edwina è appena stata qui e Lawrence mi ha portato sull’orlo della follia. E’ proprio necessaria questa conversazione?”
“Edwina? Lì? Perché? Che cosa è successo? Non mi dici mai niente!”
“Non è successo niente che tu non sappia già da me o dai giornali. Edwina voleva solo comunicarmi la sua opinione sulla situazione in corso.”
“E si sa quando tuo marito si degna di tornare a casa?”
“Sempre dopo la fine della quarantena. Come ti ho detto, non c’è alcuna novità. Lawrence ed io stiamo bene, tutto è tranquillo, a parte il fatto che stavo cercando di finire un lavoro per domani e quindi se non ti dispiace ...”
“Ma è mai possibile che quando ti chiamo hai sempre da lavorare? Perché non ti basta mai l’orario d’ufficio? Sei inefficiente o non riesci a farti dare il personale che ti serve?”
“Abbiamo perso un cliente, mamma. Te l’ho detto.”
“E tu devi fare gli straordinari perché avete perso un cliente? Mi pare il mondo alla rovescia. Ma non mi distrarre, ti ho chiamato per sapere se hai già avviato la pratica di divorzio e quale avvocato hai scelto. Papà dice che sarebbe meglio consultare Sullivan & Sullivan.”
“Quale pratica di divorzio? Di che cosa stai parlando?”
“Di quello che mi hai detto l’ultima volta che ho avuto il bene di sentirti.”
“Santo cielo! Stavo solo riferendo quello che Eliza mi ha consigliato. Non ho avviato un bel niente e non intendo fare niente finché Greg è bloccato in Sudafrica.”
“Ah. Peccato.” È la laconica risposta.
“Come, peccato?” chiede Laura stralunata, sperando di non aver capito bene.
“Di solito non approvo le idee e i suggerimenti delle tue amiche, ma in questo caso sono d’accordo con Eliza. La situazione è intollerabile e tu saresti un’irresponsabile se non procedessi all’istanza di divorzio.”
“Edwina mi ha appena diffidato dal farlo, richiamandomi ai miei doveri di moglie e madre. Mettetevi d’accordo.” ribatte Laura, pur sapendo che sua madre è totalmente immune al sarcasmo.
“Edwina è fuori dal mondo e come ben sai non ci parliamo dal giorno del tuo matrimonio. Matrimonio che – detto per inciso – ne’ io ne’ tuo padre abbiamo mai approvato, con buona ragione.”
“La tua opinione sul mio matrimonio mi è nota. Mi è nuovo invece questo tuo improvviso schieramento a favore del divorzio.”
“Non sono favorevole al divorzio tout court, ma abbiamo lottato per consentirlo proprio in casi come il tuo, per correggere errori che altrimenti ti rovinerebbero la vita.”
“Grazie, c’è ancora qualche insulto che vuoi riferirmi o ci salutiamo così?”
“Aspetta, quando viene a trovarci Lawrence? Non mi hai più fatto sapere niente.”
“Perché aspettavo che tornasse suo padre, ma stando così le cose vedo di organizzarmi per il prossimo weekend. Chiedo a Sarah se anche a lei va bene.”
“Perché? Che cosa c’entra Sarah?”
“Come ti dico ogni volta che ci sentiamo: Sarah è responsabile di Larry in mia assenza. Larry non va da nessuna parte senza di me o lei. E il far finta di non saperlo non cambierà le cose, ma aumenta la mia irritazione nei tuoi riguardi.”
“Non essere sciocca. Trovo solo irragionevole pagare la governante inutilmente.”
“Sarah non è pagata a cottimo e lascia a me la valutazione della sua utilità.”
“Come sei acida! Quando stavi con William non eri così acida. Tuo padre ed io ancora ci chiediamo per quale ragione lo hai lasciato, giacché da allora le cose sono andate di male in peggio. Spero solo che, quando tornerai libera, William non si sia stufato di aspettarti.”
“E come ti ripeto ogni volta che ci sentiamo, l’ho lasciato perché è un infedele cronico e pervertito che mi ha attaccato svariate malattie veneree, ha messo incinta una minorenne e ha sposato una pornostar trenta giorni dopo la rottura del fidanzamento.”
“Questo è quello che dici tu. Comunque mi risulta che il matrimonio con quell’attrice sia in via di annullamento proprio in virtù della sua ... ehm ... specializzazione.”
“Oh mamma, piantala! Willy aveva visto tutti i suoi film! Perché credi che l’abbia sposata? Ma questo non è il punto. Il punto è che, qualunque cosa succederà tra me e Greg, nulla potrebbe mai indurmi a ricadere nelle grinfie di William: piuttosto mi faccio monaca di clausura, sono stata chiara? Quindi tanto vale che la pianti di fare la femminista che non sei mai stata e mi esorti a salvare il mio matrimonio per il bene di Lawrence come si addice a una moglie e madre della tua generazione.”
Conclusa la telefonata nel modo burrascoso con cui era iniziata, Laura si accascia spossata sulla sedia e agita il mouse per risvegliare il laptop. Deve finire quel maledetto piano d’investimento prima di potersi abbandonare alle sue emozioni; deve concentrarsi. Ma un pensiero fugge e lievita leggero nell’aria tra la sedia e il laptop: Greg è l’unico che la difende nelle discussioni con sua madre; Greg è stato l’unico a capire la vera causa dell’abisso d’insicurezza in cui Laura era precipitata dopo la controversa rottura con William. Solo Greg ha la capacità di vedere le persone come sono veramente, oltre i travestimenti eretti ad affabulare il mondo. Da quando Greg è partito, è come se una parte di Laura fosse entrata in un coma da cui solo il ritorno di Greg la potrà risvegliare, come nelle fiabe della sua infanzia. E di fronte all’immagine di Marcia Barnes nelle vesti della matrigna cattiva, il pensiero scoppia come una bolla di sapone.
 
Di paola (del 08/01/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 19 volte)
Quando Laura svolta nel vialetto alberato di casa, la prima cosa che vede è il riflesso del lampione sulle cromature scintillanti della Rover 820Si BRG nella tonalità più scura del 1987, solidamente parcheggiata davanti al cancelletto del cottage. Al suo interno la sagoma impettita e perfettamente immobile di Finch, autista della famiglia Carter dagli anni settanta, figlio dell’autista che ha guidato con mano ferma il padre ed il nonno di Greg attraverso due guerre mondiali. Il cuore di Laura salta un battito e la salivazione si azzera mentre un sottile e fastidiosissimo sibilo le riempie le orecchie. Continuare a camminare in queste condizioni, tenendosi in equilibrio su tacchi di 10 cm senza mollare la valigetta, carica di tutto l’hardware e software necessario a finire il lavoro, che le sta togliendo la circolazione dal braccio destro è uno sforzo che la fa arrivare senza fiato davanti all’auto. Con il pretesto di salutare Finch, che con sorprendente agilità ed eleganza è già uscito dall’auto e la aspetta sull’attenti vicino alla portiera, Laura appoggia la valigetta per terra e solleva impercettibilmente un piede per consentire un micromovimento ristoratore alle dita prigioniere della scarpa.
“Buona sera Finch. Non vuole entrare?”
“Buona sera Lady Swanton. No, grazie, aspetto Milady qui.”
Sentirsi chiamare Lady Swanton la fa quasi scoppiare a ridere, considerando che il padre di Greg ha minacciato di diseredarlo all’annuncio delle nozze. La minaccia era stata prontamente ritirata all’annuncio della nascita di Lawrence, ma a parte Finch e Coldwell nessuno l’ha mai chiamata Lady Swanton, nemmeno se – tecnicamente - dalla morte del padre di Greg il titolo le spetterebbe. Ma poiché in ufficio si ignorano i titoli nobiliari e nessuna delle sue amiche ha il tipo di servitù ortodossa che ricorda ed onora le tradizioni, il titolo è automaticamente decaduto. Del resto è un titolo ormai vuoto di qualsiasi significato considerando che le terre da cui deriva sono passate almeno tre volte di proprietà negli ultimi cinquant’anni e la casa di famiglia cadrà in mano alle banche appena Lady Edwina Bennet-Carter lascerà questa valle di lacrime. Laura riprende la valigetta dalle solerti mani di Finch, che si era subito chinato a raccoglierla e, con un ultimo cenno di commiato, s’incammina verso la porta di casa, rassegnata all’inevitabilità del suo fato.
Il quale fato la attende in tutta la sua vetusta solennità nella poltrona di fronte al caminetto del salotto. Sarah, in completo formale da governante con tanto di crestina e grembiulino inamidato, ha dispiegato tutta l’ospitalità possibile su milady e una versione di Lawrence impeccabilmente strigliato, pettinato e imbalsamato nel completo Eton comperato ad esclusivo beneficio delle visite alla nonna, siede paralizzato dal terrore sullo sgabello ai piedi della dama. Dire che lady Edwina Bennet-Carter vive nel passato sarebbe come dire che Norma Desmond ha una villa con piscina a Beverly Hills. E’ più accurato dire che il mondo è erroneamente finito nel futuro senza che Lady Edwina lo abbia ordinato e questa incredibile mancanza di rispetto rende Lady Edwina comprensibilmente contrariata. Infatti, ora squadra la valigetta di Laura con palese disgusto, tanto che Sarah si affretta a toglierla dalla sua vista. Tolto il cappotto, anche il tailleur-pantaloni di grisaglia incontra la muta disapprovazione di milady e a Laura non resta che sedersi compostamente sull’altra poltrona. Lawrence si precipita tra le sue braccia senza dire una parola e Laura sente il suo cuoricino impazzito attraverso il contatto con la rigida stoffa del completo.
“A che dobbiamo quest’onore, Edwina?” esordisce Laura senza preamboli.
“Eliza mi ha chiamato ieri e mi ha descritto uno stato di cose alquanto singolare, di cui sono venuta a chiedere conferma.” Risponde Lady Edwina altrettanto diretta e poi si rivolge a Lawrence.
“Giovanotto, puoi andare. Mamma ed io adesso vogliamo parlare da sole.”
Laura sente tutti i muscoli del piccolo distendersi e il cuoricino tornare a battere un solido e rassicurante ritmo. Larry si divincola dalle braccia di Laura e corre tra quelle di Sarah. Solo quando i due sono usciti e la porta del salotto è stata richiusa, Lady Edwina riprende a parlare.
“Secondo Eliza staresti considerando l’opportunità di chiedere il divorzio da Gregory; quanto c’è di vero in quest’opinione?” dice con un tono che riesce ad essere tagliente e minaccioso allo stesso tempo. Laura non batte ciglio e risponde con altrettanta determinazione.
“Giacché è stata proprio Eliza a consigliarmi questa strada, non posso che confermare quanto ti è stato riferito. E’ tutto?”
“Certo che no!” ribatte Lady Edwina annaspando dallo sdegno. “Forse per la vostra generazione il divorzio è un’occorrenza da adottare alla prima divergenza d’opinioni, ma nella nostra famiglia un simile scandalo non può essere tollerato.”
“La divergenza d’opinioni cui ti riferisci intrattiene da un anno una relazione adultera con mio marito, i cui dettagli sono stati ampiamente resi pubblici nell’ultimo mese.” ribatte Laura con insolito sarcasmo. “Ma non ho avuto l’onore della tua presenza, ne’ tantomeno della tua simpatia in occasione di quello scandalo.”
“E perché mai dovrei dare retta alle illazioni di certa stampa scandalistica che nemmeno leggo? Appena Gregory tornerà in patria, farà pubblicare una smentita e farà in modo che la signorina Barnes torni nella cloaca da cui è emersa. Tu invece stai facendo una tempesta in un bicchier d’acqua.”
“E questo da che fonte lo hai appreso? Hai avuto contatti recenti con Gregory?”
“Non ho bisogno di avere contatti con mio figlio per sapere come si comporterà. Sono invece molto delusa e amareggiata nel costatare che sia tu che Eliza non possedete nemmeno un briciolo di buon senso. Divorzio! Santo cielo, se dovessimo divorziare ogni volta che una sgualdrinella scodinzola intorno ai nostri uomini faremmo prima a non sposarci affatto. La vostra generazione è troppo egoriferita, questo è il vero problema.”
“Quando dici egoriferita spero ti riferisca a Greg. E’ lui che ha lasciato il tetto coniugale per seguire le sue passioni personali, di qualunque natura esse siano. Io invece sono rimasta qui ad occuparmi di nostro figlio e della casa, da sola.”
“Mia cara, Swanton buonanima ha passato più tempo al club che a casa. Non l’ho mai considerato un abbandono del tetto coniugale, semmai una squisita cortesia da parte sua. In quanto a te, stai solo facendo il tuo dovere materno e se fossi meno egoriferita sapresti che il tuo dovere coniugale è quello di sostenere tuo marito e non la stampa scandalistica. Questo è tutto. Ora desidero tornare a casa.” conclude Lady Edwina alzandosi. A Laura non resta che scortarla fino alla porta d’ingresso dove Sarah e Lawrence la aspettano per salutarla, impettiti come Finch davanti alla portiera aperta della Rover.
 
Di paola (del 01/01/2012 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 51 volte)
La mail guarda Laura con la crudele indifferenza dell’informazione digitale. Una semplice linea di testo: Helvetica 10 per la precisione. Potrebbe contenere qualsiasi significato e Laura si sofferma a calcolare la probabilità statistica che contenga una buona notizia. Considerando che è stata inviata da Evelyn, contiene Amber nel campo ‘cc’ e Maddington nel campo ‘re’ la probabilità è una su un milione.
Laura scrolla il mouse si lascia sfuggire un’esclamazione di stupore. Prima che la ragione entri in circolo, l’istinto ha già sollevato la cornetta del telefono e digitato il numero di Evelyn.
“Come sarebbe a dire che devo fare il piano d’investimento Maddington per l’anno prossimo? L’anno prossimo la Maddington non è più nostro cliente!"
“E’ previsto dal contratto.” gracchia Evelyn dalla cornetta.
“Ma è assurdo! Significa regalare alla concorrenza i nostri accordi commerciali e la nostra strategia aziendale dell’anno prossimo! Facciamo prima a spedire il piano direttamente all’agenzia che seguirà la Maddington dopo di noi. A proposito, si sa già chi è?”
“Ufficialmente no ma in giro si dice Whithestone o EMR. Che differenza fa?”
“A questo punto, nessuna. Farò una copia del piano di quest’anno cambiando le date.”
“Non provarci nemmeno, il contratto prevede una penale per il mancato o inadeguato adempimento dei lavori concordati e Violet conosce le virgole del piano di quest’anno a memoria.” conclude Evelyn perentoria e tronca la comunicazione lasciando Laura con la spiacevole sensazione di disagio che contraddistingue ogni loro conversazione da qualche tempo, per essere precisi dal momento in cui il comunicato stampa della Maddington ha reso pubblica l’insoddisfazione per la gestione del conto. E come al solito tocca a Laura ricucire lo strappo e riportare il treno deragliato sui binari della normalità mentre Amber e Evelyn sono assiduamente impegnate a salvarsi il culo.
Laura scrolla la lista dei files e recupera il piano Maddington del 2011, poi apre il documento di briefing e comincia pazientemente a prendere appunti, continuando fino a che il reminder automatico per la riunione di debriefing non inizia a lampeggiare. Con un sospiro raduna i documenti necessari e si presenta nella sala riunioni prescritta. Ovviamente non c’è ancora nessuno ma Laura sa bene quello che ci si aspetta da lei, per cui si siede e rivede i suoi appunti fino al momento in cui Amber ed Evelyn fanno il loro ingresso, un quarto d’ora dopo.
“Bene, - esordisce Amber – quali sono le richieste per l’anno prossimo?”
“Quelle dell’anno scorso – risponde Evelyn. “5% di incremento del ROI a parità di investimento e 10% di incremento con 5% di extra.”
“Il che è palesemente impossibile.” conclude Amber. Laura reprime a stento un moto di stizza e alza una mano per intervenire. Quando parla, la sua voce è controllata ma fremente.
“Veramente, se consideriamo che la base dell’ROI è più alta dell’anno scorso perché quest’anno l’ottimizzazione dell’investimento da noi proposta non è andata a buon fine, il 5% di extra non è affatto irraggiungibile: basta solo implementare le decisioni dell’anno scorso. Inoltre 5% d’investimento supplementare è sufficiente per reclamare uno scaglione superiore di sconto fiscale con le norme approvate lunedì, il che porterebbe molto facilmente all’incremento di ROI richiesto nella seconda ipotesi. In realtà gli obiettivi non sono per niente ambiziosi: mi sto chiedendo se questo briefing non nasconda qualche trabocchetto.”
Amber ed Evelyn si guardano senza parlare e soprattutto senza capire.
“In che senso trabocchetto?” chiede Evelyn sospettosa.
“Beh, mi pare evidente che se il nostro piano d’investimento basato su questo briefing sarà eseguito dai nostri concorrenti, non sarà difficile per loro dimostrare che la loro ottimizzazione è almeno pari se non superiore alla nostra. Anche un bambino riuscirebbe a portare a casa almeno 1% in più degli obiettivi.”
“Va bene, vuol dire che Violet sta ponendo le condizioni per giustificare la sua gestione al prossimo consiglio d’amministrazione.” Ribatte Amber. “Ma non è un trabocchetto.”
“Lo è se Violet applica la clausola del contratto che prevede penali in caso di mancata o incompleta applicazione degli sconti fiscali previsti per legge al momento del briefing e il briefing ha la data di lunedì: lo stesso giorno dell’approvazione delle nuove norme.” risponde Evelyn e guarda Amber con un sorriso che vorrebbe essere astuto, ma riesce solo ad essere volgare. Amber la guarda senza espressione e si rivolge a Laura.
“Quindi che cosa ci consigli di fare?”
“Dobbiamo rispondere con un piano che assicuri i livelli richiesti e la cui esecuzione sia garantita a prescindere dall’agenzia che lo eseguirà, ma possiamo anche indicare un livello più ambizioso, che metta in difficoltà la nuova agenzia. In questo caso dobbiamo assumerci l’onere di onorare la proposta in caso l’agenzia entrante sia incapace di eseguire il piano, quindi dovete decidere voi fino a che livello ci possiamo permettere di rischiare.”
Le decisioni non sono mai state il forte di Amber, che quindi gira lo sguardo su Evelyn, la quale sta ancora assorbendo la dichiarazione di Laura cercando di non farlo capire. Laura si morde le labbra per non ridere: in questo momento le due sembrano la versione femminile di Stanlio e Ollio. Non è un caso che il soprannome di Amber sia Mantide Religiosa, in quanto a Evelyn, il soprannome più gentile che si sussurra nei corridoi è Balena.
Evelyn stringe gli occhi a fessura e Laura sente arrivare la freccia prima ancora che la voce di Evelyn cominci a sibilare.
“Semplice. Fai alternative ad incrementi progressivi del 2% fino a che non raggiungi il massimo livello di rischio che la Fed ci copre. Domani decidiamo quale presentare.”
“Domani? Ma come faccio? Non ho nemmeno un assistente!” protesta Laura indignata al palese abuso di potere.
“Hai un laptop. Usalo.” È la risposta di Evelyn. Amber la guarda senza espressione e Laura si rende conto che anche lei ha paura di Evelyn, come tutti. Non le resta che raccogliere tutta la sua dignità insieme ai documenti e lasciare la sala riunioni. Sulla porta però si gira e dice soavemente: “Il fatto che nessuno ti dica che sei una stronza non denota la tua virtù, ma solo la nostra buona educazione. Buona sera.”
 
Di paola (del 25/12/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 27 volte)
Mentre Sarah sta ordinando il suo sandwich da Bell’s, Eliza Bennet ha appena concluso la quotidiana riunione di redazione e si accascia sulla sedia ergonomica. Ci vorrebbe proprio una sigaretta, pensa desolata pescando l’immancabile liquerizia nella tasca della giacca. Grazie all’ennesima notte brava dell’erede al trono e alle ultime rivelazioni-shock sul decesso di Amy Winehouse, l’affaire Carter-Barnes è uscito definitivamente dal menabò di stampa e dall’edizione online. Amy rivolge una silenziosa preghiera di ringraziamento a Sant’Harry e Santa Amy senza i quali la situazione si sarebbe fatta davvero precaria, poi si concentra sulle prossime mosse. La cupola non ha prodotto idee degne di essere prese in considerazione ed Elly si chiede con amarezza se Megan e Amy non stiano perdendo colpi con l’età che avanza inesorabile. Per inevitabile associazione d’idee scruta pensierosa la sua faccia nello specchio e si chiede se è il caso di refillare il botox e a quel punto ha l’illuminazione che cercava. Ma certo! Una serie di weekend rigeneranti nel centro benessere Aveda con le amiche è quello che ci vuole per distrarre Laura e dare filo da torcere ai giornalisti, se solo Basil potesse organizzare le sue battute di caccia negli stessi giorni e a walking distance da Aveda. Elly apre l’agenda elettronica e, dopo uno scrupoloso controllo dei weekend fino a Natale, alza il telefono e compone il numero di Basil. La trattativa è rapida e soddisfacente come sempre e ad Elly non resta che prenotare i trattamenti da Aveda e spedire una lunga serie di inviti ad altrettanti conoscenti prima di chiudere il PC per la giornata e scendere in garage a riprendere la Mini Morris. Il suo dito è sul tasto recall di Laura appena la porta del garage si apre e la Mini Morris balza fuori terrorizzando i radi passanti come al solito.
“Laura, hai impegni per il prossimo weekend? ... E tra due? ... Ascolta, ho deciso che è ora di dare una rinfrescata al nostro look e ho prenotato Aveda a weekend alterni da qui a Natale. Naturalmente ho invitato anche Amy e Megan e – tu non ci crederai – Basil ha deciso di riaprire il capanno di caccia proprio il prossimo weekend, quindi non siamo nemmeno obbligate a restare al centro il sabato sera ma possiamo andare a cena da me. ... Sì, certo che ci saranno anche gli amici di Basil. ... No, certo che non inviterà William, per chi mi prendi? ... Allora, siamo d’accordo?”
All’altro capo del telefono Laura tenta qualche debole protesta ma Elly è implacabile.
“No, per favore, non tirarmi fuori la scusa dei soldi. Nell’ultimo anno non hai comprato nemmeno un vestito e hai fatto una vita da reclusa ... No che non ti faccio i conti in tasca ... E basta con questa storia del lavoro! ... Senti, mi hai stufato, facciamo una scommessa: se ti licenziano entro sei mesi, ti rimborso tutti i weekend al centro Aveda da qui a Natale, OK? ... D’accordo? ... Guarda, dammi il tempo di arrivare a casa e te lo metto in una mail che mando in cc anche ad Amy e Megan. E non voglio più sentire storie! ... Sì, certo che ti voglio bene, disgraziata. ... ma di niente, figurati, ciao.”
Terminata la conversazione con Laura, Elly chiama il numero di casa per parlare con la governante.
“Masters, il signor Bennet vuole riaprire il capanno per questo weekend, ci pensa lei? ... Benissimo ... Sì, i soliti invitati ma tenga conto che sabato sera ci saranno quattro persone in più ... Mi raccomando, controlli la lista e tenga conto che i Cooper sono personae non gratae. Il resto lo discutiamo quando arrivo ... Grazie Masters, sarò a casa tra un quarto d’ora al massimo.” 
Il più è fatto. Convincere Megan e Amy sarà facilissimo, soprattutto con la prospettiva di cenare con una selezione di scapoli tra i più ambiti della nazione. Vero è che Amy intrattiene una relazione alquanto singolare con Angus Green da ormai quattro anni, ma la parola matrimonio non è ancora stata pronunciata e per quanto riguarda Elly, finché non si è fidanzati si è liberi di frequentare chiunque ad oltranza. Tra l’altro, Angus non è proprio quel che si dice un partito promettente: rientra nella categoria di spensierati eterni ragazzi immaturi a cui appartiene William Cooper e purtroppo anche Gregory Carter.
Elly sospira pensando a Greg: si conoscono da quando erano bambini e già allora il suo carattere prometteva solo disgrazie alla sfortunata che lo avrebbe sposato. Il fatto che Elly abbia lasciato una persona deliziosa come Laura legarsi per la vita a Greg senza nemmeno tentare di dissuaderla è una cosa che ancora non si perdona. Forse per questo si è presa così a cuore la situazione e adesso si sta facendo in quattro per tirare Laura fuori dai guai ed espiare così la sua colpa originale. Certo, il divorzio è una prospettiva inaccettabile ma il comportamento di Gregory ha passato ogni ragionevole limite e a questo punto, per quanto inaccettabile, la richiesta di divorzio è un atto dovuto da parte di Laura. A parte ciò, c’è sempre la speranza che un’istanza di divorzio sia terapeutica e convinca Greg a crescere e ad assumersi le proprie responsabilità. A questo punto Elly ha la seconda illuminazione della giornata e nell’entusiasmo passa col rosso schivando per un pelo una BMW che inchioda con un lungo gemito dell’ABS.
Incurante del coro di clacson che accompagna l’attraversamento dell’incrocio, Laura cerca un numero nelle viscere dell’agenda elettronica: un numero che giace inchiamato da almeno un anno. Il telefono squilla cinque volte prima che una profonda voce maschile annunci: “Residenza Carter, chi devo annunciare prego.”
“Buona sera Coldwell. Eliza Bennet.”
“Lady Bennet, che insperato piacere. Milady sarà felicissima di parlare con lei. Abbia la cortesia di attendere.”
Elly sorride divertita. Quanti anni avrà Coldwell? Aveva già i capelli bianchi quando Greg andava alla scuola materna; a occhio e croce ha superato la boa degli ottanta. Se Eddie è nel salotto giallo, ci vorrà almeno un quarto d’ora prima che risponda.
Infatti, Elly fa in tempo ad azionare il meccanismo di apertura del cancello di casa quando la temibile voce della madre di Greg, nonché zia di Basil, Lady Edwina Bennet-Carter, rimbomba nell’abitacolo.
“Eliza! Che cosa ha combinato quel disgraziato di Basil questa volta?”
Elly deglutisce e fa un profondo respiro prima di rispondere. Sarà una conversazione irta di ostacoli.
 
Di paola (del 18/12/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 22 volte)
Sarah ha appena lasciato Lawrence alla scuola materna e si affretta a tornare a casa per stendere il programma della giornata. La sua pur breve assenza ha lasciato uno strascico di lavoro incompiuto o malamente eseguito dalla ragazza mandata dalla signora Bennet: Sarah deve ricordarsi di parlarne alla governante di casa Bennet e soprattutto deve trovare il modo di parlare con Jack, sia pure in luogo pubblico, del futuro della loro relazione. Il suo biglietto infatti ha sollevato una speranza lieve come il battito delle ali di una farfalla, che da ieri sta danzando nel subconscio di Sarah. Ma si tratta di una speranza così assurda, così inverosimile che Sarah non osa lasciarla libera di scorrazzare nella sua coscienza. Si deve concentrare, come un equilibrista sul filo, guardare avanti, respirare regolarmente e muovere un passo alla volta. Per cui si costringe a seguire la sua routine giornaliera e solo quando ha finito tutto il lavoro domestico arretrato si concede di andare in centro a fare la spesa. Lascia volutamente il macellaio per ultimo; quando entra nel negozio affollato, ha la certezza che anche Jack sta camminando su un filo molto sottile e la speranza batte le ali più forte.
“Buongiorno Sarah, in che cosa posso servirti?” chiede Jack compunto e con la coda dell’occhio registra i movimenti dei clienti che si sono improvvisamente congelati ed ora si accomodano per osservare bene la scena.
“Buongiorno Jack. Hai per caso del filetto di vitello? Poi mi serve mezzo chilo di macinato magro e un etto di quel prosciutto nuovo che avevi settimana scorsa, mi sfugge il nome.”
Jack annuisce e si affretta ad eseguire l’ordine. Poi, con un tono che vuole essere casuale e riesce solo a far drizzare le antenne ai pochi clienti ancora distratti: “Era buono il roastbeef che ho mandato ieri?” chiede e i suoi occhi chiedono molto di più. Sarah sorride e risponde calma e controllata: “Oh, sì, grazie. Il migliore che abbia mangiato in settimane. Mi devi promettere che me ne metterai via un paio d’etti ogni volta che ne hai. D’accordo?”
“Certo, con piacere!” esclama Jack con un entusiasmo che fa repentinamente tossicchiare un paio di signore. Sarah guarda ostentatamente l’orologio e annuncia: “Mi mandi tutto a casa prima delle sei? Adesso devo scappare altrimenti non farò in tempo a mangiare nemmeno un boccone prima di andare a prendere Lawrence. Con tutto quello che c’era da fare in casa ho saltato il pranzo e ora non mi resta che fare uno spuntino veloce da Bell’s.”
Jack assorbe l’informazione insieme a tutti i clienti e Sarah ha la matematica certezza che fra meno di un quarto d’ora Bell’s sarà affollato più di Harvey Nichols durante i saldi. Dominando un sorriso malizioso, allunga il passo e si aggiudica il tavolino più in vista dietro la vetrata di Bell’s. Mary, la cameriera, arriva subito al tavolo con un gran sorriso.
“Ciao Sarah, sei tornata? Che cosa ti porto? Il piatto del giorno è tofu piccante con germogli di soia e fagiolini.”
Bell’s deve la sua esistenza alla caparbietà di Amy Bell, che si ostina a servire esclusivamente spuntini vegetariani, tisane, thè verde e pasticceria biologico-dinamica ad un pubblico sempre più sparuto. Fortunatamente i suoi cosmetici naturali e i trattamenti anti-age a base di erbe hanno una clientela fissa e affezionata che compensa le perdite del ristorante e consente ad Amy uno stile di vita decoroso. Sarah declina l’offerta del tofu e ripiega su un più neutrale sandwich al formaggio di capra e miele selvatico, poi si accomoda in attesa degli eventi. Come previsto, nel giro di pochi minuti il campanello della porta d’entrata ha già suonato almeno una dozzina di volte e quando Jack arriva trafelato si trova davanti tutte le comari del paese che fingono di interessarsi alla composta di rabarbaro e chiedono informazioni sui biscotti di farro alla sempre più stralunata Mary. Jack sospira rassegnato e si avvicina al tavolo di Sarah come un condannato alla gogna.
“Proprio qui?” le sussurra e poi ad alta voce: “Mi permetti di tenerti compagnia?”
Sarah sorride e indica la sedia davanti a lei. Dopo aver goduto della sua espressione costernata durante la consultazione del menù, che si conclude con l’ordinazione di un caffè d’orzo e una fetta di torta integrale alle uvette, decide che il supplizio è durato abbastanza.
“E’ il mio locale preferito.” dice con deliberata lentezza guardando Jack fisso negli occhi. “Qui mi sento bene. Forse lo troverai stupido, ma quando sono qui ho come la sensazione di essere al sicuro, protetta, con la certezza che non mi può succedere niente di male.”
“No, no, ti capisco.” si affretta a confermare Jack mentre almeno quindici paia di occhi seguono ogni suo movimento e quindici paia d’orecchie non perdono una battuta. “E’ quello che dice sempre anche mia madre. E’ merito della signora Bell: i suoi trattamenti hanno del miracoloso. L’anno scorso mi ha dato una tisana per una ferita infetta che non voleva guarire e nel giro di due giorni si è perfettamente rimarginata.”
“Noi usiamo le sue pomate per le scottature: basta un’applicazione per non sentire più il dolore.” ribatte Sarah amabilmente.
A quel punto anche le comari più incallite devono arrendersi e lasciare il negozio, cariche di barattoli che finiranno nella prima riffa di beneficienza. Sarah aspetta che il locale torni al suo stato abituale di silenzio prima di parlare di nuovo.
“Ti ringrazio Jack. Voglio credere che tu sia veramente pentito e del resto non sono stata completamente onesta con te perché non ti ho detto qualcosa di me che a questo punto devi sapere. Ho fatto un voto di castità. Non potrò mai essere tua moglie o la tua amante.”
Jack quasi stritola la tazza del caffè nelle sue mani grosse come badili. Grosse gocce di sudore gli imperlano la fronte.
“Non importa Sarah. Non importa. Io non cerco un’amante. Io voglio stare con te. Quello ... quello che è successo l’altra volta ... è ... difficile ... io non volevo ... ma loro … mi hanno detto che alle ragazze piace essere prese con la forza ... e io ci sono cascato ... e ... ho rovinato tutto. Ma io ... io non sono così ... io non sono come gli altri ... capisci quello che voglio dirti?”
La farfalla comincia a volare libera nello stomaco di Sarah.
“Non so se capisco esattamente quello che vuoi dirmi, Jack.” dice piena di tenerezza. “Ma non c’è fretta. Tu hai capito che cosa vuol dire voto di castità?”
Jack annuisce e deglutisce ripetutamente. “Sì, certo, come le suore ... cioè ... insomma ...”
“Come le suore, Jack. Se tu mi prometti di proteggere il mio voto, io proteggerò il tuo segreto, quello che ti fa diverso dagli altri uomini. Siamo d’accordo?”
 
Di paola (del 11/12/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 69 volte)
“Ma perché sei così ossessionata? Sai bene che non ti licenzieranno mai!”
Eliza e Laura stanno pranzando insieme come ogni settimana nel bistrot alla moda del momento e, come ogni settimana, Elly ordina il caffè senza aver toccato la sua insalata.
“Levami una curiosità, mangi mai qualcosa tu?” chiede Laura, che ha finito il suo panino e ora attacca la macedonia. Elly alza le spalle: “Occasionalmente, quando non posso proprio farne a meno. Ma non sviare il discorso. Dovresti canalizzare le tue energie fuori dal tuo lavoro che – ti ripeto – non è in pericolo.”
“Come fai ad essere così sicura, mi chiedo. Sai qualcosa che io non so?”
“Abitualmente sì, in questo caso non so nulla di più di quel che sai tu e proprio per questo ti dico che non hai niente di cui preoccuparti. Si sa che il primo giro di licenziamenti riguarda solo quei lavativi che tra vacanze, maternità, malattie e congedi vari non hanno mai lavorato un giorno in vita loro ma hanno santi in paradiso. Santi che gli hanno girato le spalle appena l’aria è cambiata. Vero o no?”
Suo malgrado Laura deve annuire. Eliza continua implacabile:
“Nel secondo giro verranno eliminati tutti i ladri che hanno dissanguato l’agenzia, forti di protezioni meno effimere, ma troppo stupidi per rendersi conto che in questo momento l’amministrazione ha cominciato a contare anche le graffette e che quindi continueranno a rubare finché non saranno colti in flagrante. Vero o no?”
Laura continua ad annuire e le scappa una mezza risata. Elly ha ragione, come sempre.
“Nel terzo giro andranno via tutti quelli che rendono meno di quel che costano e tu mia cara non appartieni nemmeno a questa categoria. Senza contare che il tuo livello di stipendio comporta una buonuscita esagerata, per cui il direttore finanziario si taglierà un’orecchia piuttosto che pagare gente come te. No, mia cara, sei in quel che si dice la classica botte di ferro.” conclude trionfalmente Elly portando la tazzina del caffè alle labbra in un unico gesto fluido ed elegante.
“Ma certo, in quelle botti di ferro che vengono rosolate a fuoco lento. La campagna di Amber per rendermi la vita impossibile è già cominciata. Ho già visto questo film: ti ricordo che sono sopravvissuta a tre recessioni e ne porto ancora i segni.”
Recessione: la parola d’ordine che i governi tirano fuori ogni volta che le banche hanno sperperato tutta la liquidità a disposizione e hanno bisogno di più roba per soddisfare la loro sete perenne. Laura conosce a memoria i passi di danza che seguono la prima dichiarazione di crisi finanziaria e la perdita di un cliente come la Maddington è l’equivalente di una recessione per il microcosmo dell’agenzia in cui Laura lavora. Ma la conoscenza del futuro non le dà alcuna tranquillità, al contrario! I giri di licenziamenti così accuratamente descritti da Eliza si trasformano in una spirale ascendente di delirio lavorativo per i superstiti, costretti ad addossarsi anche il lavoro dei licenziati e contemporaneamente a contribuire alla ricerca spasmodica di nuovi clienti per colmare il buco nel bilancio. Ovvero: niente permessi, disponibilità 24/7, riunioni fino a mezzanotte, sabato e domenica compresi.
“Mi dispiace – continua Laura – ma non ho alcuna intenzione di finire nel tritacarne. Se non mi licenziano entro Natale mi licenzio io. Non sono ne’ psicologicamente ne’ fisicamente in grado di contemplare l’idea di dover lavorare fino a notte fonda finché non arriva un nuovo cliente a rimpiazzare la Maddington: ho già dato.”
“E quale sarebbe il tuo piano?” chiede Elly battagliera. “Sentiamo un po’.”
“Ci sto pensando.“ risponde Laura colta in flagrante. “Per adesso ti basti sapere che Sarah mi ha giurato eterna fedeltà anche a stipendio ridotto.”
“Un nobile gesto, ma non risolve il problema primario, giacché non si può far conto su Greg e anche gli avvocati andranno pagati.” conclude Elly guardando l’orologio. Laura capisce l’antifona e si alza. Le amiche si accomiatano senza il calore abituale.
Sarebbe tutto molto più semplice – pensa Laura mentre torna in ufficio - se riuscisse a cambiare settore di lavoro. Se riuscisse a staccarsi per sempre da quel mondo fatto di castelli di carte e trame occulte, anche se questo comporterà sicuramente una diminuzione del suo potere d’acquisto attuale. Ma qual è il valore monetario di non dover più interagire quotidianamente con la gang di Prozac-dipendenti isteriche di cui Evelyn, Amber e Violet sono gli alfieri, magari di non dover più nemmeno prendere il treno tutti i dannati giorni feriali? E che possibilità reali ci sono di trovare un lavoro in un altro settore, magari in paese o comunque ad una distanza accettabile da casa? Se solo Laura avesse un minimo di cultura botanica potrebbe convertire il giardino in un orto biologico, allevare galline e vendere verdure e uova al mercato del sabato. Ma siccome non sa distinguere il basilico dalla menta questa è chiaramente una strada a fondo chiuso. Forse basterebbe fare una ricerca delle piccole agenzie locali che hanno nella lista clienti solo produttori etici, peccato che nessun vero produttore etico metterebbe mai piede in un’agenzia per farsi promuovere. OK, allora semplicemente ditte che vogliono acquisire l’immagine di produttori etici. Quelle hanno sicuramente bisogno di un’agenzia e si postula che l’agenzia sia situata in una fattoria convertita ben lontana dalla city per essere credibile. Un paio di nomi emergono dal subconscio e galleggiano nel mare dei suoi pensieri come piccoli tappi di sughero. Google search, mail, call-back: al massimo un’ora di tempo. Si può fare, decide Laura e appunta per sicurezza nell’agenda elettronica un appuntamento-fantasma all’ora di pranzo di domani, quando nessun collega ha diritto di romperle i coglioni e nessun cliente si aspetta che lei risponda al telefono: una bellissima convenzione in via di estinzione, da sfruttare finché dura.
Quando la lunghissima serie di obblighi, impegni e appuntamenti del pomeriggio finalmente le consente di correre a prendere un treno tardivo, Laura si ritrova a fare i conti con la consapevolezza di trovarsi di nuovo prigioniera di una relazione impossibile e di un lavoro disumano, paralizzata dal terrore di perdere tutto quello che ancora le rimane: Lawrence, la casa e il denaro che ha messo da parte per fronteggiare le emergenze, come il divorzio che sembra ormai inevitabile. Basta una sola mossa sbagliata e tutte le sue sicurezze crolleranno come in un gioco di Mikado.
 
Di paola (del 04/12/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 31 volte)
Sarah e la signora Carter siedono al tavolo della cucina con due tazze fumanti di thè e il giornale spiegato tra loro, immerse nella calma che segue il quotidiano rituale preposto a far dormire Lawrence. Sarah è felice di essere tornata in quella che considera sempre più la sua casa, anche se la sua assenza è stata solo di pochi giorni e al rientro la situazione che l’aveva costretta all’assenza non è affatto migliorata.
La notizia dell’epidemia di (presunta) febbre gialla nel campo della spedizione del signor Carter è solo un trafiletto in una pagina interna, ma è bastata a far riprendere l’assedio dei giornalisti e le chiacchiere delle comari. L’unica nota positiva di tutta la frenetica giornata è il mazzo di fiori con allegato bigliettino di scuse da parte di Jack, che Sarah ha trovato davanti alla porta di servizio insieme al roastbeef ordinato prima della sua partenza. Nel biglietto, Jack dichiara il suo pentimento offrendosi come chaperon di Sarah in ogni occasione sociale da lei prescelta per debellare qualsiasi maldicenza sul suo conto e dimostra così di avere un cuore e una coscienza ben più nobile dei borghesi del paese.  
Le scuse di Jack non potevano arrivare in un momento più propizio: la signora Carter ha profonde occhiaie e sembra invecchiata di colpo. La notizia dell’epidemia l’ha naturalmente sconvolta ma Sarah sente che sotto la notizia pubblicata dal giornale c’è molto altro di non detto ed è di questo altro che la signora adesso vuole parlarle. Infatti comincia a parlare con un lungo sospiro.
“Sarah, non so da dove cominciare. Le cose vanno male sia al lavoro che qui. Talmente male che non so se potrò permettermi di vivere in questa casa e di potermi permettere una governante residente, nel prossimo futuro.”
Sarah, che si era aspettata qualcosa del genere, non si scompone e guarda la signora con tranquilla serenità.
“Quanto prossimo è questo futuro?” chiede con il massimo distacco di cui è capace.
“Dopo Natale.” Annuncia la signora Carter gravemente e continua. “Sai che abbiamo perso un grosso cliente in agenzia e le teste stanno cominciando a cadere. Il mio contratto prevede quattro mesi di preavviso e mi aspetto di ricevere una lettera di licenziamento alla fine del mese. Indipendentemente da ciò, si rende necessario che io avvii una pratica di divorzio e questo può avere conseguenze logistiche e finanziarie inaspettate. In ogni caso, dal momento del licenziamento, non avrei più ne’ la possibilità ne’ la necessità di una governante residente che si occupi di Lawrence.”
Sarah cerca di rimanere impassibile. Aveva calcolato la possibilità di un disastro finanziario, ma non quella di un divorzio. Decide di ignorarla e di concentrarsi sull’ostacolo principale.
“Con rispetto parlando, signora, avevo considerato questa possibilità dal momento in cui mi ha reso partecipe della decisione della Maddington e pertanto ho avuto tempo di pensare ad una possibile soluzione.” Dice cercando di dominare le emozioni che le affollano la mente. Lo sguardo interrogativo e francamente sorpreso della signora Carter le infonde abbastanza coraggio da continuare.
“Veda, signora, la situazione non è migliore per me. Le posizioni di governante residente sono sempre più scarse da quando c’è la recessione e molte famiglie abbienti hanno dovuto mandare via gran parte del personale. Inoltre, la signora Brown mi ha chiesto più volte di andare a lavorare per lei e infine, se mi perdona la franchezza, penso che l’educazione e lo sviluppo di Lawrence potranno trarre più beneficio dall’esperienza e dalla professionalità di una governante come me accanto all’indispensabile presenza di sua madre. Specialmente – aggiunge con un lampo di genio - se l’assenza del signor Carter è destinata a diventare ... permanente.”
Negli occhi stanchi della signora Carter appare un luccichio divertito. “Se stai cercando di dirmi che sarei un disastro come madre a tempo pieno non farti problemi. Lo so anch’io ma non è questo il punto. Non posso pretendere che tu lavori senza stipendio.”
“E perché no?” esclama Sarah con slancio. “In questa casa non mi manca nulla. Il mio stipendio è quasi tutto depositato in banca: non riesco a spenderne nemmeno un quarto. Non ho uno stile di vita stravagante e posso permettermi di guadagnare meno o niente del tutto per un po’. Posso chiedere alla signora Brown di lavorare part-time, solo mentre Lawrence è alla scuola materna e l’anno prossimo andrà comunque in prima elementare; si tratterebbe di far fronte al periodo tra gennaio e settembre. E lei potrebbe trovare un altro lavoro nel frattempo, mentre se dovesse occuparsi a tempo pieno di Lawrence non ne avrebbe la possibilità.” dice tutto d’un fiato e si ferma solo quando nota lo sguardo stralunato della signora Carter.
“Sarah, sono confusa. Ti ringrazio ma sai bene che non posso accettare la tua offerta. Sai che cosa si dice in giro di noi due oggi, come pensi che potremmo sopravvivere ai pettegolezzi se si venisse a sapere che non ti pago e che sei costretta a lavorare da Megan per mantenere me e Lawrence? Inoltre, so benissimo come sai anche tu che Megan non è l’unica ad averti offerto un lavoro. Sia la Lloyd che la von Trapp ti hanno offerto il doppio di quello che prendi qui per occuparti dei loro figli.”
E’ la volta di Sarah di sorridere con gli occhi. Tira fuori dalla tasca del cardigan il bigliettino di Jack e lo mette sulla tavola, sopra il giornale.
“Il mio supplizio di due settimane fa non è stato invano. Da ora in poi non ci saranno più pettegolezzi. In quanto ai nostri accordi finanziari, nessuno è tenuto a conoscerli. Infine, non c’è alcuna somma in denaro che potrebbe convincermi ad andare a lavorare per la signora Lloyd o Lady von Trapp. Non ho nessuna intenzione di farmi maltrattare da isteriche arroganti schiave del Prozac, ne’ dai loro marmocchi viziati e maleducati – con rispetto parlando. Piuttosto sposerei Jack, se questo sacrificio si rendesse necessario per farmi restare qui. Signora, la prego di capire che questo è il primo impiego in cui mi trovo bene, questa è la prima casa in cui mi sento rispettata e al sicuro. Inoltre adoro Lawrence e non potrei sopportare di abbandonarlo proprio in un momento di grande incertezza. La prego, mi faccia restare. Lo faccia per Larry se non per me.”
Con questo argomento Sarah sa di aver vinto ogni residua resistenza della signora Carter e si rilassa: il pericolo è passato – per ora.
 
 
Di paola (del 27/11/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 48 volte)
“Sei sicura?” chiede Elly a Megan, aggrottando la fronte.
E’ passata una settimana dalla pubblicazione delle foto di Marcia e Greg e da allora Elly telefona quotidianamente a Megan per sondare la temperatura della vox populi. Come previsto, la notizia ha sollevato un vero vespaio e Laura è stata perfino costretta – dietro consiglio di Megan - a tenere Larry un paio di giorni a casa con la scusa di una sospetta varicella per non esporlo agli sguardi e ai commenti più scabrosi.
“Sicurissima. L’ho sentito con le mie orecchie. Due insegnanti parlavano in corridoio e la porta era aperta. Non ho riconosciuto le voci perché parlavano sottovoce e io mi sono praticamente mummificata sul posto per non far capire che ero in ufficio.”
“Allora è arrivato il momento di riunire la cupola.” conclude Elly con un sospiro. “Alle sette a casa mia e guai a te se fiati.”
“Ma ti pare!” sbotta Megan offesa. “Semmai è di Amy che devi stare attenta.”
“Ad Amy ci penso io. Tu comincia a pensare come usciamo da questa impasse. A dopo.” Ed Elly tronca la telefonata perché è già sull’altra linea con Amy. Finita la conversazione si accascia sulla poltrona ergonomica e fissa un punto nel vuoto oltre lo schermo del PC.
Questa non ci voleva, pensa con disappunto. Passato lo tsunami di reazioni del primo momento, da un paio di giorni le acque si sono finalmente calmate. L’ufficio stampa di MSF ha fatto prontamente sapere che la spedizione, capitanata da Greg Carter, è in viaggio per Johannesburg da dove – dopo aver fatto rapporto alla sezione locale – ripartirà per tornare definitivamente in Europa; questione di una settimana, due al massimo. Laura ha recitato la sua parte in modo magistrale rilasciando un glaciale no comment a tutti i giornalisti che avevano preso d’assalto la casa e facendosi vedere la sera stessa in un noto ristorante in compagnia di Eliza e Basil Bennet ed un amico di famiglia non meglio identificato, dopodiché ha presenziato ad una soirée di beneficenza insieme ad un noto politico locale e infine si è lasciata fotografare in occasione dell’apertura della stagione teatrale insieme all’amico di famiglia con cui era stata al ristorante. Sarah è stata spedita in visita ad una provvidenziale zia malata e la stagionata quanto regolarmente sposata governante di casa Bennet ha ostentatamente accompagnato Lawrence alla scuola materna insieme a Timothy. Tutto procede secondo il programma meticolosamente organizzato da Eliza, che è perfino riuscita a convincere due amici di Basil, noti sia per i loro irreprensibili costumi che per la loro influenza sociale, ad accompagnare Laura nelle occasioni mondane da lei accuratamente selezionate, allo scopo di scoraggiare ogni ulteriore commento sull’argomento. E lo scopo è stato finalmente raggiunto. Ma questo programma non è mai stato pensato per il lungo periodo: ha solo la funzione di traghettare Laura e Lawrence indenni fino all’arrivo del prossimo volo da Johannesburg. E invece adesso bisogna rivedere tutto. Elly si riattacca al telefono.
Quando Amy arriva a casa di Elly, Megan è già seduta nella poltrona migliore con un bicchiere di vino accanto a se e l’aria da cospiratrice che sfoggia nelle occasioni più gravi. Elly invece passeggia nervosamente coll’auricolare dell’iPhone saldamente piantato nell’orecchia e ogni tanto urla “No che non va bene.” oppure “Questa è l’idea più idiota che abbia mai sentito.”
“Greg non torna prima di Natale!” sbotta Megan che ha dovuto tenersi la notizia dentro tutto il giorno e non ce la fa più.
“E buonasera anche a te Meg.” risponde Amy con calma olimpica. “Alcool prima di cena? Poi non lamentarti se ti vengono le rughe.” e si serve una tazza di thè verde dalla teiera giapponese già pronta sul buffet, poi si siede deliberatamente sulla poltrona più lontana da quella di Megan e inizia a sorseggiare il thè con studiata lentezza. A Megan non resta altro che aspettare che Eliza abbia finito la sua telefonata.
“OK ragazze.” dice Elly passando dalla telefonata alle amiche senza soluzione di continuità. “Quel grandissimo mascalzone, che ormai da troppi anni tiene Laura sotto il tallone, sta mandando all’aria il nostro programma di salvataggio con la sua pervicace ostinazione a rimanere in Sudafrica oltre ogni ragionevole limite.”
“Ma Elly, dai, non è colpa sua!” esclama Megan. “E’ scoppiata un’epidemia, sono tutti in quarantena: non possono partire prima di quaranta giorni, se tutto va bene.”
“Grazie Megan, conosco il significato della parola quarantena. Ma siccome conosco anche Gregory Carter, non escludo che sia capace di far dichiarare una quarantena per rimanere dov’è. Un’epidemia di febbre gialla non è nulla in confronto a quello che lo aspetta quando rimette piede qui, te lo assicuro.”
“Vediamo il lato positivo della faccenda – interviene Amy - Finché è in quarantena non può vedere quella puttana, ammesso che siano davvero ancora in contatto.”
Lo sguardo delle altre due la fa ammutolire. “Oh, no!” esclama abbandonando la sua abituale flemma e quasi facendo cadere la tazza di thè.
“Oh, sì!” ribatte Elly ormai fuori di sé. “Puoi sempre contare su Gregory per peggiorare una situazione già sufficientemente pessima. Ho passato praticamente metà del pomeriggio a verificare le informazioni e vi posso confermare quanto segue. Primo: quelle famose foto sono più recenti di quanto tutti noi pensassimo. Secondo: Marcia Barnes si trova attualmente nel campo della spedizione e - terzo: anche per lei vale la quarantena.”
“Ma questo è ... è ...” balbetta Amy lottando con la risata isterica che le sale dalla gola.
“Un disastro.” conclude Eliza. “A meno che naturalmente la signorina in questione non cada vittima della febbre gialla. Purtroppo la mortalità è inferiore al 10% - ho controllato – e in ogni caso non è nemmeno detto che sia febbre gialla. No, l’unico vantaggio che abbiamo in questa situazione è che Laura ha tempo fino alla fine della quarantena per avviare la pratica di divorzio.”
“Pra ... pra ... pratica di divorzio?” adesso è Megan a balbettare. “Ma ... Elly, è proprio necessario?”
“Dopo quest’ultimo evento direi che abbiamo superato lo stadio della necessità e siamo approdati all’inevitabilità.” sentenzia Elly con uno sguardo che non ammette repliche. “Ma abbiamo quaranta giorni da riempire in attesa del lieto evento. Idee?”
 
Di paola (del 20/11/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 46 volte)
E’ stata una settimana d’inferno per Laura. Non solo ha dovuto confrontare Greg su Skype con il fiato caldo di Elly sul collo e le disgustose foto di Marcia davanti agli occhi, ma si è dovuta sottoporre a un programma serrato di eventi mondani in compagnia dei più vetusti, noiosi e arroganti rappresentanti dell’establishment, costantemente assediata dai giornalisti, vessata dalle comari di paese e senza il conforto della perfetta organizzazione di Sarah, mandata fuori paese in fretta e furia in attesa che le acque si calmino.
Ovviamente Greg ha negato ogni rapporto con Marcia Barnes che esuli dallo stretto necessario ai fini della missione, si è mostrato genuinamente stupefatto delle fotografie incriminate e si è affrettato a onorare la sua promessa di concludere la missione immediatamente: ieri le ha faxato il biglietto aereo di ritorno per tranquillizzarla, ma manca ancora una settimana alla partenza e Laura si sente sempre più stanca e depressa. Perciò, quando lo smartphone squilla e il nome di Violet Maddington appare sul display, vorrebbe buttare l’apparecchio o se stessa fuori dalla finestra. Invece si fa forza e le sue labbra ritrovano automaticamente la posizione del sorriso artificiale che l’ha accompagnata tutta la settimana.
“Buon giorno Violet. In che cosa posso esserti utile?”
Violet Maddington è una donna troppo cattiva per essere vera. Generalmente si trova solo nelle peggiori soap opera e nelle fiabe per bambini alla voce perfida regina/matrigna. E’ una sadica naturale, endemicamente corrotta, che camminerebbe volentieri sui cadaveri di tutta la sua famiglia per cinquecentomila euro o cinque minuti sotto i riflettori. L’espressione ‘abuso di potere’ sembra esserle stata disegnata addosso, al contrario delle creazioni di Donna Karan nelle quali cerca invano di strizzare natiche sempre più giunoniche. Quando non presenzia agli eventi con copertura mediatica o alle feste più esclusive, vessa il personale della holding che porta il suo nome, o meglio, il nome del bisnonno che ha costruito l’impero economico con un fatturato tra i primi dieci della nazione su cui Violet oggi spadroneggia. La stessa holding che ha appena comunicato la cessazione dei rapporti con l’agenzia in cui lavora Laura, facendone crollare il valore azionario e costringendo al direzione ad una repentina ristrutturazione.
“Cercavo Evelyn, ma non risponde al cellulare. Hai idea di dove sia?” gracchia Violet indignata per quello che evidentemente considera un affronto personale.
“Credo che sia in una riunione a porte chiuse in questo momento. Devo farle avere un messaggio?” risponde Laura diplomaticamente. L’idea che lei sappia dove Evelyn si trovi in ogni minuto della giornata è ovviamente insensata, ma questo non sembra far parte delle considerazioni di Violet. Evidentemente  il numero di Laura era appena sotto a quello di Evelyn nell’elenco delle chiamate recenti, altrimenti avrebbe chiamato il primo numero a caso e avrebbe preteso dal malcapitato interlocutore informazioni precise sulla dislocazione di Evelyn.
“Sì. No. Vai bene anche tu. Ho bisogno dell’ultima flowchart con le stime di budget dell’anno. Evelyn avrebbe dovuto mandarmela ieri ma evidentemente se n’è dimenticata come al solito.” La stoccata è perfida quanto falsa: Evelyn è talmente efficiente che la flowchart è sicuramente stata spedita ieri all’ora stabilita ma Violet non guarda mai oltre il primo messaggio della fila nella sua mailbox. Laura clicca sulla cartella dove tutti gli aggiornamenti di budget vengono automaticamente archiviati e naturalmente la mail di Evelyn è lì da ieri pomeriggio.
“L’ho appena rispedita. Dovresti riceverla entro pochi secondi.” dice Laura ad alta voce.
“Come? Ah, sì, è arrivata adesso.” e Violet taglia la linea bruscamente, delusa di non aver potuto torturare qualcuno prima di colazione. Ma sono solo le otto di mattina e adesso il numero di Laura è al primo posto nella lista delle chiamate recenti. Sarà una lunghissima giornata.
Nove anni prima, quando Laura aveva lasciato l’agenzia giurando che mai e poi mai si sarebbe fatta coinvolgere di nuovo nel suo delirio (le ultime parole famose – pensa amaramente), le era sembrato di aver finalmente superato un traguardo importante (Amy direbbe, di aver sciolto un nodo karmico). Lacrime vere le bruciavano gli occhi e scorrevano sulle gote accaldate mentre il CEO dell’agenzia concorrente le dava il benvenuto nella nuova famiglia. L’aveva fatta sentire come una moglie traumatizzata che avesse finalmente trovato il coraggio di lasciare il marito e bussare al centro di accoglienza per le vittime della violenza domestica. Di sicuro, dopo sedici anni con clienti come Violet Maddington e colleghi come Evelyn Hill, Laura si sentiva una moglie traumatizzata.
Più che un centro d’accoglienza, l’agenzia concorrente sembrava il paese dei balocchi: le avevano offerto quasi il doppio dello stipendio per gestire un portafoglio clienti da capogiro e venti collaboratori per aiutarla. Ma, come nel paese dei balocchi, appena le bollicine del Veuve Cliquot che il CEO aveva stappato erano svaporate e l’applauso di benvenuto del board si era spento, le botte erano ricominciate.
Quella era stata la lezione di vita più profonda che Laura avesse imparato. Nessuno ti offre mai una cena gratis e non esistono mariti non violenti - se si è sposate al proprio lavoro.
Quando aveva incontrato Greg, così diverso da tutti gli altri uomini che aveva conosciuto e a suo modo così esotico, pieno di entusiasmo e sogni come un bambino, Laura era stata folgorata. Aveva impiegato sedici anni per cambiare datore di lavoro, ma in meno di sedici ore aveva cambiato tutta la sua vita per stare insieme al suo principe dagli occhi azzurri. Poi Greg le ha regalato la cosa più bella e preziosa che avesse mai avuto: Lawrence e così Laura è stata costretta a rimangiarsi il suo giuramento per non dover dipendere dalle sempre più ridotte finanze del marito, le cui imprese non sembrano mai andare a buon fine. Greg non ha mai dovuto lavorare per guadagnarsi da vivere, per cui si occupa esclusivamente dei progetti che lo appassionano, incurante del risultato economico. Non sorprendentemente, in capo a cinque anni ha spensieratamente dilapidato tutto il patrimonio ereditato dal padre e adesso solo il lavoro di Laura e la reputazione della famiglia lo tengono a galla. Questa missione per conto di MSF è la sua ultima possibilità di ripristinare almeno in parte la sua reputazione personale e il suo patrimonio. Per questo Laura lo ha lasciato andare e – nelle parole di Eliza – gli ha dato tutta questa corda. Per questo gli crede quando dice che tra lui e Marcia Barnes non c’è niente. Per questo sa che tornerà.
La rêverie di Laura viene interrotta dal lampeggio dello schermo: una mail di Greg. Laura apre la bustina e tutto cambia.
 
Di paola (del 13/11/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 39 volte)
“Alle volte Amy è proprio insopportabile.” esordisce Elly dopo il lungo silenzio che ha contraddistinto il rientro a casa. Tim e Larry sono stati affidati alle sapienti cure di  Sarah che, dopo averli accuratamente ripuliti dalle foglie e dalla terra, li sta intrattenendo con una tazza di cioccolata e un complicato gioco di pazienza.
“Vero – risponde Laura – ma la sua conversazione mi mette sempre di buon umore e quella sua puzzolentissima tisana è davvero miracolosa: il mal di testa è ormai solo un lontano ricordo e anche il ricordo della serata a casa di Amber si fa sempre meno doloroso. Inoltre - continua con un sospiro rassegnato – ha assolutamente ragione. Ho bisogno di sesso. Ma questa non è una buona ragione per ricontattare William e finire in guai peggiori. Il sesso può aspettare e, appena Greg torna, quella ridicola insinuazione su me e Sarah sparirà come neve al sole. Non dovrebbe mancare molto ormai.”
Elly si raschia la gola e sospira profondamente. “E´ proprio di questo che ti volevo parlare. – dice con un tono che spera non risuoni troppo drammatico. “Ero al telefono con il caporedattore del giornale, prima, a casa di Amy.” il giornale, come lo chiama Elly, è il settimanale scandalistico più letto della nazione e il numero di lettori dell’edizione online sta superando perfino quello del telegiornale delle otto.
“Mi sono presa la libertà di chiedergli di informarmi se ci sono notizie che riguardano i miei amici più cari e devo dire che finora è sempre stato di parola. - Elly fa una pausa tattica prima di lanciare il carico da novanta.
“Sembra che circolino delle foto di Gregory con ... quella dottoressa di MSF. La ex fotomodella.” Dice Elly senza guardare laura negli occhi.
L’ex fotomodella: Marcia Barnes. Che il diavolo se la porti. La ragione per cui Laura prega ogni sera che Greg le telefoni e la rassicuri che tutto va bene, che la pensa continuamente e che tornerà presto. Nonostante di fronte a lei cerchi di mantenere un contegno rilassato e casuale, Elly sente formarsi un nodo allo stomaco.
“Ma devono essere vecchissime!” esclama Laura con un tono che vuol essere leggero ma è decisamente sopra le righe. “Marcia è stata con loro solo per i primi tre mesi: era uno stunt pubblicitario, naturalmente, per raccogliere fondi per la causa. Hanno fatto una quantità enorme di foto in varie location e l’ufficio stampa si occupa di farle arrivare periodicamente ai giornalisti per tener vivo l’interesse sulla missione.”
“Non quelle foto.” replica Elly stancamente. “Quelle le abbiamo da un anno e seguiamo le istruzioni dell’ufficio stampa di MSF. Queste sono di un’altra fonte. E sembrano recenti.”
“Quanto recenti?” chiede Laura con un tono che si fa sempre meno leggero e la voce che comincia a vacillare.
“Abbastanza da farci un articolo credibile per i lettori del giornale.” risponde Elly con un’alzata di spalle. “Se è un altro stunt pubblicitario, lo dobbiamo considerare un’azione personale, possibilmente della signorina Barnes perché ritengo Greg una persona di gusto.” conclude sempre evitando accuratamente di guardare Laura negli occhi.
Laura abbandona ogni pretesa di leggerezza e si accascia sulla poltrona. “Che cosa mi consigli di fare?” chiede con una voce che ormai è prossima alle lacrime. La giornata sembrava iniziata così bene, il sole e la compagnia di Amy le avevano perfino fatto tornare il sorriso sulle labbra. Adesso è ripiombata nel gelo dell’inverno nordico.
 “Queste foto saranno pubblicate domani. Se non lo facessimo noi lo farebbe il nostro concorrente e se lo facciamo noi posso almeno sperare di ridurre il ruolo di Greg al minimo indispensabile. Non che ci sia molto da ridurre, purtroppo.
“Ti consiglio di chiamare Greg subito e di dirgli che la situazione è arrivata ad un punto tale da rendere il suo rientro tanto urgente quanto indispensabile. Ti esorto anche a comunicargli che se - per qualsiasi motivo - non intende rientrare entro tempi ragionevoli, tu ti troverai costretta a rendere conto delle sue azioni pubblicamente. Non perché dubiti di lui, ma perché altrimenti la tua reputazione pubblica sarebbe irreparabilmente rovinata e questa è l’unica cosa che non ti puoi permettere, per il bene di Lawrence. Sii ferma, ma qualunque cosa tu dica non far trasparire mai il fatto che tu credi alla storia che le foto vogliono raccontare. Se Greg è innocente sarebbe un esercizio in futilità e se è colpevole devi fargli capire che lo hai perdonato. E nell’inverosimile ipotesi che Greg non torni nemmeno dopo questo tuo ultimatum, costi quel che costi devi avviare una pratica di divorzio e farti vedere in giro con qualche maschio. Non occorre che sia William: se è necessario te ne posso prestare quanti ne vuoi, o quanti ne servono a ripristinare la tua reputazione.”
Elly si è preparata il discorso durante tutto il viaggio di ritorno e la sua intenzione era di dire quello che aveva da dire e levarsi di torno il prima possibile, ma adesso si rende conto che è stato un pensiero insensato. Maledetta domenica. Avrebbe tanto desiderato avere altre notizie da elargire, come quella volta che il caporedattore le aveva portato un piccolo trafiletto scovato nel supplemento scientifico del Guardian e che Sarah aveva diligentemente incollato nell’album in cui teneva tutti gli articoli e le fotografie pubblicate sulla missione, album che troneggiava da un anno sul tavolino da caffè in soggiorno ad esclusivo beneficio delle malelingue locali, in caso venissero in visita o ad informarsi sulla salute della signora Carter. Laura era stata così felice allora e aveva citato l’articolo per un mese intero in ogni occasione sociale. Adesso invece comincia a singhiozzare silenziosamente e il nodo nello stomaco di Elly sale in gola.
 “Dai Laura, non fare così. E’ il segreto di pulcinella! Si dice da Natale che Greg ti ha lasciato per quella ... persona. E ti assicuro che le simpatie fino a poco tempo fa stavano tutte dalla tua parte.”
“Ma non è vero! – urla Laura ormai fuori controllo - E se anche lo fosse finora non c’erano prove. E se anche adesso ci fossero è una storia vecchia, finita. Marcia non è più con la spedizione da dieci mesi!”
“Ma questo non è assolutamente il punto! E’ passato troppo tempo, Laura. La spedizione sarebbe dovuta durare un anno, Greg dovrebbe essere già qui da un mese! E se anche Marcia fosse uscita di scena, qualcun’altra avrà preso il suo posto, altrimenti Greg sarebbe tornato: questo è quello che si dice in giro.” spiega Elly pazientemente. “E la ragione per cui la vox populi ha smesso di supportarti è perché nessuno si sarebbe mai aspettato che tu gli dessi così tanta corda. Devi fare qualcosa subito se non vuoi che le cose diventino ancora più spiacevoli.”
 
Amy
Di paola (del 06/11/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 43 volte)
“Allora, com’è andata la cena di Amber?” chiede Amy maliziosamente mentre versa nella tazza di Laura la sua rinomata tisana contro indigestione, costipazione e postumi di sbornia. E’ una meravigliosa domenica mattina piena dei raggi caldi e dorati di un sole da estate indiana e il giardino della casa di Amy è ricoperto di foglie di acero altrettanto dorate. Laura e Amy si sono sdraiate sulle chaises longues per non perdere nemmeno un raggio di sole, Lawrence e il figlio piccolo di Eliza, Timothy, stanno costruendo una capanna di foglie in fondo al giardino, opportunamente fuori dalla portata delle loro voci e Elly è rientrata in casa per concludere una delle sue laboriose conversazioni telefoniche con almeno tre persone diverse. Laura sorride debolmente dietro gli occhiali da sole e sorseggia l’orribile miscuglio puzzolente sperando che faccia effetto prima che la sua tempia esploda.
“Dopo il quarto bicchiere di champagne bene, visto che sono praticamente entrata in coma e ho trovato spiritose perfino le battute di Stephen.”
“Non avresti bisogno di ubriacarti così vergognosamente se facessi uno sforzo per interagire con gli amici di Amber. Non dev’essere difficile dato il loro livello intellettuale. La verità è che sei una snob.” Sentenzia Amy sempre più maliziosa, solo per provocare Laura, giacché lei evita accuratamente tutto l’entourage di Amber e non andrebbe a una sua cena nemmeno a pagamento.
“Non vedo perché dovrei abbassarmi a interagire con quella feccia, considerando che ho passato la maggior parte della mia vita ad evitarla accuratamente.” Replica Laura stando al gioco. “Non sono andata nei loro college, non mi sono iscritta a nessun club o sorority e non ho mai imparato a giocare a golf, tennis, bridge e quant’altro potesse farmi entrare nel loro mefitico raggio d’azione. Ho perfino convinto Greg a traslocare nel quartiere più distante dai loro. Perché me li trovo continuamente tra i piedi?”
“E’ un nodo karmico, ovviamente.” Dice Amy con la stessa naturalezza con cui ordina il pane dal fornaio. “Se non vuoi più essere obbligata a trovarteli trai piedi devi rompere il muro di ostilità che hai nei loro confronti. Devi imparare a rispettarli e ad amarli per come sono. Non possono farci niente se sono stati accuratamente educati a diventare degli stronzi come i loro genitori: non hanno altri modelli di riferimento.”
“Vuoi dire che non sanno che esiste altro champagne oltre il Crystal? Non farmi ridere! Perché non possono parlare di qualcosa che non sia finalizzato alla pesca d’altura o al sesso promiscuo? Possibile che non leggano un libro, non vedano un film o non visitino una mostra, un museo, una città per il puro gusto di farlo? Non posso credere che siano così lobotomici!”
“E infatti non sono così lobotomici. Ma nelle occasioni mondane si limitano a quel tipo di conversazione superficiale in cui tutti si possono ritrovare, una sorta di minimo comun denominatore che evita accuratamente di entrare sul terreno personale. Oltretutto parlare di libri e film è così middle class. O rischia di diventare troppo intellettuale e in ogni caso è troppo intimo – potrebbe rivelare il loro vero carattere e i loro veri gusti – non sia mai!“
“Continuavano a fare giochi di parole orrendi, come adolescenti in calore, no, peggio, a livello puberale. Come diavolo faccio a ritrovarmi nelle loro squallide allusioni sessuali da prima media?”
“Poveretti, sono così profondamente frustrati. Devono ubriacarsi per accettare l’idea di fare sesso, poi sono così ubriachi che non si ricordano più niente di quel che è successo e probabilmente erano talmente fatti che non è successo proprio niente. Non per niente devono andare fino in Tailandia per farsi scopare a pagamento.”
“Ma è disgustoso!”
Amy continua senza dare retta alle proteste di Laura: “Forse dovremmo cominciare a scoparli noi, gratis o a pagamento. Dar lezione alle loro donne. Scommetto che quelle anoressiche non hanno la più pallida idea di come si fa un pompino decente.”
“La sola idea di vedere uno dei loro cazzi molli mi fa vomitare.”
“E a questo proposito – continua Amy senza perdere una battuta – quand’è stata l’ultima volta che ti sei fatta fare il pieno?”
“Amy, ti prego! Mi fai sentire un’automobile!”
“Lo siamo tutte mia cara. La nostra preziosa passera è il nostro motore  e il tuo rischia di arrugginire se lo lasci ancora fermo. Sai bene che l’esercizio regolare fa bene alla pelle e ti riallinea i chakra. Senza contare che – dice Amy togliendosi gli occhiali da sole e guardando Laura dritta negli occhi – in paese si dice che ti fai la governante. C’è qualcosa che mi devi dire al proposito?”
“Te lo dico io qualcosa al proposito.” Interviene Elly che ha sentito l’ultimo brandello di conversazione. “Amy Bell, mi vergogno di te! Da quando in qua dai retta a quel che si dice in paese?”
“Qui non si tratta di dar retta ai pettegolezzi, ma di correre ai ripari. La situazione è grave.” Sentenzia Amy imperturbata. “Anche se Laura non ha quel tipo di gusti, il solo fatto che in paese circoli la voce è già sufficiente per capire che occorre intervenire presto e in modo convincente. La vox populi non perdona.”
“E tu suggerisci che Laura dovrebbe farsi montare da qualche stallone locale per sedare la calunnia di una sua relazione saffica con Sarah? Diventi sempre più disgustosa con l’età che avanza.” sbotta Elly rovistando nella borsa in cerca di liquerizia con un gesto impaziente.
“Basterebbe che lei e Willy fossero visti insieme in pubblico. La sua reputazione farà il resto senza che Laura debba nemmeno togliersi le mutande.” Commenta Amy con la massima naturalezza e, di fronte alle facce attonite delle amiche, continua stizzita: “Insomma! Greg è via da un anno e la moglie di Willy, lei sì che è stata beccata in flagrante compagnia di passere solitarie. Nessuno ci troverebbe niente di male se, data la situazione, Willy e Laura riallacciassero i rapporti interrotti.”
“No, grazie, non ho nessuna intenzione di riallacciare i rapporti interrotti con William.” protesta Laura a cui il mal di testa sta finalmente passando. “Hai la più pallida idea di che incubo sarebbe farmi vedere in giro con lui? Poi dovrei passare il resto della sera a togliermi le sue mani di dosso. Non se ne parla proprio.”
“Sai che sei piena di rabbia repressa?” Conclude seraficamente Amy. “Anche questo non ti fa bene. Se non vuoi fare sesso, almeno fai gli esercizi di meditazione che ti ho dato.”
 
Di paola (del 30/10/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 41 volte)
Quello che Evelyn ignora, poiché in virtù di un bizzarro quanto tacito accordo non viene pubblicamente divulgato, è che in una vita precedente Amber e Laura erano compagne di giochi. Un tipo di giochi che Amber ha accuratamente cancellato dal suo curriculum quando ha deciso di iniziare la sua scalata ai vertici dell’azienda di cui ora è CEO. Con l’avanzare della carriera le sue scelte sono diventate sempre più inaccettabili per Laura e questo ha causato una frattura che col tempo è diventata sempre più grande. Inoltre, Laura non sopporta il marito di Amber e tutto il suo entourage di nani, pagliacci e ballerine. Per concludere, Laura non approva nemmeno il modo in cui Amber si è procurata il marito: rubandolo ad un’altra. E passi se Stephen Lloyd fosse almeno quel che si dice una personalità intrigante, invece è solo un gran coglione pieno di soldi e di potere, precisamente le qualità che Amber cercava in un marito e per le quali non ha esitato a sfasciare una famiglia e ad affrontare una battaglia legale per tre lunghissimi anni, lottando con le unghie e coi denti per aggiudicarsi status e patrimonio di spettanza della prima moglie.
Da parte sua Amber non ha mai capito le scelte di Laura, che ha rinunciato ad una sicura carriera per andarsi ad impelagare con un’idealista ingenuo e sprovveduto che in pochi anni ha dilapidato il patrimonio familiare per costruire pozzi, acquedotti ed impianti sanitari in Africa. Un business colossale nelle mani di chiunque altro, ma in quelle di Gregory Carter solo acqua nel deserto. L’unico legame che ancora c’è tra le due amiche di un tempo è il loro comune passato, quel breve periodo pieno di aspettative ancora da realizzare in cui erano partners in crime e cavalcavano gioiosamente il drago della vita. Adesso che tutte le aspettative sono state realizzate e la sua vita ha più passato che futuro, Amber ha ricominciato a cercare la compagnia di Laura, unico testimone rimasto del periodo in cui non c’erano obblighi sociali e nessun bisogno di fingere di divertirsi in compagnia di gente insopportabile. Per questo non l’ha mai tolta dalla lista degli invitati alle sue cene mondane e per questo ha insistito tanto con Evelyn per la sua presenza stasera.
Così Laura va alla cena di Amber, come Anne Boleyn al patibolo. Quando arriva ci sono già quattro persone nel salone, una di queste sta aprendo una magnum di Crystal. Amber sta discutendo con la cameriera la disposizione dei posti e del centrotavola e il suo bambino – coetaneo di Lawrence – sta guardando la TV nella nursery. Laura ha portato un piccolo regalo per il bambino: una macchinina di Lego che anche Larry ha. Con la scusa del regalo chiede al maggiordomo di farsi portare nella nursery dove passa un quarto d’ora di pura beatitudine aiutando il piccolo a costruire la macchinina, fino a che Amber arriva e la ghermisce tra cinguettii di gioia assolutamente spropositati.
“Laura, finalmente ti si rivede! Lavori troppo, non ti fa bene. E Gregory come sta?”
“Greg sta bene.” risponde laura a denti stretti. “E’ ancora nel deserto del Kalahari per un mese, poi andrà a Johannesburg.”
“Ma non mi dire! Beato lui. Conosci Petunia e Herbert? Ann e Charles? Christine e William? Ciurma, vi presento Laura Carter che mi aiuta a mandare avanti la baracca nella city – giuro che non so come farei senza di lei.”
Sei teste si girano pigramente e dopo un saluto di circostanza tornano immediatamente alla loro conversazione e al Crystal. Arriva altra gente e viene portato altro Crystal. Anche Laura viene corredata di una flûte e comincia a circolare sorridendo random e captando brandelli di conversazione.
“… andato a pesca di barracuda con Momo, ma hanno preso solo …
“… e io: ma non puoi prenderti una puttana come fanno tutti? Santo dio, siamo a Bangkok!
“… così ci siamo messi i jeans e un maglione e siamo andati a vedere le stelle cadenti …
“… Fifi e Mimi erano ancora in smoking, da morir dal ridere!
“… e lui dice: ma questo lo metto sempre in aereo!
“… ma con quel giubbotto l’unica cosa che puoi guidare è una Vespa ...
“… se partiamo alle otto siamo lì per mezzanotte …
“… se ci stringiamo ci stiamo tutti.
“… come le patate con i piselli: stan sempre bene insieme.”
Tutto il gruppo ride all’infantile gioco di parole, già eccitati alla prospettiva di una fugace intimità casuale. Laura comincia a boccheggiare. Odiava questo tipo di persone già vent’anni fa e constata che in vent’anni non si sono affatto evoluti. Come se il tempo si fosse fermato ai tempi dell’università: una ghirlanda infinita di regate, gite in barca, sesso casuale, soprannomi stupidi e molto, troppo alcol per dimenticare il vuoto esistenziale. Come se non fossero già al secondo o terzo giro di matrimoni e di figli. Figli con gli stessi soprannomi stupidi dei loro genitori, che passano sera dopo sera nelle loro magioni deserte con l’unica compagnia delle loro costose governanti e baby sitter finché non vengono spediti in collegio dove perpetueranno la tradizione familiare di cazzoni.
Violet ed Evelyn appartengono a questa razza, probabilmente sono state in collegio con una buona dozzina dei presenti e sicuramente i loro figli vanno allo stesso esclusivo kindergarten di Belgrave Square. Amber invece circola in pilota automatico: bicchiere in una mano, sigaretta nell’altra, sorriso artificiale da perfetta padrona di casa. E’ professionale e distaccata come in ufficio: dedica non più di trenta secondi ad ogni ospite, un minuto a quelli più importanti, ignorando diplomaticamente il marito che sta flirtando spudoratamente con un clone di Louise Brooks, appena maggiorenne, avvolta in una petite robe noire così petite da far intravedere la chatte noire. Dev’essere la sua nuova squinzia o lo diventerà stasera dopo che avranno finito di discutere il dove e il quando.
Laura ha smesso da tempo di empatizzare con Amber. Perché dovrebbe? E’ entrata in questo mondo ad occhi aperti, con una determinazione ed una spregiudicatezza che ne’ Violet ne’ Evelyn potranno mai avere. Ci è entrata come un carrarmato, annientando tutto quello che si trovava nel cammino dei suoi cingoli, compresa la moglie di Stephen e i figli appena nati. E ci è entrata con le stesse armi di questa puttanella: una petite robe noire e tutta la crudeltà dei suoi vent’anni.
Laura guarda l’orologio: sono appena le nove, Violet non è ancora arrivata e l’unica cosa da fare è accettare una flûte di Crystal dopo l’altra fino a fermare gli ingranaggi della sua coscienza.
 
Di paola (del 23/10/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 43 volte)
Evelyn entra senza bussare nell’ufficio di Laura e butta la cenere della sigaretta che tiene in mano in sprezzo a ogni divieto direttamente nel cestino dei rifiuti accanto alla scrivania. Se quest’abitudine – come è probabile – sarà la causa dell’incendio che raderà al suolo l’agenzia, l’unico pensiero confortante è che Evelyn non riuscirà mai a raggiungere l’uscita di sicurezza in tempo.
“Domani vieni alla cena di Amber.”
Non è una domanda: è un ordine e Laura sente il sangue bruciarle sotto le unghie ma la feroce  assertività di Evelyn le fa decidere di evitare il confronto diretto. Per cui mormora evitando accuratamente di incrociare il suo sguardo: “Non credo proprio. Non ho tempo. Ho un sacco da fare.” e si rinchiude come una tartaruga dietro lo schermo del PC.
“Non sei venuta le ultime quattro volte. Non hai scelta: questa ti tocca.” Ribatte Evelyn implacabile.
Adesso il confronto è inevitabile: “Tieni per caso il conto delle mie attività sociali? Ma come ti permetti?” Laura mette nello sguardo e nelle parole tutta l’indignazione di cui è capace e anche una badilata in più per buona misura, ma Evelyn è assolutamente indifferente ai sentimenti di chiunque non sia un cliente attuale o possibile.
“Certo che tengo il conto, visto un autistico al tuo confronto ha una vita sociale intensa. Se non te ne frega niente di essere un’emarginata, la nostra reputazione aziendale richiede che ti faccia vedere almeno una volta al mese alle principali funzioni extralavoro e con questo non intendo il bowling dell’amministrazione. Non posso permettere che l’azienda venga messa in pericolo dal tuo pervicace rifiuto delle regole basilari del saper vivere.”
“Ma che diavolo dici? Stai facendo un esercizio in futilità. Amber a momenti non sa nemmeno che esisto, figurati se nota che non vado alle sue cene! Non sono ne’ un cliente, ne’ un prospect ne’ un amministratore delegato e nemmeno un giornalista di settore o un concessionario. Non sono in nessun modo utile ad Amber socialmente, non so nemmeno perchè il mio nome sia ancora nella lista degli invitati.”
“Sei completamente fuori strada, come al solito. Non solo Amber sa benissimo chi sei, ma non ha fatto altro che chiedermi perchè non vieni più alle sue cene e francamente sono stanca di inventare scuse.”
Tipico di Amber – pensa Laura furiosa. Di me non gliene frega assolutamente nulla, ovviamente, ma le da fastidio non vedermi scodinzolare a comando. In quanto a Evelyn, scommetto che è stata lei a far notare la mia assenza ad Amber proprio per mettermi nella posizione di dover obbedire ai suoi ordini. Laura sa bene che tagliare le gambe ai colleghi è uno dei giochetti preferiti di Evelyn e lei è una vittima troppo facile, proprio grazie alla sua mancanza di savoir faire sociale, che nell’ambiente si traduce nel dare coltellate alle spalle a chiunque prima che lo faccia lui con te.
Evelyn, che deve la sua carriera principalmente alla forza dei contatti privilegiati che la sua posizione sociale implica, ha fatto del savoir faire un’arte e quindi non si accontenta di dare semplicemente coltellate alle spalle ai suoi possibili aggressori ma sgombra preventivamente il campo con una tattica ben collaudata: denigrare sistematicamente tutti i suoi colleghi e potenziali concorrenti di fronte a superiori, clienti e fornitori nonchè di fomentare ogni possibile dissidio ed ingigantire ogni incomprensione tra loro in modo da poter sempre giocare il ruolo del mediatore e rendersi in questo modo indispensabile per sedare dissidi e incomprensioni da lei stessa seminati. Non si può nemmeno accusarla di metterci impegno, visto che per lei la maldicenza e il disprezzo del prossimo sono naturali come respirare.
Laura, che al contrario deve la sua carriera esclusivamente alle sue capacità di analisi e di astrazione – e che per questo è la vittima preferita di Evelyn - risponde nell’unico modo a lei possibile e cioè facendo appello alla logica: “Sai come odio le cene di Amber. Sai anche che se mi faccio vedere sarà chiaro a tutti entro 10 minuti che cosa penso di loro. Se veramente ti sta a cuore il bene dell’azienda sai quindi che ti conviene continuare a trovare scuse per la mia assenza, anzi, dovresti concentrare le tue energie per farmi togliere definitivamente dalla lista degli invitati.”
Di solito questo tipo di ragionamenti ha il potere di spiazzare Evelyn, ma questa volta Laura si accorge che ha sottovalutato la portata del gioco perchè Evelyn, invece di andare in tilt e ritirarsi mugugnando qualche insulto, sfodera il sorriso crudele del gatto che ha finalmente messo il topo in un angolo e si prepara a dargli la prima zampata lacerante. Schiaccia il mozzicone consumato nel bicchierino del caffè e, incurante delle braci che stanno lentamente divorando la plastica, guarda Laura fisso negli occhi mentre scandisce la sua condanna.
“Normalmente ti darei ragione ma questa volta no. Non dopo il comunicato stampa della Maddington. Violet in persona ha fatto sapere che sarà presente e questo significa che dobbiamo tutti fare quadrato intorno ad Amber. Per cui tu non solo domani verrai, ma farai in modo che tutti vedano quanto sei felice di essere in loro compagnia e quanto stimi Amber e Violet. Altrimenti puoi star sicura che oltre a sparire dalla lista degli invitati sparirai anche da quella degli impiegati. Sono stata abbastanza chiara?”
A Laura non resta altro che ingoiare l’umiliazione e annuire. Si toglie solo la misera soddisfazione di dire: “Chiarissima, come tua abitudine. E ora se non togli immediatamente la tua immondizia tossica dalla mia scrivania ti denuncio all’ufficio personale per violazione del divieto di fumo in luogo pubblico. E questa volta lo faccio davvero.”
E’ una dichiarazione di guerra. Evelyn stringe le labbra e in un lampo il colore dei suoi occhi si trasforma in un grigio pieno di odio e perfidia. E’ solo un attimo ma Laura deve concentrare tutta la sua energia per resistere all’onda d’urto della quantità di odio che è contenuta in quello sguardo. Se lo sguardo di Evelyn potesse uccidere, di lei adesso resterebbe solo un mucchietto di cenere più piccolo del mozzicone nel bicchierino ormai sciolto.
 
Di paola (del 16/10/2011 @ 18:00:58, in feuilleton, linkato 40 volte)
“Mi sono fatta schifo: sembravo mia madre alla rovescia! Quando avevo l’età di Sarah lei voleva farmi visitare perchè i miei ormoni erano così iperattivi che credeva fossi una ninfomane!”
Laura sta pranzando con Elly nel bistrot più alla moda del momento e sta relazionando la bizzarra conversazione della sera prima. Elly, che sta facendo finta di mangiare un’insalata da cinque minuti, a quel punto butta la forchetta nel piatto e segnala al cameriere che la porti via.
“Nell’età vittoriana si pensava che la sessualità delle donne fosse latente e che dovesse essere risvegliata dal tocco di un uomo, vedi un po’ tu: con la morale del tempo Sarah sarebbe stata l’orgoglio di ogni madre. Poi sono arrivati i folli anni ’20 i trasgressivi anni ’60, le femministe, le Spice Girls e le Pussycat Dolls e il bel risultato è che se oggigiorno una donna non fa uso della propria sessualità dev’essere per forza anormale. E se Sarah fosse semplicemente un angelo?”
“Ma certo - ribatte Laura sarcastica - Sarah ha tutte le qualità previste dalla definizione! Potremmo farle fare la prova della danza sulla punta dell’ago, così per sicurezza.”
“Spiritosa. Naturalmente stiamo facendo una speculazione puramente teorica, ma hai mai pensato perchè Sarah si trova a suo agio solo quando si occupa del benessere e della protezione del prossimo? Quella ragazza si prende cura di te e di Larry con una dedizione che va ben oltre lo stipendio.”
“E io gliene sono terribilmente grata oltrechè ringraziare il caso che me l’ha fatta incontrare, se le fa piacere la chiamerò angelo da ora in poi ma per il resto del mondo la definizione corrente è frigida - se non vuoi passare il resto della tua vita in un ospedale psichiatrico. Comunque la frigidità può essere curata e io non ho fatto altro che offrire a Sarah l’aiuto medico necessario.”
“E la sua risposta qual’è stata?”
“Che mi ringraziava ma stava bene così e non aveva alcuna voglia di essere curata. Poi mi ha implorato di non licenziarla  - come se a me fosse passato per l’anticamera del cervello – e mi ha rivelato che non avrebbe mai potuto lavorare in un ufficio come noi o in un negozio come le altre sue coetanee, perchè non poteva sopportare di entrare in contatto con gente che ha problemi, disagi e bisogni che lei non può risolvere o alleviare. Sai che Megan le ha chiesto di andare a lavorare nella sua scuola e lei ha rifiutato perchè non dormirebbe la notte al pensiero di che cosa succede ai ‘suoi’ bambini quando non sono a scuola? Ha conlcuso dichiarando che ha una necessità compulsiva di prendersi cura delle persone che ne hanno bisogno, totalmente e continuamente, e che si sente realizzata solo se riesce a soddisfare questa sua necessità.”
Elly alza le braccia e gli occhi al cielo: “Macchè necessità compulsiva! La ragazza ha una vera vocazione! E’ materiale da convento e devi solo ringraziare la pessima immagine che i conventi hanno da quando i giornalisti hanno rivelato che lì si fornica peggio che nei bordelli se Sarah è venuta da te. Sei il suo santuario!”
Laura scoppia a ridere. “Ma ti prego!”
“Ma ti prego io.” Continua implacabile Elly. “In quanto al sesso, lascia che ti dica che anche io lo trovo un’attività totalmente sovrastimata. Senza contare che, passato il picco ormonale legato alla riproduzione, mediamente nelle donne la libido cala e dopo la menopausa tende a zero, quindi curare la sua supposta frigidità è tempo sprecato.Lasciati dire che Sarah si evita un sacco di noie e mi dispiace per lei che nella nostra società, invece che venir premiate e protette, le persone come lei vengono stigmatizzate. Tu hai il dovere di dare asilo a questa povera ragazza prima che divenga una martire della sua vocazione.”
E con questo Elly conclude la sua dissertazione e si prepara a tornare in ufficio, lasciando Laura più perplessa di prima. La verità è che non riesce assolutamente a concepire come una ragazza dell’età di Sarah possa rifiutare a priori di farsi curare un ... diciamo disturbo per non usare la parola malattia, che in questo momento le sta causando un bel po’ di fastidi e che – una volta risolto – le permetterebbe di dedicare la sua vocazione alla sua famiglia invece di cercare continuamente asilo e protezione nelle famiglie altrui.
Mentre paga il conto, Laura riflette che effettivamente dopo la nascita di Lawrence anche lei - che fino ad allora era stata un’indiscussa regina del sesso – aveva giurato solennemente di non lasciare mai più avvicinare un membro eretto alla sua martoriata vagina. Ma fino ad allora ci aveva dato dentro onorevolmente e considerava il calo di libido una naturale fase transitoria del dopo-parto.
Il fatto che la fase da transitoria fosse diventata permanente non è colpa sua – riflette ulteriormente Laura avviandosi al suo ufficio. Come poteva prevedere che il membro in questione decidesse di andare a vivere a diecimila chilometri di distanza dalla sua vagina?
Aveva bisogno di spazio, le aveva detto Greg quel terribile giorno dell’estate scorsa mentre fuori dalla finestra la pioggia sembrava non voler finire mai. Niente di personale: Greg l’amava alla follia naturalmente e amava il frutto del suo seme ancor di più ma non si sentiva ancora pronto per quel tipo di vita stanziale e regolare che il matrimonio e la paternità prevedono. Doveva prima mettere in ordine una serie di priorità, sistemare una serie di cose in sospeso prima di tornare a casa e vivere il resto della sua vita da tranquillo signorotto di campagna insieme a Laura e Lawrence. E da quel giorno la già scarseggiante libido di Laura era svanita totalmente.
Laura si rende conto con smarrimento crescente che in un anno e rotti non ha nemmeno avuto voglia di alzare il telefono e chiamare a raccolta i numerosi ex che ancora le ronzano intorno nella speranza di poter godere dei suoi favori. Perchè non l’ha fatto? Che sia ancora vittima del trauma e della disperazione dei primi giorni senza Greg? Si sta ancora punendo inconsciamente per non essere in grado di dare una vera famiglia a Larry o per essere stata sedotta (e abbandonata) dall’ennesimo Peter Pan? La verità – troppo sconfortante per essere contemplata a mente fredda – è che l’inconscio di Laura deve aver stretto un patto con la sua vagina; le deve aver promesso che se se ne starà buona e calma e non se ne andrà in giro a cercare avventure, Greg tornerà da lei e da Larry. Se invece cederà alla tentazione della carne, la punizione sarà la perdita di Greg e della rispettabilità che Laura tiene insieme con le unghie e coi denti da quando Greg è partito. Di fatto è come se Greg le avesse messo di una cintura di castità.
 
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28/01/2012 @ 11.22.02
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